Vittorio Zucconi

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« Come vorrei, certi giorni, che davvero i giornali raccontassero soltanto balle. »
(Storie dell'altro mondo. La faccia nascosta dell'America, Mondadori 1997)
« La Rete ha finalmente dato a chi non ha niente da dire il mezzo per dirlo. »
(Tweet, 2015)
Vittorio Zucconi al Festival internazionale del giornalismo 2012.

Vittorio Guido Zucconi (Bastiglia, 16 agosto 1944) è un giornalista e scrittore italiano. Ha la doppia cittadinanza, italiana e statunitense (quest'ultima ottenuta nel 2002).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nasce a Bastiglia, comune della provincia di Modena, figlio del giornalista Guglielmo Zucconi (fu direttore della Domenica del Corriere e del Giorno). Dopo l'infanzia trascorsa a Modena[1], giovanissimo si trasferisce con la famiglia a Milano, dove studia al Liceo Parini. Collabora al giornalino del liceo La zanzara[2], fino a diventarne direttore. Al Parini, Zucconi conosce uno studente più giovane, che convince a scrivere per il giornale: Walter Tobagi, futuro giornalista del Corriere della sera, poi assassinato dal gruppo Brigata XXVIII marzo. Si iscrive all'Università degli Studi di Milano, dove si laurea in Lettere e filosofia con indirizzo storico e tesi sui movimenti Anarchici italiani.

Comincia la professione giornalistica nei primi anni sessanta come cronista di nera al quotidiano La Notte di Milano, sulle orme del padre. Assunto nel 1969 come redattore a La Stampa, diventa corrispondente, prima da Bruxelles e successivamente da Washington sempre per La Stampa, da Parigi per la Repubblica, da Mosca per il Corriere della Sera durante il periodo della Guerra Fredda e dal Giappone ancora per La Stampa dopo essere tornato a Roma nel 1977 per seguire gli anni del Terrorismo Rosso, e l'omicidio Moro. Tra gli scoop si segnala per la scoperta del caso Lockheed (1976), lo scandalo degli aerei C130 venduti all'Italia grazie alle tangenti versate a generali e ministri[3], per il quale l'allora presidente della repubblica Giovanni Leone fu costretto a dimettersi.

Nel 1985 Zucconi si trasferisce definitivamente a Washington, dove ricopre l'incarico di editorialista dagli Stati Uniti per la Repubblica e dove vive tuttora. Dall'esperienza nata dal suo lavoro come corrispondente e inviato speciale ha tratto il libro Parola di giornalista.

È stato direttore dell'edizione web di Repubblica dalla creazione fino al 2015 ed è direttore dell'emittente Radio Capital. Su quest'ultima cura una rubrica di filo diretto con gli ascoltatori, che va in onda una volta al giorno, e la trasmissione del preserale TG Zero. Cura inoltre una rubrica sul settimanale D - la Repubblica delle Donne e la rubrica Parola di Nonno sulla rivista bimestrale Kids.

Dal 2007 tiene corsi estivi di storia italiana contemporanea e di giornalismo per post laureati al Middlebury College (Vermont, USA)[4]. Insieme al padre ha scritto il libro La scommessa (1993). Una sua antologia per ragazzi, Stranieri come noi (1993), pubblicato dalla Einaudi Scuola è stata adottata come testo di lettura per le Scuole Medie.

Zucconi è noto anche per la sua attiva posizione contro la pena di morte negli Stati Uniti d'America.[5][6]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

È sposato dal 1969 con Alisa Tibaldi. È padre di due figli, Chiara e Guido, e nonno di sei nipoti, che vivono tutti negli Stati Uniti.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso della sua carriera, Vittorio Zucconi ha ricevuto vari riconoscimenti giornalistici nazionali, tra i quali il "Premiolino", il "Trento", il "Max David", l'"Estense" per la saggistica, il "Luchetta" alla carriera e il principale premio nazionale, il Saint-Vincent.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana
— 18 luglio 2009. Di iniziativa del Presidente della Repubblica

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Quell’universo perfetto sospeso sul “filibus” alla fermata di via Emilia..., Gazzetta di Modena, 22 aprile 2015. URL consultato il 06 agosto 2015.
  2. ^ Nel 1966 salì agli onori delle cronache del tempo per un processo provocato da un articolo sull'educazione sessuale.
  3. ^ Mariano Sabatini, Ci metto la firma!, Aliberti, 2009, pag. 331.
  4. ^ Middlebury College Language Schools. URL consultato il 17 giugno 2008.
  5. ^ Vittorio Zucconi: Fermato dopo 26 anni il boia per Abu Jamal
  6. ^ Vittorio Zucconi, Giustiziata Karla, il patibolo ha vinto

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Direttore di Radio Capital Successore
in carica
Predecessore Direttore di Repubblica.it Successore
1998/2015 Giuseppe Smorto
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