Montgomery Clift

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Montgomery Clift nel 1948

Edward Montgomery Clift (Omaha, 17 ottobre 1920New York, 23 luglio 1966) è stato un attore statunitense.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Proveniente da una famiglia agiata di Omaha, nel Nebraska (la stessa città che quattro anni dopo darà i natali anche a Marlon Brando), era figlio di William Brooks Clift (1886-1964), vicepresidente dell'Omaha National Trust Company, e di Ethel Anderson Fogg detta Sunny (1888-1988)[1], discendente illegittima di una famiglia altolocata[2]. Clift aveva una sorella gemella, Ethel detta Roberta (1920-2014), e un fratello maggiore di un anno, William Brooks Jr (1919-1986).

La madre Sunny volle dare ai figli un'educazione di alto rango, affidando la loro istruzione a dei tutori privati[1][2]; come i fratelli, Clift durante l'infanzia ricevette una solida formazione culturale, soggiornando più volte in Europa, visitando città e musei e imparando il francese e il tedesco[3]. Dopo la crisi del 1929, la famiglia ebbe però dei rovesci finanziari e nel 1933 si trasferì in una modesta abitazione a Sarasota in Florida[4]. Poco interessato agli studi scolastici[2], all'età di tredici anni debuttò in teatro, in una produzione amatoriale intitolata As Husbands Go, e, incoraggiato dalla madre, decise di dedicarsi alla recitazione[1][5].

Montgomery Clift nel 1938 insieme all'attrice Lois Hall in una foto promozionale per lo spettacolo Dame Nature a Broadway

Il teatro a Broadway (1935-1945)[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia successivamente si trasferì a New York e Sunny si dedicò con grande impegno alla carriera del figlio, accompagnandolo personalmente ai provini, raccomandandolo ai registi e facendogli da manager, con una presenza che Clift anni dopo giudicherà ossessiva e soffocante[3][6]. Dopo aver lavorato come modello bambino per la nota agenzia John Robert Powers[7], Clift fu scritturato a Broadway, debuttando a soli quindici anni nello spettacolo Fly Away Home[1][8]; successivamente conobbe e fu il protetto dei coniugi Alfred Lunt e Lynn Fontanne[7], che lo formarono e promossero la sua carriera d'attore teatrale[9]. A Broadway ottenne rapidamente successo recitando in lavori di Thornton Wilder, Lillian Hellman e Tennessee Williams (di cui diventerà amico) e dividendo ben presto il palcoscenico con mostri sacri dell'epoca come Tallulah Bankhead, Fredric March, Alla Nazimova[10]. A soli diciassette anni, con la sua acclamata interpretazione in Dame Nature di Patricia Collinge, divenne la più giovane star di Broadway[1].

Per dieci anni fu uno degli attori teatrali più promettenti e apprezzati di New York. Continuò a recitare anche durante gli anni della guerra, essendo stato esentato a causa della sua amebiasi contratta durante un viaggio in Messico nel 1939, una delle numerose patologie che lo affliggeranno negli anni a venire[11]; pur non avendo prestato servizio militare, tuttavia, nel corso della sua carriera verrà chiamato a recitare in almeno cinque film ambientati in scenari di guerra. A Boadway conobbe l'attrice ed insegnante di recitazione Mira Rostova, con cui strinse amicizia e che avrà un ruolo centrale nella carriera dell'attore, diventando la sua coach di recitazione anche sui set cinematografici[12]. Nel 1943 riuscì finalmente ad andare a vivere da solo, sottraendosi così alla presenza ingombrante di sua madre[6].

A 25 anni Clift, seppur riluttante, accettò infine di recarsi a Hollywood, dove diversi produttori l'avevano già notato da tempo, inviandogli numerosi copioni, come quelli de Le avventure di Tom Sawyer[13] o La signora Miniver[13], che l'attore aveva puntualmente rifiutato[4]. Nonostante le varie proposte, fra cui un allettante contratto settennale con la MGM[7], non volle firmare subito un contratto in esclusiva, come era consueto a quei tempi; consapevole delle proprie potenzialità, preferì temporeggiare, fiducioso di poter ottenere maggior potere contrattuale in seguito e accettò di firmare un’impegnativa di soli 6 mesi per un unico film[14][7].

Gli esordi a Hollywood (1946-1951)[modifica | modifica wikitesto]

Montgomery Clift nel trailer del film Odissea tragica (1948)

Il suo debutto cinematografico avvenne nel western Il fiume rosso, diretto da Howard Hawks (girato nel 1946 ma uscito sugli schermi solo due anni dopo), accanto a John Wayne; Clift dovette affrontare un ruolo completamente diverso da quelli a cui era abituato a teatro e si impegnò molto, imparando anche a cavalcare. I rapporti con il collega non furono molto cordiali per le enormi differenze di carattere fra i due, ma Wayne riconobbe il talento del giovane partner[15]. Il film ottenne un buon successo, con due candidature all'Oscar[16], e Clift cominciò a farsi notare.

Subito dopo si recò a Zurigo per le riprese di Odissea tragica, un film drammatico di ambientazione bellica diretto da Fred Zinnemann. Clift rimaneggiò il copione per rendere i suoi dialoghi più efficaci[3], e la sua interpretazione nei panni del militare Ralph Stevenson apparve così realistica che molti pensarono fosse un autentico soldato prestato al cinema[17]. Nell'ottobre del 1947 Clift frequentò per qualche mese l'Actors Studio a New York, che era stato fondato da poco[18]; fra i suoi colleghi di corso c'era Marlon Brando, e i due iniziarono un rapporto fatto di competizione e ammirazione reciproca, che andrà avanti nel corso degli anni[10].

Montgomery Clift in una foto pubblicitaria degli anni quaranta

Odissea tragica, uscito nel 1948, gli fece ottenere la prima candidatura agli Oscar e lo fece conoscere al grande pubblico. Ottenuta visibilità e riconoscimenti, Clift decise di firmare un contratto con la Paramount, ma solo per tre film, ottenendo anche ampia discrezionalità sui copioni da scegliere e la libertà di girare film anche con altre case di produzione[14].

Il primo film interpretato per la Paramount fu il dramma in costume L'ereditiera (1949) di William Wyler, nel ruolo dell'avido cacciatore di dote Morris Townsend. Clift fu preferito ad Errol Flynn, prima scelta del regista, per la sua recitazione più raffinata, e prese lezioni di pianoforte per la scena in cui suona Plaisir d'amour alla sua partner sullo schermo, Olivia de Havilland; tuttavia i rapporti con quest'ultima e con il regista non furono dei migliori e questa volta non gli fu concesso di modificare le battute del suo personaggio, che avrebbe voluto rendere meno stereotipato. Deluso dal risultato, Clift disertò anche l'anteprima[19], tuttavia la sua interpretazione venne apprezzata, soprattutto dal pubblico femminile, e l'attore iniziò a ricevere lettere dalle ammiratrici.

Dopo aver rifiutato il ruolo principale in Viale del tramonto (poi andato a William Holden)[20], nell'estate del 1949 Clift volò a Berlino per interpretare, nuovamente nei panni di un militare, il sergente Danny MacCullough nel film La città assediata (1950) di George Seaton, un instant-movie che raccontava l'Operazione Vittles appena conclusa[21].

Fu in questo periodo che la dipendenza di Clift dall'alcool, che lo affliggerà per tutta la vita, cominciò ad essere evidente; i suoi amici più intimi - fra cui l'attore Kevin McCarthy e sua moglie Augusta Dabney - lo convinsero ad andare in terapia e l'attore iniziò quindi un percorso di psicoanalisi con il dottor William Silverberg di New York, che si protrasse per quindici anni rivelandosi più dannoso che utile per la sua salute, dal momento che il dottore lo esortava a sentirsi libero di assecondare i suoi eccessi piuttosto che a gestirli[22][10][23].

Il grande successo arrivò nel 1951, con l'intensa e indimenticabile interpretazione dell'ambizioso George Eastman nel film Un posto al sole di George Stevens. Sua partner nel film fu la diciottenne Elizabeth Taylor, con la quale instaurò un forte e duraturo rapporto di amicizia e di affetto, che durerà negli anni; i giornali esaltarono l'alchimia della coppia sullo schermo e i due furono definiti dalla stampa the most beautiful couple in Hollywood.[18]

Gli anni del successo (1951-1956)[modifica | modifica wikitesto]

Montgomery Clift alla prima di Un posto al sole (1951)
Montgomery Clift nel trailer del film Io confesso (1952)

Un posto al sole rappresentò il definitivo lancio della carriera di Montgomery Clift, che conquistò critica e pubblico con la sua recitazione moderna e realistica e gli valse la sua seconda candidatura agli Oscar. Da questo momento molti registi iniziarono a cercarlo per affidargli ruoli psicologicamente complessi, con cui il giovane attore consoliderà la sua fama negli anni successivi.

In Io confesso (1952) di Alfred Hitchcock, girato fra l'agosto e l'ottobre del 1952 a Québec, Clift rese con efficacia il tormento interiore di Padre Logan, un prete accusato ingiustamente di omicidio, ma che ha ricevuto in confessione il vero nome dell'assassino. L'attore si preparò scrupolosamente per il ruolo, imparando addirittura la messa in latino, ma la sua tecnica di recitazione basata sull'improvvisazione si scontrò con gli scrupolosi storyboard del regista inglese, che invece preferiva lavorare con una pianificazione rigorosa delle riprese ed esigeva che gli attori facessero esattamente quello che lui voleva. “Era Clift che dirigeva me …non mi era mai capitato” dirà Hitchcock anni dopo.[7] Il film non convinse pubblico e critica, ma fu molto apprezzato dai registi della Nouvelle Vague francese e oggi è ampiamente rivalutato.

Subito dopo Vittorio De Sica, che era rimasto molto impressionato dalla performance di Clift in Io confesso, lo volle in Stazione Termini (1953), una coproduzione italoamericana girata a Roma nell'autunno del 1952, anche se l'attore fu a lungo indeciso se accettare il ruolo. La lavorazione del film fu difficoltosa - le riprese avvenivano di notte nella stazione chiusa al pubblico - e sul set la coprotagonista Jennifer Jones (moglie del produttore del film David O. Selznick) s'innamorò di Clift e rimase esterrefatta quando seppe che era omosessuale.[10] Anche questo film, nonostante la sceneggiatura di Cesare Zavattini e la collaborazione di Truman Capote ai dialoghi, lasciò tiepidi sia il pubblico sia la critica.

Finite le riprese di Stazione Termini, Fred Zinnemann, che lo aveva già diretto cinque anni prima in Odissea tragica, lo richiamò per affidargli il ruolo del soldato Prewitt nel dramma bellico Da qui all'eternità (1953), contro il volere del produttore Harry Cohn che trovava l'attore poco virile e gli avrebbe preferito Aldo Ray. Nella primavera del 1953 volò quindi alle Hawaii e raggiunse il resto del cast, in cui figuravano anche Burt Lancaster, Deborah Kerr e Frank Sinatra. Clift si calò entusiasticamente nel ruolo, prendendo lezioni di boxe, imparando a suonare la tromba (benché sia stato poi doppiato in queste scene), e bevendo pesantemente sul set; con il suo entusiasmo spronò anche i colleghi, incitandoli a dare il meglio delle loro potenzialità, e fu particolarmente prodigo di consigli con Sinatra, qui al suo primo ruolo drammatico, che gli fu profondamente riconoscente[24]. Il film fu un grandissimo successo di pubblico e critica, ottenne otto premi Oscar e fece guadagnare a Clift una nuova candidatura come miglior attore, ma la statuetta andò a William Holden per Stalag 17.

Benché all'apice della sua carriera, l'attore, spossato dopo aver girato tre film impegnativi in pochi mesi e deluso dalla mancata vittoria dell'Oscar, si prese una pausa di riflessione finendo per restare per tre anni lontano dai set[25]; estremamente selettivo nei confronti dei copioni che gli venivano proposti, rifiutò ruoli da protagonista in film come Fronte del porto e La valle dell'Eden[5], che poi ebbero molto successo e portarono alla fama i colleghi Marlon Brando e James Dean. Inoltre il suo rapporto conflittuale con Hollywood e con i produttori cinematografici lo portava a rifiutare la loro logica del profitto e le regole promozionali dello star system: non volle mai trasferirsi a Hollywood, che detestava, preferendo risiedere sempre a New York. Oltre a ciò, il suo alcolismo aveva ormai raggiunto livelli preoccupanti, e i suoi amici che tentavavano di aiutarlo vennero esortati dal dottor Silverman a non interferire con i comportamenti del suo paziente[18].

In attesa di un copione di suo gradimento, nel 1954 riprese a recitare a Broadway nella pièce de Il gabbiano di Čechov, diretto dalla sua amica e coach di recitazione Mira Rostova[9].

L'incidente (1956)[modifica | modifica wikitesto]

Fu l'amica Elizabeth Taylor a convincerlo a tornare sul set per girare insieme a lei L'albero della vita, un dramma storico ambientato all'epoca della guerra di Secessione con cui la MGM sperava di ripetere il successo di Via col vento: la Metro gli propose un contratto per tre anni e Clift accettò senza neanche leggere il copione, motivato solo dal fatto di lavorare con la sua amica[14][4].

La notte del 12 maggio 1956, di ritorno da un party in casa della Taylor a Beverly Hills, l'attore ebbe un gravissimo incidente stradale, andando a schiantarsi con la sua Chevrolet Bel Air contro un palo del telefono: fu la stessa Taylor, accorsa sul luogo dell'incidente insieme a Kevin McCarthy, Rock Hudson e altri invitati, che si introdusse nell'auto di Clift e gli prestò i primi soccorsi, estraendogli due incisivi che gli erano finiti in gola e lo stavano soffocando. L'attrice inoltre riuscì ad impedire ai numerosi fotografi arrivati sul luogo di scattare fotografie a Clift, minacciandoli di non farli più lavorare ad Hollywood[3][14][26]. L'attore riportò gravi ferite al volto, tra cui la frattura della mandibola, che mutarono la bellezza e l'espressività dei suoi lineamenti, facendolo sembrare invecchiato di una decina d'anni[14] e compromettendo la mobilità della parte destra del suo volto. Questo evento, unito alla pregressa dipendenza dall'alcol, all'uso massiccio di farmaci antidolorifici e a una forte depressione, aggravate dalla crescente frustrazione di dover nascondere la propria omosessualità al suo pubblico, lo fecero sprofondare negli anni seguenti verso un abisso di tormento e di autodistruzione: Robert Lewis, fondatore dell'Actors Studio e amico di Clift, definirà i suoi ultimi dieci anni di vita "il più lungo suicidio della storia del cinema"[27].

Il declino (1956-1962)[modifica | modifica wikitesto]

Montgomery Clift nel trailer di Vincitori e vinti (1961)

L'incidente segnò l'inizio della parabola discendente di Clift, ma, nonostante le sue problematiche condizioni fisiche e psicologiche, a 36 anni l'attore continuava ad essere molto amato dal pubblico. Dopo una serie di interventi di ricostruzione del viso che lo costrinsero ad otto settimane di ricovero, tornò sul set per terminare le riprese dell'Albero della vita nell'ottobre del 1956.

Negli anni seguenti continuò a rifiutare proposte che non lo convincevano, come Guerra e pace (1956), Il ponte sul fiume Kwai (1957)[13]e La gatta sul tetto che scotta (1958)[22], ma fornì altre ottime interpretazioni nei film I giovani leoni (1958) di Edward Dmytryk, una delle sue performance preferite[13], e Improvvisamente l'estate scorsa (1959) di Joseph L. Mankiewicz, ancora accanto ad Elizabeth Taylor, e Katharine Hepburn.

Nel 1960 l'attore acquistò a New York la casa in cui avrebbe abitato fino alla sua morte, al numero 217 East della 17ma Strada[7]. Successivamente si recò in Nevada per girare Gli spostati (1961) di John Huston, un western revisionista[14] tratto da una sceneggiatura di Arthur Miller e interpretato insieme a Marilyn Monroe, Clark Gable ed Eli Wallach. Le riprese del film furono pesantemente condizionate dalle problematiche condizioni fisiche e psicologiche della Monroe, che faceva abuso di farmaci ed era costantemente in ritardo sul set, creando nervosismi e malumori nella troupe; fra l'attrice e Clift nacque una complicità che portò la Monroe a definire il collega come "la sola persona che conosco che stia peggio di me"[14][8]. Clift diede in questo film una delle sue performance più celebri, la struggente telefonata del suo personaggio Perce alla madre in una cabina telefonica, in cui accenna anche al suo incidente e alla mandibola fratturata[14]. Gli spostati segnò l'ultima apparizione sullo schermo per Clark Gable e per Marilyn Monroe, e una delle ultime per Montgomery Clift, che girò solo altri tre film dopo di questo.

Pubblico e critica rimasero impressionati nel vedere l'attore in Vincitori e vinti (1961) di Stanley Kramer, in cui ritrasse il tormentato Rudolph Petersen, testimone degli orrori nazisti al processo di Norimberga. Clift non volle alcun compenso per il suo piccolo ruolo (eccetto le spese), ma sul set ebbe ancora problemi a ricordare la sua parte e Kramer lo lasciò libero di improvvisare: il risultato fu un'intensa performance di dodici minuti che gli valse la quarta candidatura agli Oscar[28], ad un Golden Globe, ad un premio BAFTA e ad un Laurel Award[29].

Susannah York e Montgomery Clift nel trailer di Freud- passioni segrete di John Huston (1962)

Subito dopo John Huston, che era aveva molto apprezzato il lavoro di Clift ne Gli spostati e aveva sviluppato verso di lui atteggiamenti paterni, lo volle nel film Freud - Passioni segrete (1962), come interprete del padre della psicoanalisi: il progetto prevedeva una monumentale sceneggiatura scritta dal filosofo Jean-Paul Sartre, poi scartata per l'eccessiva lunghezza, e la presenza nel cast di Marilyn Monroe, che però rifiutò l'offerta per non lavorare nuovamente con Huston e ammonì il collega a fare altrettanto[30]. Le riprese si svolsero a Monaco e a Vienna nel 1961, e i rapporti fra l'attore ed il regista si deteriorarono rapidamente, rendendo difficoltosa la lavorazione del film: i problemi di Clift con l'alcol e i farmaci, la sua salute precaria, i suoi vuoti di memoria e persino la sua omosessualità esasperarono Huston, che reagì con atteggiamenti sadici e persecutori nei confronti dell'attore, imponendogli riprese non necessarie e scene pericolose senza controfigura[30][22]. Le riprese finirono per durare cinque mesi e costarono alla Universal quasi quattro milioni di dollari, il doppio di quanto preventivato, il che portò la casa di produzione a fare causa all'attore incolpandolo dei ritardi; in tribunale Clift controbatté affermando che il copione era stato modificato continuamente per volontà di Houston, impedendogli di memorizzarlo, e che le luci eccessive del set gli avevano danneggiato la vista provocandogli la cataratta. L'attore infine vinse la causa ed ebbe un sostanzioso risarcimento[22][30]. Nonostante gli incassi dei film non riuscirono a coprire i costi di produzione[31], il film ottenne recensioni generalmente positive e guadagnò due candidature agli Oscar e quattro ai Golden Globe[32]. Per promuovere il film nel 1963 Clift fece anche due rare apparizioni in televisione come ospite, nel quiz What's My Line? e al Merv Griffin Show.

Gli ultimi anni e la morte (1963-1966)[modifica | modifica wikitesto]

Il processo con la Universal, benché risolto in suo favore, finì tuttavia per danneggiare la reputazione di Montgomery Clift e negli anni seguenti la sua vita si fece ancora più difficile: i molteplici problemi di salute, la dipendenza dai farmaci e l'aggravarsi della depressione personale lo avevano reso un attore poco gradito a Hollywood, che riteneva la sua carriera praticamente finita. Non ricevendo più scritture di suo gradimento, lavorò principalmente come voce recitante (nella registrazione su disco de Lo zoo di vetro nel 1964 per la Caedmon Records[33], e nel documentario televisivo William Faulkner's Mississippi nell'aprile del 1965[34]). Dopo quattro anni lontano dagli schermi, assenza che lo aveva ulteriormente avvilito, nel 1966 la sua amica di sempre Liz Taylor riuscì ad imporlo come suo co-protagonista per il film Riflessi in un occhio d'oro, tratto da un torbido dramma di Carson McCullers, arrivando a fare da garante con il suo budget per eventuali problemi causati dalle condizioni di Clift alla produzione[35]. Per prepararsi al ritorno sul set dopo quattro anni di forzata inattività, accettò una parte in un thriller spionistico a basso costo di produzione franco-tedesca, L'affare Goshenko, diretto da Raoul Lévy, che resterà il suo ultimo film e uscirà postumo[11].

Poco prima di iniziare a girare Riflessi in un occhio d'oro, Clift morì improvvisamente nel suo appartamento di New York, il 23 luglio 1966, a causa di un attacco cardiaco, a 45 anni: la sua parte nel film venne affidata a Marlon Brando. È sepolto nel Cimitero Quacchero di Prospect Park, a Brooklyn[7].

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Manifesto americano del film Da qui all'eternità (1953)

Nel 1960, a Montgomery Clift è stata dedicata una stella nell'Hollywood Walk of Fame, al n.6104 dell'Hollywood Boulevard[36].

Omaggi e citazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo punk The Clash ha reso omaggio all'attore con il brano The Right Profile (composto da Strummer e Jones), dal famoso album London Calling (1979).

La band new wave Random Hold ha inciso il brano Montgomery Clft (in cui si parla della presunta abitudine dell'attore di sedersi sui davanzali delle finestre dei grattacieli) nell'album Etceteraville (1980)[37].

Anche il gruppo americano dei R.E.M. gli ha dedicato una canzone: Monty got a raw deal, dall'album Automatic for the People (1992).

Nel film Trainspotting (1996) si vede il protagonista, interpretato da Ewan McGregor, che legge una biografia di Montgomery Clift.

Nel film Hollywood Mouth 2 di Jordan Mohr (2014), il suo ruolo è stato interpretato da Alexander Des Combes[38].

Nel 2015 è stato annunciato che Matt Bomer avrebbe dovuto interpretare Clift in un film biografico per la HBO incentrato sulla sua amicizia con Elizabeth Taylor,[39]ma il progetto è attualmente sospeso. Precedentemente, anche il regista Sidney Lumet avrebbe progettato un film su Clift basato sulla biografia scritta da Patricia Bosworth nel 1978, ma esso non venne mai realizzato[13].

Nel 2018 è uscito Making Montgomery Clift, un documentario diretto da suo nipote Robert Clift che rettifica molti luoghi comuni sulla vita dell'attore[40][41].

Nel film Zeroville, di James Franco (2019), Montgomery Clift appare come personaggio, interpretato da Dave Franco. Nel film compaiono anche alcune scene tratte da Un posto al sole[42].

Nel film As Long As I'm Famous di Bruce Reisman (2019), Montgomery Clift è interpretato da Gavin Adams; il film racconta i retroscena della Hollywood degli anni Quaranta attraverso gli occhi di un giovane Sidney Lumet[43].

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Manifesto americano de L'ereditiera (1949)
Manifesto americano di Un posto al sole (1951)

Film e documentari su Montgomery Clift[modifica | modifica wikitesto]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatori italiani[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Rinaldi in Improvvisamente l'estate scorsa, Il fiume rosso, Gli spostati, Non desiderare la donna d'altri, Fango sulle stelle, L'affare Goshenko, Freud, passioni segrete
  • Giulio Panicali in L'ereditiera, Un posto al sole, Io confesso, Da qui all'eternità, Stazione Termini, La città assediata
  • Gianfranco Bellini in Vincitori e vinti, Odissea tragica
  • Pino Locchi in L'albero della vita
  • Nando Gazzolo in I giovani leoni

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e CursumPerficio, su cursumperficio.net. URL consultato il 27 febbraio 2022.
  2. ^ a b c (EN) Family tree of Montgomery CLIFT, su Geneanet. URL consultato il 27 febbraio 2022.
  3. ^ a b c d Di Silvia Locatelli, Montgomery Clift, su ELLE, 23 luglio 2016. URL consultato il 22 gennaio 2020.
  4. ^ a b c (EN) Biography - The Official Licensing Website of Montgomery Clift, su Montgomery Clift. URL consultato il 22 aprile 2022.
  5. ^ a b (EN) Jim Farber, Montgomery Clift: the untold story of Hollywood's misunderstood star, in The Guardian, 29 ottobre 2018. URL consultato il 21 aprile 2020.
  6. ^ a b www.webngo.net, MONTGOMERY CLIFT, Biografia, Filmografia, Galleria Fotografica, FilmScoop.it vota e commenta film al cinema, su www.filmscoop.it. URL consultato il 12 agosto 2022.
  7. ^ a b c d e f g Il Ciottasilvestri, ilciottasilvestri: Montgomery Clift, 17 ottobre 1966. Quando muore un anti divo, su ilciottasilvestri, lunedì 16 ottobre 2017. URL consultato il 22 gennaio 2020.
  8. ^ a b Cinquant’anni senza Montgomery Clift, su ilpost.it, 24 luglio 2016. URL consultato il 24 luglio 2016.
  9. ^ a b (EN) Ron Fassler, MONTGOMERY CLIFT ON STAGE, su Medium, 22 ottobre 2020. URL consultato il 6 aprile 2022.
  10. ^ a b c d Michelangelo Capua, Montgomery Clift : vincitore e vinto, 1. ed, Lindau, 2000, p. 78 e seg., ISBN 8871802373, OCLC 44642535.
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  19. ^ The Heiress (1949) - IMDb. URL consultato il 7 aprile 2022.
  20. ^ Francesco Fabio Parrino, Viale del tramonto: i 70 anni del capolavoro di meta-cinema di Billy Wilder, su CineAvatar.it, 6 marzo 2021. URL consultato il 13 marzo 2022.
  21. ^ George Seaton, The Big Lift, Twentieth Century Fox, 14 luglio 1950. URL consultato il 7 aprile 2022.
  22. ^ a b c d Robert LaGuardia, Monty : a biography of Montgomery Clift, Avon, 1978, ISBN 0-380-01887-X, OCLC 3981735. URL consultato il 9 maggio 2022.
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  24. ^ From Here to Eternity (1953) - IMDb. URL consultato il 30 marzo 2022.
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  27. ^ (EN) Montgomery Clift: better than Brando, more tragic than Dean, in Telegraph.co.uk. URL consultato il 22 luglio 2017.
    «Acting teacher Robert Lewis called Clift’s subsequent career “the longest suicide in Hollywood history”»
  28. ^ Judgment at Nuremberg (1961) - IMDb. URL consultato il 25 aprile 2022.
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  31. ^ (EN) 1962 Top Box Office Movies | Ultimate Movie Rankings, su ultimatemovierankings.com, 22 febbraio 2018. URL consultato il 9 maggio 2022.
  32. ^ Freud - IMDb. URL consultato il 9 maggio 2022.
  33. ^ (EN) Tennessee Williams / Montgomery Clift, Julie Harris, Jessica Tandy, David Wayne Directed By Howard Sackler - The Glass Menagerie. URL consultato il 23 maggio 2022.
  34. ^ William Faulkner's Mississippi (TV Movie 1965) - IMDb. URL consultato il 23 maggio 2022.
  35. ^ Reflections in a Golden Eye (1967) - IMDb. URL consultato il 25 aprile 2022.
  36. ^ (EN) Montgomery Clift, su Hollywood Walk of Fame, 25 ottobre 2019. URL consultato il 27 febbraio 2022.
  37. ^ Random Hold - Etceteraville. URL consultato il 27 febbraio 2022.
  38. ^ Jordan Mohr, Hollywood Mouth 2, V K Productions. URL consultato il 16 agosto 2022.
  39. ^ Matt Bomer sarà Montgomery Clift nel film sulla sua amicizia con la Taylor, su news.fidelityhouse.eu, 11 gennaio 2015. URL consultato il 24 luglio 2016.
  40. ^ a b (EN) MAKING MONTGOMERY CLIFT, su MAKING MONTGOMERY CLIFT. URL consultato il 28 febbraio 2022.
  41. ^ Robert Anderson Clift e Hillary Demmon, Making Montgomery Clift, Limbic Productions, 17 ottobre 2020. URL consultato il 28 febbraio 2022.
  42. ^ Zeroville. URL consultato il 22 gennaio 2020.
  43. ^ Bruce Reisman, As Long As I'm Famous, Broadwood Media, Followspot, Stoneypoint Entertainment. URL consultato il 27 febbraio 2022.
  44. ^ Claudio Masenza, Montgomery Clift, Ciak Studio '88, 26 aprile 1983. URL consultato il 10 maggio 2022.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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