Caso Rosenberg

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Ethel e Julius Rosenberg

Il caso Rosenberg è una vicenda che, negli anni della Guerra fredda, e in pieno clima di maccartismo, coinvolse i coniugi Julius ed Ethel Rosenberg e colpì profondamente l'opinione pubblica mondiale, quando i due vennero processati, giudicati colpevoli e condannati a morte come spie dell'Unione Sovietica.

Specificamente, i coniugi Rosenberg furono accusati di cospirazione attraverso lo spionaggio e incriminati per aver passato ad agenti sovietici dei segreti sulle armi nucleari.

Gioventù ed istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Julius Rosenberg era nato in una famiglia di immigrati ebrei a New York il 12 maggio 1918. Nei censimenti viene riportato che la sua famiglia viveva al numero 205 East 113º quando lui aveva 2 anni. La famiglia si trasferì nella Lower East Side di Manhattan quando Julius aveva 11 anni. I suoi genitori lavoravano nei negozi del Lower East Side, dove Julius frequentò la Seward Park High School. Julius divenne un leader nella Lega dei giovani comunisti statunitensi mentre frequentava il City College di New York. Nel 1936 incontrò in un gruppo Ethel Greenglass. I due si sposarono nel 1939, lo stesso anno in cui Julius si laureò al college con una laurea in ingegneria elettrica.

Processo e condanna[modifica | modifica wikitesto]

Rilievi fotografici di Julius Rosenberg dopo il suo arresto.
Foto di profilo e di fronte di Ethel Rosenberg, impassibile.
Foto segnaletica di Ethel Rosenberg.
Schizzo, opera di David Greenglass, di un'arma nucleare ad implosione, che illustrerebbe ciò che avrebbero dato i Rosenberg all'Unione Sovietica.

David Greenglass, un militare che lavorava a Los Alamos, il centro di ricerca che aveva sviluppato la prima bomba atomica americana. Greenglass decise di collaborare con gli investigatori in cambio di uno sconto di pena. Disse che aveva consegnato a Julius Rosenberg, marito di sua sorella Ethel, dei documenti segreti e che questi documenti erano stati copiati proprio da Ethel.[1] L'indagine che li portò alla sedia elettrica nel penitenziario di Sing Sing dello Stato di New York il 19 giugno 1953 aveva preso l'avvio, poco più di due anni prima, dalla scoperta di testi sospetti battuti a macchina da Ethel Greenglass, coniugata Rosenberg, nell'ufficio della società di spedizioni navali in cui lavorava come segretaria. Seguirono dapprima la denuncia, il 6 marzo 1951, e quindi l'arresto, il 29 marzo dello stesso anno. Il 5 aprile 1951 i Rosenberg vennero condannati a morte[2]. La sentenza di morte venne eseguita nonostante i molti appelli internazionali in favore della grazia, indirizzati da Bertolt Brecht, Dashiell Hammett, Pablo Picasso, Frida Kahlo, Diego Rivera, Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir e dal papa Pio XII.[1]

La fondatezza delle imputazioni è rimasta sempre controversa, sebbene decenni dopo la declassificazione delle decifrazioni delle comunicazioni sovietiche da parte del Progetto Venona abbia indicato che Julius Rosenberg era effettivamente coinvolto nello spionaggio.

Dubbi e conferme[modifica | modifica wikitesto]

I figli dei coniugi Rosenberg hanno tentato per decenni di ottenere che fossero resi noti i documenti originali in base ai quali era stata condotta l'indagine. Essi denunciano che di quei documenti sono note solo rielaborazioni prodotte negli anni Settanta, in prossimità della loro desecretazione[3]. L'opinione espressa dal minore dei figli, Robert Meeropol, è che, a causa della non disponibilità della documentazione originale, non è in grado di escludere (ma ovviamente neanche di provare)[4] che il padre abbia potuto effettivamente fornire ai russi informazioni (ma non segreti inerenti alle armi nucleari), mentre certamente la madre fu perseguitata e condannata soltanto per essersi rifiutata di coinvolgere altri nella spirale delle denunce di correità (la cosiddetta caccia alle streghe). Ambedue, afferma, furono vittime essenzialmente della loro ostinazione a non denunciare come spie altri militanti comunisti[5], come invece avevano fatto il fratello di Ethel e altri implicati "a catena" nelle indagini.

Nel 2001 David Greenglass, fratello di Ethel, rivelò che accusando la sorella aveva compiuto una falsa testimonianza. Non ricordava chi avesse trascritto i documenti segreti in quella sera del settembre 1945. Spiegò che aveva accusato sua sorella per proteggere la moglie, Ruth e che fu incoraggiato a farlo dagli investigatori e dai magistrati che portavano avanti l'accusa. Il racconto di Greenglass fu confermato nel 2008, quando vennero resi pubblici i documenti del gran giurì, l’udienza segreta che portò all’inizio del processo contro i Rosenberg. Nel corso del gran giurì Ruth Greenglass disse che era stata lei a trascrivere il documento segreto: al processo, qualche mese dopo, Ruth cambiò versione e sostenne che era stata Ethel a trascriverlo. Queste rivelazioni sembrano confermare uno dei sospetti diffusi già all’epoca del processo: Ethel Rosenberg venne coinvolta nel processo come mezzo per fare pressioni su suo marito, Julius, e ottenere da lui una confessione in cambio del prosciogliemento della moglie.[1]

Nel 2008 l’altro attivista coinvolto nel processo, Martin Sobell, confessò al New York Times che sia lui che i Rosenberg erano stati delle spie. Confermò che Ethel Rosenberg era in qualche modo a conoscenza delle attività del marito, ma che non lo aiutò mai attivamente. Le parole di Sobell hanno convinto anche i figli dei Rosenberg. Una settimana dopo l’intervista di Sobel, ammisero che i loro genitori avevano davvero compiuto attività di spionaggio a favore dell’Unione Sovietica.[1]

Riferimenti nella cultura e nei media[modifica | modifica wikitesto]

  • Il medesimo anno in cui i due coniugi furono giustiziati, il pittore italiano Renato Guttuso immortalò i loro volti in un disegno a matita su carta che intitolò semplicemente Julius ed Ethel Rosenberg.
  • The Public Burning è il terzo romanzo di Robert Coover, pubblicato nel 1977. Si tratta di un resoconto degli eventi che portano all'esecuzione di Julius e Ethel Rosenberg. Una caricatura insolitamente umana di Richard Nixon è protagonista e narratore nella continuità delle vicende narrate.
  • Daniel, un film del 1983 è un adattamento cinematografico dalla novella di E. L. Doctorow, The Book of Daniel, il libro di Daniele. Il film, basato sul caso Rosenberg è stato diretto da Sidney Lumet.
  • Il cantante Bob Dylan nel 1983 compose per loro una canzone, Julius and Ethel, che però non fu inclusa nell'album in uscita quell'anno né pubblicata ufficialmente.
  • Il caso Rosenberg è anche il tema della canzone dei Metallica The Shortest Straw, dall'album ...And Justice for All (1988).
  • In loro nome è stato istituito nel 1990 il Rosenberg Fund for Child, un fondo con attualmente oltre diecimila associati che si occupa dell'assistenza e del recupero dei figli dei perseguitati per attivismo politico.
  • I Rosenberg sono anche citati nella canzone Watching TV presente nell'album Amused to Death di Roger Waters (1992)).
  • Il caso Rosenberg viene citato nei romanzi La campana di vetro di Sylvia Plath (1962) e 54 di Wu Ming (2002) e nel romanzo di Joël Dicker La verità sul caso Harry Quebert (2012).
  • Il caso Rosenberg viene citato anche nell'episodio 17 della prima stagione di X-Files
  • Nella ventunesima stagione de I Simpson, Abe afferma che i coniugi Rosenberg appartengono alla loro famiglia.
  • Ethel Rosenberg è uno dei personaggi di Angels in America.
  • Ethel Rosenberg è citata nel romanzo La storia di un matrimonio di Andrew Sean Greer.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d I Rosenberg e la bomba atomica, ilpost.it, 19 giugno 2013. URL consultato il 16 gennaio 2016.
  2. ^ (EN) Atom Spy Couple Sentenced to Die; Aide Gets 30 Years, nytimes.com, 6 aprile 1951. URL consultato il 7 dicembre 2014.
    «L'edizione del 6 aprile 1951 del New York Times che riporta nell'articolo di spalla, la condanna a morte dei coniugi Rosenberg».
  3. ^ R. Meeropol, Quando il governo decise di assassinare mio padre e mia madre, Zambon 2003, p 298
  4. ^ "... affermo che non so se mio padre abbia mai fornito informazioni all'Unione Sovietica. I più veloci (intervistatori) incalzano: "E allora, cosa ne pensa?" rispondo "Penso che non lo so", il loro disappunto è palpabile". (R. Meeropol, Quando il governo decise di assassinare mio padre e mia madre, Zambon 2003, p. 300)
  5. ^ "...ero giunto alla conclusione che i miei genitori furono uccisi non per un qualunque crimine che potessero aver commesso, ma perché erano dei comunisti, che non avrebbero collaborato con l'FBI" (R. Meeropol, Quando il governo decise di assassinare mio padre e mia madre, Zambon 2003, pp. 304-5)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Stefania Maurizi. I segreti di Ted Hall, la spia che aiutò l'URSS. Intervista a Joan Hall, La Stampa (inserto "Tuttoscienze"), 27 agosto 2003 (testo)
  • Giorgio Ferrari, Ombre rosse. Il caso Rosenberg e la Guerra fredda, BookTime, 2010.
  • Robert Meeropol, Quando il governo decise di assassinare mio padre e mia madre, Zambon 2003.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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