Apollo 17

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Apollo 17
Emblema missione
Apollo 17-insignia.png
Dati della missione
OperatoreNASA
NSSDC ID1972-096A
SCN06300
Nome veicoloApollo 17 Command and Service Module e Apollo 17 Lunar Module
Modulo di comandoCM-114
Modulo di servizioSM-11
Modulo lunareLM-12
VettoreSaturn V SA-512
Codice chiamatamodulo comando:
America
modulo lunare:
Challenger
Lancio7 dicembre 1972
05:33:00 UTC
Luogo lancioLC 39A John F. Kennedy Space Center, USA
Allunaggio11 dicembre 1972
02:23:35 UTC
Valle Taurus-Littrow
20°11′26.88″N 30°46′18.05″E / 20.1908°N 30.77168°E20.1908; 30.77168
Durata EVA lunarePrima: 7:11:53[1]
Seconda: 7:36:56[1]
Terza: 7:15:8[1]
Totale: 22:3:57
Tempo su superficie lunare74:59:40
Ammaraggio19 dicembre 1972
19:24:59 UTC
Oceano Pacifico
17°53′S 166°07′W / 17.883333°S 166.116667°W-17.883333; -166.116667
Sito atterraggioOceano Pacifico (17°52′47″S 166°06′36″W / 17.879722°S 166.11°W-17.879722; -166.11)
Nave da recuperoUSS Ticonderoga (CV-14)
Durata12g 13h 51min 59s
Rover lunareLRV-3
Peso campioni lunari110,52 kg
Proprietà veicolo spaziale
Massaal lancio 6.445.000 kg
CSM 30.369 kg
LM 16.456 kg
Peso al lancio48 607 kg
Peso al rientro5 500 kg
StrumentazioneALSEP
Parametri orbitali
Orbitaorbita selenocentrica
Numero orbite lunari75
Tempo in orbita lunare147:43:37
Apoapside lunare109,3 km
Periapside lunare26,9 km
Equipaggio
Numero3
MembriEugene Cernan
Ron Evans
Harrison Schmitt
The Apollo 17 crew at pad 39-A on rollout day.jpg
Da sinistra a destra: Schmitt, Evans e Cernan
Programma Apollo
Missione precedenteMissione successiva
Apollo-16-LOGO.png Apollo 16 Skylab1-Patch.png Skylab 2

Apollo 17 è stata l'undicesima e ultima missione con equipaggio umano del programma Apollo della NASA. Il lancio del vettore Saturn V avvenne il 7 dicembre 1972 alle 05:33:00 UTC da Cape Canaveral con a bordo il Comandante Eugene Cernan, il pilota del Modulo di Comando, Ron Evans e il pilota del LEM Harrison Schmitt (l'unico civile a calpestare il suolo lunare). Ad oggi si tratta dell'ultimo volo spaziale con equipaggio umano oltre l'orbita terrestre bassa e l'unico lancio notturno di tutto il programma. Schmitt rimane l'ultimo uomo ad aver messo piede sul suolo lunare, mentre Cernan l'ultimo ad averne lasciato la superficie.[2]

L'Apollo 17 fu anche la terza missione di tipo J caratterizzata da una permanenza di tre giorni sulla Luna, un'intensa serie di indagini scientifiche e l'utilizzo del terzo rover lunare per gli spostamenti degli astronauti sulla superficie. Nonostante la somiglianza con le due precedenti missioni Apollo 15 e 16, gli obiettivi raggiunti e gli esperimenti effettuati, nonché la presenza di un geologo (Schmitt) a bordo, hanno reso questa missione unica rispetto alle altre.[2]

Mentre Evans rimase in orbita a bordo del Modulo di Comando, Cernan e Schmitt raggiunsero la superficie lunare atterrando nella valle Taurus-Littrow. Condussero tre attività extraveicolari, occupati nella raccolta di campioni lunari e nell'impiego di strumenti scientifici. Cernan, Evans e Schmitt rientrarono il 19 dicembre dopo una missione della durata di circa 12 giorni.[2]

La possibilità di analizzare materiale lunare di un altopiano, più antico dell'impatto che aveva condotto alla formazione del Mare Imbrium, fu una delle ragioni principali che condusse alla scelta della valle Taurus-Littrow. Inoltre, sarebbe stato possibile raggiungere da lì un potenziale sito nel quale era supposto si fosse verificata dell'attività vulcanica. La valle inoltre offriva una migliore copertura orbitale ed un efficiente utilizzo del rover.[2][3]

Apollo 17 superò anche diversi record che erano stati stabiliti dalle missioni precedenti, tra cui il più lungo soggiorno sulla superficie della Luna, la durata complessivamente più lunga delle attività extraveicolari lunari, la più alta quantità di campioni raccolti e la più lunga permanenza in orbita lunare.[4]

Contesto[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 luglio 1969, la NASA, grazie alla missione Apollo 11, aveva raggiunto l'obiettivo del programma Apollo di far sbarcare l'uomo sulla superficie lunare. Questo traguardo era stato posto dal presidente degli Stati Uniti John Kennedy nel 1961 in risposta ai continui successi dell'Unione Sovietica nella "corsa allo spazio" nel più ampio contesto della guerra fredda. Al primo allunaggio seguirono le missioni Apollo 12, Apollo 14, Apollo 15 e Apollo 16 in cui gli astronauti continuarono l'esplorazione della Luna, mentre Apollo 13 mancò l'obiettivo a causa di un guasto intercorso durante il viaggio che mise a repentaglio la vita dell'equipaggio.

Nonostante i molti successi, a causa di restrizioni di bilancio e di un calo di interesse nei voli spaziali da parte del pubblico, l'amministrazione statunitense impose di cancellare alcune delle missioni pianificate e di cui già era stato prodotto il razzo vettore Saturno V. La prima missione annullata, il 4 gennaio 1970 poco prima della partenza di Apollo 13, è stata Apollo 20; le tre missioni finali sarebbero state riprogrammate nel 1973-1974.[5]. Tuttavia, il 2 settembre 1970, la NASA annunciò anche la cancellazione delle missioni Apollo 18 e 19. Nell'agosto 1971, il presidente Richard Nixon aveva già pianificato di annullare tutti i successivi allunaggi (Apollo 16 e 17). Caspar Weinberger, direttore dell'Ufficio Gestione, si oppose a questa decisione, persuadendo Nixon a portare a termine le missioni lunari rimanenti.[6]

Equipaggio[modifica | modifica wikitesto]

Posizione Equipaggio
Comandante Eugene Cernan
Terzo e ultimo volo
Pilota del Modulo di Comando Ron Evans
Unico volo
Pilota del Modulo Lunare Harrison Schmitt
Unico volo

L'equipaggio inizialmente selezionato per la missione Apollo 17 comprendeva Eugene Cernan, in qualità di comandante, Ron Evans, quale pilota del Modulo di Comando, e Joe Engle, come pilota del modulo lunare.[7] Engle aveva maturato una notevole esperienza di volo pilotando ben sedici volte l'X-15 e superando i 264 000 piedi (80 000 m) di quota (l'altitudine richiesta per la qualifica di astronauta) in tre di questi voli.[8] I tre uomini avevano costituito l'equipaggio di riserva della missione Apollo 14. L'addestramento ricevuto, nello schema di rotazione degli equipaggi adotatto dalla NASA, li avrebbe portati ad essere impiegati nella terza missione successiva.

La chiusura anticipata del programma, con la cancellazione delle missioni Apollo 18, 19 e 20 cambiò la situazione. La NASA aveva sempre scelto solo ex-piloti per comporre gli equipaggi delle missioni Apollo, come, sin dall'inizio dell'era spaziale, era stata la prassi per il reclutamento. La pressione della comunità scientifica era stata tale, tuttavia, che la NASA aveva addestrato alcuni scienziati perché partecipassero alle ultime missioni lunari. Il primo di essi sarebbe stato il geologo Harrison Schmitt, che avrebbe dovuto decollare con l'Apollo 18, missione annullata nel settembre del 1970.[7]

Che il programma si chiudesse senza la presenza di un esperto nel campo risultò inammissibile per la comunità scientifica e la NASA si convinse a sostituire Engle con Schmitt, che dimostrò di avere ampie capacità nel suo ruolo.[7]

L'assegnazione di Schmitt all'Apollo 17 aprì un'altra questione. Schmitt si era addestrato con Richard Gordon e Vance Brand, che con lui avevano costituito l'equipaggio di riserva dell'Apollo 15. Si chiesero allora alla NASA se non fosse opportuno sotituire tutto l'equipaggio della missione. Fu infine Donald Kent Slayton a decidere che Schmitt sarebbe stato affiancato da Cernan ed Evans, come previsto.[7][9][10]

Equipaggio di riserva[modifica | modifica wikitesto]

Originale[modifica | modifica wikitesto]

Posizione Equipaggio
Comandante David Scott
Pilota del Modulo di Comando Alfred Worden
Pilota del Modulo Lunare James Irwin
Equipaggio dell'Apollo 15[11]

Sostituzione[modifica | modifica wikitesto]

Posizione Equipaggio
Comandante John Watts Young
Pilota del Modulo di Comando Stuart Roosa
Pilota del Modulo Lunare Charles Duke

L'equipaggio principale dell'Apollo 15 fu inizialmente indicato quale equipaggio di riserva per Apollo 17. Tuttavia, quando furono investiti dallo scandalo dei francobolli, divenuto pubblico nei primi mesi del 1972, i tre astronauti furono sanzionati dalla NASA e dall'aeronautica militare. Slayton, quindi, li sostituì rapidamente con Young e Duke, che avevano volato con l'Apollo 16, e con Roosa (Apollo 14 e riserva per Apollo 16).[11]

Equipaggio di supporto[modifica | modifica wikitesto]

L'emblema[modifica | modifica wikitesto]

L'equipaggio dell'Apollo 17 in una fotografia in posa col rover lunare e, sullo sfondo, il razzo Saturn V; in alto a sinistra, l'emblema della missione.

L'emblema disegnato per la missione vede in primo piano il volto del dio Apollo, nella versione dell'Apollo del Belvedere, a cui fa da sfondo un'aquila calva stilizzata, con le bande rosse a richiamare la bandiera statunitense. Tre stelle bianche sulle bande rosse simboleggiano i tre astronauti intenti ad intraprendere la missione. Completano lo sfondo sulla destra un'immagine della Luna, del pianeta Saturno e di una galassia a spirale (o forse una nebulosa). La Luna è in parte ricoperta dall'ala dell'aquila suggerendo che quel corpo celeste è già stato raggiunto dall'uomo. Il volo dell'aquila e lo sguardo di Apollo rivolto verso destra vogliono simboleggiare che gli obiettivi dell'uomo nel cosmo saranno, un giorno, gli altri pianeti e le stelle.[15]

I colori in risalto sono il rosso, il bianco e il blu: i colori della bandiera statunitense, con l'aggiunta dell'oro, sinonimo dell'età dell'oro dei viaggi nello spazio che dovrà iniziare con la discesa dell'Apollo 17 sul suolo lunare. L'emblema è stato disegnato dall'artista Robert McCall con la collaborazione degli astronauti.[15]

Pianificazione e addestramento[modifica | modifica wikitesto]

Gene Cernan durante un'esercitazione geologica a Subdury (Canada), maggio 1972

Come Apollo 15 e Apollo 16, Apollo 17 sarebbe stata una missione di tipo J[16] e avrebbe previsto un soggiorno lunare di tre giorni, un'attività scientifica più intensa rispetto alle precedenti missioni di tipo H (Apollo 12, 13 e 14) e l'utilizzo del Lunar Roving Vehicle. Poiché Apollo 17 sarebbe stata l'ultima missione sulla Luna, tutti i siti di atterraggio che erano stati presi in considerazione per il programma e che non erano stati già visitati, furono oggetto di un'attenta valutazione. In principio fu considerato l'allunaggio nel cratere Copernico, ma la missione Apollo 12 aveva già recuperato dei campioni provenienti da quell'impatto e altre tre spedizioni avevano già visitato la zona del Mare Imbrium. Fu allora preso in considerazione di atterrare sugli altopiani lunari, vicino al cratere Tycho, ma il terreno risultò troppo accidentato per accettare il rischio. L'ipotesi di un allunaggio nel cratere Tsiolkovskiy, sulla faccia nascosta, non trovò seguito a causa di alcune considerazioni tecniche e degli elevatissimi costi operativi per mantenere le comunicazioni durante le operazioni di superficie. Fu anche preso in considerazione uno sbarco in una regione a Sud-Ovest del Mare Crisium, ma anche questa fu scartata poiché si ritenne che un veicolo spaziale sovietico avrebbe potuto facilmente raggiungere il sito, come effettivamente avrebbe fatto Luna 21 poco dopo la selezione del sito dell'Apollo 17.[17]

Vennero infine individuati tre possibili siti di atterraggio tra i quali operare la selezione finale: il cratere Alphonsus, il cratere Gassendi e la valle Taurus-Littrow. Nel prendere la decisione definitiva, i pianificatori della missione presero in considerazione gli obiettivi primari dell'Apollo 17: ottenere reperti provenienti dai vecchi altopiani ad una distanza sostanziale da Mare Imbrium, campionare materiale di una attività vulcanica recente (cioè di meno di tre miliardi di anni) e avere una minima traccia orbitale sulla superficie che si sovrapponesse a quelle di Apollo 15 e Apollo 16 per massimizzare la quantità di nuovi dati ottenuti.[17] Questi criteri condussero a selezionare il sito Taurus-Littrow, perché l'equipaggio avrebbe potuto raccogliere dei campioni di materiale dell'altopiano dai resti di una frana verificatasi sulla parete Sud della valle; inoltre, nell'area si era manifestata una attività vulcanica relativamente giovane ed esplosiva. Sebbene la valle fosse si trovasse al confine di un mare lunare, come già fu il sito di atterraggio dell'Apollo 15, si ritenne che i vantaggi di Taurus-Littrow avrebbero superato gli svantaggi.[17]

Come per gli atterraggi lunari precedenti, gli astronauti dell'Apollo 17 vennero sottoposti a un vasto programma di addestramento che incluse l'addestramento alla raccolta di campioni in superficie, l'uso delle tute spaziali, la navigazione nel rover lunare, l'addestramento alla geologia sul campo, l'addestramento di sopravvivenza, quello sul recupero e sulle attrezzature.[18]

Preparazione[modifica | modifica wikitesto]

I singoli stadi del razzo vettore Saturn V con il numero di serie AS-512 vennero consegnati a Cape Kennedy tra l'ottobre del 1970 e giugno del 1972. Il modulo di comando dell'Apollo con il numero di serie CSM-114 venne battezzato America, mentre per il modulo lunare, con il numero di serie LM-12, venne scelto il nome di Challenger (Sfidante).

Il 28 agosto 1972, il veicolo spaziale perfettamente assemblato poté essere trasportato verso la rampa di lancio 39-A.

L'equipaggio di riserva completo, Young, Duke e Roosa collaborarono nel ruolo di radiofonisti di contatto con la capsula - (Capcom). Vennero affiancati in tale ruolo da Parker, Fullerton e Overmyer dell'equipaggio di supporto, dall'astronauta veterano Alan Shepard (volato su Mercury 3 e Apollo 14), da Ken Mattingly dell'Apollo 16, nonché da Joseph Allen, un ulteriore scienziato-astronauta, che già aveva assunto il ruolo di Capcom durante la missione dell'Apollo 15.

Fasi principali della missione[modifica | modifica wikitesto]

Decollo e viaggio verso la luna[modifica | modifica wikitesto]

Il lancio dell'Apollo 17

Apollo 17 è stata l'ultima missione spaziale a essere lanciata a bordo di un razzo Saturn V e l'unico lancio del programma Apollo avvenuto in notturna. Il decollo è stato ritardato di due ore e quaranta minuti rispetto al programma a causa di un cut-off automatico sulla sequenza di lancio a 30 secondi dalla fine del conto alla rovescia. Il problema è stato rapidamente riconosciuto come un errore tecnico minore e il timer è stato ripristinato e riprogrammato a T-22 minuti mentre i tecnici si adoperavano a superare il malfunzionamento per continuare la sequenza di lancio. Questa inconveniente è stato l'unico ritardo riscontrato nel programma Apollo causato da questo tipo di errore hardware. Il conto alla rovescia è quindi ripreso e il decollo è avvenuto alle 00:33 EST dal Launch Complex 39A del John F. Kennedy Space Center.[2][19]

Si stima che circa 500 000 persone abbiano assistito al lancio nelle immediate vicinanze del Kennedy Space Center, nonostante l'orario notturno. Il lancio fu visibile fino a 800 km; gli spettatori a Miami, in Florida, hanno riferito di aver visto una "striscia rossa" attraversare il cielo verso Nord.[19]

Alle 3:46 EST, il terzo stadio S-IVB fu riacceso per immettere il veicolo spaziale sull'orbita di trasferimento lunare.[2] Verso le 14:47 EST del 10 dicembre, il motore del sistema di propulsione di servizio sul CSM si è acceso per rallentare la navetta (composta in quel momento da CSM e LEM) e immetterla in orbita lunare. Dopo aver stabilizzato l'orbita, l'equipaggio iniziò i preparativi per l'allunaggio nella valle Taurus-Littrow.[2]

Allunaggio[modifica | modifica wikitesto]

Il luogo di allunaggio di Apollo 17 visto nel 2011 dal Lunar Reconnaissance Orbiter

Dopo essersi separato dal modulo di comando e servizio, il modulo lunare Challenger e il suo equipaggio composto dai due astronauti, Eugene Cernan e Harrison Schmitt, aggiustò la propria orbita e iniziò i preparativi per la discesa verso la superficie lunare. Nel frattempo, il pilota del modulo di comando Ron Evans rimase in orbita per eseguire osservazioni, svolgere esperimenti e attendere il ritorno dei suoi compagni che avrebbe rivisto tre giorni dopo.[2][20]

Poco dopo aver completato i preparativi per l'atterraggio, Cernan e Schmitt iniziarono la discesa; alcuni minuti dopo l'inizio della procedura, il modulo lunare si capovolse permettendo all'equipaggio di dare il primo sguardo al sito di allunaggio e consentendo a Cernan di guidare il veicolo verso il punto prescelto; Schmitt intanto forniva i dati dal computer di volo essenziali per svolgere i suoi compiti. Il LEM toccò la superficie lunare alle 14:55 EST dell'11 dicembre nei pressi del cratere Littrow, nella valle Taurus-Littrow, nel Mare Serenitatis. Poco dopo, i due astronauti iniziarono a riconfigurare l'abitacolo per il soggiorno sulla superficie e si prepararono per la prima attività extraveicolare, EVA-1, della missione.[2][20]

Sulla superficie lunare[modifica | modifica wikitesto]

Eugene Cernan sulla superficie lunare
Il LEM e il rover sulla Luna

La missione prevedeva l'esecuzione di tre attività extraveicolari in cui sarebbe stato utilizzato il rover lunare, grazie al quale si era pianificato di raggiungere nove punti di rilevamento geologico per raccogliere campioni e compiere osservazioni. Vennero inoltre fatte dodici brevi soste di campionamento a discrezione di Schmitt, durante le quali gli astronauti raccolsero rapidamente del materiale lunare senza smontare dal veicolo.[21] Durante le operazioni sulla superficie lunare, la guida del rover fu di competenza esclusiva del comandante Cernan, mentre Schmitt assisteva nella navigazione.[22][23][24]

La prima escursione lunare iniziò quattro ore dopo l'atterraggio, alle 18:54 EST dell'11 dicembre. Il primo compito, come sempre, prevedeva l'installazione dell'"Apollo lunar surface experiment package" (ALSEP) nelle vicinanze del sito di allunaggio. A distanze maggiori, vennero montati i seguenti strumenti:

  • un esperimento di misurazione del flusso di calore
  • un misuratore del profilo della forza di gravità
  • un misuratore dell'intensità di direzione della forza di gravità
  • un contatore di impatti di meteore
  • sistemi per la misurazione della quantità di energia elettrica nel suolo lunare
  • sistemi per vari esperimenti di movimento e di forze attive del suolo lunare
  • strumenti per la misurazione dell'atmosfera
  • sensori per la misurazione della radiazione cosmica
  • un sensore ed una fonte per neutroni
  • un transponder per la misurazione dei campi di forza di gravità
  • esperimenti sismici attivi
Schmitt osserva delle formazioni rocciose

Inoltre venne assemblato l'ormai collaudato rover. Mentre lavorava vicino al rover, a Cernan sfuggì un martello sotto un'estensione del parafango posteriore destro, rompendola. Un incidente simile si era verificato durante la missione dell'Apollo 16 mentre il comandante John Young si spostava attorno al rover. Sebbene non fosse un problema critico, la perdita della protezione causò che Cernan e Schmitt ricoperti dalla polvere durante gli spostamenti.[25] L'equipaggio tentò una riparazione con del nastro adesivo, tuttavia la polvere lunare impedì che questo aderisse correttamente. Dopo aver dispegato l'ALSEP, raggiunsero il cratere Steno, la prima zona di rilevamento geologico a Sud del sito di atterraggio. Gli astronauti raccolsero 14 chilogrammi di campioni, eseguirono sette misure gravimetriche e posizionarono due pacchetti esplosivi. Quest'ultimi furono fatti esplodere da remoto per testare i geofoni collocati dagli astronauti e i sismometri lasciati durante le precedenti missioni. La prima attività extraveicolare si concluse dopo sette ore e dodici minuti.[26]

Eugene Cernan all'interno del modulo lunare dopo la terza attività extraveicolare

Il 12 dicembre, risvegliati dalla Cavalcata delle Valchirie,[27] Cernan e Schmitt iniziarono la loro seconda escursione lunare. Innanzitutto, il parafango del rover aveva bisogno di una soluzione migliore. Durante la notte, i controllori di volo escogitarono una procedura che venne comunicata agli astronauti da John Young: legare insieme quattro mappe e fissare l'"estensione sostitutiva" sul parafango.[28] Gli astronauti effettuarono la riparazione che dette i suoi frutti, rimanendo integra per il resto dell'esplorazione.[25][29][30] Cernan e Schmitt partirono quindi per la seconda stazione di rilevamento: il cratere Nansen, ai piedi del Massiccio Sud. All'arrivo, Cernan riportò che avevano percorso 7,6 km;[31] il tragitto più lungo percorso dal rover durante il programma Apollo. Gli astronauti avevano raggiunto il loro "limite di camminata", la distanza di sicurezza massima che avrebbe garantito il loro ritorno al LEM se per qualsiasi motivo il rover si fosse guastato. Nel viaggio di ritorno, in direzione Nord-Est, si fermarono al cratere Shorty, dove gli astronauti scoprirono un terreno arancione che si rivelò essere composto da numerose piccole perle di vetro vulcanico formatesi oltre 3,5 miliardi di anni prima.[32] L'ultima sosta prima di tornare al LEM venne effettuata presso il cratere Camelot. Durante tutta l'escursione, gli astronauti raccolsero 34 chilogrammi di campioni, presero altre sette misure gravimetriche e posizionarono altri tre pacchetti esplosivi.[2] L'escursione durò sette ore e trentasette minuti. Una volta rientrati nel LEM e dopo averlo pressurizzato, il CAPCOM (il controllore di volo incaricato di mantenere le comunicazioni con l'equipaggio) Bob Parker esclamò: «Assolutamente eccezionale. Non posso dire altro. E intendo dal profondo del mio cuore o dal profondo della mia anima o qualcosa, la mia coscienza».[28]

La terza escursione, l'ultima del programma Apollo, iniziò alle 17:25 EST del 13 dicembre. Cernan e Schmitt guidarono il rover a Nord-Est del sito di allunaggio, esplorando la base del Massiccio Nord e le Sculptured Hills. Fermandosi alla stazione 6, esaminarono un masso spaccato di grandi dimensioni. La nona e ultima stazione pianificata fu nei pressi del cratere Van Serg. L'equipaggio raccolse 66 chilogrammi di campioni lunari e effettuò altre nove misurazioni gravimetriche. Prima di concludere la passeggiata lunare, venne svelata una targa posta sul LEM, che commemorava i risultati raggiunti durante il programma Apollo.[2] Cernan quindi seguì Schmitt sul modulo lunare; l'ultima escursione ebbe una durata di sette ore e quindici minuti.[2]

Ritorno sulla Terra[modifica | modifica wikitesto]

Evans durante la sua attività extraveicolare nel viaggio di ritorno

Eugene Cernan e Harrison Schmitt decollarono con successo dalla superficie lunare il 14 dicembre, alle 17:55 EST. Dopo il rendezvous e l'aggancio con il modulo di comando in cui li attendeva Evans, l'equipaggio trasferì i campioni lunari prima che il modulo lunare fosse fatto precipitare sulla Luna in modo controllato. L'impatto avvenne a circa 10 chilometri dal punto di allunaggio della missione. Le onde sismiche generate dall'impatto furono registrate anche dai sismografi installati vicino ai punti d'allunaggio delle quattro missioni Apollo precedenti.[2][33]

Il recupero dell'equipaggio dell'Apollo 17

Durante il ritorno sulla Terra, Evans eseguì un'attività extraveicolare di 65 minuti per recuperare le pellicole fotografiche dagli appositi contenitori del modulo di servizio a circa 296 000 chilometri dalla Terra;[34][2] fu la terza attività extraveicolare nello "spazio profondo" della storia, eseguita a grande distanza da qualsiasi corpo planetario.

Il 19 dicembre, l'equipaggio espulse il modulo di servizio preparando così il modulo di comando per il ritorno sulla Terra. Apollo 17 eseguì il rientro e ammarò in sicurezza nell'Oceano Pacifico alle 14:25, a 6,4 chilometri dalla nave di recupero, la USS Ticonderoga. Cernan, Evans e Schmitt furono poi recuperati da un elicottero e quindi portati sulla nave 52 minuti dopo l'ammaraggio.[2][33]

Strumentazione della missione ed esperimenti[modifica | modifica wikitesto]

Rover lunare[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Rover lunare.
Il rover lunare di Apollo 17

L'Apollo 17 è stata la terza missione, dopo l'Apollo 15 e l'Apollo 16, ad utilizzare il rover lunare (o LRV, acronimo di Lunar Rover Vehicle). Il rover, oltre ad essere impiegato dagli astronauti quale mezzo di trasporto durante le tre attività extraveicolari, è servito per il trasporto degli strumenti, delle attrezzature di comunicazione e dei campioni lunari prelevati dagli astronauti.[35] Il rover di Apollo 17 ha avuto anche la funzione di permettere l'esecuzione di esperimenti unici, come il Traverse Gravimeter e il Surface Electrical Properties.[36] Nel corso della missione, il rover percorse una distanza totale di circa 35,9 km, con una durata in movimento complessiva di circa quattro ore e ventisei minuti; la massima distanza che Eugene Cernan e Harrison Schmitt raggiunsero dal modulo lunare fu di circa 7,6 km.[37]

Esperimento biologico sui raggi cosmici[modifica | modifica wikitesto]

Tra gli esperimenti previsti ve ne era uno sugli effetti biologici dei raggi cosmici (BIOCORE). Per effettuarlo, la navetta trasportava cinque esemplari di Perognathus longimembris (dei topolini) in un contenitore sigillato. Durante la permanenza nello spazio, dei dispositivi di monitoraggio impiantati al di sotto del cuoio capelluto avvrebbero rilevato i percorsi dei raggi cosmici più energetici (HZE), con numero atomico maggiore o uguale a 6, nel cervello dei cinque roditore, per poter stabilire una correlazione con le eventuali lesioni che fossero state riscontrate una volta riportati a terra. La specie fu scelta per l'esperimento in quanto ben conosciuta, piccola, e facile da mantenere in isolamento (le cavie non avrebbero richiesto acqua potabile per tutta la durata del volo) e per la loro capacità di resistere agli stress ambientali. Quattro dei cinque topi sopravvissero alla missione; la causa della morte del quinto non fu determinata.[38]

L'esperimento permise di riscontrare lesioni nel cuoio capelluto, che furono identificate come conseguenza dei raggi cosmici. Tuttavia, non furono dimostrati effetti significativi sul cervello, né sulle retine.[38]

Ufficialmente, ai topi - quattro maschi e una femmina - erano stati assegnati i numeri di identificazione A3326, A3400, A3305, A3356 e A3352. Ufficiosamente, secondo Cernan, l'equipaggio dell'Apollo 17 li aveva soprannominati Fe, Fi, Fo, Fum e Phooey.[39]

Modulo di strumentazione scientifica[modifica | modifica wikitesto]

L'alloggiamento del modulo di strumentazione scientifica dell'Apollo 17 sul modulo di servizio in orbita lunare visto dal LEM

Il settore uno del modulo di servizio conteneva l'alloggiamento per il modulo di strumentazione scientifica (SIM o Scientific Instrument Module). Il vano ospitava tre strumenti da utilizzare in orbita lunare: un radar, un radiometro a infrarossi e uno spettrometro operante negli ultravioletti. Vi erano, inoltre, due fotocamere, una per mappatura e una panoramica, e un altimetro laser.[35]

Il radar emetteva impulsi elettromagnetici verso la superficie lunare con l'obiettivo di ottenere dati per migliorare il modello geologico dell'interno della Luna ad una profondità approssimativa di 1,3 km.[35]

Il radiometro a scansione infrarossa aveva, invece, come scopo la realizzazione di una mappa della temperatura della superficie lunare per aiutare a localizzare le caratteristiche della superficie, come formazioni rocciose, differenze strutturali nella crosta lunare e attività vulcaniche.[35]

Lo spettrometro negli ultravioletti doveva essere usato per ottenere dati riguardanti la composizione, la densità e la composizione dell'atmosfera lunare. Lo spettrometro era stato anche progettato per rilevare le radiazioni ultraviolette emesse dal Sole e riflesse dalla superficie lunare.[35]

L'altimetro laser era stato progettato con l'intenzione di misurare la quota del veicolo spaziale dalla superficie lunare con un margine di circa due metri e di fornire informazioni sull'altitudine alle ude fotocamere.[35]

Fenomeno dei lampi di luce[modifica | modifica wikitesto]

Durante le missioni lunari Apollo, gli equipaggi riportarono di aver osservato, nei periodi in cui il veicolo spaziale veniva oscurato per le fasi di sonno, dei lampi di luce attraverso le palpebre chiuse, descritti come "strisce" o "macchie" di luce. Avevano una frequenza media di circa due al minuto e vennero osservati dagli equipaggi in orbita terrestre, in quella lunare e nelle fasi di viaggio, ma non sulla superficie lunare.[35]

L'equipaggio dell'Apollo 17, come precedentemente quello dell'Apollo 16, condusse in proposito un esperimento con l'obiettivo di stabilire una correlazione tra questo fenomeno e i raggi cosmici. A tale scopo, un astronauta indossava un dispositivo che registrava il tempo, la forza e il percorso delle particelle atomiche ad alta energia che penetravano nel dispositivo. Le prove supportarono l'ipotesi che questi lampi si verificassero quando le particelle cariche attraversavano la retina nell'occhio.[35][40]

Gravimetro[modifica | modifica wikitesto]

Apollo 17 fu l'unica missione dotata del Traverse Gravimeter Experiment (TGE), realizzato dal Draper Laboratory presso il Massachusetts Institute of Technology. L'obiettivo dell'esperimento era determinare la fattibilità dell'uso del gravimetro, che si era dimostrato utile nelle indagini geologiche sulla Terra, per acquisire informazioni sulla struttura interna lunare. Il gravimetro fu utilizzato per acquisire misure di gravità relativa nelle immediate vicinanze del sito di allunaggio e nelle varie tappe effettuate durante le escursioni. Gli scienziati contavano di utilizzare questi dati per determinare la sottostruttura geologica del sito di atterraggio e della zona circostante.[41]

Il TGE era montato sul rover lunare; le misure vennero effettuate dagli astronauti durante le soste, dal veicolo stesso o ponendolo a terra.[35] Vennero prese un totale di ventisei misurazioni durante le tre attività extraveicolari della missione, con buoni risultati.[41]

Esperimento sulle proprietà elettriche di superficie[modifica | modifica wikitesto]

L'Apollo 17 fu l'unica missione lunare a condurre l'esperimento sulle proprietà elettriche di superficie (SEP). Lo strumento si componeva di due componenti principali: un'antenna trasmittente posizionata vicino al modulo lunare e un'antenna ricevente posta sul rover. Durante le diverse soste effettuate nelle escursioni, il dispositivo di trasmissione emetteva dei segnali elettrici che, viaggiando attraverso il terreno, venivano ricevuti dalla ricevente sul rover. Le proprietà elettriche del suolo potevano pertanto essere determinate confrontando i segnali elettrici trasmessi e ricevuti. I risultati di questo esperimento, che furono coerenti con la composizione delle rocce lunari, mostrarono che i primi 2 km di profondità dalla superfice sono estremamente asciutti.[36]

Cimeli[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Campioni lunari.
Il modulo di comando dell'Apollo 17 esposto a Houston

Il modulo di comando America è attualmente in mostra al Lyndon B. Johnson Space Center della NASA, a Houston (Texas).[42]

Come già accaduto dopo la missione dell'Apollo 11, nel 1973 l'amministrazione Nixon donò 135 campioni di rocce lunari ad altrettanti paesi in segno di amicizia.[43] Il frammento di roccia lunare proveniente dalla valle Taurus-Littrow, raccolto dal comandante Eugene Cernan e donato all'Italia, è esposto nel Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci di Milano.[44] Un secondo campione, donato alla Repubblica di San Marino è stato esposto dal 2017 al Museo di stato di San Marino.[43] Il campione donato alla Città del Vaticano è esposto alla Specola Vaticana, a Castel Gandolfo, mentre il campione donato alla Svizzera a Lucerna, al Museo svizzero dei trasporti.[45]

Importanza per il programma Apollo[modifica | modifica wikitesto]

Le missioni originariamente in programma dell'Apollo 18, 19 e 20 vennero annullate, sia per motivi politici che per ragioni economiche, già prima del lancio dell'Apollo 15. Le sei missioni Apollo con un totale di dodici astronauti americani che avevano lasciato le loro tracce ed orme sulla superficie lunare furono la dimostrazione che gli Stati Uniti d'America erano stati in grado di superare la supremazia dell'Unione Sovietica, a lungo in vantaggio nell'esplorazione dello spazio.

Le rimanenti capsule Apollo ed i razzi del tipo Saturn già costruiti, vennero usati negli anni 1973 e 1974 durante le missioni della stazione spaziale Skylab e nel 1975 durante la missione eseguita come frutto di collaborazione tra gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica e denominata Apollo-Sojuz.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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  4. ^ (EN) December 11, 1972 – Longest lunar stay by humans, su todayinspacehistory.wordpress.com, 11 dicembre 2007. URL consultato il 30 aprile 2020.
  5. ^ (EN) Peril Point at NASA, in Time Magazine, Jan. 26, 1970.
  6. ^ (EN) "MEMORANDUM FOR THE PRESIDENT" by Caspar Weinberger (via George Schultz (PDF), su ocw.mit.edu, 12 agosto 1971, p. 32.
  7. ^ a b c d (EN) A Running Start - Apollo 17 up to Powered Descent Initiation, Apollo Lunar Surface Journal, 20 marzo 2012. URL consultato il 29 aprile 2020 (archiviato dall'url originale il 20 marzo 2012).
  8. ^ Astronaut Bio: Joe Henry Engle, su jsc.nasa.gov. URL consultato il 29 aprile 2020 (archiviato dall'url originale il 21 marzo 2012).
  9. ^ (EN) Apollo 17 Crew, Smithsonian National Air and Space Museum. URL consultato il 29 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 30 gennaio 2012).
  10. ^ (EN) Apollo 17 Mission Overview, Lunar and Planetary Institute. URL consultato il 29 aprile 2020.
  11. ^ a b (EN) 2 Astronauts Quitting Jobs And Military, in The Blade, Toledo, 23 maggio 1972.
  12. ^ (EN) Astronaut Bio: Robert Overmyer, su jsc.nasa.gov. URL consultato il 29 aprile 2020 (archiviato dall'url originale il 30 luglio 2013).
  13. ^ (EN) Astronaut Bio: Robert Allan Ridley Parker, su jsc.nasa.gov. URL consultato il 29 aprile 2020 (archiviato dall'url originale il 24 marzo 2012).
  14. ^ (EN) Astronaut Bio: C. Gordon Fullerton, su jsc.nasa.gov. URL consultato il 29 aprile 2020 (archiviato dall'url originale il 9 dicembre 2013).
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  23. ^ Riley, Woods e Dolling, p. 165
  24. ^ (EN) Chelsea Gohd, The Risk of Apollo: Astronauts Swap Harrowing Tales from NASA's Moon Shots, su space.com, 22 marzo 2019.
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  29. ^ (EN) Tony Phillips, Moondust and Duct Tape, su Science@NASA, NASA, 21 aprile 2008. URL consultato il 24 agosto 2011.
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  39. ^ Burgess e Dubbs, p. 320
  40. ^ (EN) W. Zachary Osborne, Lawrence S. Pinsky e J. Vernon Bailey, Apollo Light Flash Investigations, in Richard S. Johnston, Lawrence F. Dietlein e Charles A. Berry (a cura di), Biomedical Results of Apollo, Prefazione di Christopher C. Kraft Jr., Washington, D.C., NASA, 1975. URL consultato il 26 agosto 2011 (archiviato dall'url originale il 17 settembre 2011).
  41. ^ a b (EN) Apollo 17 Traverse Gravimeter Experiment, Apollo Lunar Surface Journal. URL consultato il 23 agosto 2011.
  42. ^ (EN) David R. William (a cura di), Apollo: Where are they now?, National Space Science Data Center, NASA, 6 marzo 2017 (ultimo aggiornamento). URL consultato il 2 maggio 2020.
  43. ^ a b Luca Salvatori, Ritrovate le Rocce Lunari donate a San Marino da Nixon: valgono 10 milioni di dollari, San Marino RTV, 17 aprile 2017. URL consultato il 2 maggio 2020.
  44. ^ Pietra lunare, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci. URL consultato il 2 maggio 2020.
  45. ^ (EN) Where today are the Apollo 17 Goodwill Moon Rocks?, su collectSPACE.com. URL consultato il 2 maggio 2020.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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