Apollo 13

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Apollo 13
Emblema missione
Apollo 13-insignia.svg
Dati della missione
OperatoreNASA
NSSDC ID1970-029A
SCN04371
Nome veicoloApollo 13 Command and Service Module e Apollo 13 Lunar Module
Modulo di comandoCM-109
Modulo di servizioSM-109
Modulo lunareLM-7
VettoreSaturn V SA-508
Codice chiamatamodulo comando:
Odyssey
modulo lunare:
Aquarius
Lancio11 aprile 1970
19:13:00 UTC
Luogo lancioJohn F. Kennedy Space Center
Allunaggioannullato causa esplosione fuoribordo
Ammaraggio17 aprile 1970
18:07:41 UTC
Oceano Pacifico
21°38′S 165°22′W / 21.633333°S 165.366667°W-21.633333; -165.366667
Sito atterraggioOceano Pacifico (21°38′24″S 165°21′42″W / 21.64°S 165.361667°W-21.64; -165.361667)
Nave da recuperoUSS Iwo Jima
Durata5 giorni, 22 ore, 54 minuti e 41 secondi
Parametri orbitali
Numero orbite lunarinessuna, fly-by lunare il 15 aprile 1970 00:21:00 UTC
Equipaggio
Numero3
MembriJim Lovell
Jack Swigert
Fred Haise
Apollo 13 Prime Crew.jpg
Da sinistra a destra: Lovell, Swigert e Haise, dodici giorni dopo il loro ritorno.
Programma Apollo
Missione precedenteMissione successiva
Apollo 12 Apollo 14

Apollo 13 è stata una missione spaziale statunitense, parte del programma Apollo decollata l'11 aprile 1970 alle ore 13:13 CST dal Kennedy Space Center (Pad 39)[1]. Doveva essere la terza missione a sbarcare sulla Luna dopo quelle di Apollo 11 e Apollo 12, ma è diventata celebre per il guasto che impedì l'allunaggio e rese difficoltoso il rientro sulla Terra. Un'esplosione nel modulo di servizio danneggiò molti equipaggiamenti, riducendo notevolmente la disponibilità di energia elettrica e di ossigeno[2].

Sfruttando una traiettoria di rientro libero attorno alla Luna volò a una distanza di 254 chilometri dalla superficie della faccia nascosta della Luna, stabilendo così il record, tutt'oggi detenuto[3], della massima distanza raggiunta da un essere umano dalla Terra: 400.171 km[4]. Dopo avere affrontato numerose difficoltà la navicella rientrò sulla Terra il 17 aprile. Durante il rientro in atmosfera il blackout radio durò per 86 secondi più del previsto, uno dei blackout radio più lunghi del programma Apollo[5].

L'equipaggio[modifica | modifica wikitesto]

Il 6 agosto 1969, poco dopo l'allunaggio dell'Apollo 11, missione in cui l'umanità approdò per la prima volta sul suolo lunare, la NASA diede l'annuncio ufficiale degli equipaggi previsti per le missioni Apollo 13 e Apollo 14.

Venne designato comandante dell'Apollo 13 l'astronauta James Lovell, in sostituzione di Alan Shepard, nominato in un primo momento, a causa di un'infezione all'apparato uditivo che aveva colpito Shepard. Per Lovell, che aveva già volato su Gemini 7, Gemini 12 e Apollo 8, si trattò del quarto volo nello spazio, primo uomo a raggiungere tale traguardo. Shepard fu poi comandante della missione Apollo 14.

Pilota del modulo di comando fu nominato, in un primo momento, Ken Mattingly, mentre l'incarico di pilota del modulo lunare venne conferito a Fred Haise. Sia Haise che Mattingly facevano parte del quinto gruppo scelto dalla NASA e tale incarico significò per entrambi la possibilità del primo volo nello spazio di astronauti di questo gruppo.

Grado Astronauta
Comandante James A. Lovell, Jr. (4)
Pilota del CSM Ken Mattingly (3)
Pilota del LM Fred W. Haise, Jr. (1)

(1) numero di missioni a cui hanno preso parte, inclusa questa.

N.B.: Fred Haise, pur avendo partecipato al programma ALT dello Space Shuttle, non è più tornato nello spazio

Equipaggio di riserva[modifica | modifica wikitesto]

Come comandante dell'equipaggio di riserva (Back Up Crew) venne nominato John Young, affiancato da John "Jack" Swigert come pilota di riserva del modulo di comando e da Charles Duke come pilota di riserva del modulo lunare.

Grado Astronauta
Comandante John W. Young
Pilota del CSM John L. Swigert
Pilota del LM Charles M. Duke, Jr.

L'equipaggio di supporto (Support Crew) era composto da Jack Lousma, William Pogue e Vance Brand. Tutti i tre astronauti ebbero precedenti esperienze quali membri dell'equipaggio di supporto o con il ruolo di Capcom.

Il 6 aprile 1970, cioè pochi giorni prima del lancio, previsto per l'11 aprile, si scoprì che il pilota di riserva del modulo lunare, Charles Duke, era affetto da rosolia[6]. Ken Mattingly fu l'unico degli astronauti a non risultare immune a questa malattia. Per non correre il rischio che Mattingly si ammalasse durante la missione contagiando gli altri membri dell'equipaggio, il 9 aprile venne reso noto definitivamente che sarebbe stato sostituito dal pilota di riserva del modulo di comando Swigert[7]. Alla fine Mattingly non contrasse mai questa malattia, e giocò un ruolo fondamentale durante la crisi dell'Apollo 13, compiendo numerosi test al simulatore e aiutando l'equipaggio a tornare sano e salvo[8].

Equipaggio effettivo[modifica | modifica wikitesto]

Grado Astronauta
Comandante James A. Lovell, Jr.
Pilota del CSM John L. Swigert
Pilota del LM Fred W. Haise, Jr.

Mattingly fece parte dell'equipaggio della missione Apollo 16, per la quale, in un primo momento, era previsto Swigert, e comandò successivamente una missione Shuttle.

Direttori di volo[modifica | modifica wikitesto]

  • Gene Kranz
  • Glynn Lunney
  • Milt Windler
  • Gerry Griffin

Parametri della missione[modifica | modifica wikitesto]

  • Massa: CSM Odyssey: 28.790 kg (63.470 libbre); LM Aquarius: 15.190 kg (33.490 libbre)
  • Perigeo: 181,5 km (112,8 miglia)
  • Apogeo: 185,6 km (115,3 miglia)
  • Inclinazione: 33,5°
  • Periodo: 88,07 min

Distanza minima dalla Luna[modifica | modifica wikitesto]

  • 15 aprile 1970, 00:21:00 UTC
    • 254,3 km sopra la superficie lunare;
    • a 400 171 km dalla Terra (record).

Esplosione del serbatoio d'ossigeno[modifica | modifica wikitesto]

  • 14 aprile 1970, 03:07:53 UTC (13 aprile, 21:07:53 CST) (55:54:53 g.e.t.[9])
  • 321.860 km (199.995 miglia) dalla Terra.

Preparazione[modifica | modifica wikitesto]

Il lancio, 11 aprile 1970

I singoli stadi del razzo Saturn V, con il numero di serie AS-508, vennero consegnati a Cape Kennedy tra giugno e luglio del 1969. Il modulo di comando dell'Apollo, con il numero di serie CSM-109, venne battezzato Odyssey, mentre al modulo lunare LM-7 fu dato il nome di Aquarius.

Il 15 dicembre 1969 l'Apollo 13, completamente assemblato, venne trasportato sulla rampa di lancio numero 39-A.

Il ruolo di Capcom, cioè radiofonista di contatto con la capsula, venne assunto dagli astronauti Brand, Lousma, Young e Mattingly, nonché, per la prima volta, dallo scienziato-astronauta Joseph Kerwin.

In programma vi era l'allunaggio nei pressi di Fra Mauro, dove fu programmato di installare l'ALSEP (Apollo Lunar Surface Experiments Package), cioè una serie di sistemi, congegni e misuratori per eseguire diversi esperimenti sulla Luna, come ad esempio misurazioni sismiche, misurazioni del campo magnetico, riflettore laser, misuratore della quantità ionica e altro.

James Lovell nel modulo lunare

La missione[modifica | modifica wikitesto]

L'equipaggio originale da sinistra, Lovell, Mattingly e Haise
Il Modulo di Servizio danneggiato, fotografato da Haise dopo la separazione

Lancio[modifica | modifica wikitesto]

Il lancio dell'Apollo 13 avvenne da Cape Canaveral, Florida, l'11 aprile 1970, alle ore 19:13:00 GMT utilizzando il vettore Saturn V. Già durante il funzionamento del secondo stadio ci fu un primo pericoloso incidente: uno dei 5 motori (chiamati J2), quello centrale, ebbe problemi a causa delle oscillazioni pogo. Fortunatamente il computer spense il motore prima che causasse altri danni, e per sopperire alla mancanza di spinta il controllo missione decise di far funzionare i rimanenti quattro motori più a lungo del previsto. Anche il motore del terzo stadio del razzo vettore (sempre J2) venne fatto funzionare più a lungo e, nonostante il problema precedentemente descritto, la deviazione dalla traiettoria dell'orbita prevista fu minima e ininfluente per il proseguimento della missione. Dopo 1,5 orbite intorno alla Terra venne riacceso il propulsore del terzo stadio del razzo vettore,per portare Apollo 13 in direzione della Luna.

L'esperimento Saturn-Crash[modifica | modifica wikitesto]

Sullo sfondo della tragedia scampata di poco, si decise di compiere un esperimento che consisteva nel far collidere il terzo stadio del razzo Saturn con la Luna, in breve nominato Saturn-Crash. Poco dopo che il modulo di comando si era staccato e aveva effettuato con successo la manovra d'aggancio del modulo lunare, venne riacceso il motore di questo terzo stadio del razzo vettore Saturn per portarlo su una traiettoria di collisione con la Luna. Tale manovra riuscì perfettamente e tre giorni più tardi, con una massa di circa 14 tonnellate, lo stadio precipitò sulla Luna a circa 120 chilometri a nord-ovest del punto di allunaggio dell'Apollo 12 con una velocità d'impatto di circa 2,5 chilometri al secondo (9000 km/h). L'impatto aveva una forza paragonabile a quella di un'esplosione generata da circa 10 tonnellate di TNT. Dopo circa 30 secondi, il sismografo posizionato dall'equipaggio dell'Apollo 12 registrò l'impatto. Il conseguente terremoto lunare durò per oltre tre ore. Già prima dell'impatto, il misuratore della ionosfera – anche questo montato durante la missione precedente – registrò la fuga di una nube gassosa visibile e dimostrabile per oltre un minuto. Si presume che l'impatto abbia scagliato delle particelle della superficie lunare fino a un'altezza di 60 chilometri, dove furono ionizzate dalla luce del Sole.

"Houston, abbiamo un problema"[modifica | modifica wikitesto]

Dopo 55 ore dal lancio della missione venne trasmesso il celebre messaggio radiofonico dell'equipaggio al Mission Control, che letteralmente fu "Okay, Houston, abbiamo avuto un problema qui".[10] A 321.860 chilometri dalla Terra, uno dei quattro serbatoi dell'ossigeno del modulo di comando e servizio (CSM) esplose. Di conseguenza l'equipaggio fu costretto ad annullare l'allunaggio, girare attorno alla Luna e prendere la spinta necessaria per tornare sulla Terra. Poiché il modulo di servizio era rimasto seriamente danneggiato dall'esplosione, i tre astronauti furono costretti a trasferirsi nel modulo lunare "Aquarius", utilizzandolo come navicella per il ritorno anziché come mezzo per atterrare sulla Luna. Il ritorno, durato quattro giorni, fu freddo, scomodo e teso. La missione Apollo 13 è tuttavia servita per dimostrare la capacità del programma di affrontare situazioni di crisi imprevedibili, portando in salvo tutto l'equipaggio.

Il problema[modifica | modifica wikitesto]

Operazioni di emergenza; quando l'unica speranza per sopravvivere era usare le pile a combustibile e le scorte di ossigeno del Modulo lunare, qui Swigert alle prese con il Portable Life Support System (PLSS)
Principio di incendio che ha successivamente causato l'esplosione, riprodotto post-volo in laboratorio[11]

Mentre la navicella era in rotta verso la Luna, il serbatoio dell'ossigeno numero 2 del modulo di servizio esplose dopo la richiesta del Controllo missione, fatta all'equipaggio, di miscelare l'ossigeno nei serbatoi per impedirne la stratificazione. All'avvio della miscelazione, i cavi che collegavano il motore al miscelatore interferirono creando una scintilla che, nell'ambiente ricco di ossigeno del serbatoio, incendiò l'isolamento del cavo. Il fuoco causò un aumento di pressione sopra il massimo consentito di 7 MPa nel serbatoio, che esplose danneggiando diverse parti del Modulo di Servizio, incluso il serbatoio dell'ossigeno numero 1. All'epoca del fatto, però, la causa non fu subito chiara e ci fu chi ipotizzò l'impatto con un meteorite.

A causa della perdita di entrambi i serbatoi dell'ossigeno del Modulo di Servizio e considerata la quantità di ossigeno richiesta dalle apparecchiature della navicella Apollo, sarebbe stato impossibile atterrare sulla Luna; fu scelto di eseguire un passaggio attorno alla Luna e di riprendere la rotta verso la Terra, utilizzando quindi una traiettoria circumlunare di ritorno libero (Free Return Trajectory o FRT). Considerando la grande pressione a cui erano sottoposti sia i tre astronauti a bordo sia i tecnici a terra, fu necessaria una considerevole ingegnosità per portare in salvo l'equipaggio, con tutto il mondo che seguiva l'avvicendarsi dei drammatici eventi in televisione. Il rifugio che salvò la vita all'equipaggio fu il Modulo Lunare (attraccato al Modulo di Comando e utilizzato come "scialuppa di salvataggio"). Uno dei problemi principali del salvataggio fu che il LEM, che era predisposto per ospitare due persone per due giorni, si ritrovava invece a dover ospitare tre persone per quattro giorni di viaggio. I filtri del LEM dell'anidride carbonica non erano sufficienti per un carico di lavoro simile ed i filtri di ricambio del modulo di servizio non erano adattabili al LEM; un adattatore fu costruito dagli astronauti con i materiali presenti sulla navicella. Fu scelto di utilizzare il LEM come modulo di salvataggio perché il Modulo di Comando (che sarebbe stato teoricamente preferibile) aveva subito gravi danni al sistema di alimentazione e quindi sarebbe stato impossibile renderlo operativo. Le batterie di emergenza avevano una durata di dieci ore, quindi il Modulo di Comando sarebbe stato utilizzabile solo nella fase di rientro in atmosfera.

Per compiere un ritorno sicuro sulla Terra, la traiettoria della navicella venne cambiata notevolmente. Tale cambio di rotta non sarebbe stato difficile utilizzando la propulsione del motore del Modulo di Servizio. Tuttavia i controllori dalla Terra, non sapendo l'esatta entità del danno, preferirono evitare l'uso di tale propulsore, e per correggere la traiettoria del rientro venne utilizzato il motore di discesa del Modulo Lunare. Solo dopo lunghe ed estenuanti discussioni gli ingegneri decisero che era fattibile una manovra di quel tipo, quindi gli astronauti accesero una prima volta il motore del LEM dopo l'attraversamento della Luna, per acquistare velocità, e una seconda per una correzione in corsa. Questo destò non poche preoccupazioni, dato che il motore di discesa del LEM non era stato progettato per essere acceso più di una volta.

Durante la traiettoria di ritorno, mentre sorvolava la faccia nascosta della Luna, l'altitudine dell'Apollo 13 rispetto al suolo lunare era di circa 100 km più elevata di tutte le successive e precedenti missioni Apollo. Questo rappresenta tuttora il record di distanza dalla Terra per un volo con equipaggio: 400.171 km (248.655 miglia)[12], ma fu solo un caso, in quanto la variazione della distanza tra la Terra e la Luna, a causa dell'eccentricità dell'orbita lunare, è molto maggiore di 100 km.

Il rientro in atmosfera richiese un inusuale punto di sgancio e di uscita fuori bordo dal modulo lunare, dato che era stato mantenuto per tutto il volo. Ci fu un certo timore per le temperature ridotte durante il ritorno, che avrebbero potuto produrre condensa e conseguentemente danneggiare l'elettronica del modulo di comando, ma l'apparecchiatura funzionò perfettamente anche in quelle circostanze impreviste.

L'equipaggio ritornò incolume a terra, anche se Haise ebbe un'infiammazione all'apparato urinario, causata dalla mancanza di acqua potabile e dal divieto di espulsione di materiale di scarto (tra cui l'urina) dal veicolo per evitare deviazioni dalla traiettoria pianificata. Il punto di atterraggio in mare fu a 21 gradi 38' S, 165 gradi 22' W, a sud-est delle Samoa Americane e a 6,5 km dalla nave di recupero.

Successivamente è stato notato che, nonostante l'equipaggio sia stato molto sfortunato nel complesso, è anche stato fortunato nell'avere avuto il problema all'inizio della missione, in un momento in cui era disponibile il massimo di rifornimenti, attrezzature e alimentazione da usare nell'emergenza. Infatti, se l'esplosione del serbatoio si fosse verificata nella fase di ritorno, molto probabilmente non si sarebbero mai salvati, soprattutto perché non avrebbero avuto la possibilità di usare il Modulo Lunare.

Dopo questa missione si svolse una lunga indagine sulle cause dell'incidente e la navicella Apollo venne modificata per evitare lo stesso problema in seguito. L'inchiesta, diretta da Edgar Cortright, ricostruì chiaramente la catena di eventi che portò all'incidente (nessuno dei quali, preso singolarmente, era grave). Tutto ciò è riportato anche nel citato libro di Lovell e Kluger. Dai registri di manutenzione risultava che il serbatoio di ossigeno n. 2, durante alcuni lavori eseguiti due anni prima, aveva subito un leggero urto che apparentemente non aveva provocato danni. Due settimane prima del lancio venne effettuata la prova generale di conto alla rovescia, durante la quale vennero compiute tutte le operazioni (compreso il riempimento dei serbatoi) che poi sarebbero state ripetute prima del vero lancio. A prova conclusa i serbatoi dovevano essere svuotati; in particolare l'ossigeno liquido avrebbe dovuto essere spinto fuori dal serbatoio da ossigeno gassoso pompato attraverso un apposito tubo costruito per quell'unico scopo. Conseguentemente ci si accorse che il serbatoio n. 2 non riuscì a svuotarsi; evidentemente il tubo di drenaggio si era danneggiato nell'urto di due anni prima. Considerando che comunque quell'inconveniente non avrebbe influito sul funzionamento in volo e che una sostituzione del serbatoio avrebbe provocato un ritardo leggero ma sufficiente a far perdere la "finestra" di lancio, venne decisa una procedura alternativa: far uscire l'ossigeno (tenuto normalmente a temperature inferiori a -200 ºC) riscaldandolo oltre la sua temperatura di ebollizione accendendo le resistenze interne al serbatoio. Lo stesso Lovell, a cui spettava la decisione finale in qualità di comandante, autorizzò la procedura.

L'impianto elettrico del modulo di servizio funzionava normalmente con la tensione a 28 volt fornita dalle celle a combustibile, ma durante i collaudi (e durante questa operazione imprevista) veniva alimentato con una tensione di 65 volt fornita dalla torre di lancio; ciò era possibile grazie a una modifica di progetto eseguita nel 1965.

Tuttavia non erano stati adeguati i termostati. Quando la temperatura raggiunse i 26 °C il termostato si bruciò per la sovratensione, le resistenze non si spensero e presumibilmente fecero aumentare la temperatura a oltre 500 °C, valore sufficiente a danneggiare il rivestimento in teflon dei cavi elettrici.

Questo creò il rischio di scintille e di fatto le produsse quando fu azionata l'alimentazione elettrica al sistema di rimescolamento dell'ossigeno.

Rientro e splashdown[modifica | modifica wikitesto]

Operazioni di recupero, qui Swigert
Lovell, Swigert e Haise mentre vengono accolti con entusiasmo dall'equipaggio dell'USS Iwo Jima

Solo poco prima della fine della missione, gli astronauti fecero ritorno nella capsula dell'Apollo, che fu separata dal modulo di servizio, gravemente danneggiato. Il modulo lunare, pertanto, bruciò durante il rientro a Terra nell'atmosfera. Col modulo bruciò anche la stazione ALSEP, con le sue pile atomiche contenenti 3,9 kg di plutonio 238. Per evitare il rischio di rilascio di materiale radioattivo fu scelto come punto di rientro un'area sovrastante l'Oceano Pacifico; la pila era stata comunque progettata per resistere al rientro nell'atmosfera terrestre e ammarò al largo di Tonga senza rilascio di radioattività.

Il 17 aprile 1970, dopo una lunga ansia a causa della prolungata interruzione del contatto via radio durante la fase di rientro (di norma tale fase non superava i 3 minuti, mentre per l'Apollo 13 durò oltre 6 minuti), alle ore 13:07 l'Apollo 13 ammarò sano e salvo nelle acque dell'Oceano Pacifico. L'equipaggio venne recuperato e portato a bordo della portaerei USS Iwo Jima.

Solo durante l'ispezione post-atterraggio si scoprì un ulteriore malfunzionamento: un cedimento meccanico di un o-ring, non installato correttamente, che portò all'apertura di una falla nel serbatoio contenente il gas propulsivo necessario all'espulsione della copertura dei paracadute. L'ugello relativo non funzionò, ma grazie alla ridondanza del sistema gli altri ugelli riuscirono comunque a espellere la pesante copertura metallica[13].

Citazione[modifica | modifica wikitesto]

La famosa citazione "Houston, we have a problem" ("Houston, abbiamo un problema") non è corretta. La frase realmente pronunciata da Swigert rivolgendosi al JSC fu: "Okay, Houston, we've had a problem here"[14] ("Okay, Houston, abbiamo avuto un problema qui"); successivamente Lovell pronunciò una frase simile: "Houston, we've had a problem" ("Houston, abbiamo avuto un problema").

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Analogamente all'equipaggio dell'Apollo 11, gli astronauti dell'Apollo 13 rinunciarono all'indicazione dei loro nomi sull'emblema della missione, volendo così sottolineare che un allunaggio era sempre merito di un gran gruppo di persone e non di tre soli astronauti. Pertanto non fu necessario modificare lo stemma quando venne deciso di far volare Swigert al posto di Mattingly. Sull'emblema della missione Apollo 13 sono dunque raffigurati solo tre cavalli che volano, il motto Ex luna, scientia (dalla Luna, conoscenza) e il numero della missione in carattere romano. Solo gli equipaggi delle missioni successive insistettero sul fatto di indicare i loro nomi sull'emblema della missione.

Film[modifica | modifica wikitesto]

Il libro di Jim Lovell e Jeffrey Kluger sulla missione, Lost Moon, è stato trasformato in un film di successo, Apollo 13, diretto da Ron Howard, con Tom Hanks nei panni di Lovell. Jim Lovell compare nel film in un cameo nel ruolo di un capitano della nave di recupero Iwo Jima.

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

  • Lancio: 11 aprile 1970 dal Pad 39A del John F. Kennedy Space Center
  • Ritorno: 17 aprile 1970
  • Modulo di Comando: Odyssey
  • Modulo Lunare: Aquarius
  • Sito dell'allunaggio programmato (fallito): altopiani Fra Mauro

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Apollo-13 (29), NASA. URL consultato il novembre 2016.
  2. ^ "Okay Houston abbiamo avuto un problema". 13 aprile 1970 l'incidente sull'Apollo 13, Rainews.
  3. ^ The Most Extreme Human Spaceflight Records, su space.com, 2016. URL consultato il novembre 2016.
  4. ^ (EN) APOLLO 13 The Seventh Mission: The Third Lunar Landing Attempt, NASA, 1970.
  5. ^ (EN) Henry S. F. Cooper, Thirteen: The Apollo Flight That Failed, Open Road Media, 2013, ISBN 978-1-4804-6219-9.
  6. ^ Charles Duke: From Capcom to Moonwalker, Space.com, 2013.
  7. ^ Ken Mattingly – Apollo’s humble hero, SpaceKate. URL consultato il novembre 2016.
  8. ^ Paolo Magionami, Gli anni della Luna: 1950-1972: l’epoca d’oro della corsa allo spazio, Springer Science & Business Media, 2009, p. 205, ISBN 978-88-470-1100-7.
  9. ^ Ground elapsed time.
  10. ^ Eric Jones, Test Division - Apollo Spacecraft Program Office, 1970.
  11. ^ NASA, Apollo Imagery S70-41146, su spaceflight.nasa.gov.
  12. ^ Fonte: NASA. Altre fonti riportano diversamente la cifra di 401056 km (249205 miglia), ad es. Encyclopedia Astronautica Archiviato il 4 gennaio 2004 in Internet Archive..
  13. ^ Apollo 13 Mission Report (PDF), NASA, Settembre 1970, pp. 112-113.
  14. ^ Apollo 13 Chronology.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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