Rivolta antispagnola di Messina

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Storia di Messina.

Messina alla fine del XVIII, prima del terremoto del 1783

La rivolta antispagnola di Messina è stato un evento storico verificatosi tra il luglio 1674 e l'aprile 1678 a Messina ed in parte della sua provincia.

Cause scatenanti[modifica | modifica wikitesto]

Nel XVII secolo Messina era una fiorente città portuale, situata in una posizione strategica da un punto di vista geo-politico ed economico.

I privilegi politico-economici goduti dalla città peloritana erano causa di contrasti con altre città siciliane, soprattutto Palermo; i nobili palermitani, verso il 1610, riuscirono a convincere la Corona di Spagna a revocare alcuni dei sopradetti privilegi. Messina invece chiedeva fosse sede del viceré di Sicilia.

Inoltre, tra il 1646 ed il 1656 si verificarono a Messina e, in generale nel Meridione d'Italia, alcune carestie e pestilenze che peggiorarono le condizioni di vita del popolo messinese, a ciò si aggiunse il rancore dovuto al fallimento delle rivolte antispagnole del 1647/1648. Nel 1671, il generale Luis dell’Hojo, divenne strategoto di Messina.Costui mise in atto una deleteria campagna atta a creare fazioni e fomentare divisioni in città: blandì la plebe e assecondò i nobili, insinuando il tarlo del sospetto contro il popolo. Addossò ai nobili ed alla loro superbia la responsabilità della decadenza, delle violenze in città e della fame patita dai poveri; ai ricchi, invece, suggeriva che il popolo meditava una sommossa contro di loro[senza fonte]. Le cattive intenzioni di dell'Hojo raggiunsero il loro effetto, e il popolo si armò per assalire le case dei nobili e dei senatori mettendole a ferro e fuoco.

Messina si trovò divisa in due fazioni, in dura lotta tra loro: da un lato i Malvizzi (nobili e borghesi antispagnoli) che volevano mantenere inalterati i privilegi che la città aveva acquisito nel tempo e mantenere la classe senatoria; dall'altro lato i Merli (piccoli borghesi e ceti poveri filospagnoli) che insistevano per l'instaurazione in città di un governo del popolo.

La rivolta[modifica | modifica wikitesto]

La situazione si fece in breve tempo incandescente, nel luglio del 1674, il senato cittadino, fortemente antispagnolo, si ribellò allo stratigoto e diede il via alla rivolta. Giunta la notizia della rivolta a Palermo, il viceré don Claudio La Moraldo, principe di Ligny, partì alla volta di Messina con un buon numero di soldati, portò frumento, cacciò l'Hojo e mise un po' di pace tra i contendenti. Tale intervento non bastò, i messinesi erano ormai decisi a rendersi definitivamente indipendenti dalla Spagna ed a fare di Messina una sorta di Repubblica Marinara simile a Genova e Venezia.

L'arrivo dei francesi[modifica | modifica wikitesto]

Si decise di chiedere la protezione del re di Francia, Luigi XIV. Questi accettò la proposta e nel 1675 mandò a Messina il duca di Vivonne, Louis Victor de Rochechouart de Mortemart, che giunse in città nel febbraio 1675; dopo una battaglia navale presso le Isole Eolie, che finì con la sconfitta degli spagnoli. Vivonne entrò trionfante con le sue galere nel porto di Messina, dove fu ricevuto con grandi onori.

Le città poste sotto la giurisdizione politico-territoriale di Messina reagirono in modo discorde tra loro alla nuova situazione politica che si era venuta a creare. Milazzo rimase fedele agli spagnoli che ne fecero (assieme a Reggio Calabria) una delle piazzeforti per la riconquista. Forza d'Agrò si schierò con la ribelle Messina e con i francesi dopo essere caduta nelle mani del francese don Giacomo De Hox. Taormina rimase fedele alla Spagna, ma il 10 settembre 1676 venne espugnata dai francesi. Fiumedinisi ed Alì fecero altrettanto, ma vennero assalite e messe a ferro e fuoco dai messinesi e dai francesi per rappresaglia. Scaletta, feudo dei principi Ruffo, alleati fedeli degli spagnoli, venne assediata ed espugnata dai francesi poco dopo la caduta di Taormina. Infine, Savoca che in un primo momento rimase fedele alla monarchia Spagnola, ma poi, temendo di essere espugnata e subire il violento assalto dei franco-messinesi, si arrese al duca di Vivonne, trattando coi francesi una vantaggiosa capitolazione, era il 3 novembre 1676.

Il Senato Messinese giurò fedeltà al re di Francia Luigi XIV. Dopo questo episodio la lotta tra Messina, aiutata dai francesi, e la Spagna durò a lungo sia per mare che per terra fino al 1678. La condizione economica messinese sotto i francesi non migliorò, anzi, gli occupanti francesi si abbandonarono ai peggiori abusi contro Messina ed i suoi abitanti. Molteplici furono le soverchierie perpetrate dai francesi contro la popolazione locale e, conseguentemente, numerosissimi furono gli omicidi di ufficiali francesi. Nel corso del 1677 e del 1678 Messina tornò ad infiammarsi di rivolte, ma stavolta antifrancesi.

Il ritiro francese e il ritorno degli spagnoli[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1678, all'insaputa di Messina, i re di Francia e di Spagna firmarono un trattato di pace a Nimega che pose fine alla guerra d'Olanda e anche alla rivoluzione. Nell'aprile del 1678, le truppe francesi si ritirarono da Messina sotto gli ordini del marchese di Lafeuillade. Messina non resse all'onda d'urto delle forze spagnole e sulla città dello Stretto si abbatté la crudele vendetta e l'odio delle truppe. La città fu dichiarata "morta civilmente", ogni privilegio fu perduto, il Senato Messinese venne abolito; la Zecca fu trasferita a Palermo, il Palazzo Senatoriale venne demolito e fu cosparso di sale il suolo ove sorgeva. Fu anche soppressa l'Università degli Studi cittadina, fondata nel 1548, venne spogliato l'archivio e trasferito a Palermo; nella zona falcata fu edificata la Cittadella. I promotori della rivolta furono perseguitati o messi a morte, molti fuggirono senza fare più ritorno in città; le loro proprietà in Messina e provincia vennero confiscate ed assegnate a coloro che erano rimasti fedeli agli spagnoli. Le città rimaste fedeli alla Spagna furono premiate con onori e privilegi; Fiumedinisi divenne sede di una zecca e le venne fatto dono di un'antichissima e preziosissima sacra reliquia: un capello della Madonna, presente a Messina fin dal 42 d. C. e che era gelosamente custodito nel duomo cittadino. La città divenne facile terra di conquista per gli spagnoli. A completare tutto si mise anche il re Carlo II d'Asburgo, che fece erigere una statua che lo raffigurava sul luogo dove sorgeva il Palazzo Senatoriale.

Lo strategoto venne sostituito da un governatorato militare, rimasto in vigore fino al 1812. La città entrò in uno stato di decadenza senza precedenti che si protrasse a lungo. Ad aumentare la crisi intervennero la Pestilenza del 1743, che decimò la popolazione cittadina, ed il terremoto del 1783, che seminò morte e distruzione per la città.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]