Samuel Palmer

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George Richmond, Portrait of Samuel Palmer, February 5, 1828 (1828); 206 x 149 mm, Yale Center for British Art

Samuel Palmer (Londra, 25 gennaio 1805Redhill, 24 maggio 1881) è stato un pittore paesaggista, incisore e scrittore inglese. Fu una figura chiave del romanticismo britannico.

Ricevuta un'educazione artistica, venne presentato nel 1824 a William Blake. L'incontro fu decisivo per Palmer nello scoprire la propria natura, fortemente incline al visionario. Ritiratosi a Shoreham, nel Kent, dal 1827 al 1832, radunò a sé un gruppetto di giovani discepoli entusiasti di Blake.

Al periodo di Shoreham appartiene appunto la produzione più significativa di Palmer: una serie d'acquerelli e dipinti ad olio in cui il tema della meditazione nella natura è vissuto con animo bucolico ed investito di una forte carica spirituale. Tra le opere più celebri, ricordiamo l'Autoritratto (1828) Un giardino a Shoreham (1829) e Il melo magico (1830).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Samuel Palmer nacque a Londra, a Old Kent Road, il 27 gennaio 1805. Manifestò le proprie vocazioni artistiche già a dodici anni, quando iniziò a eseguire dipinti a carattere religioso; all'età di quattordici anni espose le proprie opere, chiaramente ispirate alla maniera di Turner, alla Royal Academy. Il giovane Samuel ebbe una scarsa educazione tecnica e formale, e si formò sostanzialmente come autodidatta, malgrado studiò per un breve periodo alla Merchant Taylors' School.

An Ancient Barn at Shoreham (senza data); 156 x 278 mm, Yale Center for British Art

Tramite John Linnell, Palmer incontrò William Blake nel 1824.[1] Fu assai sensibile all'influenza delle opere di Blake, che traspose nelle sue opere generalmente considerate le migliori: di queste, notevoli sono i paesaggi di Shoreham, nei pressi di Sevenoaks, nel Kent. Qui Palmer aveva acquistato un cottage fatiscente, fin da subito soprannominato Rat Abbey, ove visse dal 1826 al 1835. L'area intorno a Shoreham affiora nei dipinti di Palmer con connotati paradisiaci e un tono fantastico e visionario, spesso enfatizzato dalle tonalità seppia filtrate attraverso il chiaro di luna e la luce delle stelle; lì, inoltre, Palmer entrò in contatto con un gruppo di discepoli del Blake noto come the Ancients (tra i quali figuravano anche George Richmond e Edward Calvert). Sempre a Shoreham, infine, Palmer si invaghì della quattordicenne Hannah Linnell, a tal punto da farla successivamente sua sposa.

Dopo esser ritornato a Londra nel 1835 in cerca di acquirenti per le proprie tele, Palmer eseguì opere meno mistiche e più convenzionali: ciò perché la sua situazione finanziaria stava lentamente declinando, e per vendere doveva necessariamente incontrare il giusto del pubblico. Ritrasse specialmente i paesaggi agrari del Devonshire e del Galles, in un opere pregne di una quiete bucolica e idillica nettamente in contrasto con le violente proteste rurali che stavano interessando all'epoca le campagne inglesi. Palmer si convertì all'acquarello solo una volta acquistata maggiore notorietà; la sua tavolozza, inoltre, si fece spiccatamente più brillante in seguito a un viaggio in Italia che fece insieme ad Hannah nel 1837–9.[2] Dopo il viaggio insieme alla consorte, Palmer fu costretto a lavorare per patroni mediocri per più di venti anni: solo nel 1862, trasferitosi a Londra, poté sollevarsi da questa situazione.

Targa blu affissa sulla residenza di Palmer a Kensington

Gli ultimi anni di Palmer furono funestati dalla morte dell'amato figlio Thomas More Palmer, e dalla catastrofica situazione finanziaria; morì infine il 24 maggio 1881 a Redhill, nel Surrey.[3]

Retaggio[modifica | modifica wikitesto]

Samuel Palmer venne per la maggiore dimeticato dopo la sua morte. Nel 1909, la maggior parte della sua opera su Shoreham venne distrutta dal figlio Alfred Herbert Palmer; la sua furia distruttiva non risparmiò album, schizzi, taccuini, e neanche dipinti. Fu solo nel 1926 che Palmer iniziò ad essere riscoperto grazie ad una mostra monografica al Victoria & Albert Museum curata da Martin Hardie, Drawings, Etchings and Woodcuts made by Samuel Palmer and other Disciples of William Blake. L'oblio nel quale versava l'arte di Palmer, tuttavia, venne riscattato totalmente solo negli anni cinquanta del XX secolo, grazie alla divulgazione del libro Samuel Palmer di Geoffrey Grigson e ad una mostra incentrata sulle tele di Shoreham, alle quali il suo nome è ancora indissolubilmente legato (anche le opere della tarda maturità, tuttavia, sono apprezzate dal pubblico e dalla critica).

Le opere di Shoreham esercitarono una grande influenza su diversi artisti inglesi dopo che furono riscoperte; risentirono fortemente di Palmer gli artisti F.L. Griggs, Robin Tanner, Graham Sutherland, Paul Drury, Joseph Webb, Eric Ravilious, e Clifford Harper.[4]

Oggi esiste un numero cospicuo di opere del Palmer, che è ben rappresentato nel Tate Gallery, nel British Museum e nelle gallerie di Birmingham e Manchester.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Samuel Palmer, artuk.org. URL consultato il 7 luglio 2016.
  2. ^ (EN) The Colosseum and the Arch of Constantine from the Palatine, Rome 1837–9, Tate. URL consultato il 7 luglio 2016.
  3. ^ (EN) Samuel Palmer, Britannica. URL consultato il 7 luglio 2016.
  4. ^ Artur Popham, PALMER, Samuel, in Enciclopedia Italiana, Treccani, 1935. URL consultato il 7 luglio 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Raymond Lister, Samuel Palmer, A Biography, Londra, Faber and Faber, 1974, ISBN 0-571-09732-4.
  • Rachel Campbell-Johnston, Mysterious Wisdom: The Life and Work of Samuel Palmer, Londra, Bloomsbury, 2011, ISBN 978-0-7475-9587-8.

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