Zorba il greco

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Zorba il greco
Anthony Quinn in una foto di scena
Anthony Quinn in una foto di scena
Titolo originale Alexis Zorbas / Zorba the Greek
Paese di produzione Grecia, Regno Unito, USA
Anno 1964
Durata 142 min
Colore B/N
Audio mono
Genere drammatico
Regia Michael Cacoyannis
Soggetto Nikos Kazantzakis (romanzo)
Sceneggiatura Vassilis Fotopoulos
Fotografia Walter Lassally
Musiche Mikis Theodorakis
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Zorba il greco (Alexis Zorbas) è un film del 1964, diretto da Michael Cacoyannis e basato sull'omonimo romanzo di Nikos Kazantzakis. La parte del protagonista fu recitata da Anthony Quinn, che si produsse in una delle sue migliori (e più famose) interpretazioni, nelle vesti di un personaggio ottimista che sa sempre come superare le difficoltà del momento. Nella colonna sonora, composta da Mikis Theodorakis, è presente il componimento sirtaki, la Danza di Zorba, che in seguito alla fama riscossa in Grecia è divenuto una danza popolare.

Il film fu girato nell'isola greca di Creta. In particolare, la scena in cui Anthony Quinn balla il Sirtaki è stata girata sulla spiaggia di Stavros.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Basil è uno scrittore inglese di origini greche che ha ereditato una miniera da molto tempo in disuso, sull'isola di Creta. Durante il viaggio per raggiungerla conosce Alexis Zorba, un greco di mezza età, pieno di vitalità e innamorato della vita, anche se incostante negli affetti e nelle azioni. Man mano che gli si svela il carattere di Zorba, Basil ne resta affascinato, e tramite lui scopre le gioie della vita, con esiti tragici: la vedova di cui si innamora morirà uccisa dal padre del ragazzo da lei rifiutato, suicidatosi dopo aver visto Basil entrare di notte nella casa di lei. Sorte simile toccherà a Hortensia, che Zorba nel frattempo ha sposato mediante un matrimonio non reale. Anche il progetto di Zorba per il recupero della miniera di Basil naufragherà miseramente, anche perché lui stesso, inviato in città per procurare, con i fondi di Basil, del materiale per costruire una teleferica, si dà alla bella vita e torna con vari regali ma senza materiale. Tutto ciò, però, non scalfirà che superficialmente la determinazione di Zorba nell'affrontare la vita con passione e ottimismo. Nella scena finale, Basil gli annuncia la sua imminente partenza e la promessa di ritrovarsi un giorno, ma Zorba, senza illusioni, dice che non lo rivedrà più, e che il tentativo di recuperare la miniera è stato "un disastro, ma bellissimo". Infine Basil gli chiede di insegnargli il sirtaki, che più volte aveva provato a ballare da solo, senza esito.

È necessario rettificare la trama sulla base della nuova traduzione dal greco in italiano, e non basandosi su quella dall'inglese che la precedeva, né sulla trama del film.

Il racconto è narrato in prima persona da un Io narrante di cui non si conosce il nome, ma di cui si sa che è greco, e che ha un amico carissimo, greco anch'esso, impegnato nelle operazioni di liberazione dei Greci dai Caucaso durante la rivoluzione russa. L'io narrante è un intellettuale, uno scrittore impegnato in una personale ricerca sulla figura del Buddha, sul quale sta scrivendo un libro. Ha preso in affitto una miniera di lignite a Creta per trascorrervi qualche mese, lavorando: al porto del Pireo incontra Alexis Zorba, un operaio factotum, marinaio, ex combattente, di 65 anni, alto, magro, legnoso, appassionato di donne, vita, e suonatore di salterio, oltre che appassionato di ballo in modo istintivo ed espressivo tutto particolare. Zorba gli si offre come capo operaio alla miniera, che sorge vicino al mare cretese, dove i due si accampano, sulla spiaggia, in una baracca improvvisata. Danno lavoro agli abitanti del vicino villaggio, dove spiccano le figure dei notabili, della "vedova", una donna bellissima e affascinante, e di madame Hortense, una francese ex chanteuse, ex prostituta, ormai in età, che ha messo su una sorta di sgangherato alberghetto, alleva galline e tiene un pappagallo. Vicino al villaggio sorge un monastero ortodosso, coi suoi monaci, vizi e virtù. Tutto il libro si svolge nell'interazione vivissima tra l'io narrante e la figura di Zorba, il contrasto tra l'uomo di carte e lettere, e l'uomo di carne, uscito direttamente dalla terra, che della terra si nutre e dei suoi frutti, siano vino, agnelli arrosto, raki, donne, lavoro, musica, e tutto ciò che rende a suo parere il mondo reale, mentre il mondo dell'intellettuale è un mondo esangue e senza vera sostanza. Le loro vite si intrecciano con gli accadimenti del villaggio, il suicidio del figlio di un notabile respinto dalla "vedova", che viene poi uccisa per vendetta dal padre del ragazzo, la morte di madame Hortense forse per una polmonite, madame che a modo suo si era innamorata di Zorba che a modo suo la rendeva felice, l'incendio del monastero ad opera di un monaco "folle" perché si ritiene posseduto da un demonio.... il libro si conclude con il fallimento dell'impresa della miniera, la partenza dell'io narrante da Creta, e la sua separazione da Zorba, preceduta dalla notizia della morte del suo amico carissimo. Zorba e l'io narrante non si incontreranno più, ma Zorba darà notizie di sé fino alla sua morte, avvenuta anni dopo in Serbia, dopo che aveva sposato una vedova e ne aveva avuto un figlio.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

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