Aquila di sangue

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Una sezione della Stele di Stora Hammar, in Gotland, Svezia. L'illustrazione mostra un uomo che giace sulla sua pancia mentre un altro usa un'arma sulla sua schiena. Vi è Valknut sopra di lui, con due aquile, una delle quali trattenuta dall'uomo sulla destra.

L'aquila di sangue è stato un presunto metodo di tortura e di esecuzione che è a volte menzionato nelle saghe norrene. Consisteva nel separare le coste della vittima dalla spina dorsale, rompendole in modo tale da farle assomigliare ad un paio di ali insanguinate, ed estrarre i polmoni dalla cassa toracica, per poi adagiarli sulle spalle in modo che ricadessero sul petto. Vittime di questo metodo di esecuzione sono menzionate nella poesia scaldica e nelle saghe norrene, e si ritiene che anche il Re Ælle II di Northumbria, Halfdan figlio del Re Haraldr Hárfagri di Norvegia, Re Edmondo, Re Maelgualai di Munster, e forse l'arcivescovo Ælfheah abbiano subito questa tortura.

L'atto di effettuare questo supplizio è descritto come "tagliare l'aquila di sangue".

Alcuni studiosi hanno supposto che in realtà tale cruenta pratica non sia mai stata effettuata, ma che, durante le interpretazioni dei testi norreni, siano stati effettuati degli errori di riscrittura, non esistono in effetti documentazioni dirette sulla sua reale applicazione.[1][2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ma i Vichinghi erano davvero così cattivi?, in National Geographic. URL consultato il 13 giugno 2017.
  2. ^ (EN) Mike Dash, The Vengeance of Ivarr the Boneless, in Smithsonian. URL consultato il 13 giugno 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Roberta Frank, Viking Atrocity and Skaldic Verse: The Rite of the Blood-Eagle, in The English Historical Review, vol. 99, nº 391, aprile 1984.