Regina Bianchi

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«Se sono Regina Bianchi lo devo a lui e questo non posso scordarlo»

(Intervista, parlando di Eduardo De Filippo[1])
Salvo Randone e Regina Bianchi ne I giorni contati (1962)

Regina Bianchi, pseudonimo di Regina D'Antigny (Lecce, 1º gennaio 1921Roma, 5 aprile 2013), è stata un'attrice italiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Regina Bianchi ed Eduardo De Filippo in Filomena Marturano (Rai TV, 1962)

Figlia d'arte, nacque a Lecce nei camerini di un teatro; i genitori, entrambi attori napoletani (suo padre era di origine francese), erano in tournée con una compagnia di giro. Crebbe a Napoli e all'età di 16 anni venne scritturata da Raffaele Viviani prima e da Eduardo De Filippo poi, diventando così una delle più apprezzate attrici del teatro napoletano. In realtà la sua prima "apparizione" in un allestimento teatrale si era avuta quando la piccola Regina aveva solo 8 giorni.

Carriera teatrale[modifica | modifica wikitesto]

Recitò anche nella compagnia di Peppino De Filippo, fondata dopo la clamorosa separazione dei fratelli; lasciò le scene per 15 anni per farvi ritorno soltanto sul finire degli anni cinquanta (in realtà fu il suo compagno Goffredo Alessandrini, ex marito di Anna Magnani, che la costrinse ad abbandonare le scene per tutti questi anni affinché Regina badasse alle loro due figlie).

Diventò attrice protagonista in importanti commedie del teatro eduardiano, con interpretazioni ricche di pathos e di grande umanità: memorabile rimarrà la parte principale avuta in Filumena Marturano, in sostituzione di Titina De Filippo, senza dimenticare lavori come Sabato, domenica e lunedì, Napoli milionaria! e Questi fantasmi!. Ha interpretato opere, tra gli altri, di Goldoni, García Lorca, Brecht e Pirandello.

La Bianchi prese parte a numerosi lavori cinematografici, tra cui ricordiamo Il giudizio universale (1961) di Vittorio De Sica, Le quattro giornate di Napoli (1962) di Nanni Loy, per cui vinse il Nastro d'argento, Kaos (1984) di Paolo e Vittorio Taviani (in cui interpretò la madre di Pirandello) e Il giudice ragazzino (1994) di Alessandro Di Robilant, e in serie televisive come I grandi camaleonti di Edmo Fenoglio (1964) e Gesù di Nazareth (1977) di Zeffirelli.

Nel 2009 fu ospite di Laura Lattuada a Passepartout sul canale Leonardo - Sky 418, per un'intervista nel salotto della sua casa romana affacciata su villa Ada. Nel gennaio 2011 concesse la sua ultima intervista, nel programma Visioni Private[2].

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Morì novantaduenne nella sua abitazione a Roma, dove viveva da anni; i funerali vennero celebrati l'8 aprile nella Chiesa dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, nel quartiere Trieste; dopo la cremazione, le ceneri dell'attrice vennero tumulate nel loculo di famiglia nel Cimitero Monumentale del Verano.[3][4][5]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Inoltre Regina Bianchi prestò la sua voce all'attrice Shelley Winters nel film Gran Bollito diretto da Mauro Bolognini del 1977.

Prosa televisiva Rai[modifica | modifica wikitesto]

Prosa radiofonica Rai[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Italo Moscati (a cura di), Il cattivo Eduardo, Marsili, Venezia, 1998
  2. ^ Video dell'intervista
  3. ^ Articolo del 5 aprile 2013, su QN Quotidiano Nazionale. URL consultato il 20 giugno 2018.
  4. ^ Michele Minnicino, Addio a Regina Bianchi, la memorabile "Filumena", su Cronaca Oggi Quotidiano, 7 aprile 2016. URL consultato il 9 gennaio 2022.
  5. ^ Visite culturali, su visite.cimitericapitolini.it. URL consultato il 9 gennaio 2022.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Barbara Bulzomì, Regina Bianchi. Regina del palcoscenico, Roma, Edizioni Universitarie Romane, 2008 - ISBN 9788860220615
  • Le attrici, Gremese editore, Roma ,1999.
  • Il Radiocorriere, annate varie.
  • Maricla Boggio, Vita di Regina. Regina Bianchi si racconta, edizioni RAI-ERI, 2012.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN208057083 · ISNI (EN0000 0003 5847 6151 · SBN RAVV093016 · LCCN (ENno2009121639 · GND (DE1029299811 · BNF (FRcb17757158n (data) · WorldCat Identities (ENlccn-no2009121639