Apollo 11

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Apollo 11
Emblema missione
Apollo 11 insignia.png
Dati della missione
OperatoreNASA
NSSDC ID1969-059A
SCN04039
Nome veicolomodulo di servizio e di comando di Apollo 11 e modulo lunare dell'Apollo 11
Modulo di comandoCM-107
Modulo di servizioSM-107
Modulo lunareLM-5
VettoreSaturn V SA-506
Codice chiamatamodulo comando:
Columbia
modulo lunare:
Eagle
Lancio16 luglio 1969
13:32:00 UTC
Luogo lanciocomplesso di lancio 39
Allunaggio20 luglio 1969
20:17:40 UTC
Mare della Tranquillità
0° 40′ 26,69″ N,
23° 28′ 22,69″ E
(based on the IAU
Mean Earth Polar Axis
coordinate system)
Durata EVA lunare2 h 31 min 40 s
Tempo su superficie lunare21 h 36 min 20 s
Ammaraggio24 luglio 1969
16:50:35 UTC
Sito atterraggioOceano Pacifico (13°19′N 169°09′W / 13.316667°N 169.15°W13.316667; -169.15)
Nave da recuperoUSS Hornet
Durata8 giorni, 3 ore, 18 minuti e 35 secondi
Peso campioni lunari21,55 kg (47,5 lb)
Proprietà veicolo spaziale
Peso al lancio45 702 kg
Peso al rientro4 932 kg
Parametri orbitali
Orbitaorbita selenocentrica
Numero orbite lunari30
Tempo in orbita lunare59 h 30 min 25,79 s
Apoapside lunare122,4 km
Periapside lunare100,9 km
Periodo2 h
Inclinazione1,25°
Equipaggio
Numero3
MembriNeil Armstrong
Michael Collins
Buzz Aldrin
Apollo 11 Crew.jpg
Da sinistra a destra: Armstrong, Collins e Aldrin.
Programma Apollo
Missione precedenteMissione successiva
Apollo 10 Apollo 12

Apollo 11 fu la missione spaziale che portò i primi uomini sulla Luna, gli astronauti statunitensi Neil Armstrong e Buzz Aldrin, il 20 luglio 1969 alle 20:17:40 UTC. Armstrong fu il primo a mettere piede sul suolo lunare, sei ore più tardi dell'allunaggio, il 21 luglio alle ore 02:56 UTC. Aldrin arrivò 19 minuti dopo. I due trascorsero circa due ore e un quarto al di fuori della navicella, e raccolsero 21,5 kg di materiale lunare che riportarono a Terra. Il terzo membro della missione, Michael Collins (pilota del modulo di comando), rimase in orbita lunare mentre gli altri due erano sulla superficie; dopo 21,5 ore dall'allunaggio, gli astronauti si riunirono e Collins pilotò il modulo di comando Columbia nella traiettoria di ritorno sulla Terra. La missione terminò il 24 luglio, con l'ammaraggio nell'Oceano Pacifico.

Lanciata da un razzo Saturn V dal Kennedy Space Center, il 16 luglio alle 13:32 UTC, Apollo 11 fu la quinta missione con equipaggio del programma Apollo della NASA. La navicella spaziale Apollo era costituita da tre parti: un Modulo di Comando (CM) che ospitava i tre astronauti ed è l'unica parte rientrata a Terra, un modulo di servizio (SM), che forniva il modulo di comando di propulsione, energia elettrica, ossigeno e acqua, e un Modulo Lunare (LM) composto di due stadi: uno per l'allunaggio e uno per riportare gli astronauti in orbita lunare.

Dopo essere stati lanciati sulla Luna dal terzo stadio del Saturn V, gli astronauti separarono da esso la navicella e viaggiarono per tre giorni prima di entrare in orbita lunare. Dopodiché Armstrong e Aldrin si spostarono sul modulo lunare Eagle atterrando sul Mare della Tranquillità. Dopo lo sbarco e una passeggiata lunare, gli astronauti utilizzarono lo stadio di ascensione di Eagle per decollare dalla superficie lunare e ricongiungersi con Collins sul modulo di comando. Hanno sganciato Eagle prima di effettuare le manovre che li hanno portati fuori dall'orbita lunare e in una traiettoria verso la Terra. Sono ritornati sulla Terra e ammarati nell'Oceano Pacifico il 24 luglio dopo più di otto giorni nello spazio.

La prima passeggiata lunare fu trasmessa in diretta televisiva per un pubblico mondiale. Nel mettere il primo piede sulla superficie della Luna, Armstrong commentò l'evento come "un piccolo passo per [un] uomo, un salto da gigante per l'umanità".[1] Apollo 11 concluse la corsa allo spazio intrapresa dagli Stati Uniti e dall'Unione Sovietica, realizzando l'obiettivo nazionale, proposto nel 1961 dal presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy in un discorso davanti al Congresso degli Stati Uniti, "prima che finisca questo decennio, di far atterrare un uomo sulla Luna e farlo tornare sano e salvo sulla Terra".[2]

Retroscena[modifica | modifica wikitesto]

Tra la fine degli anni 1950 e l'inizio degli anni 1960, gli Stati Uniti d'America erano impegnati nella cosiddetta "guerra fredda", una rivalità geopolitica con l'Unione Sovietica.[3] Il 4 ottobre 1957, quest'ultima lanciò lo Sputnik 1, il primo satellite artificiale. Questo sorprendente successo scatenò paure e immaginazioni in tutto il mondo. Non solo servì a dimostrare che l'Unione Sovietica possedeva la capacità di colpire con armi nucleari su distanze intercontinentali, ma anche di poter sfidare le aspettative statunitense riguardo alla superiorità militare, economica e tecnologica.[4] Questo fece scaturire la crisi dello Sputnik e innescò quella che verrà conosciuta come "corsa allo spazio".[5] Il presidente Dwight Eisenhower reagì a queste notizie creando la National Aeronautics and Space Administration (NASA) e dando impulso all'inizio del Programma Mercury,[6] che aveva come obiettivo di portare un uomo nell'orbita terrestre.[7] Tuttavia il 12 aprile 1961 gli statunitensi vennero nuovamente anticipati quando il cosmonauta sovietico Yuri Gagarin divenne la prima persona nello spazio e il primo ad orbitare intorno alla Terra.[8] Fu un altro colpo all'orgoglio statunitense.[9] Quasi un mese dopo, il 5 maggio 1961, Alan Shepard divenne il primo americano nello spazio, completando un volo suborbitale di 15 minuti. Dopo essere stato recuperato nell'Oceano Atlantico, ricevette una telefonata di congratulazioni dal successore di Eisenhower, John F. Kennedy.[10]

Kennedy si preoccupava di ciò che i cittadini di altre nazioni pensassero degli Stati Uniti e credeva che non fosse solo nell'interesse nazionale di essere superiore agli altri, ma che la percezione del potere statunitense fosse almeno altrettanto importante della attualità. Era quindi considerato intollerabile che l'Unione Sovietica fosse più avanzata nel campo dell'esplorazione spaziale e che fosse determinata a battere gli Stati Uniti in una sfida che massimizzasse le sue possibilità di vittoria.[3] Poiché l'Unione Sovietica poteva vantare i migliori missili, agli Stati Uniti si presentava una sfida che andava al di là della capacità nella produzione di sistemi balistici della generazione esistente per uguagliare i sovietici, ma che doveva presentare un traguardo più spettacolare, anche se non giustificato da motivi strettamente militari. Dopo essersi consultato con i suoi esperti e consulenti, Kennedy scelse un progetto del genere.[11] Il 25 maggio 1961, si rivolse al Congresso degli Stati Uniti su "Urgenti necessità nazionali" e dichiarò:

(EN)

«I believe that this nation should commit itself to achieving the goal, before this decade is out, of landing a man on the moon and returning him safely to the Earth. No single space project in this period will be more impressive to mankind, or more important for the long-range exploration of space; and none will be so difficult or expensive to accomplish. We propose to accelerate the development of the appropriate lunar space craft. We propose to develop alternate liquid and solid fuel boosters, much larger than any now being developed, until certain which is superior. We propose additional funds for other engine development and for unmanned explorations-explorations which are particularly important for one purpose which this nation will never overlook: the survival of the man who first makes this daring flight. But in a very real sense, it will not be one man going to the Moon-if we make this judgment affirmatively, it will be an entire nation. For all of us must work to put him there.»

(IT)

«Credo che questa nazione si debba impegnare a raggiungere l'obiettivo, prima della fine del decennio, di far atterrare un uomo sulla Luna e di farlo tornare sano e salvo sulla Terra. Nessun progetto spaziale di questo periodo sarà più impressionante per il genere umano, o più importante per l'esplorazione spaziale; e nessuno sarà così difficile e dispendioso da compiere. Proponiamo di accelerare lo sviluppo del veicolo lunare appropriato. Proponiamo di sviluppare alternativamente dei booster con carburante solido e liquido, molto pù grandi di quelli attualmente in sviluppo, finché non sarà certo quale sarà il migliore. Proponiamo fondi aggiuntivi per lo sviluppo di altri motori e per esplorazioni senza equipaggio che sono particolarmente importanti per uno scopo che questa nazione non trascurerà mai: la sopravvivenza dell'uomo che per primo farà questo audace volo. Ma in un senso, non sarà solo un uomo ad andare sulla Luna-se esprimiamo questo giudizio affermativamente, sarà un'intera nazione. Perché ciascuno di noi dovrà lavorare per portarlo là.»

(John F. Kennedy)

Lo sforzo di far atterrare un uomo sulla Luna aveva già un nome: Programma Apollo.[12] Una decisione iniziale e cruciale fu l'adozione del Lunar orbit rendezvous, in base al quale una navicella spaziale dedicata sarebbe atterrata sulla superficie lunare. La navicella Apollo sarebbe stata quindi composta da tre parti: un modulo di comando (CM) con una cabina pressurizzata per i tre astronauti che era anche l'unica parte che tornava sulla Terra; un modulo di servizio (SM), che fungeva da supporto per il modulo di comando con fornitura di propulsione, energia elettrica, ossigeno e acqua; e un modulo lunare (LM) che a sua volta era diviso in due stadi: uno per la discesa e l'atterraggio sulla Luna e uno stadio di risalita per riportare gli astronauti nell'orbita lunare.[13] La scelta di questo profilo di missione significò che era possibile lanciare il veicolo spaziale tramite il razzo Saturn V, un vettore che era in quel momento in fase di sviluppo.[14]

Le tecnologie e le tecniche richieste per Apollo vennero sviluppate nel corso del Programma Gemini.[15] Il Programma Apollo subì una brusca frenata a seguito dell'incendio che incorse all'Apollo 1, avvenuto il 27 gennaio 1967, in cui morirono i tre astronauti e per via delle successive indagini.[16] Nell'ottobre del 1968, la missione Apollo 7 testò il modulo di comando in orbita terrestre[17] e nel dicembre Apollo 8 lo portò in orbita lunare.[18] Nel marzo 1969, Apollo 9 eseguì i test del modulo lunare in orbita terrestre,[19] e successivamente, nel maggio 1969, l'Apollo 10 condusse una "prova generale", testando il modulo lunare in orbita lunare. Nel luglio 1969, tutto era pronto per l'Apollo 11 e per compiere l'ultimo passo sulla Luna.[20]

L'Unione Sovietica competeva con gli Stati Uniti nella corsa allo spazio, ma perse il suo comando dopo ripetuti fallimenti nello sviluppo del lanciatore N1, il corrispettivo sovietico del Saturn V.[21] I sovietici cercarono di battere gli Stati Uniti riportando materiale lunare sulla Terra per mezzo di sonde senza umani. Il 13 luglio, tre giorni prima del lancio dell'Apollo 11, i sovietici lanciarono Luna 15, che raggiunse l'orbita lunare prima di Apollo 11. Durante la discesa, Luna 15 si schiantò nel Mare Crisium a causa di un malfunzionamento; questo schianto avvenne due ore prima che Armstrong e Aldrin decollassero dalla superficie lunare per tornare a casa. I radiotelescopi dell'osservatorio Jodrell Bank in Inghilterra registrarono delle trasmissioni di Luna 15 durante la sua discesa, che vennero rese pubbliche a luglio 2009 in occasione del 40esimo anniversario dell'Apollo 11.[22]

Informazioni generali[modifica | modifica wikitesto]

Equipaggio[modifica | modifica wikitesto]

Posizione Astronauta
Comandante Neil Armstrong
Secondo e ultimo volo
Pilota del modulo di comando Michael Collins
Secondo e ultimo volo
Pilota del modulo lunare Buzz Aldrin
Secondo e ultimo volo

Il 20 novembre 1967, fu annunciato ufficialmente l'equipaggio di riserva iniziale dell'Apollo 9, composto dal Comandante Neil Armstrong, pilota del CM Jim Lovell e pilota del LM Buzz Aldrin.[23] Lovell e Aldrin aveva volato insieme in precedenza in Gemini 12. A causa di ritardi nella progettazione e nella costruzione del modulo lunare, Apollo 8 e Apollo 9 hanno scambiato l'equipaggio principale e di riserva, così l'equipaggio di Armstrong divenne la riserva per Apollo 8. Basandosi sul consueto schema di rotazione degli equipaggi, era previsto che Armstrong comandasse Apollo 11.[24]

Ci sarebbe stato un cambio. Michael Collins, il pilota del CM nell'equipaggio dell'Apollo 8, presentava problemi alle gambe. Gli è stata diagnosticata una crescita ossea tra la quinta e la sesta vertebra, che necessitava un intervento chirurgico.[25] Lovell ha preso il suo posto nell'Apollo 8, e quando Collins ha recuperato è entrato nell'equipaggio di Armstrong come pilota del modulo di comando. Nel frattempo, Fred Haise e Aldrin sono subentrati rispettivamente come piloti del LM, e del CM nell'equipaggio di riserva dell'Apollo 8.[26] Apollo 11 è stata la seconda missione statunitense in cui tutti i membri dell'equipaggio avevano esperienze di volo spaziale;[27] la prima era Apollo 10[28] e la successiva sarebbe stata STS-26 nel 1988.[27]

Slayton diede ad Armstrong la possibilità di sostituire Aldrin con Lovell, dato che alcuni pensavano che fosse difficile lavorare con Aldrin. Armstrong non aveva problemi a lavorare con Aldrin, ma ci pensò su per un giorno prima di rifiutare. Pensava che Lovell meritasse di comandare personalmente una missione (che sarebbe stata Apollo 13).[29]

L'equipaggio dell'Apollo 11 non era caratterizzato da un senso di gioiosa amicizia, come fu il caso per l'Apollo 12, ma piuttosto quello di una relazione lavorativa amichevole. Armstrong era noto per essere particolarmente distaccato, ma Collins, che si considerava solitario, confessò di aver respinto i tentativi di Aldrin di creare una relazione più personale.[30] Aldrin e Collins hanno definito i membri dell'equipaggio "amichevoli sconosciuti".[31] Armstrong non era d'accordo con questa affermazione e disse "[...] tutti gli equipaggi in cui ero hanno lavorato molto bene insieme".[31]

Equipaggio di riserva[modifica | modifica wikitesto]

Posizione Astronauta
Comandante James Lovell
Pilota del modulo di comando William Anders
Pilota del modulo lunare Fred Haise

L'equipaggio di riserva era composto da Lovell come Comandante, Anders come pilota del CM e Haise come pilota del LM. Anders e Lovell avevano volato insieme in Apollo 8.[27] All'inizio del 1968, Anders accettò un lavoro al National Aeronautics and Space Council, che sarebbe cominciato ad agosto di quell'anno e annunciò che si sarebbe dimesso da astronauta da quel momento. Ken Mattingly è stato spostato dall'equipaggio di supporto all'addestramento da pilota di riserva del CM in parallelo con Anders nel caso in cui Apollo 11 sarebbe stato posticipato, perché Anders a quel punto non sarebbe più stato disponibile. Lovell, Haise, e Mattingly avrebbero costituito l'equipaggio dell'Apollo 13.[32]

Equipaggio di supporto[modifica | modifica wikitesto]

Per ogni missione dei programmi Mercury e Gemini veniva nominato un equipaggio principale e uno di riserva. Per il programma Apollo venne aggiunta una terza squadra di astronauti, conosciuta come equipaggio di supporto. A questi veniva demandato la stesura del piano di volo, delle liste di controllo e le procedure di base della missione. Inoltre, erano responsabili di assicurare che gli astronauti dell'equipaggio principale e di riserva fossero informati di eventuali modifiche. L'equipaggio di supporto sviluppava le procedure nei simulatori, in particolare quelle dedicate ad affrontare le situazioni di emergenza, cosicché gli equipaggi principale e di riserva si potessero allenare con i simulatori, permettendo loro di fare pratica e padroneggiarli.[33] Per l'Apollo 11, l'equipaggio di supporto era composto da Ken Mattingly, Ronald Evans e Bill Pogue.[34]

Comunicatori[modifica | modifica wikitesto]

Il CAPCOM Charles Duke, con gli astronauti di riserva Jim Lovell e Fred Haise, mentre ascoltavano la discesa dell'Apollo 11

Il capsule communicator (CAPCOM) era un astronauta al centro di controllo missione a Houston, Texas, che era l'unica persona che comunicava direttamente con l'equipaggio in volo.[35] Per l'Apollo 11, i CAPCOM erano Charles Duke, Ronald Evans, Bruce McCandless II, James Lovell, William Anders, Ken Mattingly, Fred Haise, Don L. Lind, Owen K. Garriott e Harrison Schmitt.[34]

Direttori di volo[modifica | modifica wikitesto]

I quattro direttori di volo che si alternarono per questa missione furono:[36][37]

Codici di chiamata[modifica | modifica wikitesto]

All'equipaggio delle missioni Apollo era lasciata la possibilità di rinominare le navicelle in uso, ma, dopo che l'equipaggio dell'Apollo 10 aveva optato per Charlie Brown e Snoopy per identificare rispettivamente il Modulo di Comando e il Modulo Lunare, il vice-direttore delle pubbliche relazioni, Julian Scheer, scrisse a George M. Low, direttore del Centro di controllo missione, di suggerire all'equipaggio dell'Apollo 11 nomi più "seri".

Il modulo di comando fu così chiamato Columbia, da Columbiad, il gigantesco cannone che, nel romanzo di Jules Verne Dalla Terra alla Luna (1865), sparava la navicella verso la Luna;[38] Il LEM invece fu chiamato Eagle (Aquila), l'uccello simbolo degli Stati Uniti, rappresentato anche sull'emblema della missione.

Emblema della missione[modifica | modifica wikitesto]

L'emblema della missione fu ideato da Collins, che volle rappresentare simbolicamente un "allunaggio pacifico degli Stati Uniti". Rappresentò quindi un'aquila calva, con un ramo d'ulivo nel becco, che atterrava su un paesaggio lunare e con una vista della Terra in lontananza. Alcuni funzionari della NASA ritennero che gli artigli dell'aquila sembrassero troppo "bellicosi" e dopo qualche discussione, il ramo d'ulivo fu spostato negli artigli. L'equipaggio scelse di non utilizzare il numero romano "XI", ma preferì utilizzare l'"11" arabo, temendo che il primo potesse non essere compreso in alcune nazioni. Inoltre, scelsero di non indicare i loro nomi sull'emblema, affinché esso fosse "rappresentativo di tutti coloro che avevano lavorato per permettere la missione".[39]

Tutti i colori sono naturali, con bordi in blu e giallo oro.[40]

Oggetti ricordo[modifica | modifica wikitesto]

Medaglioni in argento di Robbins volati sull'Apollo 11

Gli astronauti avevano dei personal preference kit (PPK), piccoli borselli contenenti oggetti di valore affettivo personale che si volevano portare con loro in missione.[41] Sull'Apollo 11 sono stati portati cinque PPK: tre (uno per ogni astronauta) furono messi sul Columbia, e due sull'Eagle.[42]

Neil Armstrong, nel suo personal preference kit (PPK) volle tenere un pezzo di legno dell'elica sinistra del Wright Flyer, l'aereo dei fratelli Wright del 1903, e un pezzo di tessuto dall'ala.[43] Inoltre aveva con sé i distintivi di astronauta, arricchiti di diamanti, originariamente donati da Deke Slayton alle vedove dell'equipaggio dell'Apollo 1.[44] Il distintivo avrebbe dovuto volare in quella missione e dato a Slayton successivamente, ma a seguito del disastroso incendio sulla rampa di lancio e i funerali, le vedove diedero il distintivo a Slayton.

Scelta del sito di allunaggio[modifica | modifica wikitesto]

Mappa della Luna che mostra i potenziali siti di allunaggio presi in considerazione per l'Apollo 11. Venne poi scelto il 2.

La commissione della NASA incaricata della scelta del sito di allunaggio (Apollo Site Selection Board) annunciò, l'8 febbraio 1968, di averne individuati cinque di potenziali. Questi erano il risultato di due anni di studi basati sulle fotografie ad alta risoluzione della superficie lunare acquisite da cinque sonde prive di equipaggio del programma Lunar Orbiter e sull'analisi delle informazioni, apprese nel corso del programma Surveyor, riguardanti le condizioni del suolo.[45]

Neppure i più performanti telescopi terrestri erano in grado di visualizzare le caratteristiche della superficie della Luna con la risoluzione richiesta dalle specifiche del programma Apollo.[46] Le aree che apparivano chiare e idonee all'allunaggio sulle fotografie scattate dalla Terra, erano poi spesso ritenute totalmente inaccettabili. Il requisito originale era che il sito scelto fosse privo di crateri dovette essere poi reso meno stringente, in quanto non era stato trovato alcun luogo con queste caratteristiche.[47] I cinque siti presi in considerazione erano: i siti 1 e 2 situati nel Mare della tranquillità (Mare Tranquilitatis), Il sito 3 nella Sinus Medii e i siti 4 e 5 che si trovano nell'Oceano delle Tempeste (Oceanus Procellarum).[45]

La selezione del sito finale si basava su sette criteri:

  • Il sito doveva essere pianeggiante, con relativamente pochi crateri;
  • con percorsi di avvicinamento liberi da grandi colline, alte falesie o profondi crateri che avrebbero potuto confondere il radar di atterraggio e indurlo a emettere letture errate;
  • raggiungibile con una quantità minima di propellente;
  • tenendo conto dei ritardi nel conto alla rovescia del lancio;
  • fornendo alla navicella spaziale Apollo una traiettoria di ritorno libero, che cioè consentisse di girare attorno alla Luna e ritornare in sicurezza sulla Terra senza richiedere alcuna accensione del motore, nel caso in cui fosse sorto un problema durante il viaggio verso la Luna;
  • con una buona visibilità durante l'atterraggio, il che significava che il Sole si sarebbe dovuto trovare tra i 7 e i 20 gradi dietro il modulo lunare;
  • e con una pendenza generale inferiore a 2 gradi nell'area di atterraggio.[45]

Il requisito dell'angolo del sole era particolarmente restrittivo, limitando la data di lancio a un giorno al mese.[45] Alla fine, l'Apollo Site Selection Board selezionò il sito 2, con i siti 3 e 5 come backup in caso di ritardo del lancio. Nel maggio 1969, Apollo 10 volò a meno di 15 km dal Sito 2 e riferì che era accettabile per il successivo allunaggio.[48]

Decisioni sul primo passo[modifica | modifica wikitesto]

Durante la prima conferenza stampa dopo l'annuncio dell'equipaggio dell'Apollo 11, la prima domanda chiesta da un giornalista è stata: "Chi di voi signori sarà il primo uomo a mettere piede sulla superficie lunare?"[49][50] Slayton rispose che non era ancora stata presa una decisione, e Armstrong aggiunse che "non era basata su desideri personali".[49]

Una delle prime versioni della checklist sull'uscita prevedeva che il pilota del modulo lunare dovesse uscire prima del comandante; ciò concordava con la procedura seguita nelle missioni precedenti.[51] Il comandante non aveva mai effettuato una passeggiata spaziale.[52] All'inizio del 1969, i giornalisti scrissero che Aldrin sarebbe stato il primo a camminare sulla Luna, e anche George Mueller, amministratore associato della NASA, disse ciò. Aldrin si infuriò, dopo che sentì dire che Armstrong sarebbe stato il primo a mettere piede sulla Luna, perché era un civile. Aldrin tentò di convincere altri piloti di moduli lunari del fatto che sarebbe dovuto essere il primo, ma risposero in modo cinico e la considerarono una campagna di lobbismo. Nel tentativo di fermare un conflitto tra i dipartimenti, Slayton disse a Aldrin che Armstrong sarebbe stato il primo in qualità di comandante. La decisione fu annunciata in una conferenza stampa il 14 aprile 1969.[53] Aldrin credette per decenni che la decisione finale fosse dipesa in larga parte dalla posizione della botola del modulo lunare. Dato che gli astronauti avevano indosso le loro tute e il veicolo era piccolo, muoversi per uscire era difficoltoso. L'equipaggio provò una simulazione nella quale Aldrin uscì per primo dal veicolo, e danneggiò il veicolo durante l'uscita. Anche se questo era sufficiente agli organizzatori della missione per prendere la decisione definitiva, Aldrin e Armstrong furono tenuti all'oscuro del verdetto fino a tarda primavera.[54] Slayton disse ad Armstrong che il piano prevedeva che fosse lui a lasciare per primo il veicolo, se fosse stato d'accordo. Armstrong rispose, "Sì, è così che si fa."[55]

I media accusarono Armstrong di aver esercitato la sua posizione di comandante per uscire per primo.[56] Chris Kraft rivelò nella sua autobiografia che ci fu un incontro tra lui, Gilruth, Slayton e Low per assicurarsi che Aldrin non sarebbe stato il primo a camminare sulla Luna, perché ritennero che la prima persona doveva essere come Charles Lindbergh, una persona calma e tranquilla. Decisero di cambiare il programma di volo in modo tale da far uscire per primo il comandante.[57]

Preparazione[modifica | modifica wikitesto]

Il Saturn V SA-506, il razzo che porta la navetta Apollo 11, esce dal Vehicle Assembly Building e si dirige verso il Complesso di lancio 39

Lo stadio di ascesa del modulo lunare LM-5 arrivò al Kennedy Space Center l'8 gennaio 1969, seguito quattro giorni dopo da quello di discesa; il modulo di comando e servizio CM-107 giunse, invece, il 23 gennaio.[58] Vi erano alcune differenze tra il LM-5 e il LM-4 che aveva volato nella missione Apollo 10. Innanzitutto il LM-5 possedeva un'antenna radio VHF per facilitare la comunicazione con gli astronauti durante la loro attività extraveicolare sulla superficie lunare; era, poi, presente un motore di risalita più leggero, una maggior protezione termica alle gambe del carrello di atterraggio e una serie di strumenti per esperimenti scientifici noti come Early Apollo Scientific Experiments Package (EASEP). Per quanto riguarda il modulo di comando, l'unica modifica nella configurazione era la rimozione di un isolamento dal portello anteriore.[59][60] I moduli di comando e di servizio vennero assemblati insieme il 29 gennaio e così spostati il 14 aprile dall'Operations and Checkout Building al Vehicle Assembly Building.[58]

Nel frattempo, il 18 febbraio aveva fatto il suo arrivo il terzo stadio S-IVB del Saturn V AS-506, seguito dal secondo stadio S-II il 6 febbraio, dal primo stadio S-IC il 20 febbraio e dal Saturn V Instrument Unit il 27 febbraio. Alle 12:30 del 20 maggio, tutto il complesso assemblato del peso totale di 5.443 tonnellate lasciò, posto in cima al Crawler-transporter, il Vehicle Assembly Building in direzione della piattaforma di lancio 39A, parte del Complesso di lancio 39; nello stesso momento Apollo 10 era in viaggio verso la Luna. Il 26 giugno iniziò un test del conto alla rovescia, che si concluse il 2 luglio. Il complesso di lancio iniziò ad essere illuminato nella notte del 15 luglio, quando il Crawler-transporter aveva oramai raggiunto il suo parcheggio pronto per il lancio.[58] Nelle prime ore del mattino, i serbatoi di carburante degli stadi S-II e S-IVB vennero riempiti con l'idrogeno liquido.[61] Il rifornimento venne, poi, portato a termine tre ore prima del decollo.[62] Le operazioni di lancio erano parzialmente automatizzate, grazie a 43 programmi scritti nel linguaggio ATOLL (Acceptance, Test Or Launch Language).[63][64]

L'astronauta dell'equipaggio di riserva Fred Haise entrò nel modulo di comando Colombia circa tre ore e dieci minuti prima del lancio per, insieme a un tecnico, aiutare Armstrong a prendere posto, alle 06:54, sul seggiolino di sinistra. Cinque minuti dopo il comandante venne raggiunto da Collins che occupò la sua posizione sul seggiolino di destra. Alla fine, fece il suo ingresso anche Aldrin, sedendosi nel posto centrale.[62] Haise lasciò la navetta circa due ore e dieci minuti prima del lancio.[65] Successivamente, la squadra di tecnici chiuse il portello e la cabina venne pressurizzata, quindi lasciò il complesso di lancio circa un'ora prima dell'orario previsto per il decollo. Il conto alla rovescia divenne automatico tre minuti e venti secondi prima del lancio.[62] Più di 450 persone erano presenti, in quel momento, ai quadri di comando del Launch Control Center.[61]

La missione[modifica | modifica wikitesto]

Il lancio e il viaggio verso la Luna[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Richard Nixon § Programma spaziale.
Il lancio dell'Apollo 11 con il Saturn V, notare l'effetto della Singolarità di Prandtl-Glauert
La Terra vista da Apollo 11 poco dopo aver lasciato l'orbita terrestre (manovra Trans Lunar Injection)

Si stima che circa un milione di spettatori abbiano assistito al lancio dell'Apollo 11 affollando le autostrade e le spiagge vicine al sito di lancio. Tra i notabili presenti vi fu il capo di stato maggiore dell'esercito degli Stati Uniti, il generale William Westmoreland, quattro membri del governo, 19 governatori statali, 40 sindaci, 60 ambasciatori e 200 membri del Congresso. Il vicepresidente Spiro Agnew seguì l'evento insieme all'ex presidente, Lyndon B. Johnson e sua moglie Lady Bird Johnson.[61][66] Erano, inoltre, presenti circa 3.500 rappresentanti dei media,[67] dei quali circa i due terzi provenivano dagli Stati Uniti e il restante da altri 55 paesi. Il lancio venne trasmesso in diretta televisiva in 33 paesi, con una stima di 25 milioni di spettatori solo negli Stati Uniti. Milioni di persone in tutto il mondo ascoltarono le varie trasmissioni radiofoniche.[61][66] Il presidente Richard Nixon seguì il lancio dal suo ufficio alla Casa Bianca in compagnia del suo ufficiale di collegamento con la NASA, l'astronauta Frank Borman, comandante della missione Apollo 8.[68]

L'Apollo 11 fu lanciato da un razzo vettore Saturn V dalla piattaforma di lancio 39A, parte del complesso di lancio 39 del Kennedy Space Center, il 16 luglio 1969 alle 13:32:00 UTC ed entrò in orbita terrestre dodici minuti più tardi ad un'altitudine di 185,9 km per 183,2 km.[69] Dopo un'orbita e mezza, il motore PWR J-2 del terzo stadio S-IVB spinse la navetta sulla sua traiettoria verso la Luna grazie alla manovra Trans Lunar Injection (TLI) iniziata alle 16:22:13 UTC. Circa 30 minuti più tardi la coppia modulo di comando/modulo di servizio si separarono dall'ultimo stadio del Saturn V e compirono la manovra per agganciarsi al Modulo Lunare rimasto ancora nel suo adattatore posto in cima al terzo stadio. Dopo che il Modulo Lunare fu estratto, il veicolo spaziale combinato continuò il suo viaggio verso la Luna, mentre il terzo stadio ormai abbandonato fu messo in un'orbita eliocentrica, al fine di evitare che potesse scontrarsi con la navetta con gli astronauti o impattare sulla Terra o sulla Luna.[70]

Il 19 luglio alle 17:21:50 UTC, Apollo 11 passò dietro la Luna e accese il motore in servizio per entrare in orbita lunare. Nelle trenta orbite[71] che effettuarono, l'equipaggio ebbe modo di osservare il luogo previsto per il loro atterraggio nel sud del Mare della Tranquillità (Mare Tranquillitatis) a circa 19 km a sud-ovest del cratere Sabine D (0.67408N, 23.47297E). Il sito di atterraggio era stato scelto in parte perché era ritenuto avente una conformazione relativamente piatta e liscia grazie alle rilevazioni delle sonde automatiche Ranger 8 e Surveyor 5 e perciò non presentava grandi difficoltà nell'allunaggio e nella attività extraveicolari.[72] Il punto esatto prescelto si trovava a circa 25 chilometri a sud-est del sito di atterraggio del Surveyor 5 e a 68 chilometri a sud-ovest del sito di schianto del Ranger 8.[73]

Discesa verso la Luna[modifica | modifica wikitesto]

Il modulo Columbia fotografato dal modulo lunare Eagle

Alle 12:52:00 UTC del 20 luglio, Aldrin e Armstrong entrarono nel modulo lunare "Eagle" e iniziarono gli ultimi preparativi per la discesa lunare.[74] Alle 17:44:00 Eagle si separò dal modulo di comando "Columbia".[75] Collins, da solo a bordo del Columbia, ispezionò Eagle mentre effettuava una giravolta, in modo da assicurarsi che la navetta fosse integra e che le gambe per l'atterraggio fossero correttamente dispiegate.[76][77] Armstrong, quindi, esclamò: "The Eagle has wings!" ("L'Aquila ha le ali!").[77]

Nel corso delle prime fasi della discesa, Armstrong e Aldrin notarono che stavano oltrepassando i punti di riferimento sulla superficie lunare quattro secondi prima del previsto e che quindi erano un po' "lunghi" prevedendo che sarebbero atterrati alcune miglia più ad ovest rispetto al loro punto di allunaggio previsto. Eagle viaggiava, infatti, troppo veloce. Si ritenne che ciò possa essere stato provocato dalla concentrazione di massa che avrebbe alterato la traiettoria. Il direttore di volo Gene Kranz ipotizzò che la causa fosse la pressione dell'aria in eccesso nel tunnel di attracco oppure la conseguenza della manovra di giravolta eseguito poco prima.[78][79]

Dopo 5 minuti dall’inizio della discesa, a 1800 m sopra la superficie lunare, il computer di navigazione e di guida del modulo lunare catturò l’attenzione dell’equipaggio con una serie di allarmi con codice 1202 e 1201, appartenenti alla categoria “Executive alarm”, indicando cioè che il computer di guida stava sprecando risorse in task non meglio precisati e che la memoria rischiava l'overflow. Tuttavia tutto il resto sembrava funzionare correttamente, il che significava che si trattava di task a bassa priorità che il sistema operativo era progettato per ignorare in queste condizioni, quindi gli specialisti all'interno del Mission Control Center di Houston in Texas, l'ingegnere Jack Garman diede l'autorizzazione a procedere con la discesa a Guidance Officer Steve Bales, il quale la confermò all'equipaggio (solo pochi giorni prima della partenza della missione Bales aveva partecipato a una simulazione che verteva proprio sulle procedure da seguire nel caso in cui si presentasse un allarme 1202).[80][81][82] La causa degli allarmi fu diagnosticata e attribuita all'erronea attivazione del RR (Rendezvous Radar), formalmente inutile durante la discesa. Margaret Hamilton, direttrice dell'Apollo Flight Computer Programming presso il Draper Laboratory del MIT, in seguito ha ricordato:[83]

L'Eagle distaccato dal Columbia

«A causa di un errore nella checklist riportata in un manuale, l’interruttore del radar di rendezvous era stato impostato in una posizione sbagliata. Ciò aveva causato l’invio di comandi fuorvianti al computer. Il risultato fu che al computer venne richiesto di svolgere tutte le sue normali operazioni per l’atterraggio, ricevendo anche un carico supplementare di dati spuri da processare, che avevano però consumato il 15% in più delle sue risorse. Il computer (più precisamente, il suo software), riconobbe che gli era stato richiesto di svolgere più task di quanti ne avrebbe dovuti eseguire. Avvisò quindi della situazione con un allarme, che per gli astronauti doveva essere interpretato come “sono sovraccaricato con più task di quelli che dovrei svolgere in questo momento, manterrò attivi solo quelli importanti (ad esempio quelli necessari per l’atterraggio)”. [...] Infatti il computer era stato programmato non solo per riconoscere molteplici possibili casi di errori. Una serie completa di programmi di ripristino era stata inclusa nel software. L’azione del software, in questo caso, fu di escludere i task a bassa priorità e ripristinare quelli più importanti. Il computer, invece di causare un'interruzione, la impedì. Se il computer non avesse riconosciuto questo problema e avviato le opportune azioni di ripristino, dubito che l’allunaggio dell’Apollo 11 avrebbe avuto successo.»

( Margaret H. Hamilton, Computer Got Loaded (Letter), in Datamation, Cahners Publishing Company, 1º marzo 1971, ISSN 0011-6963 (WC · ACNP).)

In realtà, la checklist e la procedura seguita erano corrette, poiché il radar di rendezvous doveva essere mantenuto operativo in caso di annullamento della missione. Come illustrato nel 2005 da Don Eyles, membro del team di sviluppo del software al MIT, l'anomalia si verificò a causa di un difetto di progettazione nel sistema elettronico di interfaccia al radar, per il quale uno sfasamento di entità casuale tra due parti del sistema faceva erroneamente credere al computer di guida che l'antenna oscillasse e costringendolo a ricalcolare continuamente la posizione. Il difetto era già stato identificato durante la missione Apollo 5 ma sottovalutato e non corretto.[84]

Durante questa fase, gli astronauti si accorsero che il sito dell'allunaggio era molto più roccioso di quanto avessero indicato le fotografie. Armstrong prese il controllo semi-manuale del modulo lunare, che fece allunare alle 20:17:40 UTC (22:17:40 ora italiana) con ancora 25 secondi di carburante.[85]

La NASA, considerata la modesta quantità di carburante rimasta, di gran lunga inferiore rispetto ai precedenti test, aumentò in modo considerevole la quantità di combustibile disponibile sul LEM per i voli successivi.[85]

Allunaggio[modifica | modifica wikitesto]

Allunaggio, 20 luglio 1969

Quando Armstrong ebbe modo di guardare nuovamente all'esterno, poté vedere che luogo dell'atterraggio proposto dal computer si trovava in una zona disseminata di massi e situata nei pressi di un cratere di 91 metri di diametro (che prese il nome di cratere West). Armstrong, dunque, prese il controllo della navetta in modalità semi-automatica.[86][87] Inizialmente Armstrong pensò di atterrare vicino alla zona con i massi in modo tale da raccogliere dei campioni geologici, ma non riuscì per la velocità orizzontale troppo alta. Durante la discesa, Aldrin diceva i dati di navigazione ad Armstrong, che era occupato a pilotare Eagle. 33 metri sopra la superficie, Armstrong sapeva che il propellente scarseggiava, quindi stava cercando di atterrare il prima possibile.[88]

Armstrong trovò un appezzamento di terra libero e diresse il veicolo verso di esso. Mentre si avvicinava, a 76 metri sopra la superficie, scoprì che quel punto aveva un cratere, quindi cercò un altro punto dove la terra era pianeggiante. A 30 metri dalla superficie, restavano loro solo 90 secondi di propellente. I motori del LEM sollevarono della polvere che cominciò a offuscare la visione. Da questa nuvola di polvere spuntavano delle rocce e Armstrong le prese come riferimento durante la discesa per determinare la velocità del veicolo.[89]

Pochi istanti prima dell'atterraggio, una luce informò Aldrin che almeno una delle sonde da 170 cm che penzolavano dalle gambe di atterraggio dell'Eagle aveva toccato la superficie, e disse: "Contact light!" ("Luce di contatto!"). Armstrong avrebbe dovuto spegnere i motori, dal momento che gli ingegneri sospettavano che la pressione causate dallo scarico dei motori che rimbalzava sulla superficie lunare avrebbe causato un'esplosione, ma se ne dimenticò. Tre secondi più tardi, Eagle era allunato e Armstrong disse "Shutdown".[90] Aldrin immediatamente rispose "Ok, arresto del motore. ACA - arresto". Armstrong riconobbe: "Arresto. Auto". Aldrin proseguì: "Controllo della modalità, entrambi automatici, comando motore di discesa spento, braccio del motore spento. 413 inserito".[91]

(EN)

«Houston, Tranquility Base here. The Eagle has landed.»

(IT)

«Houston, qui Base della Tranquillità. L'Eagle è atterrato»

(Storica frase di Neil Armstrong pochi secondi dopo l'atterraggio del modulo lunare.[85])

Eagle si era posato sulla superficie lunare alle 20:17:40 UTC di domenica 20 luglio, con solo circa 25 secondi di carburante ancora nei serbatoi.[85] L'Apollo 11 atterrò con meno carburante delle missioni successive, e gli astronauti ebbero un avviso di mancanza di carburante prematuro. Si scoprì in seguito che era il risultato di una "perdita" più grande del previsto, che copriva un sensore. Nelle missioni successive vennero inserite delle paratie nei serbatoi per prevenire questo.[85]

Armstrong riconobbe il completamento della checklist post-atterraggio di Aldrin con "Engine arm is off", prima di rispondere al CAPCOM, Charles Duke, con le parole "Houston, qui Base della Tranquillità". Il cambiamento del codice di chiamata di Armstrong da "Eagle" a "Base della Tranquillita" ("Tranquility Base") sottolineò agli ascoltatori che l'allunaggio era avvenuto con successo. Duke, pronunciò male la risposta mentre esprimeva il sollievo del Controllo Missione: "Roger, Twan- Tranquillity, ti riceviamo a terra, hai un gruppo di ragazzi che stanno per diventare blu, stiamo respirando di nuovo, grazie mille."[85][92]

Due ore e mezzo dopo l'atterraggio, prima che iniziassero i preparativi per l'EVA, Aldrin trasmise via radio alla Terra:

«Qui è il pilota del LEM. Vorrei cogliere questa opportunità per chiedere ad ogni persona che ascolta, chiunque e ovunque si trovi, di fermarsi un momento e contemplare gli eventi delle ultime ore e ringraziare a modo suo.[93]»

Sito di allunaggio dell'Apollo 11 visto in tre dimensioni grazie al Lunar Reconnaissance Orbiter.

Quindi, privatamente, fece il sacramento dell'Eucaristia. In quel tempo, la NASA stava ancora combattendo una causa intentata dall'ateo Madalyn Murray O'Hair (che aveva criticato la lettura da parte dell'equipaggio dell'Apollo 8 della Genesi) e quindi chiedeva ai loro astronauti di astenersi dal trasmettere attività religiose mentre si trovavano nello spazio. Così, Aldrin scelse di astenersi dal menzionare direttamente tale atto. Aldrin era un membro della Chiesa Presbiteriana di Webster, e il suo kit per l'Eucarestia fu preparato dal pastore della chiesa. La chiesa possiede il calice usato sulla Luna e ogni anno commemora l'evento nella domenica più vicina al 20 luglio.[94] Il programma della missione prevedeva che gli astronauti, dopo l'allunaggio, osservassero un periodo di sonno di cinque ore, tuttavia decisero di iniziare subito i preparativi per l'EVA, pensando che non sarebbero stati in grado di dormire.[95]

Operazioni sulla superficie lunare[modifica | modifica wikitesto]

Una fotografia di Armstrong scattata da Aldrin.

Secondo il programma, Armstrong e Aldrin dopo aver compiuto tutti i controlli previsti avrebbero dovuto riposare per alcune ore all'interno del modulo lunare, eventualmente aiutati a dormire con dei tranquillanti, poi si sarebbero preparati per l'uscita, programmata per le 6:17 UTC (8:17 italiane).[96] Invece gli astronauti non dormirono. Alle 22:12 UTC (0:12 italiane) Armstrong comunicò la decisione di procedere con la preparazione della prima Attività Extraveicolare, invece di riposare, con queste parole: "Il nostro consiglio a questo punto è di programmare l'Attività Extraveicolare, con la vostra approvazione, a partire dalle otto di questa sera, ora di Houston. Approssimativamente fra tre ore".[97] Il dottor Berry, il medico che con la telemetria controllava le condizioni di Armstrong, si disse d'accordo, e così pure il direttore di volo Cliff Charlesworth, e da Houston venne dato l'OK.[98]

I preparativi per la passeggiata lunare iniziarono alle 23:43[99] richiedendo più tempo del previsto: tre ore e mezza invece di due.[100] Durante l'addestramento sulla Terra, tutto ciò che era necessario era stato preparato in anticipo, ma sulla Luna la cabina del modulo lunare conteneva anche un gran numero di altri oggetti, come liste di controllo, pacchetti di cibo e strumentazioni.[101] Una volta che Armstrong e Aldrin furono pronti per uscire, il modulo lunare Eagle venne depressurizzato.[102] Il portello venne, dunque, aperto alle 02:39:33.[103] L'astronauta ebbe alcune iniziali difficoltà a uscire dello sportello a causa del suo PLSS (Primary Life Support System, lo zaino agganciato alla tuta spaziale).[104] Infatti secondo il veterano lunare John Young (astronauta statunitense), a una riprogettazione del LM che prevedeva uno sportello più piccolo, non seguì una revisione della PLSS, così si rese difficoltosa l'entrata e l'uscita degli astronauti dallo sportello. Alcune delle più alte frequenze cardiache registrate dagli astronauti delle missioni Apollo vennero riscontrate durante l'uscita e l'ingresso dal LM.[105] Alle 02:51 Armstrong iniziò la sua discesa verso la superficie lunare attraverso la scaletta, tuttavia ebbe una certa difficoltà dovuta al fatto che l'Unità di Controllo Remota posta sul casco gli impediva di vedersi i piedi. Mentre scendeva la scaletta di nove gradini, Armstrong tirò l'anello a D che schierò il Modular Equipment Stowage Assembly (MESA) contro il lato dell'Eagle attivando la telecamera della telecamera.[106][1]

Aldrin vicino al Modulo Lunare (LEM).

La telecamera installata di Apollo 11 utilizzava una ripresa televisiva a scansione lenta, incompatibile con la normale trasmissione televisiva, quindi l'immagine doveva essere visualizzata su di un monitor speciale dove veniva a sua volta ripresa da una telecamera convenzionale, riducendo tuttavia significativamente la qualità.[107] Le prime immagini vennero ricevute al "Goldstone Deep Space Communications Complex" negli USA, ma quelle con miglior definizione si videro a Honeysuckle Creek in Australia. Qualche minuto più tardi le immagini furono mandate anche nel normale circuito televisivo, grazie al radiotelescopio del Parkes Observatory in Australia.[108] Così, malgrado le difficoltà iniziali, le prime immagini in bianco e nero di un uomo sulla Luna vennero viste in diretta da almeno 600 milioni di persone sparse in tutto il mondo.[108] Copie di questo video sono ampiamente disponibili, ma le registrazioni della trasmissione originale della sorgente di scansione lenta dalla superficie lunare vennero probabilmente distrutte durante il normale riutilizzo del nastro magnetico presso la NASA.[107]

Mentre si trovava ancora sulla scaletta, Armstrong scoprì una targa montata su di una gamba di atterraggio del LM su cui erano incisi due disegni della Terra (degli emisferi occidentale e orientale), un'iscrizione e le firme degli astronauti e del presidente Nixon.[109] Sei ore e mezza dopo aver toccato il suolo, alle 2:56:15 UTC (4:56 italiane), dopo una breve descrizione della superficie (very fine grained... almost like a powder cioè "a grana molto fine... quasi come polvere"[1]) e aver pronunciato la sua storica frase, Armstrong fece il suo primo passo fuori dall'Eagle e diventò il primo uomo a camminare su un altro corpo celeste.

(EN)

«That's one small step for [a] man, but [a] giant leap for mankind.»

(IT)

«Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande passo per l'umanità.»

(Neil Armstrong; ascolta[?·info])

Armstrong voleva dire "That's one small step for a man", ma la parola "a" non era udibile nella trasmissione, quindi inizialmente non era riportata dalla maggior parte degli osservatori della diretta. Quando successivamente gli fu chiesto della frase, Armstrong disse che credeva di aver detto "for a man"; da allora le versioni stampate successive hanno incluso la "a" in parentesi quadre. L'assenza della parola può essere spiegata dal suo accento, oppure dal collegamento audiovisivo intermittente; in parte anche per le tempeste vicino al Parkes Observatory. Recenti analisi digitali sembrano dimostrare che la "a" potrebbe essere stata pronunciata ma coperta dallo statico.[110][111][112] Armstrong commentò, inoltre, che muoversi nella gravità lunare, circa un sesto di quella terrestre, era molto più facile che nelle simulazioni effettuate prima del lancio e che l'ideale per spostarsi era "saltare" e non camminare come sulla Terra.[1]

Oltre che essere la concretizzazione del sogno di John F. Kennedy di vedere un uomo sulla Luna prima della fine degli anni sessanta, l'Apollo 11 fu un test per tutte le missioni successive Apollo; quindi Armstrong scattò le foto che sarebbero servite ai tecnici sulla Terra a verificare le condizioni del modulo lunare dopo l'allunaggio. Successivamente raccolse il primo campione di terreno lunare, lo pose in una busta che mise nell'apposita tasca della sua tuta. Rimosse la telecamera dal MESA, fece una panoramica e la mise su un treppiede a 12 m dal modulo lunare. Il cavo della telecamera, però, rimase parzialmente arrotolato, rappresentando un pericolo per le attività extraveicolari (EVA).[113]

Circa sette minuti dopo aver passeggiato sulla superficie della Luna, Armstrong raccolse un campione di terreno. Appena lo ebbe fatto, ripiegò il contenitore ove lo aveva posto e lo infilò in una tasca della tuta sulla coscia destra. Fece questo per garantire che venisse comunque riportato un po' di terreno lunare nel caso in cui un'emergenza richiedesse agli astronauti di abbandonare la passeggiata.[114] Dodici minuti dopo aver raccolto il campione,[115] rimosse la telecamera dal MESA, fece una ripresa panoramica e quindi la installò su di un treppiede.[100] Il cavo della telecamera televisiva rimase parzialmente arrotolato comportato per gli astronauti un rischio di inciampare per tutta la durata dell'attività extraveicolare. Le fotografie vennero scattate con una fotocamera Hasselblad che poteva essere utilizzata sia a mano sia montata sulla tuta spaziale Apollo/Skylab A7L di Armstrong.[116] Poco dopo venne raggiunto sulla superficie da Aldrin che commentò: "magnifica desolazione".[104]

Armstrong osservò che muoversi nella gravità lunare, un sesto di quella terrestre, era "forse forse più facile rispetto alle simulazioni ... Non è assolutamente un problema andare in giro".[109] Aldrin testò i metodi migliori per muoversi, compreso il cosiddetto salto del canguro. La disposizione dei pesi nella PLSS creava una tendenza a cadere verso l'indietro, ma nessuno dei due astronauti ebbe seri problemi d'equilibrio. Correre a passi lunghi divenne il metodo per spostarsi preferito dai due astronauti. Aldrin e Armstrong riferirono che dovevano programmare i movimenti da compiere sei o sette passi prima. Il terreno molto fine era anche particolarmente sdrucciolevole. Aldrin rilevò che il muoversi tra la luce solare diretta e l'ombra dell'Eagle non provocava cambiamenti significativi di temperatura all'interno della sua tuta spaziale, invece il casco risultava essere più caldo sotto il Sole.[1] Il MESA non riuscì a fornire una piattaforma di lavoro stabile e si trovava in ombra, rallentando un po' il lavoro. Mentre lavoravano, gli astronauti, sollevarono polvere grigia che sporcò la parte esterna delle loro tute.[117]

Aldrin saluta la bandiera statunitense

Gli astronauti piantarono insieme la bandiera degli Stati Uniti, ma la consistenza del terreno non permise di inserirla per più di pochi centimetri.[118] Successivamente essi ricevettero una chiamata del presidente di allora, Richard Nixon. Prima che Aldrin potesse scattare una foto di Armstrong con la bandiera, gli astronauti ricevettero una chiamata del presidente di allora, Richard Nixon, che parlò loro attraverso una trasmissione radio-telefono che egli stesso definì "la più storica chiamata mai fatta dalla Casa Bianca".[119] Originariamente Nixon aveva preparato un lungo discorso da leggere durante la chiamata, ma l'astronauta Frank Borman, che si trovava alla Casa Bianca come collegamento della NASA durante l'Apollo 11, lo convinse a dire brevi parole.[120]

Orma di Aldrin sul suolo lunare, per verificare le proprietà della regolite lunare

Posizionarono l'EASEP, che includeva un sismografo passivo (Passive Seismic Experiment Package) e un retroreflector (dispositivo composto da celle multi-specchio, orientato in modo da riflettere la luce di un laser puntato dalla Terra verso la Luna), usato per l'esperimento Lunar Laser Ranging.[121] Successivamente Armstrong si allontanò a grandi passi di circa 60 metri dal modulo lunare per fotografare il Cratere Orientale mentre Aldrin iniziò la raccolta di materiale lunare. Usò il martello geologico, e questa fu l'unica situazione in cui venne usato dall'Apollo 11. Gli astronauti iniziarono la raccolta di rocce lunari con le palette, ma poiché l'operazione richiedeva molto più tempo del previsto, furono costretti ad abbandonare il lavoro a metà dei 34 minuti previsti. Aldrin riuscì a raccogliere in totale 6 kg di sabbia lunare.[122] Due tipi di rocce vennero trovati nei campioni geologici prelevati: basalto e breccia.[123] Gli scienziati scoprirono, inoltre, tre nuovi minerali: armalcolite, tranquillityite e pyroxferroite. L'armalcolite prende il nome da Armstrong, Aldrin e Collins.[124]

Il Centro Controllo Missione usò una frase in codice per avvertire Armstrong che i suoi tassi metabolici apparivano alti e che avrebbe dovuto rallentare l'attività. Si stava, infatti, muovendo rapidamente da un compito all'altro mentre il tempo si esauriva. Poiché i tassi metabolici rimasero, per tutta la passeggiata spaziale, comunque complessivamente più bassi del previsto per entrambi gli astronauti, il Controllo Missione concesse un'estensione di 15 minuti.[125] In un'intervista del 2010, Armstrong spiegò che la NASA aveva limitato il tempo e la distanza della prima passeggiata lunare poiché non vi era alcuna certezza su quanta acqua di raffreddamento avrebbero consumato gli zaini PLSS degli astronauti per gestire la loro temperatura corporea mentre lavoravano sulla Luna.[126]

Columbia in orbita lunare[modifica | modifica wikitesto]

Durante la sua giornata passata in solitaria intorno alla Luna, Collins in realtà non si sentì mai solo, sebbene sia stato detto che "è da Adamo che nessuno ha conosciuto una tale solitudine umana".[127] Nella sua autobiografia egli scrisse: "questa impresa è stata strutturata per tre uomini e considero il mio ruolo necessario come uno degli altri due".[127] Nei 48 minuti di ogni orbita, quando si trovava fuori dal contatto radio con la Terra, mentre il Columbia passava dall'altra parte della Luna, la sensazione che riferiva non era la paura o la solitudine, ma piuttosto "consapevolezza, anticipazione, soddisfazione, fiducia, quasi esultanza".[127]

Uno dei primi compiti di Collins fu quello di identificare il modulo lunare sul terreno. Per dargli un'idea su dove guardare, il Controllo Missione gli comunicò che riteneva che fosse atterrato a circa quattro miglia dal punto previsto. Così, ogni volta che passava oltre il sospetto sito di atterraggio lunare, cercò invano di trovare il modulo lunare. Durante le sue prime orbite sul lato posteriore della Luna, Collins svolse attività di manutenzione, come scaricare l'acqua in eccesso prodotta dalle celle a combustibile e preparare la cabina per il ritorno di Armstrong e Aldrin.[128]

Poco prima che raggiungesse il lato oscuro della terza orbita, il Controllo Missione informò Collins che vi era un problema con la temperatura del liquido di raffreddamento. Se fosse diventato troppo freddo, alcune parti del Columbia avrebbero potuto congelare dunque gli venne consigliato di assumere il controllo manuale e implementare la procedura 17 di malfunzionamento del sistema di controllo ambientale. Invece, Collins azionò di nuovo l'interruttore del sistema da automatico a manuale e nuovamente in automatico e proseguì con le normali attività, monitorando costantemente la temperatura. Quando il Columbia tornò nuovamente sul lato visibile della Luna, riferì che il problema era stato risolto. Nelle successive due orbite, descrisse il suo tempo trascorso sul lato nascosto della Luna come "rilassante". Dopo che Aldrin e Armstrong completarono l'EVA, Collins dormì per poter riposare in vista del rendez-vous. Mentre il piano di volo richiedeva che Eagle si incontrasse con il Columbia, Collins era preparato anche nel caso in cui avrebbe dovuto lui raggiungere il modulo lunare.[129]

Risalita dalla Luna[modifica | modifica wikitesto]

Aldrin vicino al Passive Seismic Experiment Package con Eagle sullo sfondo

Aldrin rientrò nell'Eagle per primo. Con non poche difficoltà, gli astronauti caricarono i film e due sacchi contenenti più di 22 kg di materiale lunare dallo sportello del Modulo Lunare, grazie ad un sistema a puleggia chiamato "Lunar Equipment Conveyor". Questo si rivelò uno strumento inefficiente e le missioni successive preferirono portare a mano l'equipaggiamento e i campioni fino al modulo lunare.[100] Armstrong ricordò ad Aldrin una busta di oggetti commemorativi posti nella tasca della manica e quindi Aldrin gettò la borsa. Armstrong poi salì sul terzo piolo della scaletta e ed entrò nel LM. Dopo essersi collegati al supporto vitale del modulo lunare, gli astronauti alleggerirono lo stadio di risalita per il ritorno all'orbita lunare, lanciando fuori i loro zaini PLSS, le loro copriscarpe lunari, una fotocamera Hasselblad vuota e altre attrezzature. Il portello venne chiuso alle 05:01. Quindi pressurizzarono il modulo e si prepararono a dormire.[130]

Lo speechwriter di Nixon, William Safire, aveva preparato un comunicato di contingenza, intitolato In Event of Moon Disaster, che avrebbe dovuto leggere in diretta televisiva nel caso in cui gli astronauti fossero rimasti bloccati sulla Luna.[131] Il piano di contingenza ebbe origine in un memorandum da Safire per capo di gabinetto della Casa Bianca di Nixon, H. R. Haldeman, in cui Safire suggeriva un protocollo che l'amministrazione avrebbe potuto seguire in reazione a un tale disastro.[132][133] Secondo il piano, il Controllo di Missione avrebbe "chiuso le comunicazioni" con il LEM e un sacerdote avrebbe "lodato le anime nel profondo del profondo" in un rituale pubblico paragonabile alla sepoltura in mare. L'ultima riga del testo preparato era tratto da una poesia della prima guerra mondiale scritta del poeta inglese Rupert Brooke chiamata The soldier ("Il soldato").[133]

Mentre si muoveva all'interno della cabina del LM, Aldrin danneggiò accidentalmente l'interruttore che avrebbe armato il motore principale per il decollo dalla Luna. Il ricorso ad un penna fu sufficiente per attivare l'interruttore; se ciò non avesse funzionato, il circuito del LEM avrebbe potuto essere riconfigurato per consentire l'accensione del motore di risalita.[130]

Dopo circa sette ore di riposo, l'equipaggio venne risvegliato da centro di controllo di Houston per prepararsi al ritorno. Due ore e mezzo dopo, alle 17:54:00 UTC, decollarono per raggiungere Collins a bordo del Columbia in orbita lunare.[134] Oltre agli strumenti scientifici, gli astronauti lasciarono sulla superficie lunare: un distintivo della missione Apollo 1 in memoria degli astronauti Roger Chaffee, Gus Grissom e Edward White, che persero la vita durante un test a causa di un incendio scoppiato nel modulo di comando nel gennaio 1967; una borsa commemorativa contenente una replica d'oro di un ramo d'ulivo come simbolo tradizionale di pace e un disco contenente le dichiarazioni di buona volontà dei presidenti Eisenhower, Kennedy, Johnson e Nixon insieme ai messaggi dei leader di 73 paesi in tutto il mondo.[135] Lasciarono, inoltre, una bandiera americana e una placca con i disegni dei due emisferi terrestri, un'iscrizione, le firme degli astronauti e del presidente Nixon. L'iscrizione recita:

La storica placca sulla scaletta del LEM.
(EN)

«HERE MEN FROM PLANET EARTH
FIRST SET FOOT UPON THE MOON
JULY 1969 A.D.
WE CAME IN PEACE FOR ALL MANKIND»

(IT)

«Qui uomini dal pianeta Terra
fecero il primo passo sulla Luna
Luglio 1969 d.C.
Siamo venuti in pace per tutta l'umanità»

Ritorno sulla Terra[modifica | modifica wikitesto]

Lo stadio di ascensione di Eagle mentre si avvicina a Columbia, per la manovra di rendezvous

Eagle effettuò il rendezvous con il modulo di comando Columbia alle 21:24 UTC del 21 luglio e si agganciarono alle 21:35. Quindi, il modulo di ascesa di Eagle venne rilasciato in orbita lunare alle 23:41.[136] Poco prima del decollo della missione dell'Apollo 12 si era posto il problema che Eagle potesse trovarsi ancora in orbita intorno alla luna, tuttavia gli studi dei tecnici della NASA indicarono che la sua traiettoria orbitale era decaduta e il modulo si era, dunque, schiantato in una "posizione incerta" della superficie lunare.[137]

Il 23 luglio, l'ultima notte prima dello del ritorno sulla Terra, i tre astronauti tennero una trasmissione televisiva in cui Collins commentò:

«... Il razzo Saturn V che ci ha messo in orbita è un macchinario incredibilmente complicato, ogni pezzo ha funzionato in modo impeccabile ... Abbiamo sempre avuto fiducia che questa apparecchiatura funzionasse correttamente. Tutto questo è possibile solo attraverso il sangue, il sudore e le lacrime di un numero di persone ... Tutto ciò che si vede sono noi tre, ma sotto la superficie ci sono migliaia e migliaia di altri, e a tutti questi, vorrei per dire "Grazie mille".[138]»

Aldrin aggiunse:

«Questo è stato molto più di tre uomini in missione sulla Luna; più, ancora, che gli sforzi di un governo e di un gruppo industriale; più, persino, degli sforzi di una nazione. Sentiamo che questo rappresenti un simbolo della curiosità insaziabile di tutta l'umanità per esplorare l'ignoto ... Personalmente, riflettendo sugli eventi degli ultimi giorni, mi viene in mente un versetto dei Salmi. "Quando considero i cieli, l'opera delle tue dita, la luna e le stelle, che hai ordinato, che cos'è l'uomo che ti ricordi di lui?"[138]»

Armstrong concluse:

«La responsabilità di questo volo risiede innanzitutto nella storia e con i giganti della scienza che hanno preceduto questo sforzo; in seguito con il popolo americano, che ha, attraverso la sua volontà, indicato il loro desiderio; poi con quattro amministrazioni e i loro congressi, per l'attuazione di tale volontà; e poi, con l'agenzia e le squadre del settore che hanno costruito la nostra navicella spaziale, il Saturn, il Columbia, Eagle e la piccola EMU, la tuta spaziale e lo zaino che era la nostra piccola astronave sulla superficie lunare. Vorremmo ringraziare in modo particolare tutti gli americani che hanno costruito la navicella spaziale; chi ha fatto la costruzione, il design, i test, e ha messo i loro cuori e tutte le loro abilità in quei lavori. A quelle persone stasera, diamo un ringraziamento speciale, e a tutte le altre persone che stanno ascoltando e guardando stasera, Dio vi benedica. Buona notte da Apollo 11."[138]»

Ammaraggio e quarantena[modifica | modifica wikitesto]

Il modulo di comando di Apollo 11 poco dopo l'ammaraggio nell'Oceano Pacifico.

Il 5 giugno venne scelta la portaerei USS Hornet, sotto il comando del capitano Carl J. Seiberlich,[139] come nave principale di recupero (PRS) per l'Apollo 11, in sostituzione della sua nave gemella, la USS Princeton, che aveva recuperato l'Apollo 10 il 26 maggio. In quel momento la Hornet era ormeggiata nel suo porto a Long Beach, in California.[140] Arrivata ​​a Pearl Harbor il 5 luglio, la Hornet imbarcò gli elicotteri Sikorsky SH-3 Sea King del'Helicopter Sea Combat Squadron Four, un'unità specializzata nel recupero di veicoli spaziali Apollo, specialisti del distaccamento Apollo dell'Underwater Demolition Team, una squadra di recupero della NASA di 35 uomini e circa 120 rappresentanti dei media. Per fare spazio, gran parte dell'ala aerea dell'Hornet venne lasciata a Long Beach. Vennero inoltre caricati speciali dispositivi di recupero, tra cui un modello finto di modulo di comando da utilizzare per l'addestramento.[141]

Il 12 luglio, con l'Apollo 11 ancora sulla rampa di lancio, l'Hornet lasciò Pearl Harbor per dirigersi verso l'area di recupero nel Pacifico centrale[142] nei pressi di 10°36′N 172°24′E / 10.6°N 172.4°E10.6; 172.4.[143] Una rappresentanza presidenziale, composta da Nixon, Borman, dal segretario di stato William P. Rogers e dal consigliere per la sicurezza nazionale Henry Kissinger volò con l'Air Force One sull'atollo Johnston, quindi sulla nave di comando USS Arlington con il Marine One. Dopo una notte a bordo, sempre con il Marine One, raggiunsero la Hornet. Il loro arrivo a bordo della Hornet fu salutato dal comandante in capo del Pacifico (CINCPAC), dall'ammiraglio John S. McCain Jr. e dall'amministratore della NASA Thomas O. Paine.[144]

A quel tempo i satelliti meteorologici non erano ancora comuni, ma il capitano Hank Brandli dell'Aeronautica statunitense aveva accesso alle immagini top-secret di satelliti spia. Così, si rese conto che un fronte temporalesco era diretto verso l'area di recupero. La scarsa visibilità rappresentava una seria minaccia per la missione; se gli elicotteri fossero riusciti a localizzare il Columbia, la navicella spaziale, il suo equipaggio e il suo inestimabile carico di rocce lunari poteva essere perso. Brandli avvisò il capitano della Marina Willard S. Houston Jr., comandante del Centro Meteorologico della Flotta a Pearl Harbor. Su loro raccomandazione, il contrammiraglio Donald C. Davis, comandante delle forze di recupero nel Pacifico, consigliò alla NASA di cambiare l'area di recupero e così venne fatto, designandone uno nuovo[145] a 398 km a nord-est dell'originale.[146]

Prima dell'alba del 24 luglio, dalla Hornet decollarono quattro elicotteri Sea King e tre Grumman E-1 Tracer. Due degli E-1 furono designati come "air boss" mentre il terzo servì come un aereo per le comunicazioni. Due dei Sea Kings trasportavano i sommozzatori e le attrezzature per il recupero, il terzo attrezzature fotografiche e il quarto il sommozzatore incaricato della decontaminazione e il medico di volo.[147] Alle 16:44 UTC (05:44 ora locale) i paracadute parafreno del Columbia si aprirono, come osservato dagli elicotteri. Sette minuti più tardi, la navetta impattò sull'acqua a 2.660 km a est dell'isola Wake, 380 km a sud dell'atollo Johnston e 24 km dalla nave da recupero Hornet,[148][146] precisamente a 13°19′N 169°09′W / 13.316667°N 169.15°W13.316667; -169.15.[149] Nell'ammarare, il Columbia il modulo di comando si trovò a testa in giù, ma in soli 10 minuti fu rimesso nella giusta posizione grazie ai galleggianti aperti dagli astronauti. "Tutto va bene, la nostra lista di controllo è completa, aspettiamo i sommozzatori", fu l'ultima trasmissione ufficiale di Armstrong dal Columbia.[150] Un sommozzatore dall'elicottero della Marina che si trovò sopra di loro, attaccò un'ancora al modulo di comando per impedirgli di andare alla deriva.[151] Galleggianti supplementari vennero attaccati alla navetta per stabilizzarla e si posizionarono le zattere per l'estrazione degli astronauti.[152]

Gli astronauti arrivano sulla Hornet indossando gli indumenti di isolamento biologico

I sommozzatori fornirono agli astronauti degli indumenti di isolamento biologico che indossarono fino a raggiungere le camere di isolamento a bordo della Hornet. Inoltre, gli astronauti vennero sfregati con una soluzione di ipoclorito di sodio e il modulo di comando pulito con betadine per rimuovere qualsiasi polvere lunare che avrebbe potuto essere presente. La zattera contenente i materiali di decontaminazione venne, quindi, affondata intenzionalmente.[153]

Un secondo elicottero Sea King prelevò gli astronauti a uno a uno, e un medico di volo della NASA fece a ciascuno un breve controllo fisico durante il viaggio per tornare alla Hornet. Arrivati sulla portaerei, gli astronauti uscirono dall'elicottero, lasciando il medico di volo e i tre membri dell'equipaggio, per dirigersi alla Mobile Quarantine Facility (MQF) dove iniziarono i loro 21 giorni di quarantena. Questa pratica continuò per altre due missioni Apollo: Apollo 12 e Apollo 14, prima che si dimostrasse definitivamente l'assenza di alcun rischio di trasporto di agenti infettivi dalla Luna.[153]

Il Presidente Nixon saluta gli astronauti che si trovano nell'MQF

Il presidente Richard Nixon si trovava a bordo della Hornet per accogliere personalmente gli astronauti sulla Terra ai quali disse: "Come risultato di ciò che avete fatto, il mondo non è mai stato più vicino".[154] Dopo che Nixon partì, la Hornet venne accostata al modulo di comando che venne issato al bordo e collocato vicino al MQF. La Hornet navigò verso Pearl Harbor dove il modulo di comando e il MQF vennero trasportati in aereo verso il Lyndon B. Johnson Space Center.[153]

Secondo la Extra-Terrestrial Exposure Law, gli astronauti vennero messi in quarantena per paura che sulla Luna potessero esservi la presenza di patogeni sconosciuti a cui potessero essere stati esposti durante le loro attività extraveicolari. Tuttavia, dopo quasi tre settimane di confinamento (prima nel MQF e successivamente nel Lunar Receiving Laboratory), gli astronauti non accusarono alcun sintomo o segno di malattia.[155] Così, il 10 agosto 1969 uscirono dalla quarantena.

Celebrazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il 13 agosto, i tre astronauti furono protagonisti di una ticker-tape parade a New York e a Chicago a cui si stima che parteciparono sei milioni di persone.[156][157] La stessa sera a Los Angeles vi fu una cena ufficiale di stato, al Century Plaza Hotel, per celebrare il volo, alla presenza di membri del Congresso, 44 ​​governatori, il Presidente della Corte suprema degli Stati Uniti d'America e ambasciatori di 83 nazioni. Nixon e Agnew decorarono ogni astronauta con la medaglia presidenziale della libertà.[156][158]

Successivamente, il 16 settembre 1969, i tre astronauti tennero un intervento durante una sessione congiunta del Congresso. In quest'occasione regalarono due bandiere statunitensi, una alla Camera dei Rappresentanti e l'altra al Senato, che erano state portate sulla superficie lunare insieme a loro.[159] Una Bandiera delle Samoa Americane che ha volato su Apollo 11 è oggi esposta al Museo Jean P. Haydon di Pago Pago, la capitale delle Samoa Americane.[160]

Queste celebrazioni furono l'inizio di un tour mondiale di 38 giorni, dal 29 settembre al 5 novembre, che portò gli astronauti in 22 paesi stranieri in cui ebbero incontri con i leader di molti paesi.[161][162][163] Molte nazioni hanno onorato il primo atterraggio umano della Luna con numeri speciali delle riviste o emettendo francobolli o monete commemorative dell'Apollo 11.[164]

Cimeli[modifica | modifica wikitesto]

Navetta spaziale[modifica | modifica wikitesto]

Il modulo di comando dell'Apollo 11 esposta al National Air and Space Museum

Il modulo di comando Columbia venne portato in giro per gli Stati Uniti, visitando 49 capitali di stato, il distretto di Columbia e Anchorage, in Alaska.[165] Nel 1971 venne trasferito allo Smithsonian Institution per essere esposto al National Air and Space Museum di Washington, DC[166] nella sala centrale "Milestones of Flight" di fronte all'ingresso ed insieme ad altri veicoli pionieristici come il Wright Flyer, lo Spirit of St. Louis, il Bell X-1, il North American X-15 e il Friendship 7.[167]

Nel 2017 il Columbia venne momentaneamente trasferito all'Hangar Mary Baker Engen Restoration presso lo Steven F. Udvar-Hazy Center a Chantilly, in Virginia per un tour che toccò quattro città e intitolato Destination Moon: The Apollo 11 Mission, includendo lo Space Center Houston dal 14 ottobre 2017 al 18 marzo 2018, il Saint Louis Science Center dal 14 aprile al 3 settembre 2018, il John Heinz History Center a Pittsburgh dal 29 settembre 2018 al 18 febbraio 2019 e il Museum of Flight di Seattle dal 16 marzo al 2 settembre 2019.[168][169]

Il sito di allunaggio fotografato da LRO nel 2012

Per 40 anni le tute spaziali di Armstrong e di Aldrin sono state esposte nella mostra Apollo to the Moon,[170] in attesa di una nuova galleria espositiva che si prevede possa aprire nel 2022. Una speciale esposizione della tuta di Armstrong è prevista per il 50º anniversario della missione che si avrà nel luglio 2019.[171] Il modulo di quarantena, il collare di galleggiamento e le borse di galleggiamento si trovano nella sede staccata dello Smithsonian, lo Steven F. Udvar-Hazy Center, vicino all'aeroporto Internazionale di Washington-Dulles, in Virginia, dove sono esposti insieme a un modulo lunare utilizzato nei test a terra.[172][173][174]

Nel 2009 il Lunar Reconnaissance Orbiter fotografò i vari siti di allunaggio delle missioni Apollo con risoluzione sufficiente a distinguere lo stadio di discesa del modulo lunare, vari strumenti scientifici e le tracce delle passeggiate lunari.

I 5 motori F-1 del razzo Saturn V sono stati ritrovati da una spedizione privata finanziata da Jeff Bezos, fondatore di Amazon.com, la cui intenzione è di recuperarne almeno uno da mettere pubblicamente in mostra.[175]

Rocce lunari[modifica | modifica wikitesto]

Il principale luogo dove sono conservate le rocce lunari raccolte durante il programma Apollo è il Lunar Sample Laboratory Facility situato presso il Lyndon B. Johnson Space Center di Houston, in Texas. Tuttavia, per sicurezza, una piccola quantità è presente anche nella White Sands Test Facility vicino a Las Cruces, nel Nuovo Messico. La maggior parte delle rocce sono mantenute in azoto per mentenerle prive di umidità. Pertanto vengono analizzate solo indirettamente, utilizzando strumenti speciali. Più di 100 laboratori di ricerca in tutto il mondo conducono studi sui campioni e circa 500 campioni vengono preparati e inviati agi ricercatori ogni anno.[176][177]

Nel novembre del 1969, Nixon chiese alla NASA di preparare circa 250 campioni di polvere lunare raccolta da Apollo 11 per essere consegnati in 135 nazioni, nei vari Stati che formano l'Unione e alle Nazioni Unite come regalo di benevolenza. I campioni, di dimensioni di un chicco di riso, consistevano in quattro piccoli pezzi di terreno lunare del peso di circa 50 mg ed erano avvolti in una capsula acrilica trasparente grande circa una moneta da mezzo dollaro statunitense. Questa capsula era in grado di ingrandire i granelli di polvere lunare.[178][179]

L'esperimento sismico passivo lasciato sulla luna funzionò finché la linea di uplink smise di funzionare il 25 agosto 1969, mentre il 14 dicembre dello stesso anno la stessa sorte toccò a quella di downlink.[180] Al 2018, l'esperimento Lunar Laser Ranging era ancora operativo.[181]

Comunicato stampa di contingenza[modifica | modifica wikitesto]

Negli Archivi Nazionali di Washington, D.C. c'è una copia del seguente comunicato stampa, datato 18 luglio 1969, preparato per il presidente Nixon, che avrebbe dovuto leggerlo in diretta TV nel caso in cui gli astronauti della missione Apollo 11 fossero rimasti bloccati sulla Luna:

«Il destino ha voluto che gli uomini che sono andati sulla Luna per esplorarla in pace, rimarranno sulla Luna per riposare in pace. Questi uomini impavidi, Neil Armstrong ed Edwin Aldrin, sanno che non c'è speranza per il loro recupero. Ma sanno che c'è speranza per l'umanità nel loro sacrificio.

Questi due uomini stanno donando le loro vite per l'obiettivo più nobile dell'umanità: la ricerca della verità e della conoscenza. Si addoloreranno le loro famiglie ed i loro amici; si addolorerà la loro nazione; si addolorerà tutta la gente del mondo; si addolorerà la Madre Terra per avere mandato due dei suoi figli verso l'ignoto.

Nella loro esplorazione, hanno unito le popolazioni del mondo come se fosse una; nel loro sacrificio, hanno legato ancora più strettamente la fratellanza tra gli uomini. Nei giorni antichi, gli uomini hanno guardato le stelle ed hanno visto i loro eroi nelle costellazioni. Oggi, noi facciamo lo stesso, ma i nostri eroi sono uomini in carne e ossa.

Altri seguiranno e certamente troveranno la loro via di casa. La ricerca dell'Uomo non verrà negata. Ma questi uomini erano i primi, e i primi resteranno nei nostri cuori.

Ogni uomo che guarderà la Luna nella notte, saprà che c'è da qualche parte un piccolo angolo che sarà per sempre l'umanità.»

Quest'ultimo pezzo del comunicato è tratto da una poesia del poeta inglese Rupert Brooke chiamata The soldier ("Il soldato"). La poesia inizia:

«Se muoio, pensate solo questo di me:
che c'è un angolo in un campo straniero
che è per sempre Inghilterra»

(Rupert Brooke, The soldier)

Giubileo della missione[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 luglio 2004 la NASA festeggiò il 35º anniversario dell'allunaggio e della missione Apollo 11 con una grande cerimonia commemorativa e con l'incontro, il giorno successivo, degli astronauti ancora in vita e dei più importanti collaboratori del progetto alla Casa Bianca con l'allora Presidente degli Stati Uniti George W. Bush.[182]

Quarantesimo anniversario[modifica | modifica wikitesto]

Di nuovo il 20 luglio 2009, Armstrong, Aldrin e Collins furono invitati alla Casa Bianca dal presidente Obama, per festeggiare il 40º anniversario dell'allunaggio. TV e giornali hanno dedicato la giornata intera agli eroi della missione, e proprio in occasione dell'anniversario è stato realizzato un film-documentario che ripercorre la storia dell'Apollo, Moonshot. Alla Casa Bianca i tre astronauti hanno tenuto un discorso nel quale invitano il paese a mandare l'uomo su Marte.

Cinquantesimo anniversario[modifica | modifica wikitesto]

Il 10 giugno 2015, Bill Posey, membro del Congresso degli Stati Uniti, introdusse la risoluzione H.R. 2726 nella 114esima sessione della Camera dei rappresentanti, che ordina la United States Mint di ideare e vendere delle monete commemorative placcate in oro e argento in occasione del cinquantenario dalla missione Apollo 11. Il 24 gennaio 2019, la United States Mint ha rilasciato le monete al pubblico tramite il suo sito.[183] Il 1° marzo 2019 è uscito in IMAX un documentario sull'Apollo 11, con delle riprese originali del 1969 restaurate. L'8 marzo è uscito nei cinema.[184][185]

Principali eventi[modifica | modifica wikitesto]

Agganci tra il CSM-LM[modifica | modifica wikitesto]

  • Separazione: 20 luglio 1969, 17:44 UTC
  • Riaggancio: 21 luglio 1969, 21:35 UTC

Passeggiata sulla Luna[modifica | modifica wikitesto]

  • Apertura del portello del LM: 21 luglio 1969, 2:39:33 UTC
  • Armstrong, EVA (Extra-vehicular activity, attività extraveicolari)
    • Uscita dal LM: 2:51:16 UTC
    • Contatto con il suolo lunare: 2:56:15 UTC
    • Rientro al LM: 5:09:00 UTC
  • Aldrin, EVA
    • Uscita dal LM: 03:11:57 UTC
    • Contatto con il suolo lunare: 03:15:16 UTC
    • Rientro al LM: 05:01:39 UTC
  • Chiusura del portello del LM: 21 luglio, 05:11:13 UTC
    • Durata: 2 ore, 31 minuti, 40 secondi

Note[modifica | modifica wikitesto]

Questa voce include materiale in pubblico dominio proveniente dal sito o da documenti della National Aeronautics and Space Administration.

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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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