Apollo 11

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Apollo 11
Emblema missione
Apollo 11 insignia.png
Dati della missione
Modulo di comando CM-107
Modulo di servizio SM-107
Modulo lunare LM-5
Vettore Saturn V SA-506
Codice chiamata modulo comando:
Columbia
modulo lunare:
Eagle
Luogo lancio John F. Kennedy Space Center
Lancio 16 luglio 1969
13:32:00 UTC
Allunaggio 20 luglio 1969
20:17:40 UTC
Mare della Tranquillità
0° 40′ 26,69″ N,
23° 28′ 22,69″ E
(based on the IAU
Mean Earth Polar Axis
coordinate system)
Durata EVA lunare 2 o 31 min 40 s
Tempo su superficie lunare 21 o 36 min 20 s
Peso campioni lunari 21,55 kg (47,5 lb)
Numero orbite lunari 30
Tempo in orbita lunare 59 o 30 min 25,79 s
Apogeo lunare 312,1 km
Perigeo lunare 113,4 km
Ammaraggio 24 luglio 1969
16:50:35 UTC
Oceano Pacifico
15°02′S 164°39′W / 15.033333°S 164.65°W-15.033333; -164.65
Nave da recupero USS Hornet (CV-12)
Durata 8 g 3 o 18 min 35 s
Numero orbite 1 e mezza prima di partire per la Luna
1 al rientro
Apoapside 192,1 km
Periapside 190,6 km
Periodo orbitale 88.18 min
Inclinazione orbitale 32,521°
Massa al lancio: 2 923 387 kg
CSM 30 320 kg,
LM 16 448 kg
Equipaggio
Membri equipaggio 3
Ap11-s69-31740.jpg
L'equipaggio dell'Apollo 11
Da sinistra a destra: Armstrong, Collins e Aldrin
Programma Apollo
Missione precedente Missione successiva
Apollo-10-LOGO.png Apollo 10 Apollo 12 insignia art.jpg Apollo 12

Apollo 11 fu la missione spaziale che per prima portò gli uomini sulla Luna, gli statunitensi Neil Armstrong e Buzz Aldrin, il 20 luglio 1969 alle 20:18 UTC. Armstrong fu il primo a mettere piede sul suolo lunare, sei ore più tardi dell'allunaggio, il 21 luglio alle ore 02:56 UTC. Armstrong trascorse due ore e mezza al di fuori della navicella, mentre Aldrin un po' meno. Insieme raccolsero 21,5 kg di materiale lunare che riportarono a Terra. Un terzo membro della missione, Michael Collins, rimase in orbita lunare, pilotando il modulo di Comando che riportò gli astronauti a casa. La missione terminò il 24 luglio, con l'ammaraggio nell'Oceano Pacifico.

Lanciata da un razzo Saturn V dal Kennedy Space Center, il 16 luglio, Apollo 11 fu la quinta missione con equipaggio del programma Apollo della NASA. La navicella spaziale Apollo era costituita da tre parti: un Modulo di Comando (CM) che ospitava i tre astronauti ed era l'unica parte che rientrava a Terra, un modulo di servizio (SM), che forniva il modulo di comando di propulsione, energia elettrica, ossigeno e acqua, e un Modulo Lunare (LM) per l'atterraggio sulla Luna.

La prima passeggiata lunare fu trasmessa in diretta televisiva per un pubblico mondiale. Armstrong quando mise il piede sulla superficie lunare descrisse l'evento come:

(EN)
« That's one small step for [a] man, one giant leap for mankind. »
(IT)
« Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un balzo da gigante per l'umanità. »
(Neil Armstrong)

Ascolta le parole di Neil Armstrong[?·info]

Apollo 11 concluse la corsa allo spazio intrapresa dagli Stati Uniti e dall'Unione Sovietica, realizzando l'obiettivo nazionale proposto nel 1961 dal presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy in un discorso davanti al Congresso degli Stati Uniti in cui affermò che: "questo paese deve impegnarsi a realizzare l'obiettivo, prima che finisca questo decennio, di far atterrare un uomo sulla Luna e farlo tornare sano e salvo sulla Terra."[1]

Informazioni generali[modifica | modifica sorgente]

Equipaggio[modifica | modifica sorgente]

Ciascun membro dell'equipaggio dell'Apollo 11 aveva già compiuto almeno un volo spaziale prima di essere selezionato per la missione; che l'equipaggio fosse composto da soli veterani era accaduto precedentemente solo per l'Apollo 10 e, in seguito, mai più si ripeterà.[2]

Originariamente era previsto che Collins fosse il pilota del modulo di comando dell'Apollo 8, ma fu rimosso dall'incarico in seguito alla necessità di un intervento chirurgico alla schiena e fu sostituito da Jim Lovell, che svolgeva lo stesso compito nell'equipaggio di riserva.

Equipaggio di riserva[modifica | modifica sorgente]

Personale di supporto[modifica | modifica sorgente]

Direttori di volo[modifica | modifica sorgente]

  • Cliff Charlesworth (Green Team), per il lancio e per l'EVA
  • Gene Kranz (White Team), allunaggio
  • Glynn Lunney (Black Team), ascesa dalla Luna

Codici di chiamata[modifica | modifica sorgente]

All'equipaggio delle missioni Apollo era lasciata la possibilità di rinominare le navicelle in uso, ma, dopo che l'equipaggio dell'Apollo 10 aveva optato per Charlie Brown e Snoopy per identificare rispettivamente il Modulo di Comando e il Modulo Lunare, il vice-direttore delle pubbliche relazioni, Julian Scheer, scrisse a George M. Low, direttore del Centro di controllo missione, di suggerire all'equipaggio dell'Apollo 11 nomi più "seri".

Il modulo di comando fu così chiamato Columbia , da Columbiad, il gigantesco cannone che, nel romanzo di Jules Verne Dalla Terra alla Luna (1865), sparava la navicella verso la Luna;[3] Il LEM invece fu chiamato Eagle (Aquila), l'uccello simbolo degli Stati Uniti, rappresentato anche sull'emblema della missione.

Emblema della missione[modifica | modifica sorgente]

L'emblema della missione fu ideato da Collins, che volle rappresentare simbolicamente un "allunaggio pacifico degli Stati Uniti". Rappresentò quindi un'aquila calva, con un ramo d'ulivo nel becco, che atterrava su un paesaggio lunare e con una vista della Terra in lontananza. Alcuni funzionari della NASA ritennero che gli artigli dell'aquila sembrassero troppo "bellicosi" e dopo qualche discussione, il ramo d'ulivo fu spostato negli artigli. L'equipaggio scelse di non utilizzare il numero romano "XI", ma preferì utilizzare l'"11" arabo, temendo che il primo potesse non essere compreso in alcune nazioni. Inoltre, scelsero di non indicare i loro nomi sull'emblema, affinché esso fosse "rappresentativo di tutti coloro che avevano lavorato per permettere la missione".[4]

Tutti i colori sono naturali, con bordi in blu e giallo oro.[5]

Oggetti ricordo[modifica | modifica sorgente]

Neil Armstrong, nel suo PKK (Personal Preference Kit) volle tenere un pezzo di legno dell'elica dell'aereo dei fratelli Wright del 1903 e un pezzo di tessuto dall'ala.[6] Inoltre aveva con sé i distintivi di astronauta, arricchiti di diamanti, originariamente donati da Deke Slayton alle vedove dell'equipaggio dell'Apollo 1.[7]

La missione[modifica | modifica sorgente]

Il lancio e il viaggio verso la Luna[modifica | modifica sorgente]

Il lancio dell'Apollo 11 con il Saturn V, notare l'effetto della Singolarità di Prandtl-Glauert Il lancio dell'Apollo 11 con il Saturn V, notare l'effetto della Singolarità di Prandtl-Glauert
Il lancio dell'Apollo 11 con il Saturn V, notare l'effetto della Singolarità di Prandtl-Glauert
La terra vista da Apollo 11 poco dopo aver lasciato l'orbita terrestre (manovra Trans Lunar Injection)

Il lancio dell'Apollo 11 fu seguito, oltre che dalle migliaia di persone che affollavano le autostrade e le spiagge vicino al sito di lancio, da milioni di spettatori televisivi, con il responsabile delle comunicazioni pubbliche della NASA, Jack Re, che forniva il commento. Il Presidente Richard Nixon assistette all'evento dallo Studio Ovale della Casa Bianca.

L'Apollo 11 fu lanciato da un razzo vettore Saturn V dalla piattaforma di lancio 39A, parte del complesso di lancio 39 del Kennedy Space Center, il 16 luglio, 1969 alle 13:32:00 UTC ed entrò in orbita terrestre dodici minuti più tardi.[8]. Dopo un'orbita e mezza, il motore PWR J-2 del terzo stadio S-IVB spinse la navetta sulla sua traiettoria verso la Luna grazie alla manovra Trans Lunar Injection (TLI) iniziata alle 16:22:13 UTC. Circa 30 minuti più tardi la coppia modulo di comando/modulo di servizio se separarono dall'ultimo stadio del saturno V e compirono la manovra per agganciarsi al Modulo Lunare rimasto ancora nel suo adattatore posto in cima al terzo stadio. Dopo che il Modulo Lunare fu estratto, il veicolo spaziale combinato continuò il suo viaggio verso la Luna, mentre il terzo stadio ormai abbandonato fu messo in un'orbita eliocentrica.[9]

Il 19 luglio alle 17:21:50 UTC, Apollo 11 passò dietro la Luna e accese il motore in servizio per entrare in orbita lunare. Nelle trenta orbite[10] che effettuarono, l'equipaggio ebbe modo di osservare il luogo previsto per il loro atterraggio nel sud del Mare della Tranquillità (Mare Tranquillitatis) a circa 19 km a sud-ovest del cratere Sabine D (0.67408N, 23.47297E). Il sito di atterraggio era stato scelto in parte perché era ritenuto avente una conformazione relativamente piatta e liscia grazie alle rilevazioni delle sonde automatiche Ranger 8 e Surveyor 5 e perciò non presentava grandi difficoltà nell'allunaggio e nella attività extraveicolari.[11]

L'allunaggio[modifica | modifica sorgente]

L'Eagle distaccato dal Columbia

Il 20 luglio 1969 il modulo lunare chiamato "Eagle" venne separato dal modulo di comando, detto "Columbia". Collins rimase a bordo del Columbia, mentre l'Eagle con Armstrong e Aldrin, scendeva sulla superficie. Dopo un attento controllo visivo, Eagle accese il motore e iniziò la discesa. Appena iniziata la manovra di discesa, vari allarmi del computer di "allunaggio" segnalarono un guasto al sistema di guida automatico dovuto all'esaurimento di tutta la memoria del computer. Questo fu causato da un errore dell'equipaggio che attivò il rendezvous radar, utile in caso di annullamento dell'atterraggio, che saturò tutta la memoria necessaria per i calcoli del software di allunaggio. L'errore fu prontamente riscontrato e risolto senza conseguenze dagli astronauti[12].

Durante questa fase, gli astronauti si accorsero che il sito dell'allunaggio era molto più roccioso di quanto avessero indicato le fotografie. Armstrong prese il controllo semi-manuale del modulo lunare, che fece allunare alle 20:17:40 UTC (22:17:40 ora italiana) con ancora 25 secondi di carburante[13].

La NASA considerata la modesta quantità di carburante rimasta, di gran lunga inferiore rispetto ai precedenti test, aumentò in modo considerevole la quantità di combustibile disponibile sul LEM per i voli futuri.[13]

(EN)
« Houston, Tranquility Base here. The Eagle has landed. »
(IT)
« Houston, qui Base della tranquillità. L'Eagle è atterrato »
(Storica frase di Neil Armstrong pochi secondi dopo l'atterraggio del modulo lunare.[13])

Il primo sito di allunaggio dell'Apollo, nella parte meridionale del Mare della Tranquillità a circa 20 km a sud-ovest del cratere Sabine D, fu scelto perché ritenuto abbastanza piano e liscio dai rilevamenti effettuati dai lander Ranger 8 e Surveyor 5, così come dalle mappe tracciate dal Lunar Orbiter.

Operazioni sulla superficie[modifica | modifica sorgente]

Progettarono la disposizione delle attrezzature per installare l'Early Apollo Scientific Experiment Package (EASEP) e issare la bandiera americana, studiando il sito dell'allunaggio dalle due finestre triangolari dell'Eagle, che permettevano loro di avere una visione di 60°.

Secondo il programma, Armstrong e Aldrin dopo aver compiuto tutti i controlli previsti avrebbero dovuto riposare per quattro ore all'interno del modulo lunare, eventualmente aiutati a dormire con dei tranquillanti, poi si sarebbero preparati per l'uscita, programmata per le 6:17 UTC (8:17 italiane).[14]. Invece gli astronauti non dormirono. Alle 22:12 UTC (0:12 italiane) Armstrong comunicò la decisione di procedere con la preparazione della prima Attività Extraveicolare, invece di riposare, con queste parole: Il nostro consiglio a questo punto è di programmare l'Attività Extraveicolare, con la vostra approvazione, a partire dalle otto di questa sera, ora di Houston. Approssimativamente fra tre ore.[15] Il dottor Berry, il medico che con la telemetria controllava le condizioni di Armstrong, si disse d'accordo, e così pure il direttore di volo Cliff Charlesworth, e da Houston venne dato l'OK[16].

La preparazione per l'uscita anticipata però richiese ben più delle tre ore previste da Armstrong. L'astronauta ebbe alcune iniziali difficoltà a uscire dello sportello a causa della sua PLSS (Portable Life Support System, la tuta spaziale)[17]. Infatti secondo il veterano lunare John Young (astronauta statunitense), a una riprogettazione del LM che prevedeva uno sportello più piccolo, non seguì una revisione della PLSS, così si rese difficoltosa l'entrata e l'uscita degli astronauti dallo sportello.

Sei ore e mezza dopo aver toccato il suolo, alle 2:57 UTC (4:57 italiane), Armstrong compì la discesa sulla superficie e fece il suo grande passo per l'umanità. Aldrin lo seguì, e i due astronauti trascorsero 2 ore e 31 minuti a fotografare la superficie lunare e raccogliere campioni di roccia.[17]

Aldrin passeggia sulla Luna
(EN)
« Magnificent desolation. »
(IT)
« Magnifica desolazione »
(Buzz Aldrin appena disceso[18])

L'Unità di Controllo Remota posta sul casco impediva ad Armstrong di vedersi i piedi. Mentre scendeva la scaletta di nove gradini, Armstrong tirò l'anello che schierò il Modular Equipment Stowage Assembly (MESA) contro il lato dell'Eagle attivando la telecamera della TV. Le prime immagini vennero ricevute al "Goldstone Deep Space Communications Complex" negli USA, ma quelle con miglior definizione si videro a Honeysuckle Creek in Australia. Qualche minuto più tardi le immagini furono mandate anche nel normale circuito televisivo, grazie al radiotelescopio del Parkes Observatory in Australia. Così, malgrado le difficoltà iniziali, le prime immagini in bianco e nero di un uomo sulla Luna vennero viste in diretta da almeno 600 milioni di persone sparse in tutto il mondo.

Dopo una breve descrizione della superficie (very fine grained... almost like a powder cioè "a grana molto fine... quasi come polvere"[18]) e aver pronunciato la sua storica frase, Armstrong fece il suo primo passo fuori dall'Eagle e diventò il primo uomo a camminare su un altro corpo celeste. Commentò che muoversi nella gravità lunare, circa un sesto di quella terrestre, era molto più facile che nelle simulazioni effettuate prima del lancio e che l'ideale per spostarsi era "saltare" e non camminare come sulla Terra[18].

Orma umana sul suolo lunare

Oltre che essere la concretizzazione del sogno di John F. Kennedy di vedere un uomo sulla Luna prima della fine degli anni sessanta, l'Apollo 11 fu un test per tutte le missioni successive Apollo; quindi Armstrong scattò le foto che sarebbero servite ai tecnici sulla Terra a verificare le condizioni del modulo lunare dopo l'allunaggio. Successivamente raccolse il primo campione di terreno lunare, lo pose in una busta che mise nell'apposita tasca della sua tuta. Rimosse la telecamera dal MESA, fece una panoramica e la mise su un treppiede a 12 m dal modulo lunare. Il cavo della telecamera, però, rimase parzialmente arrotolato, rappresentando un pericolo per le attività extraveicolari (EVA)[19].

Aldrin raggiunse Armstrong sulla superficie lunare e testò i metodi migliori per muoversi, compreso il cosiddetto salto del canguro. La disposizione dei pesi nella PLSS creava una tendenza a cadere verso l'indietro, ma nessuno dei due astronauti ebbe seri problemi d'equilibrio. Correre a passi lunghi divenne il metodo per spostarsi preferito dai due astronauti. Aldrin e Armstrong riferirono che dovevano programmare i movimenti da compiere sei o sette passi prima. Il terreno molto fine era anche particolarmente sdrucciolevole. Aldrin rilevò che il muoversi tra la luce solare diretta e l'ombra dell'Eagle non provocava cambiamenti significativi di temperatura all'interno della sua tuta spaziale, invece il casco risultava essere più caldo sotto il Sole[18].

Gli astronauti piantarono insieme la bandiera degli Stati Uniti, e la consistenza del terreno non permise di inserirla per più di 20 cm. Successivamente essi ricevettero una chiamata del presidente di allora, Richard Nixon, che egli stesso definì "la storica chiamata fatta dalla Casa Bianca"[20].

Aldrin vicino al Modulo Lunare (LEM).
Armstrong vicino al Modulo Lunare (LEM).

Il MESA non si rivelò una piattaforma di lavoro stabile, inoltre era all'ombra, e questo rallentò ulteriormente il lavoro. Mentre lavoravano, gli astronauti alzarono della polvere grigia, che andò a sporcare la parte esterna delle loro tute. Posizionarono l'EASEP, che includeva un sismografo passivo e un "retroreflector" (dispositivo composto da celle multi-specchio, orientato in modo da riflettere la luce di un laser puntato dalla Terra verso la Luna). Successivamente Armstrong si allontanò a grandi passi di circa 120 metri dal Modulo Lunare per fotografare il Cratere Orientale mentre Aldrin iniziò la raccolta di materiale lunare. Usò il martello geologico, e questa fu l'unica situazione in cui venne usato dall'Apollo 11. Gli astronauti iniziarono la raccolta di rocce lunari con le palette, ma poiché l'operazione richiedeva molto più tempo del previsto, furono costretti ad abbandonare il lavoro a metà dei 34 minuti previsti.

Durante questo periodo, il "Mission Control" ha usato una frase codificata per avvertire Armstrong che i suoi tassi metabolici erano troppo alti e che avrebbe dovuto rallentare. I tassi rimasero generalmente più bassi di quanto previsto per entrambi gli astronauti durante la camminata, così il "Mission Control" assegnò ad Aldrin e Armstrong 15 minuti in più.


Risalita lunare e ritorno a terra[modifica | modifica sorgente]

Aldrin rientrò nell'Eagle per primo. Con non poche difficoltà, gli astronauti caricarono i film e due sacchi contenenti più di 22 kg di materiale lunare dallo sportello del Modulo Lunare, grazie ad un sistema a puleggia chiamato "Lunar Equipment Conveyor". Poi Armstrong saltò sulla scaletta ed entrò nel LM.

Dopo il trasferimento al Modulo di supporto vitale dell'LM, gli astronauti alleggerirono il modulo gettando fuori le PLSS, le scarpe lunari, una fotocamera Hasselblad ed altra apparecchiatura ed accesero il motore di ascesa per rientrare in orbita. Completata l'ascesa, spensero il motore e raggiunsero Michael Collins a bordo del CM Columbia che si trovava in orbita lunare.

Dopo oltre 2 ore e mezza di attività sulla superficie lunare, si ricongiunsero a Collins sul "Columbia", con un carico di 20,87 kg di rocce lunari. I due Moon-walkers lasciarono sulla Luna apparecchiature scientifiche quali un prisma retroriflettente usato per l'esperimento Lunar Laser Ranging. Lasciarono, inoltre, una bandiera americana e una placca con i disegni dei due emisferi terrestri, un'iscrizione, le firme degli astronauti e del presidente Nixon. L'iscrizione recita:

 La storica placca sulla scaletta del LEM.
(EN)
« Here Men From Planet Earth
First Set Foot Upon the Moon
July 1969 A.D.
We Came in Peace For All Mankind
 »
(IT)
« Qui uomini dal pianeta Terra
fecero il primo passo sulla Luna
Luglio, 1969 d.C.
Siamo venuti in pace per tutta l'umanità »

Il LM venne rilasciato dopo che i due astronauti si trasfeririono sul Columbia. Il LM restò in orbita lunare e si presume che si sia schiantato sul suolo lunare entro un intervallo di tempo di 1 - 4 mesi.

I tre astronauti ritornarono sulla Terra il 24 luglio, accolti come eroi. Il punto dell'atterraggio in mare fu a 13 gradi 19 primi N, 169 gradi 9 primi W, cioè 380 km a sud dell'Atollo Johnston e 24 km dalla nave di recupero, la USS Hornet.

Resti[modifica | modifica sorgente]

Il sito di allunaggio fotografato da LRO nel 2012.

Il Modulo di Comando è in mostra al National Air and Space Museum di Washington.

Nel 2009 il Lunar Reconnaissance Orbiter fotografò i vari siti di allunaggio delle missioni Apollo con risoluzione sufficiente a distinguere lo stadio di discesa del modulo lunare, vari strumenti scientifici e le tracce delle passeggiate lunari.

I 5 motori F-1 del razzo Saturn V sono stati ritrovati da una spedizione privata finanziata da Jeff Bezos, fondatore di Amazon.com, la cui intenzione è di recuperarne almeno uno da mettere pubblicamente in mostra.[21]

Comunicato Stampa di Contingenza[modifica | modifica sorgente]

Negli Archivi Nazionali di Washington, D.C. c'è una copia del seguente comunicato stampa, datato 18 luglio 1969, preparato per il presidente Nixon, che avrebbe dovuto leggerlo in diretta TV nel caso in cui gli astronauti della missione Apollo 11 fossero rimasti bloccati sulla Luna:

« Il destino ha voluto che gli uomini che sono andati sulla Luna per esplorarla in pace, rimarranno sulla Luna per riposare in pace. Questi uomini impavidi, Neil Armstrong ed Edwin Aldrin, sanno che non c'è speranza per il loro recupero. Ma sanno che c'è speranza per l'umanità nel loro sacrificio.

Questi due uomini stanno donando le loro vite per l'obiettivo più nobile dell'umanità: la ricerca della verità e della conoscenza. Si addoloreranno le loro famiglie ed i loro amici; si addolorerà la loro nazione; si addolorerà tutta la gente del mondo; si addolorerà la Madre Terra per avere mandato due dei suoi figli verso l'ignoto.

Nella loro esplorazione, hanno unito le popolazioni del mondo come se fosse una; nel loro sacrificio, hanno legato ancora più strettamente la fratellanza tra gli uomini. Nei giorni antichi, gli uomini hanno guardato le stelle ed hanno visto i loro eroi nelle costellazioni. Oggi, noi facciamo lo stesso, ma i nostri eroi sono uomini in carne e ossa.

Altri seguiranno e certamente troveranno la loro via di casa. La ricerca dell'Uomo non verrà negata. Ma questi uomini erano i primi, e i primi resteranno nei nostri cuori.

Ogni uomo che guarderà la Luna nella notte, saprà che c'è da qualche parte un piccolo angolo che sarà per sempre l'umanità. »

Quest'ultimo pezzo del comunicato è tratto da una poesia del poeta inglese Rupert Brooke chiamata The soldier ("Il soldato"). La poesia inizia:

(EN)
« If I should die, think only this of me:
That there's some corner of a foreign field
That is forever England
 »
(IT)
« Se muoio, pensate solo questo di me:
che c'è un angolo in un campo straniero
che è per sempre Inghilterra »
(Rupert Brooke, The soldier)


Emblema della missione[modifica | modifica sorgente]

L'emblema dell'Apollo 11 venne disegnato da Michael Collins, che voleva simboleggiare con esso "l'allunaggio pacifico da parte degli Stati Uniti". Scelse un'aquila (simbolo degli Stati Uniti) con un ramoscello di ulivo nel becco, con la Luna nel sottofondo e la Terra vista in distanza. Alcuni dirigenti della NASA obiettarono però che gli artigli dell'aquila sembravano troppo "aggressivi", e dopo qualche discussione il ramoscello fu spostato nelle zampe. Collins disegnò l'undici con le cifre romane XI, ma gli altri membri dell'equipaggio dissero che in alcuni paesi questa scritta non sarebbe stata ben compresa, quindi si decise di cambiarla con "Apollo 11". Decisero anche di non mettere i loro nomi nell'emblema, in modo che fosse "rappresentativa di tutti coloro che avevano lavorato per lo sbarco lunare".[22]

Giubileo della missione[modifica | modifica sorgente]

Armstrong, Collins e Aldrin ricevuti dal Presidente George W. Bush

Il 20 luglio 2004 la NASA festeggiò il 35º anniversario dell'allunaggio e della missione Apollo 11 con una grande cerimonia commemorativa e con l'incontro, il giorno successivo, degli astronauti ancora in vita e dei più importanti collaboratori del progetto alla Casa Bianca con l'allora Presidente degli Stati Uniti George W. Bush.[23]

Di nuovo il 20 luglio 2009, Armstrong, Aldrin e Collins furono invitati alla Casa Bianca dal presidente Obama, per festeggiare il 40º anniversario dell'allunaggio. Tv e giornali hanno dedicato la giornata intera agli eroi della missione, e proprio in occasione dell'anniversario è stato realizzato un film-documentario che ripercorre la storia dell'Apollo, Moonshot. Alla Casa Bianca i tre astronauti, hanno tenuto un discorso nel quale invitano il paese a mandare l'uomo su Marte.

Principali eventi[modifica | modifica sorgente]

Agganci tra il CSM-LM[modifica | modifica sorgente]

  • Separazione: 20 luglio 1969 - 17:44 UTC
  • Riaggancio: 21 luglio 1969 - 21:35 UTC

Passeggiata sulla Luna[modifica | modifica sorgente]

  • Apertura del portello del LM: 21 luglio 1969, 2:39:33 UTC
  • Armstrong - EVA (Extra-vehicular activity, attività fuori dalla navicella)
    • Uscita dal LM: 2:51:16 UTC
    • Contatto con il suolo lunare: 2:56:15 UTC
    • Rientro al LM: 5:09:00 UTC
  • Aldrin - EVA
    • Uscita dal LM: 03:11:57 UTC
    • Contatto con il suolo lunare: 03:15:16 UTC
    • Rientro al LM: 05:01:39 UTC
  • Chiusura del portello del LM: 21 luglio, 05:11:13 UTC
    • Durata: 2 ore, 31 minuti, 40 secondi


Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Richard Stenger, Man on the Moon: Kennedy speech ignited the dream in CNN, 25 maggio 2001. (archiviato dall'url originale il 6 giugno 2010).
  2. ^ Courtney G. Brooks, James M. Grimwood e Loyd S., Jr. Swenson, Setting the Stage in Chariots for Apollo: A History of Manned Lunar Spacecraft, prefazione di Samuel C. Phillips, Washington, Scientific and Technical Information Branch, NASA, 1979. LCCN 79-1042, OCLC 4664449. URL consultato il 1º novembre 2013.
  3. ^ Gene Farmer, Dora Jane Hamblin, Neil Armstrong, Michael Collins e Edwin E., Jr. Aldrin, First on the Moon: A Voyage with Neil Armstrong, Michael Collins, Edwin E. Aldrin, Jr., Epilogue di Arthur C. Clarke, Boston, Little, Brown and Company, 1970, p. 39. ISBN 0-71-810736-5, LCCN 76-103950.
  4. ^ Michael Collins, Carrying the Fire: An Astronaut's Journeys, Foreword by Charles Lindberg, New York, Cooper Square Press [Originally published 1974; New York: Farrar, Straus and Giroux], 2001, pp. 332–333. ISBN 0-8154-1028-X, LCCN 2001017080.
  5. ^ 1971-78 Dollar Eisenhower in CoinSite, ROKO Design Group, Inc., 1994. URL consultato il 20 luglio 2009.
  6. ^ James R. Hansen, First Man: The Life of Neil A. Armstrong, New York, Simon & Schuster, 2005, p. 527. ISBN 978-0-743-25631-5, LCCN 2005049992.
  7. ^ Donald K. Slayton e Michael Cassutt, Deke!: An Autobiography, pp. 191–192.
  8. ^ Statistiche ufficiali NASA Apollo 11
  9. ^ Richard W. Orloff, Apollo 11 Timeline in Apollo by the Numbers: A Statistical Reference, NASA History Division, Office of Policy and Plans, Washington, NASA [2000], 2004. LCCN 00-061677. URL consultato il 1º novembre 2013.
  10. ^ Apollo-11 (27) in Historical Archive for Manned Missions, NASA. URL consultato il 13 giugno 2013.
  11. ^ Apollo 11 Lunar Landing Mission (PDF), Washington, D.C., NASA, 6 luglio 1969. URL consultato il 13 giugno 2013.
  12. ^ Computer alarms
  13. ^ a b c The First Lunar Landing
  14. ^ Franco Bertarelli, La notte folle, Epoca, n.982, 20 luglio 1969, pag 90
  15. ^ « 104:39:14 - Our recommendation at this point is planning an EVA, with your concurrence, starting about eight o'clock this evening, Houston time. That is about 3 hours from now. » Apollo 11 Lunar Surface Journal - Post Landing Activities.
  16. ^ Livio Caputo e Ricciotti Lazzero, Le due ore più grandi, Epoca n.983, 27 luglio 1969, pag. 35.
  17. ^ a b Relazione NASA atterraggio
  18. ^ a b c d Comunicazioni NASA
  19. ^ Apollo 11 Mission Report, 16.3.1, Television Cable retained coiled shape. http://www.hq.nasa.gov/alsj/a11/A11_MissionReport.pdf
  20. ^ Archivi Casa Bianca
  21. ^ Fondatore Amazon Ritrova in Fondo all'Oceano Motori del Razzo della Missione Apollo 11
  22. ^ Collins, Michael, Carrying the Fire: An Astronaut's Journey, Cooper Square Press, 2001, pagg. 332-333.
  23. ^ Una relazione dettagliata sui festeggiamenti è reperibile sul sito NASA-Giubileo.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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