Film noir

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Fotogramma del trailer di La polizia bussa alla porta, tipico esempio di film noir

Il film noir è un sottogenere cinematografico di film giallo, che ebbe il vertice negli Stati Uniti negli anni quaranta e cinquanta. Oltre al tema di un'inchiesta ed all'ambientazione tipicamente cittadina, il film noir prevede forti contrasti di luci tra bianco e nero, che rappresentano simbolicamente il conflitto tra bene e male.

Nascita del termine[modifica | modifica sorgente]

In origine ci fu il crollo della Borsa di Wall Street che gettò un alone di sfiducia e alienazione sull'America. Figli della grande depressione e del proibizionismo furono i gangster movie come Piccolo Cesare (1931) di Mervyn LeRoy e Scarface - Lo sfregiato (1932) di Howard Hawks. Le atmosfere buie, rivolte a personaggi che da ultimi vorrebbero emergere illegalmente sono il primo germe di un genere che venne definito, a partire dagli anni quaranta, "Noir".

L'espressione film noir fu coniata dalla critica cinematografica francese alla fine della Seconda guerra mondiale quando oltralpe furono distribuiti i film statunitensi girati negli anni quaranta. I primi critici ad occuparsene furono, nel 1946, Nino Frank e Jean-Pierre Chartier, mentre il primo volume dedicato al genere è del 1955 e porta la firma di Raymond Borde e Etienne Chaumeton: Panorama du film noir américain, 1941-1953.

Personaggi[modifica | modifica sorgente]

I personaggi di questo genere sono spesso figure inquietanti e malsane. Coppie diaboliche, donne di malaffare, ubriaconi, scommettitori, mariti brutali, giovani folli e assassini per sete di conquista. A differenza del giallo, nel noir si "lavora" per far trionfare il male che ogni personaggio porta dentro di sé. A questi personaggi si oppongono detective privati, giornalisti, scrittori che, narrando spesso in prima persona le vicende, cercano di debellare queste insane perversioni restandone, a loro volta, invischiati. Il giallo classico ha personaggi ben definiti, nel noir i personaggi sono oscuri, ricurvi sui loro tormenti e portano avanti storie torbide come le loro coscienze.

Film noir classici[modifica | modifica sorgente]

Negli Stati Uniti rientrano nel genere del film noir circa 250 titoli rigorosamente classificati dal 1940 al 1959, nel pieno cinema narrativo classico.

Molti riconducono la nascita del genere cinematografico al film Lo sconosciuto del terzo piano (1940), ma il periodo d'oro va dal 1941 - anno de Il mistero del falco (The Maltese Falcon) tratto dal romanzo Il falcone maltese di Dashiell Hammett - al 1958, con L'infernale Quinlan di Orson Welles. Questi film erano considerati dalla critica d'oltreoceano produzioni di scarso valore anche nei casi in cui ottennero la nomination agli Oscar, come accadde, oltre che al già citato Il mistero del falco, a Vertigine (Laura) e a La fiamma del peccato (Double Indemnity), entrambi del 1944.[1]

Robert Siodmak, autore di La scala a chiocciola, Lo specchio scuro, The Killers e altri film, ne esalta atmosfere e illuminazioni giocando con la splendida fotografia ossessiva, opprimente e dalle lunghe ombre firmata da Nicholas Musuraca, Elwood Bredell o Milton R. Krasner. Grazie a Siodmak, autore di alcuni tra i migliori noir degli anni '40 e '50, si può parlare di una vera e propria rinascita espressionista.

Noir come erede dell'Espressionismo tedesco[modifica | modifica sorgente]

L'aggettivo noir (nero) fa riferimento alla cupezza di queste pellicole, sia per quel che riguarda il loro contenuto, sia per gli aspetti di carattere prettamente formale (forte uso del chiaroscuro, inquadrature distorte) che rimandano al cinema espressionista tedesco di Fritz Lang e di Friedrich Wilhelm Murnau. L'aspetto figurativo tipico del cinema espressionista è rintracciabile nel noir americano anche per un'altra ragione: con l'avvento del Nazismo in Germania, molti autori del cinema tedesco emigrarono negli USA, trasferendo a Hollywood la cultura visiva del cinema tedesco. Per i contenuti invece il genere attinse a piene mani alle opere letterarie hard boiled del già citato Hammett, di Raymond Chandler, di Cornell Woolrich, di James M. Cain, di Mickey Spillane, solo per citare gli autori più noti. Il film che rappresenta il punto di incontro tra il cinema espressionista tedesco ed il cinema noir è Lo sconosciuto del terzo piano, di Boris Ingster, del 1941, con Peter Lorre. Ulteriore dimostrazione viene dal fatto che un altro regista di film espressionisti come Destino, Metropolis e Il dottor Mabuse, Fritz Lang, emigrato in America si dedicò quasi solo esclusivamente ai film noir, diventandone uno dei maggiori esponenti.

Proprio di Lang potrebbe essere l’altro film, oltre a Lo sconosciuto del terzo piano, a fare da ponte stilistico e tematico tra un Espressionismo classico e uno moderno in chiave noir, come M – Il mostro di Düsseldorf.[2]

Dopo gli anni '50[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi neo-noir.

Negli anni Settanta, periodo della cosiddetta New Hollywood, il noir americano è stato rivisitato da importanti cineasti: da Robert Altman (Il lungo addio, 1973, ispirato al più celebre dei romanzi di Chandler), da Roman Polanski (Chinatown, 1974), da Arthur Penn (Bersaglio di notte, 1975), via via fino a versioni che abbandonano lo schema classico, in cui tutto ruota attorno alla figura del private-eye e/o a quella della femme fatale: per cui, si possono definire "noir" anche film quali La conversazione (1975) di Francis Ford Coppola o Taxi Driver (1976) di Martin Scorsese, i quali comunque mantengono intatti situazioni, atmosfere, stati d'animo (e non di meno una sottesa critica sociale) tipici del genere.

Negli anni ottanta e novanta il noir è tornato mischiandosi ad altri generi e il fantascientifico Blade Runner di Ridley Scott.

Dal 1991 si tiene in Italia uno dei maggiori eventi mondiali dedicati al genere, il "Noir in Festival" di Courmayeur.

Un esempio recente di film noir è L.A. Confidential (1997) con Russell Crowe, Guy Pearce, Kevin Spacey e Kim Basinger.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Storia del noir classico ← Enrico Giammarco
  2. ^ Andrea Lolli, Forme dell'Espressionismo nel cinema, Roma, Aracne editrice, 2009. pag. 145.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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