Guarino Guarini

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Ritratto calcografico di Guarino Guarini del 1683.

Camillo Guarino Guarini (Modena, 17 gennaio 1624Milano, 6 marzo 1683) è stato un architetto e teorico dell'architettura italiano, oltre che trattatista e autore di opere di matematica e filosofia.

Formatosi a Roma con l'esempio di Francesco Borromini, Guarini fu assai attivo nella città di Torino, dove diventò uno dei massimi esponenti del barocco piemontese; tra le sue realizzazioni principali si ricordano la cappella della Sacra Sindone in Duomo, il palazzo Carignano e la chiesa di San Lorenzo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Guarino Guarini nacque a Modena il 17 gennaio 1624 da Raimondo Guarini ed Eugenia Marescotti. Compì i primi studi insieme ai cinque fratelli nella città natale, precisamente presso la casa dei chierici regolari teatini, situata sul corso Canal Grande e immediatamente adiacente alla dimora del padre. Quello degli ordini religiosi era un ambiente saturo di fermenti scientifici che favoriva la diffusione della cultura dell'architettura; Guarini non fu affatto immune a questo influsso tanto che, seguendo le orme del fratello maggiore Eugenio, nel settembre 1639 entrò nell'Ordine dei Teatini. Il 22 ottobre 1639 si trasferì, per il noviziato, a Roma nel convento di San Silvestro al Quirinale, dove studiò fino al 1647 teologia, filosofia, matematica e architettura; l'Urbe, all'epoca, serbava le tracce di un grandissimo fervore artistico che vi aveva accentrato artisti di grande nome, quali Pietro da Cortona, Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini.[1] Fu soprattutto quest'ultimo a giocare un ruolo decisivo nella formazione artistica del giovane Guarino, che seppur non dichiarando esplicitamente i propri debiti nei suoi confronti ebbe comunque modo di osservarne i cantieri di San Carlino alle Quattro Fontane, da poco ultimata, dell'oratorio dei Filippini e di Sant'Ivo alla Sapienza.[2]

Nel febbraio 1645 Guarini si recò a Venezia, ospite del convento di San Nicola dei Tolentini, dove terminò con successo gli studi teologici diventando suddiacono. Tornato a Modena nel 1647, il 17 gennaio dell'anno successivo fu nominato sacerdote e revisore dei conti della casa teatina, ufficio che a sua volta gli valse la sovrintendenza dei lavori alla chiesa di San Vincenzo, iniziata nel 1617 da Paolo Reggiani e ormai prossima al completamento. In quest'opera Guarini collaborò con l'architetto teatino Bernardo Castagnini, che gli insegnò i rudimenti della costruzione, e con Bartolomeo Avanzini, architetto ufficiale di Francesco I d'Este; i lavori si protrassero tuttavia per quattro lunghi anni, a causa delle precarie condizioni di stabilità del progetto di Avanzini ma soprattutto per via di alcuni presunti ammanchi di denaro, che si ritennero ascrivibili alla condotta fraudolenta del Guarini (cassiere dell'Ordine dal 1650) e del fratello Eugenio.[1]

Disegno realizzato per la chiesa di Sainte Anne la Royale, a Parigi

Un decennio di viaggi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1655, a soli trent'anni, viene nominato Preposito della Casa Teatina di Modena, ma a tale carica è costretto a rinunciare per le ostilità manifestate dal futuro duca d'Este Alfonso III, a seguito del quale Guarini ritenne opportuno lasciare, seppur a malincuore, la sua città natale. Il decennio tra il 1655 e il 1666 fu caratterizzato da viaggi anche fuori dall'Italia e da continui spostamenti tra una sede e l'altra dell'ordine, inizialmente impegnato come docente di teologia, di filosofia e di matematica e poi anche come architetto. In tale periodo ebbe modo di maturare la conoscenza di culture architettoniche diverse.[1]

Fu prima a Parma e poi a Guastalla, dove la sua presenza è attestata nel 1655. Se appare infondata l'ipotesi di una permanenza in penisola iberica, sappiamo invece che per un breve periodo ritornò a Modena, dove pubblicò per gli studenti del seminario la tragicommedia Pietà trionfante; nel biennio 1660-62, invece, si recò a Messina dove, oltre ad insegnare alla scuola dei Teatini e a coltivare i propri interessi matematici e letterari, fu impegnato nella realizzazione della facciata e del convento della chiesa dell'Annunziata.[1]

Nel 1662, dopo una breve sosta a Modena effettuata a giugno per stare vicino alla madre gravemente malata, Guarini in autunno si recò a Parigi, ove fu incaricato di dirigere i lavori per la chiesa teatina di Sainte Anne la Royale, il cui cantiere era già stato iniziato da altri. Guarini cambiò completamente il progetto e, tra molte difficoltà, realizzò, senza portarlo a compimento, l'edificio oggi perduto in quanto demolito nel 1823. In Francia l'architetto ebbe modo di estendere le proprie conoscenze manifestando interesse per l'architettura gotica, l'opera di Mansart e per le ricerche sulla geometria proiettiva di Girard Desargues. A Parigi, inoltre, il Guarini si divise tra l'intensa attività architettonica e la redazione del volume Placita philosofica physicis rationibus experientiis, un monumentale compendio delle sue conoscenze astronomiche, filosofiche, fisiche e metafisiche; lo scritto, pubblicato a Parigi nel 1665, gli diede molta fama negli ambienti religiosi e testimonia il perdurare dei suoi studi filosofici e scientifici.[1]

A Torino[modifica | modifica wikitesto]

La Cappella della Sacra Sindone[modifica | modifica wikitesto]

Incisione del monumento ad Emanuele Filiberto, nella Cappella del Santissimo Sudario a Torino

Guarini abbandonò Parigi e il cantiere di Sainte Anne la Royale nell'ottobre 1666, in seguito a un litigio di natura economica con il confratello Camillo Sanseverino. Giunse a Torino il 4 novembre 1666, inviato dal padre generale dei teatini a dirigere i lavori di rinnovamento della chiesa di San Lorenzo. La fabbrica venne concepita a pianta centrale ottagonale, con i lati di forma convessa e con un presbiterio ellittico posto trasversalmente che introduce un asse principale nella composizione; lo spazio, al livello inferiore, è definito dalla presenza di ampie serliane che delimitano le cappelle laterali, mentre la copertura è costituita da una cupola a costoloni che si intrecciano fino a formare l'ottagono sul quale poggia la lanterna. Guarini, in ogni caso, diventò assai rapidamente torinese per vocazione, tanto che il suo nome è indissolubilmente legato alla città sabauda.[1]

Stabilita un'immediata intesa con i Savoia, il Guarini venne investito il 19 maggio 1668 della patente di «Ingegnere per la Fabbrica della Cappella del Santissimo Sudario con tutti gli onori […] e con lo stipendio di lire mille d'argento a soldi venti cadaun anno da cominciarsi a principio di gennaro dell'anno corrente». Già nel secolo addietro Pellegrino Pellegrini e Carlo di Castellamonte avevano progettato una cappella per la custodia e l'ostensione della Sacra Sindone; l'incarico venne poi affidato nel 1657 all'architetto ticinese Bernardino Quadri, il cui progetto tuttavia fu prontamente scartato per alcune difficoltà di natura tecnica. Guarini realizzò una cappella collocata nella parte absidale del Duomo di Torino a contatto con il Palazzo Reale. Sul corpo cilindrico innestò tre pennacchi che reggono il tamburo dove sei finestroni si alternano a nicchie convesse; la stessa cupola è definita da costoloni che si intrecciano frantumando la superficie della cupola e dalla luce diffusa per mezzo di numerose finestre che emergono curiosamente all'esterno della struttura, dove il tamburo è chiuso da una linea sinuosa che racchiude i finestroni. Di grande originalità il coronamento a pagoda ottenuto mediante la progressiva diminuzione degli elementi concentrici utilizzati.[1]

Facciata di palazzo Carignano

Anni di fermento[modifica | modifica wikitesto]

Compendio della sfera celeste, 1675

Nel 1671 Guarini effettuò un breve soggiorno nella natia Modena, con il dovere però di ritornare a Torino; a garanzia di quest'obbligazione lasciò presso la città sabauda il manoscritto dell'Euclides adauctus et methodicus mathematicaque universalis, summa delle sue ricerche in campo matematico e geometrico. Con il ritorno a Modena nel 1672 cessò improvvisamente la ferma opposizione della corte estense, tanto che Francesco II d'Este fece pressione sull'architetto per indurlo a un rimpatrio nella città natale: Guarini, preso dai cantieri di San Lorenzo e della Sindone, tuttavia declinò l'offerta, continuando a prestare servizio presso la corte dei Savoia.

Parallelamente, nel campo dell'editoria Guarini lavorò alla stesura de Il modo di misurare le fabriche (1674), un manuale per agevolare il calcolo delle superfici e dei volumi, e della Coelestis mathematica (un compendio dei suoi studi astronomici pubblicato postumo) offrendo anche la propria collaborazione per l'impresa del Theatrum Statuum Sabaudiae. Risalgono a questo periodo anche i cantieri della chiesa dell'Immacolata Concezione e della casa teatina di San Vincenzo a Modena, entrambi aperti nel 1675, e l'incarico di ristrutturare il castello feudale di Emanuele Filiberto di Savoia Carignano a Racconigi, assegnatogli nel 1676.[1]

Tavola dell'Architettura civile

Siamo arrivati, intanto, al 1679, quando il Guarini fu letteralmente inondato di commissioni: in quell'anno, uno dei più fecondi e laboriosi della sua esistenza, fu infatti impegnato nella redazione dei progetti per la chiesa di San Filippo Neri a Torino, per il collegio gesuitico dei nobili in piazza San Carlo e, soprattutto, per i palazzi Carignano e Madama. Il palazzo Carignano, dalla celebre facciata a corpo centrale curvilineo, costituisce l'opera civile guariniana più importante di questo periodo: il cantiere fu avviato nell'agosto 1679, e portato a compimento solo dopo la morte del Guarini. Dal 1679 in poi sovrintese la costruzione della chiesa di San Filippo Neri, già iniziata nel 1675 su progetto di Antonio Bettino; Guarini progettò uno spazio sacro a pianta longitudinale, con tre cupole in fila sopra la navata.[1]

Ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Guarini, intanto, venne nominato il 9 giugno 1680 teologo della casa di Emanuele Filiberto, con una retribuzione annua di quattrocento lire: si trattava di un debito di gratitudine per la sua decennale attività al servizio dei Savoia, e per la sua abilità dimostrata nel «disegno della Capella della Sindone». Un ulteriore ritorno a Modena nel 1680 accese di nuovo il contenzioso tra Modena e Torino per assicurarsi la sua opera, fino a quando ottenne la licenza definitiva da parte della corte sabauda. Nel febbraio 1683 si recò a Milano per curare la stesura del volume Coelestis mathematicae pars prima et secunda, pubblicato postumo; sorte analoga ebbe l'Architettura civile, un trattato architettonico che illustra i principi architettonici dell'autore e documenta con incisioni anche i progetti non realizzati e gli edifici scomparsi, la cui editio princeps data al 1737.[1]Sul piano teorico viene spesso notato come il trattato del Guarini sia una delle prime manifestazioni d'interesse per il "gotico" dopo un lungo periodo di disinteresse. A curare la pubblicazione del trattato, scritto nell'ultimo quarto del XVI secolo, fu un continuatore ed ammiratore della sua opera, l'architetto Bernardo Antonio Vittone.

Guarino Guarini morì infine a Milano il 6 marzo 1683.[1]

Stile[modifica | modifica wikitesto]

Pianta e prospetto di un palazzo (senza titolo)

Mario Labò definisce lo stile di Guarino Guarini in questi termini:[3]

« A Torino il G[uarini] rappresenta una corrente originalmente italiana, che si contrappone alle tendenze francesi già vigoreggianti in Piemonte. Nella sua arte si rintracciano residui gotici, misti con apporti ispano-moreschi, desunti in Sicilia e in Spagna, se il G[uarini] vi fu mai, da cui derivano specialmente le sue cupole a trafori. Assolutamente originale è il suo senso plastico monumentale, francamente ribelle alla metrica in uso, e ricercatore ansioso di nuovi ritmi e di forme. Certe raffinate virtuosità geometriche non potevano essere concepite che da uno scienziato pari suo, matematico e astronomo, e tale geometra da potersi considerare un precursore di Monge nel porre i fondamenti della geometria proiettiva. L'influenza del G[uarini] fu grandissima e durevole; fuori d'Italia specialmente in Boemia e in Franconia »

Di seguito, invece, viene riportato il giudizio dello storico d'arte Giulio Carlo Argan:[4]

« L'idea del Bernini (l'immaginazione che si realizza) diventa nel Guarini l'idea dell'ipotesi che si verifica, e si verifica nel fare umano, in una tecnica: ma una tecnica che, essendo piuttosto ricerca che attuazione, è molto simile alla tecnica del Borromini. Guarini, infine, è colui che riesce a dialettizzare le posizioni opposte del Bernini e del Borromini; e a congiungere, in un momento in cui la questione della tecnica sta ponendosi come fondamentale per la cultura europea, due concezioni etico-religiose antitetiche della tecnica.
[...]
Si veda la struttura nuda delle sue cupole: un ritmo sempre più serrato di segmenti curvilinei lanciati nello spazio vuoto, un istante di equilibrio miracolosamente fermato. È l'istante in cui il calcolo matematico coincide con il percorso della fantasia che tende a Dio, l'istante in cui la logica coincide con la fede, l'istante in cui Dio si manifesta nel pensiero e nell'opera (ormai inseparabili) dell'uomo. La tecnica, dunque, è l'occasione del manifestarsi della logica divina nell'umana; e poiché la legge della logica divina è il miracolo, l'architettura è miracolo logico e tecnico. [...] Nella storia dell'architettura spetta al Guarini il merito di avere definitivamente chiarito un'istanza [...] anticipata dal Borromini [...]: la forma architettonica non è determinata da una concezione a priori dello spazio, ma è essa stessa determinante di spazio o, più precisamente, di immagini di spazio. [...] È dunque la fine di tutte le tipologie classiche, che non erano altro che schemi di strutture spaziali; e l'inizio o il precorrimento dell'architettura moderna »

Scritti non architettonici[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1674 aveva pubblicato a Torino un trattatello sul Modo di misurare le fabbriche, che dimostra il suo interesse per i resti dell'arte classica. Inoltre, Guarini ha scritto anche una serie di libri sulla matematica sia in latino che in italiano, tra cui uno, Euclides adauctus, sulla geometria descrittiva che fu uno dei primi in Italia su tale argomento.

Nel 1665 pubblicò a Parigi il trattato matematico-filosofico Placita Philosophica che difendeva la tesi del sistema geocentrico dell'universo contro le teorie di Copernico e Galileo.

Tra le opere di carattere letterario e fiilosofico si ricorda La pietà trionfante, tragicommedia morale, 1660.


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k Marconi.
  2. ^ Portoghesi, pp. 1-2.
  3. ^ Labò.
  4. ^ Argan, pp. 372-74.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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