Colonialismo statunitense

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La bandiera degli Stati Uniti d'America.
Possedimenti americani. In blu quelli stabili, in celeste quelli temporanei

Per colonialismo americano si intende il processo di conquista da parte del governo americano che in un primo momento comporterà l'espansione nel Nord America, principalmente attuato ai danni delle tribù autoctone e del Messico, per poi evolvere su scala globale. Il processo ebbe inizio con l'Indipendenza della nazione statunitense ed è tutt'oggi praticato dagli Stati Uniti d'America.

A giustificare la pratica del colonialismo si fece largo nel 1823 la Dottrina Monroe, che teorizza la supremazia statunitense nel continente americano e mira a porre gli Stati Uniti come guida del continente[1]. La dottrina sarà condivisa e attuata da tutti i governi americani, ad oggi nessun presidente si è mai ufficialmente dissociato da tale dottrina.

Nel dettaglio il colonialismo statunitense comprende due fasi, un primo espansionismo nelle zone limitrofe (1783-1859) e un secondo oltremare su scala globale[2]. Il colonialismo è parte dell'Imperialismo statunitense.

Primo espansionismo (1783-1859)[modifica | modifica wikitesto]

Per primo espansionismo americano si intende la prima fase del colonialismo, esclusivamente focalizzata sulle aree limitrofe alle ex Tredici Colonie. L'espansionismo iniziò non appena gli Stati Uniti raggiunsero l'indipendenza, ufficialmente riconosciuta nel 1783, col Trattato di Parigi. Da subito gli Stati Uniti attuarono infatti una politica estera aggressiva mirata alla sottomissione e alla colonizzazione delle varie comunità degli Indiani d'America, arrivando a commettere un vero e proprio genocidio. Successivamente l'attenzione del governo si spostò sul neonato Messico, al quale strapperà e colonizzerà oltre la metà del territorio nazionale.

Guerre indiane[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerre indiane e Genocidio dei nativi americani.
I resti di un villaggio indiano dopo il passaggio dell'esercito statunitense.

La rivoluzione americana inglobò in realtà due guerre parallele: mentre dal lato est la ribellione era rivolta contro il dominio britannico, quella a ovest fu puramente una "guerra indiana". Appena dopo la proclamazione d'indipendenza gli Stati Uniti erano in competizione con i britannici in un gioco di alleanze con le varie tribù di nativi dislocate a est del fiume Mississippi. L'interesse statunitense verso un'espansione occidentale, il quale si scontrava con l'atteggiamento più pacifico dimostrato dai britannici, non fu comunque la motivazione principale che favorì lo scoppio della guerra. Alcune tribù si unirono alla causa britannica nella speranza di ottenere in cambio un aiuto per arrestare l'espansione statunitense. La rivoluzione americana risultò essere drammaticamente la guerra tra le più distruttive per i popoli dei nativi nella storia degli Stati Uniti.

Le Sei Nazioni sul territorio dei Grandi laghi nel 1720.

Vi furono anche casi nei quali la rivoluzione americana risvegliò una vera e propria guerra civile interna alle singole comunità indiane, come per esempio nella confederazione irochese, nella quale i gruppi non condividevano le stesse simpatie riguardo alla parte dalla quale schierarsi. La confederazione, chiamata anche con il nome di "Sei Nazioni", vedeva gli Oneida e i Tuscarora dalla parte statunitense e gli altri quattro gruppi con gli inglesi. La rivoluzione in conclusione portò gli irochesi a uno scontro intestino che da tempo si era cercato di evitare. Le parti sconfitte (anche le tribù che avevano supportato gli statunitensi) subirono ampie perdite territoriali. La "Corona inglese" comunque aiutò i nativi rimasti senza terra ricompensandoli con la riserva di Grand River in Canada. Anche i Cherokee, come altre tribù, subirono una scissione interna tra un gruppo neutrale (o pro-americano) e uno anti-americano, al quale gli statunitensi si riferirono con il nome di Chickamauga.

La situazione al fronte era realmente tragica e numerose atrocità coinvolsero anche i non combattenti da ambo le fazioni. Nel 1779, nel tentativo di fermare le continue incursioni nella zona nord di New York, venne organizzata la spedizione di Sullivan la quale risultò essere la più grande organizzata fino a quel momento e si concluse con la distruzione di più di quaranta villaggi irochesi. L'effetto desiderato però non si verificò: da quel momento infatti l'azione degli indiani divenne ancora più determinata.

I nativi in seguito rimasero alquanto allibiti nell'apprendere che, dopo il trattato di Parigi del 1783, gli "alleati" britannici cedettero una grande parte del territorio indiano agli statunitensi senza nemmeno dargliene avviso. Gli statunitensi inizialmente trattarono i nativi e il loro territorio come una nazione conquistata ma in seguito questo atteggiamento fu difficile da imporre dato che in realtà l'acquisizione era avvenuta sulla carta e non sul campo di battaglia. Le mire espansionistiche non vennero comunque abbandonate e il nuovo governo statunitense pensò di raggiungere l'obiettivo con una politica basata sull'acquisizione territoriale tramite trattati. I singoli stati e i relativi coloni si trovarono spesso in disaccordo con questo tipo di tattica e quelle che seguirono furono nuovamente scene di guerra.

Guerre chickamauga[modifica | modifica wikitesto]

Le guerre chickamauga furono una serie continua di conflitti che iniziarono con il coinvolgimento dei Cherokee nella rivoluzione americana e si prolungarono fino al tardo 1794. Chickamauga era il nome con il quale venivano identificate le tribù che seguirono il capo-condottiero Dragging Canoe verso sud-ovest nell'area dell'attuale Chattanooga, in Tennessee. I primi luoghi a essere soggetti agli attacchi indiani furono le colonie lungo i fiumi Watauga, Holston e Nolichucky, la vallata di Carter nel nord-est del Tennessee così come altri insediamenti nel Kentucky, in Virginia, in Carolina e in Georgia. La tipologia degli attacchi spaziava dalle piccole incursioni di qualche gruppo di guerrieri a vere e proprie campagne composte da 500 a oltre 1.000 combattenti.

Le campagne condotte da Dragging Canoe e dal suo successore John Watts vennero spesso condotte congiuntamente a quelle del nord-ovest. La risposta armata dei coloni vide la completa distruzione di villaggi cherokee anche in aree pacifiche, senza riportare comunque un elevato numero di perdite da ambo le parti. Le guerre continuarono fino al trattato di Tellico Blockhouse nel 1794.

Guerra indiana del Nord-Ovest[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra indiana del Nord-Ovest].
Rappresentazione della Battaglia di Fallen Timbers.

La cosiddetta ordinanza del Nord-Ovest del 1787 riorganizzò ufficialmente il territorio nord-occidentale in relazione agli insediamenti bianchi, i quali avevano già cominciato a riversarsi nella regione. La resistenza indiana provocò violenti scontri e l'amministrazione del presidente George Washington organizzò delle spedizioni armate atte a sedare le insurrezioni dei nativi. La guerra conseguente, che proseguì praticamente senza soluzione di continuità dopo la rivoluzione, fu detta anche "guerra di Piccola Tartaruga", dal nome del capo miami che fu uno dei protagonisti e vide il consolidarsi di una grande alleanza indiana, formata principalmente, oltre che dagli stessi Miami, da Shawnee, Lenape e Ottawa, che sconfisse le armate condotte dai generali Josiah Harmar e Arthur St. Clair. Questa fu la più grande sconfitta mai inflitta dai nativi agli statunitensi.

Si tentò la via della negoziazione, ma i nuovi confini proposti dalla confederazione condotta dagli Shawnee risultarono inaccettabili per gli statunitensi, i quali inviarono una seconda spedizione condotta questa volta dal generale Anthony Wayne. Aspettando un aiuto britannico che non arrivò mai, i nativi americani vennero sconfitti nella battaglia di Fallen Timbers nel 1794, e l'anno seguente furono obbligati ad accettare il trattato di Greenville, cedendo così i territori corrispondenti all'odierno Ohio e a una parte dell'Indiana agli Stati Uniti.

La guerra di Tecumseh, la guerra anglo-americana del 1812 e la guerra Creek[modifica | modifica wikitesto]

Il leader nativo Tecumseh, promotore di un'unione tra Cherokee, Creek e Choctaw contro gli Stati Uniti.

L'erosione del territorio indiano da parte statunitense crebbe velocemente dopo il trattato di Greenville, tanto da destare un serio allarme nelle comunità amerindie. Nel 1800 William Henry Harrison divenne governatore dell'Indiana e sotto la direzione di Thomas Jefferson diede inizio ad una politica aggressiva avente come scopo l'acquisizione dei diritti sulle terre indiane. La resistenza all'espansione statunitense trovò espressione in due fratelli Shawnee, Tecumseh e Tenskwatawa, i quali si fecero promotori di un'unione tra varie tribù con l'intento di arrestare la vendita di territori da parte dei capi tribù indiani.

Nel 1811, mentre Tecumseh si trovava nel sud cercando di reclutare alleati tra i Creek, i Cherokee e i Choctaw, Harrison attaccò la confederazione dei nativi americani sconfiggendo Tenskwatawa e i suoi seguaci a Tippecanoe. La speranza degli statunitensi, i quali credevano che la recente sconfitta avesse posto fine alla resistenza, fu vanificata dal fatto che Tecumseh optò per un'alleanza con i britannici, che a breve, nel 1812, sarebbero entrati in guerra con gli Stati Uniti.

Esattamente come la rivoluzione, sul fronte occidentale la guerra anglo-americana del 1812 coinvolse pesantemente i nativi. Gli americani risultarono vittoriosi sul fronte ovest e Tecumseh perse la vita per mano dell'esercito di Harrison durante la battaglia del Thames, la quale mise fine alla resistenza nel nord-ovest. Cominciata praticamente senza soluzione di continuità, la guerra creek (1813-1814) nacque come una guerra civile all'interno della nazione omonima e solo in seguito divenne parte del grande scenario di battaglie relative all'espansione statunitense. In seguito, nel 1818, la prima guerra Seminole fu in qualche modo una continuazione della guerra creek ed ebbe come esito l'annessione della Florida da parte degli Stati Uniti nel 1819.

L'Atto di rimozione[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei risvolti delle precedenti guerre fu l'approvazione del cosiddetto Atto di rimozione degli indiani nel 1830, firmato dal presidente Andrew Jackson. Questo atto non previde una reale "rimozione" di alcun nativo ma autorizzò la negoziazione di trattati aventi come obiettivo lo scambio delle terre indiane orientali con quelle statunitense occidentali, recentemente acquisite con l'accordo sulla Louisiana. Ciò che spinse primariamente verso una politica di questo tipo fu il fatto che sia i britannici sia gli spagnoli stavano reclutando e armando dei nativi americani all'interno dei confini statunitensi

Altri atti similari vennero in seguito firmati e la maggior parte dei nativi, seppur pacifici e riluttanti, dovettero accettare con amara rassegnazione i relativi trattati. Ovviamente altri gruppi preferirono una reazione ed entrarono in guerra proprio per fermare l'incremento di questi trattati territoriali generando così due guerre di breve durata (quella Black Hawk del 1832 e quella Creek del 1836) e una invece più lunga e dispendiosa quale fu la seconda guerra seminole (1835-1842).

A ovest del Mississippi (1823 - 1890)[modifica | modifica wikitesto]

Così come a oriente, l'espansione dei coloni nelle grandi pianure e nelle alture occidentali creò dei dissidi con le popolazioni di nativi residenti. Molte tribù, dagli Ute del Gran Bacino ai Nez Perce dell'Idaho, combatterono i bianchi, ma coloro che opposero la resistenza più tenace all'espansione colonica furono i Sioux a nord e gli Apache a sud-ovest. Condotti da capi guerrieri risoluti, come Nuvola Rossa (Red Cloud) o Cavallo Pazzo (Tashunka Witko in lingua dakota), i Sioux erano particolarmente abili nelle battaglie a cavallo; neofiti della vita nelle pianure, provenendo dalla regione dei Grandi Laghi, impararono a domare e a montare i cavalli e da quel momento si mossero verso ovest sconfiggendo ogni tribù incontrata sul proprio cammino diventando così temibili ed esperti guerrieri.

Gli Apache invece praticavano l'arte della guerra prevalentemente in zone desertiche e in presenza di canyon. La loro economia veniva integrata principalmente con delle razzie a scapito dei villaggi vicini.

Il Texas[modifica | modifica wikitesto]

La Comancheria, definita dalla linea rossa.

Negli anni 50 del XVIII secolo i nativi delle grandi pianure arrivarono in Texas e gli scontri con i nuovi arrivati, i coloni europei, non tardarono a svilupparsi. Un gran numero di anglo-americani raggiunsero il Texas intorno al terzo decennio del XIX secolo e da quel momento, per circa cinquant'anni, cominciò una serie di confronti armati che videro opposti principalmente i Texani e i Comanche.

La prima battaglia degna di nota fu quella del cosiddetto massacro di Fort Parker nel 1836, nella quale un gruppo di Comanche, Kiowa, Wichita e Lenape attaccò i coloni stabilitisi nel forte. Nonostante il relativo basso numero di bianchi che persero la vita l'assalto destò una vampata di rabbia generalizzata contro i nativi principalmente dovuta al rapimento durante l'assalto di Cynthia Ann Parker.

La Repubblica del Texas guadagnò la propria sovranità dopo la guerra messicana e il governo, sotto la direzione del presidente Sam Houston, cominciò una nuova politica di cooperazione con i Comanche e i Kiowa. Ironicamente, dato che Houston visse per un periodo con i Cherokee, questi ultimi sembrarono essersi schierati con il Messico per combattere la nuova e inesperta repubblica texana. Ad ogni modo, Houston risolse il conflitto senza ricorrere alle armi, rifiutandosi di credere che i Cherokee avessero potuto attaccare il suo governo.

L'amministrazione di Mirabeau Bonaparte Lamar, che seguì quella di Houston, attuò una politica decisamente differente nel rapporto con i nativi americani. Sotto Lamar la repubblica texana tentò di trasferire i Cherokee più a ovest e riuscì alla fine ad avere la meglio. Una serie di battaglie avvenne in seguito al tentativo di deportare i Comanche e i Kiowa. La prima fu la "battaglia" di Council House dove, durante un colloquio di pace, vennero sequestrati e uccisi, avendo opposto resistenza, alcuni capi Comanche, il che portò anche alla grande incursione del 1840 e alla battaglia di Plum Creek.

L'amministrazione di Lamar rimase famosa per la sua politica costosa e fallimentare: nei quattro anni di gestione i costi per le guerre sostenute superarono le entrate annuali. Seguì un nuovo governo Houston che riprese una politica diplomatica e assicurò al Texas una serie di trattati con tutte le tribù native dell'area, Comanche compresi.

Nel 1846 il Texas si aggregò all'Unione e gli anni che andarono dal 1856 al 1858 furono particolarmente sanguinosi sulla frontiera texana con lo spostamento dei coloni all'interno della terra Comanche, la Comancheria. Gli scontri che posero fine alla vitalità del popolo Comanche furono la Battaglia di Little Robe Creek e la spedizione di Antelope Hills nel 1858, le quali rappresentarono un colpo violento proprio nel cuore della Comancheria.

Le battaglie tra i coloni e i nativi americani continuarono e nel 1860, durante la Battaglia di Pease River, le milizie texane distrussero un campo indiano scoprendo in seguito di aver ricatturato Cynthia Ann Parker, la ragazzina che era stata in precedenza, nel 1836, rapita dai Comanche. Cyntha tornò quindi a vivere con la famiglia Parker ma perse i suoi figli, uno dei quali, Quanah Parker, divenne in seguito un capo tribù e dopo la Prima Battaglia di Adobe Walls dovette arrendersi alla schiacciante superiorità bellica del governo federale e, nel 1875, stabilirsi in una riserva nel sud-ovest dell'Oklahoma.

Le Grandi Pianure[modifica | modifica wikitesto]

Il conflitto tra bianchi e indiani continuò anche durante la guerra di secessione. La guerra di Piccolo Corvo del 1862 (chiamata anche "Rivolta Sioux del 1862") fu il primo grande scontro tra gli Stati Uniti e i Sioux. Dopo sei settimane di battaglie nel territorio del Minnesota, condotte per la maggior parte da capo Tʿaoyate Duta (Piccolo Corvo), si potevano registrare più di 500 morti tra soldati e coloni statunitensi.

Toro Seduto, tra i più celebri esempi della resistenza indiana.

Il numero di Sioux morti nella rivolta rimane non documentato, ma dopo la guerra 303 nativi furono accusati di assassinio e rapina dai tribunali statunitensi e successivamente condannati a morte. Molte di queste condanne vennero commutate, ma il 26 dicembre 1862 a Mankato, in Minnesota, si andò a consumare quella che a oggi rimane la più grande esecuzione di massa nella storia degli Stati Uniti, con l'impiccagione di 38 Sioux.

Nel 1864 invece avvenne una delle battaglie indiane maggiormente degne di infamia, denominata non a caso il Massacro di Sand Creek. Il tutto ebbe inizio quando una milizia locale attaccò un villaggio Cheyenne e Arapaho situato nel sud-est del Colorado e uccise e mutilò indistintamente uomini donne e bambini. Gli indiani di Sand Creek erano stati rassicurati dal governo degli Stati Uniti che avrebbero vissuto tranquillamente nella loro area ma ciò che causò il massacro fu il crescente odio bianco nei confronti dei nativi. I successivi congressi diffusero un appello pubblico contro altri simili carneficine nei confronti degli indiani, ma esso non fece presa nel popolo. Ma il massacro degli Cheyenne di Motavato ("Caldaia Nera") a Sand Creek il 29 novembre 1864 ad opera degli uomini del colonnello Chivington, provocarono reazioni di vendetta, e Coda Chiazzata, coadiuvato principalmente dallo Sichangu Nomkahpa ("Due Colpi") e dall'Oglala Palani Wicakte ("Uccisore-di-Pawnee"), ma anche dall'Hunkpapa Tatanka Yotanka ("Toro Seduto"), scatenò i Teton lungo il Platte River,assediando e distruggendo Julesburg, nel Colorado, il 7 gennaio 1865[senza fonte] e attaccando sanguinosamente le truppe statunitensi nel territorio, affidate prima al gen. Robert B. Mitchell e poi al gen. Patrick E. Connor. Le trattative iniziate a Fort Laramie nella primavera 1866 si conclusero con la stipulazione del Trattato di Laramie del 27 giugno 1866.

Nel 1875 l'ultima vera guerra sioux scoppiò quando la corsa all'oro nel Dakota arrivò alle Black Hills (Colline Nere), territorio sacro per i nativi americani. L'esercitò statunitense non precluse ai minatori l'accesso alle zone di caccia Sioux, e inoltre quando venne chiamato ad attaccare delle bande indiane che stavano cacciando nella prateria, come loro concesso dai precedenti trattati, rispose immediatamente. Nel 1876 dopo vari incontri non conclusivi, il Generale George Armstrong Custer trovò l'accampamento principale dei Lakota (altro nome dei Sioux occidentali) e dei loro alleati vicino al fiume Little Bighorn. Nella battaglia che prende il nome da questo fiume, Custer e i suoi uomini, i quali erano divisi dal resto della truppa, furono tutti uccisi dai nativi americani che vantavano una netta superiorità numerica nonché un vantaggio tattico dovuto alla precipitazione del generale statunitense.

Più tardi, nel 1890, nella riserva settentrionale dei Lakota, a Wounded Knee nel Dakota del Sud, il rituale della danza degli spiriti portò l'esercito a tentare di sottomettere i Lakota Durante l'assalto vennero uccisi più di 300 nativi americani, per la maggior parte anziani, donne e bambini. Tuttavia, già molto prima di questo evento erano già state eliminate le basi per la sussistenza sociale delle tribù delle Grandi Pianure, con lo sterminio quasi completo dei bisonti negli anni 80, dovuto a una caccia indiscriminata.

Il sud-ovest[modifica | modifica wikitesto]

I conflitti in quest'area spaziarono dal 1846 al 1895. Essi coinvolsero tutte le tribù indiane, ad eccezione dei Pueblo, e per la maggior parte dei casi furono una continuazione della precedente guerra d'indipendenza messicana. Per vari decenni comunque le tribù indiane rimasero coinvolte sia nei commerci sia nelle battaglie con i vari coloni stranieri finché il territorio del sud-ovest, comprendente gli attuali Colorado, California, Utah, Nevada, Wyoming e Nuovo Messico, venne conquistato dagli Stati Uniti a scapito dei messicani tra il 1848 e il 1850. Sebbene le guerre Navajo e Apache siano le più conosciute, non furono le uniche. La più grande campagna statunitense nel sud-ovest coinvolse 5.000 soldati e costrinse, nel 1886, Geronimo e la sua banda di Apache ad arrendersi.

Guerra messicano-statunitense[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra Messico-Stati Uniti.
Mappa che indica il confine messicano-statunitense prima e dopo il conflitto.

Le alte tensioni tra i due governi date da alcune dispute riguardanti la Repubblica del Texas e le ingerenze americane nel territorio messicano sfociarono in una sanguinosa guerra che interessò i due stati tra il 1846 e il 1848. Il governo americano, capeggiato dal presidente James Knox Polk, invase e vinse il Messico guidato dal generale Antonio López de Santa Ana. Col Trattato di Guadalupe Hidalgo del 2 febbraio 1848, venne accorpato agli USA un territorio totale di 1,36 milioni di km quadrati, ossia oltre il 55% dell'allora territorio nazionale messicano, corrispondente agli attuali California, Nevada, Utah, Arizona, Nuovo Messico, Colorado, Wyoming e Texas, che infatti sono tutt'oggi forti di una vasta comunità messicana, oltre che aventi nomi di città e località quasi sempre in spagnolo, un esempio su tutti le celeberrime città di Los Angeles, Las Vegas, San Francisco, San Diego e El Paso.

Secondo espansionismo (1859-presente)[modifica | modifica wikitesto]

I territori direttamente amministrati dagli USA nella storia.
La presenza militare americana nel mondo al 2007, in blu gli stati che ospitano oltre 1.000 soldati americani, in azzurro gli stati che ospitano tra le 100 e le 1.000 unità e in arancione gli Stati che concedono agli Stati Uniti il libero uso delle strutture militari nazionali.

Si parla di secondo espansionismo americano a partire dal 1859, anno in cui fu colonizzato l'Atollo di Midway, che divenne il primo possedimento d'oltremare sotto amministrazione statunitense. Unica eccezione è la Liberia, sotto influenza americana già dal 1816, ma che sarà sempre amministrata dalla American Colonization Society, una società privata, e mai dal governo statunitense.

Africa[modifica | modifica wikitesto]

Per via del commercio di schiavi l'Africa rappresentò da sempre un importante interesse per gli Stati Uniti.

Liberia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia della Liberia.

Nel 1816 la American Colonization Society si insediò sulla costa occidentale africana, fondando la Liberia. Il territorio africano sarà amministrato dalla American Colonization Society fino alla bancarotta di quest'ultima, che avvenne nel 1847. Per evitare di accorparsi eccessivi problemi economici il governo americano preferì non annettersi la Liberia, che divenne così formalmente indipendente, anche se vincolata nei fatti agli Stati Uniti.

Il governo americano continuerà a influenzare pesantemente la politica liberiana, ciò comportò nel secondo dopoguerra l'isolamento della Liberia dalle altre nazioni africane che stavano in quel periodo conducendo lotte anti imperialiste. Servendosi del dittatore William Tubman si condusse una forte campagna anticomunista volta a soffocare le iniziative anti imperialiste liberiane.

America del Nord[modifica | modifica wikitesto]

Alaska[modifica | modifica wikitesto]

Le zone costiere dell'Alaska erano sotto l'orbita dell'Impero russo già dal 1784, tuttavia non erano ritenute dallo zar una risorsa così necessaria, era infatti molto più interessato a un eventuale insediamento russo in California, progetto che naufragò negli anni '10 del XIX secolo. Col naufragare del progetto, l'interesse russo per la colonizzazione dell'America declinò progressivamente, fino ad arrivare al 1867, dove si avviarono trattative per vendere l'Alaska agli Stati Uniti.

L'Alaska divenne una colonia americana per una cifra di 7.200.000 $, (l'equivalente moderno di circa 200 milioni di dollari). L'acquisto, passato alla storia con il nome di Alaska Purchase, fu gestito dal segretario di Stato William H. Seward e venne ratificato dal Senato degli Stati Uniti il 9 aprile 1867. Il fatto non entusiasmò particolarmente l'opinione pubblica statunitense di allora, che considerava l'Alaska un territorio inospitale e del tutto inutile (venne soprannominata "Follia di Seward" e "Ghiacciaia di Seward"). L'opinione comune dell'Alaska mutò drasticamente nel 1898, quando venne scoperto l'oro: questo fatto provocò una vera e propria invasione di cercatori d'oro promossa dal governo, che poté finalmente guadagnare dal notevole investimento fatto.

L'Alaska rimase ufficialmente una colonia fino al 7 luglio 1958, quando il presidente Eisenhower firmò l'Alaska Statehood Act che rese l'Alaska uno Stato degli USA a tutti gli effetti, entrando nell'Unione come il 49º stato il 3 gennaio 1959.

Hawaii[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia delle Hawaii.
La regina Liliʻuokalani, ultimo sovrano delle Hawaii.

Il Regno delle Hawaii, scoperto nel 1778 dall'ammiraglio inglese James Cook, fu fin da subito particolarmente ostile alla colonizzazione straniera, tant'è che gli inglesi non riuscirono mai a insediarsi e colonizzare effettivamente l'arcipelago, che rimase per tanto solamente un protettorato. Il persistere dei sovrani e del popolo avaiano nell'osteggiare l'Imperialismo finì per scoraggiare il governo britannico, che nel 1876 cedette il protettorato agli Stati Uniti.

Il governo americano iniziò da subito una grande opera di colonizzazione, analogamente a quella in Alaska e nell'Ovest. Giunsero così nelle Hawaii molti immigrati, soprattutto americani, ma anche europei, che acquistarono grandi proprietà agricole e cominciarono la coltivazione della canna da zucchero. All'immigrazione dei coloni seguirono le ondate di immigrazione volte all'importazione di lavoratori per i campi di canna da zucchero, fra cui principalmente cinesi, giapponesi, abitanti delle Azzorre, filippini, e coreani.

Nel 1893 un colpo di stato attuato dai latifondisti pose fine al Regno delle Hawaii , deponendo l'ultima regina Liliʻuokalani, che divenne simbolo della resistenza antimperialista. I latifondisti richiesero agli Stati Uniti che le Hawaii diventassero una colonia americana e non un semplice protettorato, il che avrebbe giovato loro per alcune questioni economiche legate ai dazi sullo zucchero. Inaspettatamente gli Stati Uniti fecero un passo indietro, rifiutando la proposta degli agrari, che si videro così costretti a fondare la Repubblica delle Hawaii, protettorato americano.

Nel 1898 il governo della Repubblica delle Hawaii offrì nuovamente la sua adesione agli Stati Uniti. Questa volta l'offerta fu accettata, le isole diventarono il Territorio delle Hawaii.

Le Hawaii rimasero colonia statunitense fino al 1959, quando divennero il 50° stato degli Stati Uniti.

America Latina[modifica | modifica wikitesto]

Le "Guerre della banana"[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerre della banana.
Una vignetta satirica che simboleggia lo strapotere americano nei Caraibi e in Centro America.

La locuzione Guerre della banana (en: Banana Wars) indica una serie di occupazioni, azioni di polizia e interventi militari attuati dagli Stati Uniti nel Centroamerica e nei Caraibi tra il XIX secolo e la prima metà del XX. L'inizio di tali conflitti è individuato nello scoppio della guerra ispano-americana nel 1898.[3] Tra il conflitto con la Spagna ed il 1934, gli Stati Uniti condussero una serie di operazioni ed occupazioni militari in Cuba, Porto Rico, Panama, Honduras, Nicaragua, Messico, Haiti, Repubblica Dominicana e Venezuela. Questa stagione di conflitti imperialistici terminò nel 1934, col ritiro delle truppe statunitensi da Haiti e l'inizio della politica del buon vicinato (en: Good Neighbor Policy) del Presidente Franklin D. Roosevelt.

Ad oggi Porto Rico e le Isole Vergini Americane risultano ancora a tutti gli effetti colonie americane, sicchè gli oltre 3 milioni di abitanti caraibici non hanno nemmeno il diritto di votare alle presidenziali e non hanno rappresentanza nel Congresso americano[4].

Cuba[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia di Cuba.
Fidel Castro, Huber Matos e Camilo Cienfuegos entrano all'Avana dopo il trionfo della Rivoluzione l'8 gennaio del 1959. Simbolo della fine dell'influenza americana su Cuba.
Josè Martì, eroe cubano morto nel 1895 durante la guerra contro la Spagna. Aveva previsto l'intromissione americana nell'indipendenza cubana.


Nel corso del '800, a poco a poco, cominciò a crearsi a Cuba l'insofferenza verso il governo spagnolo e il desiderio di una maggiore autonomia. Si ebbero così alla fine del secolo due importanti conflitti: la Guerra dei dieci anni (1868-1878) e la Piccola guerra (1879-1880), che furono insurrezioni popolari armate represse nel sangue. Le insurrezioni erano guidate dall'intellettuale José Martí, conosciuto come il "Padre della patria". Martí in una lettera al suo amico Gonzalo de Quesada, scritta il 14 dicembre 1889, mise in guardia sulla possibilità di un intervento statunitense: "Sulla nostra terra, Gonzalo, grava un altro piano più tenebroso della Spagna […]: il diabolico piano americano di forzare l'isola, di farla piombare nella guerra per avere il pretesto per intervenirvi e con il credito di mediatore e garante, tenersela per sé".

Intervento che di fatto avvenne, durante il terzo conflitto ispano-cubano, la cosiddetta Guerra Necessaria (1895-1898). Gli Stati Uniti entrarono nel conflitto nel 1898 dando inizio alla Guerra ispano-americana. Cuba funse proprio da teatro per il casus belli che causerà poi l'intervento statunitense. Il 15 febbraio 1898 si teneva all'Avana una grande festa con invitati tutti gli ufficiali della marina americana, a sorvegliare la nave corazzata "Maine" rimasero solo i soldati semplici e l'equipaggio. All'improvviso una misteriosa esplosione causò la morte di tutte e 255 le persone presenti sulla corazzata in quel momento, che affondò. L'opinione pubblica americana, fomentata dalla stampa al grido di "Remember the Maine! To Hell with Spain!" (it: "Ricordate il Maine! All'inferno con la Spagna!") pretese l'intervento a favore dei ribelli nella terza guerra, che era già in atto da due anni, per vendicare il supposto "affronto". Gli spagnoli cercarono invano di cooperare al fine di raccogliere gli elementi che provassero la loro estraneità all'accaduto, ma gli Stati Uniti rifiutarono l'aiuto, il capitano William T. Sampson concluse che la detonazione era stata causata da una mina e che il governo spagnolo era il responsabile. Tra le ipotesi fatte per spiegare l'esplosione ci fu anche una attribuzione agli americani stessi del sabotaggio, perché fornisse una scusante all'intervento statunitense a Cuba.

Gli Stati Uniti vinsero in tempi molto brevi e con perdite relativamente basse, tanto che la guerra venne definita Splendid little war (it: "Breve splendida guerra"). Con l'armistizio del 12 agosto iniziò il Protettorato americano di Cuba, amministrato mediante un governo militare sino al 1902. Dal 1902 Cuba, seppur formalmente indipendente, rimase economicamente vincolata agli Stati Uniti, che si servirono anche della dittatura di Batista per amministrare l'isola.

Cuba riuscirà ad ottenere la piena sovranità e indipendenza solo con la Rivoluzione cubana di Fidel Castro nel 1959. Tutt'oggi gli Stati Uniti possiedono un territorio a Cuba di circa 120 km quadrati, la Baia di Guantanamo, dove sorge la celeberrima prigione e la base militare. Il governo cubano chiede lo smantellamento di Guantanamo, ma è puntualmente disatteso da Stati Uniti e comunità internazionale. La situazione ha ispirato anche la canzone popolare amatissima dai cubani Guantanamera.

Porto Rico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia di Porto Rico.
Pedro Abizu Campos nel 1936, principale leader indipendentista portoricano.


Il 25 luglio 1898, con lo scoppio della Guerra ispano-americana, Porto Rico fu invasa dagli Stati Uniti d'America con uno sbarco a Guánica. Con il trattato di Parigi del 1898 divenne anch'esso colonia sotto il regime militare statunitense con i funzionari statali, incluso il governatore, nominati direttamente dal presidente degli Stati Uniti. Nel 1917, la Legge Jones-Shafroth approvata dal Congresso americano garantiva ai cittadini portoricani la nazionalità statunitense, in modo che essi potessero essere arruolati come soldati nella Prima guerra mondiale. Dopo la guerra una serie di catastrofi naturali e la grande depressione impoverirono l'isola. Alcuni leader politici pretesero dei cambiamenti e tra questi spiccò Pedro Albizu Campos che capeggiò un importante movimento nazionale a favore dell'indipendenza: il Partito Nazionalista Portoricano, fortemente osteggiato dalle autorità americane.

Nel 1947 si arrivò a una sorta di compromesso tra Stati Uniti e il popolo portoricano, il governo americano stabilì che il governatore di Porto Rico potesse essere eletto dal popolo e non dal governo americano. Nel 1948 Luis Muñoz Marín divenne il primo governatore di Porto Rico ad essere eletto dal popolo. Tuttavia il popolo portoricano era ancora ostile alla dominazione americana.

Il 1º novembre 1950 due nazionalisti portoricani, Griselio Torresola e Oscar Collazo, tentarono di assassinare il presidente Truman. Il governo americano si vide così costretto a concedere ai portoricani una sorta di costituzione. Tutt'oggi gli Stati Uniti non intendono concedere l'indipendenza a Porto Rico.

Panama[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia di Panama.
La Zona del Canale di Panama, colonia degli Stat Uniti nei periodi 1903-1979 e 1989-1999.
Omar Torrijos, il Líder Máximo della Rivoluzione panamense morto in circostanze misteriose in un incidente aereo nel 1981.

Nel 1821 il Vicereame della Nuova Granada, dopo anni di sanguinose lotte proclamò la propria indipendenza dalla Spagna e costituì la Grande Colombia guidata dall'eroico libertadór Simón Bolívar. Quando nel 1830 cadde il governo bolivariano la Colombia cominciò a essere vittima dell'Imperialismo straniero, in special modo di quello statunitense. Tra il 1850 e il 1855, venne infatti costruita la prima ferrovia transcontinentale americana, che interessava l'area di Panama, la Panama Railway.

Il territorio circostante la Città di Panama non aveva mai avuto una propria giurisdizione, in quanto è sempre stato parte della Colombia. Il progetto di una Repubblica di Panama fu infatti costruito artificiosamente dal governo statunitense in accordo con l'alta borghesia locale per strappare la zona al governo latinoamericano e insediarvisi. Nel 1903 il presidente statunitense Roosevelt dichiarò la volontà di aprire un canale nell'area di Panama che collegasse l'Oceano Atlantico al Pacifico e dichiarò che sarebbero dovuti essere gli Stati Uniti ad amministrare il punto d'elevatissima importanza economica e strategica. In seguito al rifiuto da parte della Colombia di concedere la gestione a un consorzio americano, gli Stati Uniti inviarono nel territorio un'armata che conquistò facilmente l'area interessata. Lo stesso 3 novembre 1903, la Repubblica di Panama dichiarò la propria indipendenza dalla Colombia, gli Stati Uniti, primo stato a riconoscere la nuova repubblica, inviarono l'esercito a difenderne gli interessi economici legati al canale.

Nel dicembre del 1903, i rappresentanti della nuova repubblica firmarono il Trattato Hay-Bunau Varilla con gli Stati Uniti, che riconobbe la piena sovranità americana sulla Zona del Canale di Panama. La Zona del Canale divenne così una colonia americana.

Anche se gli Stati Uniti amministravano direttamente solo la Zona del Canale la loro influenza sarà sempre estesa a tutto il Panama. Nel 1968 ebbe luogo la Rivoluzione panamense guidata dal Partito Rivoluzionario Democratico di Omar Torrijos, che riuscì ad assumere un forte ruolo di potere e scalzare il dominio statunitense da Panama. Con i Trattati Torrijos-Carter nel 1979 Panama rientrò in possesso del canale e acquisì piena sovranità. Torrijos morì in circostanze misteriose in un incidente aereo nel 1981[5].

Dopo la morte di Torrijos, il potere passò nelle mani del generale Manuel Noriega, precedentemente a capo della polizia segreta panamense ed ex-informatore della CIA. Quando però fu chiaro che Noriega non intendeva abbandonare il progetto di Torrijos gli Stati Uniti rivolsero a Noriega l'accusa di traffico di droga internazionale e nel 1989 26.000 soldati americani invasero Panama per rovesciarlo. Poche ore dopo l'invasione, in una cerimonia che ebbe luogo all'interno di una base militare statunitense Guillermo Endara prestò giuramento come nuovo presidente di Panama. Endara concesse temporaneamente la gestione del Canale agli Stati Uniti[6].

In ottemperanza ai trattati Torrijos-Carter, gli Stati Uniti hanno restituito tutto il territorio del Canale a Panama solamente nel 1999, ma si sono riservati il diritto di intervenire militarmente nell'interesse della "sicurezza nazionale".

Haiti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia di Haiti.
La localizzazione di Haiti in Centro America.

Dopo il riconoscimento dell'indipendenza dalla Francia, avvenuto nel 1825, Haiti visse un lungo periodo caratterizzato da disordini spesso fomentati dai vari imperialismi ad opera di Francia e Germania. A partire dal 1891 anche diverse corporation statunitensi di diversi settori (soprattutto agrario, portuale, infrastrutturale e finanziario) misero gli occhi sulla realtà di Haiti, iniziando a costruire porti e ponti. A partire dal 1908 venne avviata anche la costruzione e amministrazione americana di ferrovie e vennero espropriati terreni ai contadini per riconvertirli in piantagioni di banane di proprietà di aziende americane. Nel 1910, la banca statunitense National City acquisì una quota significativa della Banca della Repubblica di Haiti, ottenendo di fatto il monopolio economico della nazione.

La Prima guerra mondiale rappresentò un fattore determinante per la colonizzazione americana di Haiti, in quanto la comunità di origine tedesca esercitava un potere economico dominante nell'isola, la maggior parte del commercio marittimo era detenuto da tedeschi, che erano spesso alleati con le ricche famiglie mulatte locali. Gli Stati Uniti, usando come escamotage il conflitto mondiale poterono occupare militarmente Haiti nel 1915, quando i tedeschi erano internazionalmente riconosciuti come il nemico. All'occupazione militare si opposero i ribelli "caco" guidati da Rosalvo Bobo, fortemente anti imperialista. Il presidente americano Wilson inviò seduta stante i marines nella capitale Port-Au-Prince. Sbarcarono sull'isola e la conquistarono in sei settimane. Gli Stati Uniti posero al comando il presidente Philippe Sudre Dartiguenave che legittimò lo sfruttamento americano di Haiti. Gli Stati Uniti ottennero il diritto di veto sulle decisioni del governo di Haiti, i marines presero servizio nelle province, il 40% delle entrate del governo passarono sotto il controllo diretto degli Stati Uniti, l'esercito haitiano fu sciolto in favore di una forza di polizia destinata a mantenere l'ordine controllata da ufficiali statunitensi. L'occupazione statunitense, particolarmente violenta e razzista, disseminò un forte malcontento tra la popolazione. La rabbia generò anche un nuovo orgoglio razziale, che si espresse attraverso una nuova generazione di storici, di scrittori (come Jacques Rumain) e di artisti. Nel 1918 gli Stati Uniti reintrodussero persino il sistema di sfruttamento medioevale delle corvée, la reazione popolare fu violenta. Alla fine dell'anno il Paese fu in uno stato di insurrezione generale. I contadini armati "caco" arrivarono a contare oltre 40 000 unità e, guidati da Carlo Magno Peralte, occuparono Port-au-Prince nell'ottobre 1919. Ci vollero due anni perché i Marines sedassero la ribellione.

In seguito alla brutalità di questa repressione davanti all'opinione pubblica e senza più la giustificazione della guerra contro la Germania, gli Stati Uniti, inviarono nel 1921 una commissione d'inchiesta del Senato statunitense. Nel 1922, approfittando dell'elezione di un altro presidente Louis Borno, gli USA fornirono ad Haiti un aiuto politico ed economico in cambio del perseguire dell'occupazione. S'installa allora, quella che l'opposizione definisce, la doppia dittatura di Louis Borno e dell'alto commissario, il generale John Russel.

Gli haitiani mantennero una forte ostilità verso l'occupazione statunitense, che non esitò ad usare le armi. Nel 1929, la catastrofica Crisi del '29 provocò nuovi disordini sociali e in dicembre, dei contadini si scontrarono duramente con i Marines. Con gli Stati Uniti piegati dalla crisi, il presidente Hoover propose al Congresso di ritirarsi da Haiti. Vedendo che la situazione non migliorava si procedette in tale senso e le truppe statunitense lasciarono Haiti nel 1934. Gli Stati Uniti tuttavia mantennero il controllo doganale della nazione caraibica fino al 1946.

Repubblica Dominicana[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia della Repubblica Dominicana.
Vignetta satirica del 1906 che rappresenta come il Corollario Roosvelt e la Dottrina Monroe "proteggano" la Repubblica Domenicana dall'imperialismo europeo.

Dopo decenni di instabilità provocate in parte anche dagli imperialismi stranieri, nel 1904, con la nazione sull'orlo di un'ennesima ribellione, Francia, Germania, Italia e Paesi Bassi inviarono navi da guerra verso Santo Domingo per tutelare più efficacemente i loro interessi. Per anticipare l'intervento militare europeo, il presidente degli Stati Uniti Theodore Roosevelt, grazie all'aggiunta del Corollario Roosevelt alla Dottrina Monroe, legittimò che gli Stati Uniti si assumessero la responsabilità di garantire che tutte le nazioni dell'America Latina rispettassero i loro obblighi finanziari. Nel gennaio 1905, in virtù del Corollario, gli Stati Uniti assunsero l'amministrazione delle dogane della Repubblica Dominicana, dando inizio al protettorato, nello stesso anno il Dollaro statunitense sostituì il peso domenicano[7].

Nel 1913 il leader nazionalista Horacio Vásquez tornò dall'esilio a Porto Rico per guidare una nuova ribellione. Nel giugno 1914, il presidente americano Woodrow Wilson emise allora un ultimatum affinché Vàsquez mettesse fine alle ostilità e accettassero un nuovo presidente, altrimenti gli Stati Uniti ne avrebbero imposto uno. Dopo la presidenza provvisoria di Ramón Báez, Jimenes fu eletto in ottobre e presto dovette affrontare le nuove richieste, tra cui la nomina di un direttore dei lavori pubblici e consulente finanziario statunitense e la creazione di una nuova forza militare comandata da ufficiali del Congresso Nazionale degli Stati Uniti. Rifiutate le richieste gli Stati Uniti rovesciarono Jimenes e occuparono Haiti nel luglio 1915, con la minaccia implicita che la Repubblica Dominicana potesse essere stata la prossima. Il ministro della Guerra di Jimenes, Desiderio Arias, organizzò un colpo di stato nell'aprile 1916, fornendo agli Stati Uniti un pretesto per occupare la Repubblica Dominicana.

L'occupazione statunitense fu particolarmente dura, e diversi importanti leader politici dominicani finirono per essere imprigionati o esiliati. Nel 1920, le autorità statunitensi promulgarono il Land Registry Act, che smantellò i terreni pubblici ed espropriò le terre a tutti i contadini espropriati, riassegnandoli a importanti cooperative private. Nel sud-est, i contadini diseredati formarono vere e proprie bande armate, chiamate Gavilleros, intraprendendo una guerriglia che durò per tutta l'occupazione americana. Tuttavia, le rivalità tra i vari gavilleros spesso li hanno portati a combattersi tra loro e persino a cooperare con le autorità di occupazione. Inoltre, gli scismi culturali tra i contadini e gli abitanti delle città impedirono ai guerriglieri di cooperare con il movimento nazionalista della borghesia. L'eredità principale dell'occupazione statunitense nella Repubblica Domenicana è stata la creazione di un Corpo di Polizia Nazionale vincolato agli Stati Uniti, utilizzato dai marines per combattere i guerriglieri, e in seguito, il principale veicolo per la presa al potere del futuro dittatore Rafael Leónidas Trujillo nel 1930. Nelle elezioni presidenziali del 1920 negli Stati Uniti, il candidato repubblicano Warren Harding criticò l'occupazione e promise un eventuale ritiro dagli Stati Uniti dall'isola, che avvenne sotto la sua presidenza, nel 1924.

Nicaragua[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia del Nicaragua e Occupazione statunitense del Nicaragua.
La Costa dei Mosquitos, al centro di un contenzioso internazionale.

Il Nicaragua divenne una nazione indipendente a partire dal 1838, quando avvenne la scissione dalla Repubblica Federale del Centro America, si aprì dunque una lunga e difficile stagione di sottomissione ai gioghi imperialistici delle principali potenze mondiali. L'interesse principale riguardava la Costa dei Mosquito, ovvero la costa atlantica nicaraguense, per la quale vennero coinvolti Regno Unito, Spagna, Stati Uniti e Austria in dispute armate e diplomatiche. In questo clima di lotte avvenne nel 1894 la prima ingerenza militare degli USA, che occuparono la città di Bluefields dal 6 luglio al 7 agosto, ponendo definitivamente il Nicaragua sotto la propria sfera d'influenza.

Il leader rivoluzionario Augusto César Sandino, simbolo della resistenza agli Stati Uniti ed eroe nazionale nicaraguense.

Si aprirono sotto l'influenza statunitense i progetti per la realizzazione di un Canale in Nicaragua che collegasse Atlantico e Pacifico (che verrà realizzato in Panama). Nel 1909 gli Stati Uniti fornirono sostegno economico ai conservatori per attuare un colpo di stato, in cambio della concessione dell'ipotetico Canale del Nicaragua. Dopo che 500 golpisti (tra cui due statunitensi) vennero giustiziati dal governo iniziò l'invasione militare del Nicaragua da parte della marina. Gli USA giustificarono l'intervento sostenendo "la protezione di vite e proprietà statunitensi". Il Nicaragua rimase occupato e amministrato dagli Stati Uniti fino al 1933.

Dal 1927 al 1933, il carismatico rivoluzionario comunista Augusto César Sandino guidò una sostenuta guerriglia contro il regime conservatore e contro gli Stati Uniti, riuscendo nell'impresa di cacciare gli americani dal Nicaragua. Tuttavia, quando gli statunitensi lasciarono il Paese, organizzarono la Guardia Nacional de Nicaragua, una forza combinata militare e di polizia, addestrata ed equipaggiata dal governo americano concepita per tutelare gli interessi statunitensi, con a capo Anastasio Somoza García. Grazie al supporto statunitense Somoza sbaragliò Sandino, assassinato da ufficiali della Guardia Nacional nel febbraio 1934, in piena violazione di un accordo di salvacondotto. Si avviò così la dittatura filo statunitense della famiglia Somoza, che durò fino al 1979, con l'appoggio del Partito Conservatore e il Partito Liberale.

Veracruz (Messico)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Rivoluzione messicana e Occupazione statunitense di Veracruz.
21 aprile 1914, il sergente John H. Quick issa la bandiera americana a Veracruz, simbolo dell'inizio dell'amministrazione statunitense.

La Rivoluzione messicana fu un sanguinosissimo conflitto che interessò il Messico dal 1910 al 1920, con la componente rivoluzionaria decisa a rovesciare il dittatore filoamericano Porfirio Diaz. Preoccupato per il possibile instaurarsi di un governo a stampo socialista guidato dai rivoluzionari Pancho Villa e Emiliano Zapata, il governo americano inviò subito un corpo di spedizione in difesa di Diaz. In seguito a un incidente diplomatico avvenuto nel 1914, passato poi alla storia come Caso Tampico, gli Stati Uniti osteggiarono lo stesso governo messicano di Diaz. Per rispondere con fermezza e per demarcare la sottomissione del Messico agli USA, venne occupata militarmente l'area di Veracruz, che rimase territorio americano per oltre 7 mesi. Al termine dell'amministrazione di Veracruz, gli Stati Uniti si rischierarono al fianco di Diaz, restandovi fino alla fine della Rivoluzione. Proprio alla luce di questi fatti, per aver resistito alla dura occupazione americana, la città di Veracruz verrà insigita dell'epiteto di "Cuatro veces Héroica" (it "Quattro volte eroica")[8].

Asia[modifica | modifica wikitesto]

Filippine[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia delle Filippine, Rivoluzione filippina e Guerra filippino-americana.
La bandiera dei rivoluzionari filippini.

Sulla fine dell'800 l'Impero spagnolo era in forte declino, aveva già visto l'indipendenza di quasi la totalità delle sue colonie, sotto la Spagna rimanevano solo Cuba, Porto Rico, Filippine, Guam e Marocco spagnolo. Accodandosi alla Seconda guerra d'indipendenza cubana (1895-1898), la Rivoluzione filippina contro la Spagna ebbe inizio nel mese di aprile del 1896 e culminò due anni più tardi con una proclamazione di indipendenza e la costituzione della Prima Repubblica Filippina.

Nell'aprile del 1898, mentre Seconda guerra d'indipendenza cubana e Rivoluzione filippina erano ancora in atto, gli Stati Uniti approfittarono dell'incidente diplomatico nato dall'affondamento del Maine per dichiarare guerra alla Spagna, dando inizio alla Guerra ispano-americana. In soli quattro mesi l'armata americana sbaragliò l'esercito spagnolo, ponendo fine al conflitto.

Il Trattato di Parigi del 1898, infatti, non sancì l'indipendenza di Cuba, Porto Rico, Guam e Filippine, ma sancì il loro passaggio agli Stati Uniti.

L'accordo non venne ovviamente accettato dal neonato Governo filippino, che dopo l'arrivo a Manila di una flotta statunitense, il 2 giugno 1899, dichiarò guerra agli Stati Uniti. La Guerra filippino-americana causò ingenti perdite umane ai filippini. Il leader filippino Emilio Aguinaldo fu catturato nel 1901 e il Governo degli Stati Uniti dichiarò il conflitto ufficialmente concluso nel 1902. I leader filippini, per la maggior parte, dichiararono fedeltà agli statunitensi, ma la guerriglia continuò fino al 1913.

Durante l'occupazione giapponese delle isole nel teatro della Seconda guerra mondiale le Filippine ebbero un certo grado di autonomia, arrivando a costituire la Seconda Repubblica filippina (1942-1945), che sarà poi riaccorpata agli Stati Uniti dopo la fine del conflitto. L'indipendenza dagli Stati Uniti fu concessa nel 1946.

Guam[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guam.

L'isola del Pacifico, scoperta da Magellano, fu dichiarata possedimento della Spagna nel 1565 e battezzata col nome di San Juan, che verrà storpiato in Guam dagli abitanti del posto. La posizione geografica convertì da subito l'isola in un importante possedimento strategico, crocevia dei traffici commerciali tra Filippine e Messico.

In seguito alla Guerra ispano-americana (1898) e con il Trattato di Parigi del 1898 la Spagna fu costretta a cedere Guam agli Stati Uniti d'America.

Durante la seconda guerra mondiale Guam fu attaccata e invasa dai giapponesi nel dicembre 1941. L'isola venne incorporata nel Mandato del Pacifico meridionale; la Commissione per la Ridenominazione delle Aree Occupate la ribattezzò Ōmiyatō -cioè Isola del Grande Tempio- . Gli Stati Uniti ne ritornarono in possesso con la battaglia di Guam nel 1944.

L'Organic Act del 1950 istituì Guam come territorio non incorporato degli Stati Uniti, a tutti effetti una colonia, seppur garantendo autonomie amministrative[9].

Samoa americane[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Samoa Americane.

Le isole della Samoa furono scoperte per la prima volta dall'olandese Jakob Roggeveen nel 1722, anche se non vennero mai colonizzate da alcuna potenza europea.

Nel 1899 le isole furono divise fra la Germania e gli Stati Uniti nella Convenzione tripartita. Il porto di Pago Pago fu utilizzato da navi americane in rotta per il Pacifico per il rifornimento di carburante, inizialmente soprattutto carbone, e anche dalla marina degli Stati Uniti per la sua posizione strategica.

Le Samoa ricoprirono un importante ruolo durante la seconda guerra mondiale per l'attacco al Giappone, l'arcipelago ospitò un notevole contingente di Marines, che arrivarono ad eccedere la popolazione locale.

Al momento le Samoa Americane sono ancora a tutti gli effetti colonia statunitense.

Oceania[modifica | modifica wikitesto]

Territorio fiduciario delle Isole del Pacifico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Territorio fiduciario delle Isole del Pacifico.


Nel 1945, al termine della Seconda guerra mondiale gli Alleati si spartirono ciò che rimaneva dell'Impero Giapponese, agli Stati Uniti, tra le altre concessioni spettò l'amministrazione del Territorio fiduciario delle Isole del Pacifico (attuali Isole Marshall, Micronesia, Palau e Marianne Settentrionali). Tra il 1986 e il 1994 le varie nazioni del Territorio del Pacifico raggiunsero l'indipendenza, a eccezione delle Marianne Settentrionali, tutt'oggi colonie americane.

La Dottrina Monroe[10][modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Dottrina Monroe.
James Monroe, presidente degli Stati Uniti per due mandati consecutivi, dal 1817 al 1825.

La Dottrina Monroe prende il nome da James Monroe, 5° presidente degli USA. La sua presidenza venne ribattezzata come «era del buon accordo», dato che fu fondamentale per porre le basi della potenza americana a livello geopolitico. Sotto la sua presidenza fu combattuta la prima guerra contro gli indiani seminole (1817-18), si giunse all’acquisizione della Florida dalla Spagna (1819), fu data con il Compromesso del Missouri (1820) una sistemazione temporanea al dissidio tra gli Stati schiavisti e non furono riconosciute legittime le nuove Repubbliche dell’America Latina (1822).

A legittimare tutte le azioni aggressive in politica estera nacque, nel 1823, la cosiddetta Dottrina Monroe, in base alla quale si affermava che gli USA non avrebbero tollerato per l’avvenire alcun tentativo delle potenze europee di fondare colonie nel continente americano e che eventuali ingerenze dei governi europei nel continente sarebbero state considerate dagli USA come una minaccia alla loro sicurezza e alla pace, in cambio gli USA si sarebbero a loro volta astenuti dall’intervenire nelle questioni europee. Di fatto, la Dottrina Monroe sotto intendeva una illegittima rivendicazione da parte degli Stati Uniti di tutto il continente americano. Erano state poste, così, le premesse per affermare l’egemonia statunitense sull’intero continente.

Rimasta ignorata per circa un ventennio, alla Dottrina di Monroe si richiamò il presidente J.K. Polk nel 1845, con l’annessione agli USA del Texas, da allora sarà prassi comune basare la politica estera sulla Dottrina. Col passare degli anni e l'espandersi degli USA alla Dottrina venne data un’interpretazione sempre più estensiva, grazie al cosiddetto Corollario Roosevelt (1904), la Dottrina Monroe si trasformò da diffida rivolta alle potenze europee in teorizzazione dell’intervento statunitense nell’intero emisfero occidentale, giustificandone così la politica imperialistica. Il Corollario stabiliva che, in caso di violazione degli obblighi internazionali da parte di un qualsiasi Stato di Nord, Centro o Sud America (specie in materia di debiti con l’estero), sarebbe spettato agli USA esercitare un potere di polizia internazionale. Abbandonata nel suo aspetto isolazionista con l’ingresso nel primo conflitto mondiale, la Dottrina Monroe riprese vigore quando il Senato statunitense non ratificò l’adesione al patto della Società delle Nazioni (1920). Dopo la Seconda guerra mondiale, pur in assenza di richiami espliciti da parte di Washington, alla Dottrina, intesa in senso lato, sono stati ricondotti alcuni aspetti della politica degli USA in America Latina (interventi militari nella Repubblica dominicana, 1965; a Grenada, 1983; a Panamá, 1989). Ufficialmente nessun governo statunitense si è mai dissociato dalla Dottrina Monroe[11].

Possedimenti principali[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Monroe, James, su Treccani.
  2. ^ Joe C. Dixon, The American military and the Far East - Proceedings of the Ninth Military History Symposium United States Air Force Academy 1-3 October 1980, Diane Publishing, 1980.
  3. ^ (EN) Lester D. Langley, The Banana Wars : United States Intervention in the Caribbean, 1898-1934, 2001, pp.3, ISBN 978-0-8420-5047-0.
  4. ^ Puerto Rico - The debate over political status, Britannica.
  5. ^ InStoria - L'invasione statunitense di Panama, su www.instoria.it. URL consultato il 30 luglio 2020.
  6. ^ Nicoletta Manuzzato, Trent’anni fa, il sangue di Panama, su www.altrenotizie.org. URL consultato il 30 luglio 2020.
  7. ^ B. Calder, The Impact of Intervention in the Dominican Republic, 1916-1924, Austin, Texas, University of Texas Press, 1984, p. 24.
  8. ^ Veracruz ha sido reconocido como una ciudad 4 veces heroica, aquí las razones para esa distinción
  9. ^ Rogers, Robert F., Destiny's landfall : a history of Guam, University of Hawaii Press, 1995, ISBN 0-585-36225-4, OCLC 47010038. URL consultato il 24 luglio 2020.
  10. ^ Monroe, James in "Dizionario di Storia", su www.treccani.it. URL consultato il 9 agosto 2020.
  11. ^ (ES) A. Serrano Mancilla e S. Romano, La nunca abandonada doctrina Monroe, El Paìs, 24 aprile 2017.