Commercio delle pellicce

Il commercio delle pellicce indica l’insieme delle attività che riguardano la produzione, la lavorazione e la vendita di pelli e pellicce animali, usate soprattutto per vestiti e accessori.[1] Le pellicce sono state usate fin dall’antichità perché riparano bene dal freddo, ma col tempo il loro utilizzo si è legato alla moda e al lusso.[1] Negli ultimi decenni il settore è finito spesso al centro di discussioni etiche e sociali, legate al trattamento degli animali e alla presenza di materiali sintetici alternativi.[1]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Età antica
[modifica | modifica wikitesto]La storia del commercio delle pellicce è molto antica e si sviluppa su più continenti e in varie epoche. Già nell’antichità popoli come Fenici e Romani praticavano lo scambio di pelli e pellicce come parte integrante delle attività commerciali del tempo, tanto che in epoca romana il commercio delle pelli era un’importante risorsa economica e soggetto a imposte doganali.[2]
Età medievale
[modifica | modifica wikitesto]Nel Medioevo il commercio si ampliò significativamente in Europa. In Italia e in altre regioni si formarono vere e proprie corporazioni di pellicciai e commercianti, mentre città come Venezia divennero centri importanti per la distribuzione di pellicce foderate e guarnite.[2] Le rotte commerciali medievali comprendevano scambi con la Lega anseatica e con altre aree del Nord Europa, in cui pellicce provenienti da regioni come Novgorod venivano vendute in Germania, Inghilterra e Fiandre.[2]
Età vichinga
[modifica | modifica wikitesto]Nell’era vichinga, più o meno dal 793 al 1066, le pelli e le pellicce erano importanti nella vita di tutti i giorni. Servivano per fare vestiti, coperte, tende e anche roba per la casa. Non solo tenevano caldi, ma dicevano anche qualcosa sullo status di chi le aveva. I vichinghi prendevano pelli da animali come pecore, renne, lupi, volpi e orsi. Ogni tipo aveva il suo uso: le pelli di pecora erano morbide e calde, le renne isolavano bene e andavano anche per le tende, i lupi erano resistenti e buoni per mantelli, le volpi erano lussuose e usate per accessori, mentre le pelli d’orso erano rare, pesanti e usate più per cerimonie o per mostrare potere. Il commercio delle pelli era un affare grosso. I vichinghi scambiavano pelli con argento, spezie, tessuti e altre cose. Le rotte arrivavano dalla Scandinavia fino in Europa, Russia e Medio Oriente. Alcune pelli avevano anche significato culturale o rituale, tipo gli orsi simbolo di forza o le volpi per la nobiltà.[3]
Età moderna
[modifica | modifica wikitesto]L’espansione geografica del commercio delle pellicce aumentò in modo drammatico in seguito alla scoperta dell’America. Nel Nord America i commercianti europei, in particolare francesi e inglesi, iniziarono intensi traffici con le popolazioni native per ottenere pellicce pregiate, soprattutto di castoro, molto richieste nei mercati europei per la confezione di cappelli e abiti.[2][4] Una delle istituzioni più rappresentative di questa fase fu la Compagnia della baia di Hudson, fondata nel 1670, che ottenne diritti monopolistici sul commercio delle pellicce nelle regioni attorno alla Baia di Hudson e divenne uno dei principali attori commerciali della regione. La rivalità commerciale tra questa compagnia e altri gruppi, come la North-West Company, segnò gran parte della storia economica nordamericana fino al XIX secolo.[4]
Quasi in contemporanea, l’espansione russa verso est, in Siberia e poi in Alaska, diede luogo a un intenso commercio di pellicce siberiane. I Russi imposero tributi in pellicce alle popolazioni locali e fondarono centri commerciali lungo grandi fiumi e nelle aree più remote, facendo della zona un’altra fonte importante di pellicce altamente richieste in Europa e Asia.[2][5]
Nuova Francia
[modifica | modifica wikitesto]Il commercio delle pellicce fu la principale attività economica della Nuova Francia tra la fine del XVI secolo e il XVIII secolo. Da attività inizialmente secondaria, la tratta delle pellicce divenne col tempo la base dell’economia coloniale, influenzando lo sviluppo del territorio, i rapporti con i popoli indigeni delle Americhe e le politiche della Francia.[6] Prima dell’arrivo stabile dei Francesi, le popolazioni amerindie possedevano già reti commerciali attive. I primi contatti con gli Europei avvennero soprattutto grazie ai pescatori di merluzzo che frequentavano il fiume San Lorenzo. Questi scambi iniziali comprendevano anche le pellicce. Alla fine del XVI secolo la domanda europea aumentò e molte comunità indigene iniziarono a spostarsi verso l’interno del continente per raccogliere pelli destinate al baratto.[6]

All’inizio del XVII secolo, la Corona francese concesse il monopolio del commercio delle pellicce a grandi compagnie. Tra le più importanti vi fu la Compagnia dei Cento Associati, fondata nel 1627. Le compagnie gestivano vaste aree commerciali o singoli posti di scambio, mentre in altre zone venivano rilasciati permessi chiamati congés de traite. Questo sistema creò una forte concentrazione del commercio e limitò la colonizazzione agricola. I principali centri della tratta furono Tadoussac, Québec, Trois-Rivières e in seguito Montréal. Tadoussac, situata alla confluenza del fiume Saguenay e del San Lorenzo, fu a lungo un punto di passaggio obbligato per il commercio delle pellicce provenienti dal Nord.[6] I protagonisti europei del commercio delle pellicce facevano parte della borghesia mercantile coloniale. Molti di loro erano attivi anche in altri settori economici. Tra i personaggi più noti vi furono Jacques Le Ber, Charles Le Moyne, Charles Aubert de La Chesnaye e Marie-Anne Barbel. Alcuni di questi mercanti ricoprirono anche incarichi politici e militari. Ancora oggi, diverse costruzioni storiche in Québec e Montréal testimoniano la loro attivtà.[6]
I popoli amerindi furono i principali fornitori delle pellicce. Gli Innu e i loro alleati controllarono per molto tempo l’accesso a Tadoussac. La competizione per il controllo delle rotte commerciali portò a conflitti tra diverse nazioni indigene, in particolare tra Uroni e Irochesi. Dopo la distruzione della Huronia, i Francesi cambiarono strategia e iniziarono a costruire avamposti commerciali più interni invece di aspettare gli scambi nei grandi centri fluviali . La ricerca di nuove aree di approvvigionamento spinse esploratori e commercianti verso l’interno del continente e la Baia di Hudson. Personaggi come Pierre-Esprit Radisson e Médard Chouart des Groseillers ebbero un ruolo importante in questo processo. La loro attivitá favorì anche la nascita della Compagnia della Baia di Hudson, controllata dagli Inglesi, aumentando la competizione tra Francia e Inghilterra.[6]
Il commercio delle pellicce fu fondamentale per l’economia della Nuova Francia, ma rallentò lo sviluppo agricolo e la colonizzazione. Ebbe anche effetti negativi sulle popolazioni indigene, modificando le strutture sociali, aumentando i conflitti e favorendo la diffusione di malattie.[6]
Età contemporanea
[modifica | modifica wikitesto]Nel corso del XIX secolo, con lo sviluppo degli allevamenti di animali a pelo spesso e la diminuzione della dipendenza dalla caccia selvaggia, la produzione e la commercializzazione delle pellicce cambiarono ancora forma, con mercati come Londra, New York e Lipsia che divennero centri nevralgici per le asteinternazionali. [2]
Filiera
[modifica | modifica wikitesto]Produzione
[modifica | modifica wikitesto]Il commercio delle pellicce si è sviluppato storicamnete in aree caraterizzate da climi freddi e da una fauna adatta alla produzione di pelli pregiate. In una prima fase i principali territori coinvolti furono la Russia, il Canada e gli Stati Uniti dove la presenza di molti animali selvatici rese la caccia la base dell’approvvigionamento delle pelli [1]. La caccia agli animali da pelliccia viene svolta soprattutto nei mesi invernali, quando il mantello è più folto e resitente. Le specie più coinvolte sono castori, volip, ermellini, linci e lontre, che vengono catturati usando trappole di vario tipo [7]. Secondo le associazioni animaliste queste pratiche possono provocare forti sofferenze agli animali, che spesso restano intrappolati per molto tempo prima di essere uccisi [7][8].
Dal XIX secolo alla caccia si è affiancato in modo progessivamente più diffuso l’allevamento industriale di animali da pelliccia, nato inizialmente in Nord America e poi esteso anche in Europa . Questo sistema ha permesso una produzione più continua e su larga scala, riducendo il ricorso esclusivo alla cattura in natura.[1]
Oggi la maggior parte delle pelli pregiate proviene da animali allevati, in particolare visoni, volpi e castori. Gli allevamenti si trovano in diversi paesi, anche se non in modo uniforme: alcuni Stati del Nord Europa, come la Danimarca, sono tra i principali centri di produzione a livello mondiale [1].
Lavorazione
[modifica | modifica wikitesto]Dopo il prelievo dall’animale, le pelli devono essere trattate per evitare che si rovinino e per renderle adatte all’uso industriale e artigianale . Questo insieme di operazioni viene chiamato concia ed è una pratica conosciuta fin dall’antichità, anche se nel tempo sono cambiate le tecniche e i materiali utilizzati a seconda dei luoghi e dei periodi storici . Le prime fasi della lavorazione comprendono la rimozione del grasso e delle impurità presenti sulla pelle. In passato queste operazioni erano svolte a mano, mentre oggi avvengono soprattutto con macchinari industrali [1]. Seguono lavaggi, trattamenti igienici e, per le pelli destinate a diventare cuoio, anche la depilazione, che viene spesso effettuata con procedimenti chimici . La concia vera e propria prevede l’uso di varie sostanze, come allume, sali di cromo, tannini o oli, scelte in base al tipo di pelle e al risultato finale che si vuole ottenere . Questo trattamento serve a rendere la pelle più resistente, flessibile e duratura nel tempo.[1]
Nelle fasi finali le pelli e le pellicce possono essere sottoposte a tintura per cambiarne o rafforzarne il colore e poi tagliate da personale specializzato per la produzione di capi di abbigliamento e accessori [1]. Le attività di lavorazione e di concia hanno anche un impatto ambientale importante, legato soprattutto allo smaltimento dei residui chimici e dei liquami prodotti dalle industrie conciarie [7].
Commercializzazione
[modifica | modifica wikitesto]La commercializzazione consiste nel passaggio del prodotto dai luoghi di origine ai mercati nazionali e internazionali. Le pelli vengono vendute sia grezze sia già conciate, a seconda delle richieste dei compratori e del tipo di utilizzo previsto . Una parte importante degli scambi avviene tramite aste specializzate, dove allevatori e intermediari offrono grandi quantità di pelli a compratori provenienti da diversi paesi. Queste aste si tengono soprattutto in alcune città del Nord Europa e del Nord America, e rappresentano un punto centrale per la definizione dei prezzi di mercato. I prezzi delle pelli possono variare molto in base a diversi fattori, come la qualità, la specie animale, la moda del momento e la disponibilità sul mercato. In certi periodi la domanda cresce rapidamente, mentre in altri cala anche in modo brusco, rendendo il settore piuttosto instabile e soggetto a oscillazioni [1].
Le pelli destinate all’abbigliamento vengono poi acquistate da aziende del settore moda, laboratori artigianali o grandi marchi, che le trasformano in capi finiti come cappotti, giacche e accessori. Una volta pronti, questi prodotti vengono distribuiti attraverso negozi specializzati, boutique o canali di vendita online, con prezzi spesso elevati rispetto ad altri materiali [1].
Normativa
[modifica | modifica wikitesto]L’Unione europea e l’Italia hanno introdotto regole rigide sull’allevamento e sul commercio delle pellicce. In particolare è stata vietata la produzione e la vendita di pellicce ottenute da cani e gatti, considerati animali d’affezione.[8]A livello europeo il regolamento CE n. 1523/2007 ha esteso questo divieto a tutti gli Stati membri, proibendo importazione, esportazione e commercializzazione delle pellicce di cane e gatto.[8] Esiste inoltre una normativa specifica sui prodotti derivati dalla foca, che possono essere venduti solo in casi limitati legati a tradizioni indigene o all’uso personale.[8]
Dibattito etico e sociale
[modifica | modifica wikitesto]Dalla fine del XX secolo si è diffuso nei paesi industrializzati un movimento contrario all’uso delle pellicce animali.[1] Secondo questa posizione, l’uso delle pellicce non sarebbe più necessario per proteggersi dal freddo, dato che esistono materiali sintetici in grado di garantire risultati simili o migliori.[1]Diverse grandi case di moda hanno annunciato l’eliminazione dell’uso delle pellicce animali nelle proprie collezioni, influenzando scelte commerciali e normative.[8]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 Leopoldo Benacchio, Pelli e pellicce, su Treccani - Enciclopedia dei ragazzi, 2006. URL consultato il 17 dicembre 2025.
- 1 2 3 4 5 6 Pelliccia, su Treccani - Enciclopedia Italiana. URL consultato il 17 dicembre 2025.
- ↑ Battle-Merchant, Il significato e l'utilità delle pellicce nell'era vichinga, su Battle-Merchant. URL consultato il 17 dicembre 2025.
- 1 2 Baia di Hudson, su Treccani - Enciclopedia Italiana. URL consultato il 17 dicembre 2025.
- ↑ Siberia, su Treccani - Enciclopedia Italiana. URL consultato il 17 dicembre 2025.
- 1 2 3 4 5 6 Côté.
- 1 2 3 Pellicce – la cattura e allevamento, su OIPA Italia – commercio di pellicce. URL consultato il 17 dicembre 2025.
- 1 2 3 4 5 Linda Bano, Ius in Itinere, 9 maggio 2022, https://iusinitinere.it/il-commercio-delle-pellicce-in-italia-e-nellunione-europea/. URL consultato il 17 dicembre 2025.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto](FR) Hélène Côté, La traite des fourrures en Nouvelle-France (PDF), in Marc St-Hilaire, Alain Roy, Mickaël Augeron, Dominique Guillemet (a cura di), Les traces de la Nouvelle-France, Québec, Les Presses de l'Université Laval, 2008.
Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sul commercio delle pellicce
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- pelli, tratta delle, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
- (EN) fur trade, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
| Controllo di autorità | LCCN (EN) sh85052495 · GND (DE) 4173644-8 · J9U (EN, HE) 987007555562705171 |
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