Collegio dei gesuiti (Messina)

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Chiesa e Collegio di San Giovanni Battista dei gesuiti
Francesco Sicuro The college of the jesuits.jpg
Il collegio dei Gesuiti di Messina in una stampa settecentesca
Stato Italia Italia
Regione Sicilia Sicilia
Località Messina-Stemma.png Messina
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela
Consacrazione 1604
Church Messina Chiesa di San Giovanni Battista dei Gesuiti1.jpg
Church Messina Chiesa di San Giovanni Battista dei Gesuiti2.jpg

Il collegio dei Gesuiti con l'attigua chiesa di San Giovanni Battista dei Gesuiti è stato un importante complesso edilizio della città di Messina, opera di Natale Masuccio. Venne distrutta dal terremoto del 1908.

Chiesa di San Giovanni Battista[modifica | modifica wikitesto]

I gesuiti furono presenti in città fin dal 1548, con la concessione della chiesa di San Nicolò dei Gentiluomini.[1]

La posa della prima pietra del tempio in contrada del Fosso avviene nel 1687, molti anni dopo la conclusione del Collegio Primario.[2] Dopo quaranta anni il 30 settembre 1727, avviene l'inaugurazione della chiesa, rito presieduto da Giuseppe Migliaccio. La solenne consacrazione è celebrata il 29 agosto del 1747 da monsignor Tommaso de Moncada arcivescovo e patriarca gerosolimitano.[2]

Collegio dei Gesuiti[modifica | modifica wikitesto]

Epoca Spagnola[modifica | modifica wikitesto]

Su impulso dello stesso Ignazio di Loyola fu fondato il primo Collegio dei Gesuiti al mondo, che quindi fu detto Primum ac Prototypum Collegium, modello per le innumerevoli strutture educative che l'ordine fondò in tutto il mondo cattolico come caratteristica principale della propria attività all'interno della Chiesa.

L'edificio che accolse in via definitiva il Collegio Prototipo fu edificato a partire dal 1608 su progetto del gesuita Natale Masuccio nella contrada del Fosso.[3] Il collegio divenne Messanense Studium Generale cioè sede della prima Università della città di Messina, gestita almeno in parte dagli stessi gesuiti.

Progettato nel 1604 con il collaudato schema planimetrico a due cortili che prevedeva l'ubicazione delle scale all'incrocio dei corpi di fabbrica, i corridoi sui prospetti e le aule e i dormitori sui cortili interni, secondo un modello che la Compagnia definiva "modo nostro" e che derivato dal chiostro benedettino medioevale mirava a rendere collegate e organizzate, pur nella loro autonomia funzionale, le tre parti dell'edificio: quella destinata alle scuole area scholarum, quella per i religiosi area collegii e quella per la chiesa.

Fu un modello per tutti gli altri che venivano costruiti nell'isola, caratterizzati da un prospetto severo, con semplici lesene e fasce marcapiano, in cui il rilievo plastico è concentrato esclusivamente nel portale.

Epoca borbonica[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'espulsione dei Gesuiti dalla Sicilia nel 1767, l'edificio mantenne la funzione di scuola ospitando l'Accademia Carolina o Collegio Carolino di Pubblici Studi. L'8 gennaio 1768 avviene la riapertura del Collegio Primario e di quello di San Francesco Saverio assenti i Gesuiti. Le chiese, le proprietà e pertinenze dei Gesuiti dal 1778 furono affidate all'amministrazione ordinaria del vescovo.

Danneggiato dal sisma del 1783 fu restaurato e ospitò a partire dal 1839 l'Università, ripristinata da Ferdinando I[4], dopo la sua chiusura a seguito della rivolta antispagnola del 1674.

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Il terremoto del 1908 danneggiò gravemente tutto il complesso edilizio che fu demolito nel 1913 e di cui non rimane traccia a parte il portale d'ingresso del tempio scampato al disastroso sisma, pertanto tutti i manufatti residui furono destinati alla demolizione, il portale e le quattro colonne in seguito furono inglobati in una parete secondaria della nuova sede dell'Università, edificata anch'essa sull'area del vecchio collegio.[5]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

I dipinti raffiguranti Giaccobbe al Pozzo, Saul ed episodi del Vecchio Testamento di Agostino Scilla del XVII secolo.[6] e molti altri quadri di Giovanni Quagliata, Domenico Marolì, Giovanni Tuccari, Mario Minniti.[5]

Accademia Carolina[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il 1783 della chiesa restò il prospetto, il collegio adattato a università: Sede universitaria

Biblioteca[modifica | modifica wikitesto]

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Museo[modifica | modifica wikitesto]

Piazza del Banditore[modifica | modifica wikitesto]

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Chiesa di Sant'Eustachio[modifica | modifica wikitesto]

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Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pagina 336, Abate Francesco Sacco, "Dizionario geografico del Regno di Sicilia", [1], Volume primo, Palermo, Reale Stamperia, 1800
  2. ^ a b c d e f g Caio Domenico Gallo, pp. 147
  3. ^ Giuseppe Fiumara, pp. 27
  4. ^ N. Aricò, cartografia di un terremoto, in "Storia della città" n.45, 1988, pag.74
  5. ^ a b Giuseppe Fiumara, pp. 29
  6. ^ a b c d e f g h i j k l m n o Giuseppe Fiumara, pp. 28

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]