Walter Scott

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Henry Raeburn, Sir Walter Scott (1822); olio su tela, 76.2×63.5 cm, National Gallery of Scotland, Edimburgo

Sir Walter Scott, I Baronetto Scott (Edimburgo, 15 agosto 1771Abbotsford House, 21 settembre 1832) è stato uno scrittore, poeta e romanziere scozzese, considerato il padre del moderno romanzo storico.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La casa a Edimburgo dove Walter Scott visse dai quattro ai ventisei anni (tra il 1775 e il 1797)

Giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Walter Scott nacque il 15 agosto 1771 a Edimburgo da una famiglia di antiche tradizioni scozzesi; il padre, Walter, esercitava la professione di avvocato, ma si dedicava spesso a studi storici e teologici; la madre Anne Rutherford, colta e raffinata, era figlia primogenita di un professore di medicina dell'Università di Edimburgo.

Nel 1772 il piccolo Walter si ammalò di poliomielite, malattia che lo rese per tutta la vita claudicante. Data la salute cagionevole, il giovane Scott trascorse i suoi primi anni di vita nella fattoria paterna di Sandyknowe, villaggio ubicato in una zona conosciuta come Border, al confine tra Inghilterra e Scozia. Si tratta di un'area piuttosto isolata, ma con un grande repertorio di leggende e racconti di avventure, che fecero una vivissima impressione sul suo animo. La fattoria inoltre sorgeva non distante dalle rovine di Smailholm Tower, antica residenza paterna. Questi anni di vita trascorsi a contatto con la tradizione locale influenzeranno enormemente la produzione successiva di Scott, sia per quanto riguarda l'ambito poetico, sia per quello prosaico. In particolare, egli fu fortemente colpito dai racconti dell'ultima insurrezione scozzese, la battaglia di Culloden del 1746 e le dure conseguenze che essa ebbe sia su coloro che vi presero fisicamente parte, sia sugli animi della popolazione locale.

Nel 1775 poté fare ritorno ad Edimburgo e di lì si trasferì a Bath, dove iniziò cure presso fonti termali. Tornato ad Edimburgo, nel 1778 il padre gli affiancò alcuni precettori perché lo preparassero agli studi imminenti: nel 1779 infatti Walter iniziò la frequentazione della prestigiosa Royal High School di Edimburgo. Con il migliorare della sua situazione fisica, aumentò anche la sua passione per lo studio: il giovane Walter, pur non rivelandosi mai uno studente promettente, divorava romanzi, resoconti di viaggio, poemi e libri storici. Il suo insegnante, James Mitchell, gli trasmise i rudimenti dell'aritmetica e della storia della Chiesa di Scozia, con particolare attenzione al fenomeno dei Covenanters. Conclusi gli studi, Scott si trasferì presso una zia a Kelso, dove frequentò la locale Scuola di Grammatica: qui conobbe James Ballantyne, che in seguito illustrerà alcuni suoi libri. Fu proprio ispirandosi al testo di Percy, infatti, che Scott

Le prime esperienze letterarie[modifica | modifica wikitesto]

William Allan, Sir Walter Scott, 1771 - 1832. Novelist and poet (1844), dipinto, National Gallery of Scotland, Edimburgo

Essendo il padre un affermato avvocato, Walter fu indirizzato agli studi legali e fu iniziato alla professione forense. Pur non rispecchiando il suo vero interesse, la legge sarà un aspetto preponderante nella sua produzione letteraria; in essa Scott vide il cambiamento sociale avvenuto nel corso dei secoli, il passaggio da una società arcaica ad una moderna. Fu nel 1783 che Scott, alla precoce età di dodici anni, iniziò a frequentare i corsi di legge presso l'università di Edimburgo; nel 1786, invece, entrò nello studio legale del padre, mentre nel 1792 conseguì la laurea e cominciò ad esercitare la professione in tribunale. Malgrado ebbe un certo successo nella carriera forense, tanto che nel 1799 ricevette carica di sceriffo di Selkirk e nel 1806 divenne di cancelliere di corte giudiziaria, Scott preferiva dedicarsi agli studi letterari, con una predilezione particolare per la tradizione storica e mitologica per la Scozia.[1] Nelle pagine della sua Autobiografia leggiamo infatti:

« Durante le nostre passeggiate, John Irving ed io ci raccontavamo leggende nelle quali predominavano le battaglie e gli eventi miracolosi. Questo passatempo ci teneva occupati durante le vacanze e credo di dovere ad esso la propensione immaginaria per la poesia e la prosa di stampo romantico e cavalleresco »
(Walter Scott, Ivanhoe, p. 563)

Scott, in particolare, concepì un ardente entusiasmo per Shakespeare, Spenser, e Ossian, che ben presto abbandonò in favore di Thomas Percy, autore di una Reliques of Ancient poetry che lasciò tracce profonde sulla sua fantasia. Furono proprio i testi di Percy a ispirargli le sue primissime esperienze letterarie, perlopiù traduzioni di ballate tedesche: nel 1795 tradusse la Lenore e la Der Wilde Jaeger [Il cacciatore selvaggio] di Bürger[2] e nel 1799 il Götz von Berlichingen di Goethe. Intanto, Scott decise di approfondire la propria conoscenza del folklore scozzese compiendo frequenti viaggi che non di rado lo portarono ad esplorare terre remote e poco visitate: si recò nelle Highlands e nel Lake District, dove conobbe Charlotte Genevieve Charpentier, una giovane fanciulla figlia di un rifugiato francese con la quale si sposò il 24 dicembre 1797.[3] Da questa relazione, piuttosto felice, la coppia ebbe cinque figli.

Nel 1802 Scott pubblicò i due volumi delle Border Ballads (accresciuti a tre nel 1803), dove incluse anche poesie di sua mano, come Glenfillas, scritta nel 1799. Queste composizioni conobbero una certa popolarità che spinse lo scrittore a scrivere nel 1805 The Lay of the Last Minstrel, un lungo romanzo in versi di argomento scozzese che conobbe uno sfolgorante successo. Questo decollo letterario fu prontamente seguito dalla pubblicazione di altri poemi caratterizzati dal medesimo stile, quali Marmion nel 1808, The Lady of the Lake nel 1810, The Vision of Don Roderick nel 1811, Rokeby e The Bridal of Triermain nel 1813, e The Lord of the Isles nel 1815.[1]

Frontespizio della prima edizione dell'Ivanhoe

Il successo[modifica | modifica wikitesto]

L'incessante operosità di Scott non si limitò al solo piano letterario e giuridico. Oltre a continuare le ricerche che portarono alla gestazione dei Border Ballads, dedicò molto tempo anche al lavoro militare, assumendo anche un comando nel reggimento di cavalleria leggera di Edimburgo; dal 1808 iniziò a collaborare con la Quarterly Review, una rivista politico-letteraria di orientamento conservatore. Nel 1805, inoltre, Scott entrò a far parte di una tipografia fondata dall'amico Ballantyne; quando quest'ultima fallì nel 1812 si accordò con la società rivale di Constable, che basò la propria fortuna proprio sui suoi scritti. In questo modo Scott poté accumulare una notevole fortuna, con la quale poté coronare le proprie ambizioni da proprietario terriero: nel 1811 acquistò per quattromila sterline il castello di Abbotsford, possedimento che sarà la sua dimora fino alla fine dei suoi giorni.[1]

Furono questi per lui anni di grande attività letteraria. Dopo aver constatato il declino sofferto dai suoi romanzi poetici, genere nel quale signoreggiava lord Byron, Scott si cimentò nella composizione di romanzi storici, per i quali ben presto rivelò una vocazione più sentita. Nel 1814 pubblicò Waverley, oggi riconosciuto come il capostipite dei romanzi storici: il testo, che miscela il tema del romanzo gotico alle vicende storiche nazionali, conobbe una grandissima popolarità di critica e di pubblico. Fu questo solo l'inizio di un'incalzante serie di successi letterari: Guy Mannering fu pubblicato nel 1815; The Antiquary, The Black Dwarf e Old Mortality nel 1816; The Heart of Midlothian e Rob Roy nel 1818; The Bride of Lammermoor e The Legend of Montrose nel 1819; Ivanhoe, The Abbot e The Monastery nel 1820; Kenilworth nel 1821; The Pirate, The Fortunes of Nigel e Peveril of the Peak nel 1822; Quentin Durward nel 1823; St. Ronan's Well e Redgauntlet nel 1824; The Betrothed e The Talisman nel 1825; Woodstock nel 1826.[1] Tra i testi appena elencati, speciale menzione merita Ivanhoe: quest'opera, che ricostruisce l'epoca delle crociate e di Riccardo Cuor di Leone, ebbe una grandissima eco negli ambienti romantici e sancì la fortuna del «romanzo storico» in tutta Europa, ispirando anche Alessandro Manzoni nella stesura de I promessi sposi.

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Abbotsford nel 1880

Poco prima della pubblicazione del Woodstock le sorti finanziarie di Scott subirono un tracollo. Lo scrittore venne infatti sorpreso dal fallimento di Hurst e Blackett, gli agenti londinesi del Constable, e si vennero a formare passività che ammontavano a 117.000 sterline. Questo dissesto fu ascrivibile anche alla cattiva amministrazione di Scott che, dando per assodato la stabilità finanziaria della società, trascurò tutte le questioni economiche che furono pertanto affrontate dal Ballantyne e da altri, che certamente non avevano l'esperienza che egli aveva maturato in virtù del suo stato di uomo di legge. Rimane tuttavia assai difficile delineare con precisione le responsabilità che Scott effettivamente ebbe in questo disastro.[1]

Scott, per nulla scoraggiato da questa calamità, si addossò tutto il debito e cercò di pagarlo autonomamente, senza aiuto alcuno: seppur funestato dal lutto della moglie, scomparsa nel 1826, egli scrisse un grandissimo numero di romanzi, preso quasi da un impeto napoleonico, tanto che una delle opere stese in questo periodo fu una Life of Napoleon. Ciò, tuttavia, non bastò: in due anni, infatti, i creditori riscossero solo 40.000 sterline.[1]

Questo sforzo fu funesto alla sua salute. Colto nel 1830 da un insulto apoplettico, ne ebbe uno ancora più grave nell'aprile seguente: sperando che un clima più caldo potesse giovargli, nel settembre dello stesso anno si recò in Italia su un incrociatore messo a disposizione dal governo britannico. Fece ritorno in patria nella primavera del 1832, per poi morire di tifo[4] il 21 settembre 1832 nella propria dimora ad Abbotsford. Il debito, che dopo il suo decesso ammontava a 54.000 sterline, fu in seguito saldato vendendo la sua casa di Abbotsford e assicurandosi il possesso dei suoi futuri diritti d'autore.[1]

Stile[modifica | modifica wikitesto]

Immagine di Walter Scott

Seppur immensamente popolari alla loro pubblicazione, i romanzi poetici di Scott finirono per esercitare un'influenza pressoché nulla nel canone letterario inglese. Pur rivelando doti narrative notevoli, per le quali fu perfino paragonato all'«ultimo menestrello» di John Dryden, Scott non fu infatti particolarmente talentuoso per quanto concerne la profondità psicologica e l'intensità poetica: queste lacune, tuttavia, furono colmate dalla sua immaginifica fantasia che non mancò di dare vita a descrizioni notevoli. Per l'analisi del suo stile poetico rimandiamo al commento di Ernest de Sélincourt:

« Il suo verso, scritto rapidamente e con poche correzioni (molta parte del Marmion fu composta a cavallo), è spesso prolisso e non cesellato; e il metro, che risentiva molto della Christabel di Coleridge (non ancora pubblicata, ma già nota allo S[cott] nel manoscritto), non ha nulla della musica sottile e variata di quello del Coleridge o del suo fraseggiare incantevole. Eppure il suo stile, per quanto privo di finezze, sempre schietto vigoroso e pieno di movimento, e i suoi romanzi dànno una sensazione di aria libera, di luce solare, di salute e di allegria »

Ben presto, tuttavia, Scott rilevò che il romanzo poetico non era in grado di esprimere appieno le sue potenzialità, e pertanto egli approdò al genere del romanzo storico, per il quale scoprì avere una vocazione decisamente più viva. Già altri scrittori, in precedenza, avevano steso romanzi che, seppur preludono al modello scottiano, non vi si avvicinano essendo privi di verosimiglianza o di una sfondo storico ben definito, come nel caso di The Castle of Otranto o The Mysteries of Udolfo. Scott, al contrario, fu in grado di produrre opere dove la vicenda narrata, seppur contiene elementi di invenzione, è ambientata in un'epoca passata ben definita e facilmente riconoscibile, della quale ricostruisce la vita e le consuetudini. Nelle sue opere infatti seppe miscelare abilmente invenzione e storia, fondando la vicenda narrata non sugli avvenimenti storici, bensì sugli interessi e sulle passioni pubbliche (e non private: grandi personalità come Giacomo I e Luigi XI, Elisabetta e Maria regina di Scozia, Claverhouse e Montrose sono solo lo sfondo dei suoi racconti).

« Lo S[cott] si muove a suo agio da una battaglia o da una camera di consiglio a una locanda, alla casetta o alla strada, così che assistiamo agli effetti dei grandi eventi storici sul destino di tutti i suoi personaggi, da quelli che più influiscono sull'intreccio ai più umili soldati o contadini, e la sua opera si avvantaggia in ampiezza e realtà del contrasto drammatico così presentato »
(Ernest de Sélincourt)

Fortuna critica[modifica | modifica wikitesto]

Statua di Walter Scott collocata sulla sommità del monumento a lui intitolato a Glasgow

Malgrado continuasse a godere di una grande popolarità sia in patria che all'estero, la produzione letteraria di Scott subì un'aperta avversione da parte degli scrittori della fine dell'Ottocento che, essendo passati dalla temperie romantica a quella realista, lo consideravano un mero scrittore per bambini. Queste ostilità crebbero ancor di più poi nel Novecento: a titolo di esempio, nei suoi Aspetti del romanzo, E. M. Forster criticò aspramente lo stile di Scott, a suo giudizio maldestro e abborracciato, ricoprendo di vituperi anche le trame dei suoi romanzi (che giudicò essere troppo povere) e la piattezza dei suoi personaggi.

Malgrado ciò, Scott continuò a essere riconosciuto come l'ideatore del moderno romanzo storico, con il quale esercitò un'influenza più che significativa sia in Gran Bretagna che in Europa: tra i più sensibili alla sua produzione letteraria vi fu l'italiano Alessandro Manzoni, che dalla lettura di Ivanhoe fu indotto a scrivere un romanzo storico sulla società milanese del Seicento, a suo giudizio caratterizzata da «passioni, anarchia, disordine, follia, ridicolaggini».[5]

Ritornando al XX secolo, il culto di Scott si ravvivò solo a partire dagli anni 1960, con la ricezione delle prime istanze postmoderniste. Fu proprio in questo periodo, infatti, che Scott fu oggetto di una grande riscoperta da parte della scena letteraria mondiale, e che fu decretato definitivamente quale uno dei massimi romanzieri scozzesi, in virtù del suo contributo alla letteratura con l'ideazione del moderno romanzo storico.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g SCOTT, sir Walter, in Enciclopedia Italiana, Roma, Treccani. URL consultato l'8 novembre 2016.
  2. ^ (EN) Fiona Robertson, The Edinburgh Companion to Sir Walter Scott, Edinburgh University Press, 2012, p. 37, ISBN 0748670203.
  3. ^ (EN) Chronology of Walter Scott's life, walterscott.lib.ed.ac.uk.
  4. ^ London Medical and Surgical Journal, gennaio 1833.
  5. ^ Alessandro Mazzini, Manzoni, "Promessi Sposi": trama e genesi del romanzo, Oil Project. URL consultato l'8 novembre 2016.
  6. ^ (EN) Charlotte Higgins, Scotland's image-maker Sir Walter Scott 'invented English legends', in The Guardian (Londra), 16 agosto 2010. URL consultato il 9 aprile 2011.

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