Vai al contenuto

Tahar Ben Jelloun

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Tahar Ben Jelloun nel 2013

Tahar Ben Jelloun (in arabo الطاهر بن جلون?; Fès, 1º dicembre 1944) è uno scrittore, poeta e saggista marocchino con cittadinanza francese, che ha scritto tutte le sue opere in francese, sebbene la sua lingua materna sia il Darija. Autore di racconti, romanzi, poesie e saggi, vive a Parigi, è stato nominato per il premio Nobel per la letteratura[1] ed ha vinto il Premio Goncourt per il suo romanzo La Nuit sacrée.

Tahar Ben Jelloun nasce in un'agiata e antica famiglia della città di Fès, nell'allora Marocco francese, il 1º dicembre del 1944.[2][3][4] Dopo aver frequentato una scuola elementare bilingue arabo-francese,[2] ha studiato al Lycée Regnault (liceo francese di Tangeri) fino all'età di diciotto anni, poi ha studiato filosofia all'Università Mohammed V di Rabat. Allo stesso tempo, scrisse le sue prime poesie, intrise del tumulto politico e sociale che la gioventù marocchina stava all'epoca attraversando.[5]

Una volta completati gli studi, insegnò filosofia in Marocco e continuò la sua attività letteraria. Nel 1971 pubblicò il suo primo libro, la raccolta di poesie Uomini sotto la Sindone del Silenzio, che rifletteva l'impegno di Tahar Ben Jelloun per una maggiore giustizia sociale nel suo paese.[5]

Lo stesso anno, in seguito all'arabizzazione dell'insegnamento della filosofia, partì per la Francia e si stabilì a Parigi. Desideroso di ampliare le sue prospettive e non limitarsi più all'insegnamento della filosofia, Tahar Ben Jelloun iniziò a studiare psicologia.[5] Sul piano letterario, la presenza in Francia di Tahar Ben Jelloun - che scrive in francese - gli permette di stabilire contatti con gli editori.[5]

Dal 1972 in poi ha scritto numerosi articoli per il quotidiano Le Monde. Il suo primo romanzo, Harrouda, è del 1973. Due anni più tardi, nel 1975, ha conseguito il dottorato in psicopatologia sociale sulle turbe mentali degli immigrati, esperienza che poi riverserà nel romanzo La Réclusion solitaire ("La reclusione solitaria", 1976).

Gli anni '70 vedono l'opera letteraria di Tahar Ben Jelloun evolversi sotto l'influenza delle sue esperienze intellettuali a Parigi e della sua esperienza come psicoterapeuta. Lo scrittore si è cimentato nella narrazione e ha rivendicato una prospettiva morale nei suoi scritti. Pubblica La Réclusion solitaire nel 1976 e soprattutto La plus haute des solitudes nel 1977, due opere incentrate sulla questione dell'immigrazione nordafricana nella società europea. La più alta delle solitudini, un saggio ispirato alla sua tesi e in cui racconta e analizza la solitudine psicologica e sessuale dei lavoratori immigrati, ha portato alla scoperta delle difficoltà nei rapporti tra gli immigrati e la popolazione francese.[5]

All'inizio della sua carriera, Tahar Ben Jelloun è stato uno scrittore popolare, che godeva di buone recensioni e di un pubblico limitato ma fedele. La pubblicazione nel 1985 del romanzo L'Enfant de sable permetterà però allo scrittore marocchino di ottenere un ampio riconoscimento. Il successo del libro gli ha permesso di ampliare il suo pubblico e ha cambiato il suo rapporto con la letteratura. Come ha indicato in un'intervista, se questo nuovo pubblico non ha cambiato il suo lavoro letterario quotidiano (stile, ecc.), si è evoluta la sua concezione del messaggio veicolato dalla letteratura e della responsabilità degli autori nei confronti dei lettori.[5]

Il suo romanzo del 1996 Les raisins de la galère (I frutti del duro lavoro) è una riflessione sul razzismo e sulle idee tradizionali musulmane sul posto della donna. La protagonista, Nadia (una giovane donna francese di origine algerina), combatte il razzismo e l'esclusione per trovare il suo posto nella società francese. Nel 1993 ha ricevuto il premio giornalistico Colombe d'Oro per la Pace, rilasciato dal Centro Italiano di Ricerca Archivio Disarmo.[6] Ben Jelloun è stato insignito del Premio letterario internazionale di Dublino per Cette aveuglante absence de lumière (Questa accecante assenza di luce) nel 2004. Nel 2005 ha ricevuto il Prix Ulysse per l'intero corpus della sua opera.

Ha vinto il Prix Goncourt nel 1987 per La notte sacra, sequel di The Sand Child. È il primo autore marocchino a vincere questo premio.[5] Con quel premio arriva la consacrazione: diventa lo scrittore francofono più celebre di Francia. Interviene regolarmente con dibattiti e articoli sui problemi della società, soprattutto sui problemi dell'immigrazione, delle periferie urbane e del razzismo.[7]

Per il libro Il razzismo spiegato a mia figlia, un longseller nelle vendite, ristampato più volte e accresciuto negli ultimi vent'anni, gli è stato conferito dal segretario delle Nazioni Unite il Global Tolerance Award per il suo profondo messaggio di uguaglianza, e nel 2006 ha vinto il Premio Internazionale Trieste Poesia.[8]

Tahar Ben Jelloun è lo scrittore in lingua francese più tradotto al mondo. Creatura di sabbia (1985) e Notte fatale (Prix Goncourt nel 1987) sono stati tradotti in quarantatré lingue, incluse - oltre alle lingue araba, inglese e altre europee - quelle indonesiana, vietnamita, hindi, ebraica, giapponese, coreana, cinese. Il razzismo spiegato a mia figlia è tradotto in trentatré lingue, incluse tre delle undici lingue principali del Sudafrica (afrikaans, swati e 'ixixhosa), bosniaco ed esperanto. La maggior parte dei suoi libri sono stati tradotti in arabo, alcuni dallo stesso autore.

Dal 2008 fa parte dell'Académie Goncourt. Dal 2011 è membro della giuria del premio letterario Guillaume-Apollinaire.

Nel novembre 2015 lascia la Bompiani Editions, che pubblica le sue opere in italiano, per fondare La nave di Teseo, una nuova casa editrice, a Milano, con Umberto Eco.

Dal 2010 ha affiancato alla scrittura l'arte della pittura, nella quale si esprime con l'uso di colori puri e con grande attenzione alla luce.[9] Nel 2022 è stato incaricato di dipingere il drappo del Palio di Feltre.[10]

Nel 2001, Tahar Ben Jelloun ha pubblicato This Blinding Absence of Light, un libro sulla reclusione nella prigione segreta di Tazmamart di diverse dozzine di sottufficiali contrari al re Hassan II durante gli anni di piombo marocchini. Questa pubblicazione è stata fortemente criticata da un ex detenuto, Ahmed Marzouki, autore del libro Tazmamart Cell 10 pubblicato l'anno precedente, che descriveva anche le condizioni di detenzione a Tazmamart. L'ex ufficiale rimprovera a Tahar Ben Jelloun il suo silenzio sulla repressione della sicurezza in Marocco durante tutti questi anni, quando era uno scrittore pluripremiato, riconosciuto e protetto, la cui voce avrebbe avuto successo a livello internazionale. Inoltre, denuncia una pubblicazione che considera opportunistica e motivata da considerazioni puramente commerciali su un tema altamente simbolico e morale per la popolazione marocchina.[11]

In risposta, Tahar Ben Jelloun respinge queste due accuse e ricorda la sua libertà artistica di scrittore. A sua difesa, egli spiega di aver taciuto sulla situazione marocchina per garantire la sicurezza della sua famiglia rimasta in Marocco e per mantenere i legami con il suo paese natale (in particolare la possibilità di ritornarvi). Ha anche aggiunto di aver ignorato alcuni aspetti della repressione subita dai prigionieri. Per quanto riguarda le questioni finanziarie, lo scrittore dice di condividere i profitti delle vendite con il prigioniero che gli ha fornito la materia prima per il suo romanzo, Aziz Binebine.[11][12]

La polemica tra i due uomini ha scosso il Marocco e i circoli letterari francofoni. A suscitare tensioni ha contribuito il mutare delle posizioni di Aziz Binebine, a volte positive e a volte negative sul libro, ma soprattutto alcune affermazioni ritenute poco credibili dalla critica letteraria parigina. A differenza del libro, che ha riscosso un successo unanime da parte della critica, l'immagine di Tahar Ben Jelloun è stata per alcuni danneggiata in modo permanente da questa vicenda.[11][12]

L'asteroide (29449) Tahar benjelloun è stato chiamato così in suo onore.

  • L'Aube des dalles, 1970.
  • Les Cicatrices du soleil, 1972.
  • Hommes sous linceul de silence, 1972.
  • Les Amandiers sont morts de leurs blessures, 1976.
  • Le Discours du chameau, 1979.
  • À l'insu du souvenir, 1980.
  • Marseille comme un matin d'insomnie, 1983.
  • Atteint de désert, 1984.
  • Non identifiés, 1991.
  • Dalle ceneri (La Remontée des cendres, 1991, poesie bilingue, versione araba di Kadhim Jihad), trad. di Egi Volterrani, Collana Nugae n.18, Genova, Il Nuovo Melangolo, 1991, ISBN 978-88-701-8152-4.
  • Stelle velate. Poesie 1966-1995 (Poésie complète 1966-1995, 1995) trad. di Egi Volterrani, Collana I Coralli n.89, Torino, Einaudi, 1998, ISBN 978-88-061-4246-9.
  • 25 poesie autografe, La Città del Sole, 1996. [edizione di 100 esemplari, di cui 25 numerati I-XXV con una poesia autografa e 75 numerati 1-75 firmati dall'autore]
  • Jénine et autres poémes, 2007.
  • Les Pierres du temps et autre poèmes, 2007.
  • Doppio esilio, trad. di Manuela Giabardo, Edizioni del Leone, 2009, ISBN 978-88-731-4271-3. [antologia]
  • Que la blessure se ferme, poèmes, Paris, Gallimard, 2011.
  • Dolore e luce del mondo (Douleur et lumière du monde, précédé de Que la blessure se ferme, Poésie/Gallimard, 2022), traduzione di Cettina Caliò, Collana Poesia, Milano, La nave di Teseo, 2021, ISBN 978-88-346-0525-7.
  • La Fiancée de l'eau, seguito da Entretiens avec M. Saïd Hammadi ouvrier algérien, 1984.
  • Beckett et Genet, un thé à Tanger, 2010.
  • La Mémoire future, 1976. [antologia della nuova poesia marocchina]
  • L'estrema solitudine (La plus haute des solitudes. Misère affective et sexuelle d'émigrés nord-africains, 1977) trad. di Vittorio Cosentino, Prefazione di Gad Lerner, Milvia, 1988, ISBN 88-7829-001-7; Collana I grandi pasSaggi, Milano, Bompiani, 1999, ISBN 88-452-4262-5.
  • Ospitalità francese (Hospitalité française. Racisme et immigration maghrébine, 1984) trad. di Stefania Papetti, Collana Confini n.31, Roma, Theoria, 1992, ISBN 88-241-0274-3; Collana Tracce, Roma, Editori Riuniti, 1998, ISBN 978-88-359-4520-8; Collana Tascabili.Saggi, Milano, Bompiani, 1999, ISBN 978-88-452-4062-1; Bookever, 2005, ISBN 978-88-892-1209-7;
  • La via di uno soltanto. Visita fantasma dell'atelier di Giacometti (Alberto Giacometti, 1991; nuova ed., La rue pour un seul, 1995) trad. di E. Volterrani, Collana L'arte e le arti, Milano, Scheiwiller, 2009, ISBN 978-88-7644-610-8.
  • L'amicizia (La Soudure fraternelle, 1994; poi come Éloge de l'amitié , 1996), trad. di E. Volterrani, Collana Einaudi Tascabili n.259, Torino, Einaudi, 1995, ISBN 978-88-061-3596-6.
  • Il razzismo spiegato a mia figlia (Le Racisme expliqué à ma fille, 1997), trad. di E. Volterrani, Collana pasSaggi, Milano, Bompiani, 1998, ISBN 978-88-452-4002-7; Bompiani per la scuola, 2000, ISBN 978-88-451-3000-7; nuova ed., Appendice: Cosa ne pensano ragazzi e insegnanti, 2000, ISBN 88-452-4002-9; nuova ed., col saggio Il montare dell'odio (La montée des haines) tradotto da Anna Maria Lorusso, Bompiani, 2005, ISBN 88-452-3368-5; nuova ed., col saggio I nuovi razzismi in Italia, Collana I grandi pasSaggi, Bompiani, 2010, ISBN 978-88-452-6477-1; ed. ampliata col saggio 1998-2018: il razzismo è in buona salute, Collana Le onde n.32, Milano, La nave di Teseo, 2018, ISBN 978-88-934-4548-1.
  • L'Islam spiegato ai nostri figli (L'Islam expliqué aux enfants, 2001), trad. di Anna Maria Lorusso, Collana pasSaggi, Milano, Bompiani, 2001, ISBN 978-88-452-5141-2; nuova ed. accresciuta, col testo Vivere insieme, Collana I grandi pasSaggi, Bompiani, 2010, ISBN 978-88-452-6525-9; nuova ed. col titolo L'Islam spiegato ai nostri figli e agli adulti che vogliono rispondere alle loro domande, Collana Le onde, Milano, La nave di Teseo, 2024, ISBN 978-88-346-1625-3.
  • Jenin. Un campo palestinese (Jenin, 2002), trad. di Anna Maria Lorusso, Collana asSaggi, Milano, Bompiani, 2002, ISBN 88-452-5328-7;
  • L'amicizia e l'ombra del tradimento (Éloge de l'amitié, ombre de la trahison,), trad. di E. Volterrani, Collana ET Letteratura n.1204, Torino, Einaudi, 2004, ISBN 978-88-061-6789-9.
  • Lettre à Delacroix, 2005, Éditions FMR.
  • Non capisco il mondo arabo. Dialogo tra due adolescenti, trad. di Anna Maria Lorusso, Collana pasSaggi, Milano, Bompiani, 2006, ISBN 88-452-5664-2.
  • La rivoluzione dei gelsomini. Il risveglio della dignità araba (L'Étincelle. Révolte dans les pays arabes, 2011), trad. di Anna Maria Lorusso, Collana PasSaggi, Milano, Bompiani, 2011, ISBN 978-88-452-6774-1. [antologia di saggi politici]
  • in AA.VV., Qui est Daech?, 2015.
  • È questo l'Islam che fa paura (De l'Islam qui fait peur, 2015), trad. di Anna Maria Lorusso, Collana pasSaggi, Milano, Bompiani, 2015, ISBN 978-88-452-7961-4.
  • Il terrorismo spiegato ai nostri figli. Ai nostri figli va detta la verità: hanno bisogno di parole scelte con cura (Le Terrorisme expliqué à nos enfants, 2016), traduzione di Anna Maria Lorusso, Collana Le ondine n.1, Milano, La nave di Teseo, 2017, ISBN 978-88-934-4116-2.
  • Un pays sur les nerfs, éditions de l'aube, coll. « Le 1 en livre », 2017.
  • La filosofia spiegata ai bambini, Milano, La nave di Teseo, 2020, ISBN 979-12-800-4310-8.
  • La Couleur des mots, L’Iconoclaste, 2022, ISBN 978-23-788-0281-3.
  • L'urlo. Israele e Palestina. La necessità del dialogo nel tempo della guerra, traduzione di Anna Maria Lorusso, Collana Le onde n.126, Milano, La nave di Teseo, 2023, ISBN 978-88-346-1689-5.
  • Marco Alloni, Amo inventare storie. Dialogo con Tahar Ben Jelloun, Adv, 2008, ISBN 978-88-7922-041-5.
  • I cantastorie di Marrakesh. Dialogo sulle radici, l'identità migrante, il razzismo, l'impegno, la scrittura, con Marco Alloni, Collana I libri della Salamandra n.19, Aliberti, 2022, ISBN 978-88-932-3504-4.

Libri fotografici

[modifica | modifica wikitesto]
  • Haut Atlas: l'exil de pierres, photographies Philippe Lafond, texte Tahar Ben Jelloun, Chêne/Hachette, 1982. [reportage fotografico sulle popolazioni berbere dell'Alto Atlante]
  • Édouard Boubat, Mediterraneo, fotografie con testo di T.B. Jelloun, Milano, Motta, 1997, ISBN 978-88-717-9126-5.
  • Il Mediterraneo di Piero Guccione, testi di T.B. Jelloun, poesie di Francesca Merloni, Il Cigno GG Edizioni, 2004, ISBN 978-88-783-1170-1.
  • Igor Mitoraj. Le porte degli angeli, con testi di T.B. Jelloun, Il Cigno GG Edizioni, 2006, ISBN 978-88-783-1187-9.
  • Un mare di arte. Mediterraneo specchio del cielo, Ediz. illustrata, a cura di M. Di Capua e L. Zichichi, Collana Gli Orizzonti, Il Cigno GG Edizioni, 2007, ISBN 978-88-783-1206-7.

Riconoscimenti

[modifica | modifica wikitesto]
  • 1976: Prix de l'amitié franco-arabe per la raccolta poetica Les amandiers sont morts de leurs blessures.
  • 1987: Prix Goncourt per La Nuit sacrée.
  • 1993: Premio Giornalistico Archivio Disarmo-Colombe d'oro per la Pace.
  • 2004: Prix letterario internazionale IMPAC, ricevuto a Dublino per il romanzo Cette aveuglante absence de lumière.
  • 2004: Premio Letterario Internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa per Amori stregati.
  • 2005: Prix Ulysse per l'insieme della sua opera.
  • 2010: Prix international de poésie Argana, assegnato dalla Maison de poésie du Maroc13.
  • 2011: Prix de la paix Erich-Maria-Remarque per il saggio L'Étincelle — Révolte dans les pays arabes.
  • 2013: Premio Nazionale Vincenzo Padula, Sezione Narrativa Internazionale.
  1. (EN) Shusha Guppy, 152, in Tahar Ben Jelloun, The Art of Fiction No. 159 (intervista), The Paris Review, autunno 1999.
  2. 1 2 (FR) Tahar Ben Jelloun, France Inter, 17 febbraio 2016.
    «J'ai un problème avec ma date de naissance: je ne suis pas né en 44, comme c'est écrit partout, je suis né en 47. L'auteur explique qu'afin de pouvoir être inscrit à l'école bilingue maternelle franco-marocaine de Fès, son père l'a volontairement vieilli et que l'erreur sur son année de naissance provient de là»
  3. (FR) Valérie Trierweiler, Tahar Ben Jelloun: sacré romancier!, in Paris-Match, 17 aprile 2017. URL consultato il 20 aprile 2017.
    «Mais comment débuter une autobiographie quand on ne connaît pas sa date de naissance? C'est en effet le cas du romancier qui ignore s'il est né en 19 gennaio 2026 ou en 19 gennaio 2026. Son père avait trafiqué l'état civil afin de faire entrer son fils à l'école coranique plus tôt»
  4. (FR) Hervé Meillon, Tahar Ben Jelloun: “Ne rien dire ou ne rien faire est dramatique”, in Clin d'œil, dicembre 2016. URL consultato il 2 gennaio 2018.
    «C’est vrai qu’il y a confusion! J’ai un frère qui a deux ans de plus que moi et mon père tenait à ce que l’on fasse notre scolarité ensemble. Mon père a dû me vieillir pour me faire rentrer à l’école en même temps que lui. Jusqu’au bac, j’ai été dans la même classe que mon frère. Je suis né à Fès le 1 et pas en 19 gennaio 2026. Mon père qui notait tout ne me l’a dit que très tard
  5. 1 2 3 4 5 6 7 (FR) Francine Bordeleau, Tahar Ben Jelloun: la solitude, le temps qui passe, l'espoir, in Nuit blanche, le magazine du livre, n. 40, giugno-luglio-agosto 1990, pp. 44-46.
  6. The Journalism Prize 'Archivio Disarmo Golden Doves For Peace'" (PDF), su archiviodisarmo.it (archiviato dall'url originale il 22 aprile 2022).
  7. (EN) أنور اليونسي e Anouar El Younssi, 34, in An Exoticized World Literature: Ben Jelloun at the Two Shores of the Mediterranean / أدب العالم والغرائبية: بن جلون على ضفتي المتوسط, Alif: Journal of Comparative Poetics, 2014, pp. 225–250.
  8. Sito Trieste poesia, su triestepoesia.org (archiviato dall'url originale il 25 maggio 2013).
  9. (FR) Peintures – Tahar Ben Jelloun, su tahar-benjelloun.com. URL consultato il 12 maggio 2022.
  10. Drappo, su Palio di Feltre. URL consultato il 12 maggio 2022.
  11. 1 2 3 (FR) Isabelle Rüf, Tahar Ben Jelloun dit tardivement l'horreur de Tazmamart, in Le Temps, 16 gennaio 2001.
  12. 1 2 (FR) Ghania Adamo, Revue de presse. Tempête sur Tazmamart, in Le Temps, 20 gennaio 2003.

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore vincitori Premio Goncourt Successore
Michel Host 1987 Érik Orsenna
Controllo di autoritàVIAF (EN) 61541657 · ISNI (EN) 0000 0001 2135 5386 · SBN CFIV062651 · BAV 495/281822 · Europeana agent/base/68832 · LCCN (EN) n50038444 · GND (DE) 119052482 · BNE (ES) XX832377 (data) · BNF (FR) cb118911393 (data) · J9U (EN, HE) 987007258586205171 · NSK (HR) 000086699 · NDL (EN, JA) 00463069 · CONOR.SI (SL) 5872739