Shelley Winters

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

Shelley Winters, pseudonimo di Shirley Schrift (East St. Louis, 18 agosto 1920Los Angeles, 14 gennaio 2006), è stata un'attrice statunitense.

Il suo nome è segnalato nella Hollywood Walk of Fame al 1750 di Vine Street. La sua ultima interpretazione risale al 1999 nel film La bomba di Giulio Base, accanto a Vittorio Gassman con cui fu sposata e dal quale ebbe una figlia, Vittoria. Nello stesso anno fu premiata al terzo Hollywood Film Festival.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L'attrice fotografata da John Engstead nel 1950

Nata nell'Illinois con il nome di Shirley Schrift da un emigrante di origine ebraica, Jonas Schrift, e da Rose Winter (nata nel Missouri ma anch'essa figlia di emigranti) Shelley Winters studiò recitazione all'Hollywood Studio Club, dividendo la propria stanza con un'altra debuttante destinata a diventare una grande celebrità: Marilyn Monroe. Attrice dalla carriera lunghissima sviluppata nell'arco di cinque decenni, irruppe sulla scena hollywoodiana come vamp dalle chiome bionde (L'urlo della città, 1948) ma, ben presto, sentendosi limitata da questo cliché, preferì ampliare la recitazione per orientarsi verso ruoli di maggiore impegno come ad esempio, nel 1951 a fianco di Montgomery Clift ed Elizabeth Taylor in Un posto al sole, nel ruolo della dimessa operaia che trova la morte per mano del marito. Il film, diretto da George Stevens e pietra miliare del cinema statunitense, le consentì di conquistare la sua prima nomination all'Oscar.

Non semplice caratterista, ma attrice dai ruoli di forte impegno, la Winters non smise mai di studiare ed approfondire il proprio stile recitativo. All'Actor's Studio, al fianco del grande attore e maestro Charles Laughton, perfezionò lo studio nella recitazione dei classici di Shakespeare, divenendo poi insegnante a sua volta. Poco più che ventenne aveva debuttato nel film Che donna!, del 1943, ma avrebbe ottenuto il suo primo ruolo di un certo impegno solo quattro anni dopo: nel 1947, a seconda guerra mondiale terminata, recitò sotto la guida di un maestro del cinema, George Cukor, in Doppia vita, accanto a Ronald Colman. Nel 1959 si aggiudicò il massimo riconoscimento dell'Academy, il premio Oscar come miglior attrice non protagonista per Il diario di Anna Frank; consapevole delle proprie origini ebraiche, decise di donare la statuetta all'"Anna Frank Museum"; avrebbe riconquistato nuovamente l'Oscar nel 1965 per il film Incontro al Central Park, tratto da un romanzo di Elizabeth Kata. È stata la prima attrice a vincere due volte l'Oscar come migliore interprete non protagonista: dopo di lei ci è riuscita solo Dianne Wiest.

La sua personalità, per certi versi esplosiva, come donna e come attrice l'ha portata spesso sulle prime pagine dei giornali, anche di quelli riservati strettamente al gossip sul mondo della celluloide. La sua stessa vita sentimentale, quanto mai articolata, è stata analizzata e descritta in modi spesso contraddittori, ma anche da lei stessa raccontata talvolta attraverso scritti autobiografici ricchi di particolari rispetto alle vicende dei suoi tre matrimoni – fra cui quelli con gli attori Vittorio Gassman (da cui ebbe una figlia, Vittoria, oggi noto medico) e Anthony Franciosa – e dei numerosi affari di cuore con personalità dello spettacolo come William Holden, Burt Lancaster e Marlon Brando. Con grande autoironia, ricordando le passate avventure, affermò in seguito: «Una volta ho girato un film in Inghilterra: faceva così freddo che stavo per sposarmi».

In onore della sua attività artistica e per l'impegno sociale portato avanti assieme ad altre personalità del mondo artistico e politico (la Winters fu amica della famiglia del defunto presidente John F. Kennedy e una sostenitrice della causa di Martin Luther King), un gruppo musicale statunitense si è ispirato a lei per il proprio nome chiaramente allusivo: Shelley Winters Project[1]. È deceduta nei primi giorni del 2006 al Rehabilitation Centre di Beverly Hills dove era ricoverata dal 14 ottobre 2005 in seguito ad un infarto[2].

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Premio Oscar[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Insieme al marito Vittorio Gassman nel 1952

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Doppiaggio[modifica | modifica wikitesto]

Special e documentari[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatrici italiane[modifica | modifica wikitesto]

  • Lydia Simoneschi in Cocaina, Winchester '73, Ho amato un fuorilegge, La donna del porto, Un posto al sole, La frontiera indomita, Il mio uomo, Le giubbe rosse del Saskatchewan, Il grande coltello, Il diario di Anna Frank, Strategia di una rapina, Il giardino della violenza, Lolita, Tra moglie e marito, Incontro al Central Park, Alfie, Chi giace nella culla della zia Ruth?
  • Dhia Cristiani in La sete del potere, Mambo, La morte corre sul fiume, Il tesoro di Pancho Villa, Tutto finì alle sei, Detective's Story
  • Rosetta Calavetta in Violenza, Doppia vita, Il grande Gatsby, Telefonata a tre mogli
  • Miranda Bonansea in Il cane della sposa, Buona fortuna, Mr. Stone, Un lavoro da giurato, Omicidio a circuito chiuso
  • Solvejg D'Assunta in Stop a Greenwich Village, Il re degli zingari, Città in fiamme, Déjà Vu - Amore e morte
  • Gabriella Genta in L'avventura del Poseidon, Dolly's Restaurant, Il silenzio dei prosciutti
  • Rita Savagnone in Joe Bass l'implacabile, L'inquilino del terzo piano
  • Isa Bellini in Tentacoli, Un borghese piccolo piccolo
  • Alina Moradei in Batman, La figlia del diavolo
  • Maria Pia Di Meo in Buonasera, signora Campbell
  • Wanda Tettoni in L'urlo della città
  • Adriana De Roberto in Cleopatra Jones: Licenza di uccidere
  • Giusi Raspani Dandolo in Elliott il drago invisibile
  • Regina Bianchi in Gran bollito
  • Anna Miserocchi in S.O.B.
  • Cristina Grado in Le due sorelle
  • Anna Teresa Eugeni in Mamma Elizabeth

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ www.shelleywintersproject.com
  2. ^ (EN) Aljean Harmetz, Shelley Winters, Winner of Two Oscars, Dies, The New York Times. URL consultato il 2 febbraio 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Rif. 1 Luciano Sterpellone "Hollywood Hospital" SEI editore, X ediz. Torino 2006 - pag. 208

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN10035147 · ISNI (EN0000 0003 6864 9933 · LCCN (ENn79145640 · GND (DE118910272 · BNF (FRcb13901247k (data) · NLA (EN36327480