Biancamaria Frabotta

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«Io sono poetessa e intera non appartengo a nessuno»

(Biancamaria Frabotta, Il rumore bianco)

«Ero considerata troppo donna, troppo femminista, troppo intelligente, troppo viscerale, troppo accademica, troppo poco accademica, troppo bella, perfino troppo alta. Insomma ero «troppo» tutto, per essere «solo» poeta.»

(Biancamaria Frabotta, Quartetto per masse e voce sola)

Biancamaria Frabotta (Roma, 11 giugno 1946) è una poetessa, scrittrice, giornalista, docente universitaria italiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Biancamaria Frabotta è nata a Roma, dove vive, alternando soggiorni anche a Cupi, nella Maremma toscana.

Dopo la plaquette d’esordio, Affeminata (1976), ha pubblicato i seguenti libri di poesia: Il rumore bianco (1982), La viandanza (1995), Terra contigua (1999 e 2011), La pianta del pane (2003), Da mani mortali (2012) e il volume complessivo Tutte le poesie 1971-2017 (2018), con il libro inedito La materia prima.

Ha militato nel Movimento degli Studenti, durante e dopo il Sessantotto, e soprattutto nel Movimento delle Donne, a partire dal 1972, impegnandosi anche nella politica attiva con il PdUP. Ha curato due volumi del femminismo italiano e condotto battaglie civili per i diritti delle donne. Nel 1976 ha pubblicato Donne in poesia, che dà grande rilievo alla poesia di Amelia Rosselli e antologizza per la prima volta anche le giovanissime Patrizia Cavalli e Vivian Lamarque. Il volume, in parte una ricerca genealogica, in parte un’inchiesta sulla specificità del linguaggio poetico femminile, ha suscitato un vivace dibattito, ripreso e ampliato in Letteratura al femminile, che indaga le tracce del femminile anche nella letteratura maschile e si interroga sul sogno dell’androginia nella scrittura letteraria.

Gli interessi accademici di Frabotta si sono presto spostati dall’Ottocento al Novecento: la prima monografia è dedicata nel 1971 a Carlo Cattaneo, mai del tutto abbandonato, la seconda nel 1993 a Giorgio Caproni, diventato, per usare un’espressione morantiana, il poeta di tutta la vita. Successivamente Frabotta si è occupata di malinconia e di libri testimoniali, continuando a dedicare studi, saggi e recensioni ad Amelia Rosselli, Franco Fortini, Toti Scialoja, Elsa Morante, solo per fare qualche nome, e ai poeti della sua generazione, su cui ha assegnato anche delle tesi di laurea, forse per la prima volta in Italia.

Autrice di un romanzo, Velocità di fuga (1989), letto, discusso e apprezzato, non ha mai trascurato la narrativa contemporanea, come testimonia l’ingresso fra gli Amici della Domenica per l’attribuzione del Premio Strega, e ha scritto per il teatro una serie di atti unici raccolti in Trittico dell’obbedienza (1996). Come traduttrice ha pubblicato con Bruno Mazzoni l’antologia poetica italiana di Ana Blandiana, la più importante voce poetica della Romania contemporanea.

Ha collaborato con «il manifesto», molto a lungo, e con «L’Orsaminore», fondata insieme a Maria Luisa Boccia, Giuseppina Ciuffreda, Licia Conte, Anna Forcella, Manuela Fraire e Rossana Rossanda, «Alfabeta», «l’Espresso», «L’Indice dei libri del mese», «Poesia», l’«Almanacco dello Specchio».

Numerosi i viaggi internazionali, come poeta e come accademica, e le collaborazioni con università straniere, specie di area anglofona.

Nel 2013 è stata nominata socia onoraria della Società Italiana delle Letterate.

Ha insegnato alla Sapienza – Università di Roma, dove si è formata alla scuola di Walter Binni, dal 1969 al 2016, quando si è congedata dall’attività di Professore ordinario di Letteratura italiana moderna e contemporanea.

L’uscita di Tutte le poesie 1971-2017, avvenuta il 20 marzo 2018, è occasione di numerosi incontri con il pubblico dei lettori, interviste e riflessioni critiche sull’opera dell’autrice, che partecipa a eventi e trasmissioni come TGR Petrarca, il Salone Internazionale del Libro di Torino, Quante storie[1], la Repubblica delle idee[2], il Festival della Letteratura di Mantova[3], Poesia Festival, Pordenonelegge, InQuiete, il Caffè di Rai Uno, il Festival del giornalismo culturale, Più libri più liberi.

Il 13 marzo 2019 presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma si è tenuto il pomeriggio di studi Al passo con la vita. La poesia di Biancamaria Frabotta, con interventi di Luca Serianni, Roberto Deidier, Marco Corsi, Adele Dei, Carmelo Princiotta e Sabrina Stroppa[4].

Una poesia[modifica | modifica wikitesto]

Sono come le pulci, i poeti
acquattati nel pelo del mondo.
Invisibili, se ne stanno passivi
nelle ore dolci dei vivi
ma in un tale loro modo
e così a caso dispersi
fra i tanti, singoli vanti.
Oh, se mordono, nei loro nidi
e hanno, a volte, certi visi
sotto gli occhi di tutti...
E bisogna cercarli, perché
smettano infine il fastidio
uno a uno e prima o poi
di certo, scovarli, stanarli
dai loro nascondigli
i pochi (troppo pochi!) poeti.

(da Tutte le poesie 1971-2017)

Una dichiarazione di poetica[modifica | modifica wikitesto]

«Non so se avete mai preso un treno nel deserto. Io una volta, più di trent’anni fa, da Tunisi verso Tozeur, un’oasi adiacente a Chott el-Jerid, il Gran Lago Salato. All’incirca ogni venti minuti il macchinista fermava la locomotiva e scendeva per liberare i binari dalla sabbia o per raddrizzare quelli deformati dal sole. Avevo sete, un caldo insopportabile e allontanavo le mosche con una specie di bandierina di paglia acquistata da un berbero di Tunisi che se ne stava all’ombra di una pensilina, a Tunisi, senza muoversi, né fiatare. Non offriva la sua merce, né ne vantava l’utilità. Se non avessi avuto acqua nella borraccia e il viaggio si fosse protratto più delle otto ore che il treno impiegò a percorrere duecento chilometri, quel ventaglio non mi avrebbe certo salvato la vita, ma l’avrei tenuto stretto in pugno come un vessillo, fino alla fine. Come la poesia, una compagna di viaggio che scenderà alla mia stessa stazione.» (da Quartetto per masse e voce sola)

Il rumore bianco (1982)[modifica | modifica wikitesto]

Il rumore bianco è il libro in cui prende corpo la vita di una donna in poesia, che, presentandosi come affeminata (cioè lontana da un certo stereotipo di femminilità, anche poetica), si distanzia da una «natura maligna»[5] e da una cultura elaborata da soli uomini, per inseguire una «seconda nascita»[6], fra le battaglie, gli amori, le letture e le amicizie di un decennio movimentato, riattraversato all’ombra di Diotima[7]. Prendendo slancio dal Sessantotto e da un nuovo «bisogno di poesia»[8], il libro oltrepassa la crisi della Tradizione e dell’Avanguardia, per immergersi nella sconcertante pluralità degli anni Settanta e puntare a un rinnovamento della soggettività («rendere il corpo alla mente, il mal tolto»[9]) e a una riconfigurazione dello spazio lirico («una poesia che non mi si chiuda addosso come una tenaglia»[10]), anche grazie al magistero di Amelia Rosselli. Muovendosi come una particella in conflitto fra le turbolenze della storia e il richiamo della poesia (secondo la definizione fisica che dà il titolo al libro[11]), Frabotta ci mostra l’altro lato degli anni di piombo, quello più ardente (e più ardimentoso), e, soprattutto, ce ne fa sentire la musica d’urto[12], attraverso la sua sigla stilistica fondamentale, la paronomasia[13]. Come una «minerva armata»[14] di sapienza e di ironia, l’autrice ci consegna il libro di un nuovo soggetto femminile, disposto a perdere tutto per difendere la propria vocazione a vivere e a scrivere, un soggetto che, giungendo a proiettarsi nella stupenda controfigura di Eloisa, riesce a dare un senso al proprio nome[15].

La viandanza (1995)[modifica | modifica wikitesto]

La viandanza inaugura il secondo tempo della poesia di Frabotta, che si mette in cammino tra nostalgia e trasformazione[16], riscrivendo il genere dell’odeporica attraverso un soggetto dinamico femminile, che si inoltra verso le periferie del mondo (Manaus, Cuiabá, Kadhimiyah, Salonicco, Skukuza, Uluru) nell’epoca della fine dei viaggi, sostituiti ormai dal turismo, e che regredisce fino al regno della madre, la Civitavecchia di «Eugenia / nata De Falchi»[17], distrutta prima dalla guerra e poi dall’inquinamento termoelettrico, come si evince dallo scenario del poemetto che dà il titolo al volume, fra i capolavori, anche ritmico-sintattici, dell’autrice. Al centro del libro c’è la figura della Gradiva, colei che avanza, che va per via quasi danzando, con un piede proteso e l’altro sospeso, come viene detto nell’omonima poesia[18], a indicare la necessità di guardare avanti e di pensare indietro[19], di procedere nella contemporaneità proiettandosi nel futuro senza distruggere il passato. La dialettica fra nostalgia e trasformazione innesca una torsione fra elegia[20] e tensione linguistica, che ha come esito un plurilinguismo etico, atto a tutelare l’italiano dal suo progressivo impoverimento[21]. La stratificazione linguistica di questa poesia sembra quasi dettata dalla forma architettonica di Roma, in cui convivono elementi di epoche diverse. A livello strutturale, invece, l’oscillazione fra viandanza e vita sedentaria (tema, quest’ultimo, a cui Gabriella Drudi ha dedicato un bellissimo saggio[22]) trova un corrispettivo nella compresenza di way book e stay book[23]. Frabotta in questo libro si confronta con alcuni grandi maestri della tradizione novecentesca, come Eugenio Montale (per la lingua e lo stile), Giorgio Caproni (a partire dai temi fondanti del viaggio, della città e della madre) e Pier Paolo Pasolini (che con Le ceneri di Gramsci suggerisce un modello qui dilatato in una prospettiva mondiale), intanto che elabora una proposta di comportamento esistenziale, storico e poetico, per «tornare a camminare sulle proprie gambe, sulla pianta di propri “piedi” anche metrici e prosodici»[24].

Terra contigua (1999 e 2011)[modifica | modifica wikitesto]

Terra contigua è un libro commissionato da Daniela Attanasio per una collana di Empirìa volta ad accogliere in un solo volume poesie in proprio, variazioni e traduzioni. È un libro di sonni negati, di sogni esiliati, di poeti perduti e ritrovati (Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Dario Bellezza, Eugenio Montale, Toti Scialoja), in cui l’«orecchio assoluto» dell’autrice (come lo definisce Laura Barile nella quarta di copertina) sperimenta la «divina inconcludenza» di una poesia quasi per gioco (monologhetti telefonici, fiabe erotiche, acrostici amorosi, “ombre d’autore” e haiku) per esorcizzare la malinconia di fine millennio: la maniera è qui una tecnica utilizzata come nell’arte di Giulia Napoleone (cui è dedicata la poesia Il messo), un modo cioè per ritrovare la luce a partire dal nero[25]. Così il libro estremizza lo stile de La viandanza e prepara le «cose chiare» de La pianta del pane. Frabotta vi include anche Controcanto al chiuso, un pometto amebeo, nato nel 1991 come variazione in versi di un monologo teatrale su L’erotismo di George Bataille e qui riproposto in una più recente versione, e alcune bellissime traduzioni da Ibn Hamdis, Charles Baudelaire, Federico García Lorca e Ana Blandiana. Nel 2011 ripristina la più antica versione di Controcanto al chiuso e aggiunge la prosa Insonnia terminale, una variazione sull’Elogio degli uccelli di Giacomo Leopardi che conferma il leopardismo profondo dell’autrice.

La pianta del pane (2003)[modifica | modifica wikitesto]

Come dichiarato in Mio marito ha un cuore generoso»[26], quasi ad apertura di libro, La pianta del pane segna una svolta all’insegna della chiarezza nell’opera di Frabotta, inaugurando il «terzo tempo»[27] della sua poesia, ormai incline a sottoporsi umilmente alla parafrasi. Il libro, che si lascia «alle spalle il sentiero elegiaco della Viandanza»[28], può essere letto come «un canzoniere coniugale (e questa è novità assoluta nel panorama attuale) ma anche parentale, e anche civile»[29]. Vi si intrecciano tre grandi temi, tenuti insieme dal motivo conduttore «del sonno e dell’insonnia, del dormire in due»[30]: l’amore coniugale, che fa de La pianta del pane «una stanza nuziale ampliata a dismisura»[31] e protesa verso una fraternità universale; «l’amore materno vissuto sempre come figlia e mai come madre e la ricerca delle origini»[32], che comporta anche l’elaborazione di un lutto collettivo come il crollo del comunismo. Più che a una partizione tematica, le tre sezioni rimandano a «una partitura musicale»[33]: il passaggio da La testa leggera alle Ninne nanne e infine a Le sorgenti del Volga «vede susseguirsi un andante, un allegretto e un adagio solenne finale»[34], secondo la progressione della forma-sonata. Attraverso l’impiego di una «lingua [...] notturna»[35] e l’invenzione di un ritmo che fa spesso perno sull’endecasillabo, Frabotta perviene agli esiti propri di un «classicismo moderno»[36], proprio mentre scrive «un grande libro di congedo, storico ed esistenziale, dal Novecento»[37].

Da mani mortali (2012)[modifica | modifica wikitesto]

Da mani mortali è un libro-trilogia ispirato al pensiero di Hannah Arendt sulla vita activa. Si compone di tre parti, Gli eterni lavori, I nuovi climi e Da mani mortali, incorniciate da alcuni apologhi in versi sui poeti. Ne Gli eterni lavori il racconto della coltivazione di un campo nella Maremma grossetana di Cupi intreccia il grande modello delle Georgiche a una laica meditazione sul Secretum. Dietro la realtà del racconto campestre si intravede un’utopia di civiltà, il sogno antropologico della natura coltivata, della cultura come rinascita e resistenza dell’umano, del lavoro «per una piantagione / disamena, ma meno disumana»[38]. La versificazione si distende nei modi di un recitativo cui fanno da contrappunto le struggenti ariette delle Poesie per Giovanna, intonate per lenire il lutto seguito alla morte dell’amica poeta Giovanna Sicari[39]. L’asimmetria ritmica è il corrispettivo della zoppia tematizzata ne Gli eterni lavori, figura della difficoltà a riconoscersi e a procedere nel proprio tempo, quasi «un’infiammazione sentimentale, dovuta al conflitto fra stoicismo e nostalgia»[40]. I nuovi climi testimoniano le mutazioni ecosistemiche di inizio millennio (come mostrano le poesie sull’estate del 2003 e sull’inverno del 2007), segnando «il rovescio della vita attiva»[41], la sua sospensione forzosa, più raramente voluta: «alla natura lavorata subentra la contemplazione delle fasi lunari, l’ascolto delle lingue non umane nello “scarso dirsi di Dio”, la violenza di una natura storicizzata e il sentimento di inermità di fronte a tanta sopraffazione»[41] (che si manifesta, ad esempio, nelle poesie sui terremoti dell’Aquila e di Haiti). Da mani mortali è un’interrogazione sulla condizione umana che tocca i suoi vertici in due poemetti, La felice combinazione e Il gesto più gentile dell’amicizia. Uno presenta la straordinaria invenzione di un «Dio minorenne»[42], che monologa davanti a un mondo ormai maggiorenne (secondo la teologia di Dietrich Bonhoeffer), per cercare di spiegare una teoria probabilistica del cosmo come «felice combinazione»[43]. L’altro è il resoconto di un Capodanno trascorso a La Rondinaia, la villa di Ravello che fu teatro dell’amicizia amorosa fra Gore Vidal e Howard Austen e di «un modo di esistere non comune»[44], interpolato da veri e propri «falsi omerici»[42], in cui Patroclo chiede ad Achille di compiere il gesto più gentile dell’amicizia: dargli la mano, dirgli addio.

La materia prima (2018)[modifica | modifica wikitesto]

La materia prima, il libro inedito incluso in Tutte le poesie 1971-2017, affronta un tema-tabù del nostro tempo (tanto più per una donna), la vecchiaia, intrecciandolo con la cognizione del fondamento fisico dell’esistenza, l’oscura materia del corpo e dell’universo, e con quella del fondamento etico della poesia, la testimonianza.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Poesia[modifica | modifica wikitesto]

  • Affeminata, Nota critica di Antonio Porta, Rivalba, Geiger, 1976
  • Il rumore bianco, Prefazione di Antonio Porta, Milano, Feltrinelli, 1982
  • Appunti di volo e altre poesie, con un disegno di Toti Scialoja, Roma, La Cometa, 1985
  • Controcanto al chiuso, disegni di Solvejg Albeverio Manzoni, Roma, Rossi & Spera, 1991
  • La viandanza, Milano, Mondadori, 1995 (Premio Montale)
  • Terra contigua, Roma, Empirìa,1999 e 2011
  • La pianta del pane, Milano, Mondadori, 2003
  • Gli eterni lavori, Prefazione di Giorgio Patrizi, con un’incisione di Giulia Napoleone, Genova, San Marco dei Giustiniani, 2005
  • I nuovi climi, Prefazione di Maurizio Cucchi, Brunello, Stampa, 2007
  • Da mani mortali, Milano, Mondadori, 2012
  • Per il giusto verso, Lecce, Manni, 2015
  • Risatelle, con Brunello Tirozzi, Roma, Empirìa, 2016
  • Tutte le poesie 1971-2017, Postfazione di Roberto Deidier, Nota biobibliografica di Carmelo Princiotta, Milano, Mondadori, 2018
  • Passaggio a mezzogiorno, con Maria Grazia Calandrone, Marco Caporali, Giorgio Ghiotti, Gabriele Galloni, Ivonne Mussoni, Simone Zafferani, Mario De Santis, Sacha Piersanti, Brunello Tirozzi, Davide Toffoli, Illustrazioni di Francesca Casolani e Marino Melarangelo, Nota di Carmelo Princiotta, Acquaviva Picena, La Collana Isola, 2018

In traduzione[modifica | modifica wikitesto]

  • High Tide, Dublin, Poetry Ireland LTD, 1998 (versioni inglesi di poesie tratte da La viandanza)
  • Poezii pentru Giovanna, traducere de Ana Blandiana, Editura LiterNet, 2005

Traduzioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Ana Blandiana, Un tempo gli alberi avevano occhi, a cura di Biancamaria Frabotta e Bruno Mazzoni, Roma, Donzelli, 2004

Narrativa[modifica | modifica wikitesto]

  • Velocità di fuga, Trento, Reverdito, 1989 (Premio Tropea 1989)

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

  • Trittico dell'obbedienza, Palermo, Sellerio, 1996

Saggi autobiografici[modifica | modifica wikitesto]

  • Quartetto per masse e voce sola, Roma, Donzelli, 2009

Studi[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Cattaneo, Introduzione di Alessandro Galante Garrone, Lugano, Edizioni Ticino Nostro, 1971
  • Letteratura al femminile. Itinerari di lettura: a proposito di donne, storia, poesia, romanzo, Bari, De Donato, 1980
  • Giorgio Caproni. Il poeta del disincanto, Roma, Officina, 1993
  • L’estrema volontà. Studi su Caproni, Fortini, Scialoja, Roma, Perrone, 2010

Curatele[modifica | modifica wikitesto]

  • Femminismo e lotta di classe in Italia (1970-1973), Roma, Savelli, 1973
  • La politica del femminismo (1973-1976), Roma, Savelli, 1976
  • Donne in poesia, con una nota critica di Dacia Maraini, Roma, Savelli, 1976
  • Arcipelago Malinconia, Introduzione di James Hillman, Roma, Donzelli, 2001
  • Poeti della malinconia, Introduzione di Antonella Anedda, Roma, Donzelli, 2001

Altre edizioni d’arte[modifica | modifica wikitesto]

  • Tensioni, dialogo scenico con 12 disegni a colori di Rossana Lancia, Milano/Venezia, Eidos, 1989
  • Controcanto al chiuso, monologo teatrale con due incisioni di Giulia Napoleone, Roma, Edizioni della Cometa, 1994
  • Ne resta uno, sedici haiku con sei incisioni di Giulia Napoleone, Firenze, Il Ponte, 1996
  • Sopravvivenza del bianco, una poesia con sei maniere nere di Giulia Napoleone, Milano, Scheiwiller, 1997
  • Alta marea, libro da una poesia con un disegno a inchiostro di china di Marina Bindella, Roma, Eos Edizioni, 2001
  • Poesie per Giovanna, con un’incisione di Lorenzo Bruno, Ascoli Piceno, Grafiche Fioroni, 2004
  • La piega delle cose, libro oggetto di Ernesto Porcari, con testi di Biancamaria Frabotta, Roma, Il Bulino, 2007

La critica[modifica | modifica wikitesto]

  • Alessandro Giammei, La forma sinuosa dell’esistenza, «il manifesto», 6 aprile 2018

«Ogni tanto [...] la nostra editoria poetica partorisce un libro necessario a ogni autentico lettore di versi [...], una poesia che ci è contemporanea senza banalmente rispondere alle contingenze.»

  • Roberto Galaverni, La contemplazione prende l’iniziativa, «La Lettura - Corriere della Sera», 8 aprile 2018

«Fin dai suoi esordi l’autrice si è impegnata molto di più a oltrepassare distinzioni e barriere che a edificarle, ad aprire piuttosto che a chiudere. [...] Questa vicenda poetica va collocata sotto il segno di Leopardi, della natura (anzi, della Natura: si parla delle “piante”, degli “orti”, della “specie”, della “natura maligna”), ma anche dell’attenzione, della cura, anche se non sempre efficace, che se ne deve avere, e non solo per assecondarla, quanto per indirizzarla [...]. Se si volesse dare un senso complessivo a questa storia di poesia, tuttora in corso, si dovrebbe congiungere il primo componimento con l’ultimo del volume [...]. Detto altrimenti, e con una semplice formula: dall’azione contemplativa alla contemplazione attiva.»

  • Elio Grasso, Un collettivo desiderio di ricostruzione, «Pulp Libri», 9 aprile 2018
  • Maria Grazia Calandrone, Il senso della “vista acustica” nella poesia di Biancamaria Frabotta, «La 27 ora - Corriere della Sera», 26 aprile 2018

«Oltre a seguire l’eterna e pur mortale natura, la scrittura di Frabotta è immersa, anzi, formata come poche altre, dalla storia del paese e del suo tempo. [...] Frabotta compone dunque la poesia di una veglia continua, è protagonista di bellissime pagine sull’insonnia, rilascia parole di elevato peso specifico, come chi non solo non si concede riposo, ma neppure voglia disporsi alla posizione del riposo, perché sente il dovere di vigilare, su questo suo e nostro Occidente, che pare immerso in un pericoloso sonno della ragione.»

  • Giorgio Ghiotti, rec. a Tutte le poesie 1971-2017, «Poetarum Silva», 27 aprile 2018

«“Tutte le poesie 1971-2017” [...] è testimonianza di una voce che, dagli esordi poetici, ha fissato negli occhi il suo secolo, [...] è la biografia collettiva nella quali siamo immersi tutti e ognuno fa (la sua) parte [...], un libro dallo straordinario valore testimoniale che s’interroga e ci interroga senza posa, poiché le domande servono a un poeta “per non lasciarle in sospeso.»

  • Elio Grasso, rec. a Tutte le poesie 1971-2017, «Poesia», 337, maggio 2018
  • Beatrice Manetti, Intervento in occasione di Pinerolo Poesia, 12 maggio 2018

«“Tutte le poesie 1971-2017“ di Biancamaria Frabotta può essere letto come un canzoniere, da mettere però più sotto il segno di Saba che sotto quello di Petrarca, per il grande rilievo che vi ha il corpo, dall’identità sessuata dell’esordio, che con la sua pronuncia esplosiva fa irrompere un nuovo soggetto in poesia, alla discorsività più distesa degli ultimi libri, che giunge ne “La materia prima“ a una bellissima riflessione sulla metamorfosi del corpo nella vecchiaia.»

  • Giovanna Amato, Biancamaria Frabotta e la “trilogia della quarta stagione“, «Poetarum Silva», 15 maggio 2018
  • Eugenio Murrali, rec. a Tutte le poesie 1971-2017, «Il Foglio», 22 giugno 2018
  • Stefano Vicentini, Frabotta, i versi vanno alla ricerca della chiarezza, «L’Arena», 8 luglio 2018
  • Marco Calini, Su tutte Biancamaria Frabotta, «Prealpina», 15 luglio 2018
  • Paolo Di Paolo, La passione secondo Bianca, «Robinson - la Repubblica», 5 agosto 2018
  • Giuseppe Grattacaso, Interrogativa Frabotta, «Succede Oggi», 8 ottobre 2018

«Biancamaria Frabotta ha segnato la poesia italiana degli ultimi decenni con sensibilità e determinazione: inizialmente proponendosi come voce soprattutto al femminile («Divenni femmina nel linguaggio prima che nel corpo») e con toni spesso aspri e severi, poi con uno sguardo sempre rigoroso, ma capace di esprimersi con una vena malinconica, un’adesione più docile e conciliante alla sofferenza e alla bellezza del mondo.»

  • Laura Barile, rec. a Tutte le poesie 1971-2017, «l’immaginazione», 307, settembre-ottobre 2018, pp. 21–23

«Un percorso tutto al femminile, il combattimento di una poeta donna [...]. A circa un terzo del libro, la prima svolta: “La viandanza”, [...] un andare che risponde, opponendosi, al grande tema letterario e musicale del Wanderer della tradizione tedesca e occidentale. [....] La lotta-abbraccio dell’eros introduce la sezione “Terra contigua” [con le geniali e coraggiose scelte della traduttrice, nota ancora la studiosa]. [...] Qui altra svolta, altra curva, sempre nel segno della classicità e dell’amore per i fratelli maggiori (i padri?), ma anche le sorelle o madri, come Emily Dickinson e Virginia Woolf, a cui si aggiunge la difficile e potente poesia di Amelia Rosselli. La svolta è questa: il “parlare chiaro”, una poesia della quale sia possibile fare la parafrasi. [...] Fino all’inedita raccolta finale, “La materia prima”, dove [...] comincia, o prosegue, la cura di sé: la cura, filosoficamente intesa – splendida parola che avremmo tutti dovuto capire prima. Qui troviamo [...] gli elementi del corpo e del cosmo dentro la poesia: cellule e plasma. Siamo parte del tutto: e dobbiamo essere attenti e consapevoli, come i partigiani di Neive che qui narrano la loro storia. Ecco che l’io del poeta allora, come la Natura, sono gli altri – e ci si riconosce nel loro sguardo...»

  • Alberto Asor Rosa, Cantami o diva oggi la poesia è femmina, «la Repubblica», 15 ottobre 2018

«Le raccolte di versi più interessanti degli ultimi anni sono di autrici. Donne capaci di costruire una lingua nuova e anticonformista. È assai notevole [...] il ruolo giocato dalle poesie scritte da donne nella storia della poesia italiana contemporanea. [...] In una linea genealogica approssimativa, s’intende, ma penso, non del tutto incoerente, ci sono [...] le autrici che, sia pure su di una scalarità generazionale non indifferente, sono di sicuro punti di riferimento per quanto è avvenuto dopo: parlo di Amelia Rosselli; Alda Merini; Patrizia Cavalli [...]; Biancamaria Frabotta (da vedere ora il recentissimo ‘’Tutte le poesie 1971- 2017’’, uscito nella collana Lo specchio di Mondadori).»

  • Maria Clelia Cardona, Una erratica danza di testi, «Leggendaria», 131, settembre 2018, p. 86

«Frabotta sa bene che scegliere la poesia come compagna di vita significa scegliere di vivere in un “luogo eventuale”, ai margini di sé, ma come ogni poeta sa anche che l’imperativo ineludibile della poesia rimane primum vivere

«Un percorso [...] concretissimo [ne “La viandanza“], come i viaggi narrati da Melville e da Chatwin; e al tempo stesso, come quelli, un itinerario ancestrale verso le origini, che rifluisce all’indietro fino ai “mari mossi del grembo”, alla condizione ammiotica delle creature marine primordiali descritte nella sezione “La vita sedentaria“.»

  • Carmelo Princiotta, Il rumore bianco di Biancamaria Frabotta (1982), in La poesia italiana degli anni Ottanta. Esordi e conferme III, a cura di Sabrina Stroppa, Lecce-Brescia, Pensa Multimedia, 2019, pp. 91-113:

«Fin dal titolo, “Il rumore bianco” esalta il processo di trasformazione del soggetto-particella nel suo dinamismo conflittuale e apparentemente casuale. C’è persino qualcosa di picaresco in questo romanzo in versi, in cui l’ingresso nel Movimento, nei Movimenti degli anni Settanta, non ha un esito prestabilito se non quello di sottrarre a un destino assegnato. Ma la struttura profonda del libro è, a mio avviso, quella di un romanzo di vocazione [...]. L’unica cosa che rimane alla pseudo-Eloisa de “Il rumore bianco” non è l’amore, ma la scrittura.»

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • 1989: Premio Tropea per Velocità di fuga
  • 1995: Premio Montale per La viandanza
  • 2003: Premio LericiPea e Premio Dessì per La pianta del pane
  • 2012: Premio «Città di Penne - Fondazione Piazzolla» per Da mani mortali
  • 2013: Nomina a Socia Onoraria della Società Italiana delle Letterate
  • 2015: Premio «L’olio della poesia»
  • 2016: Premio «Città di Fiumicino», Premio «Alessandro Tassoni» e Premio «Don Luigi Liegro» alla carriera
  • 2018: Premio di Poesia Città di Legnano - Giuseppe Tirinnanzi:

«Sin dal suo libro d’esordio, Il rumore bianco, apparso nel 1982 (ma fu quello un esordio relativamente tardivo, in cui si coagulava un’attività poetica già definitasi e manifestatasi da più di un decennio, e che aveva forse come nucleo generativo l’esplosione creativa del ’68 e degli anni limitrofi), Biancamaria Frabotta ha rappresentato una voce significativa e singolare, centrale e appartata della poesia italiana del secondo Novecento; una voce che non ha mai smesso di risuonare nei successivi quarant’anni di attività (ora racchiusi, per quanto riguarda la scrittura poetica, nel volume Tutte le poesie 1971-2017 edito da Mondadori), e che ha chiamato a sé, oltre all’attenzione della critica, l’ascolto e l’ammirazione di molti giovani. Autrice capace di affrontare con decisione temi e situazioni forti e contraddizioni laceranti della politica e della stessa poesia, poetessa (termine rivendicato fieramente, come sottolineava Antonio Porta nella prefazione a quel primo libro di Biancamaria: «È vero. Non come te poeta io sono / io sono poetessa e intera non appartengo a nessuno») vicina alle ragioni del movimento femminista e però sempre attenta a rimettere in discussione le certezze, a diffidare delle etichette troppo facili (scrittura femminile, poesia del corpo, e via dicendo), Biancamaria Frabotta si è sempre tenuta lontano da una poesia dichiarativa o ideologica, preferendo mettere avanti le sfumature, i margini, i dubbi, in «un gioco di pazienza / tra la tortora e la volpe» [...]. Se poeti (e poetesse) sono un po’ come le pulci e un po’ come i fantasmi dentro la vita, se il loro scandagliare le «cose scure» li allontana inevitabilmente dalla limpida fiducia di chi sa affidarsi a un «cuore generoso» capace di contentarsi delle «cose chiare», Biancamaria Frabotta ha assunto con coscienza vigile questo ruolo: senza enfasi, senza retorica, ma anche senza falsa modestia e con vigore. La sua parola poetica nasce forse nel punto esatto di sutura (ma dove c’è sutura c’è ferita) tra assenza e presenza, tra fiducia e tremore, tra speranza e ragioni per cui disperare. Anche, tra intelligenza lucida, razionale (e qui andrà almeno rammentata la sua lunga e importante attività di ricerca, di critica e di insegnamento, non secondaria rispetto alla poesia) e flusso delle immagini, capaci di schiudere improvvisi orizzonti di stupore immaginativo. «Nevicò sui monti, gelò la pianura. / Si fermò spaventata la città. / Era forse riaperto il valico tra Poesia e Verità»: tre splendidi versi disegnano appunto un’utopia, una direzione da percorrere; e nel loro fluire suggeriscono anche la capacità singolare di questa autrice di richiamare improvvisamente intonazioni quasi cantabili, quasi popolari, costruendo dettati non ardui, non intellettualisticamente chiusi né culturalmente esibiti; eppure complessi, e a loro modo scoscesi, nel disegnare appunto un orizzonte di senso mai prevedibile, mai banale e sempre problematico. «Gli appunti che ad altri ho donato / perché stagionale sia la quiescenza / la dormiente speranza, la presenza»: così si chiude, nel segno della speranza e nella coscienza del dono e del lavoro svolto, il grande libro di Tutte le poesie. Per questo dono, per questo lavoro paziente, solitario e condiviso, vogliamo rendere omaggio al lungo, ammirevole percorso di Biancamaria Frabotta.»

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Biancamaria Frabotta e la poesia, su raiplay.it. URL consultato il 21 novembre 2018.
  2. ^ La poetessa Frabotta conquista la piazza, su video.repubblica.it. URL consultato il 21 novembre 2018.
  3. ^ Ritratto di Signora, su festivaletteratura.it. URL consultato il 21 novembre 2018.
  4. ^ Al passo con la vita. La poesia di Biancamaria Frabotta, su bncrm.beniculturali.it. URL consultato il 16 marzo 2019.
  5. ^ B. Frabotta, Fra le piante dimentiche dei parti prematuri, in Tutte le poesie 1971-2017, Postfazione di R. Deidier, Nota biobibliografica di C. Princiotta, Milano, Mondadori, 2018, p. 7.
  6. ^ B. Frabotta, Ad essere l’amico più caro di me stessa, ivi, p. 23.
  7. ^ B. Frabotta, Ultime dalla Terra di Nessuno, ivi, p. 390.
  8. ^ B. Frabotta, Il poeta in palcoscenico, «il manifesto», 27 dicembre 1981.
  9. ^ B. Frabotta, Eloisa, in Tutte le poesie 1971-2017, cit., p. 61.
  10. ^ B. Frabotta, Spegniamo la luce per fare la conta, ivi, p. 20.
  11. ^ [Epigrafe], ivi, p. 9: «Per esempio consideriamo il moto casuale di una particella immersa in un fluido e la fluttuazione del numero di collisioni che le molecole del fluido hanno con la particella. Questa fluttuazione la chiamiamo “rumore bianco”».
  12. ^ Cfr. R. Rossanda, Né lamento né narcisismo. La poesia femminista di quest’eroica Eloisa che si chiama Bianca, in «il manifesto», 28 febbraio 1982.
  13. ^ Cfr. C. Princiotta, Dante DNA della poesia? Etica e lingua dopo il ’68, in La funzione Dante e i paradigmi della modernità, Atti del XVI Convegno Internazionale della MOD, (Roma, LUMSA, 10-13 giugno 2014), a cura di P. Bertini Malgarini, N. Merola e C. Verbaro, Pisa, ETS, 2015, pp. 893-900 .
  14. ^ B. Frabotta, non t’importa del connubio salute malattia, in Tutte le poesie 1971-2017, cit., p. 45.
  15. ^ Cfr. B. Frabotta, Ultime dalla Terra di Nessuno, cit., p. 392.
  16. ^ Cfr. C. Princiotta, Dante DNA della poesia? Etica e lingua dopo il ’68, cit., p. 896.
  17. ^ B. Frabotta, La viandanza, in Tutte le poesie 1971-2017, cit., p. 114.
  18. ^ B. Frabotta, Gradiva, in Tutte le poesie 1971-2017, cit., pp. 112-113.
  19. ^ Cfr. B. Frabotta, La Viandanza, in Scrittori, tendenze letterarie e conflitto delle poetiche in Italia (1960-1990), a cura di R. Capozzi e M. Ciavolella, Ravenna, Longo, 1993, p. 89.
  20. ^ Cfr. K. Jewell, Frabotta’s Elegies: Theory and Practice, in «MLN Italian Issue», 116, 1, january 2001, pp. 177-92.
  21. ^ Cfr. C. Princiotta, Dante DNA della poesia? Etica e lingua dopo il ’68, cit., pp. 896-898.
  22. ^ G. Drudi, Per Biancamaria Frabotta, in desiderio di “Vita sedentaria”, in L’anno di poesia 1988/1989, a cura di R. Mussapi, Milano, Jaca Book, 1989, pp. 179-183.
  23. ^ C. Sartini Blum, Rewriting the Journey in Contemporary Italian Literature. Figures of Subjectivity in Progress, Toronto-Buffalo-London, University of Toronto Press Incorporated, 2008.
  24. ^ Cfr. B. Frabotta, La Viandanza, cit., p. 89.
  25. ^ Cfr. C. Princiotta, Dante DNA della poesia? Etica e lingua dopo il ’68, cit, p. 898 .
  26. ^ B. Frabotta, Mio marito ha un cuore generoso, in Tutte le poesie 1971-2017, cit., p. 206.
  27. ^ B. Frabotta, Ma divampando potesse essere lei una…, in «Almanacco dello Specchio 2008», Milano, Mondadori, 2008, p. 194.
  28. ^ B. Frabotta, Ultime dalla Terra di Nessuno, cit., p. 396.
  29. ^ L. Barile, In una scatola di sabbia, in «L’Indice dei libri del mese», XX, 9, settembre 2003.
  30. ^ L. Ravera, Il Kamasutra della tenerezza. Intervista a Biancamaria Frabotta, «l’Unità», 6 aprile 2003.
  31. ^ R. Deidier, Postfazione, in B. Frabotta, Tutte le poesie 1971-2017, cit., p. 428.
  32. ^ G. Musetti, Alcune domande a Biancamaria Frabotta, in «almanacco del ramo d’oro», I, 3, dicembre 2003, p. 39.
  33. ^ L. Ravera, Il Kamasutra della tenerezza. Intervista a Biancamaria Frabotta, cit.
  34. ^ P. Azzolini, Bianca Maria Frabotta, un fiume che scorre, «L’Arena», 2 giugno 2003.
  35. ^ B. Frabotta, [Risposte a Otto domande sulla poesia], in «studi duemilleschi», 2, 2002, p. 53.
  36. ^ Cfr. C. Princiotta, Dante DNA della poesia? Etica e lingua dopo il ’68, cit., p. 899.
  37. ^ C. Princiotta, Presentazione di Tutte le poesie 1971-2017 di Biancamaria Frabotta, Teatro Argentina, Roma, 13 aprile 2018.
  38. ^ B. Frabotta, Dove più umida si combina al brecciolino, in Tutte le poesie 1971-2017, cit., p. 253.
  39. ^ Cfr. La strada di Cupi. Biancamaria Frabotta in conversazione con Adelelmo Ruggieri, in «Smerilliana», n. 6, 2005, pp. 187-202.
  40. ^ C. Princiotta, Eterni patti, in «L’Indice dei libri del mese», XXIX, 6, giugno 2012.
  41. ^ a b Ibidem.
  42. ^ a b B. Frabotta, Ultime dalla Terra di Nessuno, cit., p. 400.
  43. ^ B. Frabotta, La felice combinazione, in Tutte le poesie 1971-2017, cit., p. 307.
  44. ^ B. Frabotta, Il gesto più gentile dell’amicizia, in Tutte le poesie 1971-2017, cit., p. 292.

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