Giovanni Battista Eliano

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Giovanni Battista Eliano, o Giovanni Battista Romano (Roma, 1530Roma, 3 marzo 1589), è stato un gesuita, teologo e orientalista italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Battista Eliano nacque da una famiglia ebraica con il nome di Elia; il nonno era il famoso grammatico Elia Levita e il fratello il tipografo Vittorio Eliano. Seguì il nonno a Venezia, in Germania e poi al Cairo.

Nel 1551, Elia tornò a Venezia, dove suo fratello Vittorio lo mise in contatto con il gesuita e latinista André des Freux. All'inizio di settembre del 1551, chiese di essere alloggiato nel collegio dei gesuiti di Venezia, e il 21 dello stesso mese ricevette il battesimo cattolico nella Chiesa di San Salvador, adottando il nome di Giovanni Battista in onore del "nuovo Elia Dei Vangeli."

Il padre des Freux ottenne da Ignazio di Loyola che Eliano fosse ammesso alla Società di Gesù. Eliano pronunciò i voti il giorno di Natale del 1551. Nel settembre del 1552 seguì des Freux a Roma. Conobbe personalmente Loyola e divenne studente presso il Collegio Romano. Il 1º marzo del 1561, dopo aver completato gli studi, fu ordinato sacerdote.

Uomo di vasta cultura e noto soprattutto per la sua conoscenza delle lingue orientali, svolse diverse missioni diplomatiche in Oriente per conto della Santa Sede. Nel novembre del 1561 fu inviato da Papa Pio IV, insieme ad altri due gesuiti (tra i quali il converso spagnolo Cristóbal Rodríguez), in una missione ufficiale a Il Cairo presso il Papa della Chiesa copta Gabriel Minchawi (Gabriele VII)[1], che respinse ogni idea di riunificazione con la Chiesa di Roma. Al loro ritorno, la loro nave affondò nei pressi di Cipro e Eliano, sopravvissuto, rimase a Nicosia fino all'aprile del 1563, quando riuscì a imbarcarsi per Venezia. Di lì partì per Trento, dove partecipò al Concilio collaborando con Diego Laínez, Preposito generale della Compagnia di Gesù. Alla fine dell'anno ritornò a Roma dove riprese i suoi studi al Collegio Romano.

Studiò teologia fino al 1566. Insegnò per molti anni l'ebraico e l'arabo presso il Collegio Romano[2][3] e partecipò al progetto della Bibbia poliglotta di Giambattista Raimondi.[4] Tra il 1578 e il 1582 papa Gregorio XIII lo inviò in missione in Libano presso la Chiesa maronita.[5][6] Ritornò a Roma portando con sé diversi libri orientali (inclusi i manoscritti Vat. ar. 467 e Vat. ar. 468, che contengono una versione quasi completa della Bibbia in arabo; il Vat. ar. 468 servì da base all'edizione della Bibbia araba pubblicata dalla Congregazione de Propaganda Fide nel 1671).[7]

Morì a Roma il 3 marzo del 1589.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1587 pubblicò a Roma il primo catechismo illustrato in volgare per analfabeti, intitolato Doctrina christiana nella quale si contengono li principali misteri della nostra fede rappresentati con figure per instruttione de gl'idioti et di quelli che non sanno leggere.[8]

Nel 1566 pubblicò con i caratteri tipografici che aveva fatto fabbricare appositamente, una versione araba con testo latino a fronte della professione di fede tridentina (I'tiqad al-amāna al-urtuduksīyaFidei orthodoxæ brevis et explicata confessio), che fu uno dei primi testi stampati in arabo.[9]

La sua opera sull'Islam Hādha muṣāḥabā rūḥānīyah baīna ‘l-‘ālimaīn (Conversazione tra due studiosi), fu scritta in arabo e pubblicata a Roma (Collegio Romano, 1579). Fu successivamente tradotta in inglese dall'orientalista William Bedwell (1563-1632) e pubblicata a Londra nel 1615 con il titolo provocatorio: Mohammedis imposturae, that is a discovery of the manifold forgeries, falshoods and horrible impieties of the blasphemous seducer Mohammed: with a demonstration of the insufficiency of his law, contained in the accursed Alkoran, delivered in a conference had between two Mohammetans in their return from Mecka. Il nome di Eliano non viene menzionato nella traduzione inglese, che afferma solo che l'opera è stata scritta molto tempo fa in arabo.[10]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Charles A. Frazee, Catholics and Sultans: The Church and the Ottoman Empire 1453-1923, Cambridge University Press, 2006, p. 63.
  2. ^ John W. O'Malley, I primi gesuiti, Vita e Pensiero, 1999, p. 209.
  3. ^ Ricardo García Villoslada, Storia del Collegio Romano dal suo inizio (1551) alla soppressione della Compagnia di Gesù (1773), Romae, Apud Aedes Universitatis Gregorianae, 1954, p. 71.
    «La cattedra di arabo, istituita per volontà di Pio IV, si voleva offrirla al valenzano Girolamo Mur, che si trovava nel Collegio di Maiorca, ma alla fine dovette essere affidata al P. Giovan Battista Eliano, che insegnava nello stesso tempo ebraico.».
    Cfr. anche: ibid., pp. 27; 30; 52.
  4. ^ Mario Casari, Giovanni Battista Raimondi, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  5. ^ Giovanni Pizzorusso, La preparazione linguistica e controversistica dei missionari per l'Oriente islamico: scuole, testi, insegnanti a Roma e in Italia, in Bernard Heyberger, Mercedes García-Arenal, Emanuele Colombo, Paola Vismara (a cura di), L'islam visto da Occidente: cultura e religione del Seicento europeo di fronte all'islam: atti del convegno internazionale, Milano, Università degli studi, 17-18 ottobre 2007, Marietti Editore, 2009, p. 254, ISBN 9788821194092.
    «Per riaffermare il primato pontificio e l'unione dei cristiani anche su queste comunità lontane, il papa Boncompagni inviò il gesuita Gian Battista Eliano tra 1578 e il 1582 per incontrarle e stabilire o riaffermare il legame con Roma.».
  6. ^ Terwecoren, 1860, pp. 441-2.
  7. ^ Alberto Vaccari, Un codice carsciunico della Casanatense e la Bibbia araba del 1671, in Biblica, vol. 4, nº 1, 1923, p. 106, JSTOR 42613443.
    «Alla edizione del 1671 servì come di fondo, o base ordinaria, il codice Vaticano arabo 468, che contiene tutto l'Antico Testamento e fu scritto nell'Ottobre del 1578, ma rimonta, almeno in buona parte, ad esemplari ben più antichi. Offre generalmente una versione fatta sui LXX, di una recensione melchita, ma con molti elementi derivati dalla Pešitta siriaca. Appartenne al Collegio dei Maroniti in Roma sino al 1808, e, scritto di un carattere chiaro, grandetto e con certa eleganza, si capisce come sia stato messo dall'arcivescovo maronita di Damasco a fondamento dell'edificio. Infatti dal principio alla fine vi sono segnati a inchiostro rosso i capi e i versetti della divisione volgata, senza dubbio in vista dell'edizione. Ma v'ha di più. Tutto il codice, come pure il precedente, Vaticano arabo 467, che contiene i Vangeli, fu scritto a Tripoli di Fenicia per commissione ed uso del P. Giovan Battista Eliano S.I. mandato nel 1578 dalla S. Sede in missione al Libano con incarico, tra l'altro, di portare « al ritorno qui [a Roma] una Bibbia arabica integra, acciò si possa stampare per aiuto di queste nazioni. ».».
  8. ^ Sulla Dottrina christiana dell'Eliano cfr. A. Prosperi, Intorno ad un catechismo figurato del tardo '500, «Quaderni di Palazzo Te», n. 5, 1985, pp. 45-53.
  9. ^ de Backer, 1854, p. 172.
    «C'est chronologiquement le 4e ouvrage imprimé en arabe selon Schnurrer.»
    .
  10. ^ (EN) Thomas F. Michel, Irfan A. Omar, A Christian View of Islam, Orbis Books, 2014.
    «His work on Islam, “Hādha muṣāḥabā rūḥānīyah baīna ‘l-‘ālimaīn” (“This is a conversation between two scholars”), was written in Arabic and published in Rome (Roman College,1579). It was subsequently translated into English by W. Bedwell and published in London in 1615 under the provocative title: “Mohammedis imposturae, that is a discovery of the manifold forgeries, falshoods and horrible impieties of the blasphemous seducer Mohammed: with a demonstration of the insufficiency of his law, contained in the accursed Alkoran, delivered in a conference had between two Mohammetans in their returnfrom Mecka.” Eliano's name nowhere appears in this English translation, which states only that the work was “written long since in Arabicke.”».
  11. ^ de Backer, 1854, pp. 172-3.
  12. ^ (LA) Nicaenum Concilium. Primum generale, in quatuor libros distinctum: per Alphonsum Pisanum, Societatis Iesu..., Coloniae, apud haederes Arnoldi Birckmanni, 1581. URL consultato l'8 luglio 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (ES) José C. Sola S.J., El P. Juan Bautista Eliano, un documento autobiográfico inédito, in Archivum Historicum Societatis Iesu, vol. 4, 1935, pp. 291-321.
  • Alberto Vaccari, Una Bibbia araba per il primo gesuita venuto al Libano, in Mélanges de l'Université Saint-Joseph de Beyrouth, X, nº 4, 1925, pp. 79-107.
  • Giorgio Levi della VidaDocumenti intorno alle relazioni delle Chiese orientali con la S. Sede durante il pontificato di Gregorio XIII, Città del Vaticano, 1948, pp. 22, 33 n., 34 n., 365 s., 114-120, 123-126, 169.
  • (FR) Edouard Terwecoren, Première mission chez les Maronites, in Précis historiques, IX, 1860, pp. 437-454.
  • (FR) Antoine Rabbath, Documents inédits pour servir à l'histoire du Christianisme en Orient, I, Beyrouth, 1905, pp. 195-207.
  • Vincenzo Buri, L'unione della Chiesa copta con Roma, in Orientalia christiana, XXIII (1931), 2, pp. 108, 125 s.
  • Giorgio Levi della Vida, Ricerche sulla formazione del più antico fondo dei manoscritti orientali della Biblioteca Vaticana, Città del Vaticano 1939, pp. 193 s., 195 n., 196 n., 199, 200, 201, 205 n., 257, 282 n., 388.
  • Giuseppe Castellani, La missione presso i copti sotto Gregorio XIII, in Civiltà cattolica, IV (1948), pp. 59-68.
  • (DE) Georg Graf, Geschichte der christlichen arabischen Literatur, III, Città del Vaticano 1949, pp. 43, 50, 89, 333, 341, 367 ss., 439, 502; IV, ibid. 1951, pp. 12, 119, 206, 208 ss., 213-217, 258 n.
  • Francesco Pericoli Ridolfini, La missione pontificia presso il patriarca copto di Alessandria Gabriele VII nel 1561-1563, in Rivista degli Studi Orientali, vol. 31, 1956, pp. 129-167, JSTOR 41864379.
  • Isaia Sonne, Me-Paolo ha revi'i 'ad Pius ha-chamishi (Da Paolo IV a Pio V), Jerushalayim, 1954, pp. 150-155.
  • Mario Scaduto, La missione di Cristoforo Rodriguez al Cairo (1561-1563), in Archivum historicum Societatis Iesu, XXVII (1958), pp. 233-278;
  • (FR) Gérard E. Weil, Elie Lévita, humaniste et massorète (1469-1549), Leiden, 1963, pp. 40 n., 108, 128, 135, 153.
  • (FR) Josée Balagna Coustou, L'imprimerie arabe en Occident (XVIe, XVIIe et XVIIIe siècles), Paris, 1984, pp. 28-31, 34 s., 41, 86, 114, 132.
  • Carlos Sommervogel, Bibliothèque de la Compagnie de Jésus, III, coll. 379 ss.; IX, coll. 282 s.
  • (FR) Augustin de Backer, Alois de Backer, ELIAN, ou ROMANUS, Jean Baptiste, in Bibliothèque des écrivains de la Compagnie de Jésus, deuxième série, Liegi, Imprimerie de L. Grandmont-Donders, 1854, pp. 171-173.

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