Angelo Italia

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Angelo Italia (Licata, 8 maggio 1628Palermo, 5 maggio 1700) è stato un gesuita, urbanista e architetto italiano.

È stato uno dei protagonisti della stagione barocca in Sicilia nella seconda metà del Seicento.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

I modi ed i tempi della sua formazione non sono stati ancora chiariti. Nel 1671 diviene frate gesuita e lavorò, come consuetudine, soprattutto per l'ordine, risiedendo a lungo nel collegio gesuitico di Palermo, ma spostandosi in diversi centri della Sicilia, per progettazioni e consuelenze richieste dalle varie sedi gesuitiche. Partecipò infatti ai lavori per la Casa Professa realizzando una cupola, oggi non più esistente.[1].

Nel 1685 ebbe modo di vedere a Messina le opere di Guarino Guarini che lo influenzarono in modo decisivo. Non è invece documentato un suo soggiorno a Roma, che comunque risulta molto probabile visto che il suo repertorio stilistico presuppone la conoscenza delle opere di Borromini, Rainaldi, Dalla Porta[2].

Tra il 1685 e il 1692 fu al servizio del potente e colto Carlo Carafa Branciforte principe di Butera per la realizzazione della Chiesa di S. Maria della Neve (Chiesa Madre) di Mazzarino. Dopo il 1693 si occupò della ricostruzione di Avola e Noto e rimane nella Sicilia orientale fino al 1700, quando torna a Palermo, dove muore.

Stilisticamente prossimo alle idee di Guarino Guarini, caratteristico è il ricorso alla forma esagonale nello sviluppo in pianta di alcuni degli edifici costruiti sotto la sua direzione quali la Cappella del Crocifisso nel Duomo di Monreale e la chiesa palermitana di San Francesco Saverio, nella quale a un impianto centrico di forma ottagonale s'innestano quattro cappelle esagonali[3].

Opere[modifica | modifica sorgente]

Architettura[modifica | modifica sorgente]

Chiesa di Sant'Angelo Carmelitano a Licata (dal 1653)[modifica | modifica sorgente]

L'attribuzione del progetto complessivo ad Angelo Italia ed il suo ruolo nel lungo cantiere sono incerti, anche se esiste un progetto del 1658 a lui attribuito e sono state rilevate analogie stilistiche. Potrebbe essere stata la sua prima opera[4]. Certo è invece il progetto della cupola (1696) eseguito da Angelo Italia, ormai in vecchiaia, con un insolito tamburo di forma complessa.

Chiesa Madre di Palma di Montechiaro (1666)[modifica | modifica sorgente]

la Chiesa Madre di Palma di Montechiaro

La chiesa, fatta edificare dalla famiglia Tomasi di lampedusa, fondatori e feudatari della città, è a pianta longitudinale con tre navate, transetto e cupola[5]. Posta sulla sommità di una scalinata, è caratterizzata da una facciata chiusa tra due campanili, a due ordini soprapposti di colonne che rilevano dalla muratura e frontoni spezzati

Chiesa di S. Girolamo a Polizzi Generosa (1681)[modifica | modifica sorgente]

Annessa al collegio dei gesuiti, fu quasi contemporanea alla più conosciuta chiesa di San Francesco Saverio e presenta anch'essa una pianta centrale ottagonale con cappelle radiali, a dimostrazione dell'interesse dell'architetto per questa tipologia architettonica[5].

Chiesa di San Francesco Saverio a Palermo (1685)[modifica | modifica sorgente]

La Chiesa di San Francesco Saverio fu realizzata tra il 1685 e il 1710 nel quartiere dell'Albergharia a Palermo. L'edificio è considerato il capolavoro dell'architetto e presenta un impianto centrale ottagonale, risultato di una sovrapposizione tra una pianta a croce greca ed un quadrato, in corrispondenza dei cui vertici si trovano quattro cappelle a pianta esagonale collegate tra di loro a formare una sorta di deambulatorio. Lo spazio centrale è coperto con un'ampia cupola poggiante solo su robuste colonne. Le cappelle laterali sono anch'esse coperte con piccolo e luminose cupolette. Il risultato è uno spazio complesso e pienamente barocco i cui riferimenti possono essere cercati, in particolare, nell'opera di Guarini e del Borromini. Nella chiesa sono state ricercate complesse simbologie e richiami al Tempio salomonico.

Chiesa di Santa Maria della Neve a Mazzarino[modifica | modifica sorgente]

Chiesa Santa Maria della Neve- la facciata lasciata incompleta

Chiesa Madre del paese, commissionata da Carlo Carafa Branciforte principe di Butera, fu progettata con un'unica grandissima navata coperta a botte. La presenza in cantiere di Angelo Italia è documentata, a varie riprese, fin dal 1685. Rimase incompiuta, forse per difficoltà tecniche relative alla copertura a volta, forse per la morte del committente, e fu completata solo nell'Ottocento, ma a tre navate. Rimane come testimonianza del progetto originale la facciata, anch'essa incompleta.

Basilica di Santa Maria Assunta ad Alcamo(1699)[modifica | modifica sorgente]

Progettata dall'anziano architetto in collaborazione con Giuseppe Diamante. Edificio a tre navate di cui quella centrale coperta a botte ribassata e lunettata, su grandi colonne monolitiche.[6] Fu realizzata, su preesistenze medievali, dopo la morte dell'architetto ed adornata di grandi affreschi del fiammingo Guglielmo Borremans. La facciata, di Emanuele Cardona, è del tardo Settecento.

Altre opere[modifica | modifica sorgente]

Urbanistica[modifica | modifica sorgente]

Dopo il terremoto del gennaio del 1963 che rase al suolo numerosi centri abitati della Sicilia sud-orientale, la ricostruzione avvenne spesso con la realizzazione di un nuovo organismo urbano su di un nuovo sito. Poco dopo il sisma, il principe di santa Flavia incaricò di progettare la ricostruzione di Avola Angelo Italia, allora attivo a Palermo[4]. Il frate con mezzi di trasporto di fortuna, a marzo è già sul posto per scegliere il nuovo sito e dare il progetto della nuova città. Da lì passa a Lentini e poi a Noto. Questi tre progetti di nuova urbanizzazione ne fanno la figura più importante della ricostruzione.

Progetto di Avola (1693)[modifica | modifica sorgente]

Pianta della città di Avola in una stampa settecentesca

Per Avola, Angelo Italia scelse un'area pianeggiante, ricca d'acqua e relativamente vicina al mare sulla quale tracciò la pianta. La localizzazione fu contrastata dall'autorità vicereale che la riteneva poco difendibile, ma prevalse. Nel 1694 furono iniziati i lavori relativi ai vari edifici.

Lo schema urbanistico concilia una forma esagonale con due direttrici che si incontrano ortogonalmente in una piazza esagonale e che definiscono moduli quadrati di circa 100 metri di lato. Tale disegno, confrontabile anche con quello contemporaneo usato per la ricostruzione di Grammichele, può essere riferito in generale alla tradizione teorica rinascimentale (Francesco di Giorgio Martini) ma sembra essere pervenuto nella cultura siciliana tramite il trattato di architettura militare allora più conosciuto: I Quattro Primi Libri di Architettura di Pietro Cataneo[7].

L'architetto stesso con l'ausilio di 50 operai, tracciò sul terreno lo schema della nuova città, definendo non solo le strade e le mura, ma anche la posizione degli edifici pubblici ed i lotti privati[8].

Progetto della Noto Nuova (1693)[modifica | modifica sorgente]

Progetto di Lentini (1693)[modifica | modifica sorgente]

Anche per Lentini Angelo Italia aveva provveduto, oltre che a disegnare un piano, ad individuare un altro sito dove ricostruire la città, completamente distrutta nel terremoto, come aveva previsto il duca di Camastra, vicario del re per la ricostruzione. Ma il tentativo fallisce per l'opposizione della popolazione e della Chiesa locale. La città venne ricostruita sul vecchio sito, ma l'operazione durò molti anni e comportò ingenti spese.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ S. Boscarino, Sicilia Barocca. Architettura e città 1610-1760, Roma, 1981, pag.114
  2. ^ Francesco Abbate, Storia dell'arte nell'Italia meridionale: il secolo d'oro, 2002
  3. ^ Francesco Paolo Campione. La cultura estetica in Sicilia nel Settecento in Annali del Dipartimento di Filosofia Storia e Critica dei Saperi. Palermo, 02/06/2005, ISSN: 1824-6966.
  4. ^ a b Francesco Abbate, O.p. cit., 2002
  5. ^ a b AA.VV., Sicilia barocca: architettura e città, 1610-1760, 1997
  6. ^ S. Boscarino, Sicilia Barocca. Architettura e città 1610-1760, Roma, 1981. pag.122
  7. ^ L. Dufour, H. Raymond, Dalla città ideale alla città reale, 1993.
  8. ^ F. Gringeri Pantano, La città esagonale,Palermo 1996

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alexander Grönert. Angelo Italia - architetto della Compagnia di Gesù in Sicilia. Bibliotheca Hertziana.
  • Teresa Viscuso (a cura di). Aspetti dell'architettura barocca in Sicilia: Guarino Guarini e Angelo Italia. Palermo, Soprintendenza beni artistici e storici della Sicilia occidentale, 1978.
  • G. Millunzi. La Cappella del Crocefisso nel Duomo di Monreale. 1908-09, pp. 459-524.
  • Ciro D'Arpa. Il contributo dell'architetto Angelo Italia al cantiere della chiesa di Sant'Angelo di Licata, in «Lexicon. Storie e architettura in Sicilia», n.0 dicembre 2000, pp.39-52.