Giovanni Botero

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Giovanni Botero

Giovanni Botero (Bene Vagienna, 1544Torino, 23 giugno 1617) è stato un presbitero, scrittore e filosofo italiano, autore del trattato Della Ragion di Stato, in dieci libri, stampato a Venezia nel 1589, e delle Relazioni universali, un trattato di geografia politica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Della ragion di stato, 1589

Nato in una famiglia di modeste condizioni economiche, all'età di 15 anni entrò nel collegio dei Gesuiti di Palermo; fu poi in varie case dell'Italia centrale, fra cui nel Collegio Romano dove ebbe come compagno di corso Roberto Bellarmino. Pur essendo stimato quale poeta in versi in latino, forse a causa di un carattere difficile e da una tendenza alla polemica, nel 1561 dovette interrompere gli studi a Roma e fu inviato come insegnante in località periferiche (ad Amelia e a Macerata). A Roma fu al servizio del giovane cardinale Federico Borromeo, del cui cugino, san Carlo, fu stretto collaboratore a Milano nel decennio precedente, impegnato nella riforma della diocesi, una volta uscito dalla Compagnia di Gesù nel 1580[1]. Morì all'età di 73 anni e fu sepolto a Torino nella chiesa dei Santi Martiri, retta dai gesuiti. La città di Torino, nel 1860, gli ha dedicato una via.

L'opera di Giovanni Botero[modifica | modifica wikitesto]

Occorre tenere presente sin dall'inizio che Giovanni Botero s'impegna nella sua nota opera dal titolo emblematico di Ragion di Stato - dieci agili libri di circa 300 pagine, ove rimedita le tesi esposte nel suo De Regia Sapientia - in quanto ritiene essenziale combattere il machiavellismo per poter riaffermare la stretta dipendenza di ogni potere politico dalla Religione e dalla Chiesa (fu segretario di Federico Borromeo) ed approfondire gli studi sulla "Ragion di Stato", principalmente al fine di individuare un pensiero politico-guida alternativo a quello cui si riferivano le tesi dei Riformatori (quello cioè di Machiavelli e di Bodin). La controriforma, dunque, necessitava di un suo punto di riferimento in materia di scientia civilis (teoria politica), come aveva già fatto presente Monsignor Minuccio Minucci.

Il fine e, per alcuni aspetti, il metodo di Giovanni Botero può solo apparentemente e prima facie, richiamare quelli del Secretario Fiorentino [Niccolò Machiavelli]: egli infatti considera lo stato come un dominio assoluto e stabile sui popoli, e la ragion di stato secondo lui altro non è che l'insieme di tutti i metodi ("i mezi") e gli strumenti necessari e opportuni per conservare e gestire questo dominio. Ma in realtà, sia la sostanza del suo pensiero politico, che lo scopo ultimo cui esso è indirizzato, sono decisamente divergenti, tanto che egli arriva a definire "rea e falsa" la Ragion di Stato machiavelliana e giunge a sostenere che il Principe, rispettoso dei precetti religiosi, non ha bisogno di leggere né Machiavelli né Tacito.

Si comprende, allora, come la differenza principale del pensiero di Botero rispetto a quello di Machiavelli consista nell'importanza assegnata alla morale e alla religione come strumenti di governo; l'uso spregiudicato della ragion di stato (di natura machiavelliana), da parte del governante, dev'essere cioè temperato dall'applicazione di virtù, quali la moderazione e la giustizia, e dalla considerazione non solo strumentale della religione. Ciò, infatti, conferisce allo stesso quella reputazione indispensabile per ottenere obbedienza dai sudditi. Egli, peraltro, afferma che solo «...i sudditi devoti e religiosi siano sudditi ubbidienti». In questo senso Botero propone una ferma lotta alle eresie, che comportano dissidi fra i sudditi; lo stato deve essere confessionale e la ragion di stato comprende, al suo interno, la garanzia dell'ortodossia religiosa, la cui cura - nella divisione boteriana delle funzioni dello Stato - spetta alla Chiesa. Ulteriore fondamentale differenza con il pensatore fiorentino è l'importanza che Botero dà all'economia e alla demografia come parametro per la misurazione della potenza di uno Stato. Egli, invero, non fu giurista e, conseguentemente, pose l'accento sull'interesse.

Pienamente conscio dell'importanza della variabile economica, Botero prende ad esempio la Spagna, incapace di promuovere manifatture e attività commerciali, come regno dalle risorse coloniali praticamente infinite, ma destinato ad essere relegato in secondo piano da Stati più dinamici nel campo dello sviluppo e della crescita dell'agricoltura e delle attività produttive interne.[2] Nell'ambito della polemica antieuropea, che portò, tra l'altro, a un'elaborazione del concetto di civiltà in opposizione a ciò che è barbaro o selvaggio, Botero ha tratteggiato il processo di incivilimento come passaggio dall'idolatria alla coscienza religiosa cristiana, dalla pastorizia all'agricoltura, all'attività industriale e commerciale; è un processo che richiede, inoltre, il costituirsi di governi stabili e la promulgazione di leggi certe.[3] Botero infine, citandolo, ci fornisce una prova sull'esistenza di Diotimo, poeta elegiaco greco del III secolo a.C. di cui si hanno frammentarie notizie.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Della ragion di stato, Venezia, Giovanni Giolito de Ferrari, Giovanni Paolo Giolito de Ferrari, 1589. URL consultato il 23 giugno 2015.
  • Delle cause della grandezza e magnificenza delle città, 1588
  • Relazioni Universali, 1591-1618 (riedita con aggiunte e correzioni fino all'edizione del 1618)
  • I Capitani, Giovan Domenico Tarino, Torino, 1607.

Edizioni moderne[modifica | modifica wikitesto]

  • Ragion di Stato (testo della prima edizione del 1589), a cura di Chiara Continisio, Collana Biblioteca n.23, Roma, Donzelli, 1997, ISBN 978-88-7989-315-2. - Collana Virgolette n.40, Donzelli, 2009, ISBN 978-88-60-36323-7.
  • Le Relazioni universali (voll. I-II), a cura di Alice Blythe Raviola, Torino, Nino Aragno Editore, 2015, ISBN 978-88-8419-722-1.
  • Delle cause della grandezza delle città, a cura di Romain Descendre, trad. A. De Vincentiis, Collana Cliopoli.Nuova serie, Roma, Viella, 2016, ISBN 978-88-6728-348-4.
  • Della Ragion di Stato (edizione definitiva del 1598 con tutte le varianti del testo del 1589), a cura di Pierre Benedittini e Romain Descendre, Collana I Millenni, Torino, Einaudi, 2016, ISBN 978-88-06-22594-0.
  • Delle cause della grandezza delle città, a cura di Claudia Oreglia, con un saggio di Luigi Firpo, Collana Biblioteca, Torino, Aragno, 2016, ISBN 978-88-8419-779-5.
  • Le Relazioni universali (vol.III: Parte V), a cura di Alice Blythe Raviola, Torino, Aragno, 2017, ISBN 978-88-841-9924-9.
  • I Capitani, a cura di Alice Blythe Raviola, Collana Biblioteca, Torino, Aragno, 2017, ISBN 978-88-841-9903-4.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Massimo Firpo, «Le relazioni universali. Enciclopedia del mondo», Domenica Il Sole 24 Ore, domenica 27 dicembre 2015, p.27
  2. ^ Andreatta-Baldini (a cura di), Storia del pensiero politico - da Machiavelli a Kant, Torino, Utet
  3. ^ Federico Chabod, Storia dell'idea d'Europa

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Firpo, Giovanni Botero, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 23 giugno 2018.
  • Bruno Mayer, «Botero, Giovanni», in Vittore Branca (a cura di), Dizionario critica della letteratura italiana, Torino, UTET, Vol. I, pp. 393-403, 1973.
  • Chiara Continisio (a cura di), Della ragion di Stato. Giovanni Botero, Roma, Donzelli, 1997. ISBN 88-7989-315-7
  • Chiara Continisio, Giovanni Botero, in Il contributo italiano alla storia del pensiero: Diritto 2012, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2012.
  • Cosimo Perrotta, Giovanni Botero, in Il contributo italiano alla storia del pensiero: Economia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2012.
  • Robertino Ghiringhelli, Giovanni Botero, in Il contributo italiano alla storia del pensiero: Filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2012.

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