Adelaide di Susa

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Adelaide di Susa
Adelaide di Susa2.jpg
Contessa consorte di Savoia
Stemma
In carica 1051 –
19 dicembre 1091
Predecessore Adila d'Aosta
Successore Agnese di Poitiers
Altri titoli Marchesa di Torino
Nascita Torino, 1016
Morte Canischio, 19 dicembre 1091
Sepoltura Duomo di Torino
Casa reale Savoia
Padre Olderico Manfredi II
Madre Berta di Milano
Consorte Ermanno IV di Svevia
Enrico del Monferrato
Oddone di Savoia
Figli Gerardo I di Sulzbach
Adalberto I di Windberg
Pietro
Amedeo
Berta
Adelaide
Oddone

Adelaide di Susa, conosciuta anche come Adelaide di Torino (Torino, 1016Canischio, 19 dicembre 1091), è stata marchesa di Torino.

Appartenente alla famiglia degli Arduinici o Arduini, era figlia del marchese di Torino Olderico Manfredi II (figlio di Olderico Manfredi I e di Prangarda di Canossa[1], nonché nipote di Arduino il Glabro) e della contessa Berta Obertagna, figlia di Oberto II, margravio di Milano, Tortona, Genova. Il suo matrimonio con Oddone di Savoia consentì ai Savoia, una stirpe transalpina, di subentrare agli arduinici in Piemonte.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Legami familiari e matrimoni[modifica | modifica wikitesto]

Adelaide ebbe un fratello, che nel 1034 premorì al padre, e due sorelle minori, Berta, moglie di Teutone del Monferrato, e Immilla (o Irmgard o Immula), sposata con nobili tedeschi in entrambi i matrimoni. Il marchese divise tra le sue figlie i suoi possedimenti, la maggior parte dei quali andò ad Adelaide, ma dopo la sua morte il Piemonte meridionale (Saluzzo, Boves, Ceva, ecc.) passò al figlio di sua sorella Berta, Bonifacio del Vasto[2].

Nel 1037 Adelaide andò sposa ad Ermanno duca di Svevia (10141038), secondo figlio di Gisella di Svevia ed Ernesto I duca di Svevia e figliastro dell'imperatore Corrado II il Salico, terzo marito di Gisella. Ermanno, morì di peste nel luglio del 1038, combattendo nel napoletano. Passata a seconde nozze con Enrico, marchese di Monferrato, rimase nuovamente vedova nel 1045. Fu allora che, essendo necessario un terzo matrimonio, sposò Oddone (10231060), figlio di Umberto I Biancamano, conte di Savoia[2].

Azione politica[modifica | modifica wikitesto]

La sua primogenita Berta aveva sposato l'imperatore Enrico IV, che, però, tentò di ripudiarla convocando a Magonza un concilio, in cui prevalse l'opposizione del delegato papale San Pier Damiani. Poco dopo, nel 1077, Enrico IV venne in Italia portando con sé Berta per ottenere dal papa Gregorio VII la revoca della scomunica.[3] Egli dovette passare per i domini di Adelaide, anche perché gli altri passi alpini erano impediti dai suoi nemici, e riuscì ad ottenere il supporto di Adelaide. Nella biografia di G. Giovannini si riporta: « Adelaide, riabbracciando la figlia Berta e vedendola tanto deperita e con evidenti tracce di patimenti, giurò odio eterno al genero infame. Non voleva neppure riconoscerlo come membro della sua famiglia, non voleva accoglierlo né aiutarlo. Eppure finì col riconoscerlo, accoglierlo ed aiutarlo per intercessione della dolcissima Berta.»[4]. E per intercessione della figlia, Adelaide si decise ad accompagnare Enrico IV dal papa a Canossa e con lei anche il fratello di Berta, Amedeo II di Savoia. «L'imperatore dovette a questa energica donna, alla sua fermezza e al suo prestigio, più che alla stessa contessa Matilde di Toscana, i patti, che riuscì a strappare a Papa Gregorio VII. »[4] Il perdono papale ottenuto al prezzo di una tremenda umiliazione generò un noto modo di dire (Andare a Canossa).

Adelaide, mentre obbediva ed onorava il Pontefice, non s'inimicò l'imperatore perché seppe districarsi tra le due distinte autorità, l'una spirituale, l'altra temporale[4][5].Per la sua mediazione tra il papato e l'impero, Enrico donò ad Adelaide le terre del Bugey e, insieme a sua moglie Berta, tornò in Germania. L'umiliazione di Canossa fu il primo grande atto politico internazionale a cui la Casa Savoia abbia partecipato.

A seguito della seconda scomunica di Enrico IV e della sua deposizione, mai revocata, Adelaide si trovò a dover essere mediatrice anche nella contesa tra Enrico IV e Rodolfo duca di Svevia, entrambi suoi generi (Rodolfo aveva sposato sua figlia Adelaide) ed entrambi pretendenti al trono.

Il 19 dicembre del 1091 Adelaide di Susa morì e fu sepolta nella chiesa parrocchiale di Canischio (da canisculum), piccolo villaggio sopra Cuorgnè, nella Valle dell'Orco, dove ella si era ritirata negli ultimi tempi. Quantunque assai anziana, aveva conservato sempre lucida la mente.

Popolarità ed opere[modifica | modifica wikitesto]

Nipote di Arduino il Glabro, aveva visto da vicino guerre e stragi ed aveva anche indossato armi e corazza. Fondò chiostri e monasteri, come ad esempio quello di Santa Maria Assunta ad Abbadia Alpina, beneficiato nel 1064.

Adelaide, che fu stimata dai suoi sudditi e temuta dai suoi avversari, aveva esercitato il potere con notevole abilità. Così divenne l'idolo del popolo, che la chiamava la marchesa delle Alpi Cozie[4].

Per la sua saggezza civile fu paragonata a Debora[6], giudice e guida militare del popolo d'Israele[7], ed il dotto San Pier Damiani le scrisse: «Tu, senza l'aiuto di un re, sostieni il peso del regno, ed a te ricorrono quelli che alle loro decisioni desiderano aggiungere il peso di una sentenza legale. Dio onnipotente benedica te ed i tuoi figlioli d'indole regia»[8].

Unica perdita, nel corso della sua assennata gestione, fu quella dell'alta val di Susa, di cui si impadronì il conte di Albon, marito di sua cognata Adelaide di Savoia.

Matrimoni e discendenza[modifica | modifica wikitesto]

  • Da Ermanno IV di Svevia, Adelaide avrebbe avuto:
    • Gerardo I, conte di Sulzbach;
    • Adalberto I, Conte of Windberg;
    • Adelaide, sposata ad Ermanno di Peugen

La nascita di figli da questo matrimonio, affermata da una tarda fonte austriaca, viene confutata da molti storici, anche perché durante il loro brevissimo matrimonio il marito fu quasi sempre coinvolto in campagne militari.[9][10] La questione è complicata dalla mancanza di una data certa sia per la nascita sia per il primo matrimonio di Adelaide.

Fortuna della sua figura presso i posteri[modifica | modifica wikitesto]

Nella seconda metà dell'XI secolo le due principali marche italiane furono rette da due donne, Adelaide, appunto, e Matilde di Canossa, cugine fra loro. Mentre l'istituto stesso delle "marche" stava ormai scomparendo, dando luogo ai marchesati, il ricordo di queste due potenti figure femminili si perpetuò nei secoli. Nel caso di Adelaide la fortuna della sua figura, e forse la sua agiografia, fu anche stimolata dall'essere un'antenata della dinastia dei Savoia e soprattutto dall'essere la causa che portò i Savoia in Italia. Adelaide venne considerata anche un modello di vita religiosa, tanto da essere chiamata "beata Adelaide" in alcune cronache benedettine. Il suo culto, però, non fu mai riconosciuto dalla Chiesa.[8]

In una nicchia nella cattedrale di San Giusto a Susa, vi è una statua cinquecentesca di legno di noce, verniciata a bronzo, che la rappresenta genuflessa in atto di preghiera ed al sommo della nicchia si legge: «Questa è Adelaide, cui l'istessa Roma Cole, e primo d'Ausonia onor la noma». Secondo alcuni studiosi, però, potrebbe trattarsi di un'antica statua della Maddalena[12], reinterpretata da un erudito ottocentesco filo-sabaudo.

Anche recentemente il fascino della sua figura ha ispirato la composizione di un romanzo.[13]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Prangarda era sorella di Tedaldo, il nonno di Matilde di Canossa: Adelaide e Matilde erano cugine di II grado.
  2. ^ a b (EN) Charles William, Previté-Orton, The early history of the House of savoy, (1000-1233), Cambridge, Univ. Press, 1912, p. 187, 212.
  3. ^ Il 22 aprile 1073 l'arcidiacono Ildebrando fu eletto papa per acclamazione popolare e adottò il nome di Gregorio VII. Non informò l'imperatore Enrico IV né chiese la sua approvazione perché questi era allora in discredito presso la Santa Sede continuando a mantenere relazioni con i consiglieri scomunicati da Alessandro II. La sua altissima, mistica concezione del papato, contemplava non solo la personale santità del papa derivante direttamente da San Pietro, ma anche la sua supremazia su tutte le autorità, tanto temporali quanto spirituali, e il suo diritto di deporle. Ripristinò i decreti dei suoi predecessori contro il matrimonio dei chierici e la simonia. Ciò suscitò un gran malcontento, specialmente in Francia e in Germania, tuttavia riuscì a placare la maggior parte delle opposizioni. Inoltre dichiarò la proibizione delle investiture laicali, cioè dell'ingerenza dei laici nelle nomine ecclesiastiche. Tale proibizione suscitò un'agitazione ancora più grande e provocò anche un serio conflitto con Enrico IV, in quanto mirava soprattutto all'abolizione della interferenza regale sulle nomine dei vescovi. Enrico IV continuò a designare i candidati a lui graditi non solo per Milano e per le sedi tedesche, ma anche per Fermo e Spoleto. Aspramente ripreso da Gregorio VII, convocò a Worms un sinodo di vescovi tedeschi (24 gennaio 1076) che depose il papa, e lo invitò personalmente ad abdicare. Riunitisi a Piacenza anche i vescovi lombardi aderirono alle decisioni dell'episcopato tedesco. Gregorio VII reagì immediatamente: scomunicò Enrico IV, lo sospese dall'esercizio del potere regale e sciolse i suoi sudditi dal vincolo di fedeltà verso di lui. Poiché ciò avrebbe favorito gli avversari di Enrico, questi, in tale pericolosa situazione, ritenne prudente sottomettersi al pontefice. Nel gennaio 1077 si presentò in abiti penitenziali al papa, in quel momento dimorante a Canossa, e gli chiese il perdono. La clemenza del papa doveva rivelarsi un errore politico. Per tre anni cercò inutilmente di far da paciere fra Enrico IV e il suo rivale Rodolfo di Svevia, eletto anch'egli re, in contrapposizione a quello legittimo, nel 1077. Nel 1080 infine, convintosi che il re era assolutamente incorreggibile, lo scomunicò, lo depose per la seconda volta, e riconobbe Rodolfo come legittimo re. In risposta a questa sentenza Enrico convocò un sinodo di vescovi imperiali a Bressanone (25 giugno 1080) che dichiarò Gregorio deposto ed elesse a sostituirlo Guiberto di Ravenna con il nome di Clemente III (antipapa). Tuttavia era ancora possibile un compromesso politico perché Enrico desiderava essere incoronato imperatore. Ma Gregorio non era uomo da compromessi. Il suo atteggiamento inflessibile spinse molti dei suoi sostenitori, compresi tredici cardinali, ad allontanarsi da lui. Nel marzo del 1084 Enrico occupò Roma, ma il Normanno Roberto il Guiscardo riuscì a liberare Gregorio. Per gli eccessi commessi dalle truppe di Roberto, il popolo si sollevò e diresse la sua collera contro il papa. Questi dovette lasciare precipitosamente la città, trasferendosi prima a Montecassino e poi a Salerno. Là morì attestando che aveva amato la giustizia e odiato l'iniquità. Venne sepolto in quella città. Beatificato nel 1585, fu canonizzato da Paolo V nel 1606.
  4. ^ a b c d Gemma Giovannini, Le donne di casa Savoia dalle origini della famiglia fino ai giorni nostri (TXT), Tipografia Editrice L. F. Cogliati, 1903, pp. 5-12.
  5. ^ Adelaide seppe districarsi molto bene fra i riformatori, che volevano affermare l'autorità papale riorganizzando la Chiesa in senso centralistico, e i controriformatori, che difendevano l'autonomia delle abbazie e dei vescovadi per mantenerle soggette al potere dell'imperatore e dei grandi feudatari
  6. ^ Festa commemorativa delle illustri donne italiane celebratasi dalla Società della biblioteca educativa circolante il 3 maggio 1874 in Piacenza, Piacenza, Tip. di A. Del Majno, 1874, p. 135. URL consultato il 31 gennaio 2017.
  7. ^ Debora (XII secolo a.C.). Profetessa d'Israele, la sola donna che abbia fatto parte dei Giudici biblici. Aiutò Barac a liberare i Giudei dalla sottomissione in cui li teneva Jabin, re dei Cananei, e, dopo la vittoria, recitò un cantico che è uno dei più bei poemi della Bibbia (Giudici, V)
  8. ^ a b http://www.santiebeati.it/dettaglio/92629
  9. ^ Cfr. E. Hlawitschka, 'Zur Abstammung Richwaras, der Gemahlin Herzog Bertholds I. von Zähringen,' Zeitschrift für die Geschichte des Oberrheins, 154 (2006), 1–20
  10. ^ Schwennicke, Europäische Stammtafeln, I.1, table 84
  11. ^ Oddone III o Ottone, filoimperiale, partigiano dell'antipapa Clemente III, venne considerato da molti storici come il figlio di Adelaide, ma invece ne fu un acerrimo nemico e la combatté con l'aiuto degli astigiani per recuperare i territori della diocesi di Asti. Alla morte di Adelaide, il vescovo ottenne la carica di conte della città di Asti direttamente da Enrico IV (Ludovico Vergano, Storia di Asti, parte I, Asti 1951).
  12. ^ http://www.cittadisusa.it/ComSchedaTem.asp?Id=1700
  13. ^ Fascio Valter, L'ultimo segreto della contessa Adelaide, Carta e Penna editore, Torino, 2006, ISBN 88-89209-45-3

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Marchesi di Torino Successore
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