Apollo 11

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Apollo 11
Emblema missione
Apollo 11 insignia.png
Dati della missione
OperatoreNASA
NSSDC ID1969-059A
SCN04039
Nome veicolomodulo di servizio e di comando di Apollo 11 e modulo lunare dell'Apollo 11
Modulo di comandoCM-107
Modulo di servizioSM-107
Modulo lunareLM-5
VettoreSaturn V SA-506
Codice chiamatamodulo comando:
Columbia
modulo lunare:
Eagle
Lancio16 luglio 1969
13:32:00 UTC
Luogo lanciocomplesso di lancio 39
Allunaggio20 luglio 1969
20:17:40 UTC
Mare della Tranquillità
0° 40′ 26,69″ N,
23° 28′ 22,69″ E
(based on the IAU
Mean Earth Polar Axis
coordinate system)
Durata EVA lunare2 h 31 min 40 s
Tempo su superficie lunare21 h 36 min 20 s
Ammaraggio24 luglio 1969
16:50:35 UTC
Sito atterraggioOceano Pacifico (13°19′N 169°09′W / 13.316667°N 169.15°W13.316667; -169.15)
Nave da recuperoUSS Hornet
Durata8 giorni, 3 ore, 18 minuti e 35 secondi
Peso campioni lunari21,55 kg (47,5 lb)
Proprietà veicolo spaziale
Peso al lancio45 702 kg
Peso al rientro4 932 kg
Parametri orbitali
Orbitaorbita selenocentrica
Numero orbite lunari30
Tempo in orbita lunare59 h 30 min 25,79 s
Apoapside lunare122,4 km
Periapside lunare100,9 km
Periodo2 h
Inclinazione1,25°
Equipaggio
Numero3
MembriNeil Armstrong
Michael Collins
Buzz Aldrin
Apollo 11 Crew.jpg
Da sinistra a destra: Neil Armstrong, Michael Collins, Buzz Aldrin
Programma Apollo
Missione precedenteMissione successiva
Apollo 10 Apollo 12
(EN)

«That's one small step for [a] man, but [a] giant leap for mankind.»

(IT)

«Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande passo per l'umanità.»

(Neil Armstrong; Ascolta[?·info])

Apollo 11 fu la missione spaziale che per prima portò gli uomini sulla Luna, gli statunitensi Neil Armstrong e Buzz Aldrin, il 20 luglio 1969 alle 20:18 UTC. Armstrong fu il primo a mettere piede sul suolo lunare, sei ore più tardi dell'allunaggio, il 21 luglio alle ore 02:56 UTC. Armstrong trascorse due ore e mezza al di fuori della navicella, Aldrin poco meno. Insieme raccolsero 21,5 kg di materiale lunare che riportarono a Terra. Un terzo membro della missione, Michael Collins, rimase in orbita lunare, pilotando il modulo di Comando che riportò gli astronauti a casa. La missione terminò il 24 luglio, con l'ammaraggio nell'Oceano Pacifico.

Lanciata da un razzo Saturn V dal Kennedy Space Center, il 16 luglio, Apollo 11 fu la quinta missione con equipaggio del programma Apollo della NASA. La navicella spaziale Apollo era costituita da tre parti: un Modulo di Comando (CM) che ospitava i tre astronauti ed era l'unica parte che rientrava a Terra, un modulo di servizio (SM), che forniva il modulo di comando di propulsione, energia elettrica, ossigeno e acqua, e un Modulo Lunare (LM) per l'atterraggio sulla Luna.

La prima passeggiata lunare fu trasmessa in diretta televisiva per un pubblico mondiale.

Apollo 11 concluse la corsa allo spazio intrapresa dagli Stati Uniti e dall'Unione Sovietica, realizzando l'obiettivo nazionale proposto nel 1961 dal presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy in un discorso davanti al Congresso degli Stati Uniti in cui affermò che: "questo paese deve impegnarsi a realizzare l'obiettivo, prima che finisca questo decennio, di far atterrare un uomo sulla Luna e farlo tornare sano e salvo sulla Terra".[1]

Retroscena[modifica | modifica wikitesto]

Tra la fine degli anni 1950 e l'inizio degli anni 1960, gli Stati Uniti d'America erano impegnati nella cosiddetta "guerra fredda", una rivalità geopolitica con l'Unione Sovietica.[2] Il 4 ottobre 1957, quest'ultima lanciò lo Sputnik 1, il primo satellite artificiale. Questo sorprendente successo scatenò paure e immaginazioni in tutto il mondo. Non solo servì a dimostrare che l'Unione Sovietica possedeva la capacità di colpire con armi nucleari su distanze intercontinentali, ma anche di poter sfidare le aspettative statunitense riguardo alla superiorità militare, economica e tecnologica.[3] Questo fece scaturire la crisi dello Sputnik e innescò quella che verrà conosciuta come "corsa allo spazio".[4] Il presidente Dwight Eisenhower reagì a queste notizie creando la National Aeronautics and Space Administration (NASA) e dando impulso all'inizio del Programma Mercury,[5] che aveva come obiettivo di portare un uomo nell'orbita terrestre.[6] Tuttavia il 12 aprile 1961 gli statunitensi vennero nuovamente anticipati quando il cosmonauta sovietico Yuri Gagarin divenne la prima persona nello spazio e il primo ad orbitare intorno alla Terra.[7] Fu un altro colpo all'orgoglio statunitense.[8] Quasi un mese dopo, il 5 maggio 1961, Alan Shepard divenne il primo americano nello spazio, completando un volo suborbitale di 15 minuti. Dopo essere stato recuperato nell'Oceano Atlantico, ricevette una telefonata di congratulazioni dal successore di Eisenhower, John F. Kennedy.[9]

Kennedy si preoccupava di ciò che i cittadini di altre nazioni pensassero degli Stati Uniti e credeva che non fosse solo nell'interesse nazionale di essere superiore agli altri, ma che la percezione del potere statunitense fosse almeno altrettanto importante della attualità. Era quindi considerato intollerabile che l'Unione Sovietica fosse più avanzata nel campo dell'esplorazione spaziale e che fosse determinata a battere gli Stati Uniti in una sfida che massimizzasse le sue possibilità di vittoria.[2] Poiché l'Unione Sovietica poteva vantare i migliori missili, agli Stati Uniti si presentava una sfida che andava al di là della capacità nella produzione di sistemi balistici della generazione esistente per uguagliare i sovietici, ma che doveva presentare un traguardo più spettacolare, anche se non giustificato da motivi strettamente militari. Dopo essersi consultato con i suoi esperti e consulenti, Kennedy scelse un progetto del genere.[10] Il 25 maggio 1961, si rivolse al Congresso degli Stati Uniti su "Urgenti necessità nazionali" e dichiarò:

«I believe that this nation should commit itself to achieving the goal, before this decade is out, of landing a man on the moon and returning him safely to the Earth. No single space project in this period will be more impressive to mankind, or more important for the long-range exploration of space; and none will be so difficult or expensive to accomplish. We propose to accelerate the development of the appropriate lunar space craft. We propose to develop alternate liquid and solid fuel boosters, much larger than any now being developed, until certain which is superior. We propose additional funds for other engine development and for unmanned explorations-explorations which are particularly important for one purpose which this nation will never overlook: the survival of the man who first makes this daring flight. But in a very real sense, it will not be one man going to the Moon-if we make this judgment affirmatively, it will be an entire nation. For all of us must work to put him there.»

Lo sforzo di far far atterrare un uomo sulla Luna aveva già un nome: Programma Apollo.[11] Una decisione iniziale e cruciale fu l'adozione del Lunar orbit rendezvous, in base al quale una navicella spaziale dedicata sarebbe atterrata sulla superficie lunare. La navicella Apollo sarebbe stata quindi composta da tre parti: un modulo di comando (CM) con una cabina pressurizzata per i tre astronauti che era anche l'unica parte che tornava sulla Terra; un modulo di servizio (SM), che fungeva da supporto per il modulo di comando con fornitura di propulsione, energia elettrica, ossigeno e acqua; e un modulo lunare (LM) che a sua volta era diviso in due stadi: uno per la discesa e l'atterraggio sulla Luna e uno stadio di risalita per riportare gli astronauti nell'orbita lunare.[12] La scelta di questo profilo di missione significò che era possibile lanciare il veicolo spaziale tramite il razzo Saturn V, un vettore che era in quel momento in fase di sviluppo.[13] Le tecnologie e le tecniche richieste per Apollo vennero sviluppate nel corso del Programma Gemini.[14] Il Programma Apollo subì una brusca frenata a seguito dell'incendio che incorse all'Apollo 1, avvenuto il 27 gennaio 1967, in cui morirono i tre astronauti e per via delle successive indagini.[15] Nell'ottobre del 1968, la missione Apollo 7 testò il modulo di comando in orbita terrestre[16] e nel dicembre Apollo 8 lo portò in orbita lunare.[17] Nel marzo 1969, Apollo 9 eseguì i test del modulo lunare in orbita terrestre,[18] e successivamente, nel maggio 1969, l'Apollo 10 condusse una "prova generale", testando il modulo lunare in orbita lunare. Nel luglio 1969, tutto erano pronti per l'Apollo 11 e per compiere l'ultimo passo sulla Luna.[19]

Informazioni generali[modifica | modifica wikitesto]

Equipaggio[modifica | modifica wikitesto]

Posizione Astronauta
Comandante Neil Armstrong
Secondo volo
Pilota del modulo di comando Michael Collins
Secondo volo
Pilota del modulo lunare Buzz Aldrin
Secondo volo

Ciascun membro dell'equipaggio dell'Apollo 11 aveva già compiuto almeno un volo spaziale prima di essere selezionato per la missione; che l'equipaggio fosse composto da soli veterani era accaduto precedentemente solo per l'Apollo 10 e, in seguito, mai più si ripeterà.[20]

Originariamente era previsto che Collins fosse il pilota del modulo di comando dell'Apollo 8, ma fu rimosso dall'incarico in seguito alla necessità di un intervento chirurgico alla schiena e fu sostituito da Jim Lovell, che svolgeva lo stesso compito nell'equipaggio di riserva.

Equipaggio di riserva[modifica | modifica wikitesto]

Posizione Astronauta
Comandante James Lovell
Pilota del modulo di comando William Anders
Pilota del modulo lunare Fred Haise

Personale di supporto[modifica | modifica wikitesto]

Per ogni missione dei programmi Mercury e Gemini veniva nominato un equipaggio principale e uno di riserva. Per il programma Apollo venne aggiunta una terza squadra di astronauti, conosciuta come equipaggio di supporto. A questi veniva demandato la stesura del piano di volo, delle liste di controllo e le procedure di base della missione. Inoltre, erano responsabili di assicurare che gli astronauti dell'equipaggio principale e di riserva fossero informati di eventuali modifiche. L'equipaggio di supporto sviluppava le procedure nei simulatori, in particolare quelle dedicate ad affrontare le situazioni di emergenza, in modo che gli equipaggio principale e di riserva si dovessero dedicarsi al loro apprendimento solo dopo che erano stati perfezionati.[21] Per l'Apollo 11, l'equipaggio di supporto era composto da Ken Mattingly, Ronald Evans e Bill Pogue.[22]

Direttori di volo[modifica | modifica wikitesto]

I quattro direttori di volo che si alternarono per questa missione furono:[23][24]

Codici di chiamata[modifica | modifica wikitesto]

All'equipaggio delle missioni Apollo era lasciata la possibilità di rinominare le navicelle in uso, ma, dopo che l'equipaggio dell'Apollo 10 aveva optato per Charlie Brown e Snoopy per identificare rispettivamente il Modulo di Comando e il Modulo Lunare, il vice-direttore delle pubbliche relazioni, Julian Scheer, scrisse a George M. Low, direttore del Centro di controllo missione, di suggerire all'equipaggio dell'Apollo 11 nomi più "seri".

Il modulo di comando fu così chiamato Columbia, da Columbiad, il gigantesco cannone che, nel romanzo di Jules Verne Dalla Terra alla Luna (1865), sparava la navicella verso la Luna;[25] Il LEM invece fu chiamato Eagle (Aquila), l'uccello simbolo degli Stati Uniti, rappresentato anche sull'emblema della missione.

Emblema della missione[modifica | modifica wikitesto]

L'emblema della missione fu ideato da Collins, che volle rappresentare simbolicamente un "allunaggio pacifico degli Stati Uniti". Rappresentò quindi un'aquila calva, con un ramo d'ulivo nel becco, che atterrava su un paesaggio lunare e con una vista della Terra in lontananza. Alcuni funzionari della NASA ritennero che gli artigli dell'aquila sembrassero troppo "bellicosi" e dopo qualche discussione, il ramo d'ulivo fu spostato negli artigli. L'equipaggio scelse di non utilizzare il numero romano "XI", ma preferì utilizzare l'"11" arabo, temendo che il primo potesse non essere compreso in alcune nazioni. Inoltre, scelsero di non indicare i loro nomi sull'emblema, affinché esso fosse "rappresentativo di tutti coloro che avevano lavorato per permettere la missione".[26]

Tutti i colori sono naturali, con bordi in blu e giallo oro.[27]

Oggetti ricordo[modifica | modifica wikitesto]

Neil Armstrong, nel suo PPK[28] volle tenere un pezzo di legno dell'elica dell'aereo dei fratelli Wright del 1903 e un pezzo di tessuto dall'ala.[29] Inoltre aveva con sé i distintivi di astronauta, arricchiti di diamanti, originariamente donati da Deke Slayton alle vedove dell'equipaggio dell'Apollo 1.[30]

Scelta del sito di allunaggio[modifica | modifica wikitesto]

Mappa della Luna che mostra i potenziali siti di allunaggio presi in considerazione per l'Apollo 11. Venne poi scelto il 2.

La commissione della NASA incaricata della scelta del sito di allunaggio (Apollo Site Selection Board) annunciò, l'8 febbraio 1968, di averne individuati cinque di potenziali. Questi erano il risultato di due anni di studi basati sulle fotografie ad alta risoluzione della superficie lunare acquisite da cinque sonde prive di equipaggio del programma Lunar Orbiter e sull'analisi delle informazioni, apprese nel corso del programma Surveyor, riguardanti le condizioni del suolo.[31]

Neppure i più performanti telescopi terrestri erano in grado di visualizzare le caratteristiche della superficie della Luna con la risoluzione richiesta dalle specifiche del programma Apollo.[32] Le aree che apparivano chiare e idonee all'allunaggio sulle fotografie scattate dalla Terra, erano poi spesso ritenute totalmente inaccettabili. Il requisito originale era che il sito scelto fosse privo di crateri dovette essere poi reso meno stringente, in quanto non era stato trovato alcun luogo con queste caratteristiche.[33] I cinque siti presi in considerazione erano: i siti 1 e 2 situati nel Mare della tranquillità (Mare Tranquilitatis), Il sito 3 nella Sinus Medii e i siti 4 e 5 che si trovano nell'Oceano delle Tempeste (Oceanus Procellarum).[31]

La selezione del sito finale si basava su sette criteri:

  • Il sito doveva essere pianeggiante, con relativamente pochi crateri;
  • con percorsi di avvicinamento liberi da grandi colline, alte falesie o profondi crateri che potrebbero confondere il radar di atterraggio e indurlo a emettere letture errate;
  • raggiungibile con una quantità minima di propellente;
  • tenendo conto dei ritardi nel conto alla rovescia del lancio;
  • fornendo alla navicella spaziale Apollo una traiettoria di ritorno libero, che cioè consenta di girare attorno alla Luna e ritornare in sicurezza sulla Terra senza richiedere alcuna accensione del motore, nel caso in cui fosse sorto un problema durante il viaggio verso la Luna;
  • con una buona visibilità durante l'atterraggio, il che significa che il Sole si dovrà trovare tra i 7 e i 20 gradi dietro il modulo lunare;
  • e con una pendenza generale inferiore a 2 gradi nell'area di atterraggio.[31]

Il requisito dell'angolo del sole era particolarmente restrittivo, limitando la data di lancio a un giorno al mese.[31] Alla fine, l'Apollo Site Selection Board selezionò il sito 2, con i siti 3 e 5 come backup in caso di ritardo del lancio. Nel maggio 1969, Apollo 10 volò a meno di 15 km dal Sito 2 e riferì che era accettabile per il successivo allunaggio.[34]

Preparazione[modifica | modifica wikitesto]

Il Saturn V SA-506, il razzo che porta la navetta Apollo 11, esce dal Vehicle Assembly Building e si dirige verso il Complesso di lancio 39

Lo stadio di ascesa del modulo lunare LM-5 arrivò al Kennedy Space Center l'8 gennaio 1969, seguito quattro giorni dopo da quello di discesa; il modulo di comando e servizio CM-107 giunse, invece, il 23 gennaio.[35] Vi erano alcune differenze tra il LM-5 e il LM-4 che aveva volato nella missione Apollo 10. Innanzitutto il LM-5 possedeva un'antenna radio VHF per facilitare la comunicazione con gli astronauti durante la loro attività extraveicolare sulla superficie lunare; era, poi, presente un motore di risalita più leggero, una maggior protezione termica alle gambe del carrello di atterraggio e una serie di strumenti per esperimenti scientifici noti come Early Apollo Scientific Experiments Package (EASEP). Per quanto riguarda il modulo di comando, l'unica modifica nella configurazione era la rimozione di un isolamento dal portello anteriore.[36][37] I moduli di comando e di servizio vennero assemblati insieme il 29 gennaio e così spostati il 14 aprile dall'Operations and Checkout Building all'Vehicle Assembly Building.[35]

Nel frattempo, il 18 febbraio aveva fatto il suo arrivo il terzo stadio S-IVB del Saturn V AS-506, seguito dal secondo stadio S-II il 6 febbraio, dal primo stadio S-IC il 20 febbraio e dal Saturn V Instrument Unit il 27 febbraio. Alle 12:30 del 20 maggio, tutto il complesso assemblato del peso totale di 5.443 tonnellate lasciò, posto in cima al Crawler-transporter, il Vehicle Assembly Building in direzione della piattaforma di lancio 39A, parte del Complesso di lancio 39; nello stesso momento Apollo 10 era in viaggio verso la Luna. Il 26 giugno iniziò un test del conto alla rovescia, che si concluse il 2 luglio. Il complesso di lancio iniziò ad essere illuminato nella notte del 15 luglio, quando il Crawler-transporter aveva oramai raggiunto il suo parcheggio pronto per il lancio.[35] Nelle prime ore del mattino, i serbatoi di carburante degli stadi S-II e S-IVB vennero riempiti con l'idrogeno liquido.[38] Il rifornimento venne, poi, portato a termine tre ore prima del decollo.[39] Le operazioni di lancio erano parzialmente automatizzate, grazie a 43 programmi scritti nel linguaggio ATOLL (Acceptance, Test Or Launch Language).[40][41]

L'astronauta dell'equipaggio di riserva Fred Haise entrò nel modulo di comando Colombia circa tre ore e dieci minuti prima del lancio per, insieme a un tecnico, aiutare Armstrong a prendere posto, alle 06:54, sul seggiolino di sinistra. Cinque minuti dopo il comandante venne raggiunto da Collins che occupò la sua posizione sul seggiolino di destra. Alla fine, fece il suo ingresso anche Aldrin, sedendosi nel posto centrale.[39] Haise lasciò la navetta circa due ore e dieci minuti prima del lancio.[42] Successivamente, la squadra di tecnici chiuse il portello e la cabina venne pressurizzatae, quindi, lasciò il complesso di lancio circa un'ora prima dell'orario previsto per il decollo. Il conto alla rovescia divenne automatico tre minuti e venti secondi prima del lancio.[39] Più di 450 persone erano presenti, in quel momento, ai quadri di comando del Launch Control Center.[38]

La missione[modifica | modifica wikitesto]

Il lancio e il viaggio verso la Luna[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Richard Nixon § Programma spaziale.
Il lancio dell'Apollo 11 con il Saturn V, notare l'effetto della Singolarità di Prandtl-Glauert
La Terra vista da Apollo 11 poco dopo aver lasciato l'orbita terrestre (manovra Trans Lunar Injection)

Si stima che circa un milione di spettatori abbiano assistito al lancio dell'Apollo 11 affollando le autostrade e le spiagge vicine al sito di lancio. Tra i notabili presenti vi fu il capo di stato maggiore dell'esercito degli Stati Uniti, il generale William Westmoreland, quattro membri del governo, 19 governatori statali, 40 sindaci, 60 ambasciatori e 200 membri del Congresso. Il vicepresidente Spiro Agnew seguì l'evento insieme all'ex presidente, Lyndon B. Johnson e sua moglie Lady Bird Johnson.[38][43] Erano, inoltre, presenti circa 3.500 rappresentanti dei media,[44] dei quali circa i due terzi provenivano dagli Stati Uniti e il restante da altri 55 paesi. Il lancio venne trasmesso in diretta televisiva in 33 paesi, con una stima di 25 milioni di spettatori solo negli Stati Uniti. Milioni di persone in tutto il mondo ascoltarono le varie trasmissioni radiofoniche.[38][43] Il presidente Richard Nixon seguì il lancio dal suo ufficio alla Casa Bianca in compagnia del suo ufficiale di collegamento con la NASA, l'astronauta Frank Borman, comandante della missione Apollo 8.[45]

L'Apollo 11 fu lanciato da un razzo vettore Saturn V dalla piattaforma di lancio 39A, parte del complesso di lancio 39 del Kennedy Space Center, il 16 luglio 1969 alle 13:32:00 UTC ed entrò in orbita terrestre dodici minuti più tardi ad un'altitudine di 185,9 km per 98,9 183,2 km.[46] Dopo un'orbita e mezza, il motore PWR J-2 del terzo stadio S-IVB spinse la navetta sulla sua traiettoria verso la Luna grazie alla manovra Trans Lunar Injection (TLI) iniziata alle 16:22:13 UTC. Circa 30 minuti più tardi la coppia modulo di comando/modulo di servizio si separarono dall'ultimo stadio del Saturn V e compirono la manovra per agganciarsi al Modulo Lunare rimasto ancora nel suo adattatore posto in cima al terzo stadio. Dopo che il Modulo Lunare fu estratto, il veicolo spaziale combinato continuò il suo viaggio verso la Luna, mentre il terzo stadio ormai abbandonato fu messo in un'orbita eliocentrica, al fine di evitare che potesse scontrarsi con la navetta con gli astronauti o impattare sulla Terra o sulla Luna.[47]

Il 19 luglio alle 17:21:50 UTC, Apollo 11 passò dietro la Luna e accese il motore in servizio per entrare in orbita lunare. Nelle trenta orbite[48] che effettuarono, l'equipaggio ebbe modo di osservare il luogo previsto per il loro atterraggio nel sud del Mare della Tranquillità (Mare Tranquillitatis) a circa 19 km a sud-ovest del cratere Sabine D (0.67408N, 23.47297E). Il sito di atterraggio era stato scelto in parte perché era ritenuto avente una conformazione relativamente piatta e liscia grazie alle rilevazioni delle sonde automatiche Ranger 8 e Surveyor 5 e perciò non presentava grandi difficoltà nell'allunaggio e nella attività extraveicolari.[49] Il punto esatto prescelto si trovava a circa 25 chilometri a sud-est del sito di atterraggio del Surveyor 5 e a 68 chilometri a sud-ovest del sito di schianto del Ranger 8.[50]

L'allunaggio[modifica | modifica wikitesto]

L'Eagle distaccato dal Columbia
CAPCOM Charles Duke, con il pilota dell'equipaggio di riserva James Lovell e Fred Haise durante la discesa di Apollo 11

Alle 12:52:00 UTC del 20 luglio, Aldrin e Armstrong entrarono nel modulo lunare "Eagle" e iniziarono gli ultimi preparativi per la discesa lunare.[51] Alle 17:44:00 Eagle si separò dal modulo di comando "Columbia".[52] Collins, da solo a bordo del Columbia, ispezionò Eagle mentre effettuava una giravolta, in modo da assicurarsi che la navetta fosse integra e che le gambe per l'atterraggio fossero correttamente dispiegate.[53][54] Armstrong, quindi, esclamò: "The Eagle has wings!" ("L'Aquila ha le ali!").[55]

Nel corso delle prime fasi della discesa, Armstrong e Aldrin notarono che stavano oltrepassando i punti di riferimento sulla superficie lunare quattro secondi prima del previsto e che quindi erano un po' "lunghi" prevedendo che sarebbero atterrati alcune miglia più ad ovest rispetto al loro punto di allunaggio previsto. Eagle viaggiava, infatti, troppo veloce. Si ritenne che ciò possa essere stato provocato dalla concentrazione di massa che avrebbe alterato la traiettoria. Il direttore di volo Gene Kranz ipotizzò che la causa fosse la pressione dell'aria in eccesso nel tunnel di attracco oppure la conseguenza della manovra di giravolta eseguito poco prima.[56][57]

Dopo 5 minuti dall’inizio della discesa, a 1800 m sopra la superficie lunare, il computer di navigazione e di guida del modulo lunare catturò l’attenzione dell’equipaggio con una serie di allarmi con codice 1202 e 1201, appartenenti alla categoria “Executive alarm”, indicando cioè che il computer di guida stava sprecando risorse in task non meglio precisati e che la memoria rischiava l'overflow. Tuttavia tutto il resto sembrava funzionare correttamente, il che significava che si trattava di task a bassa priorità che il sistema operativo era progettato per ignorare in queste condizioni, quindi gli specialisti all’interno del Mission Control Center di Houston in Texas, l'ingegnere Jack Garman diede l'autorizzazione a procedere con la discesa a Guidance Officer Steve Bales, il quale la confermò all'equipaggio (solo pochi giorni prima della partenza della missione Bales aveva partecipato a una simulazione che verteva proprio sulle procedure da seguire nel caso in cui si presentasse un allarme 1202).[58][59][60] La causa degli allarmi fu diagnosticata e attribuita all'erronea attivazione del RR (Rendezvous Radar), formalmente inutile durante la discesa. Margaret Hamilton, direttrice dell'Apollo Flight Computer Programming presso il Draper Laboratory del MIT, in seguito ha ricordato::

«A causa di un errore nella checklist riportata in un manuale, l’interruttore del radar di rendezvous era stato impostato in una posizione sbagliata. Ciò aveva causato l’invio di comandi fuorvianti al computer. Il risultato fu che al computer venne richiesto di svolgere tutte le sue normali operazioni per l’atterraggio, ricevendo anche un carico supplementare di dati spuri da processare, che avevano però consumato il 15% in più delle sue risorse. Il computer (più precisamente, il suo software), riconobbe che gli era stato richiesto di svolgere più task di quanti ne avrebbe dovuti eseguire. Avvisò quindi della situazione con un allarme, che per gli astronauti doveva essere interpretato come “sono sovraccaricato con più task di quelli che dovrei svolgere in questo momento, manterrò attivi solo quelli importanti (ad esempio quelli necessari per l’atterraggio)”. Infatti il computer era stato programmato per riconoscere molteplici possibili casi di errori. Una serie completa di programmi di ripristino era stata inclusa nel software. L’azione del software, in questo caso, fu di escludere i task a bassa priorità e ripristinare quelli più importanti. Se il computer non avesse riconosciuto questo problema e avviato le opportune azioni di ripristino, dubito che l’allunaggio dell’Apollo 11 avrebbe avuto successo.»

( Margaret H. Hamilton, Computer Got Loaded (Letter), in Datamation, Cahners Publishing Company, 1º marzo 1971, ISSN 0011-6963 (WC · ACNP).)

In realtà, la checklist e la procedura seguita erano corrette, poiché il radar di rendezvous doveva essere mantenuto operativo in caso di annullamento della missione. Come illustrato nel 2005 da Don Eyles, membro del team di sviluppo del software al MIT, l'anomalia si verificò a causa di un difetto di progettazione nel sistema elettronico di interfaccia al radar, per il quale uno sfasamento di entità casuale tra due parti del sistema faceva erroneamente credere al computer di guida che l'antenna oscillasse e costringendolo a ricalcolare continuamente la posizione. Il difetto era già stato identificato durante la missione Apollo 5 ma sottovalutato e non corretto.[61]

Durante questa fase, gli astronauti si accorsero che il sito dell'allunaggio era molto più roccioso di quanto avessero indicato le fotografie. Armstrong prese il controllo semi-manuale del modulo lunare, che fece allunare alle 20:17:40 UTC (22:17:40 ora italiana) con ancora 25 secondi di carburante.[62]

La NASA, considerata la modesta quantità di carburante rimasta, di gran lunga inferiore rispetto ai precedenti test, aumentò in modo considerevole la quantità di combustibile disponibile sul LEM per i voli successivi.[62]

(EN)

«Houston, Tranquility Base here. The Eagle has landed.»

(IT)

«Houston, qui Base della Tranquillità. L'Eagle è atterrato»

(Storica frase di Neil Armstrong pochi secondi dopo l'atterraggio del modulo lunare.[62])

Operazioni sulla superficie[modifica | modifica wikitesto]

Gli astronauti progettarono la disposizione delle attrezzature per installare l'Early Apollo Scientific Experiment Package (EASEP) e issare la bandiera americana, studiando il sito dell'allunaggio dalle due finestre triangolari dell'Eagle, che permettevano loro di avere una visione di 60°.

Secondo il programma, Armstrong e Aldrin dopo aver compiuto tutti i controlli previsti avrebbero dovuto riposare per quattro ore all'interno del modulo lunare, eventualmente aiutati a dormire con dei tranquillanti, poi si sarebbero preparati per l'uscita, programmata per le 6:17 UTC (8:17 italiane).[63] Invece gli astronauti non dormirono. Alle 22:12 UTC (0:12 italiane) Armstrong comunicò la decisione di procedere con la preparazione della prima Attività Extraveicolare, invece di riposare, con queste parole: Il nostro consiglio a questo punto è di programmare l'Attività Extraveicolare, con la vostra approvazione, a partire dalle otto di questa sera, ora di Houston. Approssimativamente fra tre ore.[64] Il dottor Berry, il medico che con la telemetria controllava le condizioni di Armstrong, si disse d'accordo, e così pure il direttore di volo Cliff Charlesworth, e da Houston venne dato l'OK.[65]

La preparazione per l'uscita anticipata però richiese ben più delle tre ore previste da Armstrong. L'astronauta ebbe alcune iniziali difficoltà a uscire dello sportello a causa del suo PLSS (Primary Life Support System, lo zaino agganciato alla tuta spaziale).[66] Infatti secondo il veterano lunare John Young (astronauta statunitense), a una riprogettazione del LM che prevedeva uno sportello più piccolo, non seguì una revisione della PLSS, così si rese difficoltosa l'entrata e l'uscita degli astronauti dallo sportello.

Sei ore e mezza dopo aver toccato il suolo, alle 2:57 UTC (4:57 italiane), Armstrong compì la discesa sulla superficie e fece il suo grande passo per l'umanità. Aldrin lo seguì, e i due astronauti trascorsero 2 ore e 31 minuti a fotografare la superficie lunare e raccogliere campioni di roccia.[66]

Aldrin passeggia sulla Luna
(EN)

«Magnificent desolation.»

(IT)

«Magnifica desolazione»

(Buzz Aldrin appena disceso[67])

L'Unità di Controllo Remota posta sul casco impediva ad Armstrong di vedersi i piedi. Mentre scendeva la scaletta di nove gradini, Armstrong tirò l'anello che schierò il Modular Equipment Stowage Assembly (MESA) contro il lato dell'Eagle attivando la telecamera della TV. Le prime immagini vennero ricevute al "Goldstone Deep Space Communications Complex" negli USA, ma quelle con miglior definizione si videro a Honeysuckle Creek in Australia. Qualche minuto più tardi le immagini furono mandate anche nel normale circuito televisivo, grazie al radiotelescopio del Parkes Observatory in Australia. Così, malgrado le difficoltà iniziali, le prime immagini in bianco e nero di un uomo sulla Luna vennero viste in diretta da almeno 600 milioni di persone sparse in tutto il mondo.

Dopo una breve descrizione della superficie (very fine grained... almost like a powder cioè "a grana molto fine... quasi come polvere"[67]) e aver pronunciato la sua storica frase, Armstrong fece il suo primo passo fuori dall'Eagle e diventò il primo uomo a camminare su un altro corpo celeste. Commentò che muoversi nella gravità lunare, circa un sesto di quella terrestre, era molto più facile che nelle simulazioni effettuate prima del lancio e che l'ideale per spostarsi era "saltare" e non camminare come sulla Terra.[67]

Orma umana sul suolo lunare

Oltre che essere la concretizzazione del sogno di John F. Kennedy di vedere un uomo sulla Luna prima della fine degli anni sessanta, l'Apollo 11 fu un test per tutte le missioni successive Apollo; quindi Armstrong scattò le foto che sarebbero servite ai tecnici sulla Terra a verificare le condizioni del modulo lunare dopo l'allunaggio. Successivamente raccolse il primo campione di terreno lunare, lo pose in una busta che mise nell'apposita tasca della sua tuta. Rimosse la telecamera dal MESA, fece una panoramica e la mise su un treppiede a 12 m dal modulo lunare. Il cavo della telecamera, però, rimase parzialmente arrotolato, rappresentando un pericolo per le attività extraveicolari (EVA).[68]

Aldrin raggiunse Armstrong sulla superficie lunare e testò i metodi migliori per muoversi, compreso il cosiddetto salto del canguro. La disposizione dei pesi nella PLSS creava una tendenza a cadere verso l'indietro, ma nessuno dei due astronauti ebbe seri problemi d'equilibrio. Correre a passi lunghi divenne il metodo per spostarsi preferito dai due astronauti. Aldrin e Armstrong riferirono che dovevano programmare i movimenti da compiere sei o sette passi prima. Il terreno molto fine era anche particolarmente sdrucciolevole. Aldrin rilevò che il muoversi tra la luce solare diretta e l'ombra dell'Eagle non provocava cambiamenti significativi di temperatura all'interno della sua tuta spaziale, invece il casco risultava essere più caldo sotto il Sole.[67]

Gli astronauti piantarono insieme la bandiera degli Stati Uniti, ma la consistenza del terreno non permise di inserirla per più di 20 cm. Successivamente essi ricevettero una chiamata del presidente di allora, Richard Nixon, che egli stesso definì "la storica chiamata fatta dalla Casa Bianca".[69]

Aldrin vicino al Modulo Lunare (LEM).

Il MESA non si rivelò una piattaforma di lavoro stabile, inoltre era all'ombra, e questo rallentò ulteriormente il lavoro. Mentre lavoravano, gli astronauti alzarono della polvere grigia, che andò a sporcare la parte esterna delle loro tute. Posizionarono l'EASEP, che includeva un sismografo passivo e un "retroreflector" (dispositivo composto da celle multi-specchio, orientato in modo da riflettere la luce di un laser puntato dalla Terra verso la Luna). Successivamente Armstrong si allontanò a grandi passi di circa 120 metri dal Modulo Lunare per fotografare il Cratere Orientale mentre Aldrin iniziò la raccolta di materiale lunare. Usò il martello geologico, e questa fu l'unica situazione in cui venne usato dall'Apollo 11. Gli astronauti iniziarono la raccolta di rocce lunari con le palette, ma poiché l'operazione richiedeva molto più tempo del previsto, furono costretti ad abbandonare il lavoro a metà dei 34 minuti previsti.

Durante questo periodo, il "Mission Control" ha usato una frase codificata per avvertire Armstrong che i suoi tassi metabolici erano troppo alti e che avrebbe dovuto rallentare. I tassi rimasero generalmente più bassi di quanto previsto per entrambi gli astronauti durante la camminata, così il "Mission Control" assegnò ad Aldrin e Armstrong 15 minuti in più.

Risalita lunare e ritorno sulla Terra[modifica | modifica wikitesto]

Armstrong vicino al Modulo Lunare (LEM).

Aldrin rientrò nell'Eagle per primo. Con non poche difficoltà, gli astronauti caricarono i film e due sacchi contenenti più di 22 kg di materiale lunare dallo sportello del Modulo Lunare, grazie ad un sistema a puleggia chiamato "Lunar Equipment Conveyor". Poi Armstrong saltò sulla scaletta ed entrò nel LM.

Dopo il trasferimento al Modulo di supporto vitale dell'LM, gli astronauti alleggerirono il modulo gettando fuori i PLSS, le scarpe lunari, una fotocamera Hasselblad ed altra apparecchiatura ed accesero il motore di ascesa per rientrare in orbita. Completata l'ascesa, spensero il motore e raggiunsero Michael Collins a bordo del CM Columbia che si trovava in orbita lunare.

Dopo oltre 2 ore e mezza di attività sulla superficie lunare, si ricongiunsero a Collins sul "Columbia", con un carico di 20,87 kg di rocce lunari. I due moonwalkers lasciarono sulla Luna apparecchiature scientifiche quali un prisma retroriflettente usato per l'esperimento Lunar Laser Ranging. Lasciarono, inoltre, una bandiera americana e una placca con i disegni dei due emisferi terrestri, un'iscrizione, le firme degli astronauti e del presidente Nixon. L'iscrizione recita:

La storica placca sulla scaletta del LEM.
(EN)

«HERE MEN FROM PLANET EARTH
FIRST SET FOOT UPON THE MOON
JULY 1969 A.D.
WE CAME IN PEACE FOR ALL MANKIND»

(IT)

«Qui uomini dal pianeta Terra
fecero il primo passo sulla Luna
Luglio 1969 d.C.
Siamo venuti in pace per tutta l'umanità»

Il LM venne rilasciato dopo che i due astronauti si trasferirono sul Columbia. Il LM restò in orbita lunare e si presume che si sia schiantato sul suolo lunare entro un intervallo di tempo tra 1 e 4 mesi.

Ammaraggio e quarantena[modifica | modifica wikitesto]

Il modulo di comando di Apollo 11 poco dopo l'ammaraggio nell'Oceano Pacifico.

Il 24 luglio gli astronauti rientrarono a bordo del modulo di comando Columbia sulla terra poco prima dell'alba (alle 16:51 UTC[47]) ammarando, nell'Oceano Pacifico a 2 660 km ad est dell'Isola di Wake, 380 km a sud dell'Atollo Johnston, a 24 km dalla nave di recupero USS Hornet (Coordinate: 13°19′N 169°09′W / 13.316667°N 169.15°W13.316667; -169.15 (Ammaraggio dell'Apollo 11)).[70]

Alle 16:44 UTC i paracadute parafreno si aprirono e sette minuti dopo il modulo di comando impattò violentemente con l'acqua. Dopo l'ammaraggio il modulo di comando si trovò a testa in giù, ma in soli 10 minuti fu rimesso nella giusta posizione grazie ai galleggianti aperti dagli astronauti. "Tutto va bene, la nostra lista di controllo è completa, aspettiamo i nuotatori", fu l'ultima trasmissione ufficiale di Armstrong dal Columbia. Un subacqueo dall'elicottero della Marina che si trovò sopra di loro, attaccò un'àncora al modulo di comando per impedirgli di andare alla deriva. Galleggianti supplementari vennero attaccati alla navetta per stabilizzarla e si posizionarono le zattere per l'estrazione degli astronauti. Nonostante si ritenesse estremamente remota la possibilità di riportare eventuali agenti patogeni dalla superficie lunare, venne comunque considerata e dunque la NASA adottò grandi precauzioni nel sito di recupero. I subacquei fornirono agli astronauti degli indumenti di isolamento biologico che indossarono fino a raggiungere le camere di isolamento a bordo della Hornet. Inoltre, gli astronauti vennero sfregati con una soluzione di ipoclorito di sodio e il modulo di comando pulito con betadine per rimuovere qualsiasi polvere lunare che avrebbe potuto essere presente. La zattera contenente i materiali di decontaminazione venne, quindi, affondata intenzionalmente.[71]

Gli astronauti arrivano sulla Hornet indossando gli indumenti di isolamento biologico

Un secondo elicottero Sea King prelevò gli astronauti a uno a uno, e un medico di volo della NASA fece a ciascuno un breve controllo fisico durante il viaggio di poco meno di un chilometro per tornare alla Hornet.

Arrivati sulla Hornet, gli astronauti uscirono dall'elicottero, lasciando il medico di volo e i tre membri dell'equipaggio, per dirigersi alla Mobile Quarantine Facility (MQF) dove iniziarono i loro 21 giorni di quarantena. Questa pratica continuò per altre due missioni Apollo: Apollo 12 e Apollo 14, prima che si dimostrasse definitivamente l'assenza di alcun rischio di trasporto di agenti infettivi dalla Luna.[71][72]

Il Presidente Nixon saluta gli astronauti che si trovano nell'MQF

Il presidente Richard Nixon si trovava a bordo della Hornet per accogliere personalmente gli astronauti sulla Terra ai quali disse: "Come risultato di ciò che avete fatto, il mondo non è mai stato più vicino".[73] Dopo che Nixon partì, la Hornet venne accostata al modulo di comando che venne issato al bordo e collocato vicino al MQF. La Hornet navigò verso Pearl Harbour dove il modulo di comando e il MQF vennero trasportati in aereo verso il Lyndon B. Johnson Space Center.[71]

Secondo la Extra-Terrestrial Exposure Law, gli astronauti vennero messi in quarantena per paura che sulla Luna potessero esservi la presenza di patogeni sconosciuti a cui potessero essere stati esposti durante le loro attività extraveicolari. Tuttavia, dopo quasi tre settimane di confinamento (prima nel MQF e successivamente nel Lunar Receiving Laboratory), gli astronauti non accusarono alcun sintomo o segno di malattia.[74] Così, il 10 agosto 1969 uscirono dalla quarantena.

Cimeli[modifica | modifica wikitesto]

Il modulo di comando dell'Apollo 11 esposta al National Air and Space Museum
Il sito di allunaggio fotografato da LRO nel 2012

Il Modulo di Comando è in mostra al National Air and Space Museum di Washington.

Nel 2009 il Lunar Reconnaissance Orbiter fotografò i vari siti di allunaggio delle missioni Apollo con risoluzione sufficiente a distinguere lo stadio di discesa del modulo lunare, vari strumenti scientifici e le tracce delle passeggiate lunari.

I 5 motori F-1 del razzo Saturn V sono stati ritrovati da una spedizione privata finanziata da Jeff Bezos, fondatore di Amazon.com, la cui intenzione è di recuperarne almeno uno da mettere pubblicamente in mostra.[75]

Comunicato stampa di contingenza[modifica | modifica wikitesto]

Negli Archivi Nazionali di Washington, D.C. c'è una copia del seguente comunicato stampa, datato 18 luglio 1969, preparato per il presidente Nixon, che avrebbe dovuto leggerlo in diretta TV nel caso in cui gli astronauti della missione Apollo 11 fossero rimasti bloccati sulla Luna:

«Il destino ha voluto che gli uomini che sono andati sulla Luna per esplorarla in pace, rimarranno sulla Luna per riposare in pace. Questi uomini impavidi, Neil Armstrong ed Edwin Aldrin, sanno che non c'è speranza per il loro recupero. Ma sanno che c'è speranza per l'umanità nel loro sacrificio.

Questi due uomini stanno donando le loro vite per l'obiettivo più nobile dell'umanità: la ricerca della verità e della conoscenza. Si addoloreranno le loro famiglie ed i loro amici; si addolorerà la loro nazione; si addolorerà tutta la gente del mondo; si addolorerà la Madre Terra per avere mandato due dei suoi figli verso l'ignoto.

Nella loro esplorazione, hanno unito le popolazioni del mondo come se fosse una; nel loro sacrificio, hanno legato ancora più strettamente la fratellanza tra gli uomini. Nei giorni antichi, gli uomini hanno guardato le stelle ed hanno visto i loro eroi nelle costellazioni. Oggi, noi facciamo lo stesso, ma i nostri eroi sono uomini in carne e ossa.

Altri seguiranno e certamente troveranno la loro via di casa. La ricerca dell'Uomo non verrà negata. Ma questi uomini erano i primi, e i primi resteranno nei nostri cuori.

Ogni uomo che guarderà la Luna nella notte, saprà che c'è da qualche parte un piccolo angolo che sarà per sempre l'umanità.»

Quest'ultimo pezzo del comunicato è tratto da una poesia del poeta inglese Rupert Brooke chiamata The soldier ("Il soldato"). La poesia inizia:

(EN)

«If I should die, think only this of me:
That there's some corner of a foreign field
That is forever England
»

(IT)

«Se muoio, pensate solo questo di me:
che c'è un angolo in un campo straniero
che è per sempre Inghilterra»

(Rupert Brooke, The soldier)

Giubileo della missione[modifica | modifica wikitesto]

Armstrong, Collins e Aldrin ricevuti dal Presidente George W. Bush

Il 20 luglio 2004 la NASA festeggiò il 35º anniversario dell'allunaggio e della missione Apollo 11 con una grande cerimonia commemorativa e con l'incontro, il giorno successivo, degli astronauti ancora in vita e dei più importanti collaboratori del progetto alla Casa Bianca con l'allora Presidente degli Stati Uniti George W. Bush.[76]

Di nuovo il 20 luglio 2009, Armstrong, Aldrin e Collins furono invitati alla Casa Bianca dal presidente Obama, per festeggiare il 40º anniversario dell'allunaggio. Tv e giornali hanno dedicato la giornata intera agli eroi della missione, e proprio in occasione dell'anniversario è stato realizzato un film-documentario che ripercorre la storia dell'Apollo, Moonshot. Alla Casa Bianca i tre astronauti hanno tenuto un discorso nel quale invitano il paese a mandare l'uomo su Marte.

Principali eventi[modifica | modifica wikitesto]

Agganci tra il CSM-LM[modifica | modifica wikitesto]

  • Separazione: 20 luglio 1969, 17:44 UTC
  • Riaggancio: 21 luglio 1969, 21:35 UTC

Passeggiata sulla Luna[modifica | modifica wikitesto]

  • Apertura del portello del LM: 21 luglio 1969, 2:39:33 UTC
  • Armstrong, EVA (Extra-vehicular activity, attività extraveicolari)
    • Uscita dal LM: 2:51:16 UTC
    • Contatto con il suolo lunare: 2:56:15 UTC
    • Rientro al LM: 5:09:00 UTC
  • Aldrin, EVA
    • Uscita dal LM: 03:11:57 UTC
    • Contatto con il suolo lunare: 03:15:16 UTC
    • Rientro al LM: 05:01:39 UTC
  • Chiusura del portello del LM: 21 luglio, 05:11:13 UTC
    • Durata: 2 ore, 31 minuti, 40 secondi

Note[modifica | modifica wikitesto]

Questa voce include materiale in pubblico dominio proveniente dal sito o da documenti della National Aeronautics and Space Administration.

  1. ^ Richard Stenger, Man on the Moon: Kennedy speech ignited the dream, in CNN, 25 maggio 2001 (archiviato dall'url originale il 6 giugno 2010).
  2. ^ a b Logsdon, 1976, p. 134.
  3. ^ Logsdon, 1976, pp. 13-15.
  4. ^ Brooks, Grimwood e Swenson, 1979, p. 1.
  5. ^ Brooks, Grimwood e Swenson, 1979, pp. 101-106.
  6. ^ Brooks, Grimwood e Swenson, 1979, p. 134.
  7. ^ Brooks, Grimwood e Swenson, 1979, p. 332-333.
  8. ^ Brooks, Grimwood e Swenson, 1979, p. 342.
  9. ^ Logsdon, 1976, p. 121.
  10. ^ Logsdon, 1976, pp. 112-117.
  11. ^ Brooks, Grimwood e Swenson, 1979, p. 15.
  12. ^ Brooks, Grimwood e Swenson, 1979, pp. 72–77.
  13. ^ Brooks, Grimwood e Swenson, 1979, pp. 48-49.
  14. ^ Brooks, Grimwood e Swenson, 1979, pp. 181–182, 205–208.
  15. ^ Brooks, Grimwood e Swenson, 1979, pp. 214-218.
  16. ^ Brooks, Grimwood e Swenson, 1979, pp. 265–272.
  17. ^ Brooks, Grimwood e Swenson, 1979, pp. 274–284.
  18. ^ Brooks, Grimwood e Swenson, 1979, pp. 292–300.
  19. ^ Brooks, Grimwood e Swenson, 1979, pp. 303–312.
  20. ^ Courtney G. Brooks, James M. Grimwood e Loyd S., Jr. Swenson, Setting the Stage, in Chariots for Apollo: A History of Manned Lunar Spacecraft, prefazione di Samuel C. Phillips, Washington, Scientific and Technical Information Branch, NASA, 1979, LCCN 79-1042, OCLC 4664449. URL consultato il 1º novembre 2013.
  21. ^ Brooks, Grimwood e Swenson, 1979, p. 261.
  22. ^ Brooks, Grimwood e Swenson, 1979, p. 375.
  23. ^ Orloff, 2000, p. 272.
  24. ^ Kranz, 2000, pp. 230, 236, 273, 320.
  25. ^ Gene Farmer, Dora Jane Hamblin, Neil Armstrong, Michael Collins e Edwin E., Jr. Aldrin, First on the Moon: A Voyage with Neil Armstrong, Michael Collins, Edwin E. Aldrin, Jr., Epilogue di Arthur C. Clarke, Boston, Little, Brown and Company, 1970, p. 39, ISBN 0-7181-0736-5, LCCN 76-103950.
  26. ^ Michael Collins, Carrying the Fire: An Astronaut's Journeys, Foreword by Charles Lindbergh, New York, Cooper Square Press, 2001 [Originally published 1974; New York: Farrar, Straus e Giroux], pp. 332–333, ISBN 0-8154-1028-X, LCCN 2001017080.
  27. ^ 1971-78 Dollar Eisenhower, su CoinSite, ROKO Design Group, Inc., 1994. URL consultato il 20 luglio 2009.
  28. ^ Personal Preference Kit, un sacchetto dove mettere oggetti affettivi personali.
  29. ^ James R. Hansen, First Man: The Life of Neil A. Armstrong, New York, Simon & Schuster, 2005, p. 527, ISBN 978-0-7432-5631-5, LCCN 2005049992.
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  33. ^ Cortright, 1975, pp. 98–99.
  34. ^ Cappellari, 1972, p. 976.
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  38. ^ a b c d Benson e Faherty, 1978, p. 474.
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  42. ^ Apollo 11 Flight Journal – Day 1, Part 1: Launch, NASA. URL consultato l'11 ottobre 2018.
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  63. ^ Franco Bertarelli, La notte folle, Epoca, n.982, 20 luglio 1969, pag 90
  64. ^ « 104:39:14 - Our recommendation at this point is planning an EVA, with your concurrence, starting about eight o'clock this evening, Houston time. That is about 3 hours from now. » Apollo 11 Lunar Surface Journal - Post Landing Activities.
  65. ^ Livio Caputo e Ricciotti Lazzero, Le due ore più grandi, Epoca n.983, 27 luglio 1969, pag. 35.
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  69. ^ Archivi Casa Bianca, su archives.gov.
  70. ^ Richard W. Orloff, Table of Contents, in Apollo by the Numbers: A Statistical Reference, NASA History Division, Office of Policy and Plans, NASA History Series, Washington, D.C., NASA, settembre 2004 [First published 2000], ISBN 0-16-050631-X, LCCN 00061677. URL consultato il 12 giugno 2013.
  71. ^ a b c Bob Fish, Hornet Plus Three: The Story of the Apollo 11 Recovery, Foreword by Richard Gordon, 1st, Reno, Nevada, Creative Minds Press, 2009, ISBN 978-0-9749610-7-1.
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  73. ^ Frank Gannon, 24 July 1969: Home From The Moon, su The New Nixon, Richard Nixon Foundation, 23 luglio 2008. URL consultato il 20 luglio 2009 (archiviato dall'url originale il 9 maggio 2010).
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  75. ^ Fondatore Amazon Ritrova in Fondo all'Oceano Motori del Razzo della Missione Apollo 11
  76. ^ Una relazione dettagliata sui festeggiamenti è reperibile sul sito NASA-Giubileo.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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