Manlio Cancogni

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Manlio Cancogni (Bologna, 16 luglio 1916) è uno scrittore e giornalista italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Manlio Cancogni è nato il 6 luglio del 1916 a Bologna da genitori versiliesi. Il padre Giuseppe e la madre Maria Pistoresi, infatti, si erano trasferiti per un breve periodo nel capoluogo emiliano durante la prima guerra mondiale. La famiglia fece ritorno in Toscana pochi mesi dopo la sua nascita. Dal 1917 al 1940 Manlio Cancogni visse a Roma; nella capitale svolse tutto il suo curriculum scolastico. Nel 1926 si iscrisse al Liceo Tasso, che era il liceo della Roma-bene. Dal (1934) proseguì gli studi al «Giulio Cesare», dove frequentò i tre anni di liceo e conseguì la maturità classica. Successivamente, si iscrisse all'Università La Sapienza. Durante gli anni di università, prestò il servizio militare nel Corpo degli Alpini a Bassano del Grappa (1936), ma non gli fu data l'idoneità, perché si ammalò e finì in ospedale. Nel 1938 si laureò in Legge e successivamente in Filosofia. A Roma conobbe Carlo Cassola del quale fu grande amico fino alla morte di quest'ultimo. Conobbe anche Carlo Levi, Mario Luzi, Eugenio Montale, Luigi Silori, Luciano Luisi e molti altri.

Dette il concorso per l'insegnamento di storia e filosofia nel 1939 e insegnò come incaricato a Roma nel '39-40 al Liceo Virgilio. Vinse poi il concorso nel 1940 e andò ad insegnare a Sarzana (SP) su sua richiesta, perché intendeva avvicinarsi il più possibile alla sua amata Versilia. Nel 1942 pubblicò i primi racconti su Frontespizio e Letteratura.

Poi fu richiamato alle armi: combatté nella Campagna di Grecia e poi sul fronte albanese.

Dopo la Liberazione si stabilì a Firenze, dove ebbe inizio la sua attività giornalistica. Esordì alla Nazione del popolo, poi fu chiamato a Milano a collaborare con quotidiani e riviste nazionali. Del Cancogni giornalista è da ricordare l’inchiesta svolta nel 1956 contro la corruzione nella cosa pubblica che divenne famosa per il titolo a tutta pagina Capitale corrotta = Nazione infetta .[1] Cancogni scrisse per il Corriere della Sera, La Stampa, Il Popolo, L'Europeo, Botteghe Oscure, L'Espresso (per il quale fu corrispondente da Parigi), e altri giornali e riviste italiani. È stato un giornalista piuttosto attivo e in vista.

A Milano, strinse una buona amicizia con Luciano Bianciardi, con il quale collaborò per alcune opere sul Risorgimento per conto della Feltrinelli. Dalla casa editrice milanese ricevette l'incarico di scrivere una storia della spedizione dei Mille, ma dovette rinunciare a favore della sua nomina a corrispondente da Parigi dell'Espresso; l'incarico fu passato allo stesso Bianciardi, che scrisse Da Quarto a Torino[2]. Tra il 1967 e il 1968 fu direttore de La Fiera Letteraria. Negli anni ’60 pubblicò l’intervista a Bassani intitolata Perché ho scritto l’Airone?.

Alla fine degli anni Sessanta si recò negli Stati Uniti per insegnare letteratura italiana allo Smith College di Northampton. Da allora ha diviso la sua vita fra il Massachusetts e Marina di Pietrasanta. Tra gli anni '60 e gli anni '80 accumulò una serie di successi letterari per i suoi romanzi, alcuni dei quali ricevettero premi e riconoscimenti di spicco.

Dagli anni '80 Cancogni si dedicò sempre più all'attività di docente, interrompendo quella di scrittore. Fu l'editore Fazi a convincerlo a tornare alla scrittura. Nel 1997 uscì Lettere a Manhattan. Fu subito un successo, seguito da Il Mister (2000), ambientato nel mondo del calcio.

Dal 1943 Manlio Cancogni è sposato con Maria Vittoria Vittori, fiorentina, con la quale attualmente vive a Fiumetto[3].

Poetica[modifica | modifica wikitesto]

Una delle problematiche più frequentate (in modo più o meno esplicito) dell’opera di Cancogni è la verità. Se da un lato Cancogni lavora su un giornalismo pungente, impegnato e controcorrente; dall’altro l’attività di scrittore diviene un’immersione nella storia dell’Italia del Novecento. È costante nei suoi romanzi un'ironia che oscilla tra il drammatico e il grottesco, accanto a toni pacati e a una generale tendenza all’understatement. La sua opera lascia così intravedere gli eventi della sua epoca sotto una luce diversa e inusuale.

La sua narrativa presta inoltre particolare attenzione alla dimensione quotidiana della vita e al senso della memoria. Risalta anche il gusto per il ritratto psicologico; il costante riproporsi di motivi autobiografici; la cura delle geometrie narrative.

Un tema ricorrente è la guerra sul fronte greco-albanese. La linea del Tomori è ambientato nell’Italia pre-bellica e nella guerra in Albania. Gli angeli neri narra la storia degli anarchici italiani. Il Mister è dedicato alla figura di Zdeněk Zeman, "un uomo di gioco e non di potere", come ha più volte detto in varie interviste[4].

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

Narrativa[modifica | modifica wikitesto]

  • Delitto sullo scoglio (1942)
  • La carriera di Pimlico (1956)
  • Cos'è l'amicizia (1958)
  • Storia dello squadrismo (1959)
  • Una parigina (Feltrinelli, 1960)
  • Parlami, dimmi qualcosa (1962; riedito da Elliot Edizioni nel 2010)
  • La linea del Tomori (Einaudi, 1966; ripubblicato nel 1993)
  • Azorin e Mirò (1968), Collezione La Scala, Rizzoli, 1968; Barion, 2013
  • Il ritorno (1971)
  • Gli squadristi (1972)
  • Allegri, gioventù (Rizzoli, 1973)
  • Perfidi inganni (1978; riedito da Elliot Edizioni nel 2011)
  • Nostra Signora della Speranza (1980)
  • La coincidenza (1984)
  • Quella strana felicità (Rizzoli, 1985)
  • Il genio e il niente (1987)
  • Se un gallo canta (1989)
  • L'ultimo ad andarsene (1990)
  • L'Avanguardia a bocca chiusa (1991)
  • La sorpresa (1991, riedito da Elliot Edizioni nel 2009)
  • Gli angeli neri[5](Ponte alle Grazie, 1994; riedito nel 2011)
  • Lettere a Manhattan (Fazi, 1997)
  • Matelda: racconto di un amore (Fazi, 1998)
  • Il Mister (2000)
  • L'impero degli odori (2001)
  • Gli scervellati. La seconda guerra mondiale nei ricordi di uno di loro (Diabasis, 2003)
  • Sposi a Manhattan (Diabasis, 2005)
  • Caro Tonino (2006)
  • Adua (Longanesi, 2006)
  • La cugina di Londra (Elliot Edizioni 2011)
  • "Così parlò Carpendras"(antologia degli scritti apparsi su La Fiera Letteraria) (Elliot Edizioni, 2013)
  • (a cura di Simone Caltabellotta), "Tutto mi è piaciuto. Conversazione sulla libertà, la letteratura e la vita" (Elliot Edizioni, 2013)
  • Nel tempo prima, 2014

Prosa radiofonica e televisiva[modifica | modifica wikitesto]

Per la RAI:

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Sull’opera di Cancogni hanno scritto: Luigi Baldacci, Geno Pampaloni, Eugenio Montale, Giuseppe De Robertis, Carlo Bo, Enzo Siciliano, Pietro Citati, Walter Mauro e Cesare Garboli.

Iole Fiorillo Magri ha pubblicato uno studio sull'opera di Cancogni oggi considerato un saggio di riferimento. Tra gli ultimi saggi sullo scrittore: "Manlio Cancogni: bibliografia delle opere e della critica (1939-2010)", a cura di Federeica Depaolis, Walter Scancarello, Pontedera (Pisa), Bibliografia e Informazione, 2011

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'articolo uscì per L'Espresso il 22 gennaio 1956; Cancogni e denunciò le facilitazioni che la Società Generale Immobiliare, aveva dal Consiglio Comunale della capitale tese ad ottenere varianti ai piani particolareggiati.
  2. ^ Manlio Cancogni, La mia amicizia con Bianciardi in AAVV, Luciano Bianciardi. Tra neocapitalismo e contestazione, Roma, Editori Riuniti, 1992.
  3. ^ Cancogni e il rifugio nell'amata Fiumetto - Repubblica.it » Ricerca
  4. ^ Filippo Maria Battaglia, "Zeman uomo di gioco, non di Potere. Temo per lui", Skysport
  5. ^ Firmato con lo pseudonimo di Giuseppe Tognoli.
  6. ^ Fu messo in onda martedì 6 gennaio 1976 sul Programma nazionale ore 21,15.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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