Simone de Beauvoir

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Simone de Beauvoir al Café de Flore di Parigi (1950)

Simone Lucie Ernestine Marie Bertrand de Beauvoir, conosciuta come Simone de Beauvoir /si'mɔn də bo'vwaʁ/ (Parigi, 9 gennaio 1908Parigi, 14 aprile 1986), è stata una scrittrice, saggista, filosofa, insegnante e femminista francese. Fu un'esponente dell'esistenzialismo e condivise con Jean-Paul Sartre la vita privata e professionale.

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Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Simone de Beauvoir e Jean-Paul Sartre davanti al Monumento a Balzac di Rodin a Parigi negli anni 1920

Simone de Beauvoir nacque a Parigi alle quattro del mattino del 9 gennaio 1908, figlia di Françoise e Georges, in una famiglia alto-borghese, segnata presto dalla bancarotta del nonno materno Gustave Brasseur. Il triste evento costrinse i genitori di Simone e di Henriette-Hélène, la sorella di due anni più giovane, ad abbandonare l'appartamento del Boulevard Montparnasse per uno più piccolo sito in Rue de Rennes.[1]

Simone e Hélène vissero lunghi anni di disagi e ristrettezze economiche: «usavamo i vestiti fino alla corda, e anche oltre». La famiglia riusciva a stento a rinunciare alle consuetudini borghesi cui era stata abituata: continuarono i soggiorni a Meyrignac dai nonni paterni e a La Grillère presso la zia. Dimostrò sin dall'infanzia una grande passione per la natura. A Meyrignac si avventurava nei campi con Henriette e scopriva con stupore le meraviglie del paesaggio.[2] Altrettanto precoce fu la passione per lo studio. Iscritta al cattolico Istituto Désir, diventò un'allieva esemplare, e decise — fatto allora insolito — di continuare a studiare e di dedicarsi all'insegnamento, allontanandosi allo stesso tempo dalla religione. Qui conobbe Elisabeth Lacoin, detta Zaza, che diventò subito sua grande amica.

Si iscrisse nel 1926 alla Sorbona, laureandosi con una tesi su Leibniz e ottenendo nel 1929 "l'agrégation" (idoneità all'insegnamento riservata ai migliori allievi francesi) in filosofia. Gli anni dell'università coincidono anche con il primo amore: il cugino Jacques Champigneulle. Simone si innamora di lui e al tempo stesso viene introdotta in un nuovo mondo: si appassiona infatti ad autori quali Gide, Radiguet e Proust, interessandosi quindi a una letteratura ribelle e anticonformista. Il cugino spegne però presto i sogni matrimoniali della fanciulla, e si lega a un'altra donna. Simone, ferita nei propri sentimenti, attraversa nell'estate del 1927 un periodo di depressione.[3]

Nel frattempo l'amica Elisabeth Lacoin, detta Zaza, si era fidanzata con un collega di università di Simone: Maurice Merleau-Ponty. Quest'ultimo apparteneva però a una famiglia cattolica della buona borghesia, e dell'unione con Elisabeth nessuno era a conoscenza a La Rochelle, suo luogo di provenienza. Madame Lecoin minacciò di far scoppiare uno scandalo e Merleau-Ponty, impaurito, scappò, lasciando la ragazza sola e disperata. Era l'inverno; la giovane, fuori di sé per il dolore, trascorse una notte al gelo completamente nuda, morendo per la polmonite conseguente.[4]

Simone non perdonò mai Madame Lacoin per l'accaduto.

La scrittura e l'impegno nei movimenti di trasformazione sociale[modifica | modifica wikitesto]

All'università incontra, nel luglio 1929, colui che, senza matrimonio né convivenza, diventerà il compagno della sua vita, il filosofo esistenzialista Jean-Paul Sartre. Sono, questi, gli anni in cui conosce, oltre a Merleau-Ponty, Lévi-Strauss, Raymond Aron, Paul Nizan.

Simone de Beauvoir con Jean-Paul Sartre e Che Guevara nel 1960

Inizia a insegnare nel 1930, prima a Marsiglia, poi a Rouen, infine a Parigi, dove chiuderà la propria carriera di docente nel 1943, licenziata e interdetta a vita dall'insegnamento per corruzione di minore, per una relazione lesbica con una delle sue studentesse.[5][6] La relazione risaliva al 1939, quando la de Beauvoir aveva circa 30 anni e l'amante, Nathalie Sorokin, 17 anni. I genitori della Sorokin denunciarono la scrittrice, che non subì processi penali in quanto l'età del consenso in Francia era (ed è) di quindici anni, ma in quanto insegnante subì un procedimento disciplinare che si concluse con l'espulsione dalla scuola e l'inibizione dall'attività.[7] Nel 1977 sottoscriverà assieme a Sartre, Michel Foucault, Jacques Derrida e Roland Barthes, una petizione indirizzata al Parlamento, chiedendo l'abrogazione di numerosi articoli di legge e la depenalizzazione di qualsiasi rapporto consenziente tra adulti e minori di quindici anni (la cosiddetta Pétitions françaises contre la majorité sexuelle).

Primo piano di Simone de Beauvoir

Molto importanti saranno dal 1930 in poi le sue esperienze di viaggio in vari continenti per la sua formazione intellettuale. Con Sartre compie i suoi primi viaggi, in Spagna, in Italia, in Grecia, in Marocco; nulla sfugge a questi due intellettuali degli eventi culturalmente significativi di questo periodo, si appassionano al cinema e al jazz e vivono con partecipazione i grandi rivolgimenti politici di quegli anni: il nazismo in Germania, la guerra civile spagnola del 1936, la seconda guerra mondiale. Durante la guerra, Simone de Beauvoir rimane a Parigi, occupata dai nazisti, e condivide con Sartre la breve esperienza del gruppo di Resistenza "Socialismo e Libertà". A questa breve esperienza la de Beauvoir affiancò un periodo molto più lungo come direttrice della radio collaborazionista di Vichy, dimostrando, nel tempo, una totale indifferenza (per non dire cinismo) nei confronti della sorte degli ebrei.

Dopo la Liberazione lascia quindi l'insegnamento ed entra a far parte del comitato di redazione della rivista Les Temps Modernes, insieme a Sartre, Leiris, Merleau-Ponty e altri.

Nel 1947 si reca negli Stati Uniti per una serie di conferenze e incontra lo scrittore Nelson Algren, con cui stabilisce un intenso rapporto d'amore. Compie altri viaggi significativi (Brasile, Cuba, Cina, Unione Sovietica) e ritorna molto spesso in Italia con Sartre. Dopo Il secondo sesso (1949), ormai famosa in tutto il mondo, Simone de Beauvoir, per le particolari posizioni assunte come scrittrice e come donna, è oggetto di grande ammirazione ma anche di aspre polemiche. Allo scoppio della guerra di liberazione algerina, prende posizione a favore di questa lotta, cosa che renderà il suo isolamento ancora più pesante.

Il femminismo[modifica | modifica wikitesto]

Simone de Beauvoir è considerata la madre del movimento femminista, nato in occasione della contestazione studentesca del maggio 1968, che seguirà con partecipazione e simpatia.

Gli anni settanta la vedono fervidamente in prima linea in varie cause: la dissidenza sovietica, il conflitto arabo-israeliano, l'aborto, il Cile, la donna (è presidente dell'associazione Choisir e della Lega dei diritti della donna).

Nel 1971 redige il "Manifesto delle 343 puttane" (Manifeste des 343 salopes) firmato appunto da 343 fra intellettuali, attrici, e donne comuni che si autodenunciavano per avere fatto ricorso all'aborto ("Je me suis faite avorter").[8][9] All'epoca era in vigore la legge del 1920 che puniva da 3 mesi a 6 anni chi avesse fatto ricorso all'aborto o avesse procurato aborti. Nel 1943, sotto il regime di Vichy, si erano registrate le ultime due esecuzioni capitali di Marie-Louise Giraud e di Désiré Pioge, condannate per avere procurato aborti.[10]

Nell'ultimo periodo della sua vita, Simone de Beauvoir affronta con coraggio un altro problema sociale, quello della vecchiaia, cui dedica un importante saggio, La terza età (1970).

Lei stessa si descrisse così:

«Di me sono state create due immagini. Sono una pazza, una mezza pazza, un'eccentrica. […] Ho abitudini dissolute; una comunista raccontava, nel '45, che a Rouen da giovane mi aveva vista ballare nuda su delle botti; ho praticato con assiduità tutti i vizi, la mia vita è un continuo carnevale, ecc.
Con i tacchi bassi, i capelli tirati, somiglio ad una patronessa, ad un'istitutrice (nel senso peggiorativo che la destra dà a questa parola), ad un caposquadra dei boy-scout. Passo la mia esistenza fra i libri o a tavolino, tutto cervello. […] Nulla impedisce di conciliare i due ritratti. […] L'essenziale è presentarmi come un'anormale. […]
Il fatto è che sono una scrittrice: una donna scrittrice non è una donna di casa che scrive, ma qualcuno la cui intera esistenza è condizionata dallo scrivere. È una vita che ne vale un'altra: che ha i suoi motivi, il suo ordine, i suoi fini che si possono giudicare stravaganti solo se di essa non si capisce niente.»

(S. de Beauvoir, La forza delle cose, p. 614)

Una vita in due[modifica | modifica wikitesto]

Tomba di Sartre e Simone de Beauvoir

Nel 1981, in seguito alla morte di Sartre, scrisse La cerimonia degli addii (La Cérémonie des adieux), cronaca degli ultimi anni del celebre pensatore.

Simone de Beauvoir morì il 14 aprile 1986 e venne seppellita nel cimitero di Montparnasse di Parigi accanto al suo compagno di vita Jean-Paul Sartre, morto sei anni prima, il 15 aprile 1980. Radicalmente atea come Sartre, ne La Cérémonie des Adieux aveva scritto a riguardo della morte di colui col quale aveva condiviso gran parte della sua esistenza e delle sue idee: «La sua morte ci separa. La mia morte non ci riunirà. È così; è già bello che le nostre vite abbiano potuto essere in sintonia così a lungo».[11]

Molti studiosi si sono interrogati circa il tipo di amore che legasse Jean-Paul a Simone e molte sono state le risposte. Ciò che emerge è soprattutto una grande e reciproca stima intellettuale. Durante il loro lungo sodalizio entrambi hanno comunque avuto costanti rapporti "extraconiugali" in base a un comune accordo, talvolta anche condividendo la stessa amante.[6]

Le opere[modifica | modifica wikitesto]

L'invitata (1943) è il primo romanzo pubblicato da Simone de Beauvoir, quello che la rivelò come scrittrice. Vi è affrontato con coraggio un tema difficile: l'inserimento nell'ambito di una coppia di un terzo personaggio, che ne muta l'intero equilibrio, costringendo ognuno a svelarsi sotto lo sguardo dell'altro. La tematica della responsabilità ritorna nel suo secondo romanzo, Il sangue degli altri (1945): durante la seconda guerra mondiale, nella Francia occupata, coloro che si erano accostati alla Resistenza si erano trovati di fronte a una duplice assunzione di responsabilità: quella di lottare contro l'oppressione nazista e quella di spingere gli altri (spesso le persone più care) a rischiare la vita. Di fronte allo strazio di queste morti, Simone de Beauvoir riafferma che non c'era altra via possibile, e che ognuno è sempre responsabile in prima persona delle proprie scelte, della propria libertà.

Dopo il suo viaggio negli Stati Uniti, pubblica Il secondo sesso (1949), un saggio fondamentale che da un lato fa il punto sulle conoscenze biologiche, psicoanalitiche, storiche, antropologiche esistenti sulla donna, e dall'altro apre la strada a quella discussione radicale sulla condizione femminile che avrebbe caratterizzato i decenni successivi. Il volume riscosse grande successo negli Stati Uniti mentre fu accolto con scandalo in Francia[12] e nel resto d'Europa, tanto da essere messo all'Indice dei libri proibiti[13].

Sono, questi, anni ricchi per la de Beauvoir, che riesce ad affrontare opere di grande respiro con forza e originalità. Nel 1954 esce I Mandarini, con cui vince il premio Goncourt, considerato il suo più bel romanzo. Anche questo volume viene inserito nell'Indice dei libri proibiti[13].

L'autobiografia[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal 1958, si dedica alla sua autobiografia, uscita in quattro volumi: Memorie di una ragazza perbene (1958), L'età forte (1960), La forza delle cose (1963), A conti fatti (1972). È un'opera particolarmente preziosa perché offre, oltre alla storia personale della scrittrice, la diretta testimonianza sull'atmosfera e sul grande dibattito culturale svoltosi in Francia dagli anni trenta fino alla fine degli anni sessanta. Una morte dolcissima (1964) è il racconto intensamente commosso dedicato alla morte della madre. I temi angosciosi della malattia, della vecchiaia e della morte sono quelli che Simone de Beauvoir ha voluto affrontare, una volta di più con grande coraggio, negli ultimi anni della sua vita (La terza età, 1970). Tali autobiografie sono il frutto del suo desiderio di introspezione. In tutti i suoi scritti vi sono rimandi autobiografici, in quanto Simone de Beauvoir ha voluto tradurre il mondo con il linguaggio della propria sensibilità. Lei ha introdotto tale scrittura autobiografica nella cultura francese di quel periodo, in quanto tale stile è sempre stato più prominente nella bibliografia italiana. L'autobiografia è un modo per vivere il proprio passato nel presente.[14]

La cerimonia degli addii[modifica | modifica wikitesto]

La cerimonia degli addii (1981) è l'ultimo suo grande lavoro letterario; Nella prima parte del libro ha ripercorso gli ultimi dieci anni di vita di Sartre, anni difficili a causa dei problemi di salute del compagno, ma comunque pregni dell'interesse per le vicende politiche. Dal 1973 Sartre ha vissuto in condizioni di salute precarie, in quell'anno fu colpito da un ictus, con il passare del tempo ha perso anche l'uso della vista. Descrivendo la morte di Jean-Paul Sarte, avvenuta il 15 aprile 1980, Simone de Beauvoir ha concluso il suo racconto autobiografico. Nella seconda parte del libro vi è un racconto delle conversazioni con Sartre nel periodo dell'estate del 1974, che mettono in risalto il Sartre diviso fra letteratura e filosofia, il suo rapporto con la politica, con le donne, con se stesso e con Dio. Emerge, in questo scritto, anche il rapporto che l'autrice ed il compagno hanno avuto con altri grandi esponenti del pensiero filosofico di quegli anni, soprattutto con Maurice Merleau-Ponty e Albert Camus.[15]

Pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Simone de Beauvoir e Jean-Paul Sartre in Israele (1967)

Il pensiero di Simone de Beauvoir si forma in comunione con quello di Sartre e con il suo esistenzialismo: i due scrittori sono soliti discutere le loro idee così come i loro scritti, e tengono in massima considerazione la reciproca critica. Le opere della scrittrice sono densamente intessute di considerazioni filosofiche ed esistenzialiste comunque personali, rivolte in modo particolare ad approfondire il tema del ruolo e della condizione della donna nella società moderna. La visone che la società ha della donna è distorta, in quanto la donna viene considerata sempre in relazione all'uomo.[16] Ha condannato il matrimonio, affermando che si tratta di un'istituzione perversa, corrosa alle fondamenta, quindi il fallimento di un matrimonio non è colpa degli uomini ma dell'istituzione stessa.[16] Simone de Beauvoir ha, quindi, parlato della condizione della donna, alla luce dell'esistenzialismo; affermando che "L'esistenza precede l'essenza" si può ammettere che "non si nasce donna ma lo si diventa". La scrittrice ha dato un grande contributo alla filosofia dell'esistenzialismo, affermando che l'uomo vive in un'ambiguità ontologica e il modo per realizzarsi è quello di accettare tale ambiguità e non cercare di eliminarla.[17] La filosofia di Heidegger ha avuto una grande influenza sul suo pensiero e ciò è evidente in affermazioni come la seguente: "Esistere è osare gettarsi nel mondo". Fondamentale è stato il rapporto che Simone de Beauvoir ha avuto con il tempo: vivere è esorcizzare il tempo e Il presente è il momento delle scelte e dell'azione; bisogna vivere a pieno la vita, ma non ostinandosi di fronte alle difficoltà.

La libertà è di fatto una condizione di ambiguità, in cui siamo contemporaneamente oggetti e soggetti[18]. Ha sempre conferito una grande importanza al ruolo che ha la riflessione, affermando che la stupidità fa essere felici immotivatamente, quindi bisogna assolutamente combatterla.[19] Si è occupata anche del ruolo della parola, sostenendo che "le parole fissano la verità solo dopo averla assassinata", in quanto lasciano fuggire l'importanza del valore della presenza in essa.[20] Ha affermato, inoltre, che l'uomo si distingue dall'animale perché è in grado di rischiare la vita e non soltanto di darla e per questo il sesso maschile è stato posto sempre in primo piano, a discapito del sesso femminile.[16] Nella sua attività intellettuale hanno ovviamente avuto una notevole rilevanza le sue origini alto-borghesi e la presa di una qualche distanza "politica" da queste in anni successivi, così come l'abbraccio di un certo tipo di socialismo e d'attivismo politico di concerto con Sartre (pur condividendo molti dei principi del comunismo ufficiale i due non vi aderiranno mai completamente per varie ragioni, alcune delle quali si possono evincere ad esempio dalla lettura del romanzo I Mandarini).

Si è sempre schierata contro il sistema dello stato capitalista, infatti ha affermato che il prestigio degli oggetti di valore non è insito in essi, ma è assegnato loro da chi li valuta.[21] Simone de Beauvoir ha affermato l'esistenza di uno stretto legame tra la politica e la morale. Il suo ateismo è ben reso da espressioni come: "Dio è diventato un'idea astratta, che una sera io ho cancellato"[22]. Atea come Sartre, per lei l'ateismo non è disimpegno dalla morale, ma la fondazione di una nuova etica irreligiosa non meno impegnativa e innovativa della coscienza e del costume. Infatti, non vuol dire che tutto è lecito perché Dio non esiste, anzi nulla è lecito se non è giustificato ed è la coscienza a sperimentarsi come unica e sovrana, quindi l'unico a essere responsabile della propria salvezza è il soggetto stesso, in quanto non bisogna mai affidarla a qualcun altro perché la perderemo inesorabilmente.[21] Dal 1970, Simone de Beauvoir ha concepito alcune considerazioni filosofiche per quel che concerne il mondo della vecchiaia, la quale sembra essere un problema poiché si considera, ingiustamente, la giovinezza come il periodo fondamentale della vita; quindi la vecchiaia non è solo un fatto biologico, ma anche culturale.[23]

Cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Romanzi[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte di racconti[modifica | modifica wikitesto]

  • Una donna spezzata (La Femme rompue, 1967), trad. Bruno Fonzi, Einaudi, Torino, 1969
  • Lo spirituale un tempo (Quand prime le spirituel, 1979), trad. Dianella Selvatico Estense, Einaudi, Torino, 1980
  • Malinteso a Mosca (Malentendu à Moscou, 2013), a cura Isabella Mattazzi, Ponte alle Grazie, Milano, 2014 [racconto pubblicato postumo]

Saggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Pirro e Cinea (Pyrrhus et Cinéas, 1944), trad. Andrea Bonomi, in Per una morale dell'ambiguità, Sugar, Milano, 1964
  • Per una morale dell'ambiguità (Pour une morale de l'ambiguïté, 1947), trad. Andrea Bonomi, Garzanti, Milano, 1975
  • L'America giorno per giorno (L'Amérique au jour le jour, 1948), trad. Adriana Dell'Orto, Feltrinelli, Milano, 1955
  • L'Existentialisme et la Sagesse des nations (1948)
  • Il secondo sesso (Le Deuxième Sexe, 1949), trad. Roberto Cantini e Mario Andreose, Il Saggiatore, Milano, 1961, 2 voll.
  • Bruciare Sade? (Faut-il brûler Sade ? - Privilèges, 1955), trad. Giuseppe Grasso, prefazione di Michele Rago, Lucarini, Roma, 1989
  • La lunga marcia (La Longue Marche, 1957), trad. Laura Frausin Guarino, Mondadori, Milano, 2006
  • La terza età (La Vieillesse, 1970), trad. Bruno Fonzi, Einaudi, Torino, 1971
  • Quando tutte le donne del mondo..., a cura di Claude Francis e Fernande Gontier, trad. Vera Dridso e Bianca Garufi, Collana gli Struzzi, Torino, Einaudi, 1982
  • Simone de Beauvoir, The Coming of Age, ww Norton & Co, 1996.
  • Simone de Beauvoir, Theodore Dreiser, Political Writing, University of Illinois Press, 2012.
  • Simone de Beauvoir, Brigitte Bardot and the Lolita Syndrome, Ayer Co Pub, 1976.
  • Simone de Beauvoir, Brigitte Bardot. Dialogo e fotografie, Ghibli, 2015.
  • Simone de Beauvoir, Sulla liberazione della donna, E/O, 2019.
  • Simone de Beauvoir, La donna e la creatività, Mimesis, 2001.
  • Simone de Beauvoir, Gisèle Halimi, Djamila Boupacha, French & European Pubns, 1962.
  • Simone de Beauvoir, Esiste la donna?, Club del libro, 1982.
  • Simone de Beauvoir, Jean-Paul Sartre, Libertà e potere non vanno in coppia, Edizioni Interno4, 2020.
  • Simone de Beauvoir, Storia della letteratura francese, Passerino Luigi.
  • Simone de Beauvoir, Narrare...é già politica, Roma, Nottetempo, 2009.

Memorie[modifica | modifica wikitesto]

  • Memorie d'una ragazza perbene (Mémoires d'une jeune fille rangée, 1958), trad. Bruno Fonzi, Einaudi, Torino, 1960
  • L'età forte (La Force de l'âge, 1960), trad. Bruno Fonzi, Einaudi, Torino, 1961
  • La forza delle cose (La Force des choses, 1963), trad. Bianca Garufi, Einaudi, Torino, 1966
  • Una morte dolcissima (Une mort très douce, 1964), trad. Clara Lusignoli, Collana I Coralli, Einaudi, Torino, 1966
  • A conti fatti (Tout compte fait, 1972), trad. Bruno Fonzi, Einaudi, Torino, 1973
  • La cerimonia degli addii; seguita da Conversazioni con Jean-Paul Sartre, (La cérémonie des adieux suivi de entretiens avec Jean-Paul Sartre, 1981), trad. Elena De Angeli, Einaudi, Torino, 1983, ISBN 978-88-06-05618-6
  • Simone de Beauvoir, Una morte dolcissima, Einaudi, 2015.
  • Simone de Beauvoir, Hard Times: Fource of circumstance, Marlowe & Co, 1994.
  • Simone de Beauvoir, Le inseparabili, Ponte delle Grazie, 2020.

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

  • Le bocche inutili (Les bouches inutiles, 1945), trad. Enza Biagini e Marco Lombardi, Le lettere, Firenze, 2009

Epistolari[modifica | modifica wikitesto]

  • Lettres à Sartre, tome I: 1930-1939, Paris, Gallimard, 1990.
  • Lettres à Sartre, tome II: 1940-1963, Paris, Gallimard, 1990.
  • Lettres à Nelson Algren, traduction de l'anglais par Sylvie Le Bon, 1997.
  • Correspondance croisée avec Jacques-Laurent Bost, 2004.
  • Simone de Beauvoir, A Translatantic Love Affair, The New Press, 1999.

Diari[modifica | modifica wikitesto]

  • Journal de guerre, septembre 1939-janvier 1941, 1990.
  • Cahiers de jeunesse, 1926-1930, 2008.
  • Simone de Beauvoir, Diary of a Philosophy Student: Volume 1, 1926-1927, vol. 1, University of Illinois Press, 2006.
  • Simone de Beauvoir, Diary of a Philosophy Student: Volume 2, 1928-1929, University of Illinois Press, 2019.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ M. Pelz, p. 11.
  2. ^ Mémoires d'une jeune fille rangée, Paris, 1958, p. 115.
  3. ^ M. Pelz, p. 15.
  4. ^ M. Pelz, p. 16.
  5. ^ A. Martin, The Persistence of the ‘Lolita Syndrome’», The New York Times Opinator.
  6. ^ a b Io piccola ebrea, amante di Sartre e Simone, su archiviostorico.corriere.it.
  7. ^ Lying and Nothingness: Struggling with Simone de Beauvoir's Wartime Diary, 1939-1941, su bookslut.com.
  8. ^ De Beauvoir, Le Deuxième sexe, su France Culture.
  9. ^ Manifeste des 343 salopes (JPG), su Nouvel Observateur.
  10. ^ Betty Friedan, La mistica della femminilità [The Feminine Mystique], 1963.
  11. ^ S. de Beauvoir, La Cérémonie des adieux, 1981, p. 159: «Sa mort nous sépare. Ma mort ne nous réunira pas. C'est ainsi; il est déjà beau que nos vies aient pu si longtemps s'accorder».
  12. ^ Simone de Beauvoir, Le deuxième sexe, Radio France Culture (FR)
  13. ^ a b Index Librorum Proibitorum, a cura di Jesús Martínez de Bujanda, Marcella Richter, Université de Sherbrooke. Centre d'études de la Renaissance, 2002, v. Beauvoir p. 116
  14. ^ Alberto Carollo: il blog - Lettura, scrittura e quant'altro. E ci faremo pure i casi miei., su albertocarollo.it.
  15. ^ Simone de Beauvoir, La cerimonia degli addii - Conversazioni con Jean Paul Sartre, Einaudi, 2008..
  16. ^ a b c Simone de Beauvoir, Il secondo sesso, Il Saggiatore, 2016.
  17. ^ Filosofico.net.
  18. ^ Simone de Beauvoir, Per una morale dell'ambiguità, SE, 2019.
  19. ^ Simone de Beauvoir, Memorie d'una ragazza perbene, Einaudi, 2014.
  20. ^ Simone de Beauvoir, La forza delle cose, Torino, Einaudi, 1993.
  21. ^ a b Simone de Beauvoir, L'età forte, Einaudi, 2016.
  22. ^ Da Memorie d'una ragazza perbene.
  23. ^ Simone de Beauvoir, La terza età, 2ª ed., Torino, Einaudi, 2008.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Claude Francis e Fernande Gontier, Simone de Beauvoir, Milano, Bompiani, 1986.
  • (DE) Monika Pelz, Simone de Beauvoir, bFrankfurt am Main, Suhrkamp, 2007.
  • Enza Biagini Sabelli, Simone de Beauvoir, Firenze, La Nuova Italia, 1982.
  • Irène Frain, Beauvoir in Love, Mondadori, 2014.
  • Michèle Le Doeuff, Simone de Beauvoir. La biografia di una vita e di un pensiero. Filosofia, letteratura, politica, Marinotti, 2013.
  • Silvia Lionelli, Dal singolare al plurale. Simone de Beauvoir e l'autobiografia al femminile come percorso di formazione, CLUEB, 2010.
  • Aude Lancelin, Marie Lemonnier, I filosofi e l'amore. L'eros da Socrate a Simone de Beauvoir, Cortina Raffaello, 2008.
  • Elena Colombetti, L'etica smarrita della liberazione. L'eredità di Simone de Beauvoir, 2011, Vita e pensiero.
  • Claudine Monteil, Le sorelle Beauvoir, Castelvecchi, 2016.
  • Mauro Trentadue, Vivere, senza momenti morti. Simone de Beauvoir e l'Esisitenzialismo, Farinaeditore, 2017.
  • Sarah Bakewell, At the Existentialist Cafè: Freedom, Beind and apricot cocktails with Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Albert Camus, Martin Heidegger, Edmund Husserl, Karl Jaspers, Maurice Merleau-Ponty, New York, Altra stampa, 2017.
  • Margherita Simons, Beauvoir and The Second Sex Feminism Race and the Origins of Existentialism, Rowman & Littlefield, 2001.
  • Simone de Beauvoir, Gisèle Halimi, I carnefici, Editori Riuniti, 1962.
  • Alice Schwarzer, After the second sex. Conversations with Simone De Beauvoir, Pantheon, 1984.
  • A. Tristan e A. De Pisan, Due donne nel movimento femminista francese. Prefazione di Simone De Beauvoir, Il Saggiatore, 1978.
  • Jean-Pierre Saccani, Nelson e Simone, Archinto, 1994.
  • Anna Maria Riviello, Ho amato Simone de Beauvoir, Calice, 2013.
  • Nancy Bauer, Simone de Beauvoir, Philosophy, and Feminism, Columbia University Press, 2001.
  • Antonella Cagnolati, La grande avventura di essere me stessa. Una rilettura di Simone de Beauvoir, Aracne, 2010.
  • Lori Jo Marso e Patricia Moynagh, Simone De Beauvoir's Political Thinking, University of Illinois Press, 2006.
  • Axel Madsen, Una vita in comune, Milano, Dall’Oglio, 1977.
  • Bonal Ribowska, Gérard Bonal, Simone De Beauvoir, Seuil, 2001.
  • Joseph Mahon, Existentialism Feminism and Simone de Beauvoir, Palgrave Macmillan, 1997.
  • Silvia Franchini Guaraldi, Un caso di aborto. Il processo Chevalier. Prefazione di Simone de Beauvoir, Einaudi, 1974.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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