Sedia elettrica

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Sedia elettrica (disambigua).
Avvertenza
Alcuni dei contenuti riportati potrebbero urtare la sensibilità di chi legge. Le informazioni hanno solo un fine illustrativo. Wikipedia può contenere materiale discutibile: leggi le avvertenze.
Fotografia della prima sedia elettrica. Fu utilizzata nel 1890 per giustiziare William Kemmler

La sedia elettrica è uno strumento utilizzato in vari stati moderni per le condanne a morte. Inventata da Thomas Edison fu introdotta negli Stati Uniti d'America nel 1888. Negli stessi Stati Uniti, principali utilizzatori di questo strumento, è stata progressivamente sostituita dalla iniezione letale.

Brevi cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

L'iniziale idea di tale strumento di soppressione venne a un dentista americano di Buffalo, Alfred Southwick: ebbe lo spunto quando gli descrissero la morte di un ex impiegato della Brush Electric Light, George Smith, fulminato mentre era intento a sabotare una centralina elettrica della sua compagnia a causa del licenziamento per ubriachezza molesta. Colpito da ciò, Southwick pensò alla costruzione di una sedia collegata ad un generatore elettrico per poter indurre una morte rapida ed indolore ai condannati. Sottopose l'idea ad un suo paziente, un senatore, che nel 1885 la ritrasmise a Devid Hill, governatore dello Stato di New York.

Nel 1887, una commissione dello Stato di New York si riunì per cercare un metodo più umano di infliggere la pena capitale, e più rapido dell'impiccagione. La fucilazione e la ghigliottina, seppur più veloci, erano considerati troppo barbari. Hill si ricordò dell'intuizione di Southwick e propose la realizzazione della sedia elettrica a Thomas Alva Edison. Egli preferì però promuoverne la realizzazione da parte del suo rivale George Westinghouse, per screditarlo e dimostrare che la tensione generata dalla corrente alternata era in grado di uccidere una persona, precludendone l'utilizzo in campo civile. Scoperto ciò, Westinghouse si disinteressò al progetto che infine fu portato avanti da Edison. Dopo le prime sperimentazioni sugli animali, nel 1888 lo Stato di New York approvò l'impiego della sedia elettrica. Il primo condannato a morte a venire giustiziato mediante sedia elettrica fu William Kemmler, reo di aver ucciso la compagna Matilda Ziegler nel 1889.

L'esecuzione durò 17 secondi e provocò molte sofferenze al condannato, suscitando l'indignazione dell'opinione pubblica. Tuttavia, grazie all'attivismo di Edison tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, la sedia elettrica fu adottata anche in altri stati dell'Unione, fino a quando non divenne il metodo di esecuzione prevalente negli Stati Uniti sostituendo la tradizionale forca fino alla metà degli anni ottanta. Dopo di allora la sedia elettrica fu rimpiazzata dall'iniezione letale.

Metodo di esecuzione[modifica | modifica wikitesto]

Uso della sedia elettrica negli Stati Uniti:

__ Stati che usano la sedia elettrica come secondo metodo

__ Stati che in passato hanno fatto uso di questo metodo

__ Stati che non hanno mai utilizzato questo metodo

Il condannato è fatto sedere sulla sedia ed in questa posizione gli sono applicati elettrodi inumiditi alla testa e al polpaccio (che vengono rasati per assicurare l'aderenza). Sono poi trasmesse forti scariche elettriche di corrente continua di durata varia, aumentando progressivamente la tensione (da 500 a 2 000 volt): in questo modo il decesso è causato da arresto cardiaco e da paralisi respiratoria. Solitamente le scariche sono due: la prima serve a rendere incosciente il condannato, causandone la morte cerebrale. La seconda, a maggior tensione, distrugge gli organi interni e causa la morte totale.

Condannati celebri[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Federico Di Trocchio, Come nacque la sedia elettrica, Focus Storia, Agosto 2013, 82, 13
  • Enrico Grassani, La guerra delle correnti e l'invenzione della sedia elettrica, Elettrificazione n. 715, Nov-Dic 2015, pp. 78-85.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]