Caterina II di Russia

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – "Caterina II" rimanda qui. Se stai cercando l'imperatrice latina di Costantinopoli, vedi Caterina II di Valois.
Caterina II
Екатерина II
Catherine II by F.Rokotov after Roslin (c.1770, Hermitage).jpg
Imperatrice e Autocrate di Tutte le Russie
Stemma
In carica 9 luglio 1762
17 novembre 1796
Incoronazione 12 settembre 1762
Predecessore Pietro III
Successore Paolo I
Imperatrice consorte di Tutte le Russie
In carica 5 gennaio 1762 –
9 luglio 1762
Predecessore Ekaterina Skavronskaya
Successore Sofia Dorotea di Württemberg
Nome completo Ekaterina Alekseevna II di Russia
Екатерина II Алексеевна
Altri titoli Principessa di Anhalt-Zerbst

Granduchessa di Russia

Nascita Stettino, 2 maggio 1729
Morte San Pietroburgo, 17 novembre 1796
Luogo di sepoltura Cattedrale di S. Pietro e Paolo a San Pietroburgo
Dinastia Romanov
Padre Cristiano Augusto di Anhalt-Zerbst
Madre Giovanna di Holstein-Gottorp
Consorte Pietro III di Russia
Figli Paolo Petrovič Romanov, Anna Petrovna Romanova e Aleksej Grigor'evič Bobrinskij
Firma Catherine the Great (signature).png

Caterina II di Russia (in russo: Екатерина II Алексеевна?, traslitterato: Ekaterina II Alekseevna; Stettino, 21 aprile 1729Carskoe Selo, 17 novembre 1796), conosciuta come Caterina la Grande, fu imperatrice di Russia dal 1762 alla morte. Fu uno dei più significativi esempi di dispotismo illuminato.

Nata a Stettino, Sofia Federica Augusta di Anhalt-Zerbst venne data in sposa, sedicenne, all'erede al trono dell'Impero russo, il granduca Pietro Fëdorovič, futuro Pietro III di Russia. Con un colpo di Stato detronizzò il marito alla fine della Guerra dei sette anni. Sotto il suo regno, l'Impero russo accrebbe la sua potenza e visse uno dei periodi di maggior riconoscimento a livello europeo.

Volendo applicare al suo metodo di governo i principi illuministi, di cui era seguace, Caterina incominciò con la redazione di un nuovo codice ispirato alle idee degli enciclopedisti. Affidandosi ai suoi favoriti, in particolare a Grigorij Orlov e a Grigorij Potëmkin, ma anche assistita dal grande successo dei generali, come Pëtr Rumjancev e Aleksandr Suvorov, e ammiragli, come Fëdor Ušakov, espanse rapidamente l'egemonia russa: a ovest vi fu l'annessione del territorio maggiore, ottenuto dallo smembramento della Confederazione Polacco-Lituana; in seguito alle guerre russo-turche occupò la Crimea; all'estremo est incominciò la colonizzazione dell'Alaska.

Ammiratrice di Pietro il Grande, Caterina continuò a modernizzare la Russia occidentale, secondo le idee dell'assolutismo illuminato: s'interessò ai problemi dell'istruzione, fondando il primo istituto d'istruzione superiore femminile in Europa, delle finanze e della creazione di nuove cittadine fondate su suo ordine. Tuttavia la sua politica comportò un aumento del numero dei servi della gleba, con conseguente malcontento popolare e lo scoppio di numerose rivolte, represse violentemente, come quella guidata dal cosacco Pugačëv.

Nonostante queste ambiguità politiche, a causa dei suoi rapporti epistolari con vari filosofi illuministi, che ne elogiarono il governo, il periodo della dominazione di Caterina la Grande è considerato l'età d'oro dell'Impero russo.

Fu sepolta nella Cattedrale di San Pietro e Paolo a San Pietroburgo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nascita ed educazione[modifica | modifica wikitesto]

La giovane principessa Caterina dipinta nel 1745 da Louis Caravaque.

Sofia Federica Augusta di Anhalt-Zerbst nacque il 2 maggio (21 aprile per gli ortodossi) 1729 a Stettino, in Pomerania, nell'allora Regno di Prussia (attualmente in Polonia). Era figlia di Cristiano Augusto di Anhalt-Zerbst, principe di Anhalt-Zerbst[1], generale prussiano e governatore di Stettino per conto della Prussia, e di sua moglie, Giovanna di Holstein-Gottorp, una principessa tedesca. Due dei suoi cugini di primo grado divennero sovrani di Svezia: Gustavo III e Carlo XIII.[2]

Secondo il costume tipico dell'epoca presso le famiglie nobili della Germania, ricevette un'educazione accurata e di ottimo livello, in particolare dalla propria governante francese e dai propri tutori. Durante la sua infanzia, venne spesso trascurata dalla madre, la quale le preferiva il fratello minore Guglielmo Cristiano Federico, e Caterina soffrì a lungo di questo fatto.[3][3] Il suo precettore era di fede protestante, ma la giovane Sofia non condivise mai la visione del mondo del suo insegnante.

Fin da bambina si mostrò di carattere vivace, estroverso, animata da una curiosità non comune, con la quale, partecipando ai balli, ai banchetti e ai salotti della nobiltà, sbalordì molti interlocutori[3]. Un episodio, in particolare, spinse la madre a contrastarne il carattere pieno d'orgoglio: quando si presentò al cospetto di Federico Guglielmo I di Prussia, la bambina si rifiutò di baciare l'orlo dell'abito del monarca, perché era troppo corto e non riusciva a raggiungerlo.[4]

Per quanto appartenente all'alta aristocrazia tedesca, la famiglia di Caterina non navigava nell'oro e la sua ascesa al potere fu perlopiù frutto della necessità di reperire denaro e prestigio con un matrimonio d'interesse, deciso a tavolino dai suoi parenti.[5][6] La scelta di Sofia come moglie per il suo cugino di secondo grado, il futuro zar Pietro III, fu infatti frutto delle gestioni diplomatiche del conte Lestocq, della zia di Pietro la zarina regnante Elisabetta e di re Federico II di Prussia. Lestocq e Federico erano interessati a rafforzare i legami tra Prussia e Russia per indebolire l'influenza dell'Austria e porre in rovina l'atteggiamento filo-austriaco del cancelliere russo Bestuzhev. Caterina incontrò Pietro la prima volta all'età di 10 anni. Sulla base dei suoi scritti, sappiamo che trovò Pietro detestabile sin dal primo incontro: si oppose alla sua tendenza a consumare alcolici sin dalla giovane età ed il suo eccessivo militarismo.[7]

Gli intrighi diplomatici furono sull'orlo di fallire a causa dell'intervento della madre di Sofia, Giovanna Elisabetta di Holstein-Gottorp. Giovanna era una donna fredda e calcolatrice, ma anche amante del gossip e degli intrighi di corte. La sua fame di gloria aveva incentrato le prospettive della figlia a divenire zarina di Russia, ma queste sue continue interferenze fecero infuriare la zarina Elisabetta che giunse a bandirla dal paese come spia per conto di re Federico II di Prussia. La zarina Elisabetta conosceva bene la famiglia degli Holstein-Gottorp dal momento che era stata sull'orlo di sposare il fratello della principessa Giovanna, Carlo Augusto, il quale però era morto di vaiolo nel 1727 prima che il matrimonio potesse avere luogo.[8] Malgrado le interferenze di Giovanna, ad ogni modo, la zarina fu molto colpita da Sofia al suo arrivo in Russia nel 1744 e la stessa giovane fece ogni sforzo per ingraziarsi non solo la sovrana, ma anche suo marito e con loro il popolo russo. Si applicò con zelo allo studio della lingua russa, giungendo a svegliarsi in piena notte per ripetere quanto appreso nella giornata (mantenne per tutta la vita ad ogni modo uno spiccato accento tedesco che provò più e più volte a perfezionare senza successo). Questa pratica di studiare di notte, nelle ore più fredde della giornata, la portò a contrarre una pericolosa polmonite nel marzo del 1744, da cui ad ogni modo si riprese dopo breve.

Ritratto della granduchessa Caterina all'epoca del suo matrimonio. Dipinto di George Christoph Grooth, 1745

Sofia scriverà nelle sue memorie che non appena giunse in Russia si ammalò di pleurite, una malattia che quasi la uccise e dalla quale si salvò solo grazie a frequenti salassi; in un singolo giorno si sottopose anche a quattro flebotomie. Sua madre, che si opponeva a questa pratica, si inimicò nuovamente la zarina Elisabetta. Quando la situazione pareva ormai disperata, la madre le inviò un pastore luterano per confessarsi. Sofia, ad ogni modo, rispose: "Non voglio alcun luterano; voglio il mio pope ortodosso." Questo fatto innalzò ulteriormente la sua stima da parte della zarina.

Il padre di Sofia, devoto luterano tedesco, si oppose alla scelta della figlia di convertirsi alla chiesa ortodossa. Malgrado questa obbiezione, la chiesa ortodossa russa ricevette ufficialmente la principessa Sofia come suo membro il 28 giugno 1744, prendendo il nome di Caterina ed il patronimico artificioso di Алексеевна (Alekseyevna, figlia di Alessio). Il giorno successivo venne formalmente battezzata. Il matrimonio da lungo tempo desiderato avvenne il 21 agosto 1745 a San Pietroburgo. Caterina aveva 16 anni; suo padre non presenziò alla cerimonia. Lo sposo, all'epoca noto come Pietro di Holstein-Gottorp, era divenuto duca di Holstein-Gottorp (un ducato tedesco al confine con la Danimarca) nel 1739. La coppia si stabilì alla Reggia di Oranienbaum.

Il conte Andrei Shuvalov, ciambellano di Caterina, era in contatto col noto diarista James Boswell, e fu proprio lui a comunicargli alcuni particolari privati della vita di coppia dei giovani sposi. Secondo alcuni Pietro aveva già poco dopo il matrimonio un'amante (Elizaveta Romanovna Voroncova),[9] mentre Caterina aveva intrapreso diverse storie d'amore con Sergej Saltykov,[10] Grigorij Grigor'evič Orlov (1734–1783),[11][12] Aleksandr Semënovič Vasil'čikov,[13][14] Grigorij Aleksandrovič Potëmkin,[13][14][15][16] Stanislao Augusto Poniatowski,[17][18] e altri. Divenne amica della principessa Ekaterina Romanovna Voroncova, sorella dell'amante di suo marito, la quale la mise in contatto con diversi potenti gruppi politici che si opponevano a Pietro. Il temperamento era insostenibile anche a coloro che facevano parte della loro "piccola corte" a palazzo. Pietro, uomo di carattere violento e incline a ubriacarsi, si dimostrò ostile verso la moglie, maltrattandola in pubblico. Ignorata dal marito, lei si dedicò alle letture, che includevano anche Voltaire, Diderot e Montesquieu, e si tenne informata sugli eventi della Russia.[19]

Caterina, che pure soffriva della situazione, più volte richiamò nelle sue memorie di aver pensato solo alla finalità ultima di divenire zarina un giorno salendo al trono: "Ero solita dirmi che felicità e miseria dipendono da noi stessi. Se ti senti infelice, ergiti sopra l'infelicità, e fai che la tua felicità sia indipendente da tutto ciò che ti accade intorno."[20]

Il regno di Pietro III ed il colpo di Stato del luglio del 1762[modifica | modifica wikitesto]

Lo zar Pietro III regnò per soli sei mesi; morì il 17 luglio 1762.

Dopo la morte della zarina Elisabetta di Russia il 5 gennaio 1762, Pietro venne chiamato a succedere al trono russo col nome di Pietro III, e Caterina divenne imperatrice consorte. La coppia imperiale si spostò nel nuovo Palazzo d'Inverno a San Pietroburgo. Le eccentricità e le tendenze politiche dello zar, inclusa la sua ammirazione per il re Federico II di Prussia, alienarono ancora di più Caterina ed i suoi sostenitori. Pietro intervenne in una disputa tra il suo ducato di Holstein e la Danimarca per il possesso della provincia dello Schleswig. Russia e Prussia si erano combattute nella Guerra dei Sette anni (1756–1763), e le truppe russe avevano occupato Berlino nel 1761. Pietro supportava invece Federico II, pur sapendo di non avere in questo il sostegno dell'aristocrazia russa. Pietro diede subito ordine di cessare le operazioni contro la Prussia e Federico lo ricompensò organizzando la partizione dei territori della Polonia con la Russia.

Ritratto equestre della granduchessa Caterina

Nel luglio del 1762, dopo quasi sei mesi dalla sua ascesa al trono, Pietro si prese una vacanza coi suoi cortigiani e parenti tedeschi alla reggia di Oranienbaum, lasciando la moglie a San Pietroburgo. Dalla capitale, Caterina iniziò a tramare seriamente per detronizzare il marito, grazie anche all'appoggio ed alla complicità di eminenti personalità di corte e dello stato che desideravano una completa inversione di rotta nella politica nazionale e credevano che Pietro III stesse lentamente ma progressivamente impazzendo e che quindi fosse necessario detronizzarlo. La notte dell'8 luglio,[21] Caterina venne a sapere che uno dei suoi co-cospiratori era stato arrestato per ordine di Pietro III e che tutto ciò per cui lei stessa aveva meticolosamente lavorato per anni stava per disgregarsi sotto le indagini della polizia incitata dal marito. Il giorno successivo, Caterina lasciò il suo palazzo e si portò al luogo ove era accampato il reggimento Izmaylovsky; qui tenne un discorso accorato ai soldati ai quali chiedeva di difenderla dalle angherie di suo marito. Caterina si portò quindi col reggimento alla caserma Semenovsky dove anche alcuni rappresentanti del clero la riconobbero come unica sovrana sul trono russo. Con questi appoggi e con gli altri collezionati sino a quel momento, Caterina riuscì a far arrestare suo marito e lo costrinse a firmare un documento di abdicazione, così che nessuno potesse contestare la sua ascesa al trono.[22][23] Il 17 luglio 1762 (otto giorni dopo il colpo di Stato e sei mesi dall'ascesa al trono) Pietro III morì a Ropsha, strangolato per mano di Aleksej Grigor'evič Orlov-Česmenskij (fratello minore di Grigorij Grigor'evič Orlov, all'epoca favorito della zarina e partecipante al colpo di Stato). Gli storici ad ogni modo non hanno riconosciuto a Caterina la volontà di far uccidere il marito.

All'epoca della detronizzazione di Pietro III, a tutti gli effetti, esisteva un potenziale rivale al trono per Caterina: questi era Ivan VI (1740–1764), il quale era tenuto prigioniero presso Schlüsselburg, sulle rive del Lago Ladoga, dall'età di sei mesi; oltre ad Yelizaveta Alekseyevna Tarakanova (1753–1775). Ivan VI venne assassinato nel tentativo di farlo fuggire dalla sua prigione in un fallimentare tentativo di colpo di Stato ai danni di Caterina: la sovrana, come l'imperatrice Elisabetta prima di lei, aveva dato istruzioni che egli dovesse essere ucciso se avesse tentato di organizzare un qualsiasi colpo di Stato a danno del potere costituito. Ivan era stato giudicato pazzo da anni e per questo era stato posto in solitario confino ed anche per questo si riteneva che una sua ascesa al trono ne avrebbe fatto solamente un burattino nelle mani di qualche profittatore di palazzo.

Anche se Caterina non era una discendente della dinastia dei Romanov, era discendente della dinastia dei Rurik che aveva preceduto i Romanov al trono di Russia. Succedette al marito come zarina regnante, seguendo i dettami stabiliti già all'epoca di Caterina I che era succeduta al marito Pietro il Grande nel 1725 in mancanza di eredi. Gli storici hanno discusso dello status tecnico dell'ascesa di Caterina, se essa abbia agito da reggente o da usurpatrice, e cioè se essa avesse svolto l'attività di sovrana per sé o per conto di suo figlio, il granduca Paolo, ancora minorenne. Negli anni '70 del Settecento, un gruppo di nobili collegato a Paolo (Nikita Panin e altri) considerarono l'idea di un nuovo colpo di Stato per deporre questa volta Caterina e trasferire la corona al giovane granduca Paolo, il quale si dimostrava più propenso ad una monarchia costituzionale anziché ad una autocrazia illuminata.[24] Ad ogni modo questo colpo di Stato non poté avere luogo e Caterina regnò sino alla propria morte.

Il regno[modifica | modifica wikitesto]

L'incoronazione e la creazione di una nuova corona[modifica | modifica wikitesto]

Caterina II al balcone del Palazzo d'Inverno il 9 luglio 1762, giorno del suo colpo di Stato

Caterina venne incoronata nella Cattedrale dell'Assunzione di Mosca il 22 settembre 1762.[25] La sua incoronazione segnò la creazione di uno degli elementi più importanti del tesoro imperiale dei Romanov, la Corona imperiale di Russia, disegnata dal gioielliere franco-svizzero Jérémie Pauzié. Ispirata ad un disegno bizantino, la corona venne realizzata con due sfere d'oro e d'argento a rappresentare l'impero romano d'oriente e d'occidente, divisi da una ghirlanda fogliata e da festoni. La corona contiene 75 perle e 4936 diamanti indiani a formare delle foglie d'alloro, simboli del potere e della forza, ed è sormontata da uno spinello di 387.62 carati in precedenza appartenuto alla zarina Elisabetta, oltre ad una croce di diamanti. La corona venne prodotta nel tempo record di due mesi e raggiunse il peso di 2.3 kg.[26] Dal 1762, la corona imperiale venne utilizzata per tutte le incoronazioni degli zar della dinastia dei Romanov sino all'abolizione della monarchia nel 1917.[27]

Politica interna[modifica | modifica wikitesto]

Caterina II come zarina di Russia dipinta nel 1762 da Ivan Argunov.
Istruzioni dell'imperatrice alla commissione chiamata ad elaborare il nuovo codice di leggi

Facendo riferimento agli scritti di Cesare Beccaria e Montesquieu, Caterina redasse un documento di riforma del sistema giudiziario. La commissione legislativa, a onta del nome, aveva un ruolo consultivo e propositivo, senza potere alcuno. Il suo scopo avrebbe dovuto essere quello di mettere in evidenza i problemi, proponendo soluzioni. La commissione, che rappresentava tutte le classi sociali tranne i servi della gleba (la maggioranza della popolazione), fu sciolta prima che avesse concluso i lavori, probabilmente in seguito a una svolta conservatrice nella sua politica e, soprattutto, a causa dello scoppio della guerra contro la Turchia.

Caterina riorganizzò l'amministrazione dei gubernii, i governatorati, conferendo loro un grande potere sulle zone rurali nella prevenzione delle rivolte contadine. Questo processo fu completato entro il 1775. La riforma creò province e distretti, che erano maggiormente gestibili rispetto ai governatorati.

Nel 1785 Caterina pubblicò un editto che riconobbe alla piccola nobiltà il diritto di presentare petizioni al trono, liberò i nobili dai servizi obbligatori e dalle tasse, rese ereditaria la nobiltà e concesse ai nobili il pieno controllo sui servi della gleba che vivevano sulle loro terre. Caterina donò terre della corona site in Ucraina ai nobili più fedeli, dotandole anche di servi della gleba. Incoraggiò la colonizzazione dell'Alaska e di altre aree di recente conquista.

L'unico settore nel quale l'ispirazione illuminista influì sull'opera di Caterina II fu quello dell'educazione e dell'assistenza sanitaria: case di educazione furono istituite a Mosca e a Pietroburgo, mentre nei capoluoghi furono aperte scuole anche per gli adulti, si costruirono nuovi ospedali e le città furono obbligate a provvedersi di medici e di farmacie.

I servi della gleba[modifica | modifica wikitesto]
La punizione di un servo della gleba

All'epoca del regno di Caterina, la servitù della gleba era un fatto ancora profondamente presente nella società russa, un elemento che strideva fortemente col carattere illuministico e riformistico della sovrana.

Secondo un calcolo eseguito nel 1762, Caterina era proprietaria personalmente di 500.000 servi della gleba. Altri 2.800.000 di servi della gleba erano di proprietà dello stato russo.[28]

I proprietari terrieri del resto avevano propri servi che erano legati a doppio filo alla terra che coltivavano. I figli dei servi della gleba nascevano in tale condizione ed erano costretti a lavorare la terra come i loro genitori. I loro diritti erano molto limitati, ma non erano proprio degli schiavi. Se lo stato non permetteva loro tecnicamente di avere dei possedimenti, alcuni servi della gleba furono in grado di accumulare una fortuna sufficiente da pagare per la loro liberazione.[29] Divenire servi della gleba poteva essere anche una scelta: rinunciando alla propria libertà nelle mani di un proprietario terriero, si poteva godere della sua protezione e del suo supporto in tempi duri. Inoltre, il servo della gleba avrebbe ricevuto della terra da coltivare, di cui una parte sarebbe dovuta spettare al padrone ed una parte andava al proprio sostentamento. Questi accordi erano stabiliti per legge e dovevano essere rispettati da servi e padroni. Caterina, che si trovò a regnare all'epoca, sostenne tale sistema sostanzialmente non mutandolo: così l'aveva ereditato e così esso rimase negli anni a venire sino alla sua abolizione.

Caterina ad ogni modo compì delle piccole riforme anche nel campo della servitù della gleba, concedendo ai servi la possibilità di far valere i loro diritti se il loro padrone avesse ecceduto quanto disposto dalla legge russa in materia.[30] Malgrado questa apertura, la sovrana stabilì che ai servi della gleba non fosse più consentito di appellarsi direttamente allo zar per far valere i propri diritti, con l'intento di non volersi porre in mezzo alle contese tra servi e nobili locali, per non favorire l'una o l'altra parte. Con questo atto, ad ogni modo, sebbene non intenzionalmente, ella riconobbe ai servi della gleba uno status burocratico che in precedenza era mancato.[31] Alcuni di essi furono in grado di sfruttare questo loro nuovo status a loro vantaggio: un servo, ad esempio, che si trovasse nella propria condizione illegalmente (ad esempio se detenuto da un non nobile), poteva farsi valere.[32]

Malgrado ciò i diritti della servitù della gleba continuarono ad essere molto limitati. Un proprietario terriero poteva continuare a punire i propri servi a propria discrezione e con Caterina la Grande i padroni ottennero anche il diritto di inviare i propri servi ai lavori forzati in Siberia, punizione normalmente riservata ai criminali recidivi.[33] L'unica cosa che un padrone non poteva fare era uccidere un proprio servo, perché in fin dei conti la vita di un servo apparteneva allo stato. Caterina, contraddicendo la propria legislazione in materia, continuò comunque ad accogliere le richieste provenienti dai servi e si occupò dei casi di abusi più gravi.[34] Pur non essendo intenzionata a comunicare direttamente coi servi della gleba per ragioni di status sociale, eliminò comunque dei casi secondo i quali una persona poteva divenire servo della gleba, culminando nel manifesto del 17 marzo 1775, col quale proibì ai servi già liberati di divenire nuovamente servi.[35] Durante il suo regno, Caterina rinunciò a molti servi della gleba di proprietà dello stato, ma solo per "privatizzarli" a proprietari terrieri.

Caterina concesse ai servi della gleba la possibilità, sempre a discrezione dei loro padroni, di venire istruiti (anche all'estero) e di svolgere altri lavori che non fossero necessariamente legati alla terra agricola. Solo in questi casi citati un servo della gleba poteva abbandonare legittimamente i campi affidatigli.[36]

Atteggiamento dei servi della gleba verso Caterina[modifica | modifica wikitesto]
La ribellione di Pugačëv

L'atteggiamento tenuto dai servi della gleba nei confronti dei loro sovrani era stato storicamente contraddistinto da grande venerazione e rispetto.[37] Generalmente i servi della gleba consideravano i loro padroni come i "cattivi" corrotti e crudeli che impedivano loro di avere la libertà e di comunicare liberamente col sovrano o che fraintendevano volontariamente i decreti imperiali.[38] I servi della gleba in Russia all'epoca di Caterina, si dimostrarono sempre abbastanza guardinghi e sospettosi verso di lei, già dai primi giorni della sua ascesa: Caterina aveva infatti annullato l'atto con cui Pietro III aveva liberato i servi della gleba di proprietà della chiesa ortodossa.[39] Ovviamente ai servi non piacque nemmeno il fatto che Caterina avesse deciso di non occuparsi più direttamente delle loro petizioni. Lontani dalla capitale, furono addirittura confusi dalle circostanze della sua improvvisa ascesa al trono.[40]

I contadini, inoltre, furono scontenti durante il regno di Caterina per una serie di problematiche dovute a cattive annate nei campi, ad epidemie (in particolare quella del 1771). I nobili, in risposta alle politiche liberali di Caterina, rafforzarono ulteriormente il loro atteggiamento verso i servi della gleba.[41] Questo scontento generale portò alla cosiddetta Ribellione di Pugačëv del 1774. I servi della gleba seguirono in massa Pugačëv, un pretendente al trono che si spacciava per il legittimo zar, avvalendosi dello scontento generale nei confronti di Caterina e delle sue politiche per vantaggio personale; ma questa non fu l'unica volta che i servi della gleba russi si ribellarono al sovrano.[42] Pugačëv disse ai servi della gleba in particolare di essere disposto ad aiutarli nella lor condizione, ascoltando i loro problemi, pregando per loro ed agendo come un santo tra le genti, fatto che attrasse ancora più persone alla sua causa.[43] La rivolta alla fine ebbe un esito fallimentare e Caterina ritirò ogni idea che aveva in mente di far terminare definitivamente la servitù della gleba.

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

Caterina II con le insegne imperiali di Russia.

Durante il suo regno, Caterina estese i confini dell'impero russo per 520 000 k, assorbendo le regioni della Nuova Russia, della Crimea, del Caucaso settentrionale, della Riva destra ucraina, della Bielorussia, della Lituania e della Curlandia a spese, soprattutto, dell'Impero ottomano e della Confederazione polacco-lituana.

Il ministro degli esteri di Caterina, Nikita Panin (in carica dal 1763 al 1781), esercitò una considerevole influenza dall'inizio del suo regno sugli affari esteri della Russia dell'epoca. Dotato statista, Panin dedicò i propri sforzi e milioni di rubli a costruire un "accordo del nord" tra Russia, Prussia, Polonia e Svezia per contenere la potenza della lega borbonico-asburgica. Quando divenne chiaro che tale piano non poteva essere portato avanti, Panin cadde in disgrazia presso Caterina che lo sostituì con Ivan Osterman (in carica dal 1781 al 1797).

Caterina firmò un trattato commerciale con la Gran Bretagna nel 1766, ma non aprì ad una piena alleanza militare con l'Inghilterra.[44] Pur vedendo i benefici di un'alleanza con gli inglesi, la zarina vedeva con terrore l'accrescimento del potere della Gran Bretagna dopo la guerra dei sette anni e la sua minaccia di sbilanciare il delicato equilibrio dei poteri europei.

La spartizione della Polonia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1764 Caterina riuscì a far nominare Stanislao Poniatowski, un suo ex amante, quale nuovo sovrano al trono di Polonia.

Anche se l'idea di dividere la Polonia era venuta a Federico II di Prussia, Caterina ebbe un ruolo fondamentale in questo atto importante non solo per la storia della Polonia, ma anche della Russia e dell'Europa dell'epoca. Nel 1768 la zarina divenne formalmente la protettrice della Confederazione Polacco-Lituana, fatto che provocò delle rivolte anti-russe in Polonia, nella Confederazione di Bar (1768–72). Dopo la repressione delle rivolte, la zarina decise di intraprendere la riforma della Rzeczpospolita, un sistema di governo fortemente controllato dall'impero russo con un consiglio permanente sotto la supervisione dei suoi ambasciatori in loco.

Dopo la Rivoluzione francese del 1789, Caterina rigettò molti dei principi dell'illuminismo verso i quali un tempo si era mostrata tanto favorevole. Spaventata dal fatto che la costituzione polacca di maggio (1791) potesse portare a nuove rivolte nei territori della confederazione polacco-lituana ed al crescere di movimenti democratici che avrebbero potuto sicuramente danneggiare non solo la Russia ma anche altre potenze europee, Caterina decise di intervenire direttamente in Polonia. Supportò un gruppo anti-riformista noto come Confederazione di Targowica. Dopo aver sconfitto i nazionalisti polacchi nella guerra russo-polacca del 1792 ed aver represso la rivolta di Kościuszko (1794), la Russia completò la spartizione della Polonia, dividendo ciò che restava della nazione con Prussia e Austria (1795).

Le guerre russo-turche[modifica | modifica wikitesto]

Seguendo le imprese delineate sulla carta da Pietro III lungo le coste del Mar Nero, Caterina rese la Russia potenza dominante nel Medio Oriente dopo la guerra russo-turca del 1768 - 1774. Il suo obiettivo era la spartizione dell'Impero Ottomano tra le potenze europee, seguendo lo schema usato per la Polonia, ma questa volta la sua politica non ottenne il successo sperato. Grazie alle indubbie doti del suo nuovo amante, Grigorij Aleksandrovič Potëmkin (già messosi in luce nel reprimere la rivolta di Pugačëv), riuscì ad annettere alla Russia la Crimea nel 1783, solamente nove anni dopo che questa aveva ottenuto l'indipendenza dall'Impero Ottomano come risultato della guerra russo-turca del 1768 - 1774. Questa annessione fu una delle ragioni che spinsero l'Impero Ottomano a dare inizio a una nuova guerra, che durò dal 1787 al 1792 e terminò con il trattato di Iași, nel quale trovarono legittimazione le pretese russe sulla Crimea.

La guerra russo-persiana[modifica | modifica wikitesto]
La zarina russa in viaggio. Dipinto di Burney

Col Trattato di Georgievsk (1783), la Russia si accordò per proteggere la Georgia contro ogni possibile invasione esterna, in particolare da parte dei sovrani persiani. Caterina intraprese una nuova guerra contro la Persia nel 1796 dopo che questa nazione, sotto la guida del nuovo sovrano Agha Mohammad Khan, aveva invaso la Georgia e l'aveva occupata nel 1795 a seguito della Battaglia di Krtsanisi, espellendovi l'intera guarnigione da poco posta dalla Russia nel Caucaso settentrionale. L'idea dei russi era quindi quella di sostituire lo scià di Persia col suo fratellastro, Morteza Qoli Khan, il quale, contrario alle politiche del fratello, si era esiliato in Russia ed aveva dimostrato atteggiamenti favorevoli all'impero.[45][46]

Ci si aspettava che il contingente di 13.000 uomini da inviare contro la Persia fosse affidato al già navigato generale Ivan Gudovich, ma la zarina seguì il consiglio del suo amante dell'epoca, il principe Zubov, e concesse il comando a suo fratello minore, il giovane conte Valerian Zubov. Le truppe russe lasciarono Kizlyar nell'aprile del 1796 ed assaltarono la fortezza chiave di Derbent il 10 maggio. L'evento venne glorificato dal poeta di corte Deržavin in una sua famosa ode.

A metà giugno, le truppe del principe Zubov riuscirono a conquistare senza eccessiva resistenza gran parte del territorio dell'attuale Azerbaijan, incluse tre città principali (Baku, Shemakha e Ganja). A novembre i soldati si trovavano alla confluenza dei fiumi Araks e Kura, ponendo quindi l'attacco all'entroterra dell'Iran. In quel mese, la zarina di Russia morì ed il suo successore, Paolo, che detestava gli Zubov e la loro influenza sull'esercito, ordinò alle truppe di rientrare in Russia. Questo evento risultò frustrante per gli Zubov e per altri ufficiali che avevano preso parte alla campagna militare: molti di loro furono tra i cospiratori che organizzarono l'assassinio di Paolo cinque anni dopo.

Le relazioni con le potenze europee[modifica | modifica wikitesto]
Caricatura inglese del 1791 che mostra il tentativo di mediazione tra Caterina (a destra, supportata da Austria e Francia) e la Turchia

Caterina si guadagnò negli anni del suo regno la fama di monarca illuminata, in particolare per il suo rapporto con le monarchie europee.

Sul teatro politico dell'Europa dell'epoca, infatti, Caterina giocò un importante ruolo, svolgendo la funzione di mediatrice durante la Guerra di successione bavarese (1778 - 1779), combattuta tra Prussia e Austria. Nel 1780 formò una forza incaricata di difendere dalla Gran Bretagna le navi indipendentiste durante la Rivoluzione Americana.

La guerra con la Svezia[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1788 al 1790 la Russia fu impegnata in una guerra contro la Svezia, in cui Caterina si trovò opposta al cugino Gustavo III. La guerra incominciò in seguito alle rivendicazioni svedesi sui territori del Baltico ceduti alla Russia nel 1720. Convinti di sconfiggere rapidamente gli avversari, gli svedesi subirono gravi perdite di uomini e di territori. Dopo l'ingresso in guerra della Danimarca, nel 1789, le cose si misero davvero male per gli svedesi, che inaspettatamente, però, riuscirono a passare all'offensiva nel 1790. L'azione culminò con la battaglia di Svensksund (oggi Ruotsinsalmi, in Finlandia), combattuta il 9 e 10 luglio 1790. La flotta russa, comandata dal principe di Nassau, forte di 32 vascelli di linea e 200 imbarcazioni d'appoggio, con 1.200 cannoni e 14.000 marinai, si scontrò con quella svedese comandata da Gustavo III in persona, composta di 200 navi tra linea e appoggio, 1.000 cannoni e 12.500 marinai.

I russi si trovarono subito in difficoltà a usare le artiglierie, a causa del mare agitato, problema che non avevano gli svedesi, le cui navi erano ancorate. Al termine della battaglia i russi avevano subito perdite da 50 a 60 navi e 9.500 marinai. Gli svedesi persero solo 6 navi, ma un numero di marinai tra 6.000 e 7.000. La guerra si concluse con un trattato firmato il 14 agosto 1790, che sancì il ritorno di tutti i territori contesi alle nazioni d'origine.

Le relazioni col Giappone[modifica | modifica wikitesto]

Nell'estremo oriente, i russi sotto il governo di Caterina erano bloccati nei possedimenti della Kamčatka e delle isole Curili. Questo spinse i russi a cercare di aprirsi al commercio col Giappone per commerciare in risorse e cibo. Nel 1783, una tremenda tempesta spinse il capitano giapponese Daikokuya Kōdayū sulle rive delle Isole Aleutine, all'epoca territorio russo. Le locali autorità russe lo aiutarono ed il governo russo decise di sfruttare l'occasione per fare di Kōdayū un loro ambasciatore. Il 28 giugno 1791, Caterina concesse a Daikokuya un'udienza a Tsarskoye Selo. Successivamente, nel 1792, il governo russo inviò una missione commerciale in Giappone, guidata da Adam Laxman. Lo shogunato Tokugawa ricevette la missione, ma i negoziati fallirono.

Economia e finanze[modifica | modifica wikitesto]

Una moneta da 5 copechi di Caterina II di Russia.

L'economia russa si sviluppò particolarmente sotto il regno di Caterina, raggiungendo gli standard dell'Europa occidentale. Lo storico Francois Cruzet scrisse a tal proposito che la Russia sotto Caterina:

«non aveva contadini liberi, né una borghesia significativa, né norme legali per le aziende private. Malgrado ciò vi era un inizio di industrializzazione, in particolare attorno a Mosca, con tessitorie e diverse miniere lungo gli Urali, sfruttando la forza lavoro dei servi della gleba, obbligati a lavorare gratuitamente.[47]»

Caterina incoraggiò notevolmente la migrazione dei tedeschi del Volga, contadini provenienti dalla Germania e perlopiù insediati nella regione del fiume Volga. Questi aiutarono la modernizzazione del settore agricolo che dominava totalmente l'economia russa, introducendo numerose innovazioni come ad esempio i mulini per la produzione della farina, la coltura del tabacco, l'allevamento delle pecore e la manifattura su piccola scala.[48][49]

Nel 1768, la prima banca di stato fondata in Russia, ottenne il permesso di coniare le prime banconote, e dopo la sede di Mosca vennero aperte altre filiali in altre città, in particolare in quelle sedi di governatorato. L'introduzione della carta moneta consentiva di battere l'inflazione che avevano ormai raggiunto vette notevoli, come pure vennero coniate delle pesanti e caratteristiche monete di rame coniate per evitare coniazioni in metalli preziosi. La necessità di introdurre la cartamoneta fu dovuta anche alle notevoli spese militari intraprese da Caterina che diminuirono notevolmente l'argento e l'oro nelle casse dello stato. I rubli di rame circolarono alla stregua dei pochi coniati in argento come due valute equivalenti. L'uso di questi particolari rubli proseguì sino al 1849.[50]

Arti e cultura[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Architettura neoclassica in Russia.
Caterina II in un dipinto del 1780.

Caterina approvava l'Illuminismo e considerava se stessa un filosofo sul trono. Fu conosciuta come una protettrice delle arti e della letteratura. Scrisse commedie, romanzi e memorie.

Numerosi intellettuali e artisti beneficiarono della sua protezione, fra i quali Voltaire, Diderot e D'Alembert, tutti famosi enciclopedisti francesi, che in seguito consolidarono la sua reputazione nei loro scritti. Ospitò per un periodo Diderot in Russia, e acquistò anche la biblioteca del filosofo, che ne mantenne tuttavia l'uso. In particolare, Caterina mantenne Diderot fino alla sua morte (nonostante lui ne avesse in seguito criticato il governo assoluto), inviandogli del denaro periodicamente e pagandogli l'affitto del sontuoso appartamento parigino di rue Richelieu; in seguito istituì una donazione di 1000 rubli per la vedova Antoinette Champion e provvide anche alla figlia e ai nipoti di Diderot.[51]

Caterina riuscì a convincere il matematico Leonhard Euler a spostarsi da Berlino a San Pietroburgo. Anche Domenico Cimarosa e Giovanni Paisiello soggiornarono in periodi diversi alla corte dell'imperatrice.

Tra le commedie opera di Caterina si ricordano L'ingannato e Lo stregone siberiano (in cui vi è un riferimento al Conte di Cagliostro), scritte sia con intenti didattici sia con intenzioni critiche nei confronti di ipotetici nemici, quali la massoneria.

Tuttavia, quando nel 1790 Aleksandr Radiščev pubblicò il suo Viaggio da San Pietroburgo a Mosca, preannunciante rivolte a causa delle deplorevoli condizioni sociali dei contadini e dei servi della gleba in netto contrasto con la realtà che veniva mostrata all'imperatrice dai Villaggi Potemkin, Caterina lo esiliò in Siberia.

Educazione e sistema scolastico[modifica | modifica wikitesto]

Caterina tenne sempre in grande considerazione la filosofia e la cultura europee e desiderò sempre circondarsi di persone di mentalità aperta in Russia.[52] Ella credeva fermamente che fosse possibile creare anche in Russia una "nuova società" se si fosse riusciti a inculcare nei giovani l'educazione europea. Caterina credeva che l'educazione fosse l'unico metodo per far emergere il popolo russo dalla sua arretratezza. Questo avrebbe comportato uno sviluppo dell'intelletto e della moralità intellettuali, instillando conoscenza e senso civico.[53]

Yekaterina Vorontsova-Dashkova, una delle amiche più fidate della zarina Caterina ed una delle principali figure dell'illuminismo russo

Caterina nominò Ivan Betskoy quale suo consigliere in materia di educazione nazionale.[54] Attraverso di lui, la zarina fu in grado di raccogliere informazioni dalla Russia e da altri paesi sulle istituzioni educative. Stabilì inoltre una commissione composta da T.N. Teplov, T. von Klingstedt, F.G. Dilthey, e dallo storico G. Muller. Consultò i pionieri dell'educazione britannica ed in particolare il reverendo Daniel Dumaresq ed il dottor John Brown.[55] Nel 1764, invitò Dumaresq a portarsi in Russia e quindi lo nominò nella sua commissione educativa. La commissione studiò le riforme ed i progetti proposti da I.I. Shuvalov sotto i regni di Elisabetta e Pietro III. Venne predisposto un nuovo sistema di educazione per tutti i sudditi russi di età compresa tra i 5 ed i 18 anni, esclusi i servi della gleba.[56] La fondazione dell'orfanotrofio di Mosca fu il primo passo per migliorare l'educazione anche presso i più poveri, anche se molti dei piccoli ospiti della struttura non sopravviveva abbastanza da poter apprendere i fondamenti di un'educazione illuminista.[57]

L'orfanotrofio di Mosca
L'istituto Smolny, il primo istituto per nobili dame costituito in Russia sul modello europeo

Dopo breve tempo, sempre su suggerimento di Ivan Betskoy, la zarina scrisse un manuale per la gioventù traendo idee da John Locke, e fondando il famoso istituto Smolny nel 1764. In un primo momento, l'istituto ammetteva solo ragazze di estrazione aristocratica ma poi iniziò ad accogliere anche borghesi.[58] Le alunne dell'istituto erano spesso accusate di ignorare tutto ciò che si svolgeva al di fuori delle mura del collegio, ma in esso apprendevano impeccabilmente francese, musica e danza. La disciplina era un punto centrale del programma della scuola. Giochi e corse erano severamente proibiti e l'intero istituto era mantenuto al freddo perché si credeva che il troppo caldo avrebbe danneggiato lo sviluppo del corpo, come pure l'eccesso di gioco.[59]

Nel 1768–1774, non vennero compiuti progressi sostanziali al sistema scolastico nazionale.[60] Caterina continuò a svolgere indagini in teoria ed in pratica in altri paesi. Rimodellò per questo il corpo dei cadetti nel 1766, i quali avevano l'obbligo di formarsi come cadetti sino all'età di 21 anni ed erano obbligati ora a studiare scienze, filosofia, etica, storia e diritto internazionale. Queste riforme influenzarono anche l'istruzione del corpo dei cadetti della marina come pure gli alunni delle scuole di ingegneria ed artiglieria. Dopo la guerra e la sconfitta di Pugachev, Caterina affidò l'onere della gestione delle scuole alle diverse guberniya, suddivisioni provinciali dell'impero, rette da un governatore.[61]

Nel 1782, Caterina tentò di costituire una nuova commissione per studiare nuovi metodi educativi per migliorare il sistema nazionale.[62] Un sistema venne proposto dal matematico Franz Aepinus. Questi era molto favorevole all'adozione di un sistema tripartito sul modello austriaco diviso in scuole triviali, reali e normali per villaggi, città e capitali provinciali. Oltre a questa commissione, Caterina creò una commissione per la scuola nazionale sotto la guida di Pyotr Zavadovsky. Questa commissione venne incaricata di riorganizzare la rete scolastica su tutto il territorio imperiale, formando gli insegnanti e provvedendo i libri di testo necessari. Il 5 agosto 1786, venne infine promulgato lo Statuto per l'Educazione Nazionale dell'Impero russo.[63] Lo statuto prevedeva due ordini scolastici - scuole primarie e scuole superiori - per ogni guberniya, aperte a tutte le classi libere (dunque non ai servi della gleba). Venne anche regolato il metodo di insegnamento tramite un'apposita guida fornita dal governo che forniva spunti non solo sui metodi di insegnamento, ma anche su come la materia dovesse essere insegnata, sul comportamento dell'insegnante e sulla gestione della scuola in generale.[63]

Nel XIX secolo, l'opera di Caterina in campo educativo venne criticata dai più in Russia per le grandi spese ed i pochi risultati ottenuti all'epoca.[64] Infatti gli ispettori inviati dalla zarina due anni dopo l'entrata in vigore del nuovo regolamento per l'istruzione nazionale, trovarono una scarsa risposta a questi decreti. La nobiltà, che pure spendeva per l'educazione dei propri figli parte del proprio patrimonio, preferiva far educare i propri figli privatamente o in istituzioni più prestigiose di quelle fondate dallo stato. Per contro, la popolazione delle campagne spesso non poteva permettersi di studiare, dovendo lavorare nei campi. Si stima che gli alunni totali istruiti all'epoca nelle scuole di stato fosse di 62.000 unità per 549 istituzioni. Questo numero era infinitesimamente piccolo se paragonato alla grandezza totale della popolazione russa.[65]

La religione[modifica | modifica wikitesto]

Caterina II nel tipico costume tradizionale russo

Per quanto Caterina appaia nella storiografia come devota ortodossa, in realtà mostrò sempre una personale indifferenza per la religione nazionale, o perlomeno questa fu orientata a propri fini. La zarina infatti nazionalizzò tutte le terre della chiesa per pagare le spese di guerra, svuotando buona parte dei monasteri sul suolo imperiale e costringendo gran parte del clero a vivere della lavorazione della terra o di contributi richiesti per battesimi o altri sacramenti. Ben pochi membri dell'aristocrazia sotto il suo regno decisero di entrare nel mondo della chiesa, che divenne molto meno rilevante rispetto al passato.[66]

Ad ogni modo, Caterina promosse il cristianesimo nella sua ottica anti-ottomana e quindi anche anti-islamica, promuovendo la protezione dei cristiani all'estero, in particolare di quanti si trovavano nei territori ottomani. Pose delle ristrettezze ai cattolici (ukaz del 23 febbraio 1769), in particolare in Polonia, dopo la spartizione.[67] Ad ogni modo, la Russia di Caterina fornì asilo ai gesuiti che qui si riorganizzarono dopo la soppressione dell'ordine a Roma nel 1773.[67]

I rapporti con l'islam[modifica | modifica wikitesto]

Caterina ebbe diversi approcci all'islam durante il suo regno. Tra il 1762 ed il 1773, ai musulmani in Russia venne strettamente proibito di possedere schiavi di religione ortodossa, anzi vennero spesso spinti verso l'ortodossia con incentivi monetari.[68] Caterina garantì inoltre pieni diritti e il pieno perdono a quei musulmani che decidevano di convertirsi alla religione ortodossa.[69] Ad ogni modo, la commissione legislativa del 1767 promise di tutelare anche i musulmani, ma poi de facto non lo fece. Molti contadini ortodossi, terrorizzati dall'idea di poter ricadere sotto padroni musulmani convertiti, bruciarono delle moschee come segno del loro scontento verso le nuove riforme.[69] Caterina scelse quindi di assimilare l'islam tra le religioni tollerate nello stato piuttosto che eliminarlo definitivamente (cosa peraltro impossibile nella grande Russia). Dopo l'Editto di Tolleranza di tutte le fedi del 1773, ai musulmani venne permesso di costruire moschee e praticare i loro riti, come pure il pellegrinaggio tradizionale a La Mecca, fatto in precedenza negato.[70] Caterina istituì l'Assemblea spirituale musulmana di Orenburg per assistere le regioni a prevalenza di musulmani nella gestione degli affari religiosi, provvedendo adeguata istruzione ai mullah locali.[71]

Nel 1785, Caterina approvò la costruzione di nuove moschee e nuovi villaggi a prevalenza musulmana. Questo fu un altro tentativo di organizzare e controllare passivamente le periferie del suo territorio. Con la costruzione di insediamenti con moschee, infatti, Caterina riuscì nell'intento di far insediare stabilmente diverse popolazioni che prima erano unicamente nomadi e che abitavano le campagne della Russia meridionale.[72] Nel 1786, assimilò il sistema scolastico islamico a quello pubblico russo, regolandolo così con norme decise dal governo.[73]

Ebraismo[modifica | modifica wikitesto]

La Russia trattò gli ebrei come un'entità separata, con un proprio sistema burocratico e legale. Anche se il governo era conscio dell'esistenza dell'ebraismo nel territorio nazionale, Caterina ed i suoi consiglieri avevano ben poche conoscenze a riguardo nei primi anni di regno della zarina.[74] L'ebraismo in Russia contava un numero davvero esiguo se non irrilevante di persone in Russia sino al 1772. Quando Caterina spartì la Polonia la prima volta, molti ebrei passarono nel territorio russo e pertanto il governo dovette prendere coscienza della loro esistenza come religione separata dal resto della popolazione. Malgrado queste liberalità, agli ebrei erano imposte alcune restrizioni come ad esempio il pagamento di una tassa supplementare; se una famiglia si convertiva alla fede ortodossa, questa tassa veniva tolta.[75] Agli ebrei convertiti era permesso di entrare nelle congregazioni mercantili e di coltivare la terra come contadini liberi.[76][77]

Nel tentativo di assimilare gli ebrei nell'economia russa, Caterina li incluse nelle leggi della Carta delle Città del 1782.[78] I russi ortodossi non apprezzarono l'inclusione degli ebrei, in particolare per ragioni economiche e di concorrenza. Caterina tentò di mantenere lontani gli ebrei da alcune sfere economiche, pur dietro la maschera di un'apparente uguaglianza assoluta; nel 1790, bandì i cittadini ebrei dalla borghesia moscovita.[79]

Nel 1785, Caterina dichiarò gli ebrei ufficialmente stranieri, coi diritti concessi agli stranieri.[80] Questo negava de facto agli ebrei anche i diritti di tutti i cittadini naturalizzati russi. Le tasse per gli ebrei raddoppiarono ancora e questo peggiorò i rapporti tra ebrei russi e non ebrei sul finire del suo regno.

Russi ortodossi[modifica | modifica wikitesto]
La cattedrale di Santa Caterina a Kingisepp, chiaro esempio di architettura religiosa russa tardo-barocca

Per molti versi, la chiesa ortodossa non se la passava meglio delle altre religioni sotto il regno di Caterina. Sotto la sua guida, completò ciò che Pietro III aveva iniziato: le terre della chiesa vennero espropriate ed i conti di monasteri e vescovati vennero controllati dal Collegio d'Economia.[81] Donazioni provenienti dallo stato andarono a rimpiazzare le terre perdute, anche se spesso queste donazioni erano di molto inferiori rispetto ai beni perduti a vantaggio dello stato.[82] Caterina chiuse 569 dei 954 monasteri presenti in Russia all'epoca e solo 161 ottennero dei finanziamenti da parte del governo. In totale alla chiesa ortodossa vennero rifusi solo 400.000 rubli.[83] Mentre altre religioni (come l'islam) ricevettero l'invito ad entrare a far parte della commissione legislativa dello stato, il clero ortodosso non ottenne alcun seggio.[82] In generale la chiesa russa ebbe molta meno influenza politica che sotto i predecessori di Caterina.[66]

Nel 1762, per aiutare la chiesa ortodossa a risolvere i suoi conflitti col gruppo dei tradizionalisti chiamati "Vecchi credenti", Caterina sottoscrisse un atto che prevedeva che i vecchi credenti potessero praticare la loro fede apertamente senza interferenze.[84] Invocando la tolleranza religiosa, la zarina intendeva in realtà richiamare i vecchi credenti alla chiesa di stato. Quando questi si rifiutarono di aderire alle prescrizioni dello stato, nel 1764, l'imperatrice ne fece deportare 20.000 in Siberia per colpa della loro fede religiosa.[84] Negli ultimi anni, Caterina cambiò nuovamente il suo programma di tolleranza: i vecchi credenti ottennero di essere eletti nei municipi dopo la Carta Urbana del 1785, promettendo libertà religiosa a quanti avessero voluto trasferirsi in Russia.[85][86]

L'educazione religiosa venne rivista in particolare. In un primo momento, la zarina tentò semplicemente di riformare gli studi del clero, proponendo una riforma sulle scuole religiose. Questa riforma ad ogni modo si spinse anche oltre. Dal 1786, Caterina escluse tutte le religioni dai programmi scolastici a favore di un'educazione laica.[87] Separando gli interessi pubblici da quelli della chiesa, Caterina iniziò un processo di secolarizzazione della società russa. Trasformò il clero da un gruppo ricco e potente ad una comunità segregata e fortemente dipendente dallo stato per la propria stessa sopravvivenza.[82]

Gli ultimi mesi e la morte[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Caterina nel 1794 a 65 anni, con la colonna di Chesme sullo sfondo

Anche se il regno di Caterina fu segnato da notevoli successi personali, la sovrana subì due fallimenti di notevole portata. Suo cugino il re Gustavo IV Adolfo di Svezia, le fece visita nel settembre del 1796, dal momento che sarebbe stata volontà dell'imperatrice che una sua pronipote, Alessandra, divenisse per matrimonio regina di Svezia. Venne dato un ballo alla corte imperiale l'11 settembre nel quale si sarebbe dovuto dare l'annuncio del fidanzamento. Gustavo Adolfo, seppur deliziato dalla giovane, si opponeva strenuamente al fatto che ella non si sarebbe mai convertita al luteranesimo e pertanto, temendo rimostranze in patria, si rifiutò di presenziare all'evento, ripartendo per Stoccolma. Caterina si dimostrò particolarmente irritata da questo fatto, al punto che la sua salute in età già avanzata ne risentì pesantemente.[88] Si riprese poco dopo ed iniziò a pianificare altri progetti col suo nipote prediletto, Alessandro, al quale intendeva cedere il trono dopo la sua morte, escludendo di fatti suo figlio Paolo dalla successione, ma morì prima di completare queste operazioni.

Il 16 novembre, Caterina si alzò la mattina e bevve come sempre il suo caffè, dedicandosi come di routine alla sua corrispondenza ed ai suoi studi. La sua dama di compagnia, Maria Perekusikhina, aveva chiesto alla zarina se aveva dormito bene e Caterina disse di non aver dormito così bene da molto tempo.[89] Poco dopo le 9:00, Caterina si portò nel suo gabinetto privato e morì per un attacco cardiaco. Preoccupato per il ritardo nell'arrivo di Caterina, il suo attendente, Zakhar Zotov, aprì la porta e la scoprì al suolo. Il suo volto era violaceo, il polso era debole ed il respiro era rantolante.[89] Le cameriere di stanza sollevarono Caterina dal pavimento e la portarono nella sua stanza. 45 minuti dopo, il protomedico di corte, lo scozzese dottor John Rogerson, giunse e determinò che la sovrana aveva avuto un attacco cardiaco.[89][90] Malgrado i tentativi di salvare l'imperatrice, cadde in coma da cui non si riprese più. Caterina ottenne l'estrema unzione e morì quella sera stessa, alle 21:45.[90] L'autopsia eseguita sul suo corpo il giorno seguente confermò la causa del decesso per un attacco cardiaco.[91]

Dopo la sua morte, iniziarono a circolare delle leggende sulla morte di Caterina, ed in particolare per il modo con cui la zarina era morta. Secondo una leggenda denigratoria dell'epoca, la sovrana era morta dopo aver avuto un rapporto sessuale con un cavallo, fatto ovviamente non vero ma che combinava nella mente di molti il noto appetito sessuale della sovrana ed il suo amore per i cavalli.[92]

All'inizio del 1792 venne trovato dal suo segretario personale, Aleksandr Vasilievic Khrapovitsky il testamento della sovrana, non datato, che giaceva tra le sue carte. Questo dava specifiche istruzioni in caso di sua morte: "Che il mio corpo sia vestito di bianco, con una corona d'oro sulla mia testa, sulla quale vi sia inscritto il mio nome. Che il lutto sia tenuto da tutti per sei mesi e non un giorno di più: meno è meglio."[93] Come da sua volontà, la sovrana venne preparata in tal maniera per il funerale. Il 25 novembre, la bara, riccamente decorata, venne posta nella Gran Galleria del palazzo che funse da camera ardente, su un catafalco appositamente disegnato per l'occasione dall'architetto di corte, l'italiano Antonio Rinaldi.[94][95] Secondo Élisabeth Vigée Le Brun: "Il corpo dell'imperatrice rimase nella camera ardente per sei settimane in una sala magnificamente decorata del castello, guardato giorno e notte. Caterina venne sepolta con una cerimonia alla quale presero parte i rappresentanti di tutte le città della Russia. Quando venne composta nella bara, il suo volto venne lasciato scoperto come pure una mano. Le dame di corte fecero a turno a baciarle quella mano, o almeno finsero di farlo." Caterina venne sepolta nella Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo di San Pietroburgo.

Non essendo riuscita a disporre diversamente, alla sua morte suo figlio Paolo le succedette al trono imperiale russo.

Gli amori di Caterina II[modifica | modifica wikitesto]

Caterina, durante il suo lungo regno, ebbe molti amanti, giungendo spesso ad elevarli in posizioni di rilievo[96] per il periodo del loro favore presso la sovrana, per poi pensionarli con doni e grandi magioni. La percentuale del denaro speso per la corte incrementò dallo 10.4% del 1767 all'11.4% del 1781 e poi al 13.5% del 1795. Caterina regalò 66.000 schiavi dal 1762–72, 202.000 dal 1773–93 e 100.000 in un sol giorno: il 18 agosto 1795.[97]

Quando la sua liasòn col suo amante e consigliere Grigorij Aleksandrovič Potëmkin terminò nel 1776, questi riuscì addirittura a trovare il suo sostituto per la zarina, uomo che avesse la bellezza fisica e le facoltà mentali per reggerne l'interesse (come Alexander Dmitriev-Mamonov e poi Nicholas Alexander Suk[98]). Le storie d'amore di Caterina non si concludevano quasi mai con violenza, anzi la sovrana rimaneva generosa coi suoi ex amanti anche dopo la rottura con loro. Uno dei suoi amanti, Pyotr Zavadovsky, ricevette 50.000 rubli, una pensione di 5000 rubli e 4000 schiavi in Ucraina dopo che la zarina l'ebbe scaricato nel 1777.[99] L'ultimo dei suoi amanti, il principe Zubov, aveva 40 anni in meno dell'imperatrice.[100]

Caterina mantenne con sé anche il figlio illegittimo avuto da Grigori Orlov (Aleksej Grigor'evič Bobrinskij, elevato poi al rango di conte da Paolo I) sistemandolo a Tula, lontano dalla corte.

Poniatowski[modifica | modifica wikitesto]

Sir Charles Hanbury Williams, ambasciatore britannico in Russia, offrì a Stanislao Poniatowski un posto all'ambasciata in cambio dell'ottenimento dell'alleanza di Caterina all'Inghilterra. Poniatowski, per parte di madre, era imparentato con la famiglia Czartoryski, una delle principali fazioni pro-russe della Polonia. Caterina, allora ventiseienne, era già sposata al granduca Pietro da dieci anni, quando nel 1755 incontrò il ventiduenne Poniatowski. Nel 1757, Poniatowski prestò servizio nell'esercito inglese durante la Guerra dei Sette anni. Con Caterina fu ad ogni modo un amore a prima vista ed i due insieme ebbero una figlia, Anna Petrovna, nel dicembre del 1757 (da non confondere con la granduchessa Anna Petrovna di Russia, figlia del secondo matrimonio di Pietro I).

Re Augusto III di Polonia morì nel 1763, e pertanto la Polonia necessitava un nuovo monarca, eletto come consuetudine. Caterina supportò l'elezione di Poniatowski. Inviò persino l'esercito russo in Polonia per evitare possibili dispute. La Russia invase la Polonia il 26 agosto 1764, minacciando di attaccare chiunque si fosse opposto all'elezione di Poniatowski come sovrano. Poniatowski accettò il trono, ma dovette porsi sotto la sfera d'influenza di Caterina. L'azione di Caterina raggiunse ben presto Federico II di Prussia (secondo altri il sultano ottomano), il quale provvide a far presente alla zarina che se avesse ella mai tentato di conquistare la Polonia sposando Poniatowski, tutta l'Europa le si sarebbe opposta. La zarina del resto non aveva intenzione di sposare il sovrano polacco, il quale all'epoca non era già più suo amante né suo favorito. Ad ogni modo, da amica, Caterina consigliò a Poniatowski di contrarre ben presto matrimonio per evitare che si scatenassero sospetti. Poniatowski si rifiutò.

La Prussia (tramite un suo agente particolare, il principe Enrico), la Russia (con Caterina) e l'Austria (sotto Maria Teresa) iniziarono quindi i preparativi per una partizione della Polonia. La prima partizione, nel 1772, portò le tre potenze a dividersi 20.000 chilometri quadrati di territorio polacco tra loro. La Russia ottenne da questa operazione i territori ad est della linea RigaPolotskMogilev. Nella seconda partizione, nel 1793, la Russia ricevette i territori da Minsk sino a Kiev lugno il corso del fiume Dnieper sino a Ochakov, sul Mar Nero. Rivolte in Polonia portarono nel 1795 ad una terza spartizione, proprio l'anno prima della morte di Caterina. La Polonia cessò di esistere come nazione indipendente e lo divenne nuovamente solo nel 1918, dopo la prima guerra mondiale.

Orlov[modifica | modifica wikitesto]

Il figlio di Caterina avuto dal conte Orlov, Aleksej Grigor'evič Bobrinskij (1762–1813), nacque tre mesi prima della deposizione e dell'assassinio di Pietro III da parte dei fratelli Orlov

Grigorij Grigor'evič Orlov, nipote di un ribelle della rivolta degli Strel'cy (1698) contro Pietro il Grande, si era distinto nella battaglia di Zorndorf (25 agosto 1758), dove era stato ferito per tre volte. Egli si era distinto successivamente interessandosi di politica quando si era opposto alle idee filo-prussiane di Pietro III, sulle quali anche Caterina si era detta contraria. Dal 1759, Catherine e Orlov erano divenuti amanti. La zarina riteneva Orlov un tassello molto utile per lei perché non solo godeva di consenso, ma era ben inserito in molti ambienti e aveva notevole coraggio. Fu grazie a lui, infatti, che ella riuscì a mettere in opera il colpo di Stato del 28 giugno 1762 col quale detronizzò il marito Pietro III prendendo il trono per sé.

Grigorij Orlov ed i suoi tre fratelli, vennero ampiamente ricompensati per il ruolo svolto con titoli, denaro, armi e altri doni preziosi, ma Caterina, contrariamente alle aspettative di Grigory, non si sposò con lui, il quale aveva più volte dato prova di inettitudine politica e di scarsa capacità di consiglio. Quando Caterina divenne zarina, venne liquidato con un palazzo fastoso a San Pietroburgo.

Orlov morì nel 1783. Il figlio della coppia, Aleksej Grigor'evič Bobrinskij (1762–1813), ebbe una figlia, Maria Alekseevna Bobrinskaya (1798–1835), la quale sposò nel 1819 il trentaquattrenne principe Nikolaj Sergeevič Gagarin (1784–1842) il quale aveva preso parte alla Battaglia di Borodino (7 settembre 1812) contro Napoleone, e poi aveva prestato servizio come ambasciatore a Torino, capitale del Regno di Sardegna.

Potëmkin[modifica | modifica wikitesto]

Caterina II e Potëmkin sul monumento al Millenario della Russia a Novgorod

Grigorij Potëmkin fu tra coloro che vennero coinvolti nel colpo di Stato del 1762. Nel 1772, uno dei più cari amici di Caterina la informò delle relazioni che Orlov stava intraprendendo con altre donne e quindi questo perse il favore presso di lei. Dall'inverno del 1773, iniziò la rivolta di Pugačëv. Il figlio di Caterina, Paolo, per contro, aveva iniziato a tramare contro la madre in un tentativo poi fallito di detronizzarla e prendere per sé il potere. Per placare l'agitazione della situazione, Caterina richiese l'intervento di Potëmkin, il quale si innamorò della sovrana.

Nel 1772, Caterina scrisse a Potëmkin chiedendogli dei consigli militari su come agire. Su suo consiglio la sovrana nominò il generale Aleksandr Bibikov a reprimere la rivolta. Potëmkin in breve tempo si guadagnò onori e la preziosissima fiducia della zarina. Diversi poeti russi scrissero delle sue virtù, la corte lo compiaceva e gli ambasciatori stranieri combattevano tra loro per ottenere il suo favore, sapendo l'influenza che egli aveva presso la sovrana, in particolare da quando questa l'aveva voluto a palazzo stabilmente. Successivamente, Potëmkin divenne governatore della Nuova Russia, gestendone la colonizzazione.

Nel 1780, il figlio dell'imperatrice austriaca Maria Teresa, Giuseppe II, chiese di incontrarsi con Caterina per discutere di una possibile alleanza. Potëmkin ebbe l'incarico di scortare l'imperatore a San Pietroburgo. Potëmkin convinse inoltre Caterina ad espandere le università nella Russia, incrementando il numero di scienziati al servizio dello stato russo e per il miglioramento del livello culturale nazionale.

Potëmkin si ammalò gravemente nell'agosto del 1783 e morì a 52 anni nel 1791.

Figli[modifica | modifica wikitesto]

Caterina ebbe due figli, Paolo Petrovič e Anna Petrovna, con i quali non ebbe modo di creare un normale rapporto per via della zarina Elisabetta, che le portò via i bambini appena nati, occupandosene ella stessa nei suoi appartamenti privati.

Data la nota libertà sessuale della zarina, la paternità di Paolo è stata data da molti per incerta: egli infatti potrebbe essere stato figlio sia di Pietro III sia, con maggiore probabilità, di uno degli amanti di Caterina, Sergej Saltykov. Il padre di Anna fu invece Stanislao Poniatowski, futuro sovrano polacco. Anna morì dopo pochi mesi dalla nascita, in concomitanza con la morte della nonna materna, e Caterina se ne rammaricò molto. Paolo Petrovič crebbe all'ombra di Elisabetta e non legò mai con la madre: alla sua morte salì al trono come lo zar Paolo I di Russia.

La zarina ebbe altri due figli. Aleksej Grigor'evič Bobrinskij, creato conte Bobrinsky (11 aprile 1762 – 20 giugno 1813), nacque dalla relazione con il conte Grigorij Grigor'evič Orlov. Questo figlio sposò poi la baronessa Anna Dorotea di Ungern-Sternberg ed ebbe discendenza. L'altra figlia, Elzaveta Grigor'evna Temkina (13 luglio 1775 – 25 maggio 1854), fu con tutta probabilità il frutto della relazione avuta da Caterina con Potëmkin.

Caterina II nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Caterina II in tarda età in un ritratto di Levitsky.

Lo straordinario personaggio di Caterina di Russia ha dato vita, oltre a numerosi libri e saggi, a decine di spettacoli teatrali (da ricordare la commedia Whom Glory Still Adores, scritta da George Bernard Shaw) e film, incentrati sulla sua vita e sul suo mitico personaggio.

A interpretarla sullo schermo sono state le più grandi dive del secolo scorso: da Marlene Dietrich (L'imperatrice Caterina, The Scarlet Empress, 1934) a Bette Davis (Il grande capitano, John Paul Jones, 1959), da Tallulah Bankhead (Scandalo a corte, A Royal Scandal, 1945) a Jeanne Moreau (Caterina sei grande, Great Catherine, 1968), da Hildegard Knef (Caterina di Russia, 1963) a Viveca Lindfors (La tempesta, 1958).

Nella sit-com the Big Bang Theory st.5 ep.1 citano le vicende sessuali di Caterina alle prese con un cavallo.

Il lato sessualmente intraprendente del suo carattere,[101] evidente anche nella lunga serie di amanti della zarina,[102] fece nascere molte leggende sulla sua vita privata[103] e nel XX secolo ha affascinato l'attrice Mae West, che negli anni '40, dopo aver tentato invano di portare il personaggio sullo schermo, realizzò un spettacolo teatrale, dal titolo Catherine Was Great, in cui indossava i panni della tempestosa sovrana.

Film[modifica | modifica wikitesto]

Anno Film Attrice Note
1924 La zarina (Forbidden Paradise) Pola Negri
1925 L'aquila (The Eagle) Louise Dresser
1927 Le joueur d'échecs Marcelle Charles Dullin
Casanova Suzanne Bianchetti
1929 Seven Faces Salka Viertel
1930 Spielereien einer Kaiserin Lil Dagover
Tarakanova Paule Andral
1934 La grande Caterina (The Rise of Catherine the Great) Elisabeth Bergner
L'imperatrice Caterina (The Scarlet Empress) Marlene Dietrich
1937 Nulla sul serio (Nothing Sacred) Elinor Troy Film commedia
1938 La principessa Tarakanova Suzy Prim
Scacco alla regina (Le joueur d'échecs) Françoise Rosay
1939 Cossacks in Exile L. Biberowich
1945 Scandalo a corte Tallulah Bankhead
1947 La figlia del capitano Olga Solbelli
1948 Great Catherine Gertrude Lawrence Film TV
Il cavaliere misterioso Yvonne Sanson
1950 Shadow of the Eagle Binnie Barnes
1953 "Great Catherine", episodio della serie Wednesday Theatre Mary Ellis
Admiral Ušakov Olga Zhizneva
1958 Great Catherine Sydney Sturgess Film TV
La tempesta Viveca Lindfors
1959 Il grande capitano (John Paul Jones) Bette Davis
La figlia del capitano (Kapitanskaja dočka) N.D.
1963 Caterina di Russia Hildegard Knef
1965 La figlia del capitano Evi Maltagliati
1968 Caterina sei grande (Great Catherine) Jeanne Moreau
1980 Emelyan Pugachev Vija Artmane
1981 "Catherine the Great/Oliver Cromwell/Daniel O'Connell: Part 1", episodio della serie Meeting of Minds Jayne Meadows
"Catherine the Great/Oliver Cromwell/Daniel O'Connell: Part 2", episodio della serie Meeting of Minds
1983 Tsigni pitsisa (meore natsili) Nina Yurasova Film TV
1986 Russia Valentina Azovskaya Miniserie TV
1991 E Caterina... regnò (Young Catherine) Julia Ormond Miniserie TV
1994 Grafinya Sheremeteva Lidiya Fedoseeva-Shukshina Film TV
1996 Caterina di Russia (Catherine the Great) Catherine Zeta Jones Miniserie TV
1999 The Queen of Spades Inga Rappaport Film TV
2000 Russkiy bunt Olga Antonova
2002 Arca russa (Russkiy kovcheg) Natalya Nikulenko / Mariya Kuznetsova
2005 Catherine the Great Emily Bruni Film TV
2006 "Russia", episodio della serie Engineering an Empire Nancy Digonis
2012 La figlia del capitano Edwige Fenech Miniserie TV
O Theos agapaei to haviari Catherine Deneuve
2015 Velikaya Julija Snigir'
2019 Caterina la Grande (Catherine the Great) Helen Mirren Miniserie TV

Manga e anime[modifica | modifica wikitesto]

Caterina è la protagonista di un manga in tre volumi di Riyoko Ikeda, Jotei Ekaterina (女帝エカテリーナ? L'imperatrice Caterina). L'opera, disegnata dal 1982 al 1987, basata sulla biografia scritta da Henri Troyat, è inedita in Italia. Caterina è anche l'antagonista principale della serie manga Ten no hate made - Porando hishi, della stessa autrice.

Principato di Anhalt-Zerbst
Ascania
Blason Principauté d'Anhalt-Zerbst (XVIIIe siècle).svg

Rodolfo
Giovanni VI
Giovanni Luigi Icon Carlo Guglielmo
Carlo Guglielmocon Giovanni Luigi
Giovanni Augusto
Giovanni Luigi IIcon Cristiano Augusto
Cristiano Augustocon Giovanni Luigi II
Federico Augusto
Sofia Augusta
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Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze russe[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine di Sant'Andrea - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Sant'Andrea
Gran Maestro e Dama di I Classe dell'Ordine Imperiale di San Giorgio - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Dama di I Classe dell'Ordine Imperiale di San Giorgio
Gran Maestro dell'Ordine di San Vladimiro - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di San Vladimiro
Gran Maestro dell'Ordine Imperiale di Sant'Alexander Nevsky - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Imperiale di Sant'Alexander Nevsky
Gran Maestro dell'Ordine di Sant'Anna - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Sant'Anna
Gran Maestro e Dama di Gran Croce dell'Ordine di Santa Caterina - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Dama di Gran Croce dell'Ordine di Santa Caterina

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Dama dell'Ordine dell'Aquila Bianca (Regno di Polonia) - nastrino per uniforme ordinaria Dama dell'Ordine dell'Aquila Bianca (Regno di Polonia)
Dama dell'Ordine dell'Aquila Nera (Regno di Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria Dama dell'Ordine dell'Aquila Nera (Regno di Prussia)
Membro dell'Ordine dei Serafini (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria Membro dell'Ordine dei Serafini (Svezia)
— 21 novembre 1763

Note[modifica | modifica wikitesto]

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  12. ^ Malecka, Anna " Did Orlov buy the Orlov?", Gems and Jewellery, July 2014, vol. 23, no. 6, pp. 10–12.
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  103. ^ Igorʹ Semenovich Kon and James Riordan, Sex and Russian Society page 18.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Kazimierz Waliszewski, La Grande Caterina, traduzione di Giovan Battista Varini, Milano, Mediolanum, 1934.
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    • Casimiro Waliszewski, Caterina II di Russia. Una donna al potere (1729-1796), traduzione di A Picco, A&P, 2014, ISBN 978-88-905061-7-8.
  • Gina Kaus, Caterina Seconda, traduzione di Mario Bacchelli, Marzocco, 1948; col titolo La Grande Caterina, Giunti-Martello, Firenze, 1981.
  • Caterina II racconta la sua vita, introd. di Eugenio Montale, pref. di Pierre Audiat, testo redatto da Dominique Maroger, Firenze, Aldo Martello, 1954.
  • Zoe Oldenbourg, La grande Caterina, Roma, Gherardo Casini Editore, 1968.
  • Henri Troyat, La grande Caterina, traduzione di Gabriella Ernesti, Collana La storia, Milano, Rusconi, 1979.
  • Alessandro Bruckner, Caterina di Russia, Collana Le grandi biografie, Alberto Peruzzo, 1985.
  • Isabel de Madariaga, Caterina di Russia (Russia in the Age of Catherine the Great, Weidenfeld and Nicholson, London, 1981), traduzione di Enrico Basaglia e Michela Zernitz, Collana Biblioteca di cultura storica, Torino, Einaudi, 1988, ISBN 88-06-59634-9.
  • Carolly Erickson, La Grande Caterina. Una straniera sul trono degli zar, traduzione di Silvia Orsi, Collezione Le Scie, Milano, Mondadori, 1995.
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  • Im Hof, L'Europa dell'Illuminismo, Roma-Bari, Laterza, 2005.
  • Caterina II, Memorie - La giovinezza - I primi amori, Milano, A&P, 2011.
  • Marco Majone, Illuminismi e risorgimenti, Roma, Bulzoni, 2005.
  • (EN) Anna Malecka, Did Orlov buy the Orlov?, Gems and Jewellery, 2014/ 7, 10–12.
  • Kazimierz Waliszewski, La corte di Caterina II di Russia - I collaboratori, gli amici, i favoriti, Milano, A&P, 2012.

Sitografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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