Montesquieu
| Charles-Louis de Secondat | |
|---|---|
| Detentore del seggio n. 2 dell'Académie française | |
| Durata mandato | 5 gennaio 1728 – 10 febbraio 1755 |
| Predecessore | Louis de Sacy |
| Successore | Jean-Baptiste Vivien de Châteaubrun |
| Dati generali | |
| Prefisso onorifico | Sua Signoria |
| Università | Collegio di Juilly |
| Professione | Giurista, storico |
| Firma | |
| Charles-Louis de Secondat | |
|---|---|
| Barone di Montesquieu | |
| Predecessore | Jean Baptiste de Secondat |
| Successore | Denise de Secondat |
| Barone di La Brède | |
| Predecessore | Marie Françoise de Pesnel |
| Successore | Denise de Secondat |
| Trattamento | Sua Signoria |
| Nascita | La Brède, 18 gennaio 1689 |
| Morte | Parigi, 10 febbraio 1755 (66 anni) |
| Dinastia | Secondat |
| Padre | Jean Baptiste de Secondat |
| Madre | Marie Françoise de Pesnel |
| Consorte | Catherine de Lartigue |
| Figli | Denise de Secondat |
| Religione | Cattolicesimo |
Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu, meglio noto solamente come Montesquieu /mõtesˈkjø/ (La Brède, 18 gennaio 1689 – Parigi, 10 febbraio 1755), è stato un filosofo, giurista e storico francese la cui opera principale, Lo spirito delle leggi, scritta in forma anonima, rappresentò un importante contributo alla teoria politica. L'opera di Montesquieu si sviluppò nel contesto del movimento intellettuale e culturale noto come Illuminismo ed è considerato fondamentale il suo contributo alla teoria della separazione dei poteri. È anche ricordato per aver incluso il dispotismo come una classificazione a sé stante delle forme di governo, accanto a repubblica e monarchia[1] .
Da giovane appassionato di scienza, pubblicò anonimamente Lettere persiane (1721), un romanzo epistolare che offre una divertente satira della società francese del periodo della Reggenza, vista attraverso gli occhi di viaggiatori persiani immaginari. Il romanzo mette in discussione diversi sistemi politici e sociali, tra cui quello persiano.
Viaggiò poi in Europa e trascorse più di un anno in Inghilterra, dove osservò la monarchia costituzionale e parlamentare che aveva sostituito la monarchia autocratica.
Tornato al suo castello di La Brède, si dedicò alle sue opere principali, che univano storia e filosofia politica: Considerazioni sulle cause della grandezza dei Romani e della loro decadenza (1734) e Lo spirito delle leggi (1748), in cui sviluppò il suo pensiero sulla distribuzione delle funzioni statali tra i suoi vari rami, in seguito definito "principio di separazione dei poteri".
Montesquieu, come John Locke, è uno dei pensatori che si sono occupati dell'organizzazione politica e sociale su cui si basano le moderne società liberali. Il suo pensiero deve essere inquadrato nello spirito critico dell'Illuminismo francese, evidente in tratti come la tolleranza religiosa, l'aspirazione alla libertà e il suo concetto di felicità in senso civico, sebbene si distinguesse dagli altri autori dell'epoca per la sua ricerca di una conoscenza più concreta ed empirica in opposizione all'astrazione dominante e al metodo deduttivo. Le sue idee, in particolare per quanto riguarda la separazione dei poteri, hanno contribuito a definire i principi delle moderne democrazie occidentali.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]1689-1712: Infanzia, giovinezza e studi
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Charles-Louis de Secondat nacque da un'illustre famiglia di giuristi appartenente alla nobiltà di toga aquitana, in particolare della provincia della Gironda. La sua famiglia era di origine ugonotta[2][3]. Figlio di Jacques de Secondat, barone di Montesquieu (1654-1713), e di Marie-Françoise de Pesnel, baronessa di la Brède (1665-1696), venne alla luce nel castello di La Brède, nell'allora circondario di Bordeaux. Suo padre era un soldato con una lunga ascendenza nobiliare che comprendeva la discendenza da Richard de la Pole, pretendente della Casa di York alla corona inglese. Sua madre, Marie Françoise de Pesnel, morta quando Carlo aveva sette anni, era un'ereditiera che portò il titolo di baronia di La Brède alla famiglia Secondat[4]. I suoi genitori scelsero quale suo padrino un mendicante affinché egli ricordasse che i poveri sono suoi fratelli. Il fatto fu registrato negli archivi parrocchiali: "Oggi, 18 gennaio 1689 è stato battezzato nella nostra chiesa parrocchiale il figlio di M. de Secondat, nostro signore. Egli fu tenuto al fonte battesimale da un povero mendicante di questa parrocchia, di nome Charles, allo scopo che il suo padrino gli rammenti per tutta la vita che i poveri sono nostri fratelli. Che il Buon Dio ci conservi questo bambino."
I primi anni di vita di Montesquieu furono un periodo di significativi cambiamenti governativi. L'Inghilterra si era dichiarata monarchia costituzionale in seguito alla Gloriosa rivoluzione (1688-1689) e si era unita alla Scozia nell'Unione del 1707 per formare il Regno di Gran Bretagna. In Francia, il regnante Luigi XIV morì nel 1715 e gli succedette il piccolo Luigi XV, che aveva solo cinque anni. Queste trasformazioni nazionali ebbero un grande impatto su Montesquieu, che vi fece ripetutamente riferimento nelle sue opere.

Dopo la morte della madre fu mandato al Collegio cattolico di Juilly, una prestigiosa scuola per i figli della nobiltà francese, dove rimase dal 1700 al 1711[5][6].
1713-1719: L'eredità ed il titolo di barone di Montesquieu
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Suo padre morì nel 1713 e divenne un pupillo di suo zio, il barone di Montesquieu[7]. Nel 1714, entrò in Magistratura come consigliere laico del Parlamento di Bordeaux. Mostrò una preferenza per il protestantesimo[8][9]. Nel 1715 il matrimonio con Jeanne de Lartigue, dalla quale ebbe tre figli. La moglie proveniva da una ricca famiglia ugonotta neo-nobiliare[10]. Nel 1716 morì lo zio paterno, da cui ereditò il titolo nobiliare, il patrimonio e la carica di Président à mortier dello stesso Parlamento[11].
Nel 1716 divenne presidente dell'Accademia scientifico-letteraria di Bordeaux, scrivendo e trattando temi disparati. Di questo periodo sono infatti saggi come Sur le système des idées (1716), Sur la différence des gémes, Sur la politique des Romains dans la religion (1717), Recherche de l'essence des maladies en général (1717), Sur la cause de l'écho (1718), Sur la transparence des corps (1720), Sur la pesanteur des corps (1720). Con sincero atteggiamento illuminista cfu sempre molto critico verso la religione considerandolo come instrumentum regni. Nel suo Dissertation sur la politique des Romains en matière de religion (1716) assumerà quell'atteggiamento critico e di forte condanna verso ogno forma di remissività nei confronti della Chiesa e dello Stato[12]. Nonostante la marginale importanza in ambito scientifico di questi studi, alcuni ricercatori hanno osservato la loro rilevanza nella formazione del Montesquieu, dandogli quell'impostazione strutturale e linguistica da geometra e naturalista, che ritroveremo poi in molte delle sue opere più famose[6].
1720-1734: Lettere persiane
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Pur avendo raggiunto una discreta notorietà, Montesquieu abbandonò ben presto la professione forense per dedicarsi allo studio e alla scrittura. Raggiunse il successo letterario con la pubblicazione delle sue Lettere persiane (in francese: Lettres persanes) del 1721, una satira che rappresentava la società vista attraverso gli occhi di due persiani in visita a Parigi, criticando abilmente le assurdità e la natura grottesca della società della Reggenza e delle credenze religiose della Francia e dell'Europa, con profonde riflessioni filosofiche unite a uno spirito irriverente e spesso ironico e satirico[13]. Nel libro apparivano poi chiare le prese di posizione contro le teorie politiche di Thomas Hobbes, opponendo alla sua visione dello stato di natura come bellum omnium contra omnes (guerra di ciascuno contro tutti), la visione della naturale socievolezza degli uomini, delineando anche un'analisi comparativa delle forme di governo che precede lo sviluppo dei suoi lavori successivi[13]. L'opera divenne immediatamente un classico.
Nel 1722, si recò a Parigi ed entrò a far parte dei circoli mondani con l'aiuto di amici, tra cui il Duca di Berwick, che aveva conosciuto quando Berwick era governatore militare a Bordeaux. Qui conobbe anche il politico inglese Visconte Bolingbroke, le cui opinioni politiche si rifletterono in seguito nelle analisi della Costituzione inglese da parte di Montesquieu. Nel 1726 con lo sguardo orientato a verso Parigi, cedette il suo incarico annoiato dal parlamento. Più tardi, nonostante alcuni ostacoli, fu eletto all'Académie Française nel gennaio del 1728.

Nell'aprile del 1728, con il nipote di Berwick, accompagnato da Lord Waldegrave, Montesquieu intraprese un grande viaggio in Europa, durante il quale tenne un diario. I suoi viaggi attraversarono l'Austria, la Slovacchia, l'Ungheria, una breve visita in Germania e un anno di permanenza in Italia. Si recò poi in Inghilterra alla fine di ottobre del 1729, in compagnia di Lord Chesterfield, dove fu iniziato alla Massoneria presso la Horn Tavern Lodge di Westminster[14]. Secondo un'altra fonte, invece, fu iniziato nel 1720 e nel 1725 fu tra i fondatori della prima loggia parigina[15]. Rimase in Inghilterra fino alla primavera del 1731, quando tornò a La Brède. Esteriormente sembrava sistemarsi come uno scudiero: modificò il suo parco secondo la moda inglese, fece ricerche sulla propria genealogia e affermò i suoi diritti signorili. Ma era costantemente al lavoro nel suo studio, un terreno fertile per le idee che conteneva una collezione di libri storici di 3000 volumi. Queste fonti, insieme alle sue riflessioni sulla geografia, sulle leggi e sui costumi che furono ispirate e influenzate dai suoi viaggi, divennero le fonti primarie per le sue principali opere di filosofia politica di quel periodo, come il suo capolavoro Des l'Esprit des Lois[16].
1734-1755: Il ritorno al castello De la Brède e Lo spirito delle leggi
[modifica | modifica wikitesto]Di ritorno al castello De la Brède, nel 1734, pubblicò, a coronamento dei suoi viaggi, una riflessione storica intitolata Considerazioni sulle cause della grandezza dei Romani e della loro decadenza (in francese: Considérations sur les causes de la grandeur des Romains et de leur décadence). Nell'opera Montesquieu rileggeva gli eventi storici della Roma antica, in aperta opposizione alla visione provvidenzialista di Jacques Bénigne Bossuet, riportando gli eventi in una dimensione umana e naturale[13].

In questi anni partecipò alla movimento dei Philosophes pubblicando il suo Saggio sul gusto per l'Encyclopédie[13]. Raccolse poi numerosi documenti per preparare Lo spirito delle leggi (in francese: De l'esprit des lois). Lo spirito delle leggi fu pubblicato anonimo nel 1748 grazie anche all'aiuto di Mme de Tencin. Tale capolavoro ebbe un successo enorme. L'opera ebbe rapidamente un'influenza profonda sul pensiero politico in Europa e in America. In Francia, il libro fu accolto con entusiasmo da molti, ma fu denunciato dalla Sorbona e, nel 1751, dalla Chiesa cattolica inserendolo nell'Indice dei libri proibiti. Ricevette i massimi elogi da gran parte del resto d'Europa, in particolare dalla Gran Bretagna. A seguito degli attacchi che il suo libro subì, Montesquieu pubblicò nel 1750 la Défense de l'Esprit des lois (Difesa dello spirito delle leggi).
Montesquieu fu considerato un paladino della libertà nelle colonie britanniche del Nord America. Secondo un'indagine sulle opere di fine Settecento del politologo Donald Lutz, Montesquieu era l'autorità più frequentemente citata in materia di governo e politica nell'America britannica coloniale pre-rivoluzionaria, più citata dai padri fondatori americani di qualsiasi altra fonte, fatta eccezione per la Bibbia[17] Dopo la Rivoluzione americana, la sua opera continuò a esercitare una forte influenza su molti dei padri fondatori americani, in particolare su James Madison della Virginia, il "Padre della Costituzione". La filosofia di Montesquieu, secondo cui "il governo dovrebbe essere istituito in modo che nessun uomo debba temere l'altro", ricordò a Madison e ad altri che una fondazione libera e stabile per il loro nuovo governo nazionale richiedeva una separazione dei poteri chiaramente definita ed equilibrata.
Dopo la pubblicazione di Lo spirito delle leggi Montesquieu fu circondato da un vero e proprio culto. Egli continuò i suoi viaggi in Ungheria, in Austria e in Italia, dove soggiornò un anno e nel Regno Unito, in cui si fermò per un anno e mezzo. Afflitto dalla quasi totale perdita della vista, morì nel 1755 a causa di una forte infiammazione.
Gli è stato dedicato un asteroide, 7064 Montesquieu[18].
Filosofia e pensiero
[modifica | modifica wikitesto]Filosofia della storia
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Come filosofo della storia di Montesquieu tendeva a considerare secondario il ruolo delle singole persone e dei singoli eventi. Nelle Considerazioni sulle cause della grandezza dei Romani e della loro decadenza, espose la visione secondo cui ogni evento storico particolare era guidato da un movimento generale:
.
Nel discutere la transizione dalla Repubblica all'Impero, suggerì che se Cesare e Pompeo non avessero agito per usurpare il governo della Repubblica, altri uomini lo avrebbero fatto al loro posto. La causa non fu l'ambizione di Cesare o Pompeo, ma il contesto generale e l'ambizione dell'uomo.
Precursore dell'antropologia
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Montesquieu è considerato uno dei progenitori, insieme a Erodoto e Tacito, dell'antropologia, nonché uno dei primi ad estendere i metodi comparativi di classificazione alle forme politiche delle società umane. Infatti, l'antropologo politico francese Georges Balandier considerava Montesquieu "l'iniziatore di un'impresa scientifica che per un certo periodo svolse il ruolo dell'antropologia culturale e sociale"[19]. Secondo l'antropologo sociale David Francis Pocock, Lo spirito delle leggi di Montesquieu fu "il primo tentativo coerente di esaminare le varietà della società umana, di classificarle e confrontarle e, all'interno della società, di studiare l'interfunzionamento delle istituzioni"[20]. "Émile Durkheim", osserva David W. Carrithers, "giunse persino a suggerire che fu proprio questa consapevolezza dell'interrelazione dei fenomeni sociali a dare origine alla scienza sociale"[21].
L'antropologia politica di Montesquieu diede origine alla sua influente visione secondo cui le forme di governo sono supportate da principi di governo: la virtù per le repubbliche, l'onore per le monarchie e la paura per i dispotismi. I padri fondatori americani studiarono le opinioni di Montesquieu su come gli inglesi ottennero la libertà separando i poteri esecutivo, legislativo e giudiziario, e quando Caterina la Grande scrisse il suo Nakaz (in italiano: Istruzione) per l'Assemblea legislativa che aveva creato per chiarire il codice di leggi russo esistente, ammise di aver preso in prestito molto dallo Spirito della legge di Montesquieu, pur scartando o alterando parti che non supportavano la monarchia burocratica assolutista della Russia[22].
Filosofia politica
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Montesquieu e Hobbes
[modifica | modifica wikitesto]Nel Libro XIII del Leviatano, Thomas Hobbes descrive lo stato di natura come uno stato di bellum omnium contra omnes (guerra di ciascuno contro tutti), in cui la vita umana è "solitaria, povera, disgustosa, brutale e breve". Montesquieu si oppone radicalmente alla descrizione che Hobbes fa dello stato di natura nel Leviatano, affermando che un essere umano in questo stato proverebbe timore:
Tuttavia, Montesquieu sembra concordare parzialmente con Hobbes sul fatto che un uomo nello stato di natura "penserebbe a preservare il proprio essere". Montesquieu si oppose anche a Hobbes e, più in generale, a tutte le forme di assolutismo, rifiutando l'idea di stabilire un sovrano che detenga il pieno potere. Evidenziava i pericoli di una tale concentrazione di potere, in particolare il rischio di abusi che portino al dispotismo:
È quindi necessario organizzare le istituzioni, in particolare stabilendo una separazione dei poteri: "Affinché non si possa abusare del potere, è necessario che, per l'ordinamento delle cose, il potere freni il potere."
Società, forme di Governo, separazione dei poteri
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Nella sua opera più influente, Montesquieu divise la società francese in tre classi (o trias politica, termine da lui coniato): la monarchia, l'aristocrazia e la plebe. Montesquieu vide l'esistenza di due tipi di potere governativo: la sovranità e l'amministrazione. I poteri amministrativi erano l'esecutivo, il legislativo e il giudiziario. Questi dovevano essere separati e interdipendenti l'uno dall'altro, in modo che l'influenza di uno qualsiasi dei tre poteri non potesse superare quella degli altri due, né singolarmente né congiuntamente. Questa era un'idea radicale perché non seguiva la struttura a tre stati della monarchia francese: il clero, l'aristocrazia e il popolo in generale, rappresentato dagli Stati Generali, cancellando così l'ultima traccia di una struttura feudale.
La teoria della separazione dei poteri deriva in gran parte da Lo spirito della legge:
Montesquieu sostiene che ogni potere dovrebbe esercitare solo le proprie funzioni; qui è piuttosto esplicito:

Se il potere legislativo nomina il potere esecutivo e quello giudiziario, dice Montesquieu, non ci sarà alcuna separazione o divisione dei suoi poteri, poiché il potere di nomina comporta anche il potere di revoca.
Montesquieu individua quindi tre principali forme di governo, ciascuna sostenuta da un "principio" sociale: le monarchie (governi liberi guidati da una figura ereditaria, ad esempio re, regina, imperatore), che si basano sul principio dell'onore; le repubbliche (governi liberi guidati da leader eletti dal popolo), che si basano sul principio della virtù; e i dispotismi (non liberi), guidati da despoti che si basano sulla paura. I governi liberi dipendono da accordi costituzionali che stabiliscono pesi e contrappesi. Montesquieu dedica un capitolo de Lo spirito della legge a una discussione su come la costituzione inglese sostenesse la libertà (XI, 6) e un altro alle realtà della politica inglese (XIX, 27). Per quanto riguarda la Francia, le potenze intermedie (tra cui la nobiltà) e i parlamenti erano stati indeboliti da Luigi XIV e accolsero con favore il rafforzamento del potere parlamentare nel 1715.
Montesquieu sostenne la riforma della schiavitù ne Lo spirito della legge, sostenendo specificamente che la schiavitù era intrinsecamente sbagliata perché tutti gli esseri umani nascono uguali[23], ma che poteva forse essere giustificata nel contesto di climi con calore intenso, in cui i lavoratori si sarebbero sentiti meno inclini a lavorare volontariamente[23]. Come parte della sua difesa, presentò un elenco ipotetico satirico di argomenti a favore della schiavitù. Nell'elenco ipotetico, elencava ironicamente argomenti a favore della schiavitù senza ulteriori commenti, tra cui un argomento che affermava che lo zucchero sarebbe diventato troppo costoso senza il lavoro gratuito degli schiavi[23].
Rivolgendosi ai lettori francesi della sua Teoria generale, John Maynard Keynes descrisse Montesquieu come "il vero equivalente francese di Adam Smith, il più grande dei vostri economisti, di gran lunga superiore ai fisiocratici in penetrazione, lucidità e buon senso (che sono le qualità che un economista dovrebbe avere)."[24]
Montesquieu e l'economia politica
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Secondo la studiosa francese Céline Spector (archiviato dall'url originale il 16 giugno 2013)., Montesquieu può essere visto come il fondatore dell'economia politica come scienza[25]. Lo storico italiano Paolo Prodi, nel suo studio "Settimo non rubare" dedicato al concetto di "Mercato" come tratto costitutivo profondo della storia europea[26], cita la ricerca della Spector, definendola innovativa, inserendo alcuni aspetti della figura di Montesquieu nella sua trattazione relativa alla "repubblica internazionale del denaro" (concetto con il quale si indica "non una vaga rete di mercanti-viaggiatori e di fiere, ma un potere immateriale estremamente forte, anche se non territorialmente radicato, che condiziona i nuovi principati e le monarchie fra XVI e XVII secolo, quella che è stata chiamata la repubblica internazionale del denaro che caratterizza in modo particolare l'ultima fase del medioevo e la prima età moderna)[27]. Per spiegare meglio il ruolo di Montesquieu rispetto ai concetti di "mercato" e di "economia politica" Prodi cita la famosa espressione posta all'inizio del libro XX di "Lo spirito delle leggi" ("ovunque vi sono costumi miti v'è commercio e ovunque v'è commercio vi sono costumi miti") e la sua affermazione sulla superiorità inglese rispetto all'antico impero romano, dovuta al maggior peso dell'economia rispetto alla politica (teoria del doux commerce[28]):

Nella sua analisi in "Settimo non rubare", dunque, Prodi[30] ricorda che nello schema divulgato della teoria della divisione dei poteri di Montesquieu non viene di solito ricordata la sua affermazione circa la necessaria divisione fra il potere economico e quello politico. Non è bene che il potere politico e il potere economico appartengano a un'unica persona, quella del monarca.
Per la medesima ragione le compagnie di commercianti che si associano per un certo commercio, convengono raramente al governo di un solo. La natura di queste compagnie è di dare alle ricchezze private la forza delle ricchezze pubbliche. Ma in questi Stati, simile forza non può trovarsi che nelle mani del principe.[31]»
Eppure in quegli anni, nota Prodi, persino la monarchia inglese, vero modello di Montesquieu, assiste al rischio di una sovrapposizione totale della politica sull'economia, per via dell'uso spregiudicato della banca pubblica e delle concessioni monopolistiche. Secondo l'interpretazione fornita dalla Spector[32], quelle che all'epoca di Montesquieu sono le nuove ricchezze mobiliari, capaci per loro natura di superare ogni frontiera, sono considerabili come le uniche forze che possono fare fallire la pratica della tirannide. La ragion di Stato e anche il mercantilismo devono lasciare il posto all'etica commerciante, i grandi finanzieri in virtù dell'indipendenza dei loro circuiti internazionali possono sostenere la libertà politica e limitare il potere, dunque la proprietà mobiliare favorisce in definitiva la libertà e il diritto, mentre la proprietà fondiaria favorisce la servitù.
In conclusione la lucidità di Montesquieu nel porre il fenomeno della territorializzazione delle ricchezze al cuore della sua riflessione sulla modernità commerciante è il punto cruciale che lo rende ancora interessante oggi, nell'ambito degli studi relativi alla nascita dell'economia politica[33].
Opere
[modifica | modifica wikitesto]- 1711 - Sulla dannazione eterna dei pagani
- 1717 - Elogio della sincerità
- 1721 - Lettere persiane
- 1725 - Il tempio di Cnido
- 1734 - Considerazioni sulle cause della grandezza dei Romani e della loro decadenza
- 1734 - Riflessioni sulla monarchia universale in Europa
- 1739 - Spicilegio
- 1748 - Lo spirito delle leggi
- 1750 - Difesa dello spirito delle leggi
- 1757 - Saggio sul gusto
- Postumi
- 1892 - Storia vera
- 1894 - I miei viaggi
- 1899 - Pensieri
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ (EN) Montesquieu | Biography, Spirit of the Laws, Separation of Powers, Books, & Facts | Britannica, su britannica.com, 24 ottobre 2024. URL consultato l'11 novembre 2024.
- ↑ Enlightenment Contested: Philosophy, Modernity, and the Emancipation of Man 1670–1752, OUP Oxford, 2006, ISBN 978-0199279227.
- ↑ Agreeable Connexions: Scottish Enlightenment Links with France, Casemate Publishers, 2012, ISBN 978-1907909085.
- ↑ Sorel, A. Montesquieu. London, George Routledge & Sons, 1887 (Ulan Press reprint, 2011), p. 10. Template:ASIN
- ↑ Sorel (1887), p. 11.
- 1 2 Gioele Solari, MONTESQUIEU, Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di, su treccani.it.
- ↑ Sorel (1887), p. 12.
- ↑ Montesquieu's Liberalism and the Problem of Universal Politics, Cambridge University Press, 2018, ISBN 978-1108552691.
- ↑ Civil Religion: A Dialogue in the History of Political Philosophy, Cambridge University Press, 2010, ISBN 978-1139492614.
- ↑ Sorel (1887), pp. 11–12.
- ↑ Sorel (1887), pp. 12–13.
- ↑ Redazione, Montesquieu, Charles-Louis de Secondat, baróne di La Brède e di-, su sapere.it.
- 1 2 3 4 Garzanti, 1993
- ↑ Ric Berman, 2012
- ↑ William R. Denslow, Harry S. Truman, 10,000 Famous Freemasons, 1957
- ↑ Hansong Li, The space of the sea in Montesquieu's political thought, in Global Intellectual History, vol. 6, n. 4, 25 settembre 2018, pp. 421–442, DOI:10.1080/23801883.2018.1527184.
- ↑ Donald S. Lutz, The Relative Influence of European Writers on Late Eighteenth-Century American Political Thought, in American Political Science Review, vol. 78, n. 1, 1984, pp. 189–197, DOI:10.2307/1961257, JSTOR 1961257.
- ↑ (EN) M.P.C. 30799 del 16 ottobre 1997 (PDF).
- ↑ Georges Balandier, 1970
- ↑ D. F. Pocock, 1961
- ↑ Carrithers, 1977, p. 27, citing Durkheim 1960, pp. 56–57)
- ↑ David L. Ransel, 1975
- 1 2 3 Mander, Jenny. 2019. "Colonialism and Slavery". p. 273 in The Cambridge History of French Thought, edited by M. Moriarty and J. Jennings. Cambridge: Cambridge University Press.
- ↑ See the preface (archiviato dall'url originale il 10 novembre 2014) to the French edition of Keynes' General Theory.
See also Devletoglou, 1963. - ↑ Céline Spector, "Montesquieu et l'émergence de l'économie politique", Parigi, 2006. Di seguito il link da Google Books Montesquieu et l'émergence de l'économie politique - Céline Spector - Google Livres.
- ↑ Prodi, Paolo, "Settimo non rubare. Furto e mercato nella storia dell'Occidente", Il Mulino, Bologna, 2009
- ↑ Prodi, Paolo, cit. (pag. 193)
- ↑ Economia, cultura e civiltà.
- ↑ Chales Louis de Secondat barone di Montesquieu, "Lo spirito delle leggi" (1748), Torino, 1989, I, lib. XX, cap. 7, p. 535
- ↑ Prodi, Paolo, cit. (pp. 300-302)
- ↑ Montesquieu, "Lo spirito delle leggi", cit., I, lib. XX, cap. 10, p. 537
- ↑ Spector, cit., pp.174 e 295, riferimenti presenti anche in Prodi, Paolo, cit., pag. 302
- ↑ Spector, cit., pag. 462
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- AA. VV., Enciclopedia Garzanti di filosofia, Milano, Garzanti, 1993, ISBN 88-11-50460-0.
- (EN) Louis Althusser, Politics and History: Montesquieu, Rousseau, Marx, Londra, New Left Books, 1972.
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- (EN) Ric Berman, The Foundations of Modern Freemasonry: The Grand Architects – Political Change and the Scientific Enlightenment, 1714–1740, Sussex Academic Press, 2012.
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- Domenico Felice (a cura di), Montesquieu e i suoi interpreti, 2 voll., Pisa, Edizioni ETS, 2005.
- Domenico Felice (a cura di), Leggere "Lo spirito delle leggi" di Montesquieu, 2 voll., Milano, Mimesis, 2010.
- Domenico Felice (a cura di), Lo spirito della politica. Letture di Montesquieu, Milano, Mimesis, 2012.
- Domenico Felice, Introduzione a Montesquieu, Bologna, CLUEB, 2013.
- Domenico Felice-Davide Monda, Montesquieu: intelligenza politica per il mondo contemporaneo, Napoli, Liguori, 2012.
- Domenico Fisichella, Montesquieu e il governo moderato, Roma, Carocci, 2009.
- Dario Ippolito, Lo spirito del garantismo. Montesquieu e il potere di punire, Roma, Donzelli, 2016
- Sergio Landucci, Montesquieu e l'origine della scienza sociale, Firenze, Sansoni, 1973.
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- (EN) David L. Ransel, The Politics of Catherinian Russia: The Panin Party, Yale University Press, 1975.
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- (EN) Paul M. Spurlin, Montesquieu in America, 1760–1801, 1961.
- Céline Spector, Montesquieu: liberté, droit et histoire, Paris, Éditions Michalon, 2010.
- Jean Starobinski, Montesquieu par lui-même, Paris, Seuil, 1994 (tr. it., Torino, Einaudi, 2002).
- Judith N. Shklar, Montesquieu, Oxford, Oxford University Press, 1987 (tr. it., Bologna, il Mulino, 1998).
- (EN) Catherine Volpilhac-Auger, Montesquieu, Cambridge University Press, 2023.
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Montesquieu, Charles-Louis de Secondat barone di La Brède e di, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Gioele Solari, MONTESQUIEU, Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1934.
- Montesquieu, Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
- Montesquieu, Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di, in Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009.
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