Vittorio Zucconi

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Vittorio Zucconi al Festival internazionale del giornalismo 2012

Vittorio Guido Zucconi (Bastiglia, 16 agosto 1944) è un giornalista e scrittore italiano naturalizzato statunitense.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio del giornalista Guglielmo Zucconi (fu direttore della Domenica del Corriere e del Giorno), Vittorio Zucconi nasce a Bastiglia (provincia di Modena). Dopo l'infanzia trascorsa a Modena[1], si trasferisce con la famiglia a Milano, dove studia al Liceo Parini. Zucconi collabora al giornalino del liceo La zanzara[2], fino a diventarne direttore. Al Parini, Zucconi conosce e convince a collaborare con La zanzara Walter Tobagi, futuro giornalista del Corriere della sera, poi assassinato dal gruppo Brigata XXVIII marzo. Zucconi si iscrive quindi all'Università degli Studi di Milano, dove si laurea in Lettere e filosofia con indirizzo storico e tesi sui movimenti anarchici italiani.

Zucconi Comincia la professione giornalistica nei primi anni Sessanta come cronista di nera al quotidiano La Notte di Milano, sulle orme del padre. Assunto nel 1969 come redattore a La Stampa, diventa corrispondente, prima da Bruxelles e successivamente da Washington sempre per La Stampa, da Parigi per la Repubblica, da Mosca per il Corriere della Sera durante il periodo della Guerra Fredda e dal Giappone ancora per La Stampa dopo essere tornato a Roma nel 1977 per seguire gli anni del Terrorismo Rosso, e l'omicidio Moro. Tra gli scoop si segnala per la scoperta del caso Lockheed (1976), lo scandalo degli aerei C130 venduti all'Italia grazie alle tangenti versate a generali e ministri[3], per il quale l'allora presidente della repubblica Giovanni Leone fu costretto a dimettersi.

Nel 1985 Zucconi si trasferisce definitivamente a Washington, dove ricopre l'incarico di editorialista dagli Stati Uniti per la Repubblica e dove vive tuttora. Dall'esperienza nata dal suo lavoro come corrispondente e inviato speciale ha tratto il libro Parola di giornalista.

Nel 1989 Zucconi descrive particolareggiatamente una visita negli USA di Boris Eltsin, incluso un party a cui il presidente russo si sarebbe ubriacato - party a cui Eltsin, tuttavia, non aveva mai partecipato. L'articolo venne ripreso anche dalla Pravda di Mosca, che dovette scusarsi pubblicamente il giorno dopo, e suggerì che anche La Repubblica si scusasse per aver condotto in errore la gazzetta ufficiale sovietica. Zucconi, che si era fidato di una fonte anonima, subì perciò gli sberleffi del New York Times[4] e del Chicago Tribune, che titolò "Journalist Errs His Way To Notoriety".[5]

Zucconi è stato direttore dell'edizione web di Repubblica dalla creazione fino al 2015 ed è direttore dell'emittente Radio Capital. Su quest'ultima cura una rubrica di filo diretto con gli ascoltatori, che va in onda una volta al giorno, e la trasmissione del preserale TG Zero. Cura inoltre una rubrica sul settimanale D - la Repubblica delle Donne e la rubrica Parola di Nonno sulla rivista bimestrale Kids.

Dal 2007 tiene corsi estivi di storia italiana contemporanea e di giornalismo per post laureati al Middlebury College (Vermont, USA)[6]. Insieme al padre ha scritto il libro La scommessa (1993). Una sua antologia per ragazzi, Stranieri come noi (1993), pubblicato dalla Einaudi Scuola, è stata adottata come testo di lettura per le Scuole Medie.

Zucconi è noto anche per il suo attivismo contro la pena di morte negli Stati Uniti d'America.[7][8]

Nel corso della sua carriera, Vittorio Zucconi ha ricevuto vari riconoscimenti giornalistici nazionali, tra i quali il "Premiolino", il "Trento", il "Max David", l'"Estense" per la saggistica, il "Luchetta" alla carriera e il principale premio nazionale, il Saint-Vincent. Nel 2015 gli è stato conferito il Premio America della Fondazione Italia USA.

È sposato dal 1969 con Alisa Tibaldi. È padre di due figli, Chiara e Guido, e nonno di sei nipoti, che vivono tutti negli Stati Uniti. Dal 2002 Zucconi ha seconda cittadinanza statunitense.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana
— 18 luglio 2009. Di iniziativa del Presidente della Repubblica

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Quell’universo perfetto sospeso sul “filibus” alla fermata di via Emilia..., Gazzetta di Modena, 22 aprile 2015. URL consultato il 06 agosto 2015.
  2. ^ Nel 1966 salì agli onori delle cronache del tempo per un processo provocato da un articolo sull'educazione sessuale.[senza fonte]
  3. ^ Mariano Sabatini, Ci metto la firma!, Aliberti, 2009, pag. 331.
  4. ^ Yeltsin in U.S.: Pravda's Ugly Profile, New York Times, 19 settembre 1989
  5. ^ "Journalist Errs His Way To Notoriety", Chicago Tribune 10 gennaio 1989
  6. ^ Middlebury College Language Schools, middlebury.edu. URL consultato il 17 giugno 2008.
  7. ^ Vittorio Zucconi: Fermato dopo 26 anni il boia per Abu Jamal
  8. ^ Vittorio Zucconi, Giustiziata Karla, il patibolo ha vinto

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