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L'affare Goshenko

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L'affare Goshenko
Montgomery Clift in una scena del film
Titolo originaleL'Espion
Paese di produzioneFrancia, Germania Ovest
Anno1966
Durata106 min
Generethriller, spionaggio
RegiaRaoul Lévy
SoggettoPaul Thomas
SceneggiaturaRaoul Lévy
ProduttoreRaoul Lévy
Casa di produzionePECF (Productions et éditions cinématographiques françaises), Rhein-Main Film
FotografiaRaoul Coutard
MontaggioRoger Dwyre Albert Jurgenson
MusicheSerge Gainsbourg
ScenografiaPierre Guffroy
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

L'affare Goshenko (L'Espion) è un film del 1966 diretto da Raoul Lévy.

Il professor Bower, fisico statunitense, viene ricattato da un losco agente di nome Adam per aiutare la CIA a reclutare nelle proprie file il professor Goshenko, uno scienziato russo disertore. Sebbene riluttante, Bower si finge collezionista di antiquariato e si reca nella Germania dell'Est, dove incontra Heinzmann, un consigliere che è anche un agente segreto del regime sovietico. Heinzmann, che è a conoscenza dell'incontro di Bower con Adams e delle sue intenzioni, spiega all'americano che Goshenko è morto ma che i suoi piani sono stati salvati su microfilm. Heinzmann, dapprima ostile, sembra rivelarsi poi amico e lo favorisce per fargli passare indenne il confine: in realtà nasconde un secondo fine, quello di convincerlo a lavorare per i comunisti. Bower però, aiutato dall'infermiera Frieda Hoffman, scopre che le informazioni contenute nei microfilm sono obsolete e non si lascia tentare. Heinzmann, accortosi di aver fallito la missione, tenta di fuggire, ma viene misteriosamente investito da un camion.[1]

Il film doveva segnare il rilancio di Montgomery Clift al cinema dopo quattro anni di assenza e il ruolo femminile doveva andare in origine a Monica Vitti. L'inizio delle riprese, fissato per gennaio 1966 agli studi della Bavaria Film, slittò per ragioni produttive a marzo e la Vitti fu costretta a rinunciare per altri impegni, venendo sostituita in un primo momento da Leslie Caron. Alla rinuncia anche di quest'ultima, pochi giorni prima delle riprese, fu scelta Macha Méril.[2]

L'affare Goshenko, tratto dal romanzo L'espion di Paul Thomas fu l'ultimo lavoro del regista Lévy (che aveva anche partecipato alla sceneggiatura); pochi mesi dopo si tolse la vita per motivi sentimentali (la sua relazione con una collaboratrice sposata), ma fu l'ultimo film anche per Montgomery Clift che, benché visibilmente affaticato (rischiò anche di annegare nelle acque del Danubio durante una scena[3]), riuscì a completare le riprese e morì tre mesi dopo. L'attore si stava preparando a quello che avrebbe dovuto essere il suo ruolo successivo in Riflessi in un occhio d'oro, ruolo nel quale fu poi sostituito da Marlon Brando.

  1. Rassegna cinematografica, in Corriere della Sera, 5 maggio 1968, p. 13
  2. Michelangelo Capua, Montgomery Clift: vincitore e vinto, Lindau, Torino, 2000, p. 152-153. ISBN 9788871802374
  3. Monty Clift salvato dal Danubio in piena, in Corriere d'informazione, 28 aprile 1966, p. 13

Collegamenti esterni

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