Stato liberale

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Con l'espressione Stato liberale s'intende una forma di Stato che si pone come obiettivo la tutela delle libertà o diritti inviolabili dei cittadini, attraverso una Carta Costituzionale che riconosce e garantisce i diritti fondamentali e sottopone la sovranità dello Stato ad una ripartizione dei poteri. Essa si è instaurata in Inghilterra con la Gloriosa Rivoluzione, in USA e Francia in seguito alle rispettive rivoluzioni settecentesche, e nel resto d'Europa con le rivoluzioni liberali che hanno luogo nella prima metà del XIX secolo (1820-21; 1830-31; 1848).

Può essere definito anche come Stato minimo a seconda degli aspetti della sua organizzazione che si desidera mettere in luce. Dal punto di vista della forma di governo, storicamente è finito per coincidere con la monarchia costituzionale o con la repubblica.

Caratteri dello Stato liberale[modifica | modifica sorgente]

Il carattere principale è il non interventismo da parte dello Stato in ambito sociale ed economico, in modo tale che domanda e offerta, non siano influenzate dallo Stato.

Lo Stato liberale si differenzia nella legittimazione del potere tanto dalla democrazia che dall'assolutismo monarchico: la sovranità non proviene dall'investitura divina come era sostenuto dai fautori della monarchia assoluta, né dal popolo (come nella democrazia), ma dalla nazione.

La separazione dei poteri è piuttosto netta e, come detto sopra, è uno dei caratteri fondamentali dello Stato. Analizziamo ciò che avviene nella monarchia costituzionale, che è la forma di governo più tipica di questa forma di Stato.

  • Il monarca detiene di solito il potere esecutivo e nomina i ministri: questi, che sono responsabili solo nei suoi confronti (e non nei confronti della Nazione), possono talvolta formare un Gabinetto o Consiglio dei ministri; talvolta è presente anche un Primo Ministro.
  • Il potere legislativo spetta al Parlamento. Quest'organo è per lo più bicamerale, ma solo una delle due Camere è elettiva e il suffragio è ristretto: possono votare solo coloro che hanno un certo livello di reddito (suffragio censitario) e che sanno leggere e scrivere. L'altra camera è di nomina regia.

Storicamente, la costituzione si configura come un documento ottriato (cioè concesso, dal francese octroyée) dal Re, il quale poneva fine ai moti liberali e, cosa ancora più importante, delimitava il proprio potere (questa era la funzione peculiare della Costituzione, ovviamente nei modi e limiti a lui più congeniali, quindi senza mai sfociare in una reale democrazia). La carta costituzionale dello Stato liberale presenta allora due caratteri distintivi:

  • è breve: nel senso che si limita a prescrivere l'assetto istituzionale degli organi statali, mentre la parte relativa ai diritti fondamentali dei cittadini è limitata ad una mera proclamazione di principio, senza disposizioni relative alla concreta attuazione degli stessi;
  • è flessibile: cioè non sono previsti procedimenti aggravati per la revisione della Costituzione, che può essere modificata con il procedimento legislativo ordinario. In concreto, modificare la Costituzione diventava semplice come emanare delle leggi ordinarie.

Un esempio di questo genere di costituzione è lo Statuto Albertino italiano.

Le funzioni dello Stato liberale sono limitate a compiti di difesa e ordine pubblico: l'intervento in economia è volto e limitato a garantire che i soggetti economici si muovano ed operino secondo la legge di mercato, secondo la dottrina economica del laissez faire (liberismo).

Un'importante precisazione va fatta per quanto riguarda l'impianto etico dello Stato Liberale: esso infatti per definizione è antitetico ad una vocazione paternalistica che regoli la vita dei cittadini in base ad un'etica, sia pure dominante nel paese. Lo Stato Liberale è quindi intrinsecamente laico, in virtù della separazione delle sfere di influenza tra potere pubblico e forme di religione organizzata (es.: "Libera Chiesa in Libero Stato" fu un celebre motto attribuito a Cavour, non a caso annoverato tra i principali ispiratori del liberalismo).

Nello Stato Liberale gli individui sono liberi di portare avanti una condotta di vita ispirata ai principi dell'autonomia, etica e spirituale. Ogni tentativo di imporre allo Stato un impianto legislativo riconducibile a principi filosofici o religiosi, diversi da quelli dell'autonomia del singolo rispettoso dell'autonomia altrui, è da considerarsi illiberale. In questo senso lo Stato Liberale è uno stato non-etico.

Passaggio dallo Stato liberale allo Stato democratico[modifica | modifica sorgente]

Lo Stato liberale si trasforma in molti paesi in Stato democratico attraverso un processo graduale, attraverso interventi legislativi e revisioni costituzionali con l'allargamento del suffragio e il passaggio del potere esecutivo nelle mani di un Primo Ministro legato con un rapporto di fiducia al Parlamento (non a caso, la democrazia vede la preminenza del Parlamento, rappresentate dei vari orientamenti ideologici del popolo, e dunque si incarna nella forma di governo parlamentare).

In alcuni casi, la naturale evoluzione è realizzata anche tramite convenzioni e consuetudini costituzionali (Inghilterra); in altri paesi (Francia) la resistenza delle classi dominanti, sostenitrici dell'ideologia liberale e restie rispetto ad un'apertura in senso democratico, porta a scontri violenti (moti del 1848) e alla repressione (come nel caso della Comune di Parigi). Gli Stati Uniti d'America costituiscono un caso a parte, in cui gli ostacoli alla nascita della democrazia sono di ordine ben diverso da quelli dei paesi europei: più che una lotta tra classi sociali, gli USA dovranno riuscire ad includere nel sistema politico gruppi discriminati come gli afroamericani e gli indiani d'America.
Altri paesi, infine, passeranno dal liberalismo alla democrazia solo dopo aver attraversato una fase autoritaria: è il caso di Germania, Italia e Spagna.

Nello Stato democratico la divisione dei poteri è attenuata per quanto riguarda il potere esecutivo e il potere legislativo: questo perché sia il Primo Ministro che il Parlamento traggono la loro legittimazione dall'investitura popolare.

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