Irangate

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Ronald Reagan

L'Iran-Contras affair (noto anche con il nome di Irangate) è lo scandalo politico che nel 1985-1986 coinvolse vari alti funzionari e militari dell'amministrazione del presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, accusati dell'organizzazione di un traffico illegale di armi con l'Iran, su cui vigeva l'embargo.

L'attività aveva lo scopo di facilitare il rilascio di sette ostaggi statunitensi in quel momento nelle mani di Hezbollah (storicamente legato all'Iran) in Libano, e di servirsi del ricavato per finanziare in modo occulto l'opposizione violenta dei Contras al governo rivoluzionario sandinista del Nicaragua, inviso agli USA perché filocomunista.

Lo scandalo minò duramente la credibilità di Reagan, che la recuperò poi con la sottoscrizione dell'accordo INF con Gorbaciov, riuscendo così a concludere il secondo mandato.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

L'Iran, all'epoca impegnato nella guerra contro l'Iraq di Saddam Hussein, pur violentemente antiamericano, era molto sensibile alle offerte di materiale USA, visto che la maggior parte delle sue forze armate erano equipaggiate proprio con veicoli e armi fabbricate negli Stati Uniti, acquistate dallo Shah Mohammed Reza Pahlavi prima della sua cacciata.

L'Iran aveva cercato di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento, rivolgendosi alla Siria (nemica dell'Iraq per la forte rivalità fra Assad e Hussein), la Libia di Gheddafi e la Cina, ma ciononostante i missili anticarro TOW ed i pezzi di ricambio per le batterie antiaeree HAWK erano assolutamente necessari allo sforzo bellico.

Le consegne di armi[modifica | modifica wikitesto]

In un primo momento gli USA non trasferirono direttamente materiale, ma si limitarono a rivelare al governo di Teheran la localizzazione di magazzini segreti di pezzi di ricambio e munizioni che lo Shah aveva fatto installare in sperdute località iraniane, curando che solo alcuni fedelissimi ufficiali (tutti fuggiti durante la rivoluzione) ne conoscessero l'ubicazione.

In seguito, esauriti i "depositi segreti", gli USA si dimostrarono disposti a fornire armi e munizioni ex novo, ma decisero di farlo in maniera segreta e al di fuori del controllo del Congresso (che secondo le leggi deve approvare ogni aiuto militare a potenze estere) in modo da destinare i proventi di tale traffico al sostegno delle operazioni di guerriglia e terrorismo in America Centrale, in particolare ai Contras del Nicaragua. Regista dell'operazione fu il Tenente colonnello Oliver North, con l'approvazione del Viceammiraglio John Poindexter, consigliere nazionale della sicurezza, poi condannato a sei mesi di reclusione.

Il ruolo di Rafsanjani[modifica | modifica wikitesto]

Robert McFarlane si era dimesso il 4 dicembre 1985[1][2] adducendo come motivo che voleva passare più tempo con la sua famiglia[3] ed era stato sostituito dall'ammiraglio John Poindexter[4]. Già il giorno delle dimissioni di McFarlane, Oliver North, un aiutante militare in forza al Consiglio di Sicurezza Nazionale (NSC), propose un nuovo piano per la vendita di armi all'Iran, che comprendeva due modifiche importanti: invece di vendere armi attraverso Israele, la vendita doveva essere diretta, e una parte del ricavato sarebbe andato ai Contras, combattenti paramilitari del Nicaragua che ingaggiavano da tempo una guerriglia contro il governo legittimo di Managua.

Due giorni dopo, Reagan si incontrò con i suoi consiglieri alla Casa Bianca, dove fu discussa una variante al piano originario, sulle transazioni belliche a favore di capi "moderati" dell'esercito iraniano [5]: appena le armi fossero state consegnate da Israele per via aerea, gli ostaggi detenuti da Hezbollah in Libano avrebbero dovuto essere rilasciati. Sebbene fermamente contrastato dal segretario di Stato George Shultz e dal segretario alla difesa Caspar Weinberger, il piano fu autorizzato da Reagan[6] il 7 dicembre 1985 e McFarlane, sia pure ormai a riposo, volò a Londra per incontrare gli israeliani e l'iraniano Ghorbanifar. Ma questi respinse la richiesta di usare la sua influenza per anticipare il rilascio degli ostaggi libanesi prima che avesse luogo la consegna delle armi[7] Alla fine North propose un accordo per 15 milioni di dollari, nel quale l'intermediario Ghorbanifar pretese una percentuale del 41%: Poindexter, sentito solo il suo staff nel NSC e valendosi dell'ampia autorizzazione preventiva di Reagan, autorizzò lo scambio[8] e, nel febbraio 1986, mille missili TOW furono imbarcati per l'Iran[8].

Poiché nessuno degli ostaggi libanesi veniva rilasciato, McFarlane intraprese un altro viaggio all'estero, questa volta a Teheran, portando in dono una bibbia con dedica autografa di Reagan [9][10] e, secondo un agente della CIA di nome Cave, una torta a forma di chiave[9][11] He met directly with Iranian officials associated with Rafsanjani that sought to establish U.S.-Iranian relations in an attempt to free the four remaining hostages.[12] La delegazione statunitense comprendeva McFarlane, North, l'agente Cave, il diplomatico a riposo Teicher, l'israeliano Amiram Nir ed un interprete, tutti con passaporti irlandesi falsi e su di un aereo israeliano che atterrò nella capitale iraniana il 25 maggio 1986.[13]. L'incontro fallì e, beffardamente, alla preghiera del venerdì Rafsanjani dichiarò che la torta la mangiarono le guardie aeroportuali prima di rimandare indietro gli ospiti. In realtà, McFarlane's lamentò di aver incontrato soltanto "dirigenti ufficiali di terzo o quarto livello" e nessun ministro[13]: gli iraniani richiesero il pregiudiziale ritiro di Israele dalle alture del Golan, mentre McFarlane rifiutò di inviare pezzi di ricambio dei missili Hawk missiles fino a quando non fossero stati rilasciati gli ostaggi libanesi[13]; dopo quattro giorni McFarlane tornò a casa senza alcun risultato e consigliò al Presidente di non negoziare più con gli iraniani[14] ma il consiglio non fu seguito[14].

Infatti, da maggio a novembre 1986 ci furono spedizioni ulteriori di armi e pezzi di ricambio. Il Brunei era l'intermediario finanziario della rimessa[15].

Sia le vendite di armi che il finanziamento dei Contras costituiva violazione dell'emendamento Boland[16], votato dal Congresso USA per evitare ingerenze nelle vicende interne degli Stati latinoamericani in guerra civile.

La scoperta[modifica | modifica wikitesto]

Nel novembre del 1986 un giornale libanese rivelò l'esistenza del traffico di armi[17]. Le indagini effettuate mostrarono il collegamento della vendita clandestina con la parallela operazione segreta in Nicaragua[18].

Nel novembre del 1987 una commissione d'inchiesta presieduta dall'ex senatore John Tower emise una dura condanna all'operato del presidente Reagan, non provando con certezza la conoscenza da parte sua dei finanziamenti illegali ai Contras, ma dichiarando che aveva tollerato una situazione di aperta illegalità.

Nel 1992 il Presidente George Bush sr., vicepresidente nel momento dello scandalo e sospettato di essere coinvolto nello stesso, concesse un'amnistia a tutti gli alti ufficiali indiziati o condannati per la questione Iran-Contras.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maldwyn A. Jones, Storia degli Stati Uniti d'America, Milano 2005
  • Marcello Flores, Il secolo mondo. Storia del Novecento, Voll. I-II, Milano, 2004

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Letter Accepting the Resignation of Robert C. McFarlane as Assistant to the President for National Security Affairs, reagan.utexas.edu. URL consultato il 4 dicembre 2012.
  2. ^ United States v. Robert C. McFarlane, Independent Council for Iran/Contra Matters, 1993. URL consultato il 7 giugno 2008.
  3. ^ Reagan, Ronald, An American Life, (1990), p. 509
  4. ^ Understanding the Iran-Contra Affairs, brown.edu.
  5. ^ Reagan, Ronald, An American Life, (1990), p. 510
  6. ^ Reagan, Ronald, An American Life, (1990), p. 512
  7. ^ Kornbluh, Peter & Byrne, Malcolm The Iran-Contra Scandal: A Declassified History, New York: New Press, 1993 page 217.
  8. ^ a b Steve Avery, Irangate: Iran-Contra affair, 1985-1992, U-S-History.com, 2005. URL consultato il 7 giugno 2008.
  9. ^ a b Bernard Gwertzman, MCFARLANE TOOK CAKE AND BIBLE TO TEHERAN, EX-C.I.A. MAN SAYS, in New York Times, 11 gennaio 1987.
  10. ^ Calls President Courageous but Weak : Iranian Exhibits Bible Signed by Reagan, in Los Angeles Times, 28 gennaio 1987.
  11. ^ President's Special Review Board, Report of the President's Special Review Board, Washington, D.C., United States Government Printing Office, 26 febbraio 1987, p. B-100, OCLC 15243889.
  12. ^ Reagan, Ronald, An American Life, (1990), pp. 520-521
  13. ^ a b c Kornbluh, Peter & Byrne, Malcolm The Iran-Contra Scandal: A Declassified History, New York: New Press, 1993 page 249.
  14. ^ a b Kornbluh, Peter & Byrne, Malcolm The Iran-Contra Scandal: A Declassified History, New York: New Press, 1993 page 250.
  15. ^ Iran Contra Hearings; Brunei Regains $10 Million, New York Times, 22 luglio 1987. URL consultato il 28 marzo 2008.
  16. ^ Fisher, Louis, How Tightly Can Congress Draw the Purse Strings?, in American Journal of International Law, vol. 83, nº 4, October 1989, pp. 758–766, DOI:10.2307/2203364, JSTOR 2203364.
  17. ^ The other side of the hill, The Economist (London, England), Saturday, December 6, 1986; pg. 56; Issue 7475.
  18. ^ Michael Binyon. Meese gives more secret evidence. The Times (London, England), Saturday, December 20, 1986; pg. 5; Issue 62646.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]