Anne Revere

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Anne Revere (New York, 25 giugno 1903Locust Valley, 18 dicembre 1990) è stata un'attrice cinematografica, teatrale e televisiva statunitense.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Discendente diretta del rivoluzionario americano Paul Revere, il padre Clinton era un agente di cambio e la condizione agiata le ha permesso di vivere nell'Upper West Side. Visse anche a Westfield nel New Jersey. Si laureò al Wellesley College nel 1926 e in seguito studiò recitazione con Marija Uspenskaja e Richard Boleslawski. Nel 1931 Anne Revere fece il suo debutto come attrice teatrale a Broadway con la compagnia diretta da Stuart Walzer[1] in The Great Barrington, ottenendo ulteriori consensi con la successiva apparizione in Double Door di Elizabeth McFadden, trasposta nel 1934 sullo schermo dal regista Charles Vidor con il titolo La porta segreta (1934). Il film segnò il debutto nel cinema della Revere, che riprese il ruolo di Caroline Van Brett precedentemente interpretato sul palcoscenico, ma non apparve più sullo schermo per tutti gli anni trenta[1]. Sempre nel 1934 apparve nella pièce The Children's Hour, a fianco di Robert Keith, opera che il regista William Wyler porterà sullo schermo due anni più tardi con il titolo La calunnia (1936)[1].

Durante gli anni quaranta l'attrice conobbe i suoi maggiori trionfi sul grande schermo, vincendo il premio Oscar alla miglior attrice non protagonista nel 1946 per l'interpretazione in Gran Premio. Fu candidata altre due volte all'Oscar sempre quale attrice non protagonista: nel 1944 in Bernadette e nel 1948 in Barriera invisibile. Ironicamente, in tutti e tre i film che le valsero la nomination (e uno di questi la vittoria) interpretò sempre il medesimo ruolo, cioè quello della madre borghese dei protagonisti: di Jennifer Jones in Bernadette, di Elizabeth Taylor in Gran Premio, e di Gregory Peck, con cui aveva già precedentemente lavorato in Le chiavi del paradiso (1944), in Barriera invisibile[1].

L'attrice rimase legata al ruolo di madre anche in altre pellicole del periodo: lo fu di Gene Tierney ne Il castello di Dragonwyck (1946), di John Garfield, un pugile ribelle, in Anima e corpo (1947), e di Vera-Ellen in Carnevale in Costarica (1947). Fu anche sorella maggiore intransigente di Alice Faye in Un angelo è caduto (1945), diretto da Otto Preminger, e del milionario Michael Redgrave nell'inquietante thriller Dietro la porta chiusa (1948) di Fritz Lang. Ancora per Preminger interpretò invece un ruolo differente dal suo consueto registro nel melodramma in costume Ambra (1947), quello di "Mamma Testa Rossa", a capo di una banda di ladri[1].

Tra gli ultimi incisivi ruoli è da ricordare quello della madre del tormentato e opportunista Montgomery Clift nel dramma Un posto al sole (1951), prima che la carriera dell'attrice fosse compromessa dal fenomeno del Maccartismo. Le inchieste condotte dal senatore Joseph McCarthy condussero alla convocazione della Revere avanti la Commissione per le attività antiamericane. Nell'occasione l'attrice si appellò al Quinto Emendamento, con l'esito che il suo nome venne inserito nella lista nera dalle case di produzione di Hollywood e la sua carriera fu rovinata.

Per il resto della sua vita la Revere continuò a sostenere che la copia non firmata della carta di registrazione al Partito Comunista era un falso. La sua interpretazione in Un posto al sole fu tagliata nella stampa (o copia) finale del film e l'attrice non comparve sul grande schermo per i successivi venti anni. Dopo essersi trasferita a New York per aprire una scuola di recitazione, fece ritorno al teatro e nel 1960 interpretò una sorella zitella e possessiva nel dramma Toys in the Attic di Lillian Hellman, al fianco di Jason Robards e Maureen Stapleton, ruolo che le fece ottenere un Tony Award come migliore attrice non protagonista in un'opera drammatica[1]. Tornò al cinema nel 1970 con il western Macho Callahan (1970) e la commedia romantica Dimmi che mi ami, Junie Moon (1970) di Otto Preminger. Durante il decennio apparve inoltre sul piccolo schermo nelle serie televisive L'uomo da sei milioni di dollari (1974) e Baretta (1975-1976).

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatrici italiane[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f M. Giraldi, E. Lancia, F. Melelli, 100 caratteristi del cinema americano, Gremese, 2010, pag. 210-211

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Oscar alla miglior attrice non protagonista Successore
Ethel Barrymore
per Il ribelle
1946
per Gran Premio
Anne Baxter
per Il filo del rasoio
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