Deismo

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The Ancient of Days (1794), dipinto di William Blake, British Museum, Londra

Il deismo (dal latino: deus) è una filosofia razionalista e anticlericale[1][2] sviluppatasi nei secoli XVII e XVIII in Gran Bretagna,[1] diffusa successivamente in Francia, Germania e Stati Uniti d'America. Nato in un'epoca fortemente segnata dalle guerre di religione, il deismo intendeva porre fine ai contrasti fra le religioni rivelate[1][2] in nome di quell'univocità della ragione sentita, in particolare nell'ottica dell'Illuminismo, come l'unico elemento in grado di unire in fratellanza tutti gli esseri umani.[1][2] In quest'ambito Kant diede una definizione dei due termini di deismo e teismo:

« Colui che ammette solo una teologia trascendentale vien detto deista, e teista invece colui che ammette anche una teologia naturale. Il primo concede che noi possiamo conoscere, con la nostra pura ragione, l’esistenza di un essere originario, ma ritiene che il concetto che ne abbiamo sia puramente trascendentale: che sia cioè soltanto di un essere, la cui realtà è totale, ma non ulteriormente determinabile. Il secondo sostiene che la ragione è in grado di determinare ulteriormente tale suo oggetto in base all’analogia con la natura: e cioè di determinarlo come un essere, che in forza di intelletto e di libertà contiene in sé il principio originario di tutte le altre cose.[3] »

Il deismo assume quindi a priori l'esistenza di un Essere Supremo, creatore e regolatore delle leggi dell'universo,[2] indispensabile a spiegarne l'ordine, l'armonia e la regolarità. Nega però sia la necessità di una rivelazione, dalla quale comunque prescinde ritenendo che sia solo per gli incolti, sia la storicità di qualsiasi pretesa rivelazione.[1][2] Nega anche qualsiasi forma di provvidenza.

La negazione della rivelazione ha come conseguenza il rifiuto di qualsiasi dogma, testo sacro o autorità religiosa.[1][2] L'uso corretto della ragione consente all'uomo di elaborare una religione naturale e razionale completa e autosufficiente, capace di spiegare il mondo e l'uomo.

Il deismo infatti viene definito anche come "religione naturale",[2] fondata non su testi sacri ma sulla ragione che, ribadendo l'esistenza di Dio, lo configura in termini differenti da quelli delle religioni rivelate. Esso assume anche alcuni elementi del panteismo di Spinoza, ma riconferma l'esternalità di Dio rispetto all'universo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Illuminismo in Inghilterra § Deismo.
L'occhio di Dio (sulla piramide) dalla banconota americana da un dollaro. Il simbolo era già noto nell'Antico Egitto e veniva usato nel Rinascimento anche per il Dio giudaico-cristiano. Più tardi venne adottato dalla massoneria e dal deismo.

Nonostante le difficoltà iniziali a superare la censura non solo ecclesiastica (cattolica e protestante) per le posizioni di estremo razionalismo, il deismo diventò ben presto una delle principali correnti d'interpretazione filosofica della religione, anticipando tematiche che avrebbero trovato pieno sviluppo nel Settecento con l'Età dei Lumi.

Se l'amico di Cartesio, Marin Mersenne, nel 1624 sente l'urgenza di denunciare il diffondersi del deismo e di altre correnti filosofiche antireligiose in Europa, pubblicando L'impiété des déistes, athées et libertins de ce temps, combatue et renversée de point en point par raisons tirées de la philosophie et de la théologie, il filosofo cattolico francese Blaise Pascal qualche decennio dopo denunciò come deisti tutti coloro che pretendono di assurgere alla conoscenza di Dio prescindendo dalla rivelazione tramandata dalla tradizione ecclesiastica, e contrapporrà al «Dio dei filosofi», raggiunto con il lume naturale, il «vero Dio» rivelato dei testi sacri ebraici e cristiani.

L'empirista ed illuminista scozzese David Hume è il filosofo che ha espresso la critica più feroce dell'antropomorfismo sotteso sia alle religioni monoteiste, sia alla concezione deistica del mondo. Nei suoi Dialoghi sulla religione naturale (1779), sostenendo che «la materia può essere suscettibile di numerose e grandi rivoluzioni durante i periodi infiniti di durata eterna del mondo», contro la tradizione che da Anassagora si estende fino a Cartesio e oltre, attacca il privilegio accordato «a questa piccola agitazione del cervello che noi chiamiamo pensiero», facendone il modello di risoluzione di tutti gli enigmi posti dall'esistenza e dal funzionamento dell'universo.

Deismo in Europa e in America[modifica | modifica wikitesto]

Tra il Seicento e il Settecento molti furono i filosofi, scienziati, matematici, scrittori, intellettuali e politici illustri dell'Illuminismo europeo e americano che sostennero la critica alla religione del deismo, diffuso anche all'interno della massoneria, e furono deisti a loro volta; in Inghilterra tra i più noti vi sono stati Edward Herbert di Cherbury, Charles Blount, John Locke, Isaac Newton, Lord Bolingbroke, Samuel Clarke, John Toland, Matthew Tindal, Anthony Collins e David Hume in Scozia.

In Francia sono stati deisti Jean Jacques Rousseau, Denis Diderot, Voltaire, D'Alembert e La Mettrie. Un caso apparte nel deismo francese è stato quello del prete Jean Meslier, il quale pur essendo ateo, antiteista e materialista, nel suo Testamento sosteneva con entusiasmo la causa combattuta dal deismo contro la religione; il capitolo sul deismo del Testamento di Meslier venne ricopiato e pubblicato clandestinamente dal filosofo ateo e illuminista Paul-Henri Thiry, barone d'Holbach.

Nelle Tredici colonie britanniche dell'America settentrionale, alle quali seguì la guerra d'indipendenza dall'Impero britannico e la fondazione degli Stati Uniti d'America, i filosofi, scienziati e letterati deisti americani più noti ed influenti sono stati il filosofo Thomas Paine ed i Padri fondatori degli Stati Uniti, firmatari della Dichiarazione d'indipendenza: John Adams, Benjamin Franklin, Alexander Hamilton, John Jay, Thomas Jefferson, James Madison e George Washington.

In Germania furono deisti i filosofi illuministi G. E. Lessing, J. G. Fichte e Moses Mendelssohn, sebbene il deista forse più noto, insieme con Adam Weishaupt, il fondatore dell'ordine degli Illuminati, è stato il critico biblico ed esegeta Hermann Samuel Reimarus, i cui scritti furono pubblicati postumi da Lessing come Frammenti dell'Anonimo di Wolfenbüttel[4]. In particolare la pubblicazione del frammento in cui Reimarus contesta l'attendibilità storica della risurrezione di Gesù, definendola un falso storico e attribuendola a un'invenzione dei discepoli, disperati dopo la morte del loro maestro,[5] destò un vivacissimo scandalo in Germania. A Lessing fu vietato il diritto di replica: egli utilizzò questo silenzio imposto per portare sul palcoscenico la prosecuzione del confronto con il pastore Goeze, scrivendo il dramma Nathan il saggio, in cui, utilizzando la parabola dei tre anelli, già presente nel Decameron di Giovanni Boccaccio, sviluppò al contempo i temi della tolleranza e della teoria dell'impostura.

Il deismo contemporaneo[modifica | modifica wikitesto]

Concezioni religiose di tipo deista sarebbero ancora particolarmente diffuse negli Stati Uniti e in grande espansione. Alcune associazioni di deisti, basandosi su studi sulle dinamiche religiose, stimano la popolazione americana vicina al deismo pari a quasi il 10% del totale, sebbene questa percentuale sia annoverata come parte della categoria non religiosa/atea. Altre stime vorrebbero invece il deismo una minoranza molto più esigua, circa lo 0,02%.[6]

Dottrina[modifica | modifica wikitesto]

Critiche alle istituzioni religiose[modifica | modifica wikitesto]

Lord Bolingbroke (1678-1751)
John Locke, ritratto da Godfrey Kneller nel 1697
Voltaire, ritratto da Maurice Quentin de La Tour (circa 1737, Museo Antoine Lécuyer)

Facendo leva sulla ragione, i deisti contestano le rivelazioni su cui si fondano le varie confessioni religiose, ritenendo le chiese istituzioni umane dettate da scopi di dominio e non dal possesso della verità. La vera rivelazione è offerta dal lume naturale della ragione e non da comunicazioni dirette e miracolose della divinità a profeti o fondatori di religioni positive.

Per Lord Bolingbroke, la religione, il cristianesimo e le chiese non sono che mezzi al servizio dello Stato per temperare le passioni antisociali presenti nell'uomo. Il cristianesimo è vero solo nella misura in cui la sua dottrina è razionale, mentre la fede ecclesiastica è un'invenzione umana, escogitata a vantaggio di un ordinamento gerarchico, in cui il clero recita una parte ben remunerata, mantenendo al contempo nella miseria, nella superstizione e nell'ignoranza gli strati popolari.

Per Matthew Tindal la religione rivelata è il risultato di imposture umane, evidenti negli antropomorfismi che caratterizzano la divinità preda di passioni umane come l'ira e la gelosia. La religione autentica si fonda su principi puramente morali e pratici, come voleva anche Locke, su un atteggiamento di tolleranza nei confronti degli anticonformisti e degli eterodossi. Tindal in ogni caso identifica la religione autentica negli aspetti razionali del cristianesimo, ritenuto però come istituito direttamente da Dio all'atto della creazione.

Critiche all'ateismo[modifica | modifica wikitesto]

Cattedrale di Clermont-Ferrand, iscrizione emersa durante un restauro: «Le peuple français reconnoit l'Etre Suprême et l'immortalité de l'âme» ("Il popolo francese riconosce l'Essere Supremo e l'immortalità dell'anima").

Il deismo rifiuta decisamente l'ateismo, in quanto incapace di spiegare l'ordine del «grande orologio dell'universo che richiede un grande orologiaio quale suo fattore» (Voltaire).

L'obiezione fondamentale mossa agli atei dai deisti è compendiabile nell'immagine dell'Iliade o dell'Eneide come risultanti da una combinazione puramente casuale delle lettere dell'alfabeto o dei caratteri di stampa. Per usare un'altra immagine: gli atei sono imbarcati su un aereo privo di pilota e, escludendo all'origine una mente onnisciente e onnipotente, non saprebbero spiegare chi ha predisposto il pilota automatico o costruito un aereo capace di volare.

Etica[modifica | modifica wikitesto]

Il concetto alla base del deismo, quello di una divinità eminentemente creatrice e ordinatrice, è immediatamente utilizzabile, nell'ambito della classificazione tra religioni rivelate e religioni in ottica etnologica, per identificare questi secondi modelli rispetto alle prime. Nella religione rivelata infatti la divinità non esplica solo una funzione creatrice ma anche quella di censore/supervisore etico dell'uomo. Questa modalità di intendere il profilo della divinità è una modalità contingente che si può ritrovare solo su sistemi di culto connessi con modelli sociali di tipo classistico. Il passaggio da modelli deistici a modelli teoetotomistici - corroborato da varie evidenze antropologiche - è stato invocato per spiegare la credenza religiosa riguardo al peccato originale.

Questa trasformazione socio culturale può essere infatti invocata per interpretare il passaggio dalla condizione anteriore alla manducazione del pomo dell'albero - detto per l'appunto della conoscenza del bene e del male - in cui l'uomo, vivendo in contesti deistici non era in grado di sperimentare la condizione di conoscenza di eventuali gesti e scelte da intendere quale opposizione alla volontà della divinità (male) da gesti e atteggiamenti graditi alla stessa (bene). Le forme deistiche, non teoetomistiche, non contemplano infatti alcun concetto di peccato/corruzione/impurità. Questo implica che in esse la sfera etica sia sottratta dall'ambito confessionale, di fede.

L'uomo dunque non può conoscere il bene e il male. È immediata la possibilità di identificare questa valenza nel nome dato all'albero in questione, detto per l'appunto della conoscenza del bene e del male, dall'agiografo. La conoscenza del bene e male, vere e proprie categorie teologiche, è infatti possibile solo in un contesto dove la divinità emani norme e leggi o principi etici a cui l'individuo si deve attenere - pena l'incorrere in sanzioni/condanne.

Molti deisti moderni hanno aderito a valori come il rispetto per la natura, per il prossimo, nonché la tolleranza religiosa.[7]

Vita oltre la morte[modifica | modifica wikitesto]

Il deismo non ha una posizione univoca sull'esistenza di una vita oltre la morte, anche se essa è generalmente ammessa, come pure in alcuni casi è ammessa la reincarnazione.[8] Le associazioni deiste moderne considerano la questione come non rilevante e lasciano ai loro aderenti la facoltà di autodeterminarsi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f

    « Il termine di deismo venne utilizzato già da Pierre Viret nel 1563, ma il movimento si affermò veramente soltanto nel XVII e nel XVIII sec. Ebbe diffusione soprattutto in Inghilterra, dove Herbert di Cherbury e in seguito Matthew Tindal, John Toland e Anthony Collins ne posero le basi concettuali nelle loro pubblicazioni, che suscitarono lo scandalo dei contemporanei. Nonostante la presenza di sensibilità diverse all'interno del movimento, il deismo fu caratterizzato dal vigore con il quale si oppose alla rivelazione biblica e alle istituzioni ecclesiastiche, in nome di una religione naturale che l'essere umano doveva essere in grado di scoprire con l'ausilio esclusivo della propria ragione. Sebbene i suoi adepti si richiamassero spesso a John Locke e al suo cristianesimo razionale e tollerante, essi divergevano dal suo pensiero per il carattere radicale del loro discorso. Equiparati agli atei [...] dagli apologisti cristiani, i deisti non negavano l'esistenza di Dio, ma denunciavano con fermezza le presunte incoerenze e persino l'immoralità della Sacra Scrittura, considerata tutt'al più come una congerie di contraddizioni, se non addirittura come un imbroglio sfruttato con abilità dalle autorità ecclesiastiche. Essa veniva a questo modo spogliata da qualunque carattere sacro. Eppure, nonostante il suo carattere radicale e polemico, la riflessione deista sull'Antico e sul Nuovo Testamento contribuì allo sviluppo della critica biblica, in particolare per quanto riguarda l'accertamento delle componenti giudaiche e cristiane, la storia del canone e l'interpretazione delle profezie. »

    (Maria-Cristina Pitassi, "Deismo" in Dizionario storico della Svizzera (2005).)
  2. ^ a b c d e f g

    « Deismo: Orientamento di pensiero che riconosce l’esistenza di un Dio come prima causa, creatore e ordinatore del mondo: tale credenza (che, stabilita dalla ragione naturale, costituisce insieme all’immortalità dell’anima il nucleo della religione naturale), pur non essendo, per molti aspetti, in contrasto con posizioni teologiche delle Chiese cristiane, storicamente assume – lungo il sec. 17° e soprattutto nel 18° – un significato polemico contro le religioni storiche, le Chiese, contro l’idea di rivelazione o di mistero, in nome della ragione e della libertà di coscienza. Il termine deriva dal latino deus, come teismo dal greco ϑεός. I due termini, d. e teismo (il primo appare già nel 16° sec., forse usato per la prima volta dal calvinista M. Viret; il secondo fu messo in voga da Cudworth) furono sentiti come equivalenti ancora nell’Ottocento; [...] Storicamente il d. si matura nel Sei e Settecento, in relazione al nascere di una ragione critica e storica, alla crisi della coscienza religiosa tradizionale fortemente scossa dalle polemiche tra cattolici e riformati, alla scoperta di religioni antichissime e diverse dalla cristiana: in nome della ragione il d. combatte il dogmatismo delle religioni positive e cerca di definire, al di là delle differenze delle Chiese, un nucleo primordiale e «naturale» (perché conforme a ragione) della religione, in cui tutti gli uomini possano concordare, mentre considera le dottrine caratterizzanti le religioni storiche come aggiunte che spesso tradiscono quel nucleo essenziale («religione naturale»). Il d. diviene quindi promotore di ideali di tolleranza religiosa e di una critica assidua del soprannaturale, del miracoloso, dell’autoritario, di tutti quegli elementi insomma che sembrano sempre più annullare, introducendo spirito settario, l’universalità della religione naturale. »

    ("Deismo" in Dizionario di filosofia, su Enciclopedia Treccani (2009).)
  3. ^ Immanuel Kant, Critica della ragion pura, a cura di Costantino Esposito, Bompiani 2004/2012, p.911 (A 632-B 660)
  4. ^ Tr. it. a cura di F. Parente, Bibliopolis, Napoli, 1977.
  5. ^ La critica radicale di Reimarus all'attendibilità storica degli eventi narrati nei vangeli fu ripresa nell'Ottocento dal filosofo e teologo hegeliano David Friedrich Strauß in La vita di Gesù o Esame critico della sua storia (1835) e dal filosofo e storico delle religioni francese Ernest Renan nella sua Vita di Gesù (1863).
  6. ^ American Nones: The Profile of the No Religion Population | ARIS 2008
  7. ^ Deism Defined, Welcome to Deism, Deist Glossary and Frequently Asked Questions
  8. ^ http://www.deism.com/images/DeistLESSONSIXTEEN.pdf

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Thomas Paine: The Age of Reason, Londra, 1794.
  • Matthew Tindal: Christianity as Old as the Creation, Londra, 1730.
  • Gotthart Victor Lechler: Geschichte des englischen Deismus, Tübingen, 1841.
  • Christopher Voigt: Der englische Deismus in Deutschland, Tübingen, Mohr Siebeck, 2003.
  • Deism, Masonry, and the Enlightenment: essays honoring Alfred Owen Aldridge / edited by J.A. Leo Lemay, Newark, University of Delaware Press, 1987
  • Betts, C.J.: Early deism in France: from the so-called "déistes" of Lyon (1564) to Voltaire's "Lettres philosophiques" (1734), The Hague, Martinus Nijhoff, 1984
  • Robert E. Sullivan: John Toland and the deist controversy: a study in adaptation, Cambridge, Mass. - Londra, Harvard University Press, 1982.
  • César Chesneau Du Marsais: Examen de la religion, ou Doutes sur la religion dont on cherche l'éclaircissement de bonne foi. Introduction et édition critique par Gianluca Mori, Oxford, Voltaire Foundation, 1998
  • John Leland: A view of the principal deistical writers 1755-1757; Ristampa della terza edizione del 1757, New York-Londra, Garland Publishing, 1978
  • Antony Collins: Discorso sul libero pensiero, a cura di Ida Cappiello, Macerata, Liberilibri, 1990.
  • Mario Sina: L'avvento della ragione. "Reason" e "above Reason" dal razionalismo teologico inglese al deismo, 1976.
  • Alfonso Prandi: Cristianesimo offeso e difeso: deismo e apologetica cristiana nel secondo Settecento, 1975.
  • Massimo Firpo: Il rapporto tra socinianesimo e primo deismo inglese negli studi di uno storico polacco, 1973.
  • Ugo Bonanate: Charles Blount: libertinismo e deismo nel seicento inglese, 1972.
  • Giuseppe Giarrizzo: Fra protestantesimo e deismo: le origini della moderna storiografia inglese sul cristianesimo primitivo. 1, Fra latitudinari e ortodossi: C. Middleton (1683-1751?)
  • Mario Manlio Rossi: Alle fonti del deismo e del materialismo moderno, 1942.
  • Cecilia Motzo Dentice d'Accadia: La supremazia dello Stato. Il deismo inglese, Giornale Critico Della Filosofia Italiana, (1934).
  • Peter Byrne: Natural religion and the nature of religion: the legacy of deism, 1989.
  • Martin Mulsow: Monadenlehre, Hermetik und Deismus: Georg Schades geheime Aufklärungsgesellschaft, 1998.
  • (a cura di A, Santucci): John Toland e il deismo, Bologna, il Mulino, 2000.
  • Jim Herrick: Against the faith: essays on deists, skeptics and atheists , Buffalo, N. Y. : Prometheus books, 1985.
  • Robert E. Sullivan, John Toland and the deist controversy: a study in adaptations, Cambridge, Mass. - London, Harvard University Press, 1982.
  • James A. Herrick: The radical rhetoric of the English deists: the discourse of skepticism, 1680-1750, Columbia (S.C.), University of South Carolina Press, 1997.
  • C.J. Betts: Early deism in France: from the so-called "déistes" of Lyon, 1564, to Voltaire's " Lettres philosophiques ", 1734
  • Stephen Lalor: Matthew Tindal, freethinker: an eighteenth-century assault on religion, Londra, Continuum, 2006.
  • Sergio Landucci, I filosofi e Dio, Roma-Bari, Laterza, 2005 (Sulla concezione «artificialista» della natura, base indispensabile del deismo)
  • Roberto Verolini: Il Dio Laico: caos e libertà, Roma, Armando, 1999

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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