Il grande coltello

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Il grande coltello
Il grande coltello (film 1955).JPG
Jack Palance e Shelley Winters
Titolo originale The Big Knife
Lingua originale inglese
Paese di produzione USA
Anno 1955
Durata 111 min
Dati tecnici B/N
Genere drammatico
Regia Robert Aldrich
Soggetto dal dramma teatrale di Clifford Odets
Sceneggiatura James Poe
Produttore Robert Aldrich
Casa di produzione The Associates & Aldrich Company
Fotografia Ernest Laszlo
Musiche Frank Devol
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Il grande coltello è un film del 1955 diretto dal regista statunitense Robert Aldrich.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Solo l'abbandono di un'esistenza di futili eccessi e il ritorno all'impegno e agli entusiasmi di un tempo potrebbero restituire a Charles Castle, stella hollywoodiana, l'affetto della moglie da cui è separato e l'intimità col figlioletto. Ma amore per il lusso e debolezza di carattere lo trattengono da questo passo. Per compierlo dovrebbe abbandonare lo star-system e sottrarsi alla tirannica presa esercitata sulla sua vita dal magnate del cinema Stanley Shriner Hoff. Questi, per tutelare i propri interessi, si è spinto sino ad imporre a Buddy Bliss, un proprio agente, di dichiararsi responsabile dell'investimento in auto di un ragazzo, commesso in realtà, in stato di ubriachezza, da Charles.

Quando all'attore viene richiesto di collaborare all'eliminazione di Dixie, attricetta delusa, che, in preda all'alcol, ha più volte alluso in pubblico alla realtà di quei fatti, egli trova finalmente la forza per ribellarsi e rivelare gli intrighi di Hoff. Ma sa che la sua vendetta sarà feroce. Di fronte alla prospettiva del carcere, per evitare alla moglie, di cui ha riconquistato la fiducia, un'attesa di dolore ed incertezza, decide di togliersi la vita.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Il grande coltello, prodotto dallo stesso regista, seguì di pochi mesi l'"apocalittico"[1] noir fantapolitico Un bacio e una pistola, ottenendo il Leone d'argento alla Mostra del cinema di Venezia del 1955. Lo svolgimento della vicenda in un unico luogo, la villa hollywoodiana di Charles Castle, i toni e le gestualità della recitazione[2] ne denunciano con evidenza la derivazione teatrale: il soggetto era un dramma di Clifford Odets, che aveva ottenuto un certo successo a Broadway.

A dispetto di ciò la critica europea e, in particolare i Cahiers du Cinéma, acclamarono la nascita di un nuovo "autore". "Oltre a presentare un affresco molto esatto di Hollywood, The Big Knife è il film americano più raffinato e intelligente che abbiamo visto da molti mesi a questa parte"; così si esprimeva quello stesso anno François Truffaut[3].

Per la riuscita di un film in cui l'"azione avanza non per il gioco dei sentimenti, né per quello delle azioni, ma per definizione morale dei personaggi"[4] era fondamentale l'abilità degli interpreti. Spiccano Jack Palance nei panni di un personaggio debole e tormentato, ben diverso dai ruoli di "cattivo", cui i tratti duri e spigolosi del suo volto lo avevano relegato agli inizi della carriera e il mefistofelico Rod Steiger, patriottico (per far firmare il contratto a Castle usa la penna del generale MacArthur) e spietato produttore, per il cui personaggio Robert Aldrich, per sua stessa ammissione, si era ispirato alla figura di Harry Cohn, tycoon della Columbia Pictures[5][6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Renato Venturelli, "L'età del noir", Giulio Einaudi editore, Torino, 2007; pag.435
  2. ^ François Truffaut, "I film della mia vita", Marsilio editore, Venezia, 1992
  3. ^ "I film della mia vita"; cit
  4. ^ François Truffaut, "I film della mia vita"; cit.;
  5. ^ Georges Sadoul, "Dizionario dei film", Sansoni, Firenze, 1968
  6. ^ "Il Mereghetti. Dizionario dei film 2008", Baldini Castoldi Dalai editore, Milano, 2007

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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