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Frassineto

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Frassineto (in arabo: فرخشنيط‎, Farakhshanīṭ in latino: Fraxinetum, in francese: Le Fraissinet) fu il nome di una località, attuale La Garde-Freinet, presso Saint-Tropez, nel meridione francese, in cui nel X secolo si creò un insediamento musulmano, prevalentemente di andalusi[1]. Il nome della località derivava dall'antico villaggio locale di Fraxinetum, dal latino "frassino". In arabo è conosciuto come Jabal al-qilâl, "monte del legno".

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Liutprando da Cremona, verso l'889-90 musulmani provenienti da al-Andalus e da Ifrīqiya s'insediarono a Fraxinetum. Secondo una minoranza di storici medievisti contemporanei i predoni erano forse di origine basca e comunque non arabi[2], cosa che contrasta con tutte le fonti, sia latine che arabe. È invece certo che a Fraxinetum si rifugiarono nel corso degli anni anche non-musulmani, sia banditi fuorilegge che gente altolocata, come, il più noto tra tutti, Adalberto II d'Ivrea.

Data la longevità del centro di Frassineto rispetto ad altri rifugi sarracini, gli studiosi suppongono che la colonia fosse uno stabile emporio commerciale, più che ricetto di filibustieri[3]. Ciò non toglie che da lì potessero partire avventure piratesche.

L'origine di Fraxinetum è da ricercarsi nell'insofferenza delle popolazioni andaluse nei confronti degli emiri omayyadi. Le repressione di al-Hakam ibn Hisham furono le più sanguinarie ed è in questo periodo (818) che si colloca l'emigrazione in massa di andalusi (così detti indipendentemente dall'origine etnica e dalla religione) lungo due direttive, in parte verso il Marocco e altri in Egitto. Da qui diedero man forte ai correligionari per la conquista islamica della Sicilia dell'827. Sempre in quest'anno, ad Alessandria d'Egitto venne fondato un regno andaluso autonomo, a cui il califfato abbaside pose fine nell'825. Quindi i musulmani di al-Andalus partirono alla volta dell'Egeo, dove istituirono l'emirato di Creta, indipendente e florido, sia dal punto di vista commerciale che culturale, e potente dal punto di vista militare, sino alla definitiva conquista bizantina del 961.

Creta divenne il centro di numerose spedizioni militari nell'Egeo, in Italia del Sud, dove venne fondata anche Traetto, e Roma razziata nell'846, nell'849 e nell'876. Nel Mediterraneo occidentale, a causa dell'indebolimento dell'impero carolingio e della sua flotta, Marsiglia venne razziata nell'838 e nell'846, Arles nell'842 e nell'850 e Fréjus nell'869. I musulmani stabilirono proprio in questi anni un rifugio in Camargue, come raccontano le cronache di San Bertino, e da lì imperversavano nella valle del Rodano.

Collateralmente a questi aspetti marinareschi, in al-Andalus, dopo l'accentramento del potere e le epurazioni condotte da al-Ḥakam, alla fine del VII secolo si assistette a una recrudescenza delle rivolte e dei movimenti separatisti.

È quindi in questo panorama che viene alla luce Fraxinetum-Jabal al-qilâl; in concomitanza, tra l'altro, dell'abbandono, per ragioni ancora non chiarite, del citato porto sul Rodano.

Fraxinetum non divenne come Creta un emirato, essendo guidata da un qā'id (cioè un wali), ma rimase, come Creta, un avamposto islamico andaluso indipendente dal potere centrale e ad esso oppositore. Nello stesso modo con Cordoba commerciava, così come con le compagini cristiane. In particolare Jabal al-qilâl ("monte degli alberi") sembra ebbe come industria principale quella del legno, di cui gli Omayyadi necessitavano.

ʿAbd al-Raḥmān III, invece, riuscì a centralizzare il suo potere, riducendo all'obbedienza le minoranze più a lui vicine, sebbene pare che lasciasse un margine di autonomia a Fraxinetum-Jabal al-qilâl, forse proprio per l'importanza commerciale che aveva per al-Andalus l'avamposto con le sue materie prime e, verosimilmente, le capacità artigianali.
È per questo che l'imperatore Ottone I ritenne giusto contattare il Califfo, affinché mettesse finalmente fine alle attività depredatorie. Nel 940 ʿAbd al-Raḥmān III mandò copie di questo trattato di pace a Ugo di Provenza, ai wali di Valencia e delle Baleari (le isole divennero governatorato nel 902) e a Nasr ibn Ahmad, qā'id di Fraxinetum.

Quest'azione ebbe anche come risultato che l'assedio che Ugo stava preparando per Jabal al-qilâl venne sospeso. Nel frattempo la situazione in al-Andalus peggiorava, essendo gli Omayyadi attaccati su più fronti, dai fatimidi da sud e dai regni cristiani da nord, in modo tale che non erano più in grado di aiutare i Jabal al-qilâl in un eventuale evento bellico.

Nel 941 la flotta bizantina distrusse quella frassinetana, per tal motivo le incursioni dei musulmani si diressero verso i valichi alpini. Fu nei pressi di Orsières che i frassinetani fecero un passo falso col sequestro di san Maiolo, potente abate di Cluny. L'azione precipitò gli eventi: Jabal al-qilâl venne distrutta nel 972-973[2] o 983[4] dalle forze congiunte di liguri e provenzali, organizzate da Guglielmo I di Provenza con l'aiuto del piemontese Arduino il Glabro e col beneplacito di papa e imperatore.

La distruzione di Frassineto non fermò da parte islamica né altre incursioni piratesche né più ampie azioni militari, come il tentativo di conquista della Sardegna da parte di Mujāhid al-ʿĀmirī, wali di Denia e delle Baleari.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Cronologia", in: (a cura di R. Barbieri), L'Europa del medioevo e del Rinascimento, Milano, Jaca Book, 1992, p. 140.
  2. ^ a b Renato Bordone; Giuseppe Sergi, Dieci secoli di medioevo, Torino, Einaudi, 2009, p. 125. Nulla in merito afferma invece J. T. Reinaud (Invasions des Sarrazins en France, Parigi, 1836), uno dei più autorevoli studiosi arabisti sulla presenza islamica in Francia durante l'età medievale
  3. ^ Philippe Sénac, Musulmans et Sarrasins dans le sud de la Gaule du VIIIe siècle au XIe siècle, Sycomore, 1980, p. 47, et "Les Musulmans en Provence au Xe siècle", in Histoire de l'Islam et des musulmans en France du Moyen Âge à nos jours, Albin Michel, 2006, p. 26
  4. ^ Sulla seconda data concordano - tra i molti - Jean-Pierre Arrignon, Jean Heuclin, Pouvoirs, Église et société dans les royaumes de France, Bourgogne et Germanie: aux Xe et XIe siècles (888-vers 1110), Nantes, Éditions du Temps, 2008, pp. 66-67.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • J. T. Reinaud, Invasions des Sarrazins en France, Paris 1836
  • Mohammed Arkoun, Histoire de l'Islam et des musulmans en France du Moyen-Age à nos jours, Parigi, Albin Michel, 2006
  • G. Patrucco, "I Saraceni nelle Alpi Occidentali", in Bollettino Storico Bibliografico Subalpino, XXXII, 1908.
  • Philippe Sénac, "Islam et chrétiens du Midi (XIIe-XIVe siècle)", Les Cahiers de Fanjeaux, nº 18, Tolosa, Privat, 1983, 435 pp.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]