Vanessa Beecroft

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Vanessa Beecroft in White Madonna with Twins (2006)

Vanessa Beecroft (Genova, 25 aprile 1969) è un'artista italiana, specializzata nell'espressione artistica tramite tableau vivant[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di madre italiana e padre britannico, ha trascorso parte della sua infanzia a Malcesine (sul lago di Garda)[2]. Tornata a Genova, dopo aver frequentato il liceo artistico del capoluogo ligure ed essersi diplomata in Pittura all'Accademia Ligustica di Belle Arti[3], segue i corsi di spettacolo dell'associazione "La chiave" di Campopisano (Genova) diretta da Mimmo Chianese; si iscrive alla Facoltà di Architettura[4], per poi trasferirsi all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove si diploma in Scenografia nel 1993[5][6].

La scelta espressiva della Beecroft è stata quella di pensare e realizzare performance, utilizzando il corpo di giovani donne più o meno nude, mosse secondo precise coreografie[7], con opportuni commenti musicali o con il variare delle luci[8]. Ciascuna delle partecipanti deve attenersi a una serie di norme che Beecroft stabilisce prima di ciascuna azione, con l'obiettivo di comporre ''quadri viventi''[9], esponendo in gallerie e musei di arte contemporanea. Beecroft pone al centro della propria riflessione i temi dello sguardo, del desiderio e del mondo della moda[10][11].

La sua prima performance si è tenuta presso la galleria Luciano Inga Pin a Milano, durante il Salon Primo dell'Accademia di Belle Arti di Brera[12][13].

Ha tenuto la sua prima mostra personale nel 1994 presso la galleria Fac-Simile a Milano[14] dove esponeva anche il suo ex compagno Miltos Manetas[15].

Dal 1998 le sue performances hanno occupato gli spazi di numerosi musei internazionali, tra cui il Guggenheim di New York, il Whitney Museum of American Art e la Kunsthalle di Vienna[16][17].

Opere nei musei[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Beecroft, Vanessa, Lessico del XXI Secolo (2012)" pubblicato su treccani.it/
  2. ^ Lilli Gruber, Streghe, Rizzoli, 18 ottobre 2010, ISBN 978-88-586-0091-7. URL consultato l'11 settembre 2020.
  3. ^ (EN) Susan K. Freedman, Public Art Fund (New York N.Y.) e Dan Cameron, Plop: Recent Projects of the Public Art Fund, Merrell Publishers, 2004, ISBN 978-1-85894-247-6. URL consultato l'11 settembre 2020.
  4. ^ Arte a parte • L'ECO, su L'ECO, 26 novembre 2015. URL consultato l'11 settembre 2020.
  5. ^ Moncler House of Genius, a Milano con Vanessa Beecroft, su Vogue Italia. URL consultato l'11 settembre 2020.
  6. ^ “VB87”: a Milano la nuova performance di Vanessa Beecroft per Moncler, su Artwave, 12 novembre 2019. URL consultato l'11 settembre 2020.
  7. ^ Arianna Fantuzzi, Il corpo femminile nelle ricerche artistiche di fine Novecento Il caso di Vanessa Beecroft (PDF), su edizionicafoscari.unive.it.
  8. ^ Vanessa Beecroft e lo sguardo provocatorio del femminile, su Artspecialday, 28 novembre 2016. URL consultato l'11 settembre 2020.
  9. ^ Parla Vanessa Beecroft, la più provocatoria artista contemporanea, su Donnamoderna, 3 aprile 2009. URL consultato l'11 settembre 2020.
  10. ^ Vanessa Beecroft, i corpi della moda promossi ad arte, su la Repubblica, 22 novembre 2016. URL consultato l'11 settembre 2020.
  11. ^ L'intervista di Vanessa Beecroft per la performance di Moncler House of Genius, su www.lofficielitalia.com. URL consultato l'11 settembre 2020.
  12. ^ (EN) Vanessa Beecroft, Kunsthalle (Bielefeld Allemagne) e Kunsthalle Bielefeld, Vanessa Beecroft: Photographs, Films, Drawings, Hatje Cantz, 2004, ISBN 978-3-7757-1508-9. URL consultato l'11 settembre 2020.
  13. ^ Luca Beatrice, Nati sotto il biscione, Rizzoli, 12 marzo 2015, ISBN 978-88-586-7815-2. URL consultato l'11 settembre 2020.
  14. ^ 20 Anni di Zero, su zero.eu. URL consultato l'11 settembre 2020.
  15. ^ Miltos Manetas, su Il Post, 3 giugno 2013. URL consultato l'11 settembre 2020.
  16. ^ (EN) Roberta Smith, Critic's Notebook; Standing and Staring, Yet Aiming for Empowerment, in The New York Times, 6 maggio 1998. URL consultato il 12 settembre 2020.
  17. ^ Vanessa Beecroft, su Vogue Italia. URL consultato il 12 settembre 2020.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marcella Beccaria (a cura di), Vanessa Beecroft. Performances 1993-2003, Milano, Skira, 2003, ISBN 978-8884916655.
  • Massimo Melotti, Vicende dell'arte in Italia dal dopoguerra agli anni Duemila, Milano, Franco Angeli, 2017, ISBN 978-8891751973.
  • Roberta Smith, Critic's Notebook; Standing and Staring, Yet Aiming for Empowerment, in ''The New York Times'', 6 maggio, 1998.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Beecroft, Vanessa, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  • (EN) Sito personale, su vanessabeecroft.com. URL consultato il 12 maggio 2019 (archiviato dall'url originale il 7 maggio 2018).
Controllo di autoritàVIAF (EN84237315 · ISNI (EN0000 0000 8160 4906 · Europeana agent/base/76059 · LCCN (ENnr98025082 · GND (DE121527492 · BNF (FRcb144422279 (data) · ULAN (EN500114573 · WorldCat Identities (ENlccn-nr98025082