Arduino il Glabro

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Arduindo III
Marchese di Torino
Stemma
In carica 951[1] –
976
Predecessore carica creata
Successore Olderico Manfredi I
Nascita 930
Morte 976
Dinastia Arduinici
Padre Ruggero di Auriate
Consorte Vmille (o Emilia o Immula)
Figli Alsinda
Richilda
Olderico Manfredi I
Arduino
Ottone

Arduino III, detto Arduino Glabrione o semplicemente Arduino il Glabro (930976), fu primo marchese di Torino dal 951 alla morte.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La principale fonte per la vita di Arduino è la cronaca di Novalesa. Figlio di Ruggero di Auriate (figlio a sua volta di Arduino/Hardouin, marchese o conte di Neustria), fu un nobile franco che governò la contea di Auriate, in seguito ottenne da Ugo di Provenza il titolo di conte di Torino. Ebbe un fratello e conte di nome Rogerio (che in seguito nel 935 si ritirò nel monastero di Breme), il quale ebbe una figlia, Guntilda, che sposò in seconde[2] (forse prime) nozze Amedeo, figlio di Anscario II della stirpe degli Anscarici[3]; forse ella ebbe un primo marito in Manfredo che forse erroneamente è considerato un Manfredingio[2]; i due ebbero molto probabilmente un figlio, Berengario, che si sposò con una certa Cristina di legge romana, i quali a loro volta ebbero una figlia che prese il nome della nonna, Guntilda[4], e un figlio di nome Berengario[5].

In seguito passò nel campo di Berengario II che lo mise a capo della marca di Torino, appena costituita. Il primo documento che ne attesta il possesso di questo titolo risale al gennaio 964[6]. Morì successivamente all'anno 976[6].

Da Arduino il Glabro discese Adelaide di Susa che sposando Oddone, figlio del primo conte di Savoia, Umberto Biancamano, diede inizio all'influenza savoiarda in Piemonte.

Matrimonio e figli[modifica | modifica wikitesto]

Arduino sposò una donna di nome Vmille, nel Necrologio Sanctæ Andreae Taurinensis, probabilmente Emilia o Immula, sorella di Maginfredo e di Milone. Essi ebberro almeno cinque figli:

La nozione secondo la quale una figlia di Arduino sposò il conte di Pombia Dadone ed essi generarono Arduino d'Ivrea è da considerarsi errata[7].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alfio Cortonesi e Federica Viola, Le comunità rurali e i loro statuti, secoli XII-XV: Viterbo, 30 maggio-1. giugno 2002: VIII Convegno del Comitato italiano per gli studi e le edizioni delle fonti normative - Atti, vol. 1, Gangemi, 2006, p. 30. URL consultato il 25 maggio 2020.
  2. ^ a b Giuseppe Sergi, Movimento signorile e affermazione ecclesiastica nel contesto distrettuale di Pombia e Novara fra X e XI secolo (PDF), in Studi medievali, serie terza, Centro italiano di studi sull'alto medioevo, XVI, Spoleto, 1975, p. 175.
  3. ^ Giuseppe Sergi, Movimento signorile e affermazione ecclesiastica nel contesto distrettuale di Pombia e Novara fra X e XI secolo (PDF), in Studi medievali, serie terza, Centro italiano di studi sull'alto medioevo, XVI, Spoleto, 1975, pp. 165-166.
  4. ^ Giuseppe Sergi, Movimento signorile e affermazione ecclesiastica nel contesto distrettuale di Pombia e Novara fra X e XI secolo (PDF), in Studi medievali, serie terza, Centro italiano di studi sull'alto medioevo, XVI, Spoleto, 1975, p. 179.
  5. ^ Giuseppe Sergi, Movimento signorile e affermazione ecclesiastica nel contesto distrettuale di Pombia e Novara fra X e XI secolo (PDF), in Studi medievali, serie terza, Centro italiano di studi sull'alto medioevo, XVI, Spoleto, 1975, p. 183, nota 121.
  6. ^ a b Arduino “il Glabro” (? − post 976), su museotorino.it, MuseoTorino. URL consultato il 25 maggio 2020.
  7. ^ Giuseppe Sergi, Movimento signorile e affermazione ecclesiastica nel contesto distrettuale di Pombia e Novara fra X e XI secolo (PDF), in Studi medievali, serie terza, Centro italiano di studi sull'alto medioevo, XVI, Spoleto, 1975, p. 165 e nota 41.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Marchesi di Torino Successore
nessuno ca 962–ca 976 Olderico Manfredi I