Aquila di sangue

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Una sezione della Stele di Stora Hammar, in Gotland, Svezia. L'illustrazione mostra un uomo che giace sulla sua pancia mentre un altro usa un'arma sulla sua schiena. Vi è Valknut sopra di lui, con due aquile, una delle quali trattenuta dall'uomo sulla destra.

L'aquila di sangue è stato un metodo di tortura e di esecuzione che è a volte menzionato nelle saghe norrene. Consisteva nel separare le coste della vittima dalla spina dorsale, rompendole in modo tale da farle assomigliare ad un paio di ali insanguinate, ed estrarre i polmoni dalla cassa toracica, per poi adagiarli sulle spalle in modo che ricadessero sul petto. Del sale era spruzzato sulle ferite.[senza fonte] Vittime di questo metodo di esecuzione sono menzionate nella poesia scaldica e nelle saghe norrene, e si ritiene che anche il Re Ælle II di Northumbria, Halfdan figlio del Re Haraldr Hárfagri di Norvegia, Re Edmondo, Re Maelgualai di Munster, e forse l'arcivescovo Ælfheah abbiano subito questa tortura.

L'atto di effettuare questo supplizio è descritto come "tagliare l'aquila di sangue".

Note[modifica | modifica wikitesto]


Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Roberta Frank, Viking Atrocity and Skaldic Verse: The Rite of the Blood-Eagle, in The English Historical Review, vol. 99, nº 391, aprile 1984.