Giuseppe Verdi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Giuseppe Verdi (disambigua).
Giuseppe Verdi ritratto nel 1886 da Giovanni Boldini

Giuseppe Fortunino Francesco Verdi (Le Roncole, 10 ottobre 1813Milano, 27 gennaio 1901) è stato un compositore italiano, considerato uno dei massimi operisti della storia, autore di melodrammi che fanno parte del repertorio dei teatri di tutto il mondo.

Firma di Verdi

Verdi nacque vicino a Busseto in una famiglia provinciale con scarsi mezzi economici, tuttavia riuscì ad intraprendere una educazione musicale grazie all'aiuto di un mecenate locale. Verdi dominò la scena lirica italiana dopo grandi autori come Bellini, Donizetti e Rossini, le cui opere lo influenzarono significativamente. A differenza del suo contemporaneo, Richard Wagner, Verdi si occupò di sviluppare le forme di opera romantica ereditate dal passato, piuttosto che rivoluzionarle.

Nelle sue prime opere, Verdi, dimostrò simpatia per il movimento risorgimentale che perseguiva l'Unità d'Italia. Per un breve periodo partecipò anche alla vita politica assumendo una carica elettiva presso il proprio comune di residenza. Il coro "Va, pensiero" tratto dal suo terzo lavoro Nabucco (1842), e altri cori simili comparsi in opere successive, presentava molti caratteri propri dello spirito del movimento di unificazione e il compositore stesso divenne uno stimato rappresentante di questi ideali. Da persona molto riservata come era, Verdi tuttavia, non cercò di ingraziarsi i movimenti popolari e, una volta raggiunto il successo, ridusse notevolmente il suo lavoro dedicandosi per un certo periodo all'attività di proprietario terriero nella sua regione natale. Sorpese il mondo musicale con il suo ritorno sulle scene, grazie al successo con dell'opera Aida (1871) e ai suoi tre capolavori finali: la Messa da Requiem (1874), l'Otello (1887) e Falstaff (1893).

L'influenza musicale di Verdi nei suoi successori è stata limitata. Le sue opere rimangono ancora oggi estremamente popolari, in particolare le tre più famose del suo "periodo di mezzo": Rigoletto, Il trovatore e La traviata. Il bicentenario della sua nascita, accaduto nel 2013, è stato ampiamente celebrato con numerosi eventi in gran parte del mondo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Adolescenza e formazione[modifica | modifica wikitesto]

La casa natale a Roncole Verdi

Giuseppe Verdi nacque a Le Roncole (divenuta in seguito Roncole Verdi), frazione di Busseto, il 10 ottobre 1813 da Carlo Verdi (1784-1867), oste e rivenditore di generi alimentari, e Luigia Uttini, filatrice. Carlo proveniva da una famiglia di agricoltori piacentini (stesse origini della moglie) trasferitisi in località Roncole di Busseto e, dopo aver messo da parte un po' di denaro, aveva ereditata dai genitori ed in particolare dal padre, Giuseppe Antonio (1744-1798), la gestione di una modesta ma ben avviata osteria in Roncole, la cui conduzione alternava al lavoro dei campi. Il registro dei battesimi, all'11 ottobre di quell'anno, indica Giuseppe come "nato ieri". Il giorno successivo Giuseppe venne battezzato nella chiesa locale di San Michele e gli vennero apposti i nomi di Giuseppe Francesco Fortunino. Il terzo giorno della sua nascita il padre di Verdi raggiunse Busseto per notificare la nascita alle autorità locali e venne indicato nel registro comunale coi nomi di Joseph Fortunin François. L'atto di nascita fu redatto in francese, appartenendo in quegli anni Busseto e il suo territorio all'Impero francese creato da Napoleone.[1]

Verdi ebbe una sorella più giovane, Giuseppa, morta a 17 anni nel 1833.[2] A partire dall'età di quattro anni, a Giuseppe furono impartite lezioni private di latino e italiano dal maestro del paese, Baistrocchi, che lo indirizzò verso lo studio della musica. A sei anni frequentò la scuola locale. Dopo aver imparato a suonare l'organo, mostrò crescente interesse per la musica tanto che i suoi genitori gli regalarono una spinetta.[3] Dopo la morte di Baistrocchi, Verdi, all'età di otto anni, diventò un organista a pagamento.[4]

Antonio Barezzi, mecenate di Giuseppe Verdi.

Pur essendo un giovane di umile classe sociale, riuscì tuttavia a seguire la propria vocazione di compositore grazie alla buona volontà e al desiderio di apprendere dimostrato. L'organista della chiesa delle Roncole, Pietro Baistrocchi, lo prese a benvolere e gratuitamentee alla pratica dell'organo e del pianoforte. Più tardi, Antonio Barezzi, un negoziante amante della musica e direttore della locale società filarmonica, convinto che la fiducia nel giovane non fosse mal riposta, divenne suo mecenate e protettore aiutandolo a proseguire gli studi intrapresi.[5]

Lo storico della musica Roger Parker sottolinea che entrambi i genitori di Verdi "appartenevano a famiglie di piccoli proprietari terrieri e commercianti, non certo i contadini analfabeti da cui Verdi poi amava presentarsi ... Carlo Verdi promosse energicamente l'educazione di suo figlio ... un aspetto che giuseppe tendeva a nascondere nella vita adulta... emerge [pertanto] un'immagine emerge di entusiasta precocità giovanile nutrita da un padre ambizioso e di una educazione formale, sofisticata ed elaborata."[6]

Nel 1823, quando Verdi aveva 10 anni, i genitori gli fecero il ginnasio, una scuola superiore per ragazzi, gestita da don Pietro Seletti. Verdi tornava regolarmente a Busseto a suonare l'organo di domenica, coprendo la distanza di diversi chilometri a piedi.[7] All'età di 11 anni, il futuro compositore ricevette istruzione in italiano, latino, scienze umane e retorica. L'anno seguente iniziò a frequentare le lezioni di Ferdinando Provesi, maestro di cappella a San Bartolomeo r maestro dei locali filarmonici, che gli insegnò i principi della composizione musicale e della pratica strumentale. . Verdi in seguito dichiarò: "Dai 13 ai 18 anni ho scritto un vasto assortimento di pezzi: marce per banda, alcune sinfonie che sono state utilizzati in chiesa, nei teatro e ai concerti, cinque o sei concerti e alcune variazioni per pianoforte, che io stesso ho suonato in molti concerti, serenate, cantate (arie, duetti, moltissimi terzetti) e vari pezzi di musica sacra, di cui ricordo solo lo Stabat Mater".[8] Queste notizie provengono dall'abbozzo di autobiografia che Verdi dettòall'editore Giulio Ricordi, nel 1879, e che rimane la fonte principale per la sua vita e per la sua carriera.[9] Tuttavia questo scritto non è sempre affidabile quando tratta le questioni più controverse come quelle relative alla sua infanzia.[10][11]

Nel giugno 1827, Verdi si diplomò presso il Ginnasio così da potersi dedicare esclusivamente alla musica, sotto la guida di Provesi. All'età di 13 anni, casualmente gli fu chiesto di sostituire un musicista in quello che divenne il suo primo evento pubblico nella sua città natale, riscuotendo un grande successo.[12]

Tra il 1829 e il 1830, Verdi si era affermato come membro della Filarmonica: "nessuno di noi avrebbe potuto rivaleggiare", riferì il segretario dell'organizzazione, Giuseppe Demaldè. Una cantata in otto movimenti, I deliri di Saul, sulla base di un dramma di Vittorio Alfieri, venne scritta da Verdi all'età di 15 anni ed eseguita a Bergamo.[13] Alla fine del 1829, Verdi completò i suoi studi con Provesi, il quale dichiarò che non aveva più nulla da insegnargli.[14] A quel tempo, Verdi dava lezioni di canto e di pianoforte alla figlia di Barezzi, Margherita, con cui dal 1831 fu coinvolto in una relazione.[6]

Verdi ambiva a Milano, la capitale culturale del nord Italia, dove chiese invano di frequentare il Conservatorio (che oggi porta il suo nome).[6] Grazie a Barezzi Verdi fu accolto come allievo privato da Vincenzo Lavigna, maestro concertatore alla alla Scala, e che descrisse le composizioni di Verdi come "molto promettenti".[15] Lavigna incoraggiò Verdi a sottoscrivere un abbonamento alla Scala, dove ebbe l'occasione di ascoltare Maria Malibran in opere di Gioachino Rossini e Vincenzo Bellini.[16] Verdi iniziò, grazie a Lavigna, a frequentare il mondo della musica milanese, tra cui un coro amatoriale, la Società Filarmonica, diretta da Pietro Massini[17] e di cui ben presto Verdi assunse il ruolo di direttore delle prove (per La Cenerentola di Rossini) e continuista. Fu Massini che lo incoraggiò a scrivere la sua prima opera, originariamente intitolato Rocester, su libretto del giornalista Antonio Piazza.[6]

1834–42: Le prime opere[modifica | modifica wikitesto]

Margherita Barezzi, la prima moglie di Verdi

A metà del 1834, Verdi cercò di acquisire la posizione che fu di Provesi a Busseto ma senza avere successo. Tuttavia, con l'aiuto di Barezzi, ottenne il posto secolare del maestro di musica. Insegnò, impartì lezioni e diresse la Filarmonica per diversi mesi prima di tornare, nei primi mesi del 1835, a Milano.[18] Nel luglio successivo, ottenne la sua certificazione da Lavigna.[19] Alla fine del 1835, Verdi divenne direttore della scuola di Busseto con un contratto di tre anni. Nel maggio del 1836 sposò Margherita, ventiduenne figlia del suo benefattore, con la quale due anni più tardi andò a vivere a Milano in una modesta abitazione a Porta Ticinese. Margherita, il 26 marzo 1837, dette alla luce la loro prima figlia, Virginia Maria Luigia, a cui seguì Icilio Romano l'11 luglio 1838. Nel 1837, il giovane compositore chiese l'assistenza di Massini per mettere in scena una sua opera a Milano.[20] L'impresario della Scala, Bartolomeo Merelli, accettò di inserire, nel novembre 1839, in cartellone un suo lavovo. Raggiunse, così, un rispettabile numero di 13 repliche

Gli anni successivi furono i più duri della sua vita, infatti morirono sia la moglie (18 giugno 1840) che i suoi figli: Virginia il 12 agosto 1838 e Ilicio il 22 ottobre 1839.[21]. Nel 1839 riuscì, finalmente, dopo quattro anni di lavoro, a far rappresentare la sua prima opera alla Scala: l'Oberto, Conte di San Bonifacio, su libretto originale di Antonio Piazza, largamente rivisto e riadattato da Temistocle Solera.[22] L'Oberto era un lavoro di stampo donizettiano, ma alcune sue peculiarità drammatiche piacquero al pubblico tanto che l'opera ebbe un discreto successo e fu rappresentata in quattordici repliche, a seguito delle quali Merelli offrì a Verdi un contratto per altri tre lavori.[23]

Mentre Verdi stava lavorando alla sua seconda opera, Un giorno di regno, Margherita morì di encefalite all'età di 26 anni. Un giorno, una commedia, fu messa in scena solo pochi mesi più tardi ed ebbe un esito disastroso, tanto che fu rappresentata una sola volta.[24]. L'insuccesso dell'opera fu dovuto, con ogni probabilità, alle condizioni in cui fu composta. Un tremendo dolore attanagliava Verdi a causa della tragedia familiare che aveva vissuto. Verdi era solo, privo ormai della sua famiglia. Ciò aveva gettato il musicista nel più profondo sconforto, e per ironia della sorte l'opera che gli era stata richiesta doveva essere comica. A seguito del fallimento, si sostiene che Verdi giurò di smettere di comporre.[25]

Temistocle Solera, librettista del Nabucco

Fu ancora Merelli a convincerlo a non abbandonare la lirica, consegnandogli personalmente un libretto di soggetto biblico, il Nabucco, scritto da Temistocle Solera e inizialmente rifiutato dal compositore Otto Nicolai;[26]. Verdi, però, ancora scosso dalla tragedia familiare, ripose il libretto senza neanche leggerlo; sennonché, una sera, per spostarlo, gli cadde per terra e si aprì, caso volle, proprio sulle pagine del Va, pensiero. Quando Verdi lesse il testo del famoso brano rimase scosso... Dopodiché andò a dormire, ma non riuscì a prendere sonno: si alzò, e rilesse il testo più volte, e alla fine lo musicò, e una volta musicato il Va, pensiero decise di leggere e musicare tutto il libretto. In seguito Verdi ricordò: "Questo versetto oggi, domani quello, qui una nota, c'è una frase intera, ea poco a poco l'opera è stata scritta".[27]

Libretto del Nabucco, del 1842.

L'opera andò in scena il 9 marzo 1842 al Teatro alla Scala e il successo fu questa volta trionfale. Fu replicata ben sessantaquattro volte solo nel suo primo anno di esecuzione.[28] Nei tre anni successivi fu rappresentata anche a Vienna, Lisbona, Barcellona, Berlino, Parigi e Amburgo; nel 1848 è stata la volta di New York, nel 1850 a Buenos Aires.[29]

Con Nabucco iniziò la parabola ascendente di Verdi. Sotto il profilo musicale l'opera presenta ancora un impianto belcantistico, in linea con i gusti del pubblico italiano del tempo, ma teatralmente è un'opera riuscita, nonostante la debolezza e alcune ingenuità del libretto. Lo sviluppo dell'azione è rapido, incisivo, e tale caratteristica avrebbe contraddistinto anche la successiva, e più matura, produzione del compositore. Alcuni personaggi, come Nabucodonosor e Abigaille, sono fortemente caratterizzati sotto il profilo drammaturgico, così come il popolo ebraico, rappresentato nella condizione della cattività babilonese che si esprime in forma corale, unitaria, e che forse rappresenta il protagonista vero di questa prima, significativa, creazione verdiana. Uno dei cori dell'opera, il celebre Va, pensiero, con l'immedesimazione del popolo italiano nella figura del popolo ebraico prigioniero, finì col divenire una sorta di canto doloroso o inno contro l'occupante austriaco, diffondendosi rapidamente in Lombardia e nel resto d'Italia.

1842-1849: gli "anni di galera"[modifica | modifica wikitesto]

Bozzetto della Scena II Atto I, per la messa in scena del 1865 al Théâtre Lyrique

Nabucco segnò l'inizio di una folgorante carriera. Per quasi dieci anni Verdi scrisse mediamente un'opera all'anno, da I Lombardi alla prima crociata a La battaglia di Legnano, passando per I due Foscari, Giovanna d'Arco, Alzira, Attila, Il corsaro, I masnadieri, Ernani e Macbeth. Questi anni non furono privi di frustrazioni e sconfitte per il giovane compositore che si sentì spesso demoralizzato e tali opere giovanili, ad eccezione delle ultime due, pur presentando talvolta al loro interno pagine di acceso lirismo e una lucida visione dei meccanismi e delle dinamiche teatrali, non danno testimonianza di un'evoluzione del maestro verso forme musicali e drammaturgiche più personali e si adagiano su schemi già sperimentati in passato e legati alla tradizione melodica italiana precedente. Furono creazioni generalmente di successo rappresentate in molti teatri italiani ed europei, ma composte spesso su commissione, con ritmi di lavoro talvolta massacranti e non sempre sorrette da una genuina ispirazione. Nell'aprile 1845, a propsito de I due Foscari, scrisse: "Sono felice, non importa che riscontro arriverà, io sono completamente indifferente a tutto ciò. Non vedo l'ora che questi prossimi tre anni passino. Devo scrivere altre sei opere, poi addio a tutto".[30] Per tale ragione, Verdi definì questo periodo della propria vita "gli anni di galera".[31]

Grazie al successo iniziale del Nabucco, Verdi si stabilì a Milano, acquisendo numerosce conoscenze influenti. Frequentò il "Salotto Maffei", il salotto letterario della contessa Clara Maffei, diventando il suo amico di una vita e corrispondente.[32] Una ripresa di Nabucco, seguita nel 1842 alla Scal, arrivò a replicare ben cinquantasette rapprestazioni,[33] e ciò spinse Merelli a commisionargli una nuova opera per la stagione 1843. I Lombardi alla prima crociata, basata su un libretto di Solera, debuttò nel febbraio 1843. Inevitabilmente nacquero diversi confronti con Nabucco; ma uno scrittore contemporaneo osservò: "Se [Nabucco] ha creato la reputazione di questo giovane, I Lombardi l'hanno confermata".[34]

Verdi prestò molta attenzione all'aspetto finanziario dei suoi contratti, assicurandosi di essere adeguatamente remunerato al crescere della sua popolarità. Per I Lombardi ed Ernani (1844) fu stato pagato 12.000 lire (ivi compresa la supervisione delle produzioni); Attila e Macbeth (1847), gli fruttarono 18.000 lire all'uno. I suoi contratti con gli editori Ricordi, stipulati nel 1847, erano molto dettagliati circa gli importi che avrebbe ricevuto per nuove opere, prime produzioni, arrangiamenti musicali e così via.[35] Iniziò, quindi, ad usare la sua crescente prosperità per investire i proventi nell'acquisto di terreni nei pressi della sua città natale. Nel 1844 acquisì Il Pulgaro, 23 ettari di terreno agricolo con una casa colonica e annessi e ragalò nel maggio del 1844 una casa ao suoi genitori. Nello stesso anno, acquistò anche Palazzo Cavalli (ora noto come Palazzo Orlandi) su via Roma, la strada principale di Busseto.[36] Nel maggio 1848 Verdi firmò un contratto di acquisto la terra e le case a Sant'Agata di Busseto, che un tempo furono appartenute alla sua famiglia.[37] Qui costruì la sua nuova casa, completata nel 1880, ora conosciuta come Villa Verdi, dove visse dal 1851 fino alla sua morte.[38]

Nel marzo 1843, Verdi visitò Vienna (dove Gaetano Donizetti era direttore musicale) per allestire una produzione di Nabucco. Il compositore più anziano, riconoscendo il talento di Verdi, osservò in una lettera scritta nel gennaio 1844: "Sono molto, molto felice di dare modo a persone di talento come Verdi ... Niente impedirà al buon Verdi di raggiungere presto una delle posizioni più onorevoli nella coorte dei compositori."[39] Verdi viaggiò a Parma, dove il Teatro Regio di Parma stava producendo Nabucco con Giuseppina Strepponi nel cast. Queste rappresentazioni eseguite nella sua regione natale furono un vero trionfo personale tanto più che suo padre, Carlo, partecipò alla "prima". Verdi rimase a Parma per alcune settimane dopo la sua data di partenza prevista. Questo fatto alimetò le speculazioni che il ritardo fosse dovuto alla Strepponi (che, in seguito, dichiarò che la loro relazione fosse iniziata nel 1843).[40] La Strepponi fu infatti conosciuta anche per i suoi numerosi rapporti amorosi (e i molti figli illegittimi) e la sua storia passata fu un fattore imbarazzante all'inizio del loro rapporto, almeno fino a quando hanno non formalizzarono l'accordo di matrimonio.[41]

Dopo il successo degli allestimenti di Nabucco a Venezia (con venticinque repliche nella stagione 1842/43), Verdi avviò trattative con l'impresario della Fenice per mettere in scena I Lombardi e per scrivere una nuova opera: l'Ernani. Tratto dall'omonimo dramma di Victor Hugo, Ernani fu concepito da Verdi fin dall'estate del 1843. Musicato nell'inverno successivo su libretto di Francesco Maria Piave, venne presentato al pubblico veneziano in marzo. La vicenda, ricca di colpi di scena e incentrata su un triplice amore, diede la possibilità a Verdi di approfondire la caratterizzazione di alcuni personaggi dal punto di vista drammaturgico e di iniziare ad affrancarsi dall'ingombrante influsso dei grandi compositori italiani dei primi decenni dell'Ottocento: Gioachino Rossini, Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti. L'opera fu premiata da un largo successo, ed in sei mesi fu replicatain altri venti teatri italiani, nonché a Vienna.[42]

Lo scrittore Andrew Porter osservò che per successivi dieci anni, la vita di Verdi "si legge come un diario di viaggio - un calendario di visite - per portare nuove opere sul palcoscenico o per sovraintendere alle prime locali". La Scala non fu scelta per il debutto di nessuna queste nuove opere, ad eccezione di Giovanna d'Arco. Verdi "non perdonò mai perdonato i milanesi per la ricezione di Un giorno di regno".[43]

Libretto di Giovanna d'Arco.

Durante questo periodo, Verdi iniziò a lavorare in modo più coerente con i suoi librettisti. Ingaggiò nuovamente Piave per I due Foscari, eseguita a Roma nel novembre 1844, e Solera per Giovanna d'Arco, debuttata al Teatro alla Scala nel febbraio 1845, mentre nel mese di agosto dello stesso anno inizià a lavorare con Salvadore Cammarano su Alzira per il Teatro di San Carlo di Napoli. Solera e Piave lavorarono insieme su Attila per La Fenice (Marzo 1846).[44]

Ad aprile 1844, Verdi assunse Emanuele Muzio, otto anni più giovane di lui, come allievo e amanuense. Lo aveva conosceva fin da circa il 1828 come uno dei protetti di Barezzi.[45] Muzio, che di fatto fu il solo allievo di Verdi, divenne una persona indispensabile per il compositore. Egli riferì a Barezzi che Verdi "ha una larghezza di spirito, di generosità, una saggezza".[46] Nel novembre 1846, Muzio scrisse a proposito del Maesto: "Se tu potessi vedere noi, mi sembra più come un amico, piuttosto che essere il suo allievo. Siamo sempre insieme a cena, nei caffè, quando giochiamo a carte ... tutto sommato non va da nessuna parte senza di me al suo fianco, in casa abbiamo un grande tavolo e scriviamo insieme, quindi ho sempre il suo consiglio".[47] Muzio rimase sempre associato a Verdi: assistete alla preparazione delle partiture e delle trascrizioni e condusse molte delle sue opere nelle loro "prime" negli Stati Uniti e altrove fuori d'Italia. Fu stato scelto da Verdi come uno degli esecutori testamentari, ma scomparse prima del suo Maestro, nel 1890.[48]

Dopo un periodo di malattia, Verdi iniziò a lavorare su Macbeth nel settembre 1846. Egli dedicò l'opera a Barezzi: "Ho sempre inteso a dedicare un'opera a te, come sei stato un padre, un benefattore e un amico per me. È stato un dovere che avrei adempiuto prima se le circostanze imperiose non mi avessero impedito. Ora, io mando a voi Macbeth, che io apprezzo sopra tutte le mie altre opere, e quindi la ritengo degna di dedicarla a voi".[49] Nel 1997 Martin Chusid scrisse che Macbeth fu l'unica delle opere di Verdi del suo "primo periodo" a rimanere regolarmente nel repertorio internazionale,[50] anche se nel XXI secolo anche Nabucco è entrato in questa lista.[51] Macbeth, presentata al Teatro La Pergola di Firenze nel 1847, è con ogni probabilità il capolavoro giovanile di Verdi. Musicata su libretto di Francesco Maria Piave, si ispira alla tragedia omonima di William Shakespeare. Negli ultimi decenni è stata sottoposta a un intenso processo di rivalorizzazione, anche se generalmente viene rappresentata nella sua veste definitiva del 1865, riveduta e ampliata dal compositore bussetano. L'opera, dalle potenti connotazioni drammatiche, si differenzia dalle precedenti per un maggiore approfondimento psicologico dei protagonisti della tragedia (Macbeth e Lady Macbeth), preannunciando, col suo debordante lirismo, la trilogia popolare di un Verdi entrato nella sua piena maturità espressiva.

La voce della Strepponi andò decadendo e i suoi impegni scemarono tra il 1845 e il 1846 e quindi tornò a vivere a Milano, pur mantenendo contatto con Verdi come sua "sostenitrice, promoter, consigliera non ufficiale e segretaria occasionale" fino a quando decise di trasferirsi a Parigi nel mese di ottobre 1846. Prima di lasciare Verdi gli diede una lettera dove prometteva il suo amore.[52]

Verdi, nel maggio 1847, completò I masnadieri per Londra, tranne che per l'orchestrazione. Lasciò ciò fino a quando l'opera fu in prova, dato che voleva sentire la "[Jenny] Lind e modificare il suo ruolo per adattarlo a lei il più precisamente."[53] Verdi accettò di condurre la prima il 22 Luglio 1847, al Teatro di Sua Maestà, nonché la seconda rappresentazione. La regina Vittoria e il principe Alberto parteciparono alla recita inaugurale e, la maggior parte, della critica fu generosa nei suoi commenti.[54]

Per i successivi due anni, ad eccezione di due visite in Italia durante periodi di agitazione politica, Verdi abitò a Parigi.[55] Ad una settimana dal suo ritono nella capitale francese, nel luglio 1847, egli ricevette il suo primo incarico per l'Opéra di Parigi. Il compoistore accettò di adattare I Lombardi ad un nuovo libretto; il risultato fu Jérusalem, che conteneva cambiamenti significativi alla musica e alla struttura del lavoro (tra cui una lunga scena di balletto) al fine di soddisfare le aspettative del pubblico parigino.[56] Verdi fu anche insignito dell'Ordine di Cavaliere della Legione d'Onore.[57] Per soddisfare i suoi contratti con l'editore Francesco Lucca, Verdi si preparò Il Corsaro. Budden commentò che in nessun altra delle sue opere Verdi dedicò così poco interesse prima che essa fosse messa in scena.[58]

Il monumento a Giuseppe Verdi a Trieste

Sentendo la notizia della "Cinque Giornate di Milano", scontri in strada avvenuti tra il 18 e 22 marzo 1848 e che portarono momentaneamente gli austriaci fuori Milano, Verdi tornò nella città meneghina, arrivando il 5 aprile.[59] Egli scoprì che Piave era ormai il "Cittadino Piave" della recente proclamata Repubblica di San Marco. Così gli scrisse una lettera patriottica che concluse con "Bandire ogni idea comunale meschina! Noi tutti dobbiamo tendere una mano fraterna, e l'Italia diventerà nuovamente la prima nazione del mondo ... Sono ubriaco di gioia! Immagina che non ci sono più gli austriaci qui!"[60]

Verdi era stato ammonito dal poeta Giuseppe Giusti, secondo il quale il compositore si era allontanato dai soggetti patriottici, che lo supplicò per "fare il possibile per nutrire il [dolore del popolo italiano], per rafforzarlo, e per indirizzarlo verso il suo obiettivo."[61] Salvatore Cammarano suggerì l'adattamento de La Bataille de Toulouse di Joseph Méry del 1828, che descrisse come una storia "che dovrebbe suscitare ogni uomo con un'anima italiana".[62] La prima fu fissata per la fine di gennaio 1849. Verdi viaggiò a Roma prima della fine del 1848 dove vide che la città era sul punto di diventare una Repubblica (seppur di breve durata) e che aveva accolto La battaglia di Legnano con entusiasmo. Nello spirito del tempo si riscontrarono le ultime parole dell'eroe tenore, "Chi muore per la patria non può essere malvagio".[63]

Verdi programmò di toranre in Italia nei primi mesi del 1848, ma gli fu impedito dal lavoro e della malattia, così come, molto probabilmente, dal suo crescente attaccamento alla Strepponi. Verdi e la Strepponi lasciarono Parigi nel mese di luglio 1849, a causa del verificarsi di un focolaio di colera, [64] e Verdi si recò direttamente a Busseto per continuare il lavoro sul completamento la sua successiva opera, Luisa Miller, per una produzione a Napoli che avrebbe avuto luogo nel corso dell'anno.[65]

Nel 1849, venne presentata al pubblico napoletano Luisa Miller, opera meno affascinante di Macbeth, ma importante per l'evoluzione dello stile musicale e della drammaturgia verdiana. L'orchestrazione si fa più raffinata che in passato, il recitativo più incisivo e il compositore scava nella psiche della protagonista come mai aveva forse fatto prima di allora. Anche nella creazione successiva, Stiffelio, rappresentata per la prima volta a Trieste nel 1850, Verdi portò avanti quel lavoro di caratterizzazione psicologica del personaggio centrale, iniziato con Macbeth e proseguito in Luisa Miller. L'opera presentava però alcune debolezze strutturali, dovute in parte ai drastici tagli operati dalla censura austriaca, che non le permisero di imporsi al grande pubblico italiano ed europeo. Ancor oggi Stiffelio è rappresentato raramente.

La "trilogia popolare"[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Trilogia popolare.
Spartito vocale del Rigoletto

Un anno più tardi, a seguito di negoziati con La Fenice, il compositore mise a punto un libretto con Piave e scrisse la musica per Rigoletto (sulla base di un lavoro di Victor Hugo) da rappresentare nel marzo dell'anno seguente. Questa è stata la prima di una serie di tre opere (seguita da Il trovatore e La traviata) che consolidarono la sua fama di maestro dell'opera.[66] Il fallimento di Stiffelio (l'opera presentava alcune debolezze strutturali, dovute in parte ai drastici tagli operati dalla censura austriaca) spinse Verdi a rielaborarlo, anche se la nuova versione, chiamata Aroldo(1857) ancora non riuscì a soddisfare il pubblico.[67] Rigoletto, con il suo tentato regicidio e le sue sordide caratteristiche, rischiava di subire la stessa sorte con la censura. Per evitare ciò, Verdi sostituì il personaggio del Duca a quello del Re e l'opera riscosse un ampissimo successo in tutta Italia e in Europa. Consapevole del fatto che l'aria del Duca "La donna è mobile" sarebbe diventata un successo popolare, Verdi escluse l'orchestra dalle prove e il tenore provò separatamente.[68] Tratto da una pièce di Victor Hugo, Le roi s'amuse, Rigoletto è un'opera profondamente innovativa, sotto il profilo drammaturgico e musicale. Per la prima volta al centro della vicenda di un'opera drammatica troviamo un buffone di corte, cioè un personaggio che, utilizzando una terminologia moderna, potremmo definire un "emarginato sociale". La dimensione emotiva dei protagonisti è colta da Verdi magistralmente attraverso una partitura messa al servizio del dramma e di straordinaria bellezza melodica. Azione e musica sembrano rincorrersi e sostenersi mutuamente in una vicenda che ha un ritmo di sviluppo rapido, senza cedimenti né parti superflue.

Rigoletto fu seguito da altri due capolavori assoluti, Il trovatore e La traviata, che formano con esso la cosiddetta "trilogia popolare", o (più impropriamente) "romantica", del compositore bussetano.

Il successo si ripeté, infatti, con Il trovatore, frutto di un accordo con la società Opera di Roma per presentare un'opera per il gennaio 1853.[69] Grazie alle ingenti somme guadagnate ora, Verdi, non necessitava più di commissioni per vivere e quindi poteva permettersi di sviluppare opere per conto proprio senza dover dipendere da richieste di terzi.[70] Il trovatore fu infatti la prima opera, a parte Oberto, che scrisse senza una specifica commissione.[71] L'opera, dall'impianto più tradizionale ma altrettanto affascinante. è un dramma di grande originalità oltretutto, perché si struttura su una vicenda povera di avvenimenti e dove i protagonisti o sono proiettati verso un futuro gravido di incognite, o immersi nei ricordi di un passato lontano che ne condiziona l'azione e che li sospinge verso un destino di morte ineluttabile. Con quest'opera Verdi scrisse alcune fra le sue pagine più alte, ricche di patetismo e suggestioni tardo-romantiche che sarebbero nuovamente emerse pochi mesi più tardi'.Più o meno nello stesso tempo iniziò a prendere in considerazione la creazione di un'opera tratta da Re Lear di Shakespeare.

Libretto di La traviata.

Nell'inverno del 1851-1852, Verdi si recò a Parigi con la Strepponi, dove concluse un accordo con l'Opéra per scrivere quella che diveterà Les vêpres siciliennes (I vespri siciliani). A febbraio 1852, la coppia partecipò ad una performance de La signora delle camelie di Alexandre Dumas; Verdi iniziò così a comporre la musica di La traviata.[72]

La traviata (Venezia, 1853) ruota attorno alla storia di una cortigiana travolta dall'amore per un giovane di buona famiglia. Più che su alcuni accadimenti esteriori, la vicenda viene vissuta all'interno della coscienza della protagonista la cui natura umana è scandagliata da Verdi in tutte le sue minime sfumature. Le scelte stilistiche del grande compositore risultano sempre adeguate alla complessa drammaturgia dell'opera e si traducono in un raffinamento orchestrale e in una complessità armonica la cui modernità non venne all'epoca pienamente recepita. Oggigiorno alcuni critici considerano La Traviata una vera e propria pietra miliare nella creazione del dramma borghese degli ultimi decenni dell'Ottocento e ne evidenziano l'influenza su Puccini e gli autori veristi suoi contemporanei[73].

Durante questo periodo, alcune questioni famigliari preoccuparono Verdi. In particolar modo da come i cittadini di Busseto stavano trattando Giuseppina Strepponi, con la quale conviveva senza averla sposata.[74] Inoltre, Verdi era preoccupato per l'amministrazione dei suoi beni e in particolar modo alla nuova acquisizione a Sant'Agata.[75] Un crescente distacco tra il compositore ei suoi genitori potrebbe essere attribuibile alla relazione con la Strepponi.[76] Nel gennaio del 1851, Verdi ruppe i rapporti con i propri genitori e nel mese di aprile gli ordinò di lasciare Sant'Agata; trovandogli tuttavia una nuova residenza e aiutandoli finanziariamente a stabilirsi nella loro nuova dimora. Non può trattarsi di una coincidenza che in tutte le sei opere scritte nel periodo 1849-1853 (La battaglia, Luisa Miller, Stiffelio, Rigoletto, Il trovatore e La traviata) hanno come personaggo fondamentale delle eroine che sono, secondo la critica di Joseph Kerman, "donne che arrivano al dolore a causa della trasgressione sessuale, reale o percepita". Kerman, come lo psicologo Gerald Mendelssohn, vede in questa scelta di soggetti l'influenza della passione inquieta di Verdi per la Strepponi.[77] Verdi e Strepponi si traferirono a Sant'Agata il 1° maggio 1851.[78]

1853-1860: Sant'Agata[modifica | modifica wikitesto]

Con la "trilogia popolare", Verdi si era imposto come il più celebre musicista del suo tempo. Eugène Scribe, all'epoca librettista dell'Opéra di Parigi, propose al compositore un testo in francese per un'opera da rappresentare nella Ville Lumière. Non senza esitazioni, Verdi accettò. Ne uscì un'opera, Les vêpres siciliennes (1855), di notevole impatto musicale ma poco convincente sotto il profilo drammaturgico. L'opera, inquadrabile nel genere del Grand opéra, con spettacolari messe in scena, coreografie e movimenti di massa, poco si addiceva al genio verdiano, approdato con la Traviata a un tipo di drammaturgia più intimista, psicologica. Maggior successo avrebbe avuto, pochi mesi più tardi, la versione italiana dell'opera, I vespri siciliani (Parma, 1855), con la quale si sono cimentati, nel secondo dopoguerra alcuni fra i maggiori direttori d'orchestra e interpreti della grande lirica internazionale (celebre la rappresentazione scaligera di De Sabata-Callas del 1951).

La villa di Verdi a Sant'Agata

In quegli anni riaffiorò prepotente in lui, ormai compositore affermato, ricco e noto al pubblico internazionale, il fascino della campagna[79]. Pertanto, nel maggio 1848 Verdi acquistò dai signori Merli la tenuta di Sant'Agata, una frazione di Villanova sull'Arda (provincia di Piacenza), dove diventò anche consigliere comunale.[80] La fattoria finì con l'assorbire gran parte del tempo del Maestro, almeno tutto quello che la musica gli lasciava libero e così, via via, col passare degli anni, l'amore per la campagna diventò, per lui, quasi una mania[81]. In una lettera indirizzata alla contessa Maffei scrisse: "Non sto facendo nulla. Non leggo. Non scrivo. Cammino nei campi dalla mattina alla sera, cercando di recuperare..., finora senza successo, dai problemi di stomaco che mi ha causato I vespri siciliani. Maledette opere."[82] Le lettere[83] indirizzate al fattore sono una riprova di quanto il "cigno di Busseto" fosse esperto in fatto di pioppicultura, di allevamento di cavalli, di irrigazione dei campi, di enologia. Quanto poi fosse competente e si tenesse al corrente delle ultime novità si può dedurre da una lettera, datata marzo 1888 ed indirizzata ai fratelli Ingegnoli che gli avevano mandato in omaggio sei cachi di cui avevano appena iniziato, in Italia, la coltivazione; Verdi se ne mostrò subito entusiasta, auspicandone la diffusione su tutto il territorio nazionale. Il 31 agosto 1857 Verdi ottenne dalla Repubblica di San Marino il titolo di patrizio sanmarinese[84].

Frontespizio della partitura vocale de Un ballo in maschera.

All'inizio del gennaio 1858, insieme alla Strepponi, Verdi si recò a Napoli per lavorare con Antonio Somma sul libretto, tratto a sua volta dal libretto di Eugène Scribe per Daniel Auber, dell'opera Gustave III, ou Le Bal masqué, che nel corso di un anno sarebbe diventato Un ballo in maschera. A questo punto, Verdi iniziò a nominare la Strepponi come "mia moglie" e lei firmava le sue lettere come "Giuseppina Verdi".[85] Verdi si infuriò contro i severi requisiti della censura napoletana affermando: "Sto affogando in un mare di guai. È quasi certo che i censori proibiranno il nostro libretto".[86] Non avendo nessuna speranza di vedere il suo Gustavo III messo in scena come scritto, egli ruppe il suo contratto. Ciò provocò alcune controversie, ma quando le questioni giuridiche furono risolte, Verdi fu libero di presentarlo al Teatro dell'Opera di Roma. Qui i censori chiesero ulteriori modifiche e, a questo punto, prese il titolo di "Un ballo in maschera".[87] Nonostante le vicissitudini, fu un'opera di successo nella quale Verdi mescolò, con sapiente dosaggio, elementi procedenti dal teatro tragico e da quello leggero. Creazione musicalmente e drammaturgicamente raffinata, dallo stile elegante e delicato, in Un ballo in maschera affiora un'umanità vagamente inquieta, non esente da ambiguità, che trova nella relazione fra i due protagonisti i suoi momenti liricamente più elevati.

La seconda metà degli anni cinquanta dell'Ottocento, furono, per il compositore, anni di travaglio: Verdi poteva finalmente comporre senza fretta, ma l'intero mondo musicale stava lentamente cambiando. Sui palcoscenici italiani, il Simon Boccanegra, presentato al pubblico veneziano nel 1857, non piacque. Il dramma, prettamente politico, non aveva quei risvolti sentimentali che tanto appassionavano il pubblico del tempo e dovette attendere quasi cinque lustri e una rielaborazione radicale (cui collaborò anche Arrigo Boito) per imporsi definitivamente nel repertorio lirico italiano ed internazionale (1881).[88]

Giuseppina Strepponi, la seconda moglie di Verdi.

Tornando a Sant'Agata, nel marzo 1859, Verdi e Strepponi trovarono la vicina città di Piacenza occupata da circa 6.000 soldati austriaci che l'avevano eletta ad avamposto per contrastare le idee di unificazione dell'Italia. Nella successiva seconda guerra di indipendenza italiana, gli austriaci abbandonarono la regione e la Lombardia, pur mantenendo il controllo della regione di Venezia, secondo i termini dell'armistizio firmato a Villafranca. Verdi rimase disgustato dalla manncanza dell'annessione del Veneto.[89]

Il 29 agosto 1859, Verdi e Strepponi si sposarono presso il villaggio di Collonges-sous-Salève, allora parte del Piemonte. La cerimonia fu celebrata in assoluta segretezza e i testimoni furono il cocchiere che li aveva guidati lì e il campanaro della chiesa.[90] Tornati a Sant'Agata, Verdi iniziò a ristrutturare la residenza, lavori che continuarono per diversi anni. Venne realizzata una stanza quadrata che divenne la sua stanza da lavoro, la sua camera da letto e il suo ufficio.[91]

1860-1887: da La forza a Otello[modifica | modifica wikitesto]

Verdi in Russia
Caricatura dell'amico Delfico (1860)

Nel dicembre 1860, Verdi ricevette un'offerta da parte del Teatro Imperiale di San Pietroburgo di un compenso di 60.000 franchi oltre a tutte le spese, per la realizzazione di un'opera. Per adempiere a questa commissione, Verdi pensò di adattare o Don Alvaro o la fuerza del sino dello scrittore spagnolo Angel Saavedra. Tale idea si concretizzò nell'opera La forza del destino, un interessante connubio di elementi comici e tragici (con decisa prevalenza di questi ultimi), con Piave che si occupoò dealla stesura del libretto. L'opera possiede un indubbio vigore musicale anche se appare in alcuni punti meno compatta, meno unitaria della precedente sotto il profilo teatrale. Verdi giunse a San Pietroburgo nel dicembre 1861 per la prima, ma alcuni problemi con la compagnia di canto provocarono un rinvio.[92]

Il 24 febbraio 1862, fece ritorno dalla Russia a Parigi dove incontrò due giovani scrittori italiani: Arrigo Boito e Franco Faccio. Verdi era stato invitato a scrivere un brano musicale per l'Grande esposizione di Londra del 1862,[93] e il compositore scelse Boito per la scrittura del testo che divenne Inno delle Nazioni. Nel mese di settembre dello stesso anno, finalmente si riuscì a mettere in scena, a San Pietroburgo, la prima de La forza del Destino. A testimonianza della fortunata esperienza in terra russa, Verdi fu insignito dell'Ordine di San Stanislao.[94]

Una ripresa di Macbeth a Parigi nel 1865 non ricevette un pieno successo, ma fece ottenere a Verdi una commissione per una nuova opera: Don Carlos, basata sul dramma, Don Carlos di Friedrich Schiller. L'opera ricevette giudizi contrastanti. Mentre il critico Théophile Gautier elogiò il lavoro, il compositore Georges Bizet rimase deluso dal cambiamento di stile di Verdi, sostenendo che : ".. Verdi non è più l'italiano. Sta seguendo Wagner".[95] Don Carlos, tuttavia, è oggi considerato uno dei grandi capolavori verdiani. In quest'opera il compositore, pur facendo proprie alcune impostazioni del Grand opéra (fra cui l'articolazione in cinque atti, l'inserimento di un balletto fra il terzo e quarto atto e la creazione di alcune scene particolarmente spettacolari), riesce a scavare in profondità nella psicologia dei protagonisti, offrendoci una poderosa raffigurazione del dramma umano e politico che sconvolse la Spagna nella seconda metà del XVI secolo e che ruota attorno alla logica spietata della ragion di stato.

Nel corso del decennio tra il 1860 e il 1870, Verdi prestò grande attenzione alla sua tenuta intorno Busseto, acquisendo ulteriore terreno e migliorando gli impianti, affrontando raccolti variabili e crisi economiche.[96] Nel 1867, sia suo padre Carlo, con il quale aveva restaurato buoni rapporti, e il suo mecenate Antonio Barezzi, morirono. Verdi e Giuseppina decisero di adottare la pronipote di Carlo, Maria Filomena Verdi, di sette anni, come figlia propria.[97]

La massima maturazione umana ed artistica del compositore di Busseto culminò con Aida, andata in scena al Il Cairo la vigilia di Natale del 1871. L'opera fu il risultato finale dei contatti tra Verdi e il kedivè d'Egitto, che nel 1869 aveva invano tentato di ottenere dal maestro un inno per l'inaugurazione del Canale di Suez.[98] Il libretto di Aida, scritto in francese da Camille du Locle, sulla base di uno scenario immaginato dall'egittologo Auguste Mariette, fu trasformato in versi italiani da Antonio Ghislanzoni.[99] A Verdi fu offerta l'enorme somma di 150.000 franchi per l'opera, tuttavia egli confessò di non aver mai ammirato la civiltà dell'Antico Egitto.[100] Aida costituisce un ulteriore, grande passo in avanti verso la modernità. Il quasi completo abbandono dei pezzi a forma chiusa, l'uso ancor più accentuato che in passato di temi e motivi musicali ricorrenti potrebbero fare accostare tale opera al dramma wagneriano. In realtà Verdi aveva seguito un percorso del tutto autonomo in Aida, opera fondamentalmente intimista e poggiata su una vocalità dalle caratteristiche prettamente italiane. Ricordiamo a questo proposito che la prima opera wagneriana ad essere rappresentata in Italia fu il Lohengrin a Bologna, e ciò avvenne dopo la prima esecuzione dell'Aida. Verdi era tuttavia già al corrente di alcune innovazioni musicali del grande compositore tedesco, verso il quale inizialmente non nutriva molta stima[101].

Verdi trascorse gran parte dei due anni seguenti a sovrintendere Alle produzioni italiane di Aida a Milano, Parma e Napoli.[102] Durante le prove per la produzione di Napoli scrisse il suo quartetto d'archi, l'unica musica da camera scritta da lui di cui si abbia prova.[103]

Foto di Giuseppe Verdi, con firma autografa, donata a Francesco Paolo Frontini

Nel 1869, a Verdi fu chiesto di comporre una sezione per una messa da requiem in memoria di Gioachino Rossini. Egli completò il lavoro che, tuttavia, abbandonò per cinque anni, fino a quando venne ripreso per il Requiem in onore di Alessandro Manzoni.[104] La prima esecuzione si tenne il 22 maggio 1874 al Duomo di Milano in occasione dell'anniversario della morte del celebre scrittore.[105] Il soprano lirico-drammatico Teresa Stolz (1834-1902), che aveva cantato nelle produzioni a La Scala, dal 1865 in poi fu la solista nelle prime e in molte delle successive esecuzioni del Requiem; nel febbraio 1872 cantò Aida in anteprima europea a Milano e instaurò un rapporto personale con Verdi (la cui esatta natura è stat oggetto di congetture, mai ben dimostrate), suscitando l'inquietudine iniziale di Giuseppina Verdi. Tuttavia, le due donne si riconciliarono e la Stolz rimase in buoni rapporti fino alla morte di Verdi.[106]

Nel 1875, Verdi condusse il suo Requiem a Parigi, Londra e Vienna e nel 1876 a Colonia.[107] Nonostante che i più ritenevano che quella fosse la sua ultima opera,[108] segretamente Verdi iniziò a lavorare su Otello, che Boito gli propose privatamente nel 1879. La composizione fu ritardata per via di una revisione del Simon Boccanegra e del Don Carlos. Conteso da numerosi teatri, infine, l'Otello debuttò trionfalmente alla Scala nel febbraio del 1887.[109]

1887-1901: Flastaff e gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Verdi con Arrigo Boito.

Dopo il successo di Otello Verdi commentò: "Dopo aver inesorabilmente massacrato tanti eroi ed eroine, ho finalmente il diritto a ridere un po'." Confidando questa ambizione a Boito, il librettista iniziò segretamente a lavorare su un libretto basato su Le allegre comari di Windsor con materiale aggiuntivo tratto dall'Enrico IV, parte I e parte II.[110] In Boito Verdi poté trovare un collaboratore prezioso, che seppe essere all'altezza delle proprie concezioni drammaturgiche, un intellettuale di notevole spessore culturale, duttile nella versificazione e a sua volta musicista, ovvero capace di pensare la poesia in funzione della musica. Verdi ricevette la bozza probabilmente ai primi di luglio 1889 ma, nonostante avesse dimostrato un certo apprezzamento, nutriva dei dubbi: la sua età, la sua salute e la sua capacità di completare il progetto. Tuttavia, seppur in segreto, si mise al lavoro per realizare Falstaff.[111][112]

La prima rappresentazione di Falstaff ebbe luogo al Teatro alla Scala il 9 febbraio 1893. Per la prima rappresentazione, i prezzi ufficiali dei biglietti furono trenta volte più alti del solito. La famiglia reale, l'aristocrazia, i critici e i protagonisti del mondo della cultura di tutta Europa erano presenti. La performance fu un enorme successo, furono richiesti numerosi bis e alla fine gli applausi per Verdi e il cast durarono un'ora. A ciò seguì un benvenuto tumultuoso quando il compositore, sua moglie e Boito arrivarono ​​al Grand Hotel de Milan.[113]

Le successive rappresentazioni di Falstaff lasciarono tuttavia, in un primo momento, perplesso il grande pubblico verdiano e, più in generale, i melomani italiani. Per la prima volta dopo lo sfortunato Un giorno di regno infatti, l'anziano Verdi si cimentava nel teatro comico, ma con la sua estrema commedia aveva accantonato in un sol colpo tutte le convenzioni formali dell'opera italiana, dando prova di una vitalità artistica, di uno spirito aperto alla modernità e di un'energia creativa sorprendenti. Falstaff fu sempre amato dai compositori ed esercitò un influsso decisivo sui giovani operisti, come Puccini.

Negli ultimi anni Verdi intraprese una serie di iniziative filantropiche: nel 1894 pubblicò una musica a beneficio delle vittime del terremoto avvenuto in Sicilia e dal 1895 in poi pianificò e sovraintese la costruzione di una casa di riposo per musicisti in pensione a Milano: la Casa di Riposo per Musicisti e la costruzione di un ospedale a Villanova sull'Arda, vicino a Busseto.[114][115] Verdi trascorse gli anni seguenti tra Sant'Agata e Milano. Aveva oramai perso gli ultimi amici di gioventù: Andrea Maffei e sua moglie Clara, Tito I Ricordi ed Emanuele Muzio. Nel 1897 la moglie Giuseppina morì, lasciandolo solo nella sua lunga vecchiaia.

L'ultima composizione importante di Verdi, il gruppo corale dei Quattro pezzi sacri, fu pubblicata nel 1898. Nel 1900 Verdi rimase profondamente sconvolto per l'assassinio del Re Umberto I di Savoia e abbozzò una poesia in suo ricordo, ma non fu in grado di completarla.[116] Durante la permanenza presso il Grand Hotel et de Milan[117], il 21 gennaio 1901, Verdi fu colpito da un ictus cerebrale. A poco a poco divenne sempre più debole fino a spegnersi il 27 gennaio, all'età di 87 anni, assistito dalla sua figlia adottiva insieme alla cantante Teresa Stolz.[118][119]

Verdi State Funeral 1901.jpg Verdi tomba.JPG
Esequie di stato del compositore La tomba di Verdi

Verdi fu inizialmente sepolto con una cerimonia privata nel Cimitero Monumentale di Milano.[120] Un mese dopo, il suo corpo fu traslato nella cripta della Casa di Riposo. In questa occasione, il "Va, pensiero", dal Nabucco, fu condotto da Arturo Toscanini con un coro di 820 cantanti. Una grande folla presenziò, si stimano 300.000 persone.[121] Tra le cerimonie svoltesi in tutta Italia per commemorare la morte di Verdi, particolarmente suggestiva fu quella che si svolse, alla presenza del Duca di Genova, nel teatro greco di Siracusa. Fu stampata anche una cartolina commemorativa in occasione del luttuoso evento, mentre sia Pascoli che D'Annunzio scrissero composizioni poetiche in sua memoria. Al Museo Verdiano Casa Barezzi di Busseto è conservata la prima stesura del manoscritto originale dell'ode “In morte di Giuseppe Verdi” (1901) di Gabriele D'Annunzio.

In ricordo del grande compositore, Boito scrisse ad un amico, con parole che richiamano la misteriosa cena finale misteriosa di Don Carlos: "[Verdi] riposa come un re di Spagna nel suo Escurial, sotto una lastra di bronzo che lo copre completamente".[122]

Il Verdi non operistico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Composizioni di Giuseppe Verdi.
Giuseppe Verdi fotografato nel 1876 da Étienne Carjat

Verdi si cimentò anche al di fuori dal campo operistico. Dopo aver ricevuto la formazione di maestro di cappella - secondo la prassi italiana dell'epoca - scrisse molta musica sacra e strumentale, destinata per lo più alla locale Società filarmonica. Ricordiamo di questo periodo (1836-1839) un Tantum ergo, che il compositore giudicò molto severamente negli anni della propria maturità.[123] Dall'Oberto (1839) abbandonò, per oltre vent'anni, i generi non operistici, con l'eccezione della musica da camera (fra cui alcune romanze da salotto).

Nel 1862 compose, per l'Esposizione Universale di Londra, l'Inno delle Nazioni su testo di Boito. Molti anni più tardi, Verdi scrisse una Messa di requiem per la morte di Alessandro Manzoni (rappresentata nella Chiesa di San Marco a Milano il 22 maggio 1874). In realtà già dopo la morte di Rossini (1868), Verdi aveva proposto a ben undici compositori italiani del tempo, come omaggio collettivo al compositore pesarese, un Requiem mai realizzato. Per sé aveva riservato l'ultimo brano, quel Libera me, Domine che avrebbe recuperato successivamente, inserendolo, con alcuni cambiamenti, nel Requiem per Manzoni.

Sempre nel campo della musica sacra, Verdi compose un Pater noster, su testo in volgare di Dante, pubblicato ed eseguito nel 1880 al Teatro alla Scala diretto da Franco Faccio e i Quattro pezzi sacri, composti nella tarda maturità e pubblicati nel 1898: Ave Maria, Stabat Mater, Laudi alla Vergine e Te Deum.

Di Verdi, nel genere cameristico, ricordiamo alcune opere giovanili come le Sei romanze (ed. 1838) e Album di sei romanze (ed. 1845) per voce e pianoforte e il Quartetto per archi in mi minore (1873).

Degno di nota è anche il Valzer in fa maggiore (1859) composto per pianoforte, che sarà poi orchestrato da Nino Rota per la colonna sonora de Il Gattopardo.

Verdi e la politica[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Verdi
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Camera del Regno d'Italia
Giuseppe Verdi
Luogo nascita Le Roncole (Parma)
Data nascita 10 ottobre 1813
Luogo morte Milano
Data morte 27 gennaio 1901
Professione compositore
Legislatura VIII
Collegio Borgo San Donnino
Pagina istituzionale
sen. Giuseppe Verdi
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Senato del Regno d'Italia
Luogo nascita Le Roncole (Parma)
Data nascita 10 ottobre 1813
Luogo morte Milano
Data morte 27 gennaio 1901
Professione compositore
Legislatura XII
Senatore a vita
Investitura nomina regia
Data 15 novembre 1874

Dopo aver raggiunto una certa fama e prosperità economica, nel 1859 Verdi iniziò ad interessarsi attivamente alla politica italiana. È, tuttavia, difficile stabilire con precisione quale sia stato il suo primo impegno per il movimento risorgimentale; nelle parole di Philip Gossett, storico della musica, "miti intensificarono e esagerarono [tale] sentimento che iniziò a circolare" nel corso del XIX secolo.[124] Un esempio è l'affermazione che, quando il coro "Va, pensiero" del Nabucco veniva eseguito Milano il pubblico, rispondesse con un fervore nazionalistico chiedendo il bis. Essondo che i bis erano espressamente vietati dal governo dell'epoca, un tale gesto avrebbe assunto un aspetto assai significativo; tuttavia, nella realtà, il pezzo bissato non era il "Va, pensiero" ma l'inno "Immenso Jehovah".[125]

La crescita della "identificazione della musica di Verdi con la politica nazionalista italiana" forse ha avuto inizio nel 1840.[126] Nel 1848, il capofila nazionalista Giuseppe Mazzini (che aveva incontrato Verdi a Londra l'anno precedente) chiese al compositore di scrivere un inno patriottico.[127] Lo storico operistico Charles Osborne descrive La battaglia di Legnano del 1849 come "un'opera con uno scopo" e sostiene che "mentre le parti delle precedenti opere di Verdi erano state spesso riprese dai combattenti del Risorgimento...questa volta il compositore aveva dato al movimento una propria opera".[128] Circoscritto inzialmente solo a Napoli fino al 1859 e poi diffusosi in tutta Italia, lo slogan "Viva Verdi" è stato utilizzato come un acronimo per Viva Vittorio Emanuele Re d'Italia (Viva Vittorio Emanuele II re d'Italia, che era allora re di Sardegna).[129] Dopo che, nel 1961, vi fu l'unificazione dell'Italia, molte delle prime opere di Verdi furono re-interpretate per dimostrare la presenza di messaggi rivoluzionari occulti che molto probabilmente originariamente non erano stati voluti né dal compositore né dai suoi librettisti.[130]

Nel 1859, Verdi fu eletto come membro del nuovo consiglio provinciale e nominato a capo di un gruppo di cinque persone che avrebbe incontrato il re Vittorio Emanuele II a Torino. Essi furono accolti con entusiasmo lungo il percorso e a Torino Verdi stesso ricevette grandi attestati di popolarità. Il 17 ottobre Verdi incontrò Cavour, l'artefice politico delle fasi iniziali dell'unificazione italiana.[131] Nello stesso anno, il governo di Emilia è stato sussunto sotto le Province Unite del Centro Italia, e la vita politica di Verdi venne temporaneamente sospesa. Pur mantenendo i sentimenti nazionalistici, nel 1860 rifiutò la carica di membro del consiglio provinciale, di cui era stato proposto in contumacia.[132] Cavour insistette per averlo come candidato alla Camera del primo parlamento del Regno d'Italia (1861-1865), ritenendo che un uomo della statura di Verdi a concorrere per una carica politica fosse essenziale per rafforzare e garantire il futuro dell'Italia. Eletto come Deputato nel Collegio di Borgo San Donnino, l'attuale Fidenza, al ballottaggio del 3 febbraio 1861.[133] Qualche anno dopo, il compositore confidò a Piave che "ho accettato a condizione che dopo un paio di mesi mi potessi dimettere".[134] Verdi fu eletto il 3 febbraio 1861 per il comune di Borgo San Donnino (Fidenza) al Parlamento delo regno di Sardegna (che dal marzo 1861 divenne il Parlamento del Regno d'Italia), ma dopo la morte di Cavour, avvenuta nel 1861, frequentò poco tale ufficio.[135] In seguito, nel 1874 Verdi è stato nominato membro del Senato italiano, ma non partecipò mai alle sue attività.[136]

Ha scritto il critico Carlo Calcaterra:

« Non vi è dubbio che l'alta e infuocata atmosfera ideale, in cui Giuseppe Verdi respirò e compose, sia quella che sogliamo dire romantica. [...] Con impulso libero e nuovo potenziava in sé i sentimenti fondamentali dell'animo umano. [....] Quella musica, fatta di passione ardente, di alta malinconia, di realtà straziante e speranze inestinguibili, andando da popolo a popolo, diceva nel mondo: io sono l'Italia. È stato spesso osservato che, come sullo sfondo del Tristano e Isotta e del Parsifal di Richard Wagner splende la filosofia dolorosa di Arthur Schopenhauer, considerata dal grande lipsiense come un dono del cielo, giacché il mondo come volontà e rappresentazione, a partire dal 1854, gli parve la sola filosofia che gli rivelasse la vita e lo conducesse all'estrema Eutanasia, così nelle opere di Giuseppe Verdi palpita, arde, muove i cuori e le menti la filosofia umana, caritativa, morale di Giuseppe Mazzini che poggia su Dio e popolo, pensiero e azione[137] »

Personalità[modifica | modifica wikitesto]

Per lungo tempo Verdi è stato considerato un tranquillo uomo di campagna toccato dal genio, un uomo rustico e schietto, integerrimo, e di rara onestà intellettuale. Tale immagine si univa a quella del patriota ardente, che a giusto titolo sedette come deputato nel primo parlamento dell'Italia unita (1861). Aspetti questi, facenti sicuramente parte della sua personalità ma che da soli non possono spiegare la grandezza dell'artista e delle sue immortali creazioni. In realtà Verdi fu un operista attento alle grandi correnti di pensiero che percorrevano l'Italia e l'Europa del tempo, pronto a mettersi in discussione e nel contempo profondamente conscio del proprio valore. Sempre aggiornatissimo, alla ricerca di nuovi soggetti cui ispirare le proprie opere, fu un grande frequentatore della capitale artistica dell'Europa del tempo, Parigi. Il suo primo viaggio nella Ville Lumière risale al 1847, l'ultimo, al 1894, in occasione dell'allestimento dell'Otello che egli stesso volle seguire personalmente. Compositore meticoloso, dotato di un'eccezionale sensibilità drammaturgica che aveva ulteriormente affinato con gli anni, Verdi fu per tutta la sua vita uno sperimentatore, proteso verso traguardi sempre più alti e dotato di un senso critico fuori dal comune, che gli permise di andare incontro ai gusti di un pubblico sempre più esigente pur senza mai rinunciare ai propri convincimenti di uomo ed artista. L'enorme epistolario che ci ha lasciato, oltre a rappresentare un affascinante affresco di quasi settant'anni di storia italiana (dalla metà degli anni trenta dell'Ottocento sino alla fine del secolo), è uno strumento per conoscere un Verdi "inedito", orgoglioso della propria estrazione contadina, ma allo stesso tempo uomo fondamentalmente colto e osservatore fine della realtà e dell'ambiente che lo circondavano, personaggio inquieto e protagonista carismatico di un'epoca memorabile. Stimato e amato da un ampio pubblico internazionale è, con Giacomo Puccini, l'operista italiano più rappresentato al mondo, occupando un posto privilegiato nell'olimpo dei più grandi creatori musicali di tutti i tempi.

Stile e critica[modifica | modifica wikitesto]

Il primo studio della musica di Verdi, pubblicato nel 1859 dal critico italiano Abramo Basevi, già divise in quattro periodi la sua produzione musicale. Il primo periodo, "grandioso", secondo Basevi finisce con La battaglia di Legnano (1849) mentre uno stile definito "personale" inizia con l'opera successiva: Luisa Miller. Queste due opere sono generalmente oggi accettate dalla critica come il punto di divisione tra il periodo primo e il periodo di mezzo Verdiano. Il periodo "di mezzo" termina con La traviata (1853) e i Les Vêpres siciliennes (1855), mentre il periodo "tardo" tendenzialmente coincide con Simon Boccanegra (1857) passando per Aida (1871). Le ultime due opere, Otello e Falstaff, insieme con il Requiem e i quattro pezzi sacri, costituiscono i lavori del periodo "finale".[138]

Primo periodo[modifica | modifica wikitesto]

Agli inizi della sua cariare, è nota che Verdi avesse scritto musica per la società filarmonica di Busseto, tra cui musica vocale, musica per banda e da camera, [139] (inclusa una ouverture alternativa per Il Barbiere di Siviglia di Rossini)[140], ma solo pochi di questi lavori sono sopravvissuti.[141]

Nelle sue prime opere, Verdi, utilizza gli elementi tadizionali dell'opera italiana del periodo, chiamati dallo scrittore Julian Budden come il "Codice Rossini". Oltre che da Verdi, questi elementi furono propri anche delle composizioni di Bellini, Donizetti e Saverio Mercadante. Tra gli elementi essenziali vi sono l'aria, il duetto, l'ensemble e la sequenza finale di un atto.[142] L'aria, centrata sulla solista, tipicamente è composta da tre sezioni: una lenta introduzione in genere cantabile o adagio, un intramezzo che può prevedere la partecipazione del coro o di altri personaggi e una cabaletta, spesso un'opportunità per dimostrare la bravura di canto per il solista. La strutturazione del duetto è simile. Il finale, che copre sequenze di azione, utilizza sia i solisti, che l'ensemble e i cori, di solito culminando con una sezione emozionante. Verdi, durante la sua carriera, sviluppò queste e altre formule della generazione precedente con crescente sofisticazione.[143][144]

Le opere del primo periodo mostrano un Verdi che gradualmente acquisisce padronanza dei vari elementi dell'opera. Oberto risulta poco strutturato e l'orchestrazione delle prime opere è in genere semplice, a volte anche basica.[145] Il musicologo Richard Taruskin suggerisce che "l'effetto più evidente delle prime opere verdiane, e uno dei più evidenti alleati dello stato d'animo del Risorgimento, è stato il grande numero di canti corali, rozzi o sublimi, secondo l'orecchio di chi ascolta - all'unisono." Il famoso coro di "Va, pensiero" di Nabucco (che Rossini indica come "una grande aria cantata da soprani, contralti, tenori e bassi") è stato replicato similmente in "O Signor, dal tetto natìo" in I lombardi e nel "Si ridesti il ​​Leon di Castiglia" di Ernani, l'inno di battaglia dei cospiratori in cerca di libertà.[146][147] In I due Foscari Verdi utilizza temi ricorrenti identificati con i personaggi principali; da qui in poi l'accento delle opere si allontana dalla caratteristiche di "oratorio" tipico dei primi lavori, verso l'azione individuale e intrighi.[148]

Da questo periodo in poi Verdi sviluppa anche il suo istinto per il "colore", un termine che ha usato per caratterizzare gli elementi individuali della partitura di un'opera individuale.[149] Macbeth, anche nella sua versione originale del 1847, mostra molti tocchi originali, come la caratterizzazione mediante chiave musicale (i Macbeth generalmente cantano in chiavi diesis, le streghe in chiavi bemolle),[150] una preponderanza del tono minore e un'orchestrazione molto particolare. Nella "scena del pugnale" e nel duetto in seguito all'assassinio di Duncan, le forme trascendono il 'Codice Rossini' e spingono il dramma in modo convincente.[151] Il colore era per Verdi il filo che legava insieme tutte le parti, un fattore unificante essenziale nelle sue opere.[152]

Periodo di mezzo[modifica | modifica wikitesto]

Illustrazione sulla partitura di Luisa Miller.

Lo scrittore David Kimbell afferma che in Luisa Miller e Stiffelio (le prime opere di questo periodo) "sembra che vi sia una crescente libertà nella struttura su larga scala ... e un'attenzione acuta al dettaglio."[153] Altri, invece, evidenziano una maggior attenzione ai sentimenti. Julian Budden racconta l'impatto del Rigoletto e il suo posto nella produzione di Verdi come segue: "Solo dopo il 1850, all'età di 38 e con Rigoletto, Verdi chiuse la porta su un periodo dell'opera italiana. Il cosiddetto Ottocento musicale è finito. Verdi continuerà ad attingere alcuni dei suoi modelli per le successive opere, ma con uno spirito del tutto nuovo".[154] Un esempio di volontà di Verdi di allontanarsi dalle forme tradizionali appare nei suoi auspici sulla struttura de Il trovatore. Al suo librettista, Cammarano, Verdi afferma chiaramente in una lettera che se non ci fossero stati moduli standard - cavatine, duetti, trii, cori, finali, ecc ... - e se si poteva evitare che l'opera iniziasse con un coro d'apertura, egli sarebbe stato molto felice. Nel caso di questa opera tali indicazioni non furono, tuttavia, intraprese.[155]

Due fattori esterni hanno avuto il loro impatto sulle composizioni di Verdi di questo periodo. Uno è che con l'incremento della reputazione e della sicurezza finanziaria, aveva più libertà di scegliere i propri soggetti e più tempo per svilupparli secondo le proprie idee. Infatti, tra il 1849 e il 1859 scrisse otto nuove opere, rispetto alle quattordici del decennio precedente.[156]

Un altro fattore è stato il cambiamento della situazione politica: il fallimento delle rivoluzioni del 1848 portarono sia alla diminuizione dell'enfasi risorgimentale e a un significativo aumento della censura teatrale.[157] Ciò si riflettè sia sulle scelte di Verdi di trame incentrate più sui rapporti personali che sui conflitti politici, sia su una drastica riduzione del numero di parti corali. Una sola opera del "periodo di mezzo, Luisa Miller, inizia con un coro; nelle altre il compositore sperimetò diverse soluzioni, ad esempio, una banda sul palcoscenico (Rigoletto), un'aria per basso (Stiffelio), una scena di festa (La traviata).[158] La crescente padronanza di Verdi nell'utilizzare la musica per evidenziare i sentimenti dei protagonisti e dei rapporti che intercorrono tra loro, è esemplificato nel terzo atto di Rigoletto dove, alla canzone irriverente del Duca "La donna è mobile" fa immediatamente seguito il quartetto "Bella figlia dell'amore" ove vi è il contrasto tra la frivolezza del Duca e della sua innamorata con l'indignazione di Rigoletto e il dolore della figlia. Taruskin afferma che questo è "il più famoso ensemble che Verdi mai compose".[159]

Periodo tardo[modifica | modifica wikitesto]

Les Vêpres siciliennes: manifesto per la prima (1855)

Chusid riporta che la Strepponi definiì le opere composte tra il 1860 e il 1870 come "moderne", mentre Verdi descrisse quelle posteriori al 1850 come "opere cavatina", ad ulteriore prova che "Verdi era sempre più insoddisfatto con le vecchie convenzioni dei suoi predecessori, che aveva adottato fin dall'inizio della sua carriera."[160] Parker nota che le opera scritte da Les Vêpres siciliennes (1855) a Aida (1871) sono, rispetto alla precedenti, significativamente più a lunghe e con cast più ampi. Esse riflettono anche uno spostamento verso il genere francese della grand-opéra, caratterizzata da una orchestrazione più colorata, dal contrappunto di scene serie e comiche e una maggiore spettacolo.[161]

Aida segna tuttavia, in molti modi, un ritorno alle opere precedenti: la trama, è centrata sull'amore ed eroismo e la musica è orientata alla sensazione e spettacolo. Quando il compositore Ferdinand Hiller chiese a Verdi se preferisse Aida o Don Carlos, Verdi rispose che Aida era "più mordente e (se mi passate la parola) più teatrale".[162] Nel corso delle prove per la produzione di Aida a Napoli, Verdi scrisse il suo unico quartetto d'archi, un lavoro brioso che mostra, nel suo ultimo movimento, che egli non aveva perso la capacità di scrivere una fuga, la forma musicale che aveva appreso in gioventù con Lavigna.[163]

Ultimi lavori[modifica | modifica wikitesto]

Al momento della messa in scena di Otello nel 1887, più di 15 anni dopo Aida, le opere di del contemporaneo Richard Wagner avevano iniziato la loro ascesa nel gusto popolare e molti aspetti wagneriani sono stati ricercati o individuati nelle ultime composizioni di Verdi.[164] Inoltre, alcuni critici musicali osservano che nella musica di Otello si riscontra anche qualche riferimenti alla corrente del verismo perseguita dai compositori più giovani italiani.[165] Tuttavia, nel lavoro verdiano, vi è ancora molto originalità: la potente tempesta che apre l'opera in medias res, il ricordo del duetto d'amore del primo atto nelle ultime parole di Otello (più un aspetto di "colore" che un leitmotiv), l'armonia fantasiosa in "Ero la notte" di Iago (Atto II).[166]

Infine, sei anni dopo, apparve Falstaff, l'unica commedia di Verdi dopo la sfortunata Un giorno di regno. Di questo lavoro, Roger Parker, scrive che: "l'ascoltatore viene bombardato da una splendida varietà di ritmi, tessiture orchestrali, motivi melodici e strutture armoniche."[167]

Eredità[modifica | modifica wikitesto]

Monumenti e rappresentazioni cinematografiche e teatrali[modifica | modifica wikitesto]

Busseto: statua di Giuseppe Verdi

Tre conservatori italiani, il Conservatorio di Milano,[168] quello di Torino[169] e quello di Como,[170] sono stati dedicati a Verdi, come lo sono molti teatri italiani.

A Busseto, la città natale di Verdi, vi è una statua di Luigi Secchi del compositore, posta vicino al Teatro Giuseppe Verdi edificato in suo onore nel 1850.[171] Si tratta, tuttavia, solo di una delle tante statue a lui dedicate che si possono trovare in Italia. Il Giuseppe Verdi Monument, un memoriale di marmo scolpito nel 1906 da Pasquale Civiletti, si trova in Verdi Square a Manhattan, New York City. Il monumento comprende una statua raffigurante lo stesso Verdi con altre statue a grandezza naturale di quattro personaggi delle sue opere (Aida, Otello, Falstaff e Leonora da Il trovatore).[172]

Verdi è stato soggetto di film e opere teatrali. Questi includono il film Giuseppe Verdi del 1938 e diretto da Carmine Gallone, con Fosco Giachetti e lo sceneggiato televisivo Verdi del 1982 per la regia di Renato Castellani, dove il compositore è stato interpretato da Ronald Pickup con il doppiaggio di Burt Lancaster per l'edizione in lingua inglese. Egli è anche un personaggio dell'opera del 2011 Risorgimento! scritta dal compositore italiano Lorenzo Ferrero in occasione del 150° anniversario dell'unificazione italiana.[173]

Verdi oggi[modifica | modifica wikitesto]

Le opere di Verdi vengono spesso messo in scena in tutto il mondo. Secondo Operabase nella stagione 2013-2014 La traviata è stata l'opera più eseguita (659 spettacoli). Nella classifica delle prime 20 opere, vi sono Rigoletto (8° posto, 445 spettacoli), Aida (12° posto, 304 spettacoli), Nabucco (16° posto, 304 prestazioni) e Il trovatore (18° posto, 232 prestazioni).[174] Tutto le sue opere sono disponibili in diverse registrazioni e su DVD.[175]

Le moderne produzioni possono differire in modo sostanziale da come furono originariamente previste dal compositore. La versione di Rigoletto del 1982 di Jonathan Miller per la English National Opera, ambientato nel mondo della Cosa nostra americana, ha ricevuto commenti positive.[176] Tuttavia, la messa in scena da parte della stessa compagnia nel 2002 per la regia di Calixto Bieito, di Un ballo in maschera, con la presenza di elementi quali "rituali sessuali satanici, strupro omosessuale e un nano demoniaco", ha ottenuto una generale stroncatura.[177]

Nel frattempo, la musica di Verdi può ancora evocare una serie di risonanze culturali e politiche. Estratti dal Requiem erano presenti alla cerimonia commemorativa di Diana, Principessa del Galles.[178] Il 12 marzo 2011 durante una performance del Nabucco al Teatro dell'Opera di Roma, per celebrare i 150 anni dell'Unità italiana, il direttore d'orchestra Riccardo Muti in una pausa dopo il "Va, pensiero" si rivolse al pubblico (che comprendeva l'allora primo ministro italiano, Silvio Berlusconi) per lamentarsi dei tagli ai finanziamenti statali della cultura; il pubblico si unì in una ripetizione del coro.[179][180] Nel 2013, il bicentenario della nascita di Verdi è stato celebrato con numerosi eventi in tutto il mondo.

Opere liriche[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Composizioni di Giuseppe Verdi.

Epistolari[modifica | modifica wikitesto]

  • Autobiografia. Dalle lettere, Collezione Le Scie, Mondadori, I° ed. 1941.
  • Autobiografia dalle lettere, a cura di Mario Oberdorfer, Collana Biblioteca Universale Rizzoli n.231-4, Rizzoli, Milano, 1951.
  • Verdi come era. Piccola antologia dalle lettere, a cura di Giampiero Tintori, Mondadori, 1966.
  • Quartetto milanese. Lettere di Giuseppe Verdi, Giuseppina Strpponi, Clara Maffei e di altri personaggi del mondo politico e artistico dell'epoca, Vallecchi, Firenze, 1972.
  • Giuseppe Verdi: Autobiografia dalle lettere, a cura di Mario Oberdorfer. Nuova edizione riveduta da Marcello Conati, Collana Biografie, BUR, Milano, 1981.
  • Libretti. Lettere, a cura di Michele Porzio, Collana Oscar Classici n.516, Mondadori, 2001; Collana Nuovi Oscar Classici, Mondadori, 2013, ISBN 978-88-04-62944-3.
  • Lettere, a cura di Eduardo Rescigno, Collana i millenni, Einaudi, Torino, 2012, ISBN 978-88-06-21353-4.
  • È così bella cosa il ridere. Lettere di un genio compreso, Collana I pacchetti, L'Orma Editore, Roma, 2013, ISBN 978-88-98038-12-1.
  • Verdi. L'uomo nelle sue lettere. A cura di Franz Werfel e Paul Stefan, Collana Le Navi, Castelvecchi, Roma, 2013, ISBN 978-88-7615-895-7.
  • id., Le lettere genovesi, con DVD, a cura di R. Iovino e R. Ponte, Collana Quaderni n.7, Istituto Nazionale di Studi Verdiani, 2014, ISBN 978-88-85065-55-0.

Verdi e il cinema[modifica | modifica wikitesto]

Film biografici, più o meno liberamente tratti dalla vita di Giuseppe Verdi:[181]

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Verdi Padre:
Carlo Verdi
Nonno paterno:
Giuseppe Antonio Verdi
Bisnonno paterno:
Marcantonio Verdi
Trisnonno paterno:
Cristoforo Verdi
Trisnonna paterna:
?
Bisnonna paterna:
?
Trisnonno paterno:
?
Trisnonna paterna:
?
Nonna paterna:
Francesca Bianchi
Bisnonno paterno:
Pietro Giovanni Bianchi
Trisnonno paterno:
?
Trisnonna paterna:
?
Bisnonna paterna:
Anna Maria Lombardi
Trisnonno paterno:
?
Trisnonna paterna:
?
Madre:
Luigia Uttini
Nonno materno:
Carlo Uttini
Bisnonno materno:
Lorenzo Uttini
Trisnonno materno:
Giacomo Antonio Uttini
Trisnonna materna:
?
Bisnonna materna:
Anna Maria Bracco
Trisnonno materno:
?
Trisnonna materna:
?
Nonna materna:
Angela Villa
Bisnonno materno:
?
Trisnonno materno:
?
Trisnonna materna:
?
Bisnonna materna:
?
Trisnonno materno:
?
Trisnonna materna:
?

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze italiane[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 1887[182]
Cavaliere dell'Ordine Civile di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Civile di Savoia
— 1869[183]
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia
— 1887[182]

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di III classe dell'Ordine di Medjidié - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di III classe dell'Ordine di Medjidié
— 1869[184]
Commendatore dell'Ordine Imperiale di Francesco Giuseppe - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine Imperiale di Francesco Giuseppe
— 1869[185]
Cavaliere di Gran Croce della Legion d'onore - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce della Legion d'onore
— 1894[183]
Cavaliere della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere della Legion d'Onore
— agosto 1852[186]
Cavaliere dell'Ordine di San Stanislao - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di San Stanislao
— San Pietroburgo, novembre 1862[183]
Cavaliere dell'Ordine Pour le Mérite (classe di pace) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Pour le Mérite (classe di pace)
— 1887
  • Cittadinanza onoraria di Parma con medaglia d'oro (5 aprile 1872), per mano del sindaco Alfonso Cavagnari

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Rosselli, 2000, p. 12.
  2. ^ Rosselli, 2000, p. 12.
  3. ^ Rosselli, 2000, p. 14.
  4. ^ Phillips-Matz, 1993, p. 17–21.
  5. ^ Parker, loc. §2.
  6. ^ a b c d Parker, 1998, p. 933.
  7. ^ Phillips-Matz, 1993, p. 20–21.
  8. ^ Parker, loc. §2.
  9. ^ Kimbell, 1981, p. 92.
  10. ^ Parker, 2007, p. 2–3.
  11. ^ Parker, loc. §3.
  12. ^ Phillips-Matz, 1993.
  13. ^ Phillips-Matz, 1993, p. 32.
  14. ^ Phillips-Matz, 1993, p. 35.
  15. ^ Phillips-Matz, 1993, p. 46.
  16. ^ Parker, 2007, p. 1.
  17. ^ Werfel, Stefan.
  18. ^ Parker, 1998, p. 933.
  19. ^ Phillips-Matz, 1993, p. 67.
  20. ^ Phillips-Matz, 1993, p. 79–80.
  21. ^ Parker, n.d..
  22. ^ Kimbell, 1981, p. 92, 96.
  23. ^ Budden, 1993, p. 71.
  24. ^ Budden, 1993, p. 71.
  25. ^ Parker, n.d..
  26. ^ Budden, 1993, p. 16.
  27. ^ Werfel, Stefan, 1973.
  28. ^ Parker, n.d..
  29. ^ Porter, 1980, p. 638–639.
  30. ^ Phillips-Matz, 1993, p. 181.
  31. ^ Phillips-Matz, 1993, p. 379.
  32. ^ Parker, n.d..
  33. ^ Phillips-Matz, 1993, p. 139.
  34. ^ Budden, 1984a, p. 116.
  35. ^ Porter, 1980, p. 649.
  36. ^ Phillips-Matz, 1993, p. 160–161.
  37. ^ Budden, 1993, p. 45.
  38. ^ "Story" on Villa Verdi website, accessed 10 June 2015.
  39. ^ Phillips-Matz, 1993, p. 148.
  40. ^ Phillips-Matz, 1993, p. 150–151.
  41. ^ Kerman, 2006, p. 23.
  42. ^ Rosselli, 2000, p. 52.
  43. ^ Porter, 1980, p. 649.
  44. ^ Parker, n.d..
  45. ^ Phillips-Matz, 1993, p. 160.
  46. ^ Phillips-Matz, 1993, p. 166.
  47. ^ Phillips-Matz, 1993, p. 192–193.
  48. ^ Marchesi, n.d..
  49. ^ Werfel, Stefan, 1973.
  50. ^ Chusid, 1997, p. 1.
  51. ^ Operabase website, accessed 28 June 2015.
  52. ^ Phillips-Matz, 1993, p. 196.
  53. ^ Baldini, 1980, p. 132.
  54. ^ Budden, 1984a, p. 318–319.
  55. ^ Phillips-Matz, 1993, p. 229–241.
  56. ^ Rosselli, 2000, p. 63.
  57. ^ Rosselli, 2000, p. 72.
  58. ^ Budden, 1984a, p. 365.
  59. ^ Phillips-Matz, 1993, p. 229.
  60. ^ Martin, 1984, p. 220.
  61. ^ Osborne, 1969, p. 189.
  62. ^ Budden, 1984a, p. 390.
  63. ^ Rosselli, 2000, p. 79–80.
  64. ^ Walker, 1962, p. 194.
  65. ^ Rosselli, 2000, p. 89.
  66. ^ Newark, 2004, p. 198.
  67. ^ Rosselli, 2000, p. 90–91.
  68. ^ Rosselli, 2000, p. 92–93.
  69. ^ Budden, 1984b, p. 63.
  70. ^ Budden, 1993, p. 70–71.
  71. ^ Chusid, 1997, p. 3.
  72. ^ Phillips-Matz, 1993, p. 303.
  73. ^ Fra questi, René Leibowitz, secondo il quale «è presente quel lirismo realistico che già fa presagire il verismo di certi successori di Verdi fin da La traviata» (René Leibowitz, Storia dell'Opera, Milano, Garzanti Ed., 1966, pag. 226 traduzione di Maria Galli De' Furlani dall'originale francese dello stesso autore Histoire de l'Opéra, Ed. Bouchet/Chastel, Parigi 1957).
  74. ^ Walker, 1962, p. 197–8.
  75. ^ Phillips-Matz, 1993, p. 287.
  76. ^ Phillips-Matz, 1993, p. 290.
  77. ^ Kerman, 2006, p. 22–23.
  78. ^ Walker, 1962, p. 199.
  79. ^ Unitamente, secondo Maria Zaniboni (cfr. Maria Zaniboni, Il genio e l'agricoltura vanno d'accordo, in Historia n.272, ottobre 1980) al desiderio di incalzante di «far soldi» per comprarsi una casa ed un podere. Egli «desiderava il denaro», scrive la Zaniboni, «per una caratteristica ragione contadinesca che tutti i contadini portano sempre dentro di sé: il sogno di avere un campo, una casa, un mulo ed, eventualmente, anche una moglie.
  80. ^ 350 «biolche» circa, con tutte le sementi, invernaglie, pali per le viti, quattro grandi botte di circa di circa 50 «brente», tine e la «gran macchina» del fiume Ongina per irrigare le ortaglie.
  81. ^ «il se lève presque avec le jour - scriveva ad un'amica Giuseppina Strepponi - pour aller examiner le blè, le mais, la vigne».
  82. ^ Walker, 1962, p. 218.
  83. ^ In vita sua, Verdi scrisse una gran quantità di lettere, gran parte delle quali conservate in copia nei cosiddetti "copialettere" che tuttora costituiscono una fonte eccezionale per la ricostruzione del suo carteggio, periodicamente pubblicato in edizioni moderne dall'Istituto Nazionale Studi Verdiani.
  84. ^ Annuario della Nobiltà Italiana, parte VI, anno 2000 e segg.
  85. ^ Walker, 1962, p. 219.
  86. ^ Werfel, Stefan, 1973.
  87. ^ Rosselli, 2000, p. 116–117.
  88. ^ Phillips-Matz, 1993, p. 355.
  89. ^ Phillips-Matz, 1993, p. 394.
  90. ^ Rosselli, 2000, p. 70.
  91. ^ Phillips-Matz, 1993, p. 412–415.
  92. ^ Rosselli, 2000, p. 124.
  93. ^ Phillips-Matz, 1993, p. 446–449.
  94. ^ Budden, 1993, p. 88.
  95. ^ Budden, 1993, p. 93.
  96. ^ Rosselli, 2000, p. 128–131.
  97. ^ Rosselli, 2000, p. 131, 133.
  98. ^ Aida, dal Sito ufficiale di Giuseppe Verdi
  99. ^ Porter, 1980, p. 655.
  100. ^ Rosselli, 2000, p. 149–150.
  101. ^ Possiamo constatarlo dai carteggi. Il 31 dicembre 1865, in una lettera diretta ad un amico da Parigi, Verdi così scriveva: «Ho sentito anche la sinfonia del Tannhäuser. È matto!!!» (Verdi, lettere 1835-1900 a cura di Giuseppe Porzio, p. 403, Milano, Mondadori, 2000) e qualche anno più tardi (19 novembre 1871) nell'esprimere un giudizio sul Lohengrin: «Impressione mediocre [...] l'azione lenta come la parola. Quindi noia... (Verdi, lettere 1835-1900 a cura di Giuseppe Porzio, p. 420, Milano, Arnoldo Mondadori Editore SpA, 2000). Con gli anni avrebbe mutato il proprio giudizio e alla morte di Wagner avrebbe pronunciato parole di sincero rammarico e profonda stima nei suoi confronti. Si dice che, benché avesse ascoltato pochissime opere di Wagner, Verdi nel suo armadio conservasse sempre le pubblicazioni di tutti gli spartiti del maestro tedesco.
  102. ^ Rosselli, 2000, p. 158–159.
  103. ^ Stowell, 2003, p. 259.
  104. ^ Rosselli, 2000, p. 138–139.
  105. ^ Rosselli, 2000, p. 138–139.
  106. ^ Christiansen, 1995, p. 202–203.
  107. ^ Porter, 1980, p. 653.
  108. ^ Rosselli, 2000, p. 163–165.
  109. ^ Rosselli, 2000, p. 164–172.
  110. ^ Klein, 1926.
  111. ^ Phillips-Matz, 1993.
  112. ^ Mendelsohn, 1978.
  113. ^ Hepokoski, 1983.
  114. ^ Budden, 1993.
  115. ^ Parker, n.d..
  116. ^ Budden, 1993, p. 143–4.
  117. ^ Il sito dell'Hotel contiene alcune immagini e una breve storia della presenza del Maestro presso quella dimora: Il sito
  118. ^ Budden, 1993.
  119. ^ Rosselli, 2000.
  120. ^ Porter, 1980, p. 659.
  121. ^ Phillips-Matz, 2004, p. 14.
  122. ^ Walker, 1962, p. 509.
  123. ^ Giuseppe Verdi, ritrovata una composizione sacra a Finale Ligure, mentelocale.it, 11 giugno 2013. URL consultato l'11 giugno 2013.
  124. ^ Gossett, 2012, p. 272, 274.
  125. ^ Gossett, 2012, p. 272, 275–6.
  126. ^ Phillips-Matz, 1993, p. 188–191.
  127. ^ Gossett, 2012, p. 279–280.
  128. ^ Osborne, 1969, p. 198.
  129. ^ Budden, 1984c, p. 80.
  130. ^ Gossett, 2012, p. 272.
  131. ^ Phillips-Matz, 1993, p. 400–402.
  132. ^ Phillips-Matz, 1993, p. 417.
  133. ^ Gossett, 2012, p. 281.
  134. ^ Phillips-Matz, 1993, p. 429–430.
  135. ^ Gossett, 2012, p. 282.
  136. ^ Porter, 1980, p. 653.
  137. ^ Poesia e canto, Zanichelli, Bologna, 1952, p. 344 e sgg.
  138. ^ Porter, 1980, p. 639.
  139. ^ Porter, 1980, p. 637.
  140. ^ Budden, 1993.
  141. ^ Gossett, 2008, p. 161.
  142. ^ Taruskin, 2010, pp. 15–16.
  143. ^ Balthazar, 2004, pp. 49–59.
  144. ^ Parker, loc. §4 (ii).
  145. ^ Parker, loc. §4 (vii).
  146. ^ Taruskin, 2010, p. 570–75.
  147. ^ Budden, 1993, p. 21.
  148. ^ Parker, loc. §4 (vii).
  149. ^ Parker, loc. §4 (iv).
  150. ^ Parker, loc. §4 (iv).
  151. ^ Budden, 1993, pp. 190–192.
  152. ^ Rosselli, 2000, p. 95.
  153. ^ Chusid, 1997, p. 1.
  154. ^ Budden, 1984a.
  155. ^ Budden, 1984b, p. 61.
  156. ^ Chusid, 1997, p. 3.
  157. ^ Chusid, 1997, p. 3.
  158. ^ Parker, loc. §4 (vi).
  159. ^ Taruskin, 2010, p. 587.
  160. ^ Chusid, 1997, p. 2.
  161. ^ Parker, loc. §6 (i).
  162. ^ Budden, 1993, p. 272.
  163. ^ Budden, 1993, pp. 310–211.
  164. ^ Taruskin, 2010, pp. 602–603.
  165. ^ Budden, 1993, pp. 281.
  166. ^ Budden, 1993, pp. 282–284.
  167. ^ Parker, 1998, 229.
  168. ^ Sito web del Conservatorio di Milano, Storia. URL consultato il 27 giugno 2015.
  169. ^ Conservatorio Statale di Musica Giuseppe Verdi, Torino. URL consultato il 27 giugno 2015.
  170. ^ Conservatorio di musica "Giuseppe Verdi" di Como. URL consultato il 27 giugno 2015.
  171. ^ Sadie, 2005, p. 385.
  172. ^ (EN) Smithsonian Institution website. URL consultato il 13 giugno 2015.
  173. ^ Teatro Comunale di Bologna, Risorgimento. URL consultato il 27 giugno 2015..
  174. ^ Operabase website, accessed 28 June 2015.
  175. ^ Opera Discography Encyclopedia website, accessed 28 June 2015.
  176. ^ Vedi ad esempio: "Jonathan Miller's Mafia 'Rigoletto'", New York Times, 23 February 1989, accessed 28 June 2015.
  177. ^ Matt Slater, "Revamped opera fails to shock", BBC News website, 22 February 2002, accessed 28 June 2015.
  178. ^ Phillips-Matz, 2004, p. 14.
  179. ^ James Bone, "Against Silvio Berlusconi's idea of culture", The Australian, 24 March 2011, accessed 28 June 2015.
  180. ^ See "Va, pensiero", YouTube, accessed 28 June 2015.
  181. ^ filmografia
  182. ^ a b Scheda senatore VERDI Giuseppe
  183. ^ a b c vedi qui
  184. ^ Giuseppe Verdi | Vita e Opere | Aida
  185. ^ vedi qui
  186. ^ vedi qui. L'Onorificenza gli venne consegnata nella sua villa di Sant'Agata per mano di Leone Escudier, l'editore francese delle sue opere, incaricato dall'allora presidente della Repubblica Francese, Luigi Napoleone Bonaparte.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Approfondimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Abramo Basevi, Studio sulle opere di Giuseppe Verdi, Firenze, Tipografia Tofani, 1859 (reprint Forni).
  • Carlo Gatti, Verdi, Milano, Alpes, 1931 (nuova edizione Milano, Mondadori, 1951).
  • Frank Walker, L'uomo Verdi, Milano, Mursia, 1964 (nuova edizione ivi, 2013)
  • Franco Abbiati, Giuseppe Verdi, Milano, Ricordi, 1959 (4 voll.).
  • Luciano Zeppegno, Il manuale di Verdi, Lato side, Roma, 1980.
  • Julian Budden, The Operas of Verdi, Londra, Cassell, 1973-1981 (trad. it. Le opere di Verdi, 3 vol. Torino, EDT, 1985-1988).
  • Giampiero Tintori, Invito all'ascolto di Giuseppe Verdi , Milano, Mursia, 1983.
  • Massimo Mila, Verdi (a cura di Pietro Gelli), Milano, Rizzoli, 2000.
  • (DE) Christian Springer, Verdi und die Interpreten seiner Zeit, Holzhausen, Vienna 2000. ISBN 3-85493-029-1
  • (DE) Christian Springer, Verdi-Studien (Verdi in Wien / Hanslick versus Verdi / Verdi und Wagner / Zur Interpretation der Werke Verdis / Re Lear - Shakespeare bei Verdi), Vienna, Edition Praesens, 2005. ISBN 3-7069-0292-3
  • Giovanni Cenzato, Itinerari Verdiani, Milano, Ceschina, 1955.
  • Carteggio Verdi-Somma, a cura di Simonetta Ricciardi, Parma, Istituto nazionale di studi verdiani, 2003
  • Claudia Polo, Immaginari verdiani. Opera, media e industria culturale nell'Italia del XX secolo, Milano, BMG/Ricordi, 2004.
  • Marcello Conati, Officina Verdi, nuove ricognizioni, Reggio nell'Emilia, Diabasis, 2010.
  • Teresa Camellini (a cura di), «Sarà un progresso» ...tornando a Verdi, Reggio nell'Emilia, Diabasis, 2010.
  • Riccardo Viagrande, Verdi e Boito. "All'arte dell'avvenire". Storia di un'amicizia e di una collaborazione artistica, Monza, Casa Musicale Eco, 2013.
  • Giuseppe Leone - Roberto Zambonini, SempreVerdi - Viaggio poetico-musicale fra "pascoli" romagnoli e giardini dannunziani , Ed. Il Melabò - Centro Studi Musica e Parola, Malgrate, Palazzo Agudio, 30 agosto 2013.
  • Luciana d'Ambrosio Marri, Donne all'opera con Verdi. e-book, 2013.
  • Luigi Inzaghi, Giuseppe Verdi e Milano, Meravigli edizioni MilanoExpo, Milano, 2013.
  • Carteggio Verdi-Morosini (1842-1901) a cura di Pietro Montorfani, apparato critico e note a cura di Giuseppe Martini e Pietro Montorfani, Parma, Istituto nazionale di studi verdiani, 2013
  • Simone Fappanni, L'arte al tempo di Giuseppe Verdi, Edizioni Fantigrafica, Cremona, 2013.
  • Giuseppe Martini, Verdi proprietario e politico (catalogo della mostra di Parma, Archivio di Stato, 8 novembre 2013-24 maggio 2014), Parma, Archivio di Stato, 2013
  • Marcello Conati, Piegare la nota. Contrappunto e dramma in Verdi, Firenze, Leo S. Olschki, 2014, ISBN 978-88-222-6309-4.
  • (EN-IT) L'organo ch'io suonai fanciullo, L'organo di Giuseppe Verdi a Roncole (articoli di Paolo Giorgi, Federico Lorenzani, Daniele Giani, Giosuè Berbenni), Collana d'arte organaria XXXIV, Associazione Serassi, Guastalla, 2015

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Verdi
Giuseppe Verdi
Opere di Giuseppe Verdi

Oberto, Conte di San Bonifacio · Un giorno di regno · Nabucco · I Lombardi alla prima crociata · Ernani · I due Foscari · Giovanna d'Arco · Alzira · Attila · Macbeth · I masnadieri · Jérusalem · Il corsaro · La battaglia di Legnano · Luisa Miller · Stiffelio · Rigoletto · Il trovatore · La traviata · I vespri siciliani · Simon Boccanegra · Aroldo · Un ballo in maschera · La forza del destino · Don Carlo · Aida · Otello · Falstaff

Controllo di autorità VIAF: (EN22329110 · LCCN: (ENn79038460 · SBN: IT\ICCU\CFIV\025722 · ISNI: (EN0000 0001 2095 7510 · GND: (DE118626523 · BNF: (FRcb139008052 (data)