Alphonse de Lamartine

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Alphonse de Lamartine

Alphonse Marie Louis de Prat de Lamartine (Mâcon, 21 ottobre 1790Parigi, 28 febbraio 1869) è stato un poeta, scrittore, storico e politico francese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Nacque nella casa paterna di Mâcon da Alix des Roys, da una madre che «non gli chiese che di essere vero e buono» e per la quale manifestò sempre grande venerazione, e da Pierre de Lamartine, cadetto di una famiglia di piccola nobiltà, proprietario di diversi immobili e di terre, come la casa nella campagna di Milly, circondata da terre coltivate a vigneto, dove, dal 1797, il futuro poeta trascorse la sua infanzia.

La madre, oltre ad essere una donna pia, era una convinta vegetariana e per togliere al figlio il desiderio della carne lo condusse a vedere l'interno di un mattatoio, come ricorda Lamartine nelle Confidenze:

«Una profonda pietà mista d'orrore mi prese e domandai d'andarmene via. L'idea di quelle scene orribili e disgustose, preliminari obbligati dei piatti di carne che vedevo serviti a tavola, mi fece prendere l'alimentazione animale in orrore... Io non vissi fino a dodici anni che di pane, di latticini, d'erbaggi e di frutta. La mia salute non ne fu meno forte, né il mio sviluppo meno rapido, e forse dovetti a questo regime la purezza dei lineamenti, la sensibilità squisita d'impressioni e la dolcezza serena di umore e di carattere che io conservai sino a quell'epoca.»

Nel 1801 Alphonse entrò nella pensione Puppier a Lione, dove avrebbe dovuto condurre gli studi ma dalla quale però fuggì l'anno successivo. Sistemato allora, nel 1803, presso il collegio degli ex-gesuiti Pères de la Foi di Belley, prese interesse alle discipline letterarie, dai poeti latini a Chateaubriand e, oltre a essere un ottimo allievo, incominciò a sentire vocazione alla poesia. Fra gli altri, aveva per compagno di studi Aymon de Virieu, con il quale si legò d'amicizia per tutta la vita.

Nel 1808 terminò gli studi: secondo la tradizione, avrebbe dovuto intraprendere la carriera militare ma la famiglia, legata ai Borbone, non volle che Alphonse in nessun modo potesse servire l'Impero: nel 1811 lo mandarono a svagarsi in Italia, dove avevano alcuni cugini che vivevano a Livorno, a Pisa e a Napoli. Nella città partenopea ebbe la sua prima esperienza sentimentale con una ragazza del luogo, Antonella Jacomino, che ricorderà anni dopo nel suo romanzo Graziella, ambientato nella vicina isola di Procida.

Tornato a Milly nel 1812, Lamartine ne divenne sindaco: fu il primo passo di una carriera politica che avrà molta più importanza nel futuro. Nel 1814, con la caduta di Napoleone, entrò a far parte delle guardie del corpo di Luigi XVIII a Beauvais ma il ritorno dell'imperatore lo costrinse a rifugiarsi in Svizzera e poi in Savoia, per evitare la coscrizione sotto il tricolore della Grande Armée. Dopo Waterloo, ritornò in Francia e a novembre rinunciò al servizio militare.

Provò l'esperienza letteraria della tragedia, scrivendo dal 1813 al 1818 una Medée e un Saûl, ma quei tentativi sono soltanto prove d'imitazione di Racine e di Voltaire; nelle sue corde non vi è il genere drammatico, ma quello sentimentale che l'epoca stessa esigeva.

Evase volentieri dalla vita familiare: in una sua permanenza a Aix-les-Bains, dove curava i suoi disturbi di fegato, conobbe Julie Charles, una creola, moglie di un noto medico: con lei trascorse una vacanza in Savoia - durante un viaggio ad Altacomba, nel lago del Bourget la loro barca andò alla deriva mentre infuriava una tempesta - e Alphonse ebbe un lungo rapporto d'amore con Julie, inizio di un'intensa relazione cui porrà termine la morte di lei, affetta da tubercolosi, il 18 dicembre 1817: la famosa poesia Le lac, inserita nella raccolta delle Méditations poétiques (1820), è il maggior risultato artistico di quella relazione.

Le Meditazioni poetiche, apparse anonime nel marzo 1820, sono costituite da 24 poesie, scritte dal 1816 al 1819: ispirate all'amore per Julie sono Invocation (1816), Le lac e L'immortalité (1817), L'isolement (1818), Le soir, Le désespoir e Souvenir (1819). Le altre sono d'ispirazione religiosa, come La Providence à l'Homme o La prière o d'altra circostanza, come Le vallon. Nelle successive edizioni Lamartine vi comprende altre poesie e in quella del 1849 vi aggiunge una prefazione in cui scrive della sua vocazione alla poesia.

Esse ebbero subito un grande successo di critica e di vendita, raggiungendo le 45.000 copie in quattro anni: in pieno Romanticismo, fu capace di dare agli appassionati quello che essi si attendevano, una poesia nuova che sembrava «uscire veramente dal cuore», diversamente dal lirismo di facciata di un Jean-Baptiste Rousseau o un Pierre-Antoine Lebrun.

La maturità[modifica | modifica wikitesto]

Mary Ann Birch Lamartine

Dopo aver avuto una breve relazione con una nobile di origine italiana, Léna de Larche, nel marzo 1820 fu nominato ambasciatore a Napoli ma a maggio già rinunciava all'incarico e il 5 giugno sposò a Chambéry l'inglese protestante Mary Ann Elisa Birch: abitarono nel castello che il padre le aveva concesso in dote a Saint-Point, nei pressi di Mâcon. Nel febbraio 1821, a Roma, nacque il primo figlio Alphonse, che vivrà solo fino al novembre 1823; nel maggio 1822 nacque a Maçon una figlia, alla quale impose il nome di Julia, in ricordo del suo grande amore ma, più ancora di Julie Charles, destinata a morire precocemente nel 1832.

Si dedicò intensamente alla poesia: il 20 settembre 1823 pubblicò La Mort de Socrate, nella quale esalta nel filosofo greco un precursore del cristianesimo e solo cinque giorni dopo, il 25 settembre 1823, apparvero le Nouvelles Méditations poétiques, raccolta di venticinque poesie di diverso genere e ispirazione, che non ottennero però il successo della raccolta precedente. Si segnalano Bonaparte, Les Préludes, Le Crucifix, dedicato alla memoria di Julie Charles, e Chant d'amour, dedicato alla moglie.

Le dernier chant du pèlerinage d'Harold apparve in maggio. Ispirato all'opera e alla memoria di George Gordon Byron, morto il 19 agosto 1824, Lamartine, che era scosso da forti dubbi religiosi, anche a causa di diversi lutti familiari - oltre al figlio, erano appena decedute due sue sorelle - si rivolge idealmente al poeta inglese ma nella realtà a sé stesso, cercando una soluzione al suo stesso scetticismo religioso.

I versi dedicati all'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver tentato senza successo di entrare a far parte dell'Académie française, dal luglio 1825 fu segretario d'ambasciata a Firenze, ove dedicò alcuni versi anche all'Italia. In essi Lamartine, paragonando il presente dell'Italia alle glorie del suo passato, rilevava la miseria della situazione italiana. Egli utilizzò uno schema retorico usato spesso anche dagli stessi intellettuali italiani, ma fra molti patrioti italiani si levò una grande indignazione.

(FR)

«Monument écroulé, que l'écho seul habite!
Poussière du passé, qu'un vent stérile agite
Terre, où les fils n'ont plus le sang de leurs aïeux!
Où, sur un sol vieilli les hommes naissent vieux;
Où le fer avili ne frappe que dans l'ombre;
Où sur les fronts voilés plane un nuage sombre;
Où l'amour n'est qu'un piège, et la pudeur qu'un fard;
Où la ruse a faussé le rayon du regard;
Où les mots énervés ne sont qu'un bruit sonore,
Un nuage éclaté qui retentit encore!
Adieu! Pleure ta chute en vantant tes héros!
Sur des bords où la gloire a ranimé leurs os,
Je vais chercher ailleurs (pardonne, ombre romaine!)
Des hommes, et non pas de la poussière humaine!»

(IT)

«Monumento crollato, abitato solo dall'eco!
Polvere del passato, sollevata da un vento sterile
Terra, dove i figli non hanno più il sangue degli avi!
Dove, su un suolo invecchiato gli uomini nascono vecchi;
Dove il ferro svilito colpisce soltanto nell'ombra;
Dove sulle fronti velate aleggia una nuvola oscura;
Dove l'amore non è che un inganno, e il pudore un belletto;
Dove l'astuzia ha alterato la dirittura dello sguardo;
Dove le parole irose non sono che un rumore sonoro,
Una nuvola esplosa che riecheggia ancora!
Addio! Piangi la tua caduta vantando i tuoi eroi!
Su rive ove la gloria ha rianimato le loro ossa,
Altrove vado a cercare (perdona, ombra romana!)
Uomini, e non polvere umana!»

(Alphonse de Lamartine, Le dernier chant du pèlerinage d'Harold, Canto XIII, seconda parte)

Così Gabriele Pepe giunse a sfidare a duello il poeta francese che naturalmente, secondo il codice d'onore dell'epoca, non poté sottrarsi al confronto, che si svolse il 19 febbraio 1826 a Firenze, a Porta San Frediano, e fu brevissimo: Pepe ferì Lamartine lievemente a un braccio e il duello finì.

Le altre opere[modifica | modifica wikitesto]

La casa di Plovdiv (Bulgaria ottomana) dove Lamartine alloggiò durante il suo viaggio in Oriente.

Fredda opera di circostanza è invece Le chant du sacre, ove celebra l'incoronazione di Carlo X, che tuttavia gli valse la Legion d'onore.

Nell'agosto 1828 rientrò definitivamente in Francia, deciso a intraprendere la carriera politica. Un suo secondo tentativo di accedere all'Accademia ebbe successo: nominato il 5 novembre 1829, poco prima della morte della madre, avvenuta il 16 novembre, vi entrò ufficialmente il 1º aprile 1830.

Il 15 giugno 1830 furono pubblicate le Harmonies poétiques et religieuses, una raccolta di quarantotto poesie, composte per lo più a Firenze, nelle quali Lamartine spazia dalla consolazione religiosa, come in Hymne du matin o Bénédiction de Dieu dans la solitude, ai dubbi della fede de Aux chrétiens dans les temps d'épreuves, all'impressione di un Dio che si manifesta in ogni angolo dell'universo in L'infini dans les cieux, Jéhova ou l'idée de Dieu, Le Chêne, L'Humanité, L'idée de Dieu. Ma ritorna anche ai ricordi degli anni trascorsi ne Le Premier Regret, dedicato alla Graziella napoletana della sua adolescenza, mentre nei Novissima verba o Mon âme est triste jusqu'à la mort emergono presentimenti di morte. Nell'edizione del 1849 torna, nella sua prefazione, il ricordo dei tanti lutti familiari subiti.

La chiesa del Santo Sepolcro

Cercò un rafforzamento della fede vacillante con un viaggio in Palestina; il 14 luglio 1832 partì con la famiglia e alcuni amici per mare; sbarcato a Beirut il 6 settembre, raggiunse Gerusalemme il 20 ottobre per raccogliersi in preghiera davanti al Santo Sepolcro. Appena ritornato a Beirut, l'unica, piccola figlia Julia morì il 7 dicembre. Come scrive nelle poesie del Gethsémani, ou la mort de Julia, pubblicate nel 1835 nel suo Voyage en Orient, le chiese, le cerimonie, i sacramenti e le preghiere non servono: Dio è un mistero inaccessibile e Cristo è solo un uomo.

Lamartine aveva da tempo progettato un lungo poema che trattasse del destino dell'umanità dall'inizio dei tempi fino all'età presente: la vicenda di un angelo caduto per amore di una donna che, in attesa di riguadagnare il cielo, manteneva la sua immortalità in successive reincarnazioni. Del grande progetto, solo due parti furono condotte a termine, finendo con l'essere due opere a sé: la prima, La chute d'un Ange (La caduta di un angelo) e l'ultima, Jocelyn, la sua redenzione. Il Jocelyn, pubblicato per primo nel 1836, ha per spunto la vera vicenda dell'abate Dumont, parroco di Bussières, vicino a Milly, il quale visse durante la Rivoluzione una storia d'amore alla quale infine rinunciò, tornando nella Chiesa: tema, dunque, della caduta riscattata dal sacrificio. Il cristianesimo tutto umano di Lamartine ebbe un grande successo di critica ma gli costò la messa all'Indice dell'opera.

Ne La chute d'un Ange, pubblicato nel 1838, si narra di quando, nei tempi biblici, gli angeli vivevano con gli uomini: uno di essi, l'angelo Cédar, s'innamora di Daïdha. Seguono vicende divise in quindici "visioni", dalla prigionia e liberazione di Daïdha agli insegnamenti di un profeta, alla lotta contro i giganti fino alla morte dei due amanti nel deserto. Il poema, disorganico, non ebbe successo, come non l'ebbero nemmeno i successivi (1839) Recueillements poétiques.

L'attività politica[modifica | modifica wikitesto]

«Lamartine, uomo d'impulsi e di nobili istinti, ma fiacco di fede, senza energia di disegno determinato, e senza conoscenza vera degli uomini e delle cose»

(Giuseppe Mazzini[1])

Di famiglia legittimista, Lamartine si era lentamente avvicinato alle concezioni politiche liberali fino all'aperta polemica contro il governo reazionario del Polignac, salutando con soddisfazione la caduta di Carlo X con la Rivoluzione di Luglio del 1830 e la salita al trono del moderato liberale duca d'Orléans. Nel 1831 pubblicò Sur la politique rationnelle, indicando nei principi repubblicani di libertà, uguaglianza, fraternità uniti alla moralità di origine cristiana i fondamenti di ogni legittima azione politica, che rifiutavano sia l'uso dell'arbitrio autoritario dei governi che della violenza popolare.

Eletto deputato nel 1833, sostenne alla Camera il ruolo di un oratore poeta che dalla propria generosità ed elevatezza di pensiero e sentimenti è posto al di sopra delle parti: si batté per l'abrogazione della pena di morte e per l'assistenza ai poveri, così come, in un discorso tenuto il 2 maggio 1834, per la conquista coloniale dell'Algeria, intrapresa, incontrando una dura resistenza, fin dal 1830. Con l'avvento al governo del conservatore Guizot, Lamartine assunse un atteggiamento di aperta opposizione il cui manifesto egli rappresentò con la pubblicazione, nel giugno 1846, dell'Histoire des Girondins.

Alphonse de Lamartine ritratto da Théodore Chassériau

Nell'opera, Lamartine analizza le vicende della Rivoluzione francese dal 1791 alla caduta di Robespierre nel luglio 1794. Per lui, la Rivoluzione francese rappresenta il movimento politico che realizza il principio cristiano di democrazia, fondato sulla legge, sulla ragione e sulla sovranità popolare. Egli ignora ogni tesi di lotta di classe fra aristocrazia e borghesia, già sostenuta da Thiers, Mignet, Thierry e lo stesso Guizot, rifacendosi piuttosto alle tesi di Philippe Buchez e Prosper-Charles Roux nella loro Histoire parlementaire della Révolution francaise, di Edgar Quinet e di Jules Michelet. Naturalmente, sostiene Lamartine, l'applicazione, da parte di esseri umani, di tali principi, non fu senza errori ed eccessi. Così condanna l'esecuzione di Luigi XVI, che pure giudica colpevole di tradimento, e il Terrore, non tanto per una condanna pregiudiziale di ogni violenza politica, ma perché ritiene che in quelle circostanze non fosse necessario e arriva a disegnare un ritratto di Robespierre, pur fra luci e ombre, sostanzialmente positivo, riconoscendogli un'alta ispirazione ideale nel suo tentativo di caratterizzare la Repubblica sui fondamenti di una democrazia avanzata. Non era un'interpretazione originale, perché già fatta propria dai teorici democratici e socialisti, ma ebbe grande diffusione, tanto per lo stile letterario e immaginoso che per aver trovato un'opinione pubblica scontenta del conservatorismo e della corruzione del governo Guizot.

Il discorso di Lamartine del 25 febbraio 1848

I repubblicani più radicali chiedevano una riforma della Costituzione in senso democratico: questo movimento, noto come campagna dei banchetti portò alla caduta del governo Guizot e della stessa monarchia nel febbraio 1848. Lamartine fu fra i più attivi: membro del governo provvisorio, fu il ministro degli esteri della Seconda Repubblica. Ottenne l'abolizione della schiavitù nelle colonie ed è rimasto celebre il suo discorso del 25 febbraio in cui chiedeva di scegliere come bandiera nazionale il tricolore, rifiutando la bandiera rossa. La rivoluzione di febbraio fu una rivoluzione tanto pacifica da essere considerata letteraria, ma quel romanticismo fu smentito nei mesi successivi: il rifiuto dei conservatori, eletti in maggioranza nel nuovo parlamento, di affrontare i problemi sociali del Paese, portò all'insurrezione gli operai parigini il 24 giugno 1848. Lamartine si dimise dal governo e la rivoluzione di giugno fu soffocata nel sangue dal generale Cavaignac; le elezioni presidenziali del 10 dicembre successivo videro il trionfo di Luigi Bonaparte.

Durante il periodo rivoluzionario del 1848 Lamartine aveva cercato di presentarsi come l'uomo al di sopra delle parti, confidando sul suo prestigio di poeta e sulla sua eloquenza, finendo per essere malvisto tanto da destra che da sinistra[2]: è rimasta famosa la frase che gli indirizzò un operaio parigino: «Va là, non sei che una lira», a indicare la suggestione melodiosa - ma di dubbia autorevolezza politica - della sua oratoria. Quando lo scontro sociale si radicalizzò, egli non fu in grado d'impedire la repressione sanguinosa, che pure non voleva, perché non poteva appoggiare le istanze popolari.

Nel giugno 1849 Lamartine fu eletto all'Assemblea Nazionale, ma il colpo di Stato bonapartista del 2 dicembre 1851 gli chiuse ogni prospettiva politica: con la dittatura, Lamartine non ebbe più un ruolo politico da svolgere e, gravemente indebitato com'era, lasciò l'attività politica per quella letteraria.

La vecchiaia[modifica | modifica wikitesto]

Alphonse de Lamartine, 1865 ca.

Costretto a pubblicare quanto era possibile per la necessità di guadagnarsi di che vivere, Lamartine riprese anche vecchi scritti, come il dramma Toussaint Louverture, cinque atti in versi, scritto già nel 1839, che fu rappresentato nel 1850: è la vicenda della rivolta del 1800 degli schiavi indigeni di Saint-Domingue contro i francesi colonizzatori e schiavisti.

Le Stances au Comte d'Orsay (1850) sono la presa d'atto del fallimento della sua azione politica, attribuito a coloro che non hanno voluto o saputo comprenderlo. Anche la Critique de l'Histoire des Girondins, compresa nel suo Cours familier de littérature del 1856, è l'aperta sconfessione del generoso liberalismo della maturità del poeta, che ormai appare chiuso in un amaro e scettico conservatorismo.

Le Désert ou l'immatérialité de Dieu, già iniziato negli anni trenta durante il viaggio in Oriente, fu pubblicato insieme al suo Cours familier de littérature: Lamartine vi riflette la sua fede in un Dio creatore e inaccessibile; l'immagine di un deserto, che si stenda immenso innanzi agli occhi, è quella che meglio può esprimere, secondo Lamartine, l'idea di Dio, misterioso essere senza tempo. La vigne et la maison, pubblicato nel 1857, è la rievocazione dei felici anni passati a Milly, rievocazione dolorosa, perché il poeta, oberato di debiti, sapeva di doversi privare di quella casa e di quelle terre, che infatti vendette nel 1860.

Lamartine ritratto nel 1856

Nel 1844 aveva nuovamente visitato Napoli e il suo golfo: nel ricordo del suo amore giovanile per la giovane figlia di pescatori di Procida, aveva iniziato a scrivere il romanzo idillico Graziella, che concluse nel 1852 e unì poi nel piano generale delle sue Confidences: ne fa parte anche Raphaël, ove ricorda l'amore per Julie.

I quattro volumi dell'Histoire des Constituants (1855), trattando il periodo della storia francese dal 1789 con l'apertura degli Stati Generali, fino all'aprile 1791, completano l'analisi della Rivoluzione descritta dall'Histoire des Girondins; anche qui non vi è alcun'analisi della crisi economica che attanagliava la Francia pre-rivoluzionaria: il rivolgimento politico viene fatto discendere dall'influsso delle idee illuministiche e le vicende politiche che ne seguono sono l'espressione della volontà dei capi delle fazioni, attraverso i quali si ottennero risultati essenziali per il fondamento di un nuovo Stato liberale, come l'affermazione della sovranità popolare, della libertà di parola e di stampa, l'eliminazione dei privilegi ecclesiastici e aristocratici, il nuovo sistema giudiziario e amministrativo: un errore fu invece aver mantenuto l'istituzione monarchica e non aver separato la Chiesa dallo Stato.

Le altre opere storiche, l'Histoire de la Restauration del 1854, l'Histoire de la Turquie e l'Histoire de la Russie del 1855, hanno poco interesse. Il Cours familier de littérature è una miscellanea di scritti: oltre a quelli già ricordati, vi fanno parte pensieri sparsi, poesie, ricordi, giudizi e saggi di critica letteraria sui maggiori scrittori della storia letteraria francese.

Gli ultimi anni furono tristi: nel 1863 morì la moglie Mary Ann e nel 1867 fu colpito da un ictus che lo privò dell'uso della parola. Il governo lo soccorse con una dotazione di mezzo milione di franchi e la municipalità di Parigi gli mise a disposizione un villino di Passy, dove morì nel 1869. La famiglia rifiutò i funerali di Stato.

Lamartine è sepolto, insieme con la sua famiglia, in un caveau da lui stesso fatto costruire, addossato al muro di cinta del castello di Saint-Point, Saone et Loire, Francia.

L'opera di Lamartine[modifica | modifica wikitesto]

La sua religiosità consistette in un sentimento del divino immerso non «in quella regione dove le specialità dividono i cuori e le intelligenze» ma «in quella in cui tutto ciò che si innalza a Dio s'incontra e si accorda», e l'espressione, se non il pensiero, si fa necessariamente panteista. La sua filosofia fu un etereo spiritualismo, che non si concretizzò in nessuna dottrina, fu un'armonia tra l'anima del poeta e l'anima del mondo, originando un ottimismo aperto, speranze infinite.

La sua prima raccolta poetica, Méditations poétiques, è il capolavoro lirico di Lamartine per la freschezza e la novità dell'ispirazione, mentre nelle Nouvelles Méditations si avverte già il virtuosismo subentrare alla sincerità. Quanto alle Harmonies, la forma è meno pura, permane il virtuosismo e la vena poetica si fa più abbondante e magnificente. In Jocelyn e nella Chute d'un ange la poesia va cercata in singoli brani, come avviene nei Recueillements poétiques, poiché l'abbondanza e la facilità dell'immaginazione degenera spesso nell'inutile e nel prosastico.

La sua poesia non è descrittiva e non ammette i contorni. Nei paesaggi vaporosi dove le linee si cancellano, i rumori svaniscono e gli oggetti perdono materia, si dispiegano sogni nobili e puri, di una malinconia liquida, molle e ondeggiante. Fu detto che Lamartine era la poesia stessa: ciò significa che essa era per lui l'espressione più spontanea e sincera del sentimento, secondo l'estetica romantica. Non a caso Lamartine disse di sé stesso: «Io cantavo come l'uomo respira».

Lamartine è considerato il primo poeta romantico (anche se Charles-Julien Lioult de Chênedollé stava lavorando su innovazioni simili nello stesso periodo) e la sua influenza fu riconosciuta importante da Paul Verlaine e dai simbolisti.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore dell'Ordine di San Giuseppe (Granducato di Toscana) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine di San Giuseppe (Granducato di Toscana)
Commendatore del Sacro Imperiale Angelico Ordine Costantiniano di San Giorgio (Ducato di Parma) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore del Sacro Imperiale Angelico Ordine Costantiniano di San Giorgio (Ducato di Parma)
Cavaliere dell'Ordine della Legion d'onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Legion d'onore (Francia)

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Saül (1818)
  • Méditations poétiques (1820)
  • La Mort de Socrate (1823)
  • Nouvelles Méditations poétiques (1823)
  • Le dernier chant du pèlerinage d'Harold (1825)
  • Le Retour (1826)
  • Harmonies poétiques et religieuses (1830)
  • Sur la politique rationnelle (1831)
  • Voyage en Orient (1835)
  • Jocelyn (1836)
  • La chute d'un ange (1838)
  • Recueillements poétiques (1839)
  • Histoire des Girondins (1846)
  • Raphaël (1849)
  • Confidences (1849)
  • L'Histoire de la révolution de 1848 (1849)
  • Toussaint Louverture (1850)
  • Histoire de la Restauration (1851)
  • Le tailleur de pierre de Saint-Point (1851)
  • Geneviève, histoire d'une servante (1851), da cui è stato tratto il film Chi è senza peccato... (1952)
  • Graziella (1852), da cui è stato tratto lo sceneggiato televisivo Graziella (1961)
  • Les visions (1853)
  • Histoire des Constituants (1853)
  • Histoire de la Turquie (1853-1854)
  • La vie de Mahommet (1854)
  • Histoire de la Russie (1855)
  • Cours familier de littérature (1856)
  • La Vigne et la Maison (1857)

Epistolario[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giuseppe Mazzini, Cenni e Documenti intorno all'insurrezione lombarda e alla guerra regia del 1848 in: "Scritti editi ed inediti di Giuseppe Mazzini - Edizione Nazionale", Vol. VI, 1877, p. 435.
  2. ^ Cristina Cassina, Ipotesi su Lamartine: contributo alla storia del populismo in: "Historia Magistra", Milano, Franco Angeli, marzo 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • H. Guillemin, Lamartine, l'homme et l'œuvre, Paris 1940
  • H. Guillemin, Connaissance de Lamartine, Fribourg 1942
  • H. Guillemin, Lamartine et la question sociale, Genève 1946
  • H. Guillemin, Lamartine en 1848, Paris 1948
  • H. Guillemin, Lamartine. Documents iconographiques, Genève 1958
  • C. Ciccia, Una creatura italiana del romanticismo francese / La Graziella di Lamartine, in Impressioni e commenti, Virgilio, Milano, 1974
  • R. Alix, L'Univers aquatique de Lamartine, Charnay-lès-Mâcon 1991
  • G. Unger, Lamartine. Poète et homme d'État, Paris 1999
  • R. Alix, Lamartine, un sportsman français, Charnay-lès-Mâcon 2004
  • P. Michel, Lamartine, reconnaissance et mémoire, Lyon 2006
  • A. de Lamartine, Meditazioni e altre poesie, a c. di Marc Le Cannu, trad. di Maurizio Cucchi, Mondadori, Milano 1990

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Seggio 7 dell'Académie française Successore
Pierre Daru 1829-1870 Émile Ollivier
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