Un posto al sole (film)

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Un posto al sole
Taylor-Clift-A Place in the Sun.jpg
Liz Taylor e Montgomery Clift in una scena del film.
Titolo originale A Place in the Sun
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 1951
Durata 122 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico, sentimentale
Regia George Stevens
Soggetto Theodore Dreiser (romanzo), Patrick Kearney
Sceneggiatura Harry Brown, Michael Wilson
Fotografia William C. Mellor
Montaggio William Hornbeck
Effetti speciali Gordon Jennings
Musiche Daniele Amfitheatrof David Buttolph Gerard Carbonara Aaron Copland Robert Emmett Dolan Rudolph G. Kopp Frank Loesser Leonid Raab Frank Skinner Franz Waxman Roy Webb Victor Young
Scenografia Hans Dreier, Walter H. Tyler (art director)
Emile Kuri (set decorator)
Costumi Edith Head
Trucco Wally Westmore
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Un posto al sole (A Place in the Sun) è un film del 1951 diretto da George Stevens e interpretato da Montgomery Clift, Elizabeth Taylor e Shelley Winters, ispirato al romanzo Una tragedia americana di Theodore Dreiser.

È stato presentato in concorso al 4º Festival di Cannes.[1]

Il film ha ricevuto 6 premi Oscar e altre 3 nomination: miglior film, miglior attore protagonista e migliore attrice protagonista.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Un giovane di provincia, George Eastman (Montgomery Clift), di umili origini ma ambizioso e deciso, inizia a lavorare presso una fabbrica di costumi da bagno di proprietà del facoltoso zio. Si dedica quindi scrupolosamente al suo lavoro con la speranza di avere dallo zio un posto di maggiore responsabilità e prestigio. In seguito il giovane si lega sentimentalmente ad un'operaia (Shelley Winters) che ne rimane incinta. Contemporaneamente l'uomo conosce una giovane dell'alta società, Angela Vickers (Elizabeth Taylor), dolce, ingenua e viziata dalla sua posizione sociale, e se ne innamora follemente. Il protagonista si sente quindi in trappola e carico di dubbi e, alla ricerca di una soluzione impossibile, inizia a maturare l'idea di liberarsi della scomoda giovane da cui aspetta un bambino per potersi poi dedicare solo alla bella e ricca Angela, che corrisponde al suo amore. Durante una gita in barca l'uomo e la infelice operaia litigano, lei cade dalla malridotta e instabile barca e mentre annega lui di fatto non riesce a salvarla. Arrestato e processato, viene considerato colpevole e condannato alla sedia elettrica.

Commento[modifica | modifica wikitesto]

Il protagonista mostra una doppia identità morale: follemente innamorato di una donna ma contemporaneamente senza scrupoli nel volersi liberare di una povera ragazza che a sua volta sogna solo l'amore e un padre per suo figlio. George non riesce ad accettare le conseguenze della sua superficiale, effimera sensualità nei confronti della collega, ma essa viene presentata peraltro quale un riflesso spontaneo dell'allontanamento dal suo ambiente e della solitudine; il suo desiderio di scalata sociale, inoltre, viene reso quasi comprensibile dalle scene che rinviano alla sua fanciullezza indigente di figlio di integralisti protestanti votati alla solidarietà sociale nelle forme della condivisione della povertà e quasi dell'accattonaggio, donde la sua ricerca di riscatto anche nelle forme del distacco, tormentato, come si nota nelle scene della telefonata alla madre, dalla dirittura morale e spirituale. La passionalità del giovane protagonista e l'abbandono innamorato dell'ereditiera sono tali da far in modo che lo spettatore fatichi a individuare gli aspetti subdoli e inquieti che caratterizzano George e la sottintesa ingiustizia della sperequazione sociale che fa di Angela il paradigma di un miraggio altrimenti irraggiungibile e dunque degno di qualsiasi prezzo, di qualsiasi ulteriore iniquità. Ciò forse è dovuto sia alla sofferta sensibilità di Montgomery Clift, capace di infondere nello spettatore il senso profondo della disperata malinconia e dei persistenti rimorsi del peraltro spietato George, sia all'interpretazione di un'Elizabeth Taylor in crescita rispetto ai film precedenti anche grazie all'interazione recitativa con un Clift abituato all'introspettività: nella parte di Angela, infatti, l'attrice incanta con la sua bellezza e la dolcezza protettiva suscitando nello spettatore un moto di tutela nei confronti di George, della cui esecuzione si finisce persino per percepire l'"ingiustizia" e solo con difficoltà, motivata anche dall'istintiva antipatia ingenerata dal formalistico procuratore (interpretato da Raymond Burr), la conseguenza di un atto profondamente voluto dall'inconscio del giovane - tanto che il suo tentativo di salvare l'operaia, caduta in acqua quando George aveva invece quasi cominciato ad avvertire l'atrocità delle proprie intenzioni e stava prendendo a remare per tornare indietro, si configura come drammaticamente tardivo sulla linea del lapsus freudiano -.

Il film appartiene al genere noir e in esso si alternano scene da giallo-giudiziario e scene intrise di una grande malinconia (in particolare nella seconda parte del film); attenzione è inoltre dedicata al ritratto psicologico; sebbene quindi maggiormente equilibrato e poliedrico, anticiperà il melodramma Anni '50 e '60.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1991 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[2]

Nel 1998 l'American Film Institute l'ha inserito al novantaduesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi.[3]

Citazioni del film[modifica | modifica wikitesto]

Il film viene citato, utilizzando filmati di repertorio, in Le dee dell'amore (The Love Goddesses) documentario di Saul J. Turell del 1965

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Official Selection 1951, festival-cannes.fr. URL consultato il 26 gennaio 2011.
  2. ^ (EN) National Film Registry, National Film Preservation Board. URL consultato il 4 gennaio 2012.
  3. ^ (EN) AFI's 100 Years... 100 Movies, American Film Institute. URL consultato il 12 ottobre 2014.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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