Daniel Pennac

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Daniel Pennac

Daniel Pennac, pseudonimo di Daniel Pennacchioni (Casablanca, 1º dicembre 1944), è uno scrittore francese.

Già autore di libri per ragazzi, nel 1985, comincia – in seguito ad una scommessa fatta durante un soggiorno in Brasile – una serie di romanzi che girano attorno a Benjamin Malaussène, capro espiatorio di "professione", alla sua inverosimile e multietnica famiglia, composta di fratellastri e sorellastre molto particolari e di una madre sempre innamorata e incinta, e a un quartiere di Parigi, Belleville.

Nel 1992, pubblica il saggio Come un romanzo (Comme un roman, in francese), a favore della lettura.

« L'uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun'altra, ma che nessun'altra potrebbe sostituire. »
(Come un romanzo, 1992[1])

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato nel 1944 in una famiglia di militari di origini corse[2], passa la sua infanzia in Africa, nel sud-est asiatico, in Europa e nella Francia meridionale. Pessimo allievo, solo verso la fine del liceo ottiene buoni voti, quando un suo insegnante, nonostante la sua dislessia, comprende la sua passione per la scrittura e, al posto dei temi tradizionali, gli chiede di scrivere un romanzo a puntate, con cadenza settimanale.

Ottiene la laurea in lettere all'Università di Nizza nel 1968, diventando contemporaneamente insegnante e scrittore. La scelta di insegnare, professione svolta per ventotto anni, a partire dal 1970, gli serviva inizialmente per avere più tempo per scrivere, durante le lunghe vacanze estive. Pennac, però, si appassiona subito a questo suo ruolo.

Inizia l'attività di scrittore con un pamphlet e con una grande passione contro l'esercito (Le service militaire au service de qui?, 1973), in cui descrive la caserma come un luogo tribale, che poggia su tre grandi falsi miti: la maturità, l'uguaglianza e la virilità. In tale occasione, per non nuocere a suo padre, militare di carriera, assume lo pseudonimo Pennac, contrazione del suo cognome anagrafico Pennacchioni.

Abbandona la saggistica in seguito all'incontro con Tudor Eliad, con il quale scrive due libri di fantascienza (Les enfants de Yalta, 1977, e Père Noël, 1979) ma che ebbero scarso successo commerciale. Successivamente, decide di scrivere racconti per bambini.

Scommettendo contro amici che lo ritenevano incapace di scrivere un romanzo giallo, nel 1985 pubblica Il paradiso degli orchi (Au bonheur des ogres), primo libro del ciclo di Malaussène.

Nel 1997 scrive Signori bambini (Messieurs les enfants), da cui verrà tratto un film di Pierre Boutron.

Il 26 marzo 2013 è stato insignito della Laurea ad Honorem per il suo impegno nella pedagogia presso l'Università di Bologna[3]. Nella Lectio magistralis in occasione della Laurea honoris causa, Pennac si sofferma a lungo nella spiegazione della parola passeur (letteralmente: facilitatore) per poi nella parte finale definire il passeur supremo colui che non fa domande su cosa si pensa del libro appena finito di leggere perché le nostre ragioni di leggere sono strane quanto le nostre ragioni di vivere. E nessuno è autorizzato a chiederci conto di questa intimità.

La rivista statunitense Watch and Listen, importante rivista di critica letteraria, che pubblica, ogni dieci anni, la sua classifica dei 50 migliori libri di tutti i tempi, nella classifica 2013 pone la saga Malaussène di Pennac al primo posto con il 45% dei voti, davanti ai I tre moschettieri di Alexandre Dumas con il 31% e ad Harry Potter con il 12%.

Premi e onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Ciclo di Malaussène[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Ciclo di Malaussène.

Serie di Kamo[modifica | modifica wikitesto]

(con illustrazioni di Jean-Philippe Chabot)

Romanzi per la gioventù[modifica | modifica wikitesto]

Altri romanzi[modifica | modifica wikitesto]

Saggi[modifica | modifica wikitesto]

Fumetti[modifica | modifica wikitesto]

Serie "Le nuove avventure di Lucky Luke"

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Libri illustrati[modifica | modifica wikitesto]

  • Le vacanze, (Les Grandes Vacances, 1991, con fotografie di Robert Doisneau), ed. it. 2001
  • La Vie de famille (con fotografie di Robert Doisneau).
  • Le Sens de la Houppelande, 1991 (disegni di Jacques Tardi).
  • Vercors d'en haut: La Réserve naturelle des hauts-plateaux, 1996.
  • Le Grand Rex, 1980.
  • Némo
  • Écrire

Album per bambini[modifica | modifica wikitesto]

  • Sahara
  • Il giro del cielo (Le Tour du ciel, in collaborazione con Jean-Claude Morice e con illustrazioni di Joan Miró), ed. it. 1997.
  • Qu'est-ce que tu attends, Marie? (con illustrazioni di Claude Monet).

Altri[modifica | modifica wikitesto]

  • La vie à l'envers, Bayard Presse, 1985.
  • Binario morto (La Vie duraille, 1985; scritto in collaborazione con Jean-Bernard Pouy e Patric Raynal e pubblicato con lo pseudonimo comune di J.-B. Nacray).

Altri lavori[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel 2006 adatta il suo romanzo Ecco la storia per la sua versione in Audiolibro della casa editrice Full Color Sound con la voce di Claudio Bisio e le musiche di Paolo Silvestri.

Documentari su Daniel Pennac[modifica | modifica wikitesto]

  • Daniel Pennac, écrire, enseigner, communiquer di Stéphan Bureau (Canada/2009).
  • Daniel Pennac, la Métamorphose du crabe di Charles Castella per la collezione Empreintes di France 5 (Francia) (Docside production/2009).
  • Bartleby en coulisses di Jérémie Carboni. Documentario su l'esperienza teatrale dello scrittore che legge il racconto di Herman Melville: Bartleby lo scrivano (Zerkalo production/2010).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Comme un roman, pag. 139 (in italiano Come un romanzo), Paris, 1992 Edizione Gallimard. La frase è citata e spiegata in un saggio di Gianbattista Bergamaschi pubblicato in data 10 novembre 2013 sul sito http://www.narrabilando.blogspot.com consultato il 31/03/2014 alle ore 18.30
  2. ^ Antonio Fiore, Pennac: «Napoli mi è familiare come Marsiglia: potrei viverci», in Corriere del Mezzogiorno, 18 dicembre 2012. URL consultato il 15 settembre 2015.
  3. ^ Laurea ad honorem a Daniel Pennac, magazine.unibo.it. URL consultato il 26 marzo 2013.
  4. ^ Vedi:Ansa.it

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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