Mario Praz

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Mario Praz

Mario Praz (Roma, 6 settembre 1896Roma, 23 marzo 1982) è stato un saggista, critico letterario e scrittore italiano, è stato anche critico d'arte, traduttore e giornalista. I suoi studi sono incentrati in particolare sull'Inghilterra fra il Seicento e l'epoca vittoriana, ma si è occupato anche di letteratura italiana, francese, spagnola, tedesca, russa.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il padre, Luciano Praz, proveniente da una famiglia di origine svizzera, era impiegato di banca, i cui antenati si trasferirono nel 1525 da Zermatt in Valle d'Aosta, in seguito a persecuzioni religiose, perché i Praz erano di fede cattolica.[1] La madre, contessa Giulia Testa di Marsciano, discendeva dalla famiglia dei Conti di Marsciano. Trascorse i primi anni in Svizzera, dove il padre lavorava. Nato con una deformità congenita al piede destro, fu poi operato con successo presso l'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna. Alla morte del padre, avvenuta nell'estate del 1900, si trasferì con la madre a Firenze, presso il nonno materno Alcibiade di Marsciano. Dopo un breve periodo di ristrettezze economiche, nel 1909 la madre cominciò a frequentare il figlio di un ufficiale del commissariato, di professione medico condotto, che godeva di un'ottima posizione economica e che nel 1912 diventerà il suo secondo marito.

Gli studi[modifica | modifica wikitesto]

In seguito al matrimonio della madre si trasferì a Firenze dove frequentò il ginnasio-liceo Galileo Galilei e nel 1914, dopo aver conseguito la licenza con onore, si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza presso l'Università di Bologna, per poi trasferirsi nel 1915 a Roma, dove si laureò nel 1918 con una tesi di diritto internazionale sulla Società delle Nazioni; dopo un breve periodo di praticantato presso un avvocato amico di famiglia, scelse di dedicarsi alla letteratura laureandosi due anni dopo, nel 1920, in Lettere presso l'Istituto di Studi Superiori dell'Università di Firenze, studiando con Giorgio Pasquali e Ernesto Giacomo Parodi, col quale discusse una tesi sulla lingua di Gabriele D'Annunzio.

Lo stesso anno, tramite l'Istituto britannico, entrò in contatto con l'ambiente artistico della colonia di aristocratici inglesi trasferiti a Firenze, in particolare con la scrittrice Vernon Lee (pseudonimo di Violet Paget), la quale gli commissionò una rubrica intitolata Letters from Italy, dedicata a vicende italiane e di critica letteraria per il periodico inglese The London Mercury.

Sempre quell'anno incontrò Giovanni Papini che, richiedendo la sua collaborazione per alcune traduzioni di poeti inglesi dell'Ottocento e di alcuni saggi di Charles Lamb, fece nascere in Praz l'interesse per il saggio critico, quella sprezzatura che diverrà poi il marchio letterario nel quale i suoi scritti risulteranno apprezzatissimi e innovativi. Dopo aver inviato alcune traduzioni poetiche dall'inglese a Ardengo Soffici, l'anno seguente contatta per il medesimo scopo anche Emilio Cecchi, dal quale otterrà un giudizio incoraggiante e con cui nascerà ben presto un rapporto di confronto intellettuale che durerà oltre quarant'anni.

In quegli anni Praz si dedicò allo studio dell'inglese assieme all'amico Vittorio Moschini, che diverrà poi Soprintendente alle Gallerie di Venezia, e cominciò a frequentare per interesse personale, insieme all'amico Bruno Migliorini, le lezioni di critica e filologia letteraria di Cesare De Lollis. Risalgono a questi anni le prime recensioni e i primi saggi che pubblicherà sulla rivista La Cultura, diretta a quel tempo dallo stesso De Lollis, e su L'Italiano di Leo Longanesi, su quest'ultima appare anche il noto saggio sul Neoclassicismo Winckelmann.

Gli anni inglesi[modifica | modifica wikitesto]

Trasferitosi nel 1923 a Londra presso l'amico Antonio Cippico, insegnante d'italiano alla University College di Londra, Praz ottenne una borsa di studio col sostegno di De Lollis e di Carlo Formichi (allora titolare dei corsi di filologia inglese a Roma), entrando in contatto col mondo letterario londinese grazie all'intercessione dell'amica Vernon Lee. Alla fine dello stesso 1923 egli venne incaricato di ricoprire il ruolo di lettore di italiano presso l'Università di Liverpool, compito che lo impegnerà fino al 1931. In questo periodo uscirono in Italia la sua traduzione de I saggi di Elia di Lamb, l'antologia Poeti inglesi dell'Ottocento e in Gran Bretagna il suo saggio Secentismo e Marinismo in Inghilterra, che gli meritò il vivo elogio di T.S. Eliot e del grande studioso di John Donne H.J.C. Grierson.

Nel 1926 Praz fece il primo viaggio in Spagna, che sarà l'argomento del suo Penisola Pentagonale, terminato di scrivere nell'estate a Viareggio. In marzo e in aprile si recò per un soggiorno nei Paesi Bassi, visitando molte città e poi ancora a Firenze dove si ritrovò con gli amici di sempre. Strinse ancora più stretti rapporti con T.S. Eliot e cominciò a frequentare Eugenio Montale: «…ci fu un tempo, tra il 1927 e il 1934, che nei miei soggiorni fiorentini non passava quasi giorno che non incontrassi Eugenio Montale, ci ritrovavamo al caffè e in trattoria e, a giudicare dalle lettere che mi rimangono, avevamo da dirci moltissime cose».[2] Nel 1932 è docente di letteratura italiana nell'Università di Manchester. Nel 1930 venne pubblicato il fondamentale lavoro La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica: tradotto in inglese nel 1933 contribuirà ad estendere la sua fama in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, provocando invece forti reazioni contrarie in Italia, fra le quali quella di Benedetto Croce. Fu uno dei primi studi interdisciplinari al mondo che incluse anche la storia dell'arte nel confronto con l'evoluzione della letteratura, della musica e del pensiero.

Il ritorno a Roma[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la morte della madre, avvenuta nel 1931, Praz ottenne l'anno successivo la cattedra di italiano all'Università di Manchester, contemporaneamente alla cattedra di letteratura inglese all'Università degli studi di Roma "La Sapienza". Ottenuta grazie all'interessamento di Giovanni Gentile, prima cattedra istituita in Italia sull'argomento (poi ereditata da Elémire Zolla), Praz poté disporre della possibilità di restare altri due anni in Gran Bretagna.

Dopo essersi sposato con Vivyan Eyles, nel 1938 nacque la figlia Lucia, che però vivrà per tutta l'adolescenza prevalentemente con la madre quando questa, alla fine della guerra, si separerà dal padre. Anche a questa infelice vicenda coniugale viene fatta risalire la "malinconica solitudine"[3] che caratterizzò l'esistenza di Mario Praz, di cui diedero testimonianza anche colleghi anglisti come Elio Chinol e Nemi D'Agostino[4]; ad essa fece riferimento anche l'allievo Beniamino Placido per spiegare la meschina nomea di superstizione apotropaica che circondò Praz per decenni, tra generazioni di studenti e colleghi[5].

Al rientro a Roma nel 1934 Praz prese servizio per un anno nella storica sede della facoltà di lettere dell'Università La Sapienza, in palazzo Carpegna di corso Rinascimento, prendendo casa nelle vicinanze e sviluppando quella passione per il centro della capitale che lo accompagnerà anche quando proseguì, dal 1935 fino al 1966, l'insegnamento di docente ordinario di lingua e letteratura inglese nel nuovo edificio universitario disegnato da Marcello Piacentini.

Da questa cattedra si dedicò alla creazione della prima scuola scientifica di anglistica in Italia, che formerà fra i pochi allievi anche Vittorio Gabrieli, Agostino Lombardo, Giorgio Melchiori, Gabriele Baldini e Masolino d'Amico. Del 1934 è il suo Studi sul concettismo che si occupa della presenza di «imprese» e «emblemi» in letteratura, applicando un metodo di analisi per molti versi analogo agli studi di iconologia inaugurati da Aby Warburg e portati avanti dall'Istituto londinese a lui dedicato, allora diretto da Fritz Saxl. Nel 1936 viene pubblicata presso l'editore Sansoni la Storia della letteratura inglese, riveduta e ampliata nel 1960 e ancora nel 1979, considerata ancora oggi un ottimo strumento per avere una visione d'insieme della letteratura inglese tenendo conto della evoluzione del gusto nei secoli[6]. Nel 1940 entra a far parte dei collaboratori della rivista Primato fondata dal ministro Giuseppe Bottai.

Nel dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni della seconda guerra mondiale egli continuò l'attività didattica e scientifica, ma fu nel periodo successivo che l'attività diventò intensa e fruttuosa. Nel 1949 col sostegno del British Council di Roma fondò la rivista English Miscellany. A Symposium of History, Literature and the Arts, importante punto di riferimento per la formazione di illustri anglisti per molti anni; del 1952 è il suo primo viaggio negli Stati Uniti per una serie di conferenze nelle principali università; comincia a manifestare, con una costanza quasi quotidiana, la sua passione per il collezionismo di antiquariato. La collezione si arricchirà poi con i mobili stile Impero, lasciatogli in eredità dal patrigno, che pur aveva sposato, pochi mesi prima di morire, la propria domestica Zenobia, alla quale aveva lasciato gli altri suoi averi. Gli oggetti, gli arredi, le stanze della sua casa in via Giulia diverranno un cimitero di memorie al centro del racconto autobiografico del suo La casa della vita e, quando si trasferì in via Zanardelli come inquilino della Fondazione Primoli, vi confluirono unitamente alla vastissima biblioteca: acquistati dallo Stato italiano presso gli eredi nel 1986 per due miliardi e cento milioni di lire, furono restaurati e catalogati dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna, per poi essere ricollocati nell'appartamento al terzo piano di Palazzo Primoli, che da allora ospita il museo Mario Praz.

Ritiratosi dall'insegnamento per raggiunti limiti d'età, egli continuò nondimeno l'attività di studio ad altissimo livello, riconosciuta dalle massime istituzioni scientifiche italiane e straniere. La figura del protagonista del film Gruppo di famiglia in un interno di Luchino Visconti, con sceneggiatura di Suso Cecchi d'Amico, fu costruita ispirandosi dichiaratamente al Mario Praz degli ultimi anni, trasformando il suo personaggio però in un eremita asserragliato nella sua casa museo. La visione del film provocò una forte impressione e un'accesa ira da parte di Praz. Collaborò alle pagine culturali dei quotidiani Il Tempo[7], chiamato da Fausto Gianfranceschi, e dal 26 giugno 1974 Il Giornale di Indro Montanelli[8]. Ha scritto anche su La Stampa e sul settimanale Il Borghese.[9]

La fama di iettatore[modifica | modifica wikitesto]

A causa del suo aspetto fisico, dei temi demoniaci che gli furono sempre cari, nonché dell'invidia dei colleghi per la sua sterminata cultura, Praz ebbe nomea di iettatore, tanto che nei circoli letterari veniva in genere chiamato "Il celebre anglista", "L'innominabile" o, più frequentemente, "Il maligno"[10]. Praz era perfettamente a conoscenza di questa fama, fino al punto che ogni tanto sosteneva di averla fomentata lui stesso per sottrarsi alla vita mondana e potersi dedicare meglio agli studi. Quando un suo nemico subiva qualche disgrazia, commentava soddisfatto, fregandosi le mani: "visto quanto sono stato bravo?"

Riconoscimenti e titoli[modifica | modifica wikitesto]

Membro dell'Accademia dei Lincei e di alcune accademie straniere.

Grazie alla sua attività di collezionista ed esperto di antiquariato, dal 1995 a Roma ha aperto al pubblico il Museo Mario Praz, casa museo dove sono esposti oltre 1200 oggetti di arredo provenienti da Francia, Italia, Germania e Inghilterra, e che coprono il periodo che va dal Neoclassico al Biedermeier.

Giudizi critici[modifica | modifica wikitesto]

Gli scontri con Benedetto Croce sull'estetica[11] e il suo originale metodo critico - che preferisce spesso utilizzare metafore più che convenzionali analisi descrittive - hanno fatto sì che il suo sforzo culturale venisse non solo spesso sottovalutato dai critici, ma addirittura attaccato come scarsamente scientifico e addirittura incompetente.

Al contrario un'attenta lettura delle sue opere svela che i tanto controversi "dettagli" sono in realtà "sforzi di ricostruzione globale". Attraverso l'evocazione di immagini, infatti, il Professore fa sperimentare al lettore la sensazione di contemplare davvero un affresco pieno di particolari; ne sono un esempio le splendide pagine profuse di delicato ed arguto humor dedicate all'epoca vittoriana:

« […] ma la morale spicciola dell'epoca ha qualcosa di caricaturale […] i ridicoli sottointesi per cui non si poteva, per esempio, parlare di gambe né a proposito di donne né di tavole (e le tavole erano drappeggiate dal tappeto come le signore erano soffocate dalle vesti che non dovevano consentire la vista dei piedi.[12] »

Dai suoi scritti emergono critiche nei confronti della società contemporanea in merito alla maniera di concepire l'arte e all'imbarbarimento dei costumi:

« L'arte moderna non vuole dare piacere, il senso del piacere è connesso con la bellezza.[13] […] oggi […] l'acrilico consente di sfornare una decina di quadri in una notte a uno degli sprovveduti pittori d'oggi, o il gesto d'un samurai armato di spada basta a creare un capolavoro di Fontana.[14] […] i pittori vi presentano un'asse crivellata di buchi, o una tela grezza con qualche grammo di colore e li chiamano quadri, e uno scultore prende il sedile di un cesso, lo combina con un tubo di stufa e lo chiama una statua.[15] »

E ancora:

« democrazia, degli scioperi, della grande macchina di mille congegni che dovrebbe domani garantire un mediocre benessere a tutti e un'inedia peggiore dell'inferno a chi non sappia adeguarsi al livello della massa[16] […] da quando nel 1968 la studentaglia di Parigi esaltò il ricorso alla fantasia come programma di governo […] le cose del mondo sono andate di male in peggio.[17] […] Ora che le ragazze possono fare le avances, i maschi non di rado cercan compagni nel loro sesso. Almeno fintantoché questa scelta conserverà il thrill del mistero e del pericolo, che però sta scomparendo. Poi non resterà che ricorrere agli animali, e si regredirà allo stadio dei pastori delle zone sottosviluppate. Ma, in ogni caso, non si parli più della dignità dell'uomo.[18] »

Allo stato attuale vi è un attento recupero del lavoro di Mario Praz, anche in considerazione del fatto che i suoi studi oggi paiono pionieri dei cultural studies[19].

Lo storico della musica Piero Buscaroli ne ha ricordato la figura nel libro di memorie Dalla parte dei vinti (Mondadori, 2010). In un'intervista[20] rilasciata al giornalista Bruno Giurato, ha altresì espresso un giudizio molto favorevole sul racconto autobiografico La casa della vita, ritenendolo il più grande libro italiano dopo Lemmonio Boreo di Ardengo Soffici.

Paolo Isotta ha ricordato l'opera e l'ingegno di Praz in un libro di memorie pubblicato nel 2014, soffermandosi anche sull'ostracismo che l'illustre anglista dovette subire nel corso della sua carriera[21]:

« Praz era un nome per pochi, seppure di portata planetaria e millenaria. Egli aveva subito l'ostracismo degli antifascisti che lo costrinsero all'esilio a Manchester. […] Dopo la guerra subì l'ostracismo dei comunisti, molti dei quali erano gli antichi crociani. »

Fausto Gianfranceschi, critico letterario e responsabile, tra gli anni sessanta e gli ottanta, della terza pagina del quotidiano Il Tempo, del quale Praz può dirsi una firma storica, ha scritto:

« Assai prima che tramontassero la critica pura da un lato e la critica troppo compromessa con le ideologie dall'altro, egli aveva reinventato la critica come poesia, come creazione di un mondo autonomo, intessuto dei riferimenti che dall'osservazione di un oggetto d'arte, di un quadro o dalla lettura di un libro, sorgono nell'animo di un uomo la cui erudizione è diventata una specie di sesto senso, affinatissimo e sensibilissimo […] Per Praz la Storia non è quella dei fatti freddamente registrati, e così traditi, ma quella che si centellina e si fa rivivere negli stili, nelle sfumature degli stili. Una sua relazione di viaggio non ci dirà nulla di sociologicamente puntuale, ma molto di più con la penetrazione nel sottofondo culturale e artistico del paese visitato.[22] »

Opere[modifica | modifica wikitesto]

La bibliografia completa raccoglie circa 2600 titoli. Nominiamo di seguito i principali:

Saggi
  • La Francesca da Rimini di Gabriele D'Annunzio: il dramma d'ambiente, Roma : L. S. Olschki, 1922
  • Secentismo e Marinismo in Inghilterra, Firenze : La voce, 1925
  • Poeti inglesi dell'Ottocento, Firenze : R. Bemporad, 1925
  • La fortuna di Byron in Inghilterra, Firenze : La voce, 1925
  • Penisola Pentagonale, Milano : Alpes, 1928; Firenze : Sansoni, 1955; Torino : E.D.T., 1992
  • Machiavelli e gl'Inglesi dell'epoca Elisabettiana, Firenze : Vallecchi, 1928, 1930
  • La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica, Milano-Roma, Soc. editrice la cultura, 1930; Torino : G. Einaudi, 1942; Firenze: Sansoni, 1948 e succ. ediz.; Milano : BUR, 2008.
  • Studi sul concettismo, Milano : La cultura, 1934; Firenze : G. C. Sansoni, 1946; Milano : Abscondita, 2014
  • Antologia della letteratura inglese e scelta di scrittori americani, Messina : G. Principato, 1936 e succ. ediz;
  • Studi e svaghi inglesi, Firenze : G. C. Sansoni,1937; Milano : Garzanti, 1983
  • Viaggio in Grecia. Diario del 1931, Roma : Edizioni di Lettere d'oggi, 1942; (a cura di Marcello Staglieno), Skakespeare and Kafka, 1991.
  • Gusto neoclassico, Firenze : Sansoni, 1940; Napoli : ESI, 1959; Milano : Rizzoli, 1974 e succ. ediz.
  • Machiavelli in Inghilterra ed altri saggi, Roma: Tumminelli, 1942, 1943; Firenze : G. C. Sansoni, 1962
  • Fiori freschi, Firenze : Sansoni, 1943, 1944; Milano : Garzanti, 1982
  • La filosofia dell'arredamento, Roma : Documento, 1945; Milano : Longanesi, 1964, e succ. ediz; Milano : TEA, 1993; Parma : Guanda, 2012
  • Motivi e figure, Torino : Einaudi, 1945
  • La poesia metafisica inglese del seicento : John Donne, Roma : Edizioni Italiane, 1945
  • Richard Crashaw, Brescia : Morcelliana, 1945
  • Il dramma elisabettiano : Webster-Ford, Roma : Ed. Italiane, 1946
  • La crisi dell'eroe nel romanzo vittoriano, Firenze : G. C. Sansoni, 1952, e succ. ediz.
  • Lettrice notturna, Roma : Casini, 1952; Milano : Henry Beyle, 2013
  • Viaggi in Occidente, Firenze : Sansoni, 1955
  • Panopticon romano, Napoli : R. Ricciardi, 1967
  • Mnemosine : parallelo tra la letteratura e le arti visive, Milano : A. Mondadori, 1971; Milano : Abscondita, 2012
  • Il patto col serpente. Paralipomeni di La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica, Milano : Mondadori, 1972; Milano : Leonardo, 1995; Milano : Adelphi, 2013
  • Il giardino dei sensi : studi sul manierismo e il barocco, Milano : Mondadori, 1975
  • Panopticon romano secondo, Roma : Edizioni di storia e letteratura, 1977, e succ. ediz
  • Perseo e la Medusa: dal romanticismo all'avanguardia, Milano : A. Mondadori, 1979
  • Voce dietro la scena : un'antologia personale, Milano : Adelphi, 1980, 1993
  • Il mondo che ho visto, Milano : Adelphi, 1982, e succ. ediz.
  • Lettere sull'antiquariato di Mario Praz a Luigi Magnani (1952-1981), Torino : U. Allemandi, 1996
  • Bellezza e bizzarria : saggi scelti, Milano : A. Mondadori, 2002
  • Geometrie anamorfiche : saggi di arte, letteratura e bizzarrie varie, Roma : Edizioni di storia e letteratura, 2002.
  • Il demone dell'analogia : memorie e divagazioni narrative, Roma : Edizioni di storia e letteratura, 2002
Romanzi e racconti
  • La casa della vita, Milano : A. Mondadori, 1958; Milano : Adelphi, 1979, e succ. ediz.
Traduzioni di Mario Praz
  • T.S. Eliot, La terra desolata. Frammento di un agone. Marcia trionfale, Firenze : Fussi, 1949; Torino, Einaudi, 1963 e succ. ediz.
  • Edgar Allan Poe, Il corvo, Milano : Rizzoli, 1974 e succ. ediz.; Milano : SE, 2004, 2012
  • Ben Jonson, Volpone, Firenze : Sansoni, 1943 e succ. ediz.; Torino : Fogola, 1970; Milano : Biblioteca universale Rizzoli, 1996; Milano : Fabbri, 2003
  • Charles Lamb, Saggi di Elia, Lanciano : R. Carabba, 1924, 2011; Milano : Biblioteca universale Rizzoli, 1981, 1996
  • Jane Austen, Emma, Milano : Garzanti, 1951 e succ. ediz.
Citazioni

“La casa è l'uomo, tel le logis, tel le maitre; ovvero ‘dimmi come abiti e ti dirò chi sei'” (La filosofia dell'arredamento)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alfredo Cattabiani, Conversando con Praz e Isotta, Prospettive libri, n. 1, gennaio 1981, p. 18.
  2. ^ Mario Praz, La casa della vita, Milano, Adelphi, 1979, p. 251, ISBN 978-88-459-1185-9.
  3. ^ Silvestro Federico Tonolli, La casa della vita di Mario Praz (PDF), educazione.sm, p. 32. URL consultato il 5 aprile 2016.
  4. ^ Vittorio e Mariuma Gabrieli, Bibliografia degli scritti di Mario Praz, ed. di storia e letteratura, p. 287.
  5. ^ B. Placido, PROFESSOR SATURNO, in Repubblica — 17 giugno 1993, pagina 35. La superstizione non risparmia neppure il ceto intellettuale e la diceria secondo cui il suo solo nome recava maleficio prese a circolare anche negli ambienti letterari ed editoriali, tanto che certuni (scrittori, critici, intellettuali) neppure scrivevano o pronunciavano il nome e cognome per intero, usando, per alludere a lui, le iniziali "M" e "P".
  6. ^ Così sostiene Piero Boitani nell'Introduzione a Mario Praz, Storia della letteratura inglese, Firenze, Sansoni, 2000., pp. VII, XII e XIV.
  7. ^ Patrizia Rosazza-Ferraris e Piero Boitani (a cura di), Scritti in onore di Mario Praz (1896-1982; 2012), Palermo, Gangemi, 2013, ISBN 978-88-492-2635-5. URL consultato il 5 aprile 2016.
  8. ^ Francesca Bianca Crucitti Ullrich, PRAZ, Mario, in Enciclopedia Italiana, V appendice, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1994. URL consultato il 5 aprile 2016.
  9. ^ La satira in Italia, Premi Internazionali Ennio Flaia, Ediars, 2002, p. 158.
  10. ^ Ne riepiloga la celeberrima fama Beniamino Placido, Il Professor Saturno, in La Repubblica, 17 giugno 1993. URL consultato il 5 aprile 2016. Tra le tante tracce, si veda anche "La Stanza di Montanelli", La cultura senza confini di Mario Praz, in Corriere della Sera, 31 maggio 2000. URL consultato il 5 aprile 2016 (archiviato dall'url originale il 5 aprile 2016).
  11. ^ Proseguiti, anche dopo la morte del Maestro, con la scuola estetica crociana: cfr. Praz, Mario, "MAIN TRENDS IN ITALIAN LITERATURE AND THE ARTS DURING THE NINETEENTH CENTURY", in Cahiers d'Histoire Mondiale, 4, no. 2 (January 1958): 359-380, ove si sostiene la povertà della cultura letteraria italiana nel periodo del Risorgimento.
  12. ^ Mario Praz, Storia della letteratura inglese, introduzione di Piero Boitani, Firenze, Sansoni, 2000, ISBN 88-383-1856-5.
  13. ^ Dall'intervista di Franco Simongini, Mario Praz: la giustizia di Perseo contro la degradazione dell'arte, in Il Tempo, 22 giugno 1979. URL consultato il 5 aprile 2016.
  14. ^ Da I mosaici come gioielli, in Il Tempo, 29 dicembre 1981. URL consultato il 5 aprile 2016.
  15. ^ Citato in Almanacco Romano, Alla ricerca di una sublime dignità, in Il Covile, nº 483, 10 dicembre 2008. URL consultato il 5 aprile 2016.
  16. ^ Mario Praz, Viaggi in Occidente, Firenze, Sansoni, 1955, p. 198, SBN IT\ICCU\LO1\0324922.
  17. ^ Mario Praz, La tentazione degli archetipi, in Il Tempo, 22 marzo 1981. URL consultato il 5 aprile 2016.
  18. ^ Mario Praz, L'etèra letteraria, Il Giornale Nuovo, 13 settembre 1978; ora in Geometrie anamorfiche: saggi di arte, letteratura e bizzarrie varie, a cura di Graziella Pulce, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 2002, pp. 185-86, ISBN 88-8498-038-0.
  19. ^ Praz, Mario, "NASCITA E TRAMONTO DEL SENTIMENTALISMO", in Nuova Antologia 514, no. 2056 (April 1972): 441-462; Praz, Mario, "VASTI E STRANI DOMÍNI", in Problemi di Ulisse 14, no. 85 (January 1978): 82-100; Praz, Mario, "LA LEGGENDA DELLA PAPESSA GIOVANNA", in Belfagor: Rassegna di Varia Umanità, 34, no. 4 (July 1979): 435-442; Praz, Mario, "TABLEAUX D'INTERIEURS", in Urbi no. 5 (January 1982): 42-51.
  20. ^ Bruno Giurato, Sono fascista per disciplina ma non credo negli uomini, in Il Giornale, 3 febbraio 2013. URL consultato il 5 aprile 2016.
  21. ^ Paolo Isotta, La virtù dell'elefante, Venezia, Marsilio Editori, 2014, p. 159, ISBN 978-88-317-1939-1.
  22. ^ Da A Palazzeschi e Praz il "Premio D'Annunzio", in Il Tempo, 2 luglio 1967. URL consultato il 5 aprile 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vittorio e Mariuma Gabrieli (a cura di), Bibliografia degli scritti di Mario Praz, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 1997, ISBN 88-900138-8-5.

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