Collegio dei Gesuiti (Catania)

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Via dei Crociferi
UNESCO white logo.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Città tardo barocche del Val di Noto (Sicilia sud orientale)
(EN) Late Baroque Towns of the Val di Noto (South-Eastern Sicily)
Gesuiti Catania.JPG
Tipoarchitettonico
CriterioC (i) (ii) (iv) (v)
Pericolono
Riconosciuto dal2002
Scheda UNESCO(EN) Scheda
(FR) Scheda
Collegio dei Gesuiti
CollegioGesuitiCT.JPG
Facciata frontale
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneSicilia Sicilia
LocalitàCatania
Indirizzovia dei Crociferi
Coordinate37°30′15.2″N 15°05′04.1″E / 37.504222°N 15.084472°E37.504222; 15.084472Coordinate: 37°30′15.2″N 15°05′04.1″E / 37.504222°N 15.084472°E37.504222; 15.084472
Informazioni generali
CondizioniIn uso

Il collegio dei Gesuiti è un palazzo settecentesco che si trova nella scenografica via dei Crociferi a Catania. Dal 2002 è riconosciuto, insieme ad altri edifici della città e del sud-est della Sicilia, Patrimonio dell'umanità da parte dell'Unesco[1].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Il Collegio dei Gesuiti di Catania consiste in un grande palazzo settecentesco che è forse il più bell'edificio della Compagnia di Gesù in tutta la Sicilia. Il prospetto è in stile barocco siciliano e vi si accede mediante una scalinata. L'edificio ha quattro cortili fra cui un chiostro con loggiato sormontato da colonne. Il pavimento del cortile è a ciottoli bianchi e neri, sistemati a strisce, alla maniera stilistica dell'architetto Francesco Borromini.

La costruzione dell'edificio, adiacente alla Chiesa di San Francesco Borgia, si svolse in parallelo con il processo di ricostruzione della città dopo il Terremoto del Val di Noto del 1693. La ricostruzione dopo il sisma, però, non è avvenuta in tempi brevi, e sia la chiesa sia il collegio sono stati completati nell'arco di quarant'anni. Questo significa che al programma costruttivo hanno preso parte varie figure di capomastri e di architetti, ciascuno con il proprio linguaggio architettonico.

Tra le varie figure che hanno dato il loro contributo ai lavori spiccano alcuni nomi già noti nella storiografia locale: Angelo Italia, Alonzo di Benedetto, Francesco Battaglia e altri fino ad oggi sconosciuti come l'architetto Francescano, lo scultore Giovan Battista Marino con il ruolo di architetto.

La scelta del sito, l'impianto tipologico della chiesa e del collegio, sono il risultato di una complessa fusione fra parti di costruzioni risparmiate dal sisma, modelli spaziali della tradizione seicentesca e regole della vita comunitaria dei gesuiti. Dal 1968 fino al 2009 è stato sede dell'Istituto d'Arte della città.

I tempi storici della ricostruzione[modifica | modifica wikitesto]

1698

Le prime notizie sulla ricostruzione del collegio di Catania risalgono al 1698: il vicedirettore del collegio, padre Francesco Maria Bonincontro, chiede al vescovo il permesso di vendere parte di case, situate nel "Piano della Fera Nova" (piazza dell'Università) nella contrada Pozzo Bianco. Queste case erano state acquistate, prima del terremoto, dai padri gesuiti che intendevano ricostruire il proprio collegio nel piano della fiera. Poiché essi non poterono raggiungere l'obiettivo, tornarono nel collegio antico di nuovo riedificato, che corrisponde all'attuale complesso edilizio. Qui il portale di acceso al terzo cortile porta incisa sull'arco la data 1697 e il motivo a grottesca delle mensole del balcone sono ancora di foggia manierista.

1699

Nel 1699 vengono sterrate le strade pubbliche a carico dell'ordine gesuitico: la "Strada di San Benedetto", cioè quella davanti alla chiesa (Via dei Crociferi) e quella di tramontana, a lato del collegio (via Gesuiti).

1701

Alle opere di fondazione della chiesa sovrintende, verso il 1701, il capomastro Alonzo di Benedetto. La planimetria della struttura della chiesa fa presupporre l'ipotesi che quest'ultimo si sia servito del disegno, in possesso dei padri gesuiti, eseguito dal padre Tommaso Blandino verso il 1623 per la costruzione della chiesa nel Piano della Fera Nova. La pianta dell'attuale chiesa corrisponde difatti a quel progetto, che comprendeva le navate inscritte in un rettangolo. Alonzo di Benedetto da un lato rispetta un impianto tipologico dato dall'ordine religioso, dall'altro esprime il linguaggio architettonico che più gli è congeniale, attuando mutamenti di gusto del suo tempo. Il disegno della facciata della chiesa è invece da attribuire all'architetto Angelo Italia, anche per la ricostruzione del collegio si può pensare che abbia impostato uno schema tipologico poi interpretato dal di Benedetto. Il disegno di questo collegio, a differenza degli altri più modesti diffusi nell'isola, svolge il tema delle tre corti in successione lineare e parallela all'asse longitudinale della chiesa. Questo tema è insolito nel modo di costruzione dei collegi siciliani, in cui le corti si sviluppano lungo un asse ortogonale a quello longitudinale della chiesa.

1713 - 1719

Nel 1713 sotto la sorveglianza dell'architetto Stefano Masuccio, iniziano i lavori di demolizione di vecchi muri, e di livellamento per impostare i pilastri del cappellone della chiesa. Agli inizi del 1718 risultano già eseguite le sette finestre del piano terra del prospetto di levante e parte del portale d'ingresso del collegio. Alla fine del 1719 sono state affrontate le spese per fabbricare la scuola (il corpo di ponente dell'area scholarum) nel sito della chiesa vecchia, per spianare la "Strada di San Benedetto".

1726 - 1745

Negli anni compresi tra il 1726 e il 1740 i lavori procedono con opere di finitura all'interno della chiesa e con l'impostazione delle volte lungo il portico della corte dell'area scholarum. Agli inizi del 1745 ad Alonzo di Benedetto segue la direzione dei cantieri l'architetto Stefano Battaglia. Probabilmente è opera sua il disegno del secondo ordine del portico dell'area scholarum, molto diverso dalla concezione figurativa del primo ordine, dalla cui costruzione sono passati più di 20 anni. Così agli archi a tutto sesto del primo ordine, egli contrappone un loggiato fatto di pilastri più familiari al linguaggio barocco.

1757

Le notizie relative al completamento del collegio si fermano al 1757.

Destinazione d'uso nel tempo[modifica | modifica wikitesto]

Rispetto al disegno originario, l'ex collegio ha subito molte modifiche a seconda dei suoi usi nel tempo, tanto da renderne illeggibile il ruolo primitivo nella scena urbana.

1767

Nel 1767 I Borbone d'Austria decidono di espellere i gesuiti dal Regno di Sicilia. Il governo borbonico entra in possesso dei beni dei gesuiti, e decide di concedere il loro patrimonio fondiario in enfiteusi ai contadini privi di terra e di trasformare i loro collegi in scuole pubbliche di Stato o in ospizi per l'assistenza ai poveri.

1779

Nel 1779 il collegio dei gesuiti viene trasformato in “casa di educazione della bassa gente” o secondo un appellativo più nobile Collegio delle Arti: esso ospita sia lavoratori artigiani (di panni, sete, ceramiche, manifatture d'acciaio) che alloggi per alunni. Con questo nuovo riuso avvengono alcune modifiche per adeguare la struttura alle nuove funzioni: demolizione dei muri divisori delle celle dei padri per trasformarle in dormitori o officine.

1834

Dopo la parentesi napoleonica e il Congresso di Vienna del 1814 il re Ferdinando II delle Due Sicilie, con il decreto del 7 agosto 1834, dichiarava chiuso il "Collegio delle Arti" per sostituirlo con il Reale ospizio di Beneficenza per le province di Catania e Noto. Iniziano una serie di lavori di adeguamento dell'impianto distributivo originario per ospitare un numero sempre crescente di alunni e mendicanti. Originariamente al piano superiore del collegio si trovavano: 12 camere per i padri, poi ridotte a 10 dall'apertura dei corridoi superiori di tramontana e meridionale ed in seguito distrutte per creare un unico salone per l'ospizio, la scala e verso ponente l'appartamento del rettore costituito da tre vani.

1854

Sopraelevazioni vengono eseguite sull'"Area scholarum" e sul primo corpo di ponente dell'"Area collegi". A partire da 1854 l'Area scholarum diventa sede del tribunale.

1968 - 2009

Il collegio è sede dell'Istituto statale d'Arte, il quale ha proseguito la pratica di microtrasformazioni interne per rispondere alle esigenze degli allievi. Nel 2002 ottiene il riconoscimento quale edificio Patrimonio dell'Umanità, insieme ad altri edifici della città[1]. Smise di ospitare l'Istituto d'Arte nel 2009.

Gesuiti a Catania[modifica | modifica wikitesto]

1547

I gesuiti sono presenti in Sicilia fin dal 1547 quando il Senato della città di Messina chiede loro di fondare il collegio pubblico d'istruzione. Dopo Messina essi fondano collegi nelle principali città dell'isola, prima lungo la costa per poi insediarsi gradualmente nell'entroterra. A Catania giungono nel 1556 chiamati dal vescovo riformatore Nicola Maria Caracciolo che gli affida il compito di insegnare la dottrina cristiana in 14 chiese.

1556

Con un accordo, stipulato il 9 febbraio 1556, fra i Giurati della città, il vescovo e la compagnia di Gesù, ai padri dell'ordine religioso viene ceduta l'antica chiesa della Santissima Ascensione ed alcuni locali di un annesso ospedale rimasto vuoto dopo la sua fusione con quello di San Marco. La chiesa si trovava in prossimità delle Terme della Rotonda, nell'allora "Strada di San Benedetto" (attuale Via dei Crociferi).

1565 - 1578

Nel 1565 l'architetto gesuita Giovanni Tristano avevano predisposto il disegno per il progetto di ampliamento della Chiesa della Santissima Ascensione per la costruzione di un piccolo collegio e di una casa di probazione. In seguito il collegio viene destinato a sede universitaria e ampliato grazie al sussidio del re. L'edificio viene completato attorno al 1578, su probabile disegno dell'architetto gesuita Francesco Schena.

In una veduta di Catania di Pierre Mortimer, che riproduce una precedente incisione edita a Colonia nel 1575, la città è racchiusa da mura bastionate e con un sistema di strade di origine medioevale, prevalentemente orientato in direzione est-ovest; due di queste, più ampie e fra loro grossolanamente parallele, attraversano tutta la città in direzione nord-sud: la prima, la "Strada della Luminaria" (Via Etnea), collega la "Porta Acis" (Piazza Stesicoro) con la "Platea Magna" (Piazza del Duomo); la seconda, coincidente in buona parte con l'attuale via dei Crociferi, collega la porta Regis (in prossimità della chiesa di Sant'Agata la Vetere) con il "Piano de le herbe" (Piazza San Francesco d'Assisi). In entrambe le strade si trovavano numerose chiese: lungo la via della Luminaria le chiese di Sant'Anna dei Triscini, della Santissima Trinità, della Basilica Collegiata e di San Martino; mentre lungo l'attuale via dei Crociferi le chiese di Santa Maria della Dagala, della Santissima Ascensione, di San Benedetto e di San Giovanni li Barillari. Dalla veduta del Mortier si deduce che il luogo più importante della città si trova all'estremo sud della via Luminaria in cui sorgono, sull'attuale piazza Duomo, la cattedrale e la Loggia dei Giurati. I gesuiti, pur avendo chiesa e collegio localizzati in un sito non periferico nella struttura urbana cinquecentesca, ambiscono a guadagnare un ruolo primario nella scena urbana. È presumibile che lungo la via Luminaria, asse principale della città, sorgessero gli edifici dei nobili, mentre invece nel sito del collegio dei Gesuiti sorgessero solo modeste case; da qui il desiderio di trasferirsi. Il rettore inoltre motiva la richiesta di trasferimento dal vecchio sito al nuovo con il fatto che i cittadini o i forestieri, venuti da lontano, faticano ad affrontare la salita che porta al vecchio collegio.

1621

Il 14 novembre 1621 il generale della Compagnia di Gesù autorizza il mutamento di sito, e i padri gesuiti si mettono subito all'opera acquistando la "Casa degli Orfani", appartenente al Monastero della Santissima Trinità, costruendo il nuovo collegio nell'allora Via Luminaria, detta anche "Strada Maggiore".

1623

Il nuovo collegio inizia il 3 agosto 1623 con la costruzione della chiesa dedicata a Sant'Ignazio di Loyola, i tempi di costruzione sono molto lunghi, in parte a causa della mancanza di proventi, e in parte per via della crisi economica che interessò la Sicilia nella prima metà del XVII secolo.

1666 - 1694

Fra il 1666 e il 1682, il nuovo collegio risulta ancora in costruzione. La chiesa invece è praticamente completa quando viene colpita dal Terremoto del Val di Noto dell'11 gennaio 1693. Nel 1694 i Gesuiti chiedono di continuare la costruzione del collegio danneggiato dal sisma.

Il rettore del collegio, padre Ferdinando Gioeni, in data 14 febbraio 1694 chiede al vescovo Andrea Riggio il consenso per ricostruire la chiesa, in parte rovinata dal terremoto e in parte demolita per costruire la strada principale chiamata Osseda, uno dei nomi dato sempre alla via Etnea, che è storpiatura di (Giovanni Francesco Paceco, duca di) Uzeda, il viceré spagnolo di allora che finanziò la ricostruzione della città.

In attesa della licenza del vescovo, il rettore del collegio inizia ugualmente la ricostruzione nel "Piano della Fera Nova", suscitando l'opposizione dei vicini padri del Convento di Santa Caterina da Siena che temevano ampliamenti edilizi ai loro danni e quelli delle monache del Monastero di Sant'Agata che temevano di essere viste dalle finestre del collegio in costruzione. Sulla costruzione sorgono forti contrasti e conflitti da parte di privati cittadini che rivendicano la proprietà di case utilizzate come sede della chiesa e del costruendo collegio. Pertanto i Gesuiti sono costretti ad abbandonare il Piano della Fera Nova, sito da loro prediletto in quanto nel cuore della città. Trascorso qualche anno di incertezza sul da farsi, i padri gesuiti ritornano nel loro antico collegio abbandonato dopo il sisma. Per la ricostruzione della chiesa e del collegio, è stato riutilizzato tutto ciò che è stato risparmiato dal sisma.

Criteri per l'organizzazione edilizia dei gesuiti[modifica | modifica wikitesto]

Le regole dell'organizzazione distributiva e spaziale delle chiese e collegi a cui si ispirano i padri gesuiti erano stabilite nel canone 34 (De rationae aedificiorum), in base a tali regole il disegno di ogni nuova fabbrica doveva essere inviato a Roma per l'approvazione del generale (praepositus generalis) che si avvale, per gli aspetti di ordine pratico e tecnico, di un Consiliarius aedilicius, che a partire dalla metà del XVII sarà il "matematico" del collegio romano.

L'insieme delle indicazioni tipologiche e delle caratteristiche, che deve essere rispettato nella costruzione dei collegi per soddisfare i bisogni dell'Ordine, viene chiamato "modo nostro", questo stabilisce che gli edifici della comunità religiosa – area collegii - organizzati attorno a una corte, siano ben distinti da quelli scolastici e delle congregazioni – area scholarum - anch'essi distribuiti attorno ad una corte.

La chiesa, generalmente affiancata all'area collegii, deve legarsi agli edifici della comunità ed essere al contempo accessibile sia ai padri dell'Ordine, agli scolari e ai fedeli. Infine un'altra corte contenente i servizi generali – corte di carri o rustica – deve essere connessa ai fabbricati del collegio ma avere un accesso autonomo per i carri. Queste regole nella realtà subivano alcune variazioni in base al contributo personale dell'architetto che le metteva in pratica.

Nel collegio di Catania, contrariamente alle regole del modo nostro che prevedono generalmente una sola corte di carri o rustica accanto all'aera collegii, viene costruita una seconda corte di carri. I collegi gesuitici con più di tre corti sono rari, tuttavia in questo caso la presenza di una quarta corte è attribuibile alla ricostruzione dell'edificio che utilizza il sito della chiesa della Santissima Ascensione e parti del primitivo collegio risparmiato dal sisma del 1693.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Vedi l'elenco Archiviato il 21 novembre 2010 in Internet Archive. dei monumenti riconosciuti siti nel Comune di Catania.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Dato, Giuseppe Pagnano, L'architettura dei Gesuiti a Catania, Istituto Statale d'Arte, Catania, 1991

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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