Mercantilismo

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Il mercantilismo fu una politica economica che prevalse in Europa dal XVI al XVII secolo, basata sul concetto che la potenza di una nazione sia accresciuta dalla prevalenza delle esportazioni sulle importazioni (in termini economici di uso comune si parla di surplus commerciale).

Nelle società europee di quei secoli, dietro gli aspetti di uniformità del mercantilismo, furono attuate differenti politiche a seconda della specializzazione economica naturale (agricola, manifatturiera, commerciale) e all'idea di ricchezza (oro, popolazione, bilancia commerciale).

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La riflessione economica dei mercantilisti[modifica | modifica wikitesto]

Il mercante, svincolata la propria condotta dalla morale comune, opera nel mondo secondo criteri razionali e consapevoli, dimostrando le proprie funzioni di commerciante, imprenditore, banchiere. L'attività del mercante si esplica in società fondate economicamente sul sistema agricolo ma in cui c'è una stretta connessione tra attività economica e Stato; i mercanti operano accrescendo la ricchezza e il prestigio propri e dello Stato, mentre quest'ultimo garantisce la stabilità, l'ordine pubblico, l'allargamento del mercato attraverso la politica di conquiste coloniali. L'economia è dunque finalizzata all'interesse dello Stato, il quale a sua volta rappresenta un mezzo a disposizione dell'economia mercantile, grazie alle politiche di crescita economica e di espansione promosse e alla capacità del mercante di inserirsi in questo contesto.

Mercantilisti[modifica | modifica wikitesto]

Gli economisti mercantilisti furono pensatori non sistematici, ragione non ultima della vittoria intellettuale dei successivi economisti liberisti, che attribuirono loro questo nome. Fra i principali pensatori del mercantilismo, diffuso in tutta Europa, si ricordano:

Il mercantilismo tedesco trattò soprattutto problemi fiscali e amministrativi ed è noto anche sotto il nome di cameralismo.

Come dimostrano i dati recenti sul surplus[1][2][3] il mercantilismo di fatto è ancora praticato dalla Germania. Le forti esportazioni della Germania sono state favorite dall'assenza di quello che era il loro freno naturale, ovvero la consueta rivalutazione del Marco tedesco[1][4]; lo avevano correttamente previsto parecchi economisti, tra cui Nicholas Kaldor già nel 1971[5][6], e i premi Nobel per l'economia Joseph Stiglitz e Paul Krugman negli anni '90[7] e in numerosi articoli e conferenze recenti, anche di espressa critica al mercantilismo[8][9] (non solo tedesco).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Germania, surplus record della bilancia commerciale: 217 miliardi, su Il Sole 24 ORE. URL consultato il 19 marzo 2016.
  2. ^ Il surplus tedesco fa il record, in barba alle regole Ue, su Repubblica.it. URL consultato il 19 marzo 2016.
  3. ^ admin, Eurozona, l’80% del surplus commerciale è tedesco | Economia e Politica, su www.economiaepolitica.it. URL consultato il 19 marzo 2016.
  4. ^ Sapir: 5 tesi sull’euro, vocidallestero.it. URL consultato il 19 marzo 2016.
  5. ^ Nicholas Kaldor On The Common Market — The Case For Concerted Action, su www.concertedaction.com. URL consultato il 19 marzo 2016.
  6. ^ keynesblog, I difetti dell’euro spiegati 30 anni prima che nascesse dall’economista keynesiano Nicholas Kaldor, keynesblog.com. URL consultato il 19 marzo 2016.
  7. ^ Paul Krugman, Currency Crises, Massachusetts Institute of Technology, 1997. URL consultato il 19-03-2016.
  8. ^ Germany As Currency Manipulator, su Paul Krugman Blog. URL consultato il 19 marzo 2016.
  9. ^ Joseph Stiglitz: Is Mercantilism Doomed to Fail?, su www.cigionline.org. URL consultato il 19 marzo 2016.

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