Processo di Norimberga

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando la miniserie televisiva del 2000, vedi Il processo di Norimberga.
Imputati alla sbarra. Prima fila, da sinistra: Göring, Hess, von Ribbentrop, Keitel. Seconda fila, da sinistra: Dönitz, Raeder, Schirach, Sauckel.

Processo di Norimberga è il nome usato per indicare due distinti gruppi di processi ai nazisti coinvolti nella seconda guerra mondiale e nella Shoah. Il primo e più famoso processo si tenne nel Palazzo di Giustizia della città tedesca di Norimberga dal 20 novembre 1945 al 1º ottobre 1946 (la città era, insieme a Berlino e Monaco, una delle città simbolo del regime nazista). Esso fu denominato Processo dei principali criminali di guerra e nel suo svolgimento il Tribunale militare internazionale (IMT) giudicò ventiquattro dei più importanti capi nazisti catturati o ancora ritenuti in vita.[1] Il secondo gruppo di 12 processi[2] fu per criminali di guerra di grado inferiore, fu tenuto sotto la Legge numero 10 del Consiglio di Controllo dal Tribunale militare di Norimberga (NMT) e comprese anche il famoso Processo ai dottori. Questa voce tratta principalmente i processi del primo gruppo. Per i processi del secondo gruppo si veda la voce "Processi secondari di Norimberga".

La decisione di sottoporre a processo i principali esponenti dell'Asse fu presa ancor prima della cessazione della guerra. Dal 18 ottobre all'11 novembre 1943 si svolse a Mosca la terza conferenza tripartita di Mosca, con la presenza dei tre ministri degli esteri dell'alleanza: Cordell Hull, Anthony Eden e Vjačeslav Michajlovič Molotov.

Come ebbe a scrivere Churchill nelle sue memorie, «l'uccisione di Mussolini e il collasso del fascismo ci risparmiò una Norimberga italiana».[3] Al termine dell'incontro venne stilato un documento[4] nel quale i tre capi della coalizione, Winston Churchill, Franklin Delano Roosevelt e Stalin, si impegnavano al termine della guerra a far sì che i criminali nazisti venissero processati secondo le leggi del paese nel quale i crimini fossero stati commessi. Nella successiva Conferenza di Teheran, dal 28 novembre al 1º dicembre dello stesso anno, venne esteso il concetto di crimine nazionale a un più ampio livello e superato il concetto della punibilità nazionale.

Creazione della corte[modifica | modifica wikitesto]

Durante gli incontri della conferenza di Teheran (1943), della conferenza di Jalta (1945) e della conferenza di Potsdam (1945), le tre principali potenze del tempo di guerra Stati Uniti d'America, Unione Sovietica e Regno Unito, si accordarono sul metodo per punire i responsabili dei crimini di guerra commessi durante la seconda guerra mondiale. Anche la Francia riuscì a guadagnarsi un posto all'interno del tribunale. Oltre 200 tedeschi imputati di crimini di guerra vennero processati a Norimberga, mentre altri 1 600 attraverso i tradizionali canali della giustizia militare.

Nonostante l'Unione Sovietica volesse svolgere i processi a Berlino, venne scelta Norimberga, per le seguenti ragioni:

  • Era convenientemente situata nel settore statunitense (a quell'epoca, la Germania era divisa in quattro settori controllati dalle nazioni vincitrici).
  • Il palazzo di Giustizia era spazioso e praticamente intatto. Una grande prigione faceva parte del complesso.
  • Norimberga era stata nominata la città delle "Celebrazioni del Partito del Reich" (Reichsparteitag), e c'era un valore simbolico nel renderla la sede della sconfitta finale del Partito nazista.

Si concordò che Berlino sarebbe divenuta la sede permanente del Tribunale Militare Internazionale (IMT) e che il primo processo (ne erano stati previsti diversi) si sarebbe tenuto a Norimberga. A causa della guerra fredda non ci furono altri processi.

Il gruppo dei giudici

Ognuna delle quattro nazioni giudicanti fornì un giudice, un sostituto e i procuratori.[5] I giudici erano:

Il procuratore capo statunitense era Robert Houghwout Jackson. Quello britannico era Hartley Shawcross.

Validità del processo[modifica | modifica wikitesto]

Il metodo con il quale si è sviluppato il processo, nonché la scelta stessa degli uomini chiamati a giudicare i crimini di guerra, è stato messo in dubbio in più occasioni da alcune importanti personalità. Tra questi vi era il giurista Hans Kelsen il quale, favorevole comunque allo svolgimento di un processo per punire i crimini nazisti, sollevò perplessità in ordine alla composizione della Corte:

«Possono esserci pochi dubbi che una corte internazionale sia molto più adatta per questo compito che una corte nazionale civile o militare. Solo una corte costituita da un trattato internazionale del quale non solo i vincitori ma anche gli stati sconfitti siano parti contraenti non incontrerà quelle difficoltà con cui dovrà confrontarsi una corte nazionale.»

(H. Kelsen, Peace through Law, Chapel Hill, 1944, p. 111)

In risposta, il professor Al Goodheart dell'Università di Oxford rifiuta questo punto di vista scrivendo:

«Anche se questo argomento può suonare attraente in teoria, esso ignora il fatto che va contro l'amministrazione della legge di qualsiasi nazione. Se fosse vero, allora nessuna spia potrebbe avere un processo legale, perché il suo caso è sempre trattato da giudici che rappresentano la nazione nemica. Eppure nessuno in questi casi ha mai sostenuto che fosse necessario chiamare una giuria neutrale. I prigionieri avevano il diritto di chiedere che i loro giudici fossero equi, ma non che fossero neutrali. Come fece notare Lord Writ, lo stesso principio è applicabile alla legge criminale ordinaria perché "un ladro non può lamentarsi per essere giudicato da una giuria di cittadini onesti".»

(The Legality of the Nuremberg Trials, Juridical Review, aprile 1946)

Seppur con minore risonanza, anche durante lo svolgimento del processo si alzarono voci contrarie alla legittimità dello stesso: l'avvocato difensore di Göring, Otto Stahmer, invocò il principio Nullum crimen, nulla poena sine praevia lege poenali, il quale non ammette l'emanazione di leggi retroattive, contestando inoltre il diritto ai vincitori di processare i vinti. L'obiezione fu respinta, poiché i giudici considerarono i crimini di guerra, i crimini contro l'umanità e i crimini contro la pace come violazione di leggi internazionali già esistenti (Convenzioni dell'Aia, Convenzioni di Ginevra e Patto Briand-Kellogg). Venne obiettato che alcuni di questi trattati non vincolavano le Potenze dell'Asse perché costoro non li avevano ratificati.[6] Tale obiezione venne respinta, asserendo che se una convenzione internazionale viene ratificata da un dato numero di Stati per un periodo di tempo ragionevolmente lungo, detta convenzione può considerarsi come vincolante per ogni nazione, e non solo per coloro che l'hanno ratificata. Tale formula divide ancora oggi sostenitori e critici.

Ancora, il Giudice Capo della Corte Suprema degli Stati Uniti Harlan Fiske Stone definì il processo "una frode", asserendo che il rappresentante statunitense della Pubblica Accusa, Robert Houghwout Jackson, non stava effettivamente procedendo secondo i dettami della legge.[7] Lo stesso Jackson, in una lettera dell'ottobre 1945 al presidente Harry Truman, affermò riguardo agli Alleati:[8][9]

«Hanno fatto o stanno facendo alcune delle cose per cui stiamo condannando i Tedeschi. I Francesi stanno decisamente violando la Convenzione di Ginevra nel trattamento dei prigionieri di guerra, tanto che il nostro comando sta riprendendosi i prigionieri inviati a loro. Stiamo condannando il saccheggio e i nostri Alleati lo stanno praticando. Diciamo che la guerra aggressiva è un crimine e uno dei nostri alleati proclama la sovranità sui Paesi Baltici basandosi su nessun diritto eccetto quello di conquista.»

A danneggiare ancora la credibilità del processo fu il fatto che il principale giudice sovietico, Iona Nikitchenko, aveva preso parte anni prima ai processi sommari delle Grandi purghe. Uno dei capi d'accusa riguardava la firma del Patto Molotov-Ribbentrop, giudicato come un progetto di guerra aggressiva, ma l'Unione Sovietica non venne processata al pari della Germania per l'adesione al patto.[10] Inoltre, i processi vennero condotti in base a delle proprie regole di prova; gli atti d'accusa vennero creati ex post facto e non erano basati sulle leggi di nessuna nazione,[11] la difesa tu quoque venne eliminata, e la motivazione dell'intera assemblea fu la "giustizia dei vincitori"[12].

Processo principale[modifica | modifica wikitesto]

Il Tribunale Militare Internazionale venne aperto il 18 ottobre 1945 negli edifici della Corte Suprema di Berlino. La prima sessione venne presieduta dal giudice sovietico Nikitčenko. I procuratori presentarono gli atti d'accusa contro i ventiquattro principali criminali di guerra e contro sei «organizzazioni criminali» – la leadership del Partito nazista, le Schutzstaffel (SS), il Sicherheitsdienst (SD), la Gestapo, le Sturmabteilung (SA) e l'alto comando dell'esercito. Le imputazioni erano per:

  1. cospirazione per commettere crimini contro la pace;
  2. aver pianificato, iniziato e intrapreso delle guerre d'aggressione;
  3. aver commesso crimini di guerra;
  4. aver commesso crimini contro l'umanità.

La definizione di cosa costituisce un crimine di guerra venne successivamente recepita nei Principi di Norimberga, un documento scaturito da lì a poco per consolidare giuridicamente le norme introdotte in questi processi.

Considerando che Adolf Hitler, Benito Mussolini, Joseph Goebbels e Heinrich Himmler erano deceduti in data anteriore all'inizio del processo (tutti morti suicidi con l'esclusione di Mussolini che fu catturato e fucilato dai partigiani), Reinhard Heydrich era stato mortalmente ferito dai partigiani cecoslovacchi nel 1942 e che Adolf Eichmann e Josef Mengele erano riusciti a fuggire in America meridionale (Eichmann fu scovato e giustiziato dalla Corte israeliana solo all'inizio degli anni sessanta, mentre Mengele riuscì a scampare all'arresto fino a morte naturale avvenuta il 7 febbraio 1979), i ventiquattro restanti accusati erano:

Nome Ruolo Imputazione Sentenza Note
1 2 3 4
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Hermann Göring
Era il comandante in capo della Luftwaffe fino a quando, poco prima della conclusione della guerra, Hitler lo rimosse da ogni incarico politico e militare per aver tentato un colpo di Stato. Era Maresciallo del Reich, ovvero la seconda carica politica della Germania nazista, quindi era il gerarca più importante tra i presenti al processo. Colpevole Colpevole Colpevole Colpevole Morte[13] Non venne giustiziato perché riuscì a suicidarsi la notte prima dell'esecuzione con una capsula di cianuro.[14]
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Joachim von Ribbentrop
Ministro degli Esteri del governo Hitler dal 1938 Colpevole Colpevole Colpevole Colpevole Morte[15] Ideatore del patto di non aggressione fra Germania e Unione Sovietica. Fu impiccato il 16 ottobre 1946.
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Alfred Rosenberg
Ideologo del Partito nazista e padre delle teorie razziste Colpevole Colpevole Colpevole Colpevole Morte[16] «Protettore di territori occupati a est», ossia il Ministro responsabile per i territori occupati dal 1941. Fu impiccato il 16 ottobre 1946.
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Wilhelm Keitel
Capo dell'OKW Colpevole Colpevole Colpevole Colpevole Morte[17] Nonostante la sua richiesta d'essere fucilato da soldato, fu impiccato il 16 ottobre 1946.
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Alfred Jodl
Secondo di Keitel, era a capo dello staff dell'OKW Colpevole Colpevole Colpevole Colpevole Morte[18] Fu impiccato il 16 ottobre 1946. Il 28 febbraio 1953 fu assolto postumo da una corte tedesca che lo trovò non colpevole secondo il diritto internazionale. Tale sentenza di assoluzione fu annullata il 3 settembre 1953 dal ministro della Liberazione Politica della Baviera.
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Wilhelm Frick
Ministro dell'Interno del governo Hitler Imputato Colpevole Colpevole Colpevole Morte[19] Responsabile delle leggi razziali di Norimberga, fu impiccato il 16 ottobre 1946.
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Arthur Seyss-Inquart
Reichskommissar nei Paesi Bassi Imputato Colpevole Colpevole Colpevole Morte[20] Fu tra i principali artefici dell'Anschluss e fu impiccato il 16 ottobre 1946.
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Fritz Sauckel
Plenipotenziario del programma di sfruttamento del lavoro dei prigionieri Imputato Imputato Colpevole Colpevole Morte[21] Fu impiccato il 16 ottobre 1946. Le sue ultime parole furono: «Muoio innocente. La mia sentenza è sbagliata. Dio protegga la Germania».
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Hans Frank
Governatore del Governatorato Generale Imputato Non imputato Colpevole Colpevole Morte[22] Durante il processo espresse pentimento. Fu impiccato il 16 ottobre 1946.
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Martin Bormann
Segretario del Partito nazista Imputato Non imputato Colpevole Colpevole Morte[23] All'epoca del processo risultava tra i dispersi della battaglia di Berlino. Fu condannato a morte in contumacia ed il suo corpo venne ritrovato solo nel 1972.
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Ernst Kaltenbrunner
Capo del Reichssicherheitshauptamt, maggior gerarca delle SS sopravvissuto alla guerra Imputato Non imputato Colpevole Colpevole Morte[24] Responsabile degli Einsatzgruppen e dei campi di concentramento, chiamò Rudolf Höß a difenderlo. Fu impiccato il 16 ottobre 1946.
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Julius Streicher
Giornalista, direttore del settimanale Der Stürmer[25] Imputato Non imputato Non imputato Colpevole Morte[26] Fu impiccato il 16 ottobre 1946. Le sue ultime parole furono: «Questa è la mia celebrazione del Purim 1946. Sto andando da Adonai. I bolscevichi vi prenderanno tutti un giorno! Adele, mia cara moglie... Heil Hitler!».
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Robert Ley
Capo del DAF, il Fronte tedesco del lavoro Imputato Non imputato Imputato Imputato Si suicidò impiccandosi nella sua cella il 25 ottobre 1945, prima dell'inizio del processo.
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Rudolf Hess
Successore designato di Hitler, il quale, durante la sua prigionia, gli aveva dettato il Mein Kampf. Segretario del Partito nazista fino al 1941 Colpevole Colpevole Imputato Imputato Ergastolo[27] Fu l'unico imputato già detenuto durante la guerra; nel 1941 era volato in Scozia ed era stato imprigionato dai britannici.
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Erich Raeder
Großadmiral e comandante della Kriegsmarine fino al 1943 Colpevole Colpevole Colpevole Non imputato Ergastolo[28] Fu graziato il 26 settembre 1955 per motivi di salute.
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Walther Funk
Ministro dell'Economia del governo Hitler Imputato Colpevole Colpevole Colpevole Ergastolo[29] Successore di Schacht al comando della Reichsbank, fu graziato il 16 maggio 1957 per problemi di salute.
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Albert Speer
Ministro degli armamenti del governo Hitler Imputato Imputato Colpevole Colpevole 20 anni[30] Fu l'architetto favorito di Hitler e dal 1942 fu anche responsabile degli armamenti.
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Baldur von Schirach
Capo della Gioventù hitleriana Imputato Non imputato Non imputato Colpevole 20 anni[31] Durante il processo espresse pentimento.
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Konstantin von Neurath
Ministro degli Esteri del governo Hitler fino al 1938 e governatore del Protettorato di Boemia e Moravia Colpevole Colpevole Colpevole Colpevole 15 anni[32] Nel 1943, in disaccordo con Hitler, si dimise dai suoi incarichi. Fu rilasciato per motivi di salute il 6 novembre 1954.
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Karl Dönitz
Großadmiral, comandante della Kriegsmarine dal 1943 e, dopo la morte di Hitler, presidente del Reich Imputato Colpevole Colpevole Non imputato 10 anni[33] Dopo la morte di Hitler fu presidente del Reich e firmò l'armistizio tedesco; molti tedeschi continuarono a chiamarlo Großadmiral anche dopo la fine della guerra, perché secondo la tradizione tedesca un ufficiale conserva sempre il suo titolo.
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Hans Fritzsche
Popolare commentatore radiofonico Imputato Imputato Imputato Non imputato Assolto[34] Era a capo del notiziario del ministero della propaganda. Fu processato al posto di Joseph Goebbels, morto suicida. Durante il processo espresse pentimento.
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Franz von Papen
Ambasciatore tedesco in Turchia Imputato Imputato Non imputato Non imputato Assolto[35] Fu cancelliere tedesco nel 1932 e vice cancelliere dal 1933 al 1934. Nel 1947 fu riconosciuto colpevole da una corte tedesca e condannato a 8 anni di lavori forzati ma fu assolto in appello nel 1949.
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Hjalmar Schacht
Presidente della Reichsbank prima della guerra e Ministro dell'economia del governo Hitler dal 1934 al 1937. Imputato Imputato Non imputato Non imputato Assolto[36] Durante il processo ammise di aver violato il trattato di Versailles. Nel 1944 egli era stato internato in un campo di concentramento nazista e durante il processo dichiarò di ritenersi oltraggiato dal fatto di essere giudicato assieme ai criminali di guerra.[37]
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Gustav Krupp von Bohlen und Halbach
Uno tra i maggiori industriali tedeschi Imputato Non imputato Imputato Imputato Non processato[38] Non processato per motivi di salute. Suo figlio venne condannato a 12 anni nel 1948.

Le sentenze furono emesse tra il 30 settembre e il 1 ottobre 1946.[39] I giudici francesi suggerirono che i militari condannati a morte (Göring, Keitel e Jodl) venissero fucilati, come avveniva usualmente per i condannati dalle corti marziali, tuttavia a ciò si opposero lo statunitense Biddle ed i giudici sovietici, i quali sostennero che gli ufficiali condannati avessero violato l'etica militare e pertanto non meritassero una morte più dignitosa quale quella mediante fucilazione. Tutti gli imputati presenti al processo e condannati a morte furono quindi impiccati il 16 ottobre 1946, tranne Hermann Göring che riuscì a suicidarsi con del cianuro di potassio la notte prima dell'esecuzione. L'ordine in cui furono eseguite le impiccagioni fu il seguente: von Ribbentrop, Keitel, Kaltenbrunner, Rosenberg, Frank, Frick, Streicher, Sauckel, Jodl, Seyß-Inquart. Il boia fu il sergente statunitense John C. Woods. La corte decretò che gli 11 cadaveri fossero cremati. Sebbene fu a lungo riportato che ciò avvenne nel lager di Dachau, in realtà i corpi furono bruciati nel crematorio dell'Ostfriedhof[40] (cimitero est[41]) di Monaco di Baviera che prima della guerra era stato utilizzato a lungo per fare perdere le tracce degli oppositori politici (come avvenne ad esempio nella cosiddetta "notte dei lunghi coltelli") e che durante la guerra fu utilizzato anche per i corpi di prigionieri provenienti da diversi campi di concentramento tra cui anche Dachau.[42] Per evitare che le tombe divenissero "luoghi di venerazione", le ceneri vennero sparse in un "fiume imprecisato della Germania"[43], o specificamente, secondo altri, nel Wenzbach, un affluente del fiume Isar. Gli imputati condannati ad anni di prigionia furono invece trasferiti nel carcere di Spandau nel 1947.[44][45][46][47]

Il 1º ottobre 1946, i giudici del tribunale del processo di Norimberga condannarono le SS, dichiarandole un'organizzazione criminale. I giudici sottolinearono questa sentenza dichiarando che: le SS vennero usate per scopi che erano criminali, che comprendevano: la persecuzione e lo sterminio degli ebrei, brutalità ed esecuzioni nei campi di concentramento, eccessi nell'amministrazione dei territori occupati, l'amministrazione del programma di lavoro schiavistico e il maltrattamento e assassinio di prigionieri di guerra (IMT, 1946, Vol. XXII, p. 516, in: Höhne, 1969, p. 3). La sentenza continuava dichiarando che il sospetto di crimini di guerra avrebbe coinvolto tutte le persone che erano state ufficialmente accettate come membri delle SS... che divennero o rimasero membri dell'organizzazione sapendo che veniva usata per commettere atti dichiarati criminali dall'articolo 6 dello statuto di Londra sui crimini di guerra (International Military Tribunal, 1947-1949, Vol. XXII, p. 517 in: Höhne, 1969, p. 3).[48]

Processi secondari[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Processi secondari di Norimberga.

Dopo il primo e più conosciuto processo, ci furono altri 12 procedimenti noti come "processi secondari di Norimberga". Questi ebbero luogo dal 1946 al 1949 e furono tenuti tutti dinnanzi a tribunali militari statunitensi anziché come il primo dinnanzi a un tribunale internazionale[49]. «I tribunali processarono, per crimini di guerra, 185 principali partecipanti nelle sfere politica, economica e sociale della Germania nazista»[50] e come ha fatto notare il professor Harry Reicher della facoltà di giurisprudenza dell'Università della Pennsylvania, quel modo di procedere con imputati classificati per "professione" come medici, giudici, avvocati, industriali e altre categorie di professioni, voleva essere un chiaro messaggio per le generazioni future: «se tutti i settori della società sono complici di un qualsiasi crimine, allora tutti quei settori della società sono potenzialmente suscettibili di rendere conto delle proprie azioni»[51], quindi se giudicati colpevoli, anche i responsabili di quei settori devono affrontarne le relative conseguenze.
Secondo l'USHMM, i 12 ulteriori processi videro 183 imputati alla sbarra, furono comminate 12 condanne a morte, oltre a 8 ergastoli e 77 pene detentive a diversi anni, e anche imputati che furono assolti[52].

Influenza sullo sviluppo del diritto penale internazionale[modifica | modifica wikitesto]

I processi di Norimberga ebbero grande influenza sullo sviluppo del Diritto penale internazionale. La Commissione del diritto internazionale, che agisce su richiesta dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, produsse nel 1950 il rapporto Principi di Diritto Internazionale riconosciuti nel Capitolo del Tribunale di Norimberga e nei giudizi del tribunale ('Yearbook of the International Law Commission', 1950, vol. III). L'influenza del tribunale si può anche vedere nelle proposte per una corte penale internazionale permanente e nella stesura dei codici penali internazionali, successivamente preparati dalla Commissione del diritto internazionale.

I processi di Norimberga diedero il via a movimenti d'opinione ed a considerazioni di dottrina giuridica[53] che portarono cinquant'anni dopo all'adozione dello statuto della Corte penale internazionale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il processo di Norimberga, 70 anni fa, su ilpost.it. URL consultato il 21 novembre 2015.
  2. ^ I processi dopo Norimberga, su encyclopedia.ushmm.org. URL consultato il 12 settembre 2020.
  3. ^ Winston Churchill, La resa tedesca, in La Seconda Guerra Mondiale, traduzione italiana di Arturo Barone, Glauco Cambon, Olga Ceretti Borsini, Giorgio Monicelli, edizione condensata, Milano, BUR, 2000, p. 1256, ISBN 88-17-86581-8.
  4. ^ (EN) Joint Four-Nation Declaration, su ibiblio.org, ottobre 1943. URL consultato il 18 gennaio 2008.
  5. ^ Telford Taylor 1993, p. 139.
  6. ^ Judgement: The Law Relating to War Crimes and Crimes Against Humanity in the Avalon Project archive at Yale Law School
  7. ^ 'Harlan Fiske Stone: Pillar of the Law', Alpheus T. Mason, (New York: Viking, 1956)
  8. ^ David Luban, "Legal Modernism", Univ of Michigan Press, 1994. ISBN 978-0-472-10380-5 pp. 360,361
  9. ^ The Legacy of Nuremberg, su pbs.org, PBS Online / WGBH, 1º marzo 2006. URL consultato il 23 novembre 2011.
  10. ^ Bauer, Eddy, The Marshall Cavendish Illustrated Encyclopedia of World War II, Volume 22, New York: Marshall Cavendish Corporation, 1972, p. 3071.
  11. ^ Jonathan Graubart, Paper of Jonathan Graubart, San Diego State University, Political Science Department, 2008 (archiviato dall'url originale il 30 aprile 2011).
  12. ^ Danilo Zolo, Victors' Justice, 2009 (archiviato dall'url originale il 13 agosto 2010).
  13. ^ (EN) Judgement: Göring, su avalon.law.yale.edu. URL consultato il 15 novembre 2008.
  14. ^ Portai il cianuro a Goering per fare colpo su una ragazza, su ricerca.repubblica.it, La Repubblica, 8 febbraio 2005.
  15. ^ (EN) Judgement: Ribbentrop, su avalon.law.yale.edu. URL consultato il 15 novembre 2008.
  16. ^ (EN) Judgement: Rosenberg, su avalon.law.yale.edu. URL consultato il 15 novembre 2008.
  17. ^ (EN) Judgement: Keitel, su avalon.law.yale.edu. URL consultato il 15 novembre 2008.
  18. ^ (EN) Judgement: Jodl, su avalon.law.yale.edu. URL consultato il 15 novembre 2008.
  19. ^ (EN) Judgement: Frick, su avalon.law.yale.edu. URL consultato il 15 novembre 2008.
  20. ^ (EN) Judgement: Seyß-Inquart, su avalon.law.yale.edu. URL consultato il 15 novembre 2008.
  21. ^ (EN) Judgement: Sauckel, su avalon.law.yale.edu. URL consultato il 15 novembre 2008.
  22. ^ (EN) Judgement: Frank, su avalon.law.yale.edu. URL consultato il 15 novembre 2008.
  23. ^ (EN) Judgement: Bormann, su avalon.law.yale.edu. URL consultato il 15 novembre 2008.
  24. ^ (EN) Judgement: Kaltenbrunner, su avalon.law.yale.edu. URL consultato il 15 novembre 2008.
  25. ^ Dal tedesco: L'attaccante.
  26. ^ (EN) Judgement: Streicher, su avalon.law.yale.edu. URL consultato il 15 novembre 2008.
  27. ^ (EN) Judgement: Heß, su avalon.law.yale.edu. URL consultato il 15 novembre 2008.
  28. ^ (EN) Judgement: Raeder, su avalon.law.yale.edu. URL consultato il 15 novembre 2008.
  29. ^ (EN) Judgement: Funk, su avalon.law.yale.edu. URL consultato il 15 novembre 2008.
  30. ^ (EN) Judgement: Speer, su avalon.law.yale.edu. URL consultato il 15 novembre 2008.
  31. ^ (EN) Judgement: Schirach, su avalon.law.yale.edu. URL consultato il 15 novembre 2008.
  32. ^ (EN) Judgement: Neurath, su avalon.law.yale.edu. URL consultato il 15 novembre 2008.
  33. ^ (EN) Judgement: Doenitz, su avalon.law.yale.edu. URL consultato il 15 novembre 2008.
  34. ^ (EN) Judgement: Fritzsche, su avalon.law.yale.edu. URL consultato il 15 novembre 2008.
  35. ^ (EN) Judgement: Papen, su avalon.law.yale.edu. URL consultato il 15 novembre 2008.
  36. ^ (EN) Judgement: Schacht, su avalon.law.yale.edu. URL consultato il 15 novembre 2008.
  37. ^ William L Shierer "the Rise and Fall of the third Reich", part IV, Nuremberg-chapter
  38. ^ Giuseppe Mayda (a cura di), Il processo di Norimberga, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1972, p. 22.
  39. ^ (DE) Matthias Henkel (a cura di), Memoriam Nuernberger Prozesse (exhibition catalogue), Nuremberg, Museen der Stadt Nuernberg, 2011, pp. 78–84.
  40. ^ Richard Overy, Interrogations: The Nazi Elite in Allied Hands, London, Allen Lane, 2001, ISBN 978-0-7139-9350-9.
  41. ^ Hans Pietzner: Landschaftliche Friedhöfe. Leipzig 1904, p. 60
  42. ^ Kingsburg Smith, International News Service, 16 October 1946
  43. ^ Il Processo di Norimberga nel sito storia del XXI secolo
  44. ^ Gilberto Villahermosa, Lost Prison Interview with Hermann Göring: The Reichsmarschall's Revelations, su HISTORYnet.com (pubblicato originariamente in World War II, settembre 2006).
  45. ^ (DE) Uwe Schaper, Andrea Theissen e Werner Breunig, Die Vier Mächte in Berlin, Berlino, Landesarchiv Berlin, 2007, p. 133, ISBN 978-3-9803303-0-5. URL consultato il 18 dicembre 2018.
  46. ^ (DE) Günter Böddeker e Rüdiger Winter, Die Kapsel, Monaco di Baviera, Econ, 1979, p. 30, ISBN 978-3-430-11374-8. URL consultato il 18 dicembre 2018.
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