Montgomery Clift

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Montgomery Clift nel 1948

Montgomery Clift (Omaha, 17 ottobre 1920New York, 23 luglio 1966) è stato un attore statunitense.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Proveniente da una famiglia agiata di Omaha, nel Nebraska, la stessa città che darà i natali anche a Marlon Brando, aveva una sorella gemella, Roberta, e un fratello maggiore di un anno, William Brooks Jr. La madre Sunny, discendente illegittima di una famiglia benestante, volle dare ai figli un'educazione di alto rango; come i fratelli, Clift durante l'infanzia ricevette una solida formazione culturale, soggiornando più volte in Europa, visitando città e musei e imparando il francese e il tedesco[1]. Poco interessato agli studi scolastici, all'età di tredici anni debuttò in teatro, in una produzione amatoriale, e decise di dedicarsi alla recitazione[2].

Il teatro a Broadway (1935-1945)[modifica | modifica wikitesto]

All'età di 15 anni si trasferì a New York per lavorare a Broadway[3]; lì conobbe e fu il protetto dei coniugi Alfred Lunt e Lynn Fontanne[4], che lo formarono e lo indirizzarono verso la sua carriera d'attore teatrale. A Broadway ottenne rapidamente successo recitando in lavori di Thornton Wilder, Lillian Hellman e Tennessee Williams (di cui diventerà amico) e dividendo ben presto il palcoscenico con star come Tallulah Bankhead, Fredric March, Alla Nazimova[5].

Per dieci anni fu uno degli attori teatrali più promettenti e apprezzati di New York. A 25 anni, seppur riluttante, accettò di recarsi a Hollywood, dove diversi produttori l'avevano già notato. Nonostante varie proposte, non volle firmare subito un contratto in esclusiva, come era consueto a quei tempi; consapevole delle proprie potenzialità, preferì temporeggiare, fiducioso di poter ottenere maggior potere contrattuale in seguito[6].

Gli esordi a Hollywood (1946-1951)[modifica | modifica wikitesto]

Montgomery Clift nel trailer del film Odissea tragica (1948), per il quale fu nominato a un Oscar al miglior attore

Il suo debutto cinematografico avvenne nel western Il fiume rosso (girato nel 1946 ma uscito sugli schermi solo due anni dopo), accanto a John Wayne, per la regia di Howard Hawks. Subito dopo si recò a Zurigo per le riprese di Odissea tragica, un film drammatico di ambientazione bellica diretto da Fred Zinnemann. Nell'ottobre del 1947 Clift frequentò per qualche mese l'Actors Studio a New York, che era stato fondato da poco[7]; fra i suoi colleghi di corso c'era Marlon Brando, e i due iniziarono un rapporto fatto di competizione e ammirazione reciproca, che andrà avanti nel corso degli anni.

Odissea tragica, uscito nel 1948, gli fece ottenere la prima candidatura agli Oscar e lo fece conoscere al grande pubblico. Ottenuta visibilità e riconoscimenti, Clift decise di firmare un contratto con la Paramount, ma solo per tre film, ottenendo anche ampia discrezionalità sui copioni da scegliere e la libertà di girare film anche con altre case di produzione[6].

Il primo film interpretato per la Paramount fu il dramma in costume L'ereditiera (1949) di William Wyler, nel ruolo dell'avido cacciatore di dote Morris Townsend. Clift giudicò deludente questa esperienza: i rapporti con Wyler e con la sua partner sullo schermo, Olivia de Havilland, non furono dei migliori e non gli fu concesso di modificare le battute del suo personaggio, che avrebbe voluto rendere meno stereotipato.

Al 1951 risale l'intensa e indimenticabile interpretazione dell'ambizioso George Eastman, uno dei suoi ruoli più celebri, nel film Un posto al sole di George Stevens, accanto alla diciottenne Elizabeth Taylor, con la quale instaurò un forte e duraturo rapporto di amicizia e di affetto. I giornali esaltarono l'alchimia della coppia sullo schermo e i due furono definiti dalla stampa the most beautiful couple in Hollywood.[7]

Montgomery Clift alla prima di Un posto al sole (1951)
Montgomery Clift nel trailer del film I giovani leoni (1958)

Gli anni del successo (1951-1956)[modifica | modifica wikitesto]

Un posto al sole rappresentò il definitivo lancio della carriera di Clift, che conquistò critica e pubblico con la sua recitazione moderna e realistica e gli valse la sua seconda candidatura agli Oscar. Da questo momento molti registi iniziarono a cercarlo per affidargli ruoli psicologicamente complessi, con cui il giovane attore consoliderà la sua fama negli anni successivi.

In Io confesso (1952) di Alfred Hitchcock, rese con efficacia il tormento interiore di Padre Logan, un prete accusato ingiustamente di omicidio, ma che ha ricevuto in confessione il vero nome dell'assassino; Clift si preparò scrupolosamente per il ruolo, imparando addirittura la messa in latino, ma la sua tecnica di recitazione basata sull'improvvisazione si scontrò con gli scrupolosi storyboard del regista inglese, che invece preferiva lavorare con una pianificazione rigorosa delle riprese ed esigeva che gli attori facessero esattamente quello che lui voleva. Il film non convinse pubblico e critica, ma fu molto apprezzato dai registi della Nouvelle Vague francese e oggi è ampiamente rivalutato.

L'anno seguente Vittorio De Sica, che era rimasto molto impressionato dalla performance dell'attore in Io confesso, lo volle in Stazione Termini (1953), una coproduzione italoamericana girata a Roma, anche se Clift fu a lungo indeciso se accettare il ruolo; la lavorazione del film fu difficoltosa e sul set la coprotagonista Jennifer Jones (moglie del produttore del film David O. Selznick) s'innamorò dell'attore e rimase esterrefatta quando seppe che era omosessuale.[5] Anche questo film, nonostante la collaborazione di Truman Capote ai dialoghi, lasciò tiepidi sia il pubblico sia la critica. L'attore ritornò al grande successo con il suo film seguente, il dramma bellico Da qui all'eternità (1953), in cui fu nuovamente diretto da Fred Zinnemann e recitò accanto a Burt Lancaster, Deborah Kerr e Frank Sinatra, ottenendo un'ulteriore candidatura agli Oscar.

Clift sceglieva con molta accuratezza i copioni, spesso intervenendo sulla sceneggiatura per asciugarne i dialoghi, e scartando molte proposte che non lo convincevano. Rifiutò ruoli da protagonista in film come Viale del tramonto, Fronte del porto, La valle dell'Eden[2], che poi ebbero molto successo e portarono alla fama colleghi come Marlon Brando e James Dean. Ebbe sempre un rapporto conflittuale con Hollywood e con i produttori cinematografici, rifiutando di adeguarsi alla loro logica del profitto e alle regole promozionali dello star system, e non volle mai trasferirsi a Hollywood, che detestava, preferendo risiedere sempre a New York.

L'incidente (1956)[modifica | modifica wikitesto]

All'apice del suo successo, durante la lavorazione de L'albero della vita (1957) a fianco della sua amica Elizabeth Taylor, ebbe un gravissimo incidente stradale a Hollywood, in cui riportò gravi ferite al volto, tra cui la frattura della mandibola, che mutarono la bellezza e l'espressività dei suoi lineamenti. Questo evento, unito alla dipendenza dall'alcol e a una forte depressione, aggravate dalla crescente difficoltà a tenere nascosta la propria omosessualità, lo fecero sprofondare verso un abisso di tormento e di autodistruzione: Robert Lewis, fondatore dell'Actors Studio e amico di Clift, definirà i suoi ultimi dieci anni di vita "il più lungo suicidio della storia del cinema"[8].

Il declino (1956-1962)[modifica | modifica wikitesto]

Montgomery Clift nel trailer di Vincitori e vinti (1961) di Stanley Kramer, per cui ebbe la nomination all'Oscar come miglior attore non protagonista.

L'incidente segnò l'inizio della parabola discendente di Clift, ma, nonostante le sue problematiche condizioni fisiche e psicologiche, a 36 anni l'attore continuava ad essere molto amato dal pubblico. Riprese presto a lavorare terminando le riprese dell'Albero della vita e continuando negli anni seguenti a fornire altre ottime interpretazioni, come nei film I giovani leoni (1958) di Edward Dmytryk, Improvvisamente l'estate scorsa (1959) di Joseph L. Mankiewicz, Gli spostati (1961) di John Huston, e Vincitori e vinti (1961) di Stanley Kramer, in cui ritrasse il tormentato Rudolph Petersen, testimone degli orrori nazisti al processo di Norimberga, un'intensa performance di soli dodici minuti che gli valse la quarta candidatura agli Oscar. Subito dopo girò Freud, passioni segrete (1962), ancora diretto da John Huston, in cui interpretò il padre della psicoanalisi.

Gli ultimi anni e la morte (1963-1966)[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni seguenti la vita di Clift si fece ancora più difficile: i molteplici problemi di salute, la dipendenza dai farmaci e l'aggravarsi della depressione personale lo avevano reso un attore poco gradito a Hollywood, che riteneva la sua carriera praticamente finita. Non ricevendo più scritture di suo gradimento, lavorò principalmente in radio, recitando drammi teatrali con la sua celebre voce. Dopo quattro anni lontano dagli schermi, assenza che lo aveva ulteriormente avvilito, nel 1966 la sua amica di sempre Liz Taylor riuscì ad imporlo come suo co-protagonista per il film Riflessi in un occhio d'oro, tratto da un torbido dramma di Carson McCullers. Per prepararsi al ritorno sul set dopo quattro anni di forzata inattività, accettò una parte in un thriller spionistico di produzione franco-tedesca, L'affare Goshenko, diretto da Raoul Lévy, che resterà il suo ultimo film.

Poco prima di iniziare a girare Riflessi in un occhio d'oro, Clift morì improvvisamente nel suo appartamento di New York, il 23 luglio 1966, a causa di un attacco cardiaco, a 45 anni: la sua parte venne affidata a Marlon Brando.

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Premio Oscar
  • 1949 – Candidato per il miglior attore protagonista per Odissea tragica
  • 1952 – Candidato per il miglior attore protagonista per Un posto al sole
  • 1954 – Candidato per il miglior attore protagonista per Da qui all'eternità
  • 1962 – Candidato per il miglior attore non protagonista per Vincitori e vinti

Omaggi e citazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo punk The Clash ha reso omaggio all'attore con il brano The Right Profile (composto da Strummer e Jones), dal famoso album London Calling (1979).

Anche il gruppo americano dei R.E.M. gli ha dedicato una canzone: Monty got a raw deal, dall'album Automatic for the People (1992).

Nel film Trainspotting (1996) si vede il protagonista, interpretato da Ewan McGregor, che legge una biografia di Montgomery Clift.

Nel 2015 è stato annunciato che Matt Bomer avrebbe dovuto interpretare Clift in un film biografico per la HBO incentrato sulla sua amicizia con Elizabeth Taylor,[9]ma il progetto è attualmente sospeso.

Nel film Zeroville, di James Franco (2019), Montgomery Clift appare come personaggio, interpretato da Dave Franco. Nel film compaiono anche alcune scene tratte da Un posto al sole[10].

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Montgomery Clift in Io confesso (1953), di Alfred Hitchcock.

Film e documentari su Montgomery Clift[modifica | modifica wikitesto]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatori italiani[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Rinaldi in Improvvisamente l'estate scorsa, Il fiume rosso, Gli spostati, Non desiderare la donna d'altri, Fango sulle stelle, L'affare Goshenko, Freud, passioni segrete
  • Giulio Panicali in L'ereditiera, Un posto al sole, Io confesso, Da qui all'eternità, Stazione Termini, La città assediata
  • Gianfranco Bellini in Vincitori e vinti, Odissea tragica
  • Pino Locchi in L'albero della vita
  • Nando Gazzolo in I giovani leoni

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Di Silvia Locatelli, Montgomery Clift, su ELLE, 23 luglio 2016. URL consultato il 22 gennaio 2020.
  2. ^ a b (EN) Jim Farber, Montgomery Clift: the untold story of Hollywood's misunderstood star, in The Guardian, 29 ottobre 2018. URL consultato il 21 aprile 2020.
  3. ^ Cinquant’anni senza Montgomery Clift, ilpost.it, 24 luglio 2016. URL consultato il 24 luglio 2016.
  4. ^ Il Ciottasilvestri, ilciottasilvestri: Montgomery Clift, 17 ottobre 1966. Quando muore un anti divo, su ilciottasilvestri, lunedì 16 ottobre 2017. URL consultato il 22 gennaio 2020.
  5. ^ a b Michelangelo Capua, Montgomery Clift : vincitore e vinto, 1. ed, Lindau, 2000, p. 78 e seg., ISBN 8871802373, OCLC 44642535.
  6. ^ a b (EN) Anne Helen Petersen, Scandals of Classic Hollywood: The Long Suicide of Montgomery Clift, in HWD. URL consultato il 21 luglio 2017.
  7. ^ a b Bosworth, Patricia., Montgomery Clift : a biography, 1st Limelight ed, Limelight Editions, 1990, ©1978, ISBN 0879101350, OCLC 20798078.
  8. ^ (EN) Montgomery Clift: better than Brando, more tragic than Dean, in Telegraph.co.uk. URL consultato il 22 luglio 2017.
    «Acting teacher Robert Lewis called Clift’s subsequent career “the longest suicide in Hollywood history”».
  9. ^ Matt Bomer sarà Montgomery Clift nel film sulla sua amicizia con la Taylor, news.fidelityhouse.eu, 11 gennaio 2015. URL consultato il 24 luglio 2016.
  10. ^ Zeroville. URL consultato il 22 gennaio 2020.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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