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Michail Gorbačëv

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Michail Gorbačëv
Михаил Горбачёв
RIAN archive 359290 Mikhail Gorbachev.jpg

Presidente dell'URSS
Durata mandato 15 marzo 1990 –
25 dicembre 1991
Predecessore Carica creata
Successore Carica abolita

Presidente del Praesidium del Soviet supremo dell'URSS
Durata mandato 1º ottobre 1988 –
25 maggio 1989
Predecessore Andrej Gromyko
Successore Carica abolita

Presidente del Soviet supremo dell'URSS
Durata mandato 25 maggio 1989 –
15 marzo 1990
Predecessore Carica creata
Successore Anatolij Luk'janov

Segretario generale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica
Durata mandato 11 marzo 1985 –
24 agosto 1991
Predecessore Konstantin Černenko
Successore Carica abolita

Dati generali
Partito politico PCUS
Alma mater Università statale di Mosca
Firma Firma di Michail GorbačëvМихаил Горбачёв
Medaglia del Premio Nobel Premio Nobel per la pace 1990

Michail Sergeevič Gorbačëv, spesso traslitterato anche come Mikhail Gorbachev o Gorbaciov (in russo: Михаил Сергеевич Горбачёв? ascolta[?·info], [mʲixaˈilˠ sʲiᵊrˈgʲejɪvʲiʨ gʌrbəˈʨof]; Privol'noe, 2 marzo 1931), è un politico sovietico, dal 1992 russo. Ultimo segretario generale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica dal 1985 al 1991, fu propugnatore dei processi di riforma legati alla perestrojka e alla glasnost', e protagonista nella catena di eventi che portarono alla dissoluzione dell'URSS e alla riunificazione della Germania. Artefice, con la sua politica, della fine della guerra fredda, fu insignito nel 1989 della Medaglia Otto Hahn per la Pace e, nel 1990, del Nobel per la pace. Attualmente è l'unico ex-segretario del PCUS ancora vivente.

Cursus honorum all'interno del PCUS[modifica | modifica wikitesto]

Gorbačëv in visita ad un allevamento di maiali a Golßen, nella RDT nel 1966

Si diploma e viene ammesso alla facoltà di legge dell'Università Statale di Mosca dove ebbe, tra i compagni di studi, il ceco Zdenek Mlynar [1]. Si laurea nel 1955 e prosegue gli studi per corrispondenza, ottenendo una seconda laurea (nel 1967) in economia agraria presso l'Università di Stavropol. In questo periodo si iscrive al Partito Comunista dell'Unione Sovietica e incontra la futura moglie Raisa Titarenko, con la quale vivrà dal settembre 1953 al settembre 1999 e dalla quale avrà la loro unica figlia Irina Michailovna Virganskaja nel 1957.

Tornato nella città natale, gli viene offerto un incarico nell'associazione giovanile Komsomol. Nel 1970 ha inizio la sua carriera politica con l'elezione a Primo Segretario del Comitato del Partito nel Territorio di Stavropol. Si riconosce nel gruppo facente capo al membro del Politburo Fëdor Davydovič Kulakov, che sostituisce come responsabile del comitato centrale per l'agricoltura; quando Kulakov è stroncato da un infarto nel 1978, entra nel Politburo come membro supplente.

Nel 1979 si trasferisce a Mosca e fa squadra con l'altro membro supplente di tendenza riformista, Pëtr Mironovič Mašerov, ma, dopo la morte di costui in incidente stradale, tocca a lui la promozione a membro titolare del Politburo del Comitato Centrale del PCUS[2], ricevendo il patronato da Jurij Andropov (capo del KGB e nativo di Stavropol)[3], che sormonta l'obiezione sulla sua giovane età[4].

In questo periodo le sue posizioni all'interno del PCUS generano più occasioni di viaggi all'estero, che divengono sempre più frequenti e influenzano sempre più profondamente il suo punto di vista politico e sociale riguardo alla guida del Paese. Nel 1975 aveva già condotto una delegazione nella Repubblica federale di Germania; nel 1983 guidò una delegazione sovietica in Canada per incontrare il Primo ministro Pierre Trudeau e alcuni membri della Camera dei Comuni canadese[5].

Jurij Andropov, prima della sua morte (avvenuta nel 1984)[6], lo indicò alla guida del Partito, ma la successione di Konstantin Černenko gli garantì solo[7] un posto di grande rilievo nella gerarchia[8], che apparve da subito quello di un vero e proprio delfino[9].

Il 13 giugno 1984 partecipò come delegato sovietico ai funerali a Roma del segretario del Partito Comunista Italiano Enrico Berlinguer; dopo una lunga preparazione[10], nel novembre successivo fu annunciato il suo viaggio inglese[11], che ebbe luogo il 16 dicembre 1984[12], quando si recò[13] nel Regno Unito per incontrare il Primo ministro Margaret Thatcher[14].

Fu alla morte di Konstantin Černenko che Michail Gorbačëv (all'età di 54 anni) venne eletto Segretario Generale del PCUS, la carica più alta nella gerarchia di partito e del Paese: era l'11 marzo 1985[15].

Segreteria generale e Presidenza dell'URSS[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1985[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1985, Gorbachev annunciò che l'economia sovietica era stagnante e che una riorganizzazione era necessaria[16]. Inizialmente, le sue riforme furono chiamate uskoréniye (accelerazione), ma dopo i termini glásnost (liberalizzazione, apertura, trasparenza), e perestroika (ricostruzione) diventarono molto più popolari.

La cosiddetta "Generazione Komsomol" - che nell'era di Leonid Brézhnev esprimeva amministratori di mentalità tecnocratica, ostili alla prosecuzione della stagnazione economica - si rivelò l'uditorio più ricettivo per Gorbachev ed il vivaio di molti uomini d'affari e politici postcomunisti, specialmente nelle repubbliche baltiche.

Gorbachev propose un "programma di riforma"[17] che si approvò nelle sessioni di aprile 1985 del Comitato Centrale[18]. In maggio pronunciò un discorso in Leningrado, patrocinando riforme più generalizzate[19].

Le riforme incominciarono con la rinnovazione di alte cariche, mediante la sostituzione di Andréi Gromyko per Eduard Shevardnadze come ministro degli esteri. Gromyko, disprezzato come 'Signor Nyet' nell'Occidente, aveva servito per ventotto anni come ministro degli esteri ed era considerato di "idee antiquate." Robert D. English osservò che, nonostante l'inesperienza diplomatica di Shevardnadze, Gorbachev "condivide con lui una visione" oltre all'esperienza nella gestione di una regione agricola dell'Unione Sovietica (Georgia), cosa che significava che ambedue possedevano deboli vincoli col complesso industriale-militare[20].

Il primo grande programma di cambiamenti introdotto da Gorbachev fu la lotta al consumo dell'alcool di 1985, che fu progettata per lottare contro la diffusione dell'alcolismo nell'Unione Sovietica. Si regolarono i prezzi della vodka, il vino e la birra e si limitarono le vendite. Le persone che erano sorprese in stato di ubriachezza nei suoi lavori o in pubblico erano processate. Si proibì il consumo di bevande alcoliche nei treni di lunga distanza e nei posti pubblici, così come si censurarono le scene di consumo di alcolici nei film. Tuttavia, questa riforma non ebbe un effetto significativo nell'alcolismo del paese, ma economicamente fu un duro colpo per le entrate dovute alla diffusione dell'alcolismo nell'Unione Sovietica (la produzione di bevande alcoliche migrò verso il mercato nero).

Nel 1986[modifica | modifica wikitesto]

La sua politica di riforme decollò con l'approvazione, durante il ventisettesimo congresso del PCUS (nel mese di febbraio del 1986), della Glasnost', della Perestrojka e dell’Uskorenie (accelerazione dello sviluppo economico).

I nuovi princìpi strategici porteranno alla fine della Guerra Fredda, arrestando la corsa agli armamenti tra USA e URSS e diminuendo grandemente il rischio di un conflitto nucleare.

Gorbačëv incontra Ronald Reagan

L'11 ottobre 1986, infatti, Gorbačëv ed il presidente statunitense Ronald Reagan si incontrano a Reykjavík per discutere la riduzione degli arsenali nucleari installati in Europa. Tutto ciò condurrà, nel 1987 alla firma del Trattato INF sulla eliminazione delle armi nucleari a raggio intermedio in Europa.

Nel 1987[modifica | modifica wikitesto]

Il Plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica del gennaio 1987 vide la cristallizzazione delle riforme politiche di Gorbačëv, comprese le proposte di ammettere una pluralità di candidati per le elezioni e la nomina di persone esterne al Partito in incarichi nel Governo.

In quello stesso anno, il 28 maggio (il giorno della Festa delle Guardie di Frontiera), nella Piazza Rossa di Mosca, fra sgomento dei passanti, atterrò un aeroplano sportivo pilotato dal diciannovenne cittadino della RFT Mathias Rust. Rust era decollato da Amburgo, e dopo un breve scalo a Helsinki, doveva proseguire alla volta di Stoccolma. In seguito però egli aveva cambiato rotta dirigendosi verso il territorio sovietico. Subito dopo aver varcato la frontiera e poi, mentre avanzava sulla rotta per Mosca, più volte era stato intercettato dai radar e avvicinato da caccia sovietici, i quali però non avevano ricevuto alcun ordine di reagire. Neppure il sistema automatico della difesa contraerea della capitale aveva funzionato poiché proprio quel giorno esso era stato messo fuori servizio per dei lavori di manutenzione. Che un giovane della Germania Occidentale fosse riuscito a volare in un aereo da turismo Cessna 172 fino a Mosca, attraversando le frontiere sovietiche senza essere scoperto ed atterrando vicino alla Piazza Rossa, screditò massicciamente i militari sovietici: Gorbačëv ne approfittò per imporre grandi cambiamenti di personale, cominciando dal vertice, dove nominò Dmitrij Timofeevič Jazov come ministro di Difesa.

Le riforme economiche occuparono gran parte del resto del 1987. In giugno si approvò una nuova legge che concedeva alle imprese più indipendenza ed in novembre Gorbačëv pubblicò un libro intitolata Perestroika: New Thinking for Our Country and the World (Perestroika: un nuovo pensiero per il nostro paese ed il mondo), dove delucidava le sue principali idee per la riforma. Nonostante ciò, contemporaneamente aumentava l'acredine personale e professionale tra Gorbachev e Boris Yeltsin: questi fu sostituito come Primo Segretario del Partito di Mosca, dopo avere criticato Gorbachev ed altri durante il Plenum di ottobre. Nello stesso anno furono ufficialmente riabilitati molti degli oppositori di Stalin, in proporzioni ben maggiori della prima destalinizzazione del 1956.

Nel 1988[modifica | modifica wikitesto]

L'anno 1988 vide l'introduzione della glásnost mediante nuove libertà individuali ai cittadini, come una maggiore libertà di espressione e libertà di religione. Questo fu un cambiamento radicale, poiché il controllo della parola e la repressione delle critiche da parte del governo era stato - fino ad allora - una parte centrale del sistema sovietico. La stampa diventò molto meno controllata e migliaia di prigionieri politici e dissidenti furono messi in libertà.

La meta di Gorbačëv nella realizzazione della glásnost fu di mettere sotto pressione i conservatori dentro il PCUS, che si opponevano alle sue politiche di ristrutturazione economica: ciò fu fatto da Gorbačëv con la speranza che, attraverso differenti gamme di apertura, dibattito e partecipazione, il paese sovietico appoggiasse le sue iniziative di riforma. Allo stesso tempo, Gorbačëv aprì sé stesso e le sue riforme alle critiche nell'opinione pubblica, come si evidenzia in una lettera di Nina Andréyeva - di critiche alle sue riforme - pubblicata nell'edizione di marzo di Sovétskaya Rossíya. Queste critiche si sarebbero moltiplicate, alla fine degli anni 1980, quando diventarono palesi la scarsità di prodotti basilari e delle forniture, giunte a livelli tipici dei tempi di guerra.

La Legge delle Cooperative - promulgata nel maggio 1988 - fu forse la più radicale delle riforme economiche durante la prima parte dell'era di Gorbačëv. Per la prima volta dalla Nuova Politica Economica di Vladímir Lenin, la legge permetteva la proprietà privata delle imprese di servizi, nell'industria manifatturiera ed in settori del commercio esterno. Inizialmente, la legge imponeva alte imposte e restrizioni di impiego, ma questi elementi furono rivisti, più tardi, per non scoraggiare l'attività del settore privato. In virtù di questa disposizione, le cooperative, i ristoranti, i negozi ed i fabbricanti di manifatture si trasformarono, trasformando in parte la scena economica sovietica. Va segnalato che alcune delle Repubbliche Socialiste Sovietiche ignorarono queste restrizioni; in Estonia alle cooperative fu permesso di servire pienamente alle necessità dei visitatori stranieri e lo stabilimento di joint ventures con imprese straniere.

Nel giugno 1988, nella XIX Conferenza del Partito Comunista dell'Unione Sovietica, Gorbačëv iniziò radicali riforme destinate a ridurre il controllo dell'apparato governativo sulle attività private. Propose un nuovo modello di governance nella forma di un sistema presidenziale, con un nuovo elemento legislativo che si sarebbe denominato Congresso dei Deputati del Popolo dell'Unione Sovietica.

Nel settembre del 1988 Gorbačëv assunse anche la carica di capo dello Stato mandando in pensione Andrej Gromyko.

In politica estera, Gorbačëv, insieme al suo ministro degli esteri Eduard Ševardnadze, conseguì anche il ritiro delle truppe sovietiche dall'Afghanistan, messo in pratica dopo la stipula degli Accordi di Ginevra (1988). Gorbačëv - in vari viaggi nei paesi del patto di Varsavia - annunciava la fine della dottrina Brežnev, che avrebbe permesso alle nazioni del Blocco orientale di tornare alla democrazia[21].

Nel 1989[modifica | modifica wikitesto]

Le elezioni per il Congresso dei Deputati del Popolo dell'Unione Sovietica si celebrarono in marzo ed aprile 1989. Nelle elezioni, furono sconfitti molti candidati del Partito. Inoltre, Borís Yeltsin fu scelto per Mosca e ritornò alla vita politica per trasformarsi nel principale critico di Gorbačëv.

Il Congresso si riunì per la prima volta il 25 maggio. Il suo primo compito fu l'elezione dei rappresentanti del Congresso a sedersi nel Soviet Supremo. Nonostante la sua elezione a Presidente, il Congresso portò problemi per Gorbačëv, poiché le sue sessioni furono teletrasmesse, generando più visibilità nelle critiche al potere ed una domanda popolare di una riforma ancora più rapida.

Il resto del 1989 fu marcato dalla caduta del muro di Berlino e dalle questioni nazionali, che tornavano ad essere sempre di più problematiche. Malgrado la distensione internazionale[22] raggiungesse livelli senza precedenti - con la ritirata sovietica della guerra dell'Afghanistan e con i dialoghi tra gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica, che continuarono tra Gorbačëv ed il neopresidente George H. W. Bush[23] - le riforme interne cominciarono a soffrire la crescente divergenza tra i riformisti, che criticavano il lento ritmo di cambiamento, ed i conservatori che criticavano l'estensione del cambiamento[24].

Nel 1990[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 marzo del 1990 il Congresso dei rappresentanti del popolo dell'URSS (il primo parlamento costituito sulla base di libere elezioni nella storia del Paese) elegge Gorbačëv presidente dell'Unione Sovietica. Il 15 ottobre dello stesso anno, grazie alla sua fama di riformatore e leader politico mondiale, nonché al contributo dato per migliorare le sorti della guerra fredda, gli viene assegnato il Premio Nobel per la Pace.

In politica interna si giova di una dialettica tra conservatori (guidati da Ligacev ed Aliev) e riformatori (rappresentati da Borís Yeltsin e Ševardnadze), da lui abilmente guidata per mantenersi in equilibrio tra i due schieramenti interni al PCUS e portare così il Paese a un moderato progresso democratico. Ma nel 1988-89 l'equilibrio del divide et impera vacilla paurosamente: i primi moti nazionalisti nel Caucaso e nei Paesi baltici sfociano in disordini e crimini (ad esempio l'eccidio degli armeni nella capitale azera Baku, gli assassinii di persone russe in Kazakistan ed altro)[25].

Di fronte a questi fatti che minavano l'integrità territoriale e politica del Paese Gorbačëv si comporta in un modo difficilmente spiegabile. Prima non reagisce affatto[26], mentre i disordini assumono vaste dimensioni. Poi ordina di usare la forza militare, il che provoca ulteriori vittime e accresce i sentimenti indipendentisti.

Nel 1991[modifica | modifica wikitesto]

L'uso della forza macchia l'inizio dell'anno, nel caso della Lituania dove, dopo aver a lungo tollerato, se non addirittura sostenuto, un'intensa attività di movimenti indipendentisti, nel gennaio 1991 Gorbačëv ordina improvvisamente all'esercito di occupare la sede del parlamento e della TV a Vilnius (analogo tentativo fallisce a Tallin). Le reazioni militari violente[27] non producono nulla, oltre ai morti e l'odio verso il potere centrale moscovita (è allora che vengono all'uopo costituiti i famigerati OMON, le truppe del Ministero dell'interno incaricate della repressione, che fa diverse decine di morti imputate direttamente al Cremlino).

Francobollo della Perestrojka, 1988

Borís Yeltsin, poi, prima viene eletto Presidente della Repubblica russa e poi abbandona il PCUS, inneggiando alla necessità di abolire la disposizione costituzionale sul ruolo guida del Partito Comunista. Mentre l'economia, tra tentativi di liberalizzazione e resistenze collettivistiche, perdeva colpi, nell'agosto 1991 i comunisti conservatori tentarono un colpo di Stato: nonostante il fatto che Gorbačëv ne fosse stato la prima vittima, essendo rimasto recluso per tre giorni nella villa presidenziale in Crimea, gli fu contestato da Borís Yeltsin - dopo che questi piegò la resistenza dei golpisti coll'alleanza dei presidenti delle repubbliche federate non russe - di aver con le sue tattiche favorito il radicamento al potere non di interlocutori responsabili della perestroika, ma di pericolosi avventuristi.

Nonostante il suo dissenso dalla deriva liberista propugnata da El'cin, il partito Comunista venne messo al bando e i suoi beni confiscati[28]. Il 25 dicembre 1991 Gorbačëv rassegnò le sue dimissioni da Capo dello Stato: poche settimane prima, l'8 dicembre 1991 i capi dei tre stati Russia con Borís Yeltsin e Gennadij Burbulis, Ucraina con Leonid Kravčuk e Vitol'd Fokin e Bielorussia con Stanislaŭ Šuškevič e Vjačeslaŭ Kebič avevano firmato a Belavežskaja pušča l'Accordo di Belaveža il trattato che sanciva la dissoluzione dello Stato sovietico. Tale dissoluzione venne ufficialmente confermata il 26 dicembre dello stesso anno, dal Soviet Supremo.

Attività successive alle dimissioni da Capo di Stato[modifica | modifica wikitesto]

Ronald Reagan e Michail Gorbačëv

Dal gennaio del 1992 Gorbačëv è presidente della Fondazione Internazionale Non-Governativa per gli Studi Socio-Economici e Politici (la Fondazione Gorbačëv). Dal marzo del 1993 è inoltre presidente (nonché fondatore) della Green Cross International, un'organizzazione ambientalista indipendente presente in più di 30 paesi.

Ricopre inoltre l'incarico di Presidente del Partito Socialdemocratico Unito della Russia, fondato il 26 novembre 2001, un'unione di parecchi partiti socialisti democratici, dalla cui guida si è dimesso nel maggio 2004 a causa di un disaccordo con il presidente del partito, Konstantin Titov, relativo alla nuova direzione intrapresa durante la campagna elettorale del dicembre 2003.

Nel giugno 2004 ha assistito al funerale di Ronald Reagan. Nel mese di settembre, a seguito degli attacchi terroristici ceceni in Russia, il presidente Vladimir Putin ha lanciato un'iniziativa per sostituire l'elezione dei governatori regionali con un sistema per cui sarebbero direttamente nominati dal presidente ed approvati dalle legislature regionali. Gorbačëv ha criticato tali provvedimenti accusando Putin di allontanarsi dalla via democratica. Gorbačëv è presidente del Women's World Award, un concorso annuale sponsorizzato dall'organizzazione World Awards.

Discorso al Forum di Barcellona nel 2004

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Gorbačëv con Barack Obama e Joe Biden nel 2009

Michail Gorbačëv ha ottenuto l'Ordine della Bandiera Rossa del Lavoro, tre Ordini di Lenin e molte altre onorificenze e riconoscimenti sovietici e internazionali, oltre a numerose lauree honoris causa da università di tutto il mondo. Nel 1990 gli viene consegnato il Premio Nobel per la pace.

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

La figura di Gorbačëv è normalmente vista in modo molto positivo in occidente[29], mentre in Russia la sua immagine è vista con molto meno favore. Pesa a suo carico la dissoluzione dello Stato sovietico[30], che ha avuto notevoli ripercussioni, anche economiche, per vasti strati della popolazione russa. In particolare gli si attribuisce la responsabilità delle seguenti iniziative:

  • Campagna anti-alcol: Proclamata il 17 agosto del 1985, contemplando l'estirpazione del circa 25% dei vigneti e una forte riduzione della produzione della vodka, portò ad un notevole calo delle entrate dell'erario dal settore alcolici (dai 60 miliardi di rubli ai 35). La conseguente carenza di alcolici ebbe come effetto la fioritura della produzione clandestina e del mercato nero contribuendo alla nascita in URSS della criminalità organizzata.
Gorbacev nel 1987
  • Incoraggiamento dei moti nazionalistici nel Caucaso: Si attribuisce a Gorbačëv la mancata reazione ai pogrom contro gli armeni di Baku e di Sumgait i quali durarono l'intera settimana, dal 13 fino al 20 gennaio 1990, e provocarono una sessantina di morti sotto gli occhi delle forze dell'ordine (che peraltro erano state disarmate per un ordine arrivato da Mosca). Solo a cose fatte, nella notte dal 19 al 20 gennaio, Gorbačëv proclamò lo stato d'emergenza a Baku e ordinò l'assalto della città all'esercito regolare sotto comando del russo Aleksandr Lebed. Ciò produsse a sua volta quasi 100 vittime di nazionalità azera. Gli eventi fomentarono i sentimenti indipendentisti, antisovietici e antirussi non solo in Azerbaigian, ma anche nell'intera Transcaucasia. Decine di migliaia di comunisti azeri bruciarono le loro tessere mentre gli indipendentisti arrestati durante l'assalto (tra cui gli istigatori dei pogrom) furono presto rimessi in libertà e si adoperarono per staccare la repubblica dal resto dell'URSS.
  • Accelerazione dello sgretolamento dell'URSS attraverso l'istituzione della carica del presidente della repubblica sovietica: Nel marzo del 1990, quasi contemporaneamente all'assunzione di Gorbačëv della carica di presidente dell'URSS, con il suo consenso anche nelle singole repubbliche sovietiche furono istituite cariche analoghe, il che stimolò ulteriormente le già forti tendenze separatiste. Particolarmente confusa divenne la situazione nella più grande RSFS Russa, dove il suo neoeletto presidente Boris Eltsin ingaggiò un'aperta lotta contro Gorbačëv in quanto capo dell'Urss, proclamando addirittura la supremazia delle leggi locali russe su quelle sovietiche (federali). L'istituzione della carica del presidente incoraggiò le forze secessioniste anche nelle altre repubbliche: infatti già l'11 marzo 1990 proclamava l'indipendenza la Lituania, mentre dichiararono la loro autonomia la Georgia (26 maggio), l'Uzbekistan (20 giugno), la Moldavia (23 giugno), l'Ucraina (16 luglio) e via via tutte le altre.

Posizioni sulla religiosità[modifica | modifica wikitesto]

Battezzato alla nascita cristiano ortodosso, Gorbačëv è ateo fin da giovane[31]. Durante la sua leadership, su tale materia, intraprese azioni per favorire una maggiore libertà nella pratica dei vari culti in Unione Sovietica[31].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze sovietiche[modifica | modifica wikitesto]

Ordine di Lenin - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Lenin
«Per i risultati ottenuti nello sviluppo della produzione agricola nel piano quinquennale di attuazione per la vendita allo stato di prodotti agricoli e zootecnici»
— 27 agosto 1971
Ordine di Lenin - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Lenin
«Per i risultati conseguiti nella concorrenza dell'Unione socialista e per il coraggio dimostrato nello svolgimento degli impegni di lavoro per l'aumento della produzione e della vendita allo stato di grano e altri prodotti agricoli nel 1973»
— 7 dicembre 1973
Ordine di Lenin - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Lenin
«Per il suo contributo al Partito comunista e allo Stato sovietico e in occasione del suo cinquantesimo compleanno»
— 28 febbraio 1981
Ordine della Rivoluzione d'Ottobre - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Rivoluzione d'Ottobre
«Per i risultati conseguiti nella concorrenza dell'Unione socialista e per l'aver dimostrato lavoro valore nell'attuazione dei piani e degli impegni socialisti per l'aumento della produzione e della vendita allo stato di grano e altri prodotti agricoli nel 1977»
— 22 febbraio 1978
Ordine della Bandiera rossa del Lavoro - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Bandiera rossa del Lavoro
«Per l'eccezionale raccolto nella comune di famiglia»
— 16 aprile 1949
Ordine del Distintivo d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Ordine del Distintivo d'Onore
«Per il suo successo nello sviluppo della zootecnia, aumentando la produzione e l'approvvigionamento di carne, latte, uova, lana e altri prodotti»
— 22 marzo 1966
Medaglia per distinzione nel lavoro - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per distinzione nel lavoro
— 11 gennaio 1957
Medaglia per il rafforzamento della cooperazione militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per il rafforzamento della cooperazione militare
— 2 giugno 1980
Medaglia commemorativa per il 1500º anniversario di Kiev - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa per il 1500º anniversario di Kiev
— 1982
Medaglia per il giubileo dei 40 anni della vittoria della grande guerra patriottica del 1941-1945 - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per il giubileo dei 40 anni della vittoria della grande guerra patriottica del 1941-1945
— 23 aprile 1985

Altre Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine di Sant'Andrea - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di Sant'Andrea
«Per il suo grande contributo personale nel rafforzare la pace e l'amicizia tra le nazioni e per i molti anni di fruttuose attività sociali»
— 2 marzo 2011
Ordine d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Ordine d'Onore
«Per il contributo di rilievo allo sviluppo della transizione democratica e in occasione del suo settantesimo compleanno»
— 28 febbraio 2001

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Ordine di Georgi Dimitrov (Bulgaria) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Georgi Dimitrov (Bulgaria)
— 1984
Commendatore dell'Ordre des Arts et des Lettres (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordre des Arts et des Lettres (Francia)
— 1997
Classe speciale della Gran Croce dell'Ordine al Merito di Germania (Germania) - nastrino per uniforme ordinaria Classe speciale della Gran Croce dell'Ordine al Merito di Germania (Germania)
— 7 novembre 1999
Gran Croce dell'Ordine della Libertà (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine della Libertà (Portogallo)
— 17 giugno 1995
Cavaliere di I Classe dell'Ordine del Leone Bianco (Repubblica Ceca) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I Classe dell'Ordine del Leone Bianco (Repubblica Ceca)
— 1999
Gran Croce con Stella d'Oro dell'Ordine di Cristoforo Colombo (Repubblica Dominicana) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce con Stella d'Oro dell'Ordine di Cristoforo Colombo (Repubblica Dominicana)
— luglio 2001
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Sant'Agata (San Marino) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Sant'Agata (San Marino)
— 1994
Presidential Medal of Freedom (Stati Uniti) - nastrino per uniforme ordinaria Presidential Medal of Freedom (Stati Uniti)
«Per il coraggioso ruolo nel porre fine alla guerra fredda»
— 2008

Medaglia Otto Hahn per la Pace - " in particolare per il disarmo atomico delle grandi potenze e il fondamentale nuovo ordine politico in Europa" - Berlino - 1989

Premio Nobel per la pace - nastrino per uniforme ordinaria Premio Nobel per la pace
«Per il suo ruolo di primo piano nel processo di pace che oggi caratterizza parti importanti della comunità internazionale»
— Oslo, 1990

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Michail Gorbačëv è stato inoltre autore di numerosi scritti e saggi, tra i quali:

  • A Time for Peace (Tempo di pace, 1985)
  • The Coming Century of Peace (Si avvicina un secolo di pace, 1986)
  • Peace Has no Alternative (La pace non ha alternative, 1986)
  • Moratorium (Moratoria, 1986)
  • Избранные речи и статьи, Izbrannye reči i stat'i (Scritti e discorsi scelti, in sette volumi, 1986-1990)
  • Перестройка: новое мышление для нашей страны и для всего мира, Perestrojka: novoe myšlenie dlja našej strany i dlja vsego mira (1987, Perestrojka, Mondadori, 1988)
  • Августовский путч. Причины и следствия, Avgustovskij putč. Pričiny i sledstvija (Il golpe di agosto, 1991)
  • Декабрь-91. Моя позиция, Dekabr'-91. Moja pozicija (Dicembre 1991. La mia posizione, 1992)
  • Годы трудных решений, Gody trudnykh rešenij (Gli anni delle decisioni difficili, 1993)
  • Жизнь и реформы, Žizn' i reformy (Vita e riforme, in due volumi, 1995)
  • Моральные уроки ХХ века, Moral'nye uroki XX veka (dialogo con Daisaku Ikeda, 1996)
  • On My Country and the World (Sul mio paese e il mondo, 1998)
  • Наедине с собой, Naedine s soboj (A tu per tu con me stesso, 2013)

Opere pubblicate in Italia[modifica | modifica wikitesto]

  • L'Urss verso il duemila. Pace e socialismo, Milano, Teti, 1986.
  • Proposte per una svolta. La relazione al XXVII Congresso del Pcus e altri documenti. Con una prefazione-intervista inedita dell'autore, Roma, Editori riuniti, 1986. ISBN 88-359-2987-3.
  • Moratoria. Discorsi e interventi, Camerino-Pieve Torina, Mierma, 1987.
  • L'Ottobre e la perestrojka: la rivoluzione continua. Discorso del segretario del Pcus per il 70º della rivoluzione, Roma, Editori riuniti, 1987. ISBN 88-359-3170-3.
  • Verso un mondo migliore, Milano, Sperling & Kupfer, 1987. ISBN 88-200-0741-X.
  • Perestrojka. Il nuovo pensiero per il nostro paese e per il mondo, Milano, A. Mondadori, 1987. ISBN 88-04-31008-1.
  • Glasnost. Botta e risposta con i giornalisti di tutto il mondo, Milano, Teti, 1988.
  • La sfida. XIX Conferenza pansovietica del PCUS. 28 giugno-1º luglio 1988, Roma, Editori riuniti, 1988. ISBN 88-359-3242-4.
  • Parliamoci. Perestrojka in politica estera, Roma, Napoleone, 1988.
  • Pensare il mondo nuovo, con altri, Roma, l'Unità, 1989.
  • La casa comune europea, Milano, A. Mondadori, 1989. ISBN 88-04-33183-6.
  • Il golpe di agosto. Che cosa è successo, che cosa ho imparato, Milano, A. Mondadori, 1991. ISBN 88-04-35690-1.
  • Dicembre 1991. La fine dell'Unione sovietica vista dal suo Presidente, Firenze, Ponte alle grazie, 1992. ISBN 88-7928-022-8.
  • Vincitori e perdenti. Dall'Urss alla Russia, Torino, La Stampa, 1993. ISBN 88-7783-073-5.
  • Le idee di Berlinguer ci servono ancora, Roma, Sisifo, 1994. ISBN 88-86059-06-X.
  • Riflessioni sulla rivoluzione d'ottobre, Roma, Editori riuniti, 1997. ISBN 88-359-4407-4.
  • Umanesimo e nuovo pensiero, Torino, Multimage, 1997. ISBN 88-86762-08-9.
  • Le nostre vie si incontrano all'orizzonte, con Daisaku Ikeda, Milano, Sperling & Kupfer, 2000. ISBN 88-200-3029-2.
  • Spiegami il mondo. I premi Nobel rispondono alle domande dei bambini, con Dario Fo, Dalai Lama, Shimon Peres e altri, Milano, Oscar Mondadori, 2005. ISBN 88-04-53767-1.
  • Il mio manifesto per la terra, Roma, Borla, 2005. ISBN 88-263-1562-0.
  • Ogni cosa a suo tempo. Storia della mia vita, Venezia, Marsilio, 2013. ISBN 978-88-317-1518-8.
  • IL NUOVO MURO. Un protagonista del Novecento racconta il mondo di oggi e il sistema Putin, Sperling & Kupfer, 2015, ISBN 978882005909.

Interviste[modifica | modifica wikitesto]

  • Non vogliamo muri ma non umiliate i russi[32], 2014.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sua fu la seguente testimonianza su quegli anni: ricordo un incidente dopo la lezione del CPSU in cui il professor Golyakov aveva parlato del fatto che dopo la rivoluzione Lenin aveva dato a Julij Martov, il principale esponente del mescevichi, l'opportunità di emigrare in Occidente. Mi ricordo che dopo tu mi dicesti : "Guarda, Lenin non si è mai spinto fino ad arrestare Martov." Questo fu detto quando Stalin era ancora vivo. Compresi che era un modo di esprimere la tua inclinazione negativa verso i processi che Stalin aveva imbastito. (Mikhail Gorbachev, Zdenek Mlynar, Conversations with Gorbachev: On Perestroika, the Prague Spring, and the Crossroads of Socialism, Columbia University Press, 2012). La testimonianza, raccolta nel libro a due con Gorbachev nel 1995, era stata già raccontata da Mlynar in un'intervista nel 1985 all'Unità e, precedentemente, in un dialogo tenutosi nel 1977 con il politologo inglese Archie Brown: questi riferì il racconto nella sessione ai Chequers nel 1983 e, a suo dire, esso fu determinante per convincere M. Thatcher dell'utilità di dare fiducia a Gorbachev, stante la natura open-minded del suo pensiero sin dalla giovine età (Brown Archie, The Change to Engagement in Britain's Cold War Policy: The Origins of the Thatcher-Gorbachev Relationship, in Journal of Cold War Studies, 10, no. 3, Summer 2008, pp. 3-47).
  2. ^ Farm Expert Joins Soviet Politburo, The Financial Times (London, England), Wednesday, October 22, 1980; pg. 2; Edition 28,301.
  3. ^ The Andropov era has begun, The Economist (London, England), Saturday, November 20, 1982; pg. 17; Issue 7264.
  4. ^ Gorbachev: Youngest in Politburo, The Financial Times (London, England), Friday, November 12, 1982; pg. 2; Edition 28,924.
  5. ^ Anthony Robinson, Rising Soviet Politician Visits Canada, The Financial Times (London, England), Tuesday, May 17, 1983; pg. 2; Edition 29,075.
  6. ^ The Russia we want, The Economist (London, England), Saturday, January 28, 1984; pg. 17; Issue 7326.
  7. ^ Gorbachev Emerges as Number Two in Politburo, The Financial Times (London, England), Friday, February 17, 1984; pg. 2; Edition 29,249.
  8. ^ Soviet number two role for Gorbachev. The Times (london, England), Friday, Mar 02, 1984; pg. 11; Issue 61771.
  9. ^ A Soviet Heir Both Apparent and Real, The Financial Times (London, England), Tuesday, April 17, 1984; pg. 3; Edition 29,230.
  10. ^ Sulla preparazione dell'evento, oggetto di una conferenza alla tenuta di Chequers nel settembre 1983, v. Archie Brown, Margaret Thatcher and Perceptions of Change in the Soviet Union, in Journal of European Integration History n. 1/2010 (Volume 16), p. 17.
  11. ^ Gorbachev Visits Uk Next Month, The Financial Times (London, England), Wednesday, November 07, 1984; pg. [1]; Edition 29,468.
  12. ^ Meet Mikhail Gorbachev, The Economist (London, England), Saturday, December 8, 1984; pg. 14; Issue 7371.
  13. ^ http://nsarchive.gwu.edu/dc.html?doc=2755701-Document-01
  14. ^ Sul buon rapporto personale instauratosi tra i due, v. Zamjatin, Leonid M. Gorbi i Mėggi : zapiski posla o dvuch izvestnych politikach - Michaile Gorbačeve i Margaret Tetčer. n.p.: VINITI, 1995.
  15. ^ Patrick Cockburn. Gorbachev is New Soviet Leader. The Financial Times (London, England), Tuesday, March 12, 1985; pg. 2; Edition 29,572.
  16. ^ Can he do a Deng?. The Economist (London, England), Saturday, March 16, 1985; pg. 15; Issue 7385.
  17. ^ Patrick Cockburn. Why the Time is Now Ripe for Reform. The Financial Times (London, England), Thursday, April 18, 1985; pg. 31; Edition 29,602.
  18. ^ Ready, steady, Gorbachev. The Economist (London, England), Saturday, April 27, 1985; pg. 63; Issue 7391.
  19. ^ Gorbachev, M. S., Memoirs, 1996. London: Bantam Books.
  20. ^ English, R. D. Russia and the Idea of the West: Gorbachev, Intellectuals and the End of the Cold War, 2000. Columbia University Press.
  21. ^ Ceslav Ciobanu, Mikhail Gorbachev: The Decay of Socialism and the Renaissance of Eastern Europe (from the Perspective of an Insider), in East European Politics & Societies, 18, nº 1 (Winter 2004): 45-69. La fine del sistema degli stati satelliti avrebbe anche liberato l'URSS di una parte dei costi di mantenimento di strutture militari ormai non più sostenibili. Scherzosamente, denominerà questa sua nuova dottrina la dottrina Sinatra, riferendosi alla famosa canzone My Way.
  22. ^ Pons, Silvio, Concettualizzare l'89 : la prospettiva storica, Passato e presente : rivista di storia contemporanea. Fascicolo 80, 2010, Firenze : [poi] Milano : Giunti ; Franco Angeli, 2010.
  23. ^ Romero, Federico, Alle origini del 1989 : i fattori internazionali, Passato e presente : rivista di storia contemporanea. Fascicolo 80, 2010 (Firenze : [poi] Milano : Giunti ; Franco Angeli, 2010).
  24. ^ Graziosi, Andrea, I perché del collasso dell'Urss, Storica : rivista quadrimestrale : XV, 43-45, 2009, Roma : Viella, 2009.
  25. ^ Luzzatto, Sergio, Fortuna, errore, caso : Stati che implodono nel XX secolo, Mestiere di storico : rivista della Società italiana per lo studio della storia contemporanea. A. II - N. 2, 2010
  26. ^ Sulla debolezza dimostrata, v. Zubok, Vladislav, Gorbaciov e il ruolo della personalità nella storia, Ventunesimo secolo : rivista di studi sulle transizioni. LUGLIO 2006, p. 11, Roma : [poi] Soveria Mannelli : Luiss University Press ; Rubbettino, 2006.
  27. ^ Ainius Lasas, Bloody Sunday: What Did Gorbachev Know About the January 1991 Events in Vilnius and Riga?, in Journal of Baltic Studies, 38, nº 2 (Summer2007 2007): 179-194.
  28. ^ Bettanin, Fabio, Comunismo e rivoluzione globale, Mestiere di storico : rivista della Società italiana per lo studio della storia contemporanea : V, 1, 2013, Roma : Viella, 2013.
  29. ^ Caspart, Wolfgang. 2001. Gorbatschow als Partner des Westens: Geschichte - Sozialphilosophie - Politische Psychologie / Gorbachev as a partner of the West : history - social philosphy - political psychology. n.p.: P. Lang, 2001.
  30. ^ Radchenko, Sergey. Unwanted Visionaries : The Soviet Failure in Asia at the End of the Cold War, in: Oxford Studies in International History : Oxford University Press. 2014.
  31. ^ a b Marco Tosatti, Gorbaciov: ero e resto ateo, in La Stampa, 28 marzo 2008. URL consultato il 27 aprile 2013.
  32. ^ Leonardo Coen, Mikhail Gorbaciov:“Non vogliamo muri ma non umiliate i russi”, Il Fatto Quotidianoaccesso=26 luglio 2016.

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Predecessore Segretario generale del PCUS Successore Flag of the Soviet Union.svg
Konstantin Černenko 11 marzo 1985 - 24 agosto 1991 nessuno
Predecessore Presidente del Praesidium del Soviet Supremo dell'URSS

dal 25 maggio 1989: Presidente del Soviet Supremo dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche

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Andrej Gromyko 1º ottobre 1988 - 15 marzo 1990 Anatolij Luk'janov
Predecessore Presidente dell'Unione Sovietica Successore Flag of the Soviet Union.svg
nessuno 15 marzo 1990 - 25 dicembre 1991 fine dell'URSS
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