La signora Miniver

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La signora Miniver
Greer teresa pidgeon miniverpic.jpg
Teresa Wright, Walter Pidgeon e Greer Garson in una foto di scena
Titolo originaleMrs. Miniver
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneStati Uniti d'America
Anno1942
Durata134 min
Dati tecniciB/N
rapporto: 1,37 : 1
Generedrammatico
RegiaWilliam Wyler
SoggettoJan Struther
SceneggiaturaJames Hilton, Arthur Wimperis, George Froeschel, Claudine West
ProduttoreSidney Franklin
Casa di produzioneMetro-Goldwyn-Mayer
Distribuzione in italianoMGM
FotografiaJoseph Ruttenberg
MontaggioHarold F. Kress
MusicheHerbert Stothart
ScenografiaCedric Gibbons
Edwin B. Willis (arredamento)
CostumiRobert Kalloch (con il nome Kalloch)
Gile Steele: costumi maschili
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

La signora Miniver (Mrs. Miniver) è un film del 1942 diretto da William Wyler. È ispirato al personaggio della casalinga inglese Mrs. Miniver creato da Jan Struther nel 1937.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia Miniver, la casalinga Kay, l'architetto Clem e i loro due figli più piccoli Judy e Toby, vivono in un tranquillo villaggio inglese sulle rive del Tamigi poco distante da Londra, mentre il figlio maggiore Vin è studente a Oxford. Il villaggio è "dominato" dall'aristocratica Lady Beldon che mal sopporta la modernità e soprattutto il miscuglio tra classi sociali. Non vede infatti di buon occhio la nascente simpatia tra la nipote Carol e il giovane Vin.

Lo scoppio della seconda guerra mondiale porta numerosi cambiamenti nella vita della famiglia, come in quella del paese. Vin si arruola nella RAF mentre Clem entra a far parte del servizio di sorveglianza.

Nell'estate del 1940, mentre Clem assieme a molte altre imbarcazioni partecipa all'evacuazione delle forze militari inglesi bloccate a Dunkerque, un aereo tedesco cade nelle vicinanze del villaggio. Il pilota sopravvive ed entra in casa Miniver, ma Kay mantiene il sangue freddo e riesce a consegnare il pilota alla polizia poco prima del rientro del marito.

Lady Beldon rivela a Kay di opporsi al matrimonio di Vin e Carol non per ragioni di classe, ma solo per evitare alla nipote il dolore della perdita come era successo a lei in gioventù: Lady Beldon era rimasta infatti vedova a 16 anni, pochi mesi dopo il matrimonio. Kay riesce però a convincerla che i giovani hanno diritto alla felicità, fosse anche di breve durata.

Le incursioni aeree tedesche continuano senza sosta e la famiglia si vede costretta a passare quasi tutte le notti nei rifugi, ma nonostante ciò il villaggio organizza l'annuale concorso floreale e, per la prima volta, Lady Beldon ha un avversario: il signor Ballard, capostazione, ha infatti creato una nuova rosa, battezzata "signora Miniver", che risulta essere la vincitrice.

Dopo aver accompagnato Vin al suo reparto, l'auto che porta Kay e Carol a casa viene colpita da un attacco aereo e la giovane rimane uccisa. Tutto il villaggio si riunisce nella chiesa semidistrutta per il funerale e il pastore pronuncia un accorato sermone, esortando a continuare la lotta per la pace e la libertà.

Nell'ultima inquadratura, attraverso il tetto squarciato della chiesa, si vedono gli aerei in partenza per una nuova missione.

Sequel[modifica | modifica wikitesto]

1950 - Addio signora Miniver (The Miniver Story) regia di Henry C. Potter.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film fu prodotto dalla Metro-Goldwyn-Mayer (MGM) con un budget stimato di 1.344.000 dollari. Le riprese durarono dal novembre 1941 al 1º aprile 1942[1] negli studi della MGM al 10202 W. Washington Blvd di Culver City[2].

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Distribuito dalla Metro-Goldwyn-Mayer (MGM), il film venne presentato in prima a New York il 4 giugno e poi a Los Angeles il 22 luglio. Venne organizzata una prima londinese il 10 luglio 1942. Uscito in tutto il mondo, il film arrivò in Italia nel dopoguerra: presentato con il titolo La signora Miniver, uscì nelle sale cinematografiche il 9 giugno 1948[3].

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1942 il National Board of Review of Motion Pictures l'ha inserito nella lista dei migliori dieci film dell'anno.

Nel 2009 è stato scelto per essere conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • John Douglas Eames, The MGM Story, Londra, Octopus Book Limited, 1975, ISBN 0-904230-14-7.
  • Joe Morella, Edward Z. Epstein e John Griggs, The Films of World War II, Secaucus, New Jersey, The Citadel Press, 1980, ISBN 0-8065-0482-X.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN266617520 · GND (DE1023588153 · BNF (FRcb16472839v (data)
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