Demone

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« Degli Astri celesti invocherò il sacro splendore con voci conformi al rito chiamando i Dèmoni santi. »
(Inni orfici, Profumo degli Astri-aromi 1-2)
Eros attico in una immagine del V secolo a.C. conservata nel Museo del Louvre. Eros è, nel Simposio di Platone, un Dèmone intermediario tra gli uomini e gli dei. Dio primordiale è raffigurato con le ali per la sua capacità di elevarsi dal mondo terreno alla sfera celeste.

Il Dèmone (dal greco antico δαίμων,[1] dáimōn, «essere divino»)[2] è, nella cultura religiosa e nella filosofia greca, un essere che si pone a metà strada fra ciò che è Divino e ciò che è umano, con la funzione di intermediare tra queste due dimensioni.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

  • In Esiodo, il Dèmone è lo stato post mortem della prima generazione aurea
« Poi, dopo che la terra questa stirpe ebbe coperto,
essi sono, per volere del grande Zeus, dèmoni
propizi, che stanno sulla terra, custodi dei mortali,
e osservando le sentenze della giustizia e le azioni scellerate,
vestiti di aria nebbiosa, ovunque aggirandosi sulla terra,
dispensatori di ricchezze: questo privilegio regale posseggono »
(Esiodo. Le opere e i giorni (traduzione dal greco di Cesare Cassanmagnago). Milano, Bompiani, 2009, pag.185)

Quindi la prima generazione, quella aurea vivente al tempo di Crono[3], scomparve sopraffatta dal sonno, Zeus li trasformò quindi in Dèmoni, "tutori dei mortali", protettori del genere umano[4].

  • Nella religione orfica il Dèmone è l'essenza stessa dell'anima, imprigionata nel corpo per una colpa compiuta e da cui cerca di liberarsi.
  • Socrate riferisce di un dàimon o "guida divina" che lo assiste spesso in ogni sua decisione. Secondo Gregory Vlastos il dáimōn invia i suoi segni al fine di stimolare la ragione di Socrate a fare la scelta più adatta[5]. Giovanni Reale seguendo Vlastos ritiene che il dáimōn in Socrate esprima il sommo grado dell'ironia socratica anche nella dimensione religiosa[6]. Monique Canto Sperber[7] intende, prudentemente, l'azione del dàimon, come un genere "coscienza morale" che si rivela progressivamente, secondo soprattutto la testimonianza di Platone, come forma di delirio e di ispirazione divine.

Secondo la testimonianza di Platone, che attribuirà all'anima un'origine divina, essendo stata donata all'uomo da Dio,[8] in Socrate si tratta di una presenza che si fa avvertire non per indurlo a compiere certe azioni, ma solo per distoglierlo:

« C'è dentro di me non so che spirito divino e demoniaco; quello appunto di cui anche Meleto, scherzandoci sopra, scrisse nell'atto di accusa. Ed è come una voce che io ho dentro sin da fanciullo; la quale, ogni volta che mi si fa sentire, sempre mi dissuade da qualcosa che sto per compiere, e non mi fa mai proposte. »
(Apologia di Socrate, 31 d)
« Eros è un gran Dèmone, o Socrate: infatti tutto ciò che è demonico è intermedio fra Dio e mortale. Ha il potere di interpretare e di portare agli Dèi le cose che vengono dagli uomini e agli uomini le cose che vengono dagli Dèi: degli uomini le preghiere e i sacrifici, degli Dèi, invece, i comandi e le ricompense dei sacrifici. E stando in mezzo fra gli uni e gli altri, opera un completamento, in modo che il tutto sia ben collegato con sé medesimo. »
(Platone, Simposio 202, D-E)
  • Con Senocrate viene analizzata la figura del Dèmone[9] ripresa dall'opera di Platone. I Dèmoni per Senocrate sono sempre essere intermediari tra gli uomini e gli Dèi, sono più potenti degli uomini ma meno degli Dèi. A differenza di questi ultimi che sono sempre buoni, tra i Dèmoni ve ne sono anche di cattivi. Quando gli antichi miti narrano di Dèi in lotta fra loro coinvolti in passioni umane, questi, per Senocrate, parlano di Dèmoni non di Dèi. I Dèmoni hanno un posto di rilievo sia negli atti cultuali sia negli oracoli. I Dèmoni infine corrispondono ad anime umane liberate dai corpi dopo la morte, permanendo in loro il conflitto tra bene e male, essi lo trasferiscono dalla Terra al mondo celeste.
  • Le stesse tesi di Senocrate si possono ritrovare nel testo " De deo Socratis " di Apuleio
  • Anche gli Stoici sostengono l'esistenza dei Dèmoni come di esseri che vigilano sugli uomini condividendone i sentimenti. Così Diogene Laerzio:
« Gli stoici dicono, poi, che esistono anche alcuni Dèmoni che hanno simpatia per gli uomini, che vigilano sulle cose umane, e anche che esistono eroi, ossia le anime sopravvissute dei virtuosi. »
(Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei più celebri filosofi Libro VII, 151)
  • Marco Aurelio indica come Dèmone l'anima intellettiva che va curata e privata di turbamenti:
« Inoltre rimane la cura di non insozzare il Dèmone che ha preso dimora nel nostro petto, la cura di non turbarlo con impressioni confuse e molteplici; di mantenerlo sereno e benigno, tributandogli rituale e onore come a un Dio; e non dire nulla che sia contrario al vero;Non far nulla contro giustizia. »
(Marco Aurelio, Colloqui con se stesso Libro III, 16)
  • Con il Medioplatonismo la figura del Dèmone si connota in modo sempre più articolato e viene inserito come terzo aspetto della gerarchia del divino dopo il Dio supremo e gli Dèi secondari. Così Plutarco:
« Platone, Pitagora, Senocrate, Crisippo, seguaci dei primitivi scrittori di cose sacre, affermano che i Dèmoni sono dotati di forza sovrumana, anzi sorpassano di molto per estensione di potenza la nostra natura, ma non posseggono, per altro, l'elemento divino puro e incontaminato, bensì partecipe, a un tempo, di una duplice sorte, in quanto ad una natura spirituale e sensazione corporea, onde accoglie piacere e travaglio; e tale elemento misto è appunto la sorgente del turbamento, maggiore in alcuni, minore in altri. Così è che anche tra i Démoni, né più né meno che tra gli uomini, sorgono differenze nella gradazione del bene e del male. »
(Plutarco, Iside e Osiride, 25)

Successivamente, l'uso anche negativo, diede al vocabolario cristiano il termine per designare lo spirito maligno[2].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ vocabolo in vocabolario Treccani, Treccani.it. URL consultato il 06/08/2011.
  2. ^ a b
    (FR)
    « δαιμόν, -ονος : m. parfois féminin, «puissance divine», d'où «dieu, destin» (Hom., ion.-att.) : le terme s'emploie chez Hom. pour désigner une puissance divine que l'on ne peut ou ne veut nommer, d'où les sens de divinité et d'autre part de destin; le δαιμόν n'est pas l'objet d'un culte [...]; le mot se prête après Hés. a désigner un demi-dieu, un démon; il s'emploie finalement en mauvaise part et fournit au vocabulaire chrétien le terme désignant l'esprit malin; sur Archil. 3, voir El. »
    (IT)
    « δαιμόν, -ονος : m. a volte femminile, «potenza divina», da cui «dio, destino» (Omero, ion.-att.) : il termine si usa in Om. per designare una potenza divina che non può o non si vuole nominare, da cui il senso di divinità e d'altra parte di destino; il δαιμόν non è l'oggetto d'un culto; [...]; la parola si presta dopo Esiodo a designare un semi-dio, un demone; si usa finalmente in modo negativo e fornisce al vocabolario cristiano il termine designante lo spirito maligno; su Archiloco 3, vedere El. »
    (Pierre Chantraine, op. cit., pp. 247)
  3. ^ Le opere e i giorni 106 e segg.
  4. ^ Così sostiene anche lo scoliaste, cfr. 122a, ma è sconosciuto il motivo della scomparsa di questa prima generazione.
  5. ^ G. Vlastos. Socrate il filosofo dell'ironia complessa Firenze, La Nuova Italia, 1998 (ed.originale: Socrates: Ironist, and Moral Philosopher, 1991).
  6. ^ Giovanni Reale. Socrate. Milano, Rizzoli, 2000.
  7. ^ Monique Canto-Sperber. Socrate, in Il sapere greco- Dizionario critico, vol.II, Torino, Einaudi, 2007, p.296.
  8. ^ Alcibiade 103a, 224e; Apologia 28e; Fedro 242b.
  9. ^ Senocrate-Ermodoro, Frammenti, a cura di M. Isnardi Parente, Napoli: Bibliopolis, 1982, ISBN 88-7088-052-4: frr 222-230.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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