Provenza

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Stemma della Provenza, derivato da quello dei conti d'Angiò e di Provenza: d'azzurro con giglio dorato e ombrello di rosso
Bandiera della Provenza
Una mappa della Francia nel 1477, che evidenzia i confini della Contea di Provenza

La Provenza (Provence in francese, Prouvènço/ Provença in lingua provenzale) è un'antica provincia del sud-est della Francia, che si estendeva dalla riva sinistra del Rodano inferiore a ovest fino quasi all'attuale confine con l'Italia a est (la zona di Mentone, Sospello e la Valle Roia non ne fecero praticamente mai parte), e delimitata a sud dal Mar Mediterraneo. Corrisponde in gran parte all'odierna regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Spesso il termine viene usato, erroneamente, come sinonimo per l'intera Occitania.

Nel Medioevo l'importanza culturale di questa provincia era tale che molti autori, come Dante Alighieri, la citarono spesso nelle proprie opere: nella Divina Commedia, ad esempio, è menzionata svariate volte.

È, insieme alla Linguadoca, l'unica Regione francese che accolse importanti colonie greche e, in assoluto, quella che subì più intensamente il processo di romanizzazione, iniziato fin dalla seconda metà del II secolo a.C. e protrattosi per ben seicento anni. In Provenza si sviluppò, in età medievale, una civiltà raffinata, che si irradiò in gran parte d'Europa e che conobbe il suo punto algido a cavallo fra il XII e il XIII secolo.

Coltivazioni di lavanda in Vaucluse

La Provenza è nota per la lavanda, pianta aromatica che è tradizionalmente coltivata in gran parte del territorio.

La Regione costituisce infine una delle grandi mete del turismo internazionale, grazie alla mitezza del suo clima, alla bellezza del suo litorale, al fascino delle sue città d'arte e all'alto livello della sua cucina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Provenza e lingua provenzale

Preistoria[modifica | modifica wikitesto]

La regione provenzale fu abitata sin dal paleolitico inferiore. La grotta di Vallonnet, a Roquebrune (Alpi Marittime) fu occupata già 950.000 anni fa. La grotta dell'Escale, a Saint-Estève-Janson, mostra tracce di bracieri dell'inizio della glaciazione del Mindel (verso 600.000 anni fa). I focolari della Terra Armata, a Nizza, datano a 400.000 anni fa.

Al tempo dell'acheuleano e del paleolitico medio (musteriano), l'uomo occupò il bacino e i versanti delle colline, rifugiandosi in grotte (Lazare a Nizza) e in abitati all'aperto (Ste-Anne d'Evenos). La grotta del Cosquer, a Cassis, è ornata di dipinti parietali che risalgono a 20.000 anni fa.

La Provenza presenta una certa originalità nel corso del Neolitico superiore: il solutreano è sconosciuto ad est del Rodano e il maddaleniano non attraversa la Durance. I giacimenti che apportano le prove più antiche dell'addomesticamento ovino si situano in Provenza a Châteauneuf-les-Martigues. Le sepolture megalitiche (catacombe d'Arles) e le prime abitazioni sopraelevate munite di una cinta fortificata (a Miouvin e a Istres) apparvero nel neolitico finale e all'inizio dell'età dei metalli. Campi trincerati apparvero durante l'età del bronzo (camp de Laure) e numerosi oppida nell'età del ferro. I liguri autoctoni entrarono in relazione con commercianti etruschi e coloni greci della Focea.

In antichità fu colonizzata dai greci nel VI secolo a.C., il territorio dell'attuale regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra entrò a far parte della provincia romana transalpina denominata Gallia narbonese o Provincia Romana da cui deriva il suo nome attuale, dal latino Provincia.

Marsiglia e i celto-liguri[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal IV secolo a.C. popolazioni celtiche giunsero in Provenza. Lasciarono occasionalmente sussistere le tribù degli antichi occupanti (circa una dozzina). Quelle delle valli alpine e della parte orientale della costa, Oxibeni e Deceati, furono interessati in modo superficiale. Nella bassa Provenza, d'altra parte, i celti si mischiarono con gli antichi abitanti e finirono per formare una popolazione celto-ligure[1]. Essi raggrupparono le tribù in una confederazione, quella dei Salieni, la cui capitale era senza dubbio Entremont.

Poco dopo la sua fondazione, Marsiglia dovette difendersi contro gli attacchi delle popolazioni liguri. La città non aveva un territorio molto esteso; la sua azione nel sud della Gallia non deve nemmeno essere sottostimato. Nella Valle del Rodano e della Saone, essa faceva defluire le materie prime venute da nord ed esportava i prodotti greci. Sotto l'influenza greca gli indigeni si misero a coltivare la terra, a costruire bastioni, a coltivare le vigne e a piantare olivi. Le ceramiche modellate lasciarono il posto a ceramiche cotte nel forno, fabbricate in Grecia, a Marsiglia o nei centri indigeni. Gli abitanti si organizzavano in piani regolari e si circondavano di fortificazioni di grandi dimensioni su esempio greco (Saint-Blaise). Nel I secolo a.C. Glanum (Saint-Rémy-de-Provence) possedeva un vero centro monumentale come una città greca, con un'agorà circondata da portici[2].

La scultura è il dominio dove si manifesta la migliore sintesi tra le tradizioni indigene e le forme dell'arte ellenica (le colonne d'Entremont, le sculture di Roquepertuse, i capitelli lavorati di Glanum). È a Marsiglia che i siti gallici della Provenza entrarono nell'economia monetaria e che si elaborò la scrittura gallo-greca, adattamento dell'alfabeto greco a scrittura dei Galli.

L'arrivo dei Romani in Gallia[modifica | modifica wikitesto]

Furono i marsigliesi che chiamarono i romani in Provenza e più tardi in Gallia. Con l'aiuto dei romani i marsigliesi ruppero la coalizione etrusco-cartaginese e, dopo la presa di Roma da parte dei Galli nel 387, li aiutarono a pagare il tributo preteso dai vincitori. Un trattato assicurava una perfetta uguaglianza tra le due città e il mutuo obbligo d'assistenza in caso di guerra. Al tempo della seconda guerra punica, Marsiglia rese a Roma importanti servizi: partecipò alla vittoria navale dell'Ebro nel 217 e contro Annibale essa fornì ai romani lo scalo nel proprio porto.

Nîmes e la sua arena romana.

Marsiglia si appellò a Roma quando, nel secondo secolo, gli Oxibiani e i Deceati minacciavano le sue colonie di Nizza e di Antibes. I romani intervennero due volte, nell'181 e nel 154, senza richiedere nulla in cambio.

Nel 125 una coalizione di Liguri, Salieni, Voconzi e Allobrogi minacciarono Marsiglia. I marsigliesi fecero ancora appello ai romani. Questi ultimi arrivarono, ma decisero questa volta di agire per loro conto. I romani in effetti riuscirono a portare la pace in Spagna e vollero assicurare un collegamento via terra tra le Alpi e i Pirenei. La guerra durò dal 125 al 121. I romani batterono i liguri, i Salieni, i Voconti, gli Allobrogi e gli Arverni. Nel 122, Sesto Calvino fondò ai piedi di Entremont, Aquae Sextiae Salluviorum e vi stabilì una guarnigione.

Il giardino delle Vestigia a Marsiglia.

Poco dopo il console Gneo Domizio Enobarbo cominciò, nel territorio oltre il Rodano, la costruzione della via Domizia in direzione dei Pirenei. Una frazione dell'aristocrazia romana ottenne l'invio di un gruppo di cittadini per fondarvi la colonia Narbo Martius nel 118.

La nuova colonia di Narbonne aveva un ruolo strategico fondamentale. La Provincia della Gallia Transalpina, di cui essa era la piazzaforte più importante, era sottomessa all'autorità di un capo militare. Era anche una barriera contro i barbari, particolarmente i Cimbri e i Teutoni. Nel 102 Gaio Mario batté i Teutoni e salvò così Roma e Marsiglia.

La Gallia del Sud da Mario ad Augusto[modifica | modifica wikitesto]

Il controllo romano non fu totalmente accettato durante la prima metà del primo secolo a.C. Veniva esercitato attraverso quadri politici preesistenti. Le comunità della Gallia del Sud avevano uno status differente secondo le loro particolarità e attitudini verso Roma. Marsiglia aveva pure uno status privilegiato; le tribù indigene controllavano le loro istituzioni e magistrature. Roma favoriva l'accesso al potere ai capi indigeni.

Il controllo romano in Gallia meridionale si esercitava a favore di Roma, che esigeva le imposte, reclutava gli ausiliari per le proprie legioni e imponeva le corvées. Favoriva anche il profitto di "negoziatori" romani e dell'aristocrazia locale alleata.

Al principio degli anni 40 a.C. la sola comunità romana era la colonia di Narbona. Fino all'inizio del regno di Augusto le province vivevano al ritmo delle lotte intestine di Roma. Le guerre tra Giulio Cesare e Pompeo ebbero come conseguenze la perdita di importanza di Marsiglia e la fondazione di nuove colonie militari. Marsiglia si era in effetti pronunciata a favore di Pompeo. Cesare la assediò nel 49 a.C. e la città dovette capitolare. Conservò il suo governo e la sua situazione di città federata, ma perse i suoi vascelli, i suoi bastioni e i suoi territori, ad eccezione di Nizza e delle isole d'Hyères.

Per ricompensa ai propri soldati Cesare fondò delle colonie. Le colonie di Narbona e d'Arles furono così create con dei soldati della 10ª e 6ª legione. Nel 31 a.C. all'indomani della battaglia di Azio, Augusto installò a Frejus una parte della propria flotta. Ivi vi stabilì poco dopo i veterani della 8ª legione.

Durante il primo secolo a.C. i capi politici delle città ricevettero il diritto di cittadinanza romana e furono così integrati nel sistema romano delle clientele. Alla fine del secolo i loro discendenti facevano carriera a Roma. Molti furono iscritti tra i cavalieri, e anche senatori. Nel primo secolo d.C. questa romanizzazione riguardava le élite politiche e culturali, con anche l'adozione del modo di vita urbano.

I magistrati municipali ricevettero, per sé e per i propri parenti, il diritto di cittadinanza romana. Trentasette colonie latine furono fondate sotto Augusto e i primi imperatori. Tre ricevettero successivamente il diritto di cittadinanza (Valence, Vienne e Aix-en-Provence).

Gli agglomerati si dotarono di monumenti romani: cinte fortificate, archi di trionfo, fori, templi, teatri, anfiteatri e circhi (Arles, Nîmes, Cimiez, Orange, Vaison-la-Romaine) e acquedotti.

Dalle invasioni barbariche al Regno di Francia[modifica | modifica wikitesto]

 I tre feudi della Provenza nel 1125
I tre feudi principali della Provenza nel 1125

La cristianizzazione della regione si sviluppa a partire dal III secolo d.C., quando un vescovo è presente ad Arles. Nuovi vescovadi appaiono verso gli anni 400 e durante tutto il V secolo a Aix-en-Provence, Avignone, Antibes, Carpentras, Cavaillon e Riez.

Dal V al IX secolo, il territorio della Provenza si costituisce progressivamente, integrata in regni effimeri o occupata da popoli barbari, anche se molto poco germanizzata.

Miniatura rappresentante Raimondo Berengario I e la sua corte
Raimondo Berengario I e la sua corte, da Usatici et Constitutiones Cataloniae (1320 ca.)

Nel 879, la regione venne annessa alla Borgogna Cisgiurana; dopo aver raggiunto la sua estensione massima all'inizio del IX secolo, il regno franco era in piena fase di smembramento. La Provenza entrò a far parte del regno di Arles nel X secolo e nel 947, Bosone, conte di Arles, venne nominato conte di Provenza. Mentre il regnante del regno di Arles perdeva progressivamente la sua presa sulla regione, il conte Guglielmo di Arles assemblata un esercito per cacciare i pirati saraceni che lanciarono incursioni dalla loro base fortificata di Frassineto, oggi la Garde-Freinet. Con in pugno la vittoria, il conte si vide soprannominato Guglielmo il Liberatore e, nella stessa occasione, estese la sua autorità sull'insieme della Provenza[3].

I diritti sul contado vennero trasferiti con un matrimonio, ai conti di Tolosa (1019) e in seguito ai conti di Barcellona (1112). Lo scontro fra i due casati per il possesso della Provenza terminò col trattato del 1125, chi imponeva la divisione del territorio in un marchesato di Provenza — a nord della Durance — tributario dei Tolosa e un contado di Provenza — a sud della Durance — controllato dai conti di Barcellona. La parte nord-est della Provenza divenne il contado di Forcalquier, autonomo agli inizi del XII secolo. In ogni modo, nel 1193, il matrimonio di Alfonso II di Provenza con Gersande de Sabran, nipote di Guglielmo II conte di Forcalquier, dette l'occasione per l'unificazione del contado di Provenza con quello di Forcalquier. Alla morte, nel 1245, di Raimondo Berengario VI di Provenza, i due contati passarono a sua figlia Beatrice[4] che sposò nel 1246 Carlo I d'Angiò e trasmise i titoli al figlio Carlo (1254–1309)[5], conte d'Angiò e del Maine, conte di Provenza e Forcalquier e re di Napoli.

Nella seconda metà del XIV secolo, dopo la guerra di cent'anni, la Provenza e attraversata è saccheggiata da numerose bande armate[6]. Nel 1382, alla morte della regina Giovanna il contado passò a Luigi I d'Angiò, che la regina aveva adottato.

Nel 1388 Nizza e tutto il territorio ad est del fiume Varo entrarono a far parte dei domini dei Savoia per mezzo della Dedizione di Saint-Pons il 28 settembre 1388, con cui Amedeo VII di Savoia, approfittando delle lotte intestine in Provenza, negoziò con Giovanni Grimaldi barone di Boglio (governatore di Nizza e della Provenza Orientale) il passaggio del Nizzardo e della valle dell'Ubaye ai domini sabaudi, con il nome di Terre Nuove di Provenza. Le Terre Nuove presero poi il nome di Contea di Nizza nel 1526, anche se in questo contesto il termine "contea" venne impiegato in senso amministrativo e non feudale

Il re Renato d'Angiò che aveva tanto contribuito allo sviluppo della Provenza delle città di Aix-en-Provence, Avignone e Tarascona, morì il 10 luglio 1480. Siccome aveva diseredato il suo successore naturale a favore di Carlo V d'Angiò e che questi, senza successori, cedette il suo stato a Luigi XI il prudente, la Provenza passò alla Francia nel dicembre 1481. Il 15 gennaio 1482, gli Stati di Provenza (l'assemblea nazionale) approvarono i 53 articoli della "Costituzione provenzale" che fece di Luigi XI il conte di Provenza e che proclamò l'unione con il regno di Francia su una base paritetica ("Come un principale ad un altro principale"). Carlo VIII succedette a Luigi XI nel 1483, così che nel 1486 gli Stati di Provenza chiesero l'unione perpetua al regno di Francia, sempre stabilendo un rapporto non subalterno di uno stato all'altro[7], unione che venne ratificata fra ottobre 1486 e aprile 1487. La Provenza conservò una certa autonomia sia fiscale che culturale all'interno del regno di Francia, e ciò fino alla Rivoluzione francese[8].

Dalla Rivoluzione francese ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Durante la Rivoluzione francese, la Provenza fu suddivisa in dipartimenti: Bouches-du-Rhone, Var e Basse-Alpi (futuro Alpi dell'Alta Provenza). Il 14 settembre 1791, Avignone e il Contado Venassino furono annessi alla Francia. Il territorio fu diviso tra Drôme e Bouches-du-Rhone e il 12 agosto 1793 fu creato il dipartimento della Vaucluse.Sempre nel 1793, la Provenza annetté la contea di Nizza e diede luogo al dipartimento della Alpi Marittime, ma questa tornò sotto il controllo di Piemonte e Sardegna a seguito della Restaurazione. Nel 1860, a seguito di un plebiscito, la Contea di Nizza tornò nuovamente alla Provenza, e dunque alla Francia. Alcune aree alpine della regione, tuttavia, rimasero italiane fino al 1947, quando un referendum indetto per la loro annessione alla Francia, con risultato positivo portò a termine quasi sette secoli di divisione della Provenza.

Sovrani della Provenza[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione storica della Provenza[modifica | modifica wikitesto]

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

I dipartimenti che sono originati dalla antica Provenza furono inclusi nella regione amministrativa Provenza-Alpi-Costa Azzurra che comprende i dipartimenti delle Alpi dell'Alta Provenza (04), delle Alte Alpi (05), delle Alpi marittime (06), delle Bocche del Rodano (13), del Varo (83) e di Vaucluse (84). Culturalmente e storicamente si può anche considerare che i dipartimenti dell'Ardèche (07), della Drôme (26) e la parte est e sud del Gard (30) siano provenzali.

Clima e orografia[modifica | modifica wikitesto]

La Provenza è una regione dal clima privilegiato, che beneficia dell'influenza del Mediterraneo, con estati calde e secche. Gli inverni sono dolci vicino alla costa, generalmente umidi a est, ma sono più duri al nord e nord-est (Pelat, Ubaye, Prealpi di Digne) nella zona alpina. Nella parte centrale e mediterranea la vegetazione della Provenza è di tipo stepposo, con rischio di estati particolarmente ricche di incendi. In cambio nella parte più orientale e nella parte alpina diventa più verde e umido.

I rilievi sono ricchi di vallate nelle Prealpi nella parte centrale e si innalzano nella catena delle Alpi del sud a est e a nord-est (che culminano a 3412 m a l'Aiguille de Chambeyron - Alpes-de-Haute-Provence). Le coste da Marsiglia a Mentone sono piuttosto erte (Calanques - Maures - Esterel). L'erosione dovuta alle violente tempeste d'estate possono costituire gole molto profonde. I piani dell'Alta Provenza delimitano le prealpi dalle colline centrali (Plateau de Valensole - Plan de Canjuers - Plateau d'Albion). L'ovest della regione è marcato dalla piana della Crau e dalla Camargue che costituiscono le sole vere zone pianeggianti della regione provenzale.

Lingua[modifica | modifica wikitesto]

L'idioma, o dialetto, proprio della Provenza è il provenzale, una variante della lingua d'oc, spesso considerato, a torto, un idioma completamente distinto dall'occitano. Le modalità diffuse in Provenza sono quelle vivaro-alpine al nord e, a meridione, il provenzale marittimo, quello rodaniano e il nizzardo. Il primo è considerato da molti provenzali come un idioma a sé stante date le molte differenze che lo separano dalle parlate meridionali. Fra queste ultime si distingue il nizzardo, sia in virtù di alcuni arcaismi sia di un certo numero di italianismi, che, per ragioni storiche e di prossimità geografica, sono entrati stabilmente a far parte del patrimonio lessicale locale. Tali differenze hanno ingenerato, in una parte non trascurabile della popolazione autoctona, la percezione, destituita di ogni fondamento, di parlare una lingua propria e hanno rafforzato un sentimento identitario che è all'origine del nazionalismo nizzardo. Il provenzale viene attualmente parlato da un numero non quantificabile di persone che però rappresentano una porzione assolutamente minoritaria della popolazione locale.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Ratatouille

La cucina provenzale si distingue per l'uso di olio d'oliva, aglio ed erbe aromatiche. Nelle zone costiere è molto usato il pesce. È influenzata dalla cucina mediterranea, specialmente da quella italiana. Le conquiste arabe hanno anche modificato la cucina provenzale così come l'arrivo dei pomodori e delle melanzane dopo la scoperta dell'America. Tra i piatti principali si ricordano:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dominique Garcia, La Celtique méditerranéenne, 2ª, Parigi, Errance, 2014 [2004], ISBN 978-2-87772-562-0.
  2. ^ Patrice Arcelin, Le peuplement de Alpilles durant l'âge du Fer, in Guy Barruol e Nerte Dautier (a cura di), Les Alpilles : Encyclopédie d'une montagne provençale, Forcalquier, Les Alpes de Lumière, 2009.
  3. ^ C. W. Previté Orton, Italy and Provence, 900-950, in The English Historical Review, vol. 32, nº 127, luglio 1917, pp. 335-347.
  4. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, Tomus XXIII, Annales Sancti Victoris Massilienses, su www.dmgh.de, 1245, p. 5. URL consultato il 22 aprile 2017.
  5. ^ SICILY/NAPLES: COUNTS & KINGS Chapter 5. KINGS OF SICILY (ANJOU-CAPET) A. KINGS of SICILY 1265-1382, su fmg.ac, 29 febbraio 2016. URL consultato il 22 aprile 2017.
  6. ^ (FR) Noël Coulet, La désolation des églises de Provence, in Provence historique, vol. 23, nº 23, 1956, p. 43.
  7. ^ Maurice Agulhon; Noël Coulet; Raoul Busquet; V-I Bourrilly, Histoire de la Provence, Presses Universitaires de France - PUF, 1987, pp. 50-52, ISBN 2130398650.
    «(FR) Sans que à icelle couronne ne au royaulme ils soient pour ce aulcunement sualternez».
  8. ^ (FR) Édouard Baratier (a cura di), Histoire de la Provence, Privat, 1969, pp. 387-396.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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